Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
GENOVA, ECCO UN’ALTRA RISORSA ARIANA, TIPICO PRODOTTO DEI MANDANTI CHE ISTIGANO OGNI GIORNO ALL’ODIO RAZZIALE E SOCIALE
Un genovese di 27 anni è stato arrestato ieri dalla polizia per aver massacrato di botte tre
clochard in via San Vincenzo in pieno centro a Genova.
L’episodio è avvenuto alle 8.30 di sgtamane davanti a decine di passanti.
L’aggressore ha tentato una fuga ma è stato inseguito e bloccato dai poliziotti agli ordini del primo dirigente Alessandra Bucci.
Aveva le mani sporche di sangue.
Portato in questura alla fine ha ammesso le sue responsabilità spiegando di averlo fatto perchè infastidito dalla presenza dei clochard.
Lo stesso già noto per reati contro la persona era attualmente sottoposto ad una misura cautelare. Per questo è stato accusato oltre che di lesioni anche di evasione.
Due dei tre senzatetto sono finiti in ospedale. Il terzo, invece, sanguinante si è allontanato prima dell’arrivo della polizia ed è ricercato.
Il più grave è un bulgaro di 36 anni che ha riportato la rottura del setto nasale, dei denti e un grave trauma cranico.
(da “il Secolo XIX”)
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
AUTORITA’ INCAPACI DI PORRE FINE AI REATI DI QUATTRO DELINQUENTI RAZZISTI… E DOMANI PRESIDI E CORTEI CONTRAPPOSTI, QUANDO ANDAVANO VIETATI TUTTI PER PORRE FINE A UNA INDEGNA GAZZARRA CHE SPUTTANA GENOVA NEL MONDO
Un cartello contenente frasi di minaccia a don Giacomo Martino, direttore dell’ufficio diocesano `Migrantes’ è stato ritrovato stamani davanti all’ex scuola materna Govone, che ospita attualmente dieci giovani richiedenti asilo: «Forse Don Martino non ha capito? siamo tutti arrabbiatissimi con lui. La scorta non serve per i migranti», è scritto sul foglio di carta in stampatello con inchiostro nero.
«Si tratta dell’ennesimo messaggio violento contro il direttore dell’ufficio Migrantes della Curia – ha detto Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group e membro direttivo del Comitato Genova Solidale -, ed è opera di una minoranza di irriducibili intolleranti che gettano benzina sul fuoco per aggregare le componenti xenofobe, antidemocratiche e violente che si oppongono a un progetto istituzionale di accoglienza».
Simona Granara, del Comitato Multedo, ha preso le distanze dall’affissione del cartello con le minacce: «Ci dissociamo da azioni di violenza o minacce di qualsiasi genere rivolte al sacerdote o ad altri. La nostra è una protesta civile – dice Granara – Questa affermazione non appartiene ai cittadini di Multedo, ci discostiamo da questa frase e anzi invochiamo un incontro con il don e i ragazzi per distendere il clima. A Multedo nessuno deve avere paura».
Ieri la portavoce del comitato, Granara, aveva annunciato di voler organizzare una merenda con i migranti, per conoscersi e stemperare la tensione creata negli ultimi giorni
Anche il corteo delle torce, prosegue Malini «previsto per domani sta raccogliendo adesioni di realtà che cavalcano l’intolleranza sia per fini politici che per provocare disordine sociale».
GenovaSolidale, il comitato per l’accoglienza promosso da Camera del Lavoro, Anpi e Centro documentazione Logos, ha già annunciato che sarà presente alla fiaccolata di domani .
Il cartello intimidatorio nei confronti di don Martino è stato portato all’attenzione della Prefettura.
(da “Il Secolo XIX”)
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
USATI PERSINO AGENTI DEI SERVIZI SOTTO COPERTURA, SIAMO NEL RIDICOLO… L’INTERNAZIONALE RAZZISTA FA SCUOLA, I PROFUGHI DEVONO RIMANERE IN AFRICA PER ESSERE SFRUTTATI DALLE MULTINAZIONALI E DAI DELINQUENTI LIBICI CHE FINANZIAMO
La Polizia sta eseguendo una serie di perquisizioni a bordo di nave Vos Hestia,
l’imbarcazione di Save the Children impegnata nelle operazioni di soccorso ai migranti nel Mediterraneo centrale, che attualmente si trova nel porto di Catania.
A bordo della nave, nei mesi scorsi, ha operato anche un agente sotto copertura.
La perquisizione, eseguita dagli uomini del Servizio centrale operativo, è stata disposta dalla procura di Trapani che ha da tempo aperto un fascicolo sull’operato delle Ong.
Il provvedimento viene eseguito da agenti della Polizia di Stato, del Servizio centrale operativo (Sco) e Guardia Costiera su richiesta della Procura di Trapani – nell’ambito dell’inchiesta sul ruolo delle ong nel Mediterraneo – che indaga per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
E’ il medesimo fascicolo che ad agosto ha condotto al sequestro della nave “Iuventa” della Ong tedesca e tuttora sotto sigillo al porto di Trapani; tra gli indagati il comandante della Vos Hestia Marco Amato al quale è stato inviato un avviso di proroga delle indagini alcune settimane fa.
Segno evidente che elementi concreti non ne sono stati raccolti, ma l’importante è suonare la grancassa della criminalizzazione di chi aiuta il prossimo.
Ora tocca a un’altra ONG, nel giubilo di tutta la fogna razzista italica che non ha neanche capito che c’e un piano ben preciso per screditare chi salva vite umane.
Lo stesso zelo non c’e’ nel perseguire i reati REALI che ogni giorno porterebbero in galera gli istigatori all’odio razziale.
Ma verrà il giorno anche per loro.
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA E’ RENDERE LO STATO EFFICIENTE EDE ELIMINARE GLI SPRECHI (COME IL MOSE , BANCHE VENETE, LA BREBEMI AL NORD) NON MOLTIPLICARE I CENTRI DI POTERE CLIENTELARE
Il problema dell’Italia non è tirare la coperta da un lato per scoprire l’altro, ma assicurare che tutti ne abbiano una capiente.
Ma dato che per “coprire” adeguatamente tutti gli Italiani, da nord a sud, sarebbe necessario eliminare gli sprechi, la corruzione, le infiltrazioni della mafia e soprattutto l’evasione fiscale, il ceto politico preferisce indire referendum per chiedere a un bambino ricco, adiposo e amante dei dolci se gradisce altre due fette di torta a scapito di chi non ha neanche un biscotto.
Poco importa che il referendum provenga proprio da regioni che hanno sputtanato i soldi del Mose, delle banche venete e dell’autostrada Brebemi e dove è alto il tasso di evasione fiscale, l’importante è che il gettito fiscale “rimanga sul territorio”.
L’unico argomento, “i quattrini”, capace di mobilitare le masse dei “rivoluzionari” in questo sgangherato Paese.
Ecco così dandy da discoteca e moltiplicatori di “affettuose segretarie al seguito” ergersi a difensori del federalismo e dell’autonomia, usati come specchietto per le allodole padane.
Lotte interne alla Lega spacciate per battaglie regionalistiche, che più che alla Catalogna spagnola assomigliano all’omonima verdura “bollita” o ripassata in padella.
Tutti a ricordare i 25 miliardi che il Nord “produce” in più di quanto riceva, dimenticando i miliardi di incentivi alle imprese del nord che i governi hanno scucito negli ultimi dieci anni per investimenti inesistenti o i 40 miliardi delle Fondazioni, tutte concentrate al Centro-nord, che permettono di mantenere clientele.
Detto questo, altrettante critiche vanno rivolte alle classi politiche del Sud che non sanno affrancarsi da sprechi, corruzione, fondi europei lasciati marcire o finiti in mano alle mafie, poteri clientelari, mentalità assistenziale.
Il problema non è tirare la coperta da una parte o dall’altra ma ricucire un Paese unito su alcune basi essenziali: legalità , equità , solidarietà , merito, giustizia sociale, efficienza.
Per fare questo occorrono statisti, non politici di paese, incapaci di guardare oltre il proprio naso e i propri interessi localistici.
Troppi dolci fanno solo ingrassare, meglio qualche dieta che riporti l’Italia al peso forma.
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
L’AUTONOMIA FISCALE NON E’ COMPRESA NELL’ELENCO DELLE MATERIE CONTRATTABILI CON LO STATO, LO DICE LA COSTITUZIONE (E IL BUON SENSO)
In Lombardia e Veneto ha vinto il “Sì” ma nell’immediato non cambierà nulla. 
Le due Regioni governate dalla Lega non avranno subito più autonomia e non si aggiungeranno automaticamente alle cinque a statuto speciale già esistenti (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta).
Il referendum, infatti, è consultivo e non vincolante e avrà sostanzialmente un valore politico.
Il voto dei cittadini servirà alle regioni ad avere più potere contrattuale al tavolo delle trattative con il governo sulla richiesta di maggiore autonomia nei limiti del dettato costituzionale.
Ma, contrariamente agli auspici dei due governatori, il lombardo Roberto Maroni e il veneto Luca Zaia, l’argomento di propaganda più utilizzato dal Carrocciio – ovvero l’autonomia fiscale – non è compreso nell’elenco delle 23 materie di contrattazione previste dagli articoli 116 e 117 della Costituzione.
LE 23 MATERIE PREVISTE DALLA COSTITUZIONE
Si tratta di venti materie gestite dalle Regioni “in condominio” con lo Stato (la cosiddetta “legislazione concorrente”). E altre tre finora trattate in esclusiva dallo Stato stesso (legislazione di esclusiva potestà statale).
Le prime venti riguardano nell’ordine: rapporti internazionali e con l’Ue delle Regioni; commercio estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione; professioni; ricerca scientifica e tecnologica; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; casse di risparmio, casse rurali e aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario regionali.
Le altre tre sono organizzazione della giustizia di pace; norme generali sull’istruzione; tutela dell’ambiente.
REFERENDUM NON OBBLIGATORIO
La procedura per la richiesta di maggiore autonomia può essere avviata da qualsiasi Regione anche senza il referendum, tant’è vero che l’Emilia-Romagna ha attivato l’interlocuzione con il governo senza alcuna consultazione. Una volta raggiunto un accordo con lo Stato, questo deve essere approvato da Camera e Senato a maggioranza assoluta dei componenti.
L’AUTONOMIA FISCALE
Come conseguenza di maggiore autonomia negli ambiti sopra descritti, la richiesta di entrambe le regioni, che difficilmente verrà esaudita, è di trattenere sul territorio maggiori risorse finanziarie derivanti dalle imposte locali.
Il Veneto chiede almeno 8 miliardi in più da recuperare da quei 18-20 annuali di residuo fiscale, ovvero dalla differenza negativa tra ciò che versa e ciò che riceve da Roma.
La Lombardia ne chiede almeno 24 su 54. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina risponde per conto del governo in merito su Repubblica : “Le materie fiscali non sono e non possono essere materia di trattativa nè con il Veneto nè con la Lombardia nè con l’Emilia Romagna. Lo dice la Costituzione”. Zaia gli ribatte: “Pensi all’Agricoltura, il nostro interlocutore è il presidente del Consiglio”.
Ma il ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti ribadisce: “Credo che sia bene che gli stessi presidenti siano chiari con i loro cittadini. Quella di volersi tenere i ‘nove decimi delle tasse’ è una battuta di Zaia che farebbe pensare a materia fiscale, ma quest’ultima non fa parte dell’articolo 116”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
DUE OBIETTIVI: FARSI PORTATORE DELLE ISTANZE DELLA REGIONE PIU’ RICCA D’ITALIA E CONTENDERE IL PREMIERATO A SALVINI E BERLUSCONI
Luca Zaia assapora il trionfo autonomista esattamente 151 anni dopo il plebiscito del 1866 che decretò a furor di voti (solo 69 contrari su 642 mila votanti) l’annessione del Veneto al Regno d’Italia.
Lo fa anche lui a suon di voti (ma quelli di allora sono da sempre contestati dagli storici venetisti), attraverso un’adesione non oceanica, visto che alle urne è andato il 57,2 per cento degli elettori veneti.
Eppure, in tempi di assenteismo dilagante, è un successo indiscutibile, anche se nel dicembre 2016 l’affluenza al referendum di Renzi raggiunse il 76,66 per cento.
Superata di un soffio la soglia del 57,16% registrato alle regionali del 2015.
La percentuale di “Sì” che si fissa al 98,1% è roboante, ma scontata. Era chiaro che chi fosse andato a votare non lo avrebbe fatto per dissentire dal quesito (“Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”).
Sarebbe stato più produttivo per lui restare a casa, nell’ipotesi che il quorum non fosse raggiunto. Invece hanno votato 2 milioni 328mila veneti su un corpo elettorale di 4 milioni 68 mila persone. A favore 2.273.985 elettori, contrari 43.938.
Vent’anni dopo, finisce così definitivamente nell’archivio della memoria politica l’idea della Padania, che Umberto Bossi sognava e brandiva come una parola d’ordine per arringare le folle dal Piemonte al Friuli.
All’epoca alimentò perfino i fantasmi giudiziari di un attentato all’integrità dello Stato. Oggi si è trasformata in una richiesta di federalismo spinto lombardo-veneto-più veneto che lombardo-eppure istituzionale, anzi costituzionale. Perchè si apre ora il campo alla trattativa per avere mano libera nella gestione di 23 materie.
“Questa Regione dà il via a un big bang di riforme istituzionali”, ha commentato a caldo. E dal governo i segnali sono quelli di apertura: “L’esito del referendum in Lombardia e Veneto”, ha detto il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa, “conferma l’importante richiesta di maggiore autonomia per le rispettive regioni. Il governo, come ha sempre dichiarato anche prima del voto di oggi, è pronto ad avviare una trattativa”.
In un sol colpo, il governatore leghista Zaia centra due obiettivi. I
l primo. Essere il paladino delle rivendicazioni anti-statali che arrivano da una delle terre più ricche e produttive d’Italia, dettando l’agenda per un lavoro che, in linea teorica, lo porterebbe a scavallare la presente legislatura regionale.
Ma questa naturale conclusione può essere resa incerta dal secondo obiettivo, di rilevanza nazionale.
Nella casa del centrodestra italiano adesso Zaia si candida a giocare un ruolo di primissimo piano. Nell’euforia trattenuta a stento in riva al Canal Grande si coglieva proprio questa riflessione.
Se si pensa all’età e alle vicissitudini giudiziarie di Silvio Berlusconi, o alla non facile digeribilità di Matteo Salvini per i più moderati di Forza Italia, Zaia diventa un perfetto smazzacarte.
Lui si nasconde e non lo confermerà neppure sotto tortura, eppure un pensierino ce lo fa, anche se ha sempre dichiarato di rispettare le gerarchie del Carroccio e la leadership del suo segretario.
Ma in questa occasione ha dimostrato stoffa di grande tessitore, soprattutto con il modo con cui ha ricompattato quasi tutti i partiti e le componenti sociali sul referendum.
Ad esempio, già a marzo faceva i patti con Matteo Zoppas, segretario regionale di Confindustria, rassicurandolo che le materie economiche avrebbero avuto gli industriali come interlocutori.
Poi ha costretto il Pd a piegarsi all’ondata autonomista, schierandosi a favore, seppur con qualche mal di pancia. Altrimenti il centrosinistra sarebbe finito con le spalle al muro, un alfiere del centralismo votato a sicura sconfitta.
Alle 19, con il secondo dato relativo all’affluenza, è arrivata la conferma del superamento della soglia. A spoglio ancora in corso. Zaia si è concesso pubblicamente, annunciando l’immediata convocazione della giunta regionale per presentare il progetto di legge sull’autonomia.
“Noi chiediamo tutte le 23 materie, il federalismo fiscale e i nove decimi delle tasse. — ha detto — Questo è il Big Bang delle riforme e della storia istituzionale, come quando è caduto il muro di Berlino. Oggi vincono i veneti, il nostro senso civico e il nostro desiderio di essere padroni a casa nostra. Adesso siamo sempre meno simili alla Grecia e più simili alla Germania”.
Com’era da aspettarsi, ognuno cerca di tirare il risultato dalla propria parte.
Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia: “Se i veneti oggi hanno potuto votare è per la lungimiranza e la serietà istituzionale dell’allora Popolo della Libertà ”.
La senatrice Laura Puppato del Pd: “La Lega non può intestarsi alcuna vittoria, ilquorum è stato raggiunto anche grazie all’indicazione di voto del Pd del Veneto”.
Il segretario regionale del Pd, Alessandro Bisato: “Adesso incalzeremo Zaia, che ha condotto una campagna spudorata, promettendo effetti e risultati che non erano previsti dal quesito. Si potevano ottenere da anni deleghe e competenze, se si fosse avviata una contrattazione seria con lo Stato”.
I Cinquestelle: “Oggi è il giorno della democrazia e dell’autodeterminazione. Dopo una partecipazione così grande, da Roma sarebbe inopportuna ogni forma di resistenza. Tuttavia ci aspettiamo un percorso tortuoso di trattative con Roma e il M5S vuole parteciparvi”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
MARTINA: “QUELLI DI MARONI E’ UNA SCONFITTA”
Il dato del veneto, dove l’affluenza ha rasentato il 60%, “è un mandato degli elettori di cui ho
grande rispetto” per aprire una trattativa sull’autonomia ma “per quanto riguarda la Lombardia parleremo di una sconfitta, nello specifico di una sconfitta di Maroni”.
Lo afferma in una intervista a Repubblica il ministro dell’Agricoltura e vice segretario del Pd Maurizio Martina osservando che “le materie fiscali non sono e non possono essere oggetto di trattativa nè con il Veneto nè con la Lombardia e neanche con l’Emilia Romagna che ha avviato un’interlocuzione con il governo senza passare dal referendum”.
Insomma “Zaia e Maroni potranno avviare lo stesso percorso di confronto del presidente Bonaccini” nell’ambito di “una idea federalista equilibrata, cooperativa”.
“Partirà una discussione e in caso di accordo questo verrà votato dal parlamento con una legge” conclude Martina.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
PARTITE DI PING PONG, CALCETTO E SCALA 40 MENTRE I DATI ERANO SCOMPARSI
“Siamo bloccati all’interno delle scuole”, “siamo qui a caso”: è stata questa la protesta di
diversi scrutatori che ieri hanno lavorato nei seggi della Lombardia dove si è usato il voto elettronico per il referendum sull’autonomia.
Dopo la fine di tutte le operazioni, infatti, intorno all’una di notte gli scrutatori dovevano ancora attendere di ricevere la conferma che la lettura delle penne usb, che contenevano i dati di voto dei singoli tablet, è andata a buon fine.
In caso contrario, infatti, i digital assistants dovevano ricavarli direttamente dalle memorie interne delle voting machine. Il risultato è che alle 7 del mattino non ci sono ancora i dati definitivi sull’affluenza e sui risultati.
“Non possiamo uscire e si prospetta che dovremo restare qui fino alle quattro o cinque del mattino” hanno spiegato da una scuola nella zona di Turro a Milano, convinti che “con il vecchio sistema in mezz’ora ce la saremmo cavata”.
A due ore e mezza dalla chiusura delle urne, i presidente e gli scrutatori erano ancora bloccati all’interno delle sezioni “senza fare nulla”. In una scuola di San Siro a Milano, i presidenti avevano minacciando di andarsene chiudendo i verbali con gli agenti della polizia locale che prospettavano loro una denuncia se avessero chiuso senza autorizzazione.
Tutto è cominciato alle 19,45, quando è arrivato il dato parziale della sera, dopo che il sito della Regione all’improvviso era sparito. “In Veneto un quarto d’ora dopo le 19 si conosceva l’affluenza. In Lombardia il dato delle 12 è stato comunicato alle 17, non ci sono aggiornamenti sull’affluenza delle 19 e il sito Regione Lombardia con i risultati ufficiali non è più raggiungibile. E’ una situazione indecente e non ci si può nascondere solo dietro la scusa della novità del voto elettronico. Gli elettori lombardi non possono essere presi in giro così per un referendum costato il triplo di quello veneto”, ha denunciato con una nota il segretario regionale del Pd lombardo, Alessandro Alfieri, puntando il dito contro la voting machine al suo debutto ufficiale.
Intorno alle 20 il sito della Regione è tornato attivo, per sparire ancora prima delle 23. Dopo la confusione che si era creata con l’aggiornamento continuo attraverso la piattaforma online, hanno fatto allora sapere dalla Regione, si è deciso in serata di comunicare la cifra dell’affluenza una sola volta, come ha fatto il Veneto.
Maroni & Company avevano assicurato che con il voto elettronico i risultati sarebbero arrivati in tempo reale. L’unico ad arrivare in tempo reale ieri sera è stato però Maroni, che si è presentato in tv per magnificare i risultati che non erano ancora arrivati. Gli scrutatori cominciano ad ingannare l’attesa con il ping pong:
Per non parlare delle partite a Scala 40, che hanno coinvolto anche i tecnici inviati per far funzionare i tablet
Buttare cinquanta milioni di euro e non sentirlo
Insomma, il voto elettronico nel referendum per l’autonomia ha spiegato agli elettori come spenderebbero i soldi i governatori leghisti se avessero l’autonomia. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha annunciato una conferenza stampa per oggi alle 11 per annunciare i risultati, sperando che per quell’ora tutti i seggi siano chiusi.
Ma per chiudere non c’è metodo migliore che lasciare la parola a lui: “Esprimo grande soddisfazione per come siamo riusciti a gestire il sistema elettronico di voto. Una novità assoluta. Un sistema complicato, complesso per il quale abbiamo avuto criticità , ma sono state tutte risolte. E’ un risultato storico. La novità è che il sistema ha funzionato e i paventati attacchi hacker non ci sono stati. Il sistema è sicuro. Ho sentito Minniti per dirgli di questo risultato a voting machine chiuse. Preparerò per lui una relazione dettagliata e gli chiederò che il nostro sistema sia usato in futuro, magari già alle politiche. Io ho già preannunciato al ministro Minniti che chiederò che alle prossime elezioni in Lombardia si possa utilizzare”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
FLOP DELLA VOTING MACHINE OLTRE CHE DEL REFERENDUM AL 37% (FORSE) DI PRESUNTI VOTANTI
Costi altissimi e risultati deludenti. Alle 10 del mattino del giorno dopo i risultati sul
referendum per l’autonomia della Lombardia non sono ancora defintivi: colpa di problemi “tecnologici”.
Eppure la Lombardia ha speso quasi 50 milioni di euro contro i 14 del Veneto per la macchina referendaria.
In Lombardia i costi oscillano per l’acquisto di 24mila tablet usati per le procedure di voto . Solo per l’acquisto dei tablet e dei software relativi, la Lombardia ha speso 23 milioni mentre altri 24 sono stati stimati per pagare gli scrutatori e 1,6 milioni di euro sono stati spesi per la campagna elettorale.
Eppure, all’indomani del voto, non c’è ancora certezza immediata.
Secondo la Regione Lombardia, la stima del dato finale sull’affluenza nel referendum sull’autonomia “oscilla tra il 38 e il 39% per un numero di votanti di circa 3 milioni” quando sono state esaminate il 95% delle 24mila Voting machine.
Allo stato – spiega la Regione in una nota – l’affluenza è pari 37,07. “Si sono registrate alcune criticità tecniche nella fase di riversamento dei dati della rimanenti Voting machine e pertanto i risultati completi potranno essere resi noti a operazioni concluse” fa sapere la regione.
Inoltre si sono registrati diversi problemi di voto, con conseguenza rabbia dei votanti sul web, anche legati agli alti costi dell’operazione.
Per avere una idea: 50 milioni di euro è la cifra che spenderà la Regione fra 2017 e 2019 per finanziare le tariffe agevolate del trasporto pubblico.
La stessa cifra è stata spesa per il solo referendum di domenica.
(da agenzie)
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