Destra di Popolo.net

IL PRIMO SONDAGGIO CONFERMA CHE LA CLINTON HA GUADAGNATO 2 PUNTI SU TRUMP

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

DOPO LA STORICA SERATA CHE LI HA VISTI CONTRAPPOSTI, AUMENTA IL VANTAGGIO DI HILLARY

Hillary ha vinto, ma non è un trionfo, e i duelli tv raramente sono decisivi.
Esce il primo sondaggio dopo la storica serata in cui quasi 100 milioni di americani hanno guardato il dibattito fra Donald Trump e Hillary Clinton.
Si conferma il verdetto dei media, degli esperti, e degli instant poll fatti nella tarda serata di lunedì dalla Cnn. Hillary ne esce con tre punti di vantaggio su Trump, il beneficio netto di quello scontro televisivo sembra reale. Ma non immenso.
Lo stesso sondaggio, effettuato da Politico.com e Morning Consult dava la Clinton davanti di un punto.
Quindi l’effetto netto della serata alla Hofstra University sarebbe un rimbalzo positivo di due punti percentuali, buono ma non clamoroso.
D’altra parte gli stessi elettori intervistati nell’indagine Politico/Morning Consult rivelano che solo per il 9% tra loro il dibattito ha provocato un cambiamento nelle intenzioni di voto.
Questo non stupisce gli osservatori della politica americana.
La fedeltà  di partito è aumentata nel corso del tempo, la fascia degli indipendenti che decidono solo all’ultimo per quale candidato votare, si è assottigliata.
Conta di più, all’interno di ogni campo, la capacità  di un candidato di galvanizzare i suoi e di portarli in massa alle urne, in un paese dove l’assenteismo è molto elevato.
Detto questo, visto che all’appuntamento televisivo del 26 settembre si era arrivati in una situazione di quasi parità  fra la Clinton e Trump, anche spostare due punti percentuali di elettori è un buon risultato.
Più importante sarà  verificare se lo stesso effetto sposta gli equilibri in Stati-chiave come la Florida, che possono risultare davvero decisivi l’8 novembre.

(da agenzie)

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RAI, NUOVI LOGHI E GRAFICHE COSTATI 350.000 EURO

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

I COSTI DELL’AGGIORNAMENTO DELL’IMMAGINE OGGETTO DI UN ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI

A quei cubi colorati che vanno da una parte all’altra dello schermo sui canali Rai ci si è ormai abituati.
E così per i telespettatori sono diventati familiari anche i nuovi loghi della tv pubblica spostati in alto a sinistra e non più trasparenti.
Il restyling d’immagine di viale Mazzini è ormai notizia di un paio di settimane fa: quello che invece non era ancora stato reso noto è il costo dell’operazione: 350mila euro.
Questa è la cifra che la Rai ha spiegato di aver speso per aggiornare la sua immagine tra grafiche, loghi e intermezzi pubblicitari. Tanto? Poco?
“E’ una cifra consona per il lavoro che è stato realizzato, forse leggermente bassa”, spiega Giuseppe Liuzzo, brand designer e docente-coordinatore dello Ied di Milano.
“E’ un progetto grafico molto pulito che non rivoluziona l’immagine della Rai ma la aggiorna per i nuovi mezzi e la rende più adatta a raggiungere il pubblico giovane senza però risultare indigesta al pubblico tradizionale”.
La spesa complessiva è stata in effetti inferiore rispetto a quella degli anni passati.
La televisione pubblica dal 2001 a oggi ha infatti affrontato altre due operazioni di restyling, investendo cifre più elevate.
Nel 2001 l’aggiornamento che ha introdotto il logo “a farfalla”, è costato complessivamente un milione di euro (200mila euro, secondo una dichiarazione dell’allora dg Pierluigi Celli, è stato il solo prezzo del nuovo logo ).
Nel 2010 invece l’operazione che ha introdotto le grafiche con i cubi è costata poco meno, fermandosi a 950mila euro complessivi.
La stessa Rai segnala come simili operazioni di restyling o rebranding affrontate dalla Bbc inglese negli ultimi anni abbiano richiesto cifre anche sette volte più alte.
Intorno ai nuovi loghi della Rai si consuma però anche una lotta interna all’azienda. L’annuncio del restyling ha infatti messo sul piede di guerra il sindacato Snap, che con un comunicato ha chiesto alla direzione dei chiarimenti sui costi dell’operazione e spiegazioni sul perchè il lavoro fosse stato appaltato esternamente.
Sulla base di queste richieste il sindacato ha in seguito inviato un esposto alla Corte dei Conti chiedendo un’indagine su possibili danni erariali.
Un chiarimento sull’affidamento esterno dei lavori su grafica e loghi la Rai lo fornisce all’Espresso, spiegando che in realtà  non è stata contattata alcuna agenzia esterna: il lavoro sarebbe stato eseguito dall’ufficio Rai brand&creative, coordinato dalla direzione creativa, con l’ausilio di tre contratti di collaborazione riferiti a una figura responsabile del design complessivo del progetto, una dell’animazione della parte televisiva e infine una per la parte tecnica.

Mauro Munafò
(da “L’Espresso”)

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E SE LA RAGGI GOVERNASSE CON I VOTI DEL CENTRODESTRA? UNA PIZZAROTTI NERA ALL’ORIZZONTE?

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

I SUSSURRI: SE ABBANDONATA DA PARTE DEI SUOI POTREBBE CERCARE E AVERE IL SOSTEGNO DELLA DESTRA CAPITOLINA

Dalla danza leggiadra di Palermo, tra ali di folla grillina, alla dura realtà  del Pasticcio Capitale.
Gli affanni di Virginia Raggi sono tali da sconsigliare facili ironie. L’immagine lieve della sindaca alla kermesse siciliana di domenica fa a sberle con l’ennesima delusione al rientro in Campidoglio.
Purtroppo è Roma in bilico, c’è poco da ridere.
Salta anche Salvatore Tutino, il terzo in pista in tre mesi per un assessorato fondamentale ma maledetto come quello al Bilancio: dopo Marcello Minenna, indotto alle dimissioni da manovre di corridoio dietro cui molti intravedevano il controverso ex alemanniano Raffaele Marra, e dopo Raffaele De Dominicis, indicato dalla Raggi come un eroe alla Borsellino e poi giubilato in 48 ore (ma neppure revocato ufficialmente).
Salvatore Tutino, consigliere della Corte dei Conti un tempo dipinto come «casta» dai big Cinque Stelle, trae le conseguenze: «Sono un capro espiatorio. Se mi attacca chi dovrebbe sostenere la giunta, lasciamo perdere». «La sua nomina? Un’ipotesi», dice ora la sindaca.
Peccato l’avesse presentato già  agli altri assessori.
Peccato soprattutto, che siano alle viste l’assestamento di bilancio e i conti di previsione 2017, non quisquilie in una città  che balla su una voragine di debiti.
Dura insomma appena 48 ore la quiete dopo la festa del grande rilancio.
La frattura è così profonda da indurre Grillo a «ringraziare di cuore» i «portavoce M5S» che eviteranno dichiarazioni su Roma nei giorni a venire
Il futuro dell’assessora Muraro, indagata dalla Procura ma sempre protetta dalla sindaca, pende ancora come una spada di Damocle sulla giunta.
I sussurri di scenario d’una Raggi che potrebbe essere abbandonata da parte dei suoi ma sostenuta dalla destra come una «Pizzarotti nera» sono fantapolitica (nata magari dai rapporti con certo milieu legato allo studio Previti).
Ma ciò che ne sgorga può essere per Roma l’ultimo, esiziale veleno .

Goffredo Buccini
(da “il Corriere della Sera“)

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BERLUSCONI: “FARO’ IL TERZO PREDELLINO”

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

IL BILANCIO POLITICO DEL LEADER CHE COMPIE 80 ANNI: “NON HO MAI SBAGLIATO UN COLPO”

Il visionario Berlusconi continua ad avere una sola e unica visione: Berlusconi.
E infatti nei giorni in cui legge con gusto misto a indignazione «la commemorazione dei nemici», lavora alla commemorazione di se stesso con un approccio programmatico e niente affatto consuntivo:
«Farò un terzo predellino», dopo quello di Casalecchio di Reno e dopo quello di Milano. Se glissa ancora sulla data c’è un motivo, lo si intuisce da un passaggio dell’intervista concessa a Libero dal suo avvocato Ghedini:
«A primavera, vogliamo sperare, davanti alla Corte europea l’ingiusta condanna del primo agosto 2013 sarà  riconosciuta con tutte le sue anomalie. Il presidente risulterà  doppiamente e totalmente innocente».
«Lo so che ci ridono sopra», dice il Cavaliere. È da anni che sente ridere di sè.
Fu proprio questo l’argomento con cui accolse Martino ad Arcore in una sera d’estate del 1993: «Caro professore, quando stavo nel campo dell’edilizia e spiegai ai miei collaboratori che volevo costruire una nuova città , loro risero. Quando annunciai all’avvocato Agnelli che avevo acquistato una tv per fare concorrenza alla Rai, lui rise. Quando dissi a Boniperti che avevo preso il Milan per vincere in Italia e nel mondo, lui rise. Ora la prego, se le dico che voglio fondare un partito per andare al governo, non rida».
La futura «tessera numero due» di Forza Italia faticò a restar serio, più o meno lo stesso sforzo che Berlusconi legge sui volti annoiati dei dirigenti azzurri quando – ad ogni riunione – parte con la storia del «complotto» e chiude una decina di minuti dopo con «l’assoluta certezza» che la Corte europea «mi restituirà  l’onore».
Se il Cavaliere è stato sempre vissuto come un folle, è perchè a un visionario nessuno può dar mai ragione.
Perciò di quegli scherni non si cura, capace com’è stato (finora) di capovolgere il senso dello slogan sessantottino, e di seppellire gli altri sotto le loro risate.
Così, nonostante la torta di compleanno sia stracolma di candeline, Berlusconi non cambia obiettivo nè liturgia.
L’intervista a Chiè la plastica rappresentazione di ciò che non pensa davvero e nel profondo di se stesso: l’immagine del «patriarca» che guarda «in modo ancora incerto al futuro», somiglia alla foto con cui si offrì senza filtri e con le rughe per contrapporsi al giovanilismo di Renzi.
Certo è sincero quando racconta che, con l’arrivo della malattia «e soprattutto con l’operazione, ho avuto la consapevolezza di essere ormai un uomo di ottant’anni».
Ma è nel rendiconto politico, è dopo aver spiegato di esser sceso in campo «solo per impedire l’ascesa al potere dei comunisti», che Berlusconi si tradisce: «Non ho mai sbagliato un colpo».

Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)

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SAMIR E IL SUO MESSAGGIO D’AMORE NAUFRAGATI NEL MEDITERRANEO

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

C’E’ UN POPOLO DI SOGNATORI CHE E’ COSTRETTO AD NON ARRENDERSI MAI

Ci sono delle volte che le parole di un uomo sono la sua vita, ma anche la nostra. Samir, egiziano, tra i 20 e i 25 anni, le ha lasciate in una lettera sigillata per il suo amore.
Se l’era messa al collo come una reliquia, nel lungo viaggio alla ricerca della sua speranza.
Samir viaggiava dal Sud della Terra al miraggio dell’Europa, assieme a tutti quelli come lui che sognano di scappare dalla loro vita: «Mio adorato amore, per favore non morire, io ce l’ho quasi fatta… Domani mi imbarco per l’Italia… Se leggerai questa lettera, io sarò salvo e noi avremo un futuro. Ti amo, tuo per sempre. Samir».
Ma Samir è uno dei cadaveri che ci ha portato il mare, uno dei mille e mille corpi senza respiro che affiorano fra i resti di barconi malandati squassati dalle onde, uno di quelli che stiamo a raccontare tutte le volte senza sapere niente delle cose che ci devono dire.
Quella lettera, però, è rimasta viva, adottata dal popolo dei social network, passata di bacheca in bacheca nella piazza di Facebook, come se l’avessimo scritta anche noi, come se Samir avesse vissuto per lei, per vergare queste parole e mandarle nel mare. Un giorno arriverà  all’amore di Samir, la leggerà  su una pagina qualsiasi, o forse gliela racconteranno: «Mio adorato amore, dopo mesi e giorni di viaggio sono arrivato in Libia. Domani mi imbarco. Che Allah mi protegga. Quello che ho fatto, l’ho fatto per sopravvivere. Se mi salverò, ti prometto che farò tutto quello che mi è possibile per trovare un lavoro e farti venire in Europa da me».
Quando la leggerà , questa lettera portata dal mare di Facebook, porterà  altro dolore e un’altra sconfitta, perchè l’amore e la speranza sono cicatrici sulla pelle degli ultimi.
Adesso, a scorrere tutte queste parole che sono rimaste fra i mille e mille cadaveri dei barconi, ci rendiamo conto che c’è un popolo di sognatori che è costretto a non arrendersi mai.
Ci mandano queste parole per farci capire perchè lo fanno.
Un giornalista del «New York Times» le ha trovate addirittura scritte a mano dentro a un pacchetto di sigarette, in dialetto eritreo: «Volevo essere con te. Non osare dimenticarmi. Ti amo tantissimo e il mio desiderio è che tu non mi dimentichi mai».
Queste lettere raccontano tutto quello che abbiamo dimenticato o che non riusciamo più a vedere, lontano da noi, raccontano le cose che ci dicevano tutti i poeti, quando esistevano, che l’amore disperato è il più grande di tutti e che il mistero della vita è semplicemente la vita.
Così anche senza speranza, la lotta è ancora una speranza.

Pierangelo Sapegno
(da “La Stampa”)

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IL FIDANZATO DELLA SANTANCHE’ NON E’ PRINCIPE D’ASBURGO LORENA

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

IL VERO ARCIDUCA: “NON USI IL NOSTRO NOME”

“Dimitri Kunz, che si fa chiamare principe d’Asburgo-Lorena non appartiene al nostro casato e non è nemmeno principe”.
A sostenerlo è Sigismondo d’Asburgo-Lorena, arciduca d’Austria, erede al trono di casa Asburgo, quadrisnipote diretto di Leopoldo II di Toscana (il sovrano de Granducato di Toscana che abdicò   nel 1860 ndr).
Il bel Dimitri Kunz è invece salito agli onori delle cronache mondane per essere il nuovo “compagno” di Daniela Santanchè, mano nella mano sul red carpet dell’ultimo Festival di Venezia, e sotto la didascalia “principe d’Asburgo-Lorena”.
“Il punto è che non lo abbiamo trovato in nessun ramo dell’albero genealogico della nostra famiglia, primariamente in quello toscano”, spiega Sigismondo dalla sua casa svizzera.
A quanto pare tra principi e duchi gli Asburgo in Toscana si conoscono tutti, e il signor Dimitri, come il fratello Soldano, e l’oramai ex moglie sposata nel 2002 Patrizia, non hanno una discendenza diretta con il prestigioso casato.
“Alcuni anni fa mi hanno chiamato a Forte dei Marmi per donarmi la cittadinanza onoraria. Arrivato lì qualcuno mi ha detto che già  altri Asburgo-Lorena frequentavano la Capannina, una certa Patrizia e un certo Dimitri”, continua Sigismondo.
“Sono rimasto di sasso. Anche perchè quell’informazione si è aggiunta ad un’altra precedente in cui mi era stato detto che a Firenze c’era il proprietario del ristorante “La Giostra” che si faceva chiamare anche lui Asburgo-Lorena. Io non conoscevo nessuno di questi signori e di solito gli Asburgo non vanno a mostrarsi molto in pubblico mostrando il proprio blasone. Per questo ho cercato la loro discendenza per capire da dove derivasse, ma non l’ho trovata”.
Così se Patrizia, l’ex moglie di Dimitri Kunz, definita per anni principessa su settimanali e riviste, non vuole sentir parlare di titoli nobiliari (“Io non ne so nulla di alberi genealogici, chiedete ai diretti interessati”), è Dimitri a diradare le nebbie della querelle aristocratica.
“I miei estratti di nascita parlano chiaro. E’ un dato assodato tramandato da mio nonno, a mio padre e infine a me. A livello genealogico però non sono mai andato a fare una ricerca diretta”, commenta al FQMagazine, l’aitante “principe” toscano.
“Con questo non contesto quanto detto da Sigismondo, anzi non ho niente da obiettare o pretendere dall’arciduca. Sono consapevole di non provenire da un ramo diretto della famiglia. In casa mia, se non ricordo male, si è sempre raccontato che il riconoscimento d’Asburgo-Lorena proveniva tramite femmina, quindi non attraverso la linea genealogica maschile. Non voglio entrare nel merito, appunto, perchè non l’ho verificato, e non voglio essere impreciso”.
“Probabile che un Kunz nel passato si sia sposato con qualche duchessa e ne abbia preso il nome, dato comunque che non riusciamo a rintracciare nel Genealogisches Handbuch des Adels come in altri libri dove sono registrati ufficialmente tutti i nostri discendenti. Ma ripeto se anche così fosse non può esserci titolo nè nobiliare del casato assegnato al signor Dimitri, nè tantomeno il titolo di principe. Se una donna Asburgo-Lorena si sposa con un signore qualunque lei rimane sì altezza reale ma non passa il titolo ai figli”, precisa Sigismondo.
Il 50enne erede al trono d’Asburgo, programmatore informatico oggi occupato nel campo immobiliare, conclude con un richiamo “amichevole” al Kunz: “Recentemente ho dovuto registrare il copyright di casa Asburgo, cioè gli ordini dinastici di santo Stefano e san Giuseppe, perchè venivano usati come logotipi irregolarmente. Non è assolutamente il caso dei Kunz. Anche se a il signor Dimitri chiedo semplicemente di non utilizzare il nostro nome. Ad esempio quando i giornali lo scrivono, lui dovrebbe dire che non è Asburgo-Lorena e l’equivoco finirebbe. ”

Davide Turrini
(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’EX GOVERNATORE DELLA SARDEGNA UGO CAPPELLACCI CONDANNATO A DUE ANNI E MEZZO PER BANCAROTTA

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

L’ATTUALE COORDINATORE REGIONALE DI FORZA ITALIA COINVOLTO NEL FALLIMENTO DELLA SEPT ITALIA

L’ex presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci (Fi), è stato condannato a 2 anni e sei mesi nel processo per il crac della Sept Italia, società  specializzata nella produzione di vernici con sede a Cagliari fallita nel 2010.
Assieme a lui è stato condannato anche il sindaco di Carloforte, Marco Simeone: i giudici del tribunale del capoluogo sardo gli hanno inflitto 9 anni di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Alla lettura della sentenza Simeone è stato colto da un leggero malore.
Il pm Giangiacomo Pilia , durante la requisitoria, aveva chiesto tre anni e mezzo di reclusione per Cappellacci e otto anni per Simeone.
Il magistrato che ha sostenuto l’accusa ha chiesto la condanna per tutti i 13 imputati accusati di bancarotta.
L’attuale coordinatore regionale di Forza Italia, di professione commercialista era finito nell’inchiesta sulla presunta bancarotta dell’azienda con sede a Cagliari e stabilimento a Quartu Sant’Elena, specializzata nella produzione di vernici per l’industria, perchè alla fine del 2001, in qualità  di consigliere delegato, avrebbe avallato l’acquisto di una società  dello stesso Simeone.
Facevano tutti parte o del consiglio d’amministrazione o del collegio dei sindaci della società  fallita, con un buco di oltre 10 milioni di euro.
Il sindaco Simeone era finito in carcere nell’ottobre del 2012, liberato dopo dieci mesi di custodia cautelare e altri cinque ai domiciliari.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA MOGLIE DI GASPARRI: “DA GIOVANE ASSOMIGLIAVA AD AL PACINO, MIO MARITO E’ UN UOMO AFFASCINANTE E DI SPESSORE”

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

AMINA SPIEGA COME SI E’ INNAMORATA DI LUI

L’amore, si sa, è cieco. O, almeno, altera la capacità  di giudizio, rende la vita più rosa. È successo a tutti di sentirsi “confusi e felici” – come cantava Carmen Consoli – a causa di un innamoramento, ed è capito anche ad Amina Fiorillo, 35 anni fa, quando ha conosciuto il futuro marito, Maurizio Gasparri.
E nelle ultime ore, interpellata dal programma La Zanzara di Radio 24, ha spiegato cosa di lui l’ha conquistata: “Somigliava ad Al Pacino”…
“Ma 35 anni fa” specifica subito dopo la donna.
Il tutto durante una puntata radiofonica in cui il politico forzista veniva intervistato in collegamento telefonico da Cruciani e Parenzo.
Ad un certo punto, però, Gasparri decide di far parlare direttamente la moglie – che si trovava vicino a lui -, per farla testimoniare sulla sua prestanza fisica in gioventù.
La domanda dei conduttori de La Zanzara si collegava ad una precedente dichiarazione di Amina, che nel 2011, ospite del programma Un Giorno da Pecora su Radio2, aveva paragonato la bellezza del marito a quella del famoso divo di Hollywood.
Una affermazione confermata anche stavolta e senza esitazioni.
La donna, poi, ha voluto difendere il consorte pure da chi lo ha paragonato ad Alvaro Vitali – il Pierino del cinema italiano -, forse per quel suo sguardo un po’ perso e per i tratti fisiognomici. “Alvaro Vitali lo auguro a qualcun altro” è la risposta secca della Fiorillo, che poi dice di rispettare comunque il personaggio ormai cult della commedia all’italiana.
Ma non è stata solo la bellezza del giovane Maurizio a colpire Amina, che evidentemente è stata conquistata anche dalla sua cultura: “Mio marito è affascinante. È una persona di spessore, sa tantissime cose, riesce ad affrontare qualsiasi argomento.”
Con queste dichiarazioni la donna ha voluto mettere la parola fine sulle tante polemiche sorte negli anni intorno al marito, spesso preso in giro anche per le sue uscite poco felici su Twitter.
Perchè Gasparri in realtà  non è incolto, è che lo disegnano così…

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA A DE BENEDETTI: “SE VINCE IL NO RENZI DOVRÀ DIMETTERSI”

Settembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

“UNA NUOVA GRAVE CRISI ECONOMICA METTERA’ IN PERICOLO LE DEMOCRAZIE”

“Se vincesse il no, Renzi dovrebbe dimettersi il giorno dopo. Anche se non credo che lascerà  la politica. E per fortuna, perchè ha dimostrato di avere energia e qualità “.
Lo dice Carlo De Benedetti in un’intervista al Corriere della sera, confermando il suo No al referendum se non ci saranno modifiche all’Italicum.
“Berlusconi – aggiunge – aspetta col cappello in mano. Comunque finisca il referendum, ci guadagna: anche se vince il Sì Renzi avrà  bisogno di lui. La scelta di Parisi si spiega così. Insieme, Renzi e Parisi si accorderanno, ridimensionando la sinistra e restituendo Salvini alle valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza. Di sicuro per combattere i populismi appare inevitabile che al partito di Renzi si sommino una parte dei voti e dell’apparato del centrodestra”.
L’Ingegnere poi sostiene che “siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà  il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute”.
Secondo De Benedetti “l’Occidente è a una svolta storica: è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria. La globalizzazione, di cui tutti noi, e mi ci metto anch’io, eravamo acriticamente entusiasti e ci siamo affrettati a raccogliere i frutti, ha creato una deflazione che ha ridotto i salari della media di tutti i lavoratori del mondo, e ha accresciuto le ingiustizie sociali sino a renderle insopportabili. Si sta verificando la previsione di Larry Summers, l’ex segretario al Tesoro di Clinton: una stagnazione secolare”.
Per l’imprenditore, non sono serviti gli interventi negli anni della Bce e della Fed: “Le banche centrali hanno tentato di cambiare mestiere: dopo cinquant’anni in cui il grande nemico era l’inflazione, hanno combattuto la deflazione secondo le vecchie teorie, creando moneta. Ma così hanno costruito una trappola. Hanno immesso sul mercato trilioni di dollari, una cifra inimmaginabile e incalcolabile. Non ci sono più titoli da comprare. Ma questo – aggiunge De Benedetti al Corsera – oltre a mettere in ginocchio il settore bancario, non ci ha fatto uscire dalla stagnazione e dalla deflazione”.

(da “Huffingtonpost”)

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