Settembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
ALL’EPOCA IL GIOVANE AVEVA SEDICI ANNI, ORA E’ RICOVERATO A PSICHIATRIA PERCHE’ NON HA RETTO AL DRAMMA VISSUTO
Stalking, lesioni e abusi sessuali. Sono queste le accuse a due giovani, che hanno costretto un
compagno di scuola a subìre violenze fisiche e psicologiche. Per un anno e mezzo.
Andrea (il nome è di fantasia) ha ingoiato lumache vive, escrementi di cane, grani di pepe: qualsiasi cosa venisse in mente ai due aguzzini, un paio d’anni più grandi di lui. Ma non bastava. Così, i due bulli hanno anche violentato il compagno di scuola con la punta di un ombrello.
Dopo l’ennesima aggressione, il giovane ha trovato il coraggio di denunciare.
Ma anche dopo quel giorno, i bulli hanno continuato le intimidazioni psicologiche: lo guardavano da lontano quando era a passeggio con la madre, oppure lo aspettavano seduti su una panchina vicino a casa.
«Fatti gravissimi che meritano una condanna proporzionata» dice l’avvocato Giovanna Musone, che assieme alla collega Maria Rosaria Scicchitano assiste il giovane e i familiari, costituiti parte civile.
Quando ha ricevuto la convocazione per il processo, Andrea è fuggito da casa.
I genitori erano disperati, si erano rivolti anche a «Chi l’ha visto». Andrea era ricoverato nel reparto di psichiatria di un ospedale del Nord Italia.
Non aveva retto alla notizia di dover rivivere questa storia in un’aula di Giustizia.
(da “La Stampa”)
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Settembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
A FIRENZE NOTTE DI RISCONTRI E SUMMIT TRA INVESTIGATORI… UN VIDEO FUORI DALLA DISCOTECA CONFERMA CHE ERANO A BORDO DELLA GAZZELLA
Una notte insonne a cercare riscontri, a monitorare le telecamere di sorveglianza, a ricostruire la serata la serata trascorsa dalle due ragazze americane che ieri, in Questura, hanno denunciato di essere state violentate da due carabinieri nella notte tra il 6 e il 7 settembre.
La procura ritiene che il racconto delle due giovani presenti elementi di fondatezza. Le studentesse sono state sentite fino a tarda notte, per chiarire alcuni punti e colmare alcune lacune presenti nel primo resoconto che avevano fornito a poche ore dal fatto.
“Due carabinieri hanno abusato di noi”, era stata la denuncia delle giovani arrivate a Firenze per seguire i corsi in una Accademia per stranieri.
Le studentesse, tutte e due di 21 anni, mercoledì sera si trovavano al Flo’, un locale sul viale Michelangelo. Sono uscite alle 4.
Stavano cercando invano un taxi quando due carabinieri in divisa, che con la macchina di servizio erano stati inviati al Flo’ con altre due pattuglie per sedare una baruffa, hanno rivolto loro la parola, hanno scambiato qualche battuta e, vedendo che una non si reggeva bene in piedi, si sono offerti di accompagnarle a casa.
Per quanto è dato sapere, alcune telecamere piazzate nelle vie e nelle piazze del centro hanno ripreso l’auto di servizio con quattro persone a bordo: i due carabinieri e due donne.
Secondo il racconto delle due ragazze, quando sono arrivati a destinazione, in una via del centro storico, i carabinieri hanno parcheggiato l’auto per accompagnarle in casa. Sembra che abbiano avvisato la centrale che si fermavano per un controllo.
Ed è a questo punto che la situazione è divenuta critica, secondo il racconto delle due ragazze. Una sostiene di essere stata violentata nell’atrio del palazzo, l’altra nell’appartamento. Non risulta che siano state udite grida di aiuto.
Poco più tardi, però, è arrivata una telefonata al 113 della questura.
Le due studentesse, che apparivano sconvolte e piangenti, hanno denunciato di essere state violentate.
Un’ambulanza del 118, scortata da una volante della polizia, le ha portate al pronto soccorso di Santa Maria Nuova, da cui sono state indirizzate a Torregalli, dove c’è un reparto di ginecologia e dove è stato attivato il codice rosa, il percorso predisposto nei casi di violenze su soggetti deboli, ed è intervenuta anche una psicologa. Poi le ragazze sono state portate di nuovo a Santa Maria Nuova.
Una di loro era ancora sotto l’effetto dell’alcol, l’altra è apparsa più padrona di sè ma sono sembrate entrambe molto provate psicologicamente. La visita non ha rilevato segni esterni di violenze. Una delle ragazze aveva un piccolo arrossamento sul collo. Gli abiti sono stati sequestrati per le analisi.
La procura ha aperto un fascicolo per violenza sessuale. In tarda mattinata nell’ufficio del procuratore Giuseppe Creazzo si è svolta una riunione a cui hanno partecipato il procuratore aggiunto Rodrigo Merlo, la pm Ornella Galeotti, il comandante regionale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, il comandante provinciale Giuseppe De Liso, il comandante del reparto operativo Saverio Spoto e il capo della squadra mobile della questura Giacinto Profazio.
Le ipotesi iniziali delineavano tre possibili scenari.
C’era la remota possibilità , invero svanita quasi subito, che la denuncia fosse inventata di sana pianta.
Altra ipotesi: un doppio rapporto consenziente fra le ragazze e i carabinieri in divisa, denunciato poi come un abuso.
Terza e più grave ipotesi: una violenza vera e propria.
A deporre per il secondo scenario potrebbe esserci il fatto che le due studentesse, a quanto pare, sono entrambe assicurate contro lo stupro.
Mentre a rendere plausibile il terzo e più grave scenario è il fatto che tutte e due, una più dell’altra, erano sotto effetto dell’alcol, e quindi in stato di minorata difesa.
In ambedue i casi, la posizione dei carabinieri non appare facilmente difendibile. Anche se i rapporti fossero stati consenzienti, i due militari, che erano in servizio, avrebbero commesso un grave illecito disciplinare.
In serata le ragazze sono state lungamente ascoltate in procura e dalle poche indiscrezioni trapelate risulta che abbiano confermato il loro racconto e le accuse contro i militari.
(da “La Repubblica”)
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