Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
UN 15% DI ITALIANI E’ IGNORANTE, FACCIAMOCENE UNA RAGIONE
Per un italiano su sei, se una donna subisce una violenza in qualche modo «se l’è
cercata».
Perchè, in sintesi, se tradisci il marito è normale che questo diventi violento (lo pensa il 16% di questa fascia d’opinione).
Perchè se ti vesti in un certo modo, che ti aspetti? (non è uno scherzo, lo dichiara candidamente il 14%).
E poi, se subisci e non denunci subito, ben ti sta (per un granitico e, si suppone, integerrimo 26%).
Certo, è una porzione d’Italia calvinista quella che emerge dall’indagine Ipsos per WeWorld e che anticipiamo, a ridosso della Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre.
Giudizi intransigenti e trasversali, emessi da uomini e donne di un’età che va dai 18 ai 65 anni.
Ovviamente, c’è una percentuale maggiore di italiani che invece sta dall’altra parte (il 49% degli intervistati pensa che le colpe della violenza di genere non siano in alcun modo imputabili alla donna) e pertanto il presidente di WeWorld, Marco Chiesara, commenta: «La ricerca ci restituisce l’immagine di un Paese spaccato a metà , tra coloro che si schierano in modo deciso a favore delle donne, e chi invece considera il fenomeno della violenza un fatto eminentemente privato».
Ma questo privato, dicono le cifre, diventa sempre più pubblico.
Le posizioni intransigenti infatti, negli ultimi mesi, si sono condensate in una reiterata, compiaciuta e maliziosa domanda: ma perchè tutte queste donne che oggi denunciano molestie avvenute anni fa hanno aspettato tanto? Perchè non hanno parlato subito?
E forse la riflessione di WeWorld Onlus (che dà il via a un festival milanese da domani, dove queste considerazioni verranno allargate) dovrebbe partire da questa domanda.
Meglio: da questo atteggiamento, che non è solo maschile, anzi. È un atteggiamento proprio di migliaia (milioni) di donne in tutto il mondo, le quali, a ogni nuova denuncia scuotono la testa con condiscendenza e sentenziano: ma perchè parli ora? Sottinteso: perchè sei stata così stupida?
Tutto questo non sa di maschilismo, sa di superficialità .
Ha il colore di una contabilità emotiva che si ferma alle cifre secche, alla battuta ad effetto, alla provocazione spicciola (che porta decine di retweet o un alto share televisivo pomeridiano).
Al maschilismo sembra essere subentrato il «commercialismo dei sentimenti»: due più due fa quattro, poche storie. Battuta. Retweet. Ma la profondità richiede immaginazione: per molti è una fatica immaginare che le centinaia di denunce arrivate tutte insieme e all’improvviso «dopo tanti anni» siano il risultato di una violenza meno esplicita ma pervicace, che si chiama complicità , ammiccamento, torpore etico (come ha notato Charles M. Blow sul «New York Times» qualche giorno fa).
Ci vuole uno sforzo di fantasia per cogliere la debolezza dietro una mancata denuncia. Debolezza edificata dalle stesse persone che avallano la battuta pruriginosa. Sì, perchè altri dati di questa corposa indagine condotta su mille persone sono illuminanti: il 19% ritiene accettabile fare battute a sfondo sessuale, il 17% pensa che fare avances fisiche esplicite non sia poi un grande problema.
La salacità come condotto facile alla nobile tradizione dell’anticonformismo: chissà quante persone (uomini e donne) si staranno irritando, leggendo queste parole. «Ancora buonismo, ancora con la storia delle molestie – si dice –: ci sono da sempre, tanto vale abolire i luoghi di lavoro» (questa è la battuta più ricorrente).
Ora, i politici più accorti hanno capito da anni l’importanza della salacità ammiccante e forse è per questo che vincono sempre. In nome della differenza tra i generi: se togliamo il piacere del corteggiamento, che cosa ci resta? – dicono, e giù gli applausi.
Sì, ci vuole immaginazione e cultura per capire che alle donne il corteggiamento piace moltissimo, ma nei momenti giusti. Ci vuole fantasia per capire che non tutto si risolve dividendo le cose in bianco e nero.
L’amore richiede cultura. E la cultura richiede uno sforzo per andare oltre l’applauso e per fermarsi all’ascolto.
All’ascolto di una donna che non ha denunciato subito, di un uomo che non sa controllare la propria violenza, di una ragazza che vuole baciare chi vuole. Ecco perchè quella di WeWorld e della Giornata contro la violenza non è solo una battaglia per le donne.
È per le donne e per gli uomini. Così si spiega il famoso discorso della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, poi diventato un pamphlet dal titolo Dovremmo essere tutti femministi: la differenza non va abolita, ma va reinventata. «Cambiamo quello che insegniamo alle nostre figlie».
(da “La Stampa”)
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Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DI UNA DELLE DUE AMERICANE VIOLENTATE DAI CARABINIERI A FIRENZE
Si erano rivolte ai carabinieri perchè non riuscivano a trovare un taxi e loro si offrirono di portarle a casa.
La 21enne statunitense, che insieme a un’amica di 19 anni, accusa due carabinieri di violenza sessuale, racconta così in un’intervista trasmessa da Porta a Porta l’inizio di quello che per le due ragazze è stato l’incubo vissuto nell’androne e nelle scale del palazzo del centro storico di Firenze, dove abitavano, la notte del 7 settembre scorso.
Dopo l’incidente probatorio, in modalità protetta, che ieri ha visto le due giovani rispondere alle domande del gip di Firenze Mario Profeta, la 21enne stasera racconta nuovamente in tv come loro, che avevano bevuto ma “non troppo”, una volta davanti al portone di casa avevano cercato di andarsene, di salire in casa.
I due militari non le hanno lasciate andare e “uno dei due mi ha chiesto di baciarlo e, anche se ho detto di no, lo ha fatto lo stesso”.
Non vuole entrare nei dettagli, ma le ha fatto fare cose che lei non voleva fare: “ci sono voluti circa 20 minuti” prima di riuscire ad entrare in casa.
Di certo con l’appuntato Mario Camuffo non ci sarebbe andata spontaneamente, assicura l’avvocato di parte civile Francesca D’Alessandro che l’assiste.
“Mi ricorda mio nonno. Neppure all’inferno mi farei toccare da lui”, aveva risposto ieri al giudice, come ha raccontato stasera l’avvocato, ripetendo le parole della ragazza quando ieri gli ha posto una delle 250 domande che i difensori di Camuffo e del carabiniere scelto Pietro Costa avevano preparato.
“Lo considerava sexy, le piaceva, provava interesse per lui?”. Questo era il tono della domanda, continua l’avvocato, “che dimostra il tenore dato all’incidente probatorio dalle difese dei due militari, tanto è vero che il gip ha ammesso pochissime delle loro domande sottolineando che lui stesso non voleva tornare indietro di 50 anni quando anche nei tribunali circolava una diversa, e retriva, concezione della donna”.
La sua amica “piangeva”, ribadisce stasera in tv la studentessa: “Sono scappata prima che loro potessero dire qualcosa” e “ho chiuso la porta a chiave”.
Subito dopo “sono andata dalle mie amiche e ho chiamato mio padre in America”.
“La ragazza – ha poi aggiunto l’avvocato Floriana De Donno, l’altro avvocato che la difende – non ricorda come sia finito nella sua rubrica il numero di telefono del carabiniere. Ha ripetutamente risposto ‘non ricordo'”.
La spiegazione più semplice è l’abbia preso durante il viaggio dalla discoteca a casa, quando la situazione era ancora tranquilla.
La studentessa, però, vuole tornare in Italia anche in futuro: “Amo l’Italia, non incolpo il Paese”, ma lo farà “non appena sarà fatta giustizia” dice davanti alle telecamere.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
FINITE LE ELEZIONI, SI RICOMINCIA CON I REGOLAMENTI DI CONTI DEI CLAN… MA MINNITI NON AVEVA GARANTITO CHE LE FORZE DELL’ORDINE AVREBBERO CONTINUATO A PRESIDIARE LA CITTADINA?
A Ostia si torna a sparare. La mala colpisce di nuovo a pochi giorni dall’arresto di un
esponente del clan Spada per la testata data a un cronista di ‘Nemo’
Sono arrivati davanti alla pizzeria in via delle Canarie, a Ostia, litorale romano, in sella a uno scooter. Uno dei due è sceso e col casco integrale in testa è entrato al “Disco giro pizza”, un locale che appena qualche mese fa ha cambiato gestione.
Pistola in pugno, una volta dentro ha aperto il fuoco. Ha sparato almeno quattro colpi, due dei quali hanno ferito alle gambe il padre del proprietario del ristorante, B.A., e un pizzaiolo, F.A. Erano da poco passate le 22 e il locale si stava svuotando dai clienti.
Un agguato in piena regola. La gambizzazione, che ha tanto il sapore di un avvertimento. Regolamento di conti o racket, ragionano a voce alta gli inquirenti intervenuti sul posto, è avvenuto a 22 chilometri dal centro di Roma, in un quartiere che è uscito domenica scorsa da due anni di commissariamento per mafia
A Ostia si torna a sparare dunque, malgrado i riflettori siano accesi mai come in questa fase.
È di due settimane fa l’arresto di Roberto Spada, fratello del boss del clan sinti imparentato con i Casamonica, per la testata data a Daniele Piervincenzi, cronista della trasmissione Nemo. Il riconoscimento da parte della magistratura del metodo mafioso come aggravante alle lesioni e alla violenza privata, con cui Spada è stato trasferito al carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, è indicativo di quanto le dinamiche malavitose siano perfettamente chiare a chi, come il procuratore capo Giuseppe Pignatone, indaga in questo municipio.
I due feriti sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Grassi. Uno sarebbe in gravi condizioni.
I proiettili li hanno feriti entrambi al polpaccio, ma il più anziano, per lo shock, pare abbia avuto uno scompenso cardiaco. Operati d’urgenza, saranno ascoltati non appena le loro condizioni miglioreranno
I carabinieri di Ostia hanno battuto la zona in cerca dei due killer che, al momento, non sono ancora stati rintracciati.
I parenti delle vittime per ora hanno dichiarato di non aver mai ricevuto minacce. Per estrema cautela gli inquirenti preferiscono non seguire un’unica pista e scavare anche in possibili ritorsioni legate a problemi che nulla hanno a che fare con la mala. Ma certo le modalità dell’esecuzione non lasciano molto spazio a interpretazioni.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO OTTO MESI DI RASTRELLAMENTI INUTILI E BRUTTE FIGURE, LE INDAGINI SI CONCENTRANO SU CHI POTREBBE AVERLO AIUTATO
Otto mesi dopo, Igor il Russo è ancora in fuga. Ormai la domanda non è più se sia ancora nelle paludi tra Budrio, Consandolo, Argenta e Molinella, ma chi lo abbia aiutato durante l’enorme caccia all’uomo che l’Arma dei Carabinieri scatenò nel Ferrarese lo scorso aprile. La procura di Bologna è impegnata su due fronti: da una parte continua la ricerca di Igor Vaclavic colpevole di due omicidi, dall’altra ha messo sotto indagine la rete di contatti che si era creato nella zona e che potrebbero averlo aiutato a nascondersi e, forse, a fuggire all’estero.
Scavando nel passato recente di quest’uomo dalla doppia identità (in realtà è serbo, si chiama Norbert Feher, è nato a Subotica e non è mai stato arruolato nell’Armata Rossa come invece lui stesso millantava), sono spuntate fuori vecchi amicizie di interesse investigativo e i magistrati si stanno concentrando su un elenco di una decina di nomi. Sono quelli che potrebbero conoscere gli spostamenti di Igor o avere un’idea di dove si possa essere rifugiato.
Su di essi la procura mantiene il riserbo più stretto, ma a quanto si apprende almeno cinque sono sospettati di aver in qualche modo favorito o coperto la latitanza di Igor.
Si tratta di piccoli criminali italiani e stranieri dediti a furti, ricettazione e spaccio di basso livello, gravitanti attorno ai vari campi nomadi (di etnia Sinti e slava) disseminati nel Ferrarese.
E per i quali Igor, prima di uccidere il barista di Budrio Davide Fabbri e la guardia ecologica volontaria Valerio Verri, negli ultimi due anni era diventato un punto di riferimento.
Magari se questi sospettati fossero stati messi “sotto controllo” a tempo debito, Igor sarebbe stato assicurato alla giustizia otto mesi fa.
Invece si è scelta la strada della spettacolarizzazione politica dei rastrellamenti che non servivi a una mazza.
(da agenzie)
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Novembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
“NON POSSIAMO COMPORTARCI COME BAMBINI”
Ieri sera, mentre i vertici della Spd dibattevano animatamente se accettare una nuova
Grande coalizione con Angela Merkel, il ministro della Giustizia uscente, Heiko Maas, è andato in tv e ha anticipato l’esito delle otto ore di autocoscienza del suo partito.
“Non possiamo comportarci come bambini capricciosi”. E nella notte, al termine della riunione-fiume, il segretario Spd, Hubertus Heil, ha confermato: “La Spd è fermamente convinta che il dialogo sia importante. La Spd non chiude al negoziato”.
Il lungo incontro tra i maggiorenti si è reso necessario dopo che il leader, Martin Schulz, si è recato ieri dal presidente della Repubblica e suo compagno di partito, Frank-Walter Steinmeier, che ha chiaramente segnalato che avrebbe esercitato su di lui una moral suasion per convincerlo a ripensare il suo rifiuto netto a qualsiasi ipotesi di un ritorno al governo con Merkel.
Successivamente, nel gabinetto di crisi del partito, secondo la Dpa, i big della Spd avrebbero discusso soprattutto su “come riprenderci senza fare compromessi imbarazzanti”.
Dopo il naufragio dell’ipotesi Giamaica, domenica scorsa, quando i colloqui tra la cancelliera, i liberali e i verdi sono falliti, Schulz si è affrettato a sottolineare che la Spd non avrebbe più accettato di aprire un negoziato per una Grande coalizione, sostenendo che gli elettori avessero già espresso con il 14% di voti in meno alla Cdu/Csu e alla Spd, il desiderio di un cambiamento.
E ha ripetuto a ogni piè sospinto di “preferire nuove elezioni”. Un errore.
Tanto che da ieri si sono anche rafforzate le voci su un possibile passo indietro dell’ex presidente del Parlamento europeo.
Schulz è sempre stato convinto di avere dalla sua la base del partito – e in effetti è probabile che al congresso della Spd di inizio dicembre per lui sarà più difficile farsi approvare una riedizione della coalizione con Merkel piuttosto che la scelta di restare all’opposizione.
Ma non si è premurato di capire se avesse con sè anche i parlamentari. E quelli, man mano, si sono sfilati e hanno cominciato a fare pressioni sui vertici e a segnalare la necessità di aprire a un negoziato con Merkel.
Il dilemma dei socialdemocratici, se accetteranno una terza coabitazione con Merkel, non è da poco. Nuove elezioni significherebbero, probabilmente, un ulteriore crollo del partito sotto il 20% incassato a settembre, il peggior risultato della storia del dopoguerra.
D’altra parte quel risultato è già il frutto avvelenato della coabitazione con Merkel, secondo la stragrande maggioranza dei politologi. E dei socialdemocratici.
D’altra parte cosa propone Schulz, se si va al voto? La sua indisponibilità ad aprire alla Linke esclude un’opzione rosso-rosso-verde. Dunque, anche lui non lascia molte alternative ai suoi elettori che una Grande coalizione.
E perchè i tedeschi dovrebbero tornare alle urne per votare Spd e avere la stessa combinazione rifiutata ora? Suona anche debole l’argomento che si coglie in molti ragionamenti della Spd , cioè che l’Afd rischia di restare il partito più forte all’oppsizione, con la Grande coalizione.
(da “La Repubblica“)
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