Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL 5% DI FDI FA GOLA E PUO’ RISULTARE DETERMINANTE NEL TESTA A TESTA CON SILVIO… LA DESTRA RESTA UN PARTITO-TAXI, INCAPACE DI EMANCIPARSI DAL RUOLO DI AREA DI SERVIZIO PER SOGGETTI TERZI
Il ruba-bandiera tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni è cominciato a Roma, in piazza
Santissimi Apostoli, dove il leader leghista ha scelto di aprire la sua campagna elettorale con una aperta sfida alla segretaria di Fratelli d’Italia, studiata fin nei dettagli.
Sul palco Matteo piazza tutte donne (sottotesto: cara Giorgia, mica sei la sola donna in politica).
Alla sua destra mette l’on. Barbara Saltamartini, che proviene da una lunga militanza in An (sottotesto: la destra sta con noi).
E poi il discorso, un’invettiva contro lo Ius Soli in qualche modo inedita perchè accompagnata dal riconoscimento del valore degli immigrati regolari, e quindi orientata a temperare l’abituale rudezza del Ruspa con toni che una volta si sarebbero detti “da destra sociale”.
Non a caso Gianni Alemanno, che di recente ha aderito alla Lega, è in piazza.
C’è anche Francesco Storace, che intervista amici e conoscenti col cellulare: «Anche a Roma la Lega sta prendendo piede», dicono in molti con larghissimi sorrisi.
Ed è proprio la presenza dei due storici personaggi romani — un ex sindaco e un ex presidente di Regione, non dimentichiamolo – a confermare che il comizio romano è la prima manche di una gara in qualche modo inaspettata: pensavamo a un Salvini in concorrenza con Berlusconi, e invece la vera corsa della Lega è prendersi l’elettorato della destra nel Centro-Sud, e magari fare lo sgambetto al Cavaliere travasando un paio di punti percentuali da Fdi al Carroccio.
I sondaggi accreditano il centrodestra di un 35-36 per cento e attualmente Forza Italia guida la coalizione con due punti di distacco dalla Lega (più o meno 15 a 13).
Il 5 per cento detenuto dalla Meloni è un bacino piccolo ma determinante per la conservazione degli attuali equilibri e soprattutto della leadership berlusconiana, tantochè il Cavaliere ha dato un pronto nulla osta al trasloco della fedelissima Daniela Santanchè per rafforzare il fortino di Fdi e tenerci dentro l’elettorato «con la bava alla bocca» (la definizione è della medesima Santanchè) che potrebbe essere tentata dalle battagliere suggestioni di Salvini.
È una gara bizzarra quella che si è aperta.
Per molti versi un secondo round, diametralmente opposto, della partita vissuta negli anni ’90 in cui sia la Lega sia la destra cercarono legittimazione politica abbassando i riferimenti identitari in favore di modalità politiche meno elettrizzanti per i militanti ma più consone a forze che aspiravano al governo.
Adesso si torna alle origini, e lo “sdoganamento” – cioè il biglietto per sedersi ai tavoli della prossima legislatura e del prossimo governo — lo si cerca corteggiando emozioni del passato remoto.
Giorgia Meloni ha cancellato la dicitura Alleanza Nazionale dal suo simbolo, enfatizzando la Fiamma Tricolore che fu del Msi di Almirante e della destra francese pre-Marine, quella di Jean Marie Le Pen.
Salvini va a caccia di “nomi nobili” legati ai fasti del passato, e non solo a Roma: in Puglia, sabato scorso, ha fatto salti mortali per essere alla presentazione di un libro di Salvatore Tatarella, fratello di Pinuccio, leader della vecchia destra meridionale (e non solo).
Insomma, i voti della destra magari saranno pochi ma risultano, oggi come in passato, determinanti per le forze maggiori, il che magari potrà inorgoglire i militanti — improvvisamente ricercati, blanditi e corteggiati come non mai — ma dall’altro conferma l’incapacità storica della destra italiana di emanciparsi dal ruolo di area “di servizio” per soggetti terzi, partito-taxi come diceva brutalmente Enrico Mattei, o in termini più gentili “bacino elettorale” dal quale pescare in caso di emergenza, quando serve, salvo poi ricacciarlo nelle retrovie.
Flavia Perina
(da “L’inKiesta”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA BOLDRINI CON LIBERI E UGUALI A FIANCO DI GRASSO; STABILITI DATA E LUOGO DELL’ANNUNCIO
Il 22 dicembre, nel quartiere romano di San Lorenzo. Per l’annuncio della presidente della Camera Laura Boldrini riguardo alla collocazione politica alle prossime elezioni, ora c’è una data e un luogo.
Per essere ancora più precisi, la cornice dovrebbe essere la Fondazione Cerere, storico punto di aggregazione di intellettuali e artisti della Capitale, calato però in un contesto popolare e storicamente vissuto da studenti, data la presenza della città universitaria.
Su quest’ultimo punto ancora non vi è la certezza assoluta, perchè la sala non è stata – come si dice in gergo – “fermata” ma di certo si tratterà di un brindisi natalizio coi giornalisti nel corso del quale, tenendo fede a quanto affermato più volte negli ultimi giorni, Boldrini potrà parlare liberamente delle proprie scelte, poichè a quella data la legge di stabilità sarà già stata licenziata dall’aula di Montecitorio.
Un evento volutamente lontano dal Palazzo, una sorta di cerimonia del “Ventaglio” politica, che di fatto starà a simboleggiare il termine del mandato come terza carica dello Stato e la discesa nella contesa elettorale.
Il Ventaglio ufficiale, per gli auguri istituzionali, è previsto per domani mattina nella Sala del Mappamondo e, dato il contesto e la pendenza della manovra, il riserbo continuerà ad essere mantenuto.
Ma a questo punto, dopo il fallimento della trattativa tra Giuliano Pisapia e il Pd e la conseguente frantumazione di Campo progressista, pochi restano i dubbi sulla determinazione di Laura Boldrini ad entrare a far parte di Liberi e Uguali, formando un inedito ticket istituzionale al vertice della neonata formazione di sinistra, assieme al presidente del Senato Pietro Grasso.
Che non a caso domenica sera in tv, presentando il simbolo di LeU, ha nominato la presidente della Camera, auspicando il suo endorsement per le Politiche.
In realtà , alcuni segnali delle ultime ore inducono a pensare che il processo di avvicinamento della Boldrini a LeU sia in fase avanzata, se non irreversibile, come ad esempio un attivismo più marcato sul fronte della campagna social #nonsolomaschi, in cui viene apertamente citata la foto del 3 dicembre all’Atlantico di Roma, scattata in occasione dell’assemblea costitutiva di LeU e raffigurante i quattro leader maschi della sinistra.
Lo spazio per la Boldrini, insomma, sul versante Liberi e Uguali è già stato creato, e la presidente della Camera è pronta a illustrare, il 22, una piattaforma politica costituita dai pilastri riconosciuti del suo impegno: immigrazione, diritti civili, antifascismo, parità di genere, occupazione giovanile e digitale, di cui sarà padrona assoluta una volta installatasi in LeU.
Nei corridoi di Palazzo, c’è già chi si è spinto a prefigurare per lei un ruolo di primissimo piano nel nuovo soggetto che prenderà forma stabile dopo le elezioni, che potrebbe essere quello di presidente.
I passaggi intermedi da valicare, però, sono ancora molti, a partire dalla performance elettorale di Liberi e Uguali, passando per la formazione di gruppi parlamentari unitari. Nulla di scontato, insomma, come insegnano le vicende della sinistra italiana.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
INTANTO GRASSO CRESCE NEI SONDAGGI: TRA GLI ELETTORI DI SINISTRA GODE DI UNA FIDUCIA DOPPIA RISPETTO A RENZI
Ieri Pietro Grasso da Fabio Fazio ha presentato il simbolo di Liberi e Uguali,
l’alleanza con cui MDP, Sinistra Italiana e Possibile si presenteranno alle elezioni nel 2018.
La parte curiosa della vicenda è che il simbolo sembra molto simile a quello di una campagna di Emergency per il tesseramento 2012-2013.
La nuova alleanza sembra comunque avere un ottimo riscontro nei sondaggi.
In quello di Ixè realizzato per l’Huffington Post (aggiornato al 6% con valori in percentuale riportati a 100 al netto dei “non saprei”) Liberi uguali si attesta al 7,5%, mentre nella precedente rilevazione i due partiti che hanno dato vita al nuovo soggetto politico venivano dati al 3% (SI) e 3,2% (Mdp).
Per quanto riguarda la prima categoria, Renzi gode della fiducia del 51% degli elettori rispetto a Grasso attestato al 40%.
Tra gli elettori di sinistra invece il presidente di Palazzo Madama ottiene il 48% contro il 26% del leader Dem.
Per quanto riguarda le intenzioni di voto sempre nell’area di centrosinistra e sinistra, il Pd viene scelto dal 57,7% dell’elettorato di centrosinistra rispetto al 9,9% di Liberi Euguali ma nell’area più a sinistra i Dem sono avanti di un soffio rispetto a Leu: 31,7% contro 30,4%.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE ANNUALE SULLO STATO DEI SERVIZI PUBBLICI: PEGGIORANO TUTTI I SERVIZI
A Roma la maglia nera dei servizi va ancora una volta al trasporto pubblico e all’igiene urbana, che i cittadini considerano gravemente insufficienti: nel 2017 i romani valutano con un 4,3 il servizio di bus e tram, 4,9 alle strisce blu, scendono a 5,9 anche metropolitane e taxi, rispecchiando una situazione che ha visto l’offerta del TPL di superficie crollare di 28 milioni di chilometri dal 2006 al 2016, in pratica più dell’intero servizio erogato a Genova (27 milioni di chilometri).
Ancora più basso il voto sulla pulizia della città , sonoramente bocciata con un 3,2, e la raccolta dei rifiuti anch’essa stroncata con un 3,7.
A rendere noti i dati è la Relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali e sull’attività svolta nel 2017 realizzata dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali e presentata stamattina in Campidoglio dal presidente dell’Agenzia, Carlo Sgandurra, insieme al presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito.
Meno ‘tragica’ la situazione degli altri servizi, almeno secondo la percezione dei romani. Per quanto riguarda l’illuminazione pubblica la valutazione dei cittadini tocca il livello più basso degli ultimi dieci anni ma raggiunge comunque la sufficienza, attestandosi al 6,2 (sempre in una scala da 1 a 10), scontando l’aumento significativo dei tempi medi di riparazione registrato nel 2016.
Considerando poi la vastità della superficie di ville, parchi e riserve naturali, che ricoprono il 60% della superficie di Roma per un totale di circa 82mila ettari (il Campidoglio ne gestisce 4mila, circa 311mila alberi), il servizio di cura e manutenzione del verde pubblico si attesta sopra la sufficienza (6,1) ma anche qui il trend degli ultimi 10 anni è in calo, così come le risorse finanziarie e umane (negli ultimi 20 anni si è passati da 1.200 a 286 giardinieri) dedicate.
Da segnalare poi che gli abbattimenti di migliaia di alberi negli ultimi anni per ragioni di sicurezza con la ripiantumazione di solo una minima parte di essi, ha visto una riduzione netta del patrimonio arboreo cittadino di circa 3mila unità .
Tra i servizi che riscuotono il maggior apprezzamento da parte dei romani c’è invece il servizio idrico integrato, nonostante la crisi della scorsa estate e l’aumento delle tariffe del 37% negli ultimi anni, anche se l’Agenzia nella sua relazione non fornisce una valutazione in scala.
Che invece per la cultura va oltre la sufficienza piena: 7,2 è il voto dei cittadini ai servizi culturali nel 2017, nonostante anche questo risulti in calo rispetto al 7,6 del 2016.
Le istituzioni culturali più apprezzate sono Palaexpo (7,6), Auditorium (7,5), Musei capitolini (7,3), Biblioteche (6,9) e Bioparco (6,8).
Infine gli asili nido, con un’offerta che l’Agenzia rileva di buona qualità e a costi inferiori rispetto a quelli della media nazionale nonostante l’aumento tariffario del 2015. Migliorata anche la gestione delle liste d’attesa, con la risposta insoddisfatta scesa al 5%. Il risultato e’ la percezione positiva dei cittadini, che nel 2017 attribuiscono a questo servizio un voto sopra la sufficienza, 6,2.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
CHE ARRIVASSE NATALE A ROMA SE NE SONO ACCORTI SOLO A META’ NOVEMBRE… DA QUI IL SOLITO AFFIDAMENTO DIRETTO GRILLINO ALLA SOLITA DITTA, SENZA APPALTO
Spelacchio, l’abete della Val di Fiemme che adorna il Natale di Roma in Piazza
Venezia, ha scatenato numerose polemiche.
Il suo aspetto “dimesso” non è stato giudicato degno del palcoscenico della Capitale. Dall’altra parte i 5 Stelle si sono affrettati a far sapere ai romani che “da quando Virginia Raggi è sindaca di Roma, al presepio manca la mangiatoia”.
Insomma, l’albero sarà anche bruttarello, ma la città ha “ben altri problemi” e se non altro ora grazie alla Raggi nessuno più ruba soldi pubblici.
Spelacchio ha però ha anche un lato oscuro.
In che modo la Raggi ha posto fine alla mangiatoia?
Stando a quanto ha più volte detto la sindaca la soluzione è stata quella di fare tutto nella massima trasparenza e soprattutto tramite i bandi.
Il bando per Spelacchio in effetti è stato fatto e il Comune ha stanziato 48 mila euro per la gestione degli addobbi e del trasferimento dell’arbusto donato dalla Magnifica Comunità di Val di Fiemme- Cavalese(Trento).
Ma come ha scoperto Roma Fa Schifo la determina dirigenziale per lo svolgimento per la gara è data 13 novembre.
L’abete avrebbe dovuto essere posizionato in Piazza Venezia appena venti giorni dopo, il 1 dicembre.
Motivo per cui nella determina era prevista la possibilità di procedere d’urgenza con una procedura di affidamento diretto senza gara. Cosa che pare essere puntualmente avvenuta.
Il giorno successivo alla determina che prevedeva l’indizione della gara è stata avviata la procedura di Trattativa Diretta che ha poi consentito l’affidamento all’Impresa “ECOFAST SISTEMA S.r.l.” del “Servizio di ritiro, trasporto eccezionale, posizionamento di n. 1 abete di 20/22metri circa per il Natale 2017 da collocare a Roma — Piazza Venezia, comprensivo di rimozione e smaltimento al termine delle festività natalizie”.
Importo dei lavori: 39.899,24 IVA esclusa.
Curiosamente sotto la soglia dei 40mila euro che per legge obbligherebbero il Comune a indire una gara pubblica.
Non che per il M5S questa sia una novità , visto che qualche tempo fa nell’XI Municipio lavori per un importo complessivo pari a 270mila euro vennero affidati opportunamente frazionando gli importi in contratti di 39.900 euro per rimanere sotto la soglia dei 40 mila euro che permette di poter affidare i lavori senza gara
Perchè il Comune di Roma non ha cercato degli sponsor?
A rendere ancora più interessanti le cose c’è il fatto che anche lo scorso anno fu proprio la ECOFAST ad aggiudicarsi l’affidamento per il servizio di allestimento e ritiro dell’albero di Piazza Venezia.
Anche l’anno scorso il Comune a 5 Stelle ha indetto con un certo ritardo (il 10 novembre) la gara. Gara che andò deserta e così il 25 novembre 2016 Roma Capitale si vide costretta dall’urgenza ad affidare il servizio alla ECOFAST.
Ancora una volta procedura di affidamento diretto (perfettamente legale e legittima) e senza gara d’appalto.
Secondo Roma Fa Schifo la ECOFAST si è aggiudicata tutti i lavori per l’allestimento dell’albero in Piazza Venezia negli ultimi anni, anche prima dell’avvento della giunta Raggi.
Senza nulla togliere alla competenza dell’azienda la decisione di ricorrere a quelli che i 5 Stelle a parti invertite chiamerebbero “i soliti noti” non è certo il segnale della “chiusura della mangiatoia”.
Anche perchè dopo aver visto le condizioni dell’albero alla partenza dal Trentino c’è chi ha sollevato il dubbio che il trasporto non sia stato svolto correttamente.
Del resto se il lavoro lo fanno sempre gli stessi, per un importo più alto di quello stanziato nel 2015 (che era di 38mila euro) in che modo si può sostenere che la mangiatoia non ci sia?
Delle due l’una: o prima non c’era e quindi i 5 stelle parlano a vanvera oppure, visto che le modalità e i costi sono simili, la mangiatoia c’è ancora.
Questo però non saremo noi a dirlo, sarà l’Amministrazione Comunale a dover spiegare — se ci sono — le differenze. Per il momento ci limitiamo a registrare che sui bandi pubblici il MoVimento 5 Stelle non ha fatto alcun passo avanti.
Da quelli dimenticati a quelli annullati (come ad esempio quello per Roma Multiservizi) fino a quelli rinviati (quello per il servizio rimozione delle auto in divieto di sosta) il vento stenta a cambiare.
E non si tratta di casi isolati, a giugno il bando per la manutenzione del verde pubblico era stato sospeso perchè non a norma.
Prendendo a prestito le parole della Sindaca Virginia Raggi: «seguire le procedure di legge richiede tempo» e i tempi lunghi ci sono sì, ma «perchè facciamo le gare. Resistiamo alle minacce».
Nel caso di Spelacchio, dal momento che Natale non è proprio un’emergenza forse si poteva prevedere di fare il bando per tempo evitando l’ennesima figuraccia.
Magari cercando degli sponsor che si facessero carico delle spese. Ma per quello ci vuole tempo, ci vuole programmazione.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
“GESTIONE SPREGIUDICATA DELLA COSA PUBBLICA”… MENO MALE CHE LA LISTA CIVICA DI DESTRA AVEVA FATTO DELLA LEGALITA’ UNA BANDIERA ELETTORALE
All’ombra del Comune un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbata libertà degli incanti, concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità .
Dopo due anni di indagini i carabinieri si sono convinti che a Cisterna di Latina, uno dei principali centri pontini, fosse stato messo a punto un sistema criminale e all’alba di oggi, su ordine del gip Giuseppe Cario, hanno arrestato 17 politici, funzionari imprenditori. Un terremoto.
Le indagini si sono concentrate sulla gestione, dagli inquirenti definita spregiudicata, della cosa pubblica, facendo luce su “un contesto di diffusa corruzione, in cui alcuni amministratori, funzionari e imprenditori pilotavano gare d’appalto in materia di raccolta differenziata dei rifiuti, costruzione di edifici pubblici, esecuzione di lavori stradali, refezione scolastica e manutenzione del verde pubblico e dei cimiteri”.
Tra i politici arrestati il vicesindaco Alvaro Mastroianni e gli assessori Danilo Martelli e Pierluigi Ianiri.
La giunta di Eleonora Dellapenna, che è anche presidente della Provincia, una civica orientata a destra, aveva fatto della legalità e della rottura con un passato caratterizzato da passaggi opachi da parte dei partiti una bandiera, contribuendo a trasformare la provincia di Latina in un laboratorio nazionale dei civici, quelli che si possono chiamare partiti dei sindaci.
A peggiorare ulteriormente la situazione c’è poi l’arresto del funzionario Gianfranco Buttarelli, che a Latina è assessore all’urbanistica
Proprio il settore che, travolto dalle inchieste, dopo venti anni ha fatto crollare nel capoluogo pontino la roccaforte della destra e stravincere un anno fa il civico Damiano Coletta. Senza contare che l’indagine su Cisterna è legata a doppio filo a quella su Anzio, che la settimana scorsa ha portato all’arresto dell’ex assessore Patrizio Placidi. Inchieste destinate a incidere profondamente negli equilibri politici del territorio e non solo.
(da “agenzie”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
IERI A ROMA IL LEADER LEGHISTA HA CONTRADDETTO LA STESSA RAGIONE DELLA MANIFESTAZIONE DA LUI INDETTA: I SONDAGGI NEGATIVI LO HANNO MANDATO IN TILT
«Per me italiani non sono coloro che hanno la pelle bianca per me sono anche italiani
i tantissimi immigrati regolari e per bene che sono qua a pagare a portare rispetto e a portare un contributo alla nostra società ».
Così parlò Matteo Salvini dal palco della manifestazione “No Ius Soli” andata in scena ieri a Roma da piazza Santi Apostoli.
Forse il Segretario della Lega Nord, che aspira a diventare il prossimo Presidente del Consiglio, non lo sa ma quella frase è di fatto un’apertura allo Ius Soli.
Anzi, va ben oltre quanto previsto dalla legge arenatasi in Parlamento e che la Lega tanto contesta.
Salvini forse lo ignora, o più semplicemente fa finta di non saperlo.
La legge sullo Ius Soli non concede la cittadinanza italiana in maniera indiscriminata a tutti i figli di stranieri.
La proposta di legge prevede chei figli — nati in Italia — di stranieri regolarmente residenti in Italia da almeno cinque anni possano chiedere ed ottenere la cittadinanza italiana.
Da questo provvedimento sono quindi esclusi i figli dei migranti “appena sbarcati” nel nostro Paese e ovviamente tutti coloro i cui genitori sono immigrati irregolari.
La legge attualmente in vigore (Legge numero 91 del 5 febbraio 1992) prevede invece che una persona nata in Italia possa ottenere la cittadinanza italiana solo al compimento del diciottesimo anno d’età .
Con la legge sullo ius soli (che in realtà è uno ius soli temperato) non ci sarà alcun automatismo tra la nascita e la concessione della cittadinanza.
La legge renderà più semplice e veloce l’acquisizione della cittadinanza per i minori al di sotto dei 12 anni che completano un intero ciclo scolastico nel nostro Paese.
Oppure che nascono da genitori stranieri che risiedono in modo stabile e regolare in Italia da almeno 5 anni senza interruzioni antecedenti alla nascita.
È abbastanza chiaro che questi eventuali nuovi cittadini italiani (si tratta di circa 800mila persone) non hanno nulla a che fare con i fantasiosi piani d’invasione e di sostituzione etnica paventati da Salvini.
Anche perchè Salvini è ben oltre la legge sullo Ius Soli.
Per Salvini sono italiani tutti gli immigrati regolari che lavorano e pagano le tasse in Italia contribuendo al benessere del nostro Paese. Bene.
Ma la legge sullo ius soli non si azzarda nemmeno a fare questa ipotesi. La proposta di legge si limita ad agevolare la concessione della cittadinanza per i minorenni.
Che la otterrebbero in ogni caso la cittadinanza italiana al compimento della maggiore età .
Gli adulti, ovvero quelli che lavorano e pagano le tasse (anche se non hanno la pelle bianca) non c’entrano nulla. Per gli adulti la procedura per la concessione della cittadinanza rimane invariata (il richiedente deve risiedere in Italia da almeno 10 anni).
Salvini invece dal palco di Roma ha pensato bene di estenderla a tutti gli immigrati regolari che lavorano in Italia.
Ad esempio: chi è arrivato regolarmente da un anno e lavora e paga le tasse nel nostro Paese per Salvini è italiano.
Salvini se la prende con Soros, con il Piano Kalergi, con il governo e con l’Unione Europea. Ci dice sempre prima gli italiani e indice una manifestazione contro una proposta di legge della quale distorce il contenuto e il significato.
Ma allo stesso tempo scopriamo che per Salvini “gli italiani” sono tutti quelli che lavorano e pagano le tasse in Italia, anche gli immigrati regolari.
Ecco a voi lo Ius Salvini.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
QUASI UNA SQUADRA DI CALCIO CON ALTRETTANTE RISERVE… PER LORO UN CONTENITORE AD HOC, TUTTI VOGLIONO UN COLLEGIO SICURO
Spregiativamente Matteo Salvini la considera un’arca di Noè, uno zoo galleggiante dove tutte le bestie più strane si accalcano per salvarsi.
Secondo Enrico Costa, che sarà tra i nocchieri, sta invece nascendo una start-up politica, non semplice sommatoria di gruppuscoli e partitini ma ”quarta gamba” del centrodestra, il listone di centro che permetterà a Berlusconi di tornare per la quinta volta a Palazzo Chigi.
Sia come sia, davanti all’arca (o gamba) berlusconiana c’è un grande pigia-pigia, gente che vuole a tutti i costi trovare posto.
È la conseguenza diretta dei sondaggi, dove Silvio risulta in costante ascesa e pericolosamente vicino alla soglia del 40-42 per cento che gli permetterebbe di conquistare la maggioranza nel prossimo Parlamento.
Scherzando con gli amici, l’altro giorno Renato Brunetta raccontava di aver contato ben 22 partitini vogliosi di accasarsi nel centrodestra, un segnale ai suoi occhi di successo e di abbondanza.
Per gli scienziati della politica è un classico esempio di “bandwagon effect”, la tendenza non solo italica a salire sul carro del vincitore.
Ma chi segue da dentro il fenomeno, come l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino, scorge un lato non altrettanto nobile: «Minore è il peso politico di certi personaggi, e più questi signori hanno bisogno di inventarsi sigle fantasiose che già sarebbe tanto se raccogliessero lo zero virgola zero uno».
SCISSIONE DELL’ATOMO
Alcune sigle verranno assorbite direttamente da Forza Italia, tipo gli animalisti di Michela Vittoria Brambilla, o i Popolari per l’Italia di Mario Mauro.
Il grosso finirà invece nel calderone “ad hoc” che prenderà vita tra domani e mercoledì in una saletta di Piazza Montecitorio, non appena sarà consumata stasera la scissione degli alfaniani: una modesta frazione di loro finirà a sinistra (Beatrice Lorenzin, Fabrizio Cicchitto), il grosso scivolerà a destra seguendo Maurizio Lupi.
Nonostante lo sbarramento di Salvini & Gelmini, alla fine i reduci di Ap troveranno asilo nell’arca della «quarta gamba».
Dove si stringeranno per far loro posto i liberali di Stefano De Luca, i laici di Gaetano Quagliariello (Idea), i “civici” di Enrico Zanetti, gli ex leghisti di Flavio Tosi (Fare!), i siciliani di Saverio Romano (Cantiere Popolare), i fittiani di Direzione Italia cui fanno riferimento, come in una matrioska, gli «autonomisti responsabili» di Renzo Tondo in Friuli, i Riformatori sardi di Pierpaolo Vargiu, i seguaci di Michele Iorio (Insieme per il Molise).
SI SCOPRON LE TOMBE
Vanno aggiunti i democristiani dell’Udc (Lorenzo Cesa) che recherebbero in dote l’1 per cento accreditato dai sondaggi, però pretendono di imporre come vessillo dell’arca berlusconiana lo scudo crociato Dc, del quale sono i legittimi proprietari.
Sulla scia Gianfranco Rotondi (Rivoluzione cristiana) e il redivivo Clemente Mastella, che sabato a Napoli riproporrà daccapo l’Udeur.
Parecchie caselle vanno ancora sistemate, e trovare la collocazione giusta sarà l’impresa di Niccolò Ghedini, avvocato di Arcore, di fatto anche potente manager di Forza Italia, la posizione che un tempo era occupata da Verdini.
A proposito: basterebbe un colpo di telefono perchè pure Ala si aggiungesse alla comitiva, ma Berlusconi non si è ancora fatto vivo col vecchio Denis. C’è da far posto ai Pensionati, al Popolo delle Partite Iva, al Rinascimento di Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti.
Ad Arcore si scommette che alla fine sarà imbarcato pure Stefano Parisi con le sue Energie per l’Italia.
Ma la vera difficoltà è che in cambio chiedono tutti qualcosa, collegi uninominali sicuri, compresi gli ex «traditori».
E se dovesse accontentarli, Berlusconi resterebbe senza poltrone con cui ricompensare quanti (non tanti) gli sono rimasti nei secoli fedeli.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
INTERVISTATO DA FAZIO: “NON MI INTERESSA UNA RIDOTTA DI SINISTRA, PENSO ALLA RICOSTRUZIONE DEL PAESE”… CARISMA, TONI MODERATI E RADICI NELLA LEGALITA’: POTREBBE ESSERE LA SOPRESA
Parole da leader deciso a tratteggiare una prima linea di confine tra le battute
maligne e la realtà dei fatti della nuova formazione politica “Liberi e uguali”: Pietro Grasso, ospite a ‘Che tempo che fa’ su Rai Uno non perde tempo: “E’ una vita che ho posizioni di guida, ho guidato magistrati, processi, credo di poter guidare una formazione politica. Sono abituato a discutere e poi prendere decisioni. Se ne accorgeranno tutti”.
Evidente il riferimento a D’Alema, considerato da molti come la mente della formazione politica.
“Ho una visione più ampia che quella di guidare una ridotta di sinistra. Penso a una ricostruzione della sinistra e quindi del Paese. Il mio obiettivo è allargare, nessuna preclusione al Pd. Mi sono trovato di fronte a una scelta di vita, la mia aspettativa era fare il nonno e potevo farlo, invece ho pensato a tutti i nipoti della generazione di mio nipote e ho esteso il mio carico e fardello”.
Grasso ha poi spiegato il percorso che lo ha portato ad accettare il ruolo di leader politico: “Nella mia vita ho sempre avuto un ruolo istituzionale, solo che è successo qualcosa: ho dato le dimissioni dal gruppo pd proprio perchè dopo aver visto cambiare il ruolo della politica di questo partito in materia di scuola, lavoro, sanità e con l’ultimo momento della legge elettorale in cui il senato ha dovuto porre e votare delle fiducie senza nemmeno poter discutere la propria legge elettorale, ecco questo ha provocato in me una reazione, un problema interiore di non poter più restare e ho fatto il mio primo atto politico, che però ha aperto e innescato un meccanismo particolare, parecchie persone hanno chiesto incontri e dato possibilità di soluzioni al mio futuro politico. Tra questi sono venuti tre ragazzi quarantenni,Civati, Fratoianni e Speranza, che mi hanno prospettato la loro idea di riunire forze di sinistra. Io gli ho detto: andate avanti e vi darò una riposta. In seguito “hanno fatto centinaia di assemblee sul territorio, 42mila persone hanno partecipato, hanno cominciato a far girare il mio nome e sono tornati mostrando questo gradimento. Dopo un periodo di ascolto e riflessione, ho pensato a tanta gente che è nel disagio sociale, a chi non avendo casa vive negli atri delle chiese, a chi è precario e non ha prospettive, ho pensato a tutto un mondo”.
Nel corso della trasmissione, Grasso ha anche presentato il simbolo del partito: “Non volevo il nome nel simbolo, ma mi hanno detto che è come il braccialetto che si mette al polso dei neonati. E’ amaranto che indica protezione. Poi – ha aggiunto – ci sono alcune foglioline, a forma di E, che indicano le donne presenti nel nostro movimento e il ruolo che svolgono nel Paese”.
Poi un messaggio a Renzi: “Gli faccio i migliori auguri, ho rispetto per lui. In campagna elettorale manterremo un certo stile, senza attacchi. Ma io non ho passato politico, guardo al futuro. Lui ha finito la fase zen, ma forse ha un futuro poco roseo…ma continueremo ad avere rispetto per le persone”.
La trasmissione diventa anche l’occasione per un invito alla presidente della Camera Boldrini: “Auspichiamo possa venire con noi. “Si è data una linea, vuole portare a termine la legge di Bilancio alla Camera e poi prendere una decisione”.
Infine il ragionamento sulla mafia: “Si apre una fase di riorganizzazione in Cosa Nostra, è ipotizzabile che ci saranno riunioni per ricostituire la Cupola. Lla Mafia si può riorganizzare e dobbiamo stare attenti perchè riesce ad avere consenso dove manca lo Stato. La morte di un uomo come Riina non può produrre soltanto pietà ma deve far ricordare tutto quello che ha commesso. Insieme a Provenzano si è portato nella tomba misteri su cui noi continueremo a cercare la verità “.
(da “Huffingtonpost”)
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