Novembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
“POSSIBILE CHE NON RIUSCIATE A FAR APPROVARE LO IUS SOLI CHE PERSINO MIO FIGLIO DI 4 ANNI CAPISCE QUANTO SIA GIUSTO?”… RENZI RISPONDE CON VEEMENZA ARRAMPICANDOSI SUGLI SPECCHI, IL PUBBLICO NON GRADISCE
«Per me l’incidente è chiuso. Nessun problema». Matteo Renzi preferisce non
commentare. Ma la rete invece non smette di guardare il video e di commentare l’inconsueto siparietto, finito in litigio, tra l’ex premier, Oscar Farinetti e Fabio Volo. Teatro degli eventi, la presentazione dell’ultima fatica dello scrittore e showman «Quando tutto inizia».
Niente di più noioso, di solito, di una presentazione libraria. Non questa volta, però, e non tanto per le qualità letterarie e dialettiche di Volo, quanto per la presenza, che si rivelerà più che ingombrante, del segretario del Partito democratico.
Alla fondazione di Mirafiore di Serralunga d’Alba, in Piemonte, Volo sale sul palco con Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte, Oscar Farinetti, presidente della fondazione, e la sorella Anna Farinetti.
A un certo punto, compare Renzi.
Ed è quando Volo gli chiede conto della mancata approvazione della legge sullo Ius soli, che scoppia il caos. «È possibile che non riusciate a far approvare una legge che anche mio figlio di 4 anni ha capito quanto sia giusta?» chiede Volo.
«Capolavori politici»
Renzi replica parlando dei «capolavori politici» fatti dal suo governo e dal suo Pd sugli sprechi alimentari, sull’autismo e su altro.
Il pubblico, oltre 500 persone, rumoreggia e grida «basta».
A quel punto Volo, da consumato uomo di spettacolo, si alza, lamentando che la presentazione sia diventata di fatto un comizio e abbandona platealmente la scena, ottenendo un’ovazione del pubblico.
Ma che ci faceva Renzi alla presentazione? Volo, in effetti, non l’aveva invitato.
Era prevista una cena a tre, nel post presentazione, convocata da Farinetti. Al desco serale doveva partecipare anche l’ex premier.
Ma il vulcanico fondatore di Eataly ha insistito perchè Renzi si presentasse in anticipo e presenziasse anche all’evento della Fondazione. Ed è lì che «tutto inizia», per citare Volo.
Perchè Renzi non è uomo da starsene in disparte e da abbozzare quando viene chiamato in causa. E così alla domanda sullo ius soli reagisce con veemenza, rivendicando l’attività del governo e assicurando il suo impegno.
Volo, indispettito, lascia la sala. E poi se la prende, nel fuori scena, soprattutto con Farinetti, che nel suo zelo renziano ha creato le premesse dell’incidente.
Il fondatore di Eataly
Il fondatore di Eataly spiega: «Avevamo avvertito Fabio dell’arrivo di Renzi e avevamo concordato di concludere insieme l’incontro in modo simpatico, senza tirare per la giacca nessuno. Mai mi sarei aspettato un simile epilogo».
Volo, che giorni prima aveva discusso animatamente dello ius soli anche con Silvio Berlusconi, capisce di avere esagerato nella sua uscita di scena spettacolare e si affida a twitter: «Mi spiace per questa sera non era nulla di personale nei confronti di Renzi. Ci siamo ritrovati in una situazione che ho gestito male. Sorry»
(da “Il Corriere della Sera”)
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Novembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
LA SQUADRA TORINESE DI SEI MEDICI PARTECIPA AL PROGRAMMA “CUORE DI BIMBI”… NON C’E’ SOLO LA FOGNA RAZZISTA
Siccome il mondo va così, tra ambiguità e trasparenza, cattiveria e generosità , accade che, mentre ci sono maestre d’asilo che si fanno arrestare per aver picchiato i bimbi in classe, ci sono medici come l’equipe specializzata di cardiochirurgia dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, che partono per la Birmania per salvare la vita a bambini della stessa età .
Sei medici, un cardiochirurgo, un cardiologo, due anestesiste, un perfusionista – che in sala operatoria tiene sotto controllo la circolazione del sangue – e un’infermiera, la settimana scorsa si sono presi una settimana di ferie e, dopo 17 ore di volo, sono atterrati a Yangon, capitale birmana fino al 2005, anno dell’insediamento della dittatura militare. Ad attenderli persone e speranze.
I protagonisti
«Non è stato semplice partire – racconta Annalisa Longobardo, cardioanestesista – ho due figlie piccole, di 4 e 2 anni, ed ero preoccupata. Cosa avrebbero fatto senza di me? Un’amica mi ha fatto capire che esserci o non esserci per sette giorni, non avrebbe fatto tanta differenza nella loro esistenza. Per i bambini cardiopatici in Birmania, invece, quello stesso tempo, avrebbe avuto un’importanza vitale».
Vitale, già . Perchè di questo stiamo parlando: due interventi salvavita al giorno per sette giorni. E poi di visite a tanti altri piccoli pazienti, nati con malformazioni cardiache, che per essere operati dovranno aspettare la prossima missione del programma «Cuore di bimbi», progetto della Fondazione «Mission Bambini» che coinvolge 70 pediatri in tutta Italia.
Dieci di loro sono di Torino. Si muovono per il mondo due volte all’anno – questo è ciò che consentono le risorse – formando delle vere e proprie equipe, per intervenire nei paesi più poveri dove si opera con le torce e dove può saltare la corrente elettrica da un momento all’atro.
«Quello che facciamo – dice Giulia Albano coordinatrice del progetto – non sono “solo” interventi chirurgici. I nostri medici fanno formazione, un tassello fondamentale per le speranze future. Impartiscono mini lezioni ai colleghi che trovano sul posto e li affiancano in sala operatoria per far sì che poi, possano farcela da soli».
Angoscia e speranze
Spiegano diagnosi, insegnano tecniche, e così facendo consentono di vivere a piccoli super-eroi nati con un cuore malato.
E ridanno luce ai loro genitori che spesso abitano in paesini a centinaia di chilometri di distanza dalle città in cui si trovano gli ospedali.
Mangiano e dormono per giorni nell’atrio, nei corridoi in attesa dell’equipe, e poi sperano – paradosso della vita – che i loro figli siano così gravi da essere sottoposti subito all’intervento: «Sono sempre colpito dalla dignità che incontriamo – dice Carlo Pace Napoleone, direttore del reparto di cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita a capo della squadra rientrata, domenica, da Yangon – anche quando spieghiamo che l’operazione va rinviata, che ci sono casi più seri, nonostante l’angoscia che quelle madri e i padri si portano addosso, ci ringraziano, ci sorridono, ci sono grati. Cosa penso del caso di Vercelli? Non ho scelta: credo nell’essere umano. Nella generosità della maggioranza delle persone».
(da “La Stampa”)
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Novembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CONI ALLA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “SPORT E INTEGRAZIONE”: “LO SPORT NON E’ NE’ DI DESTRA NE’ DI SINISTRA, DEVE ESSERE PERMESSO A TUTTI”
“Senza Ius soli negli ultimi 15 anni abbiamo perso 4 milioni e mezzo di potenziali
atleti tra i 14 e i 19 anni”. Mentre la politica dà segnali negativi sulla riforma della cittadinanza e il ddl sembra ormai destinato a impantanarsi per sempre in Senato, è stato il presidente del Coni Giovanni Malagò a prendere la parola in favore del provvedimento.
Malagò, presentando i risultati del progetto “Sport e integrazione” al Foro Italico a Roma, ha dichiarato: “C’è qualcuno che cavalca certe cose per proprio tornaconto, come sulla legge per lo ius soli. Il mondo dello sport è da subito stato il portabandiera (della cittadinanza sportiva, ndr), ma non vuole essere strumentalizzato nè tirato per la giacchetta. Sicuramente in Italia abbiamo una crescita demografica che è pari a zero e, guardando alle statistiche, negli ultimi 15 anni abbiamo perso 4 milioni e mezzo di potenziali atleti tra i 14 e i 19 anni”.
Quindi ha aggiunto: “Oggi molte persone che risiedono in Italia non sono riconosciute come italiane e per questo non possono indossare la maglia azzurra. Ma lo sport non è nè di destra nè di sinistra, non può avere svantaggi: a tutti deve essere permesso di praticare la propria disciplina e bisogna lavorare per questo”.
E poi la conclusione: “E’ inaccettabile che i nostri figli siano a scuola con altri ragazzi, vanno a fare sport e magari questi ragazzi sono anche più bravi di alcuni dei nostri ma non possono competere ai vari livelli dei campionati o addirittura in alcuni casi indossare la maglia azzurra: questo non è giusto”.
(da agenzie)
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Novembre 30th, 2017 Riccardo Fucile
DALLA BIDONVILLE IN ROMANIA A TORINO, LA FAMIGLIA E’ TROPPO POVERA PER CHIEDERE LA RESIDENZA E SENZA QUELLA LA FEDERAZIONE NON PUO’ TESSERARLO: “UN VERO PECCATO, QUEL RAGAZZO HA GRINTA DA VENDERE”
Nell’appartamento del centro dove abita con la sua famiglia, non ci sono poster di calciatori. Sono pulite le pareti della sua cameretta. Oggi gli idoli degli adolescenti non si ammirano attaccati al muro, ma si portano sempre in tasca. «Non faccio il tifo per nessuna squadra. Le uniche partite che guardo sono quelle di Cristiano Ronaldo. La sua immagine è lo sfondo del mio smartphone».
Icona del calcio milionario tutto flash e paillettes. Dimensione lontanissima dal sintetico di via Petrella dove Francis, 14 anni, capelli a spazzola e Adidas blu con i tacchetti, si allena ogni settimana sognando di diventare forte come il suo idolo.
Anche se il sabato in campionato non gioca mai. Non può scendere in campo per un problema burocratico. La sua famiglia è troppo povera per poter domandare la residenza all’anagrafe. Certificato necessario per essere tesserato e disputare i tornei Figc.
La polisportiva
Quello di via Petrella è l’impianto sportivo di una società calcistica abituata alle sfide. Polisportiva Centrocampo. Squadra nata 1968 per merito di un gruppo di giovani di Barriera di Milano appartenenti alla sinistra extraparlamentare. Tra quei ragazzi c’era il presidente di oggi, Roberto Petito, 61 anni.
«Questo è un quartiere di frontiera: il 35% dei nostri atleti è di origine straniera – dice -. Molti hanno difficoltà economiche. Ma non abbiamo mai escluso nessuno». Poi, è arrivato nello spogliatoi il giovane Francis: è la partita si è complicata. Il ragazzo ha alle spalle un’infanzia difficile. Nato a Bacau, si è trasferito a Torino dieci anni fa con il padre, la madre e la sorella più grande.
Bidonville di Lungo Stura Lazio
«Non avendo i soldi, abbiamo vissuto sei anni nella bidonville di Lungo Stura Lazio – dice Francis –. Un inferno». Abbandonato per merito della famiglia. Che, ancora prima dello sgombero, si impegna e riesce a trovare un alloggio lontano dal fiume.
«Nel campo era dura giocare a pallone. Ma non ho mai abbandonato il sogno di diventare un campione», dice il giovane che, dopo le elementari, si è iscritto alla scuola media.
In Lungo Stura Lazio la passione del piccolo Francis s’incrocia con «Nessuno Fuorigioco», progetto di cittadinanza costruito intorno a una squadra dove tutti potevano giocare, anche senza documenti, compresi i figli dei nomadi. Ma con lo smantellamento del campo ordinato dal Comune, quest’estate i piccoli giocatori di «Nessuno Fuorigioco» sono stati costretti a fare il grande salto.
E nel Centrocampo trovano la società disposta a metterli alla prova lontano dai campionati amatoriali, ma in quelli della Federazione. Tornei con avversari, ritmi e regole diversi. Soprattutto, quando si parla di tesseramenti. «Francis non è un asso del pallone, ma è un ragazzo grintoso – dice Timothy Donato, il fondatore di «Nessuno Fuorigioco» –. Abbiamo provato in tutti i modi a tesserarlo. Ma non avendo la residenza è impossibile».
Riconoscimento
Quello di Francis è un caso limite. È comunitario e non ha un problema di documenti. Ma, pur vivendo da anni a Torino, non può chiedere il riconoscimento amministrativo dell’abitazione perchè il padre non ha un lavoro stabile. E guadagna meno di 5,5 mila euro. Non abbastanza per fare richiesta all’anagrafe.
«Senza residenza, però, non si può essere tesserati», dice Piero Volpi, l’allenatore di Francis che, in realtà , le prime partite dell’anno le ha disputate con la maglia del Centrocampo.
«Abbiamo deciso di farlo giocare lo stesso per non perdere il ragazzo – aggiunge il presidente Petito –. Ma quando è stato espulso per una brutta parolaccia, il suo nome è stato scritto nel referto dell’arbitro e la Lega ha scoperto l’assenza del tesseramento».
Il Centrocampo ha dovuto pagare una multa di 180 euro. Ma non si è data per vinta.
«Ci siamo rivolti a dei legali per trovare una spiraglio – aggiunge Donato –. Una possibile soluzione? Un sindaco, di qualsiasi parte d’Italia, che gli conceda la residenza». Strada auspicata anche da Roberto Scrofani, segretario del comitato piemontese della Federazione calcio.
«Quando abbiamo scoperto il caso, ho chiesto al Comune di concedergli la residenza perchè noi, come Figc, non possiamo andare contro le regole fissate dal ministero dell’Interno». L’obbligo della residenza, infatti, è stato posto per evitare il traffico di baby-calciatori tra i professionisti. E non per cancellare il sogno di Francis di diventare il nuovo Cristiano Ronaldo.
(da “La Stampa”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO A GIORNI AL CONGRESSO A TRIESTE DI FDI
Daniela Santanchè da piu’ di venti anni ha un rapporto professionale con La Russa
(tra i suoi primi incarichi fu collaboratrice dell’ex ministro della Difesa) ma nel tempo ha stretto anche un legame stretto con Berlusconi anche se, secondo rumors di Transatlantico, potrebbe rimanere fuori dalle liste di Forza Italia alle Politiche.
Ieri il suo nome è finito sul tavolo dell’ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia.
Fonti parlamentari di Fdi spiegano che il suo passaggio nel partito di Giorgia Meloni sia imminente e potrebbe essere ufficializzato durante il congresso che si terrà a Trieste nei primi giorni di dicembre.
“Sarebbe un ritorno alle origini”, spiega chi la conosce bene, “il suo mondo e’ quello li'”.
“La sua storia – dice La Russa – è di destra. Se viene con noi? Chi vivrà vedrà , di ufficiale non c’è nulla…”.
Fonti parlamentari riferiscono che il Cavaliere sia tornato in pressing per convincerla a non lasciare FI, ma l’approdo in Fdi viene dato per imminente.
Santanchè è stata deputata della Camera dal 2001 al 2008 eletta in An. Nel 2008 entrò nel partito ‘La Destra’ fondato da Storace, con il ruolo di portavoce nazionale e successivamente come candidato alla presidenza del Consiglio.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
NIENTE POLTRONA, ADDIO ALLA MAGGIORANZA… LA LEGA ACCUSA FRATELLI D’ITALIA: “UN ASSESSORE SPETTAVA A NOI”…EVVIVA LA DESTRA DELLA LEGALITA’ E DEGLI IDEALI
Malumori in casa Lega per il mancato ingresso nella giunta di Nello Musumeci.
Il partito di Salvini aveva chiesto un riconoscimento per il risultato elettorale, ma alla fine nel governo è entrato Sandro Pappalardo, esponente di Fratelli d’Italia, il partito della Meloni con cui Noi con Salvini aveva fatto lista comune alle regionali, superando lo sbarramento del 5%, che ha permesso l’elezione all’Assemblea del leghista Tony Rizzotto.
Vista l’esclusione dalla giunta, il parlamentare ha deciso di abbandonare il gruppo parlamentare e andrà ora al gruppo Misto.
Un passaggio non di poco conto visto che con Rizzotto la già risicata maggioranza di Musumeci poteva contare su 36 deputati su 70 e adesso diventano 35, ovvero esattamente la metà dei parlamentari presenti all’Ars.
A questo punto è prevedibile che il governatore potrebbe avere qualche problema di numeri quando si tratterà di approvare i primi provvedimenti.
«Faremo un’opposizione costruttiva, valutando di volta i volta i singoli provvedimenti proposti dal Governo», ha detto Angelo Attaguile, segretario nazionale del movimento Noi con Salvini e deputato del Carroccio.
«Fratelli d’Italia non ha rispettato i patti siglati durante la campagna elettorale. E’ un comportamento da vecchia politica inconciliabile con noi». Il riferimento è al cosiddetto “patto dell’arancino” siglato a Catania tra Berlusconi, Salvini, Meloni e Cesa.
Secondo la Lega il posto in giunta era un atto dovuto dopo l’esclusione del Carroccio dal listino di Musumeci, dove, invece, aveva trovato spazio il partito della Meloni. «
Ho sentito Salvini, ovviamente c’è molta amarezza – spiega – e concorda con la nostra decisione di non fare un gruppo unico con FdI, ma di andare al Misto».
*«Con Musumeci non ci siamo sentiti nelle ultime ore – conclude Attaguile – d’altra parte non avevamo nulla da dirci, gli accordi erano tutti già stati fatti».
(da “La Sicilia”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
L’ISOLA DIVENTA METAFORA DEL CENTRODESTRA A LIVELLLO NAZIONALE… IN GIUNTA ENTRANO UOMINI DI CUFFARO E LOMBARDO… COMANDANO I CAPIBASTONE, ALTRO CHE NUOVA PRIMAVERA SICILIANA
Ancora una volta la Sicilia diventa una metafora del centrodestra, a livello
nazionale. Divisi dopo la vittoria, come erano divisi prima della vittoria con Matteo e Silvio Berlusconi che evitarono anche un comizio assieme a Palermo.
Il nuovo capitolo dell’insofferenza di Salvini, cresciuta in questi giorni di protagonismo mediatico del Cavaliere, si materializza sulla giunta di Nello Musumeci, partorita ben ventritrè giorni dopo il trionfo elettorale con tanto di fanfare sul “modello Sicilia”: “Se hanno ritenuto — dice il leader della Lega a Circo Massimo su Radio Capital – di preferire per la giunta uomini di Lombardo e Cuffaro lasciando fuori noi, ci hanno fatto un favore. Si preferisce il vecchio rispetto al nuovo”.
Gli uomini in questione sono: Roberto Lagalla, già assessore alla Sanità dell’ultimo governo di Totò Cuffaro alla Sanità , che andrà alla Formazione professionale; Toto Cordaro, storico avvocato di Vasa vasa nel processo per concorso esterno, che ricoprirà l’incarico di assessore al Territorio; entrambi hanno rastrellato oltre ottomila preferenze.
Il terzo nome, legato a Raffaele Lombardo, è quello di Mariella Ippolito, presidentessa dell’ordine dei farmacisti di Caltanissetta, che ha ottenuto le deleghe — pesanti — al Lavoro e alla Famiglia.
Complessivamente una giunta di “capibastoncini” fatta col Cencelli, riconducibile al peso elettorale dei grandi capibastone Saverio Romano, Raffaele Lombardo, Gianfranco Miccichè.
Molto poco autonoma e del “presidente”: un inverno dei partiti che gela la “primavera siciliana” promessa da Musumeci in campagna elettorale.
Tornando a Salvini. L’unico parlamentare eletto con Lega, Toni Rizzotto, passerà al misto, rendendo ballerini i numeri, essendo il 36esimo deputato della maggioranza su 70.
Toni Rizzotto, bandiera della purezza sicula salviniana, è il classico riciclato. Dipendente del comune di Palermo, dopo una lunga gavetta nella Dc, transita nell’Udc di Totò Cuffaro, che poi molla quando il governatore viene travolto dalle inchieste.
Il nuovo taxi è l’Mpa di Raffaele Lombardo, con cui approda all’Ars come deputato regionale. Nel 2012 finisce anche in una polemica: Lombardo lo piazza alla presidenza di “Lavoro Sicilia”, ma poi è costretto a rimuoverlo per incompatibilità . E nomina, al suo posto, la compagna di Rizzotto.
Il quadro è questo. Per completarlo occorre ricordare le inchieste che hanno coinvolto Luigi Genovese, figlio di Francantonio, indagato per riciclaggio, e Paolo Savona, indagato per appropriazione indebita.
Episodi che fanno lievitare l’alto tasso di “impresentabilità ” nella neo eletta Ars.
E allora la mossa di Salvini, in questo film di poltrone, potere e propaganda racconta essenzialmente due cose.
La prima ha a che fare con la Sicilia dove era previsto, sulla carta, che la Lega avesse un assessore. E invece, spiegano, “Musumeci si è impuntato perchè con un solo parlamentare ha ritenuto che non ci fossero le condizioni e lo ha dato a Fratelli d’Italia che di parlamentari, tra eletti e listino, ne ha tre”.
L’altra ha a che fare col livello nazionale, perchè è evidente che il leader della Lega è insofferente rispetto al ritorno di Silvio Berlusconi e ha deciso di cavalcare, per dirla con gli azzurri, la tigre giustizialista e di fare della questione degli impresentabili un punto fermo della sua narrazione: la richiesta di sottoscrivere le liste e i patti dal notaio, la contrarietà agli sconti di pena sui reati di sangue (Forza Italia si è astenuta), e più in generale le critiche a Berlusconi sul centrodestra da bar dello sport.
Ecco che la Sicilia è l’ennesimo capitolo di questa storia che andrà avanti fino alle politiche, grazie all’ipocrisia di una legge elettorale che non obbliga a un vincolo politico, si chiami programma o leader comune, ma che rende conveniente far finta di stare insieme per poi spartirsi il bottino di nominati e collegi.
L’alleanza tra Lega e Forza Italia non è in discussione, perchè altrimenti diventerebbe incerto ciò che è sicuro, ovvero tutto il Nord, ma, come in Sicilia, i giochi sulle alleanze vere di governo si faranno il minuto dopo il voto.
Ad Arcore hanno maturato la convinzione che, in fondo in fondo, Salvini non voglia andare al governo con Berlusconi ma preferisca di gran lunga stare all’opposizione dell’inciucio.
Nella convinzione — o speranza – che la prossima legislatura durerà poco. Divisi appunto, nonostante spiri un vento favorevole.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
MATTARELLA PRENDERA’ ATTO DELLA VOLONTA’ DELLA MAGGIORANZA
L’approvazione del biotestamento e della manovra economica saranno gli ultimi atti della legislatura. Il sipario su questi 5 anni di governi vari e di incertezze calerà con la fine dell’anno.
Al Quirinale in questi mesi hanno approfondito la materia in ogni suo aspetto.
E ora, anche se tecnicamente la legislatura finisce a metà marzo, perchè fa fede la prima seduta di questo Parlamento eletto nel 2013, e quindi si potrebbe dunque andare al voto a maggio, per Capodanno o al più tardi per i primi del 2018 Sergio Mattarella si prepara a prendere atto della volontà della maggioranza delle forze politiche di tornare al voto. Al massimo entro il 18 marzo.
Matteo Renzi infatti non è il solo a spingere per il voto a marzo. Con lui c’è mezza opposizione: Lega e M5S in primis.
Complicato insomma tirarla per le lunghe. La legislatura è finita e al Quirinale si preparano a prenderne atto.
Tanto che, secondo lo schema che preparano al Colle, diversamente da quanto si prospettava un mese fa, potrebbe non essere necessario che il premier Paolo Gentiloni salga al Colle per compiere un passo formale di dimissioni dopo l’approvazione definitiva della manovra economica, prevista entro Natale o al massimo tra Natale e Capodanno (la legge arriva in aula a Montecitorio il 19 dicembre, ha stabilito oggi la conferenza dei capigruppo).
Mattarella stesso invece potrebbe trarre le sue conclusioni, alla luce del dibattito politico in corso. E il presidente si prepara a trasferire questi ragionamenti nei discorsi che ben presto pronuncerà come ogni anno a dicembre.
Quello per gli scambi di auguri alle alte cariche istituzionali e con gli ambasciatori e poi il tradizionale discorso di fine anno.
Un segnale inconfutabile sul voto a marzo sta nel fatto che quest’anno la manovra economica comprende il decreto milleproroghe.
Di solito, questo decreto viene approvato dal Parlamento a gennaio. Contiene un po’ tutte le richieste rimaste fuori dalla legge di bilancio, un fritto misto di contenuti a seconda dei desiderata dei partiti, che ricorre ogni anno come la strenna a Natale.
Ecco, quest’anno la legge di bilancio non lascerà ‘code’ da esaminare ad anno nuovo. Entro questa settimana verrà approvata dal Senato, poi il passaggio alla Camera e il ritorno in Senato per l’approvazione definitiva prevista entro Natale.
Dalla prossima settimana Palazzo Madama potrà invece esaminare la legge sul biotestamento, su cui ormai si è creata una maggioranza trasversale. Sarà l’ok definitivo: il testo non necessita di un altro passaggio alla Camera. In più, sempre entro la metà di dicembre, il Senato dovrà approvare il regolamento e la legge sugli orfani di femminicidi.
Lo ius soli invece – ca va sans dire – è sparito dalle agende parlamentari.
Tutti i partiti – a partire da Matteo Renzi e il suo Pd, tranne quelli più a sinistra o le aree di ispirazione cattolica tra i dem – ne temono gli effetti alle urne, di fronte ad una società che sembra andare verso destra.
Ma in questa situazione lo ius soli sarebbe un terno al lotto anche per il governo, un tunnel di incertezze dal quale l’esecutivo potrebbe uscire sfiduciato: battuto al Senato, insomma.
E non sarebbe una bella figura per Gentiloni e la sua squadra, alla vigilia delle elezioni. Tanto più che il premier e i suoi ministri potranno essere costretti a rimanere in carica per gestire gli affari correnti se dalle elezioni con il Rosatellum non uscirà un vincitore unico e dunque si farà fatica a formare un governo.
Si potrebbe determinare una situazione di incertezza anche a lungo termine, come insegna il caso della Spagna, del Belgio e ora anche della Germania, con la Merkel a gestire gli affari correnti dalle elezioni di settembre: tre mesi senza una maggioranza per formare un nuovo governo.
Uno scenario di precarietà istituzionale che ritorna in qualsiasi sondaggio sulle politiche in Italia.
Un ultimo studio di Ixè per Rai Radiouno dà il centrodestra vincente sul centrosinistra e sul M5s sia alla Camera che al Senato, ma senza una maggioranza per formare un governo. Ipotesi più probabile: la Grande coalizione Pd-Forza Italia.
Comunque, la legislatura è agli sgoccioli: un mese di vita. Lo è sempre stata nei pensieri del segretario del Pd, ma ora lo è decisamente anche al Quirinale.
Dove, alla luce di un attento studio della questione, basato anche sui precedenti storici, sono stati fugati tutti i timori rispetto ad una fine anticipata della legislatura, seppure di pochi mesi. Fugati i timori anche rispetto a un Gentiloni dimissionario in campagna elettorale.
Nel momento in cui si vota, infatti, il governo sarebbe comunque dimissionario. Ma ciò non toglie che, se la situazione lo richiederà , dovrà occuparsi degli affari correnti, in attesa che si formi una maggioranza per un nuovo esecutivo, dopo che gli italiani si saranno espressi alle urne.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
STRETTA FINALE SULLE PARLAMENTARIE: GLI ELETTI PARTIRANNO ALLA PARI CON I VOLTI NUOVI
“Aspettiamo le regole per le candidature, sperando di non apprenderle dal blog.
Vorremmo essere informati per tempo”.
Un deputato M5s, quasi al termine del suo primo mandato, attende con ansia insieme a tanti altri parlamentari di conoscere le modalità di selezione, ovvero come si svolgeranno le cosiddette ‘parlamentarie’: chi potrà candidarsi, in quanti collegi e in quali.
Ciò che è certo è che il voto spetta agli iscritti al blog, come sempre, e sulla base di questo saranno formate le liste, con possibile deroga sulla doppia candidatura purchè sia nel collegio uninominale e nel listino proporzionale corrispondente.
A stretto giro, forse già a dicembre, si comincerà .
I deputati e i senatori navigano a vista, mentre i vertici pentastellati, Davide Casaleggio, Beppe Grillo e Luigi Di Maio, sono al lavoro da tempo con la massima attenzione.
Poi le regole verranno sottoposte al consiglio direttivo composto da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri.
I rumors che arrivano in Transatlantico a Montecitorio dicono che si stia ragionando su possibili deroghe “rese necessarie”, viene spiegato, a causa della nuova legge elettorale che prevede una parte di eletti con il sistema proporzionale e una parte di eletti nei collegi.
La stella polare per i grillini è stata per molto tempo il “no” alle doppie, per qualche partito anche triple, candidature nelle varie circoscrizioni. Ma adesso, complice il Rosatellum bis, qualcosa è cambiato.
In pratica “il rischio — si ragiona negli uffici pentastellati — è di candidare un nome forte, forse un attuale parlamentare, in un collegio perchè è colui che può prendere più voti. Ma in tanti collegi siamo deboli, soprattutto al Nord, e non è giusto penalizzare il candidato che rischia di restare fuori dal Parlamento”.
Così prende sempre più quota l’ipotesi di consentire, sempre se i voti del blog lo permetteranno, la doppia candidatura. Sia nel collegio sia nel listino proporzionale corrispondente.
Deroga che renderebbe felici molti parlamentari già molto preoccupati dai volti nuovi con cui dover competere.
Infatti Casaleggio e Grillo sarebbero orientati a indire parlamentarie che non facciano alcuna distinzione tra deputati e senatori uscenti e neo candidati.
Si parte tutti dallo stesso punto. In questo modo, con ‘parlamentarie uguali per tutti’, nessuno è al sicuro. Deputati e senatori uscenti ragionano sul fatto che, nelle piccole province soprattutto, è sufficiente una manciata di voti sul portale per ritagliarsi un possibile posto in lista.
Altro punto fermo, ed è anche su questo che si sta ragionando, è la necessità di fissare dei paletti che riducano al minimo il rischio di “imbarcare di tutto”, frase pronunciata più volte dallo stesso Grillo quando ha voluto stigmatizzare i tanti cambi di casacca che hanno segnato la prima legislatura grillina.
Difficile che di regole si parli durante l’assemblea congiunta dei parlamentari perchè ad occuparsene ci pensano soltanto i vertici.
Si farà invece un programma sulla campagna elettorale, che in parallelo al “rally” di Luigi Di Maio prevede una campagna serrata nei collegi, con iniziative per battere il territorio palmo a palmo.
(da “Huffingtonpost”)
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