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FIORE INTERCETTATO: “DELLE CHIAIE REGISTA DELL’ASSE CASAPOUND-LEGA, DIETRO MILITIA I SERVIZI SEGRETI”

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

NELL’INFORMATIVA DEI ROS L’ANALISI DEL LEADER DI FORZA NUOVA: I RAPPORTI DI DELLE CHIAIE CON BORGHEZIO… “STANNO FACENDO UN GRUPPO DE MERDE”…”CASAPOUND INFILTRATA DALLA LEGA, DI STEFANO E’ FINITO A FARE IL PORTAVOCE DI BORGHEZIO”

Invidie, rivalità  e il sospetto costante di una manina dei servizi dietro le gesta dei camerati.
Ciò che avviene nella galassia neofascista al moltiplicarsi di sigle non lo svela un pentito ma la viva voce di uno dei protagonisti: Roberto Fiore, il leader di Forza Nuova che ha reagito alle inchieste sulle opache fonti di finanziamento e sui raid anti-immigrati, ordinando un blitz sotto la sede di Repubblica e dell’Espresso.
Allegata all’indagine sui banglatour di tre anni fa c’è una intercettazione dalla quale emerge la preoccupazione di Fiore per il ricompattarsi dei movimenti di CasaPound e di Militia sotto l’egida di Stefano Delle Chiaie, l’ormai ottantenne leader di Avanguardia Nazionale, indicato come la testa di ponte per una saldatura tra neri e leghisti.
Delle Chiaie, almeno secondo Fiore, avrebbe lavorato dietro le quinte stabilendo un asse con Mario Borghezio, leghista con un passato nell’estrema destra alla vigilia della scalata alla segreteria di Matteo Salvini.
Di un rapporto stretto tra leghisti e Delle Chiaie, del resto, si sono occupati in passato anche i magistrati che indagano sulle trame del 1992-1993.
Ignaro di essere intercettato dai carabinieri del Ros, Fiore, il 26 settembre del 2014, parla a ruota libera con Alessio Costantini, responsabile romano di Fn.
“Casapound non esprime più, quello che esprimeva quattro anni fa” , esordice.
Poi aggiunge: “Se Maurizio Boccacci (il capo di Militia Italia, storico leader dell’estrema destra dei Castelli Romani, ndr) sì muove, si muove perchè si stanno muovendo tutta una serie di situazioni. E questa è roba di servizi. Questo è lo Stato. Sono i servizi, il fatto che Boccacci sia a busta paga, te lo possono confermare persone che. ..”.
Poco prima Costantini aveva messo a parte Fiore delle ultime novità : ” Si sono rimessi tutti insieme con Delle Chiaie, Giuliano (Castellino, ndr), Boccacci, stanno facendo un gruppo de merde “.
Una unione che Fiore vede come fumo negli occhi, tanto da soffermarsi in previsioni circa il futuro dei neri rivali di Casa-Pound: “Adesso Simone Di Stefano (segretario di Cp, ndr) si è messo a fare, il portavoce di Borghezio (Lega, ndr). Non è un gran posto per il capo del movimento. Si sono messi in una situazione dì vassallaggio”, sentenzia Fiore che poi spiega al suo interlocutore che “già  in certe sezioni di CasaPound, ad esempio in Abruzzo, c’è la roba della Lega. Questo – tuttavia, secondo Fiore – è positivo” .
Evidentemente sperando che il connubio finisca per indebolirli avvantaggiando Forza Nuova.
C’è poi il capitolo Delle Chiaie.
Costantini riferisce di una riunione a Roma tra l’ex leader di Avanguardia nazionale e Borghezio: “Delle Chiaie sta sempre nell’ombra ovviamente non potrà  mai essere uomo di facciata. Però è quello che ha i contatti a Roma e può far succedere qualche situazione particolare a Roma fra i vari gruppi”. I due passano poi a discutere di strategie, convenendo che comunque il vento sia ” favorevole ” a chi nell’estrema destra “resta libero ” .
Un’opportunità  che però richiede prudenza: ” Io so per storia che nel momento in cui tu rimani solo ti sfondano, e noi in questo momento non abbiamo ancora le difese per opporci… ” . Insomma: l’asse Lega- CasaPound preoccupa ma i due dirigenti di Forza Nuova concordano sul fatto che non hanno la forza per far scoppiare il caso, limitandosi a concertare una strategia attendista, valutando l’evolversi degli eventi.

(da “La Repubblica”)

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I CORVI DELL’ALABAMA VOLTEGGIANO SOPRA TRUMP

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

LA VITTORIA DEM, IL VOTO FEMMINILE, IL WRITE-IN: I PRESAGI IN VISTA DEL MID-TERM

La vittoria del democratico Doug Jones alle elezioni suppletive per un senatore dell’Alabama con il 49,6% dei voti contro il 48,8 del Repubblicano Roy Moore (in sostituzione di un altro Repubblicano, Jeff Session, nominato ministro della giustizia) ha molteplici significati che trascendono lo Stato del profondo Sud.
La maggioranza repubblicana in Senato scende a un solo voto: 51R. contro 49D., indebolendo notevolmente il margine di manovra di Trump tenendo anche presente il comportamento autonomo di due senatori repubblicani, John McCain e Bob Corker.
La prima clamorosa sconfitta repubblicana dopo le presidenziali avviene in uno Stato roccaforte dell’integralismo conservatore e razzista (definito The Heart of Dixie) che nel novembre 2016 aveva dato i due terzi dei voti a Trump e negli ultimi venticinque anni aveva sempre eletto alla Camera alta i Repubblicani.
Il candidato sconfitto Moore, pur se discusso per motivi sessisti, poteva contare sull’aperto appoggio non solo del Presidente ma anche del leader dei reazionari, Steve Bannon, che si era distaccato da Trump per dare voce senza remore alle posizioni oltranziste.
Al candidato democratico sono andati invece molti voti delle donne bianche che, questa volta hanno infranto la “lealtà ” del blocco dei bianchi (uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri) che era stato decisivo per il successo di Trump.
Infine, e forse più importante per comprendere dove va l’America, è il voto cosiddetto Write-In giunto alla soglia del 1,7%, del tutto eccezionale per questo tipo di voto.
Perchè importante ed eccezionale?
Il voto Write-In significa che gli elettori hanno scritto sulla scheda un nome che non vi era contenuto. Se è vero che uno dei grandi esponenti Repubblicani dello Stato ha indicato questo voto, ne consegue che ormai è matura quella rivolta di una parte del mondo repubblicano (elettorato ed esponenti) che in vista delle elezioni di Mid-Term potrà  condurre alla liquidazione di Trump.
Il cambiamento di tendenza sembra generalizzato perchè emerge in uno Stato da sempre baluardo di quell’integralismo conservatore che ha il nucleo duro negli evangelici fondamentalisti che Trump ha cercato di gratificare con l’annunzio di Gerusalemme capitale (in nome della interpretazione profetica della Bibbia).
L’America riserva sorprese ed è sempre difficile pronunciare l’ultima parola.
L’elezione nell’Alabama, tuttavia, è un presagio che qualcosa di importante stia accadendo, non già  a favore dei democratici, ma contro l’interpretazione trumpiana del repubblicanesimo.

(da “Huffingtonpost”)

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FLOP DEL BANDO DEL CAMPIDOGLIO PER EMERGENZA ABITATIVA

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

IL COMUNE CERCAVA ABITAZIONI PER 800 FAMIGLIE, NE HA TROVATE SOLO 100…PARTE DEGLI AVENTI DIRITTO ALLA CASA FINIRANNO DI NUOVO NEL RESIDENCE DI TOTTI COSTATO 5 MILIONI IN SEI ANNI

Trattative in corso con “enti pubblici” per rimediare all’imminente chiusura dei costosissimi residence dell’emergenza abitativa.
Una parte degli aventi diritto finirà  di nuovo nel palazzone di Tor Tre Teste di proprietà  di Francesco Totti.
Il Comune di Roma è a caccia di immobili a basso costo dopo il flop del bando per la realizzazione dei cosiddetto Sassat, il servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo con cui il Campidoglio intendeva dare una risposta alle persone in stato di “fragilità  sociale” che si trovassero senza un tetto.
Con la gara pubblicata nel settembre scorso, infatti, il Dipartimento Politiche Abitative era alla ricerca di 800 immobili destinati ad accogliere una buona parte delle 1.400 famiglie ancora ospitate nei Caat (Centri assistenza alloggiativa temporanea), questi ultimi costati negli anni al comune anche 45 milioni di euro l’anno — dalla metà  degli anni 2000 — a una media di circa 2000 euro al mese ad appartamento. All’apertura delle buste, tuttavia, l’unica offerta fin qui valida è stata quella della Ten Immobiliare, di proprietà  dell’ormai ex capitano della Roma e di alcuni membri della sua famiglia.
La Ten ha messo a disposizione i 34 alloggi dell’edificio di via Tovaglieri, nel quartiere Tor Tre Teste, che già  in passato ha funzionato da residence al prezzo stellare di 900mila euro l’anno.
Al vaglio della commissione aggiudicatrice c’è anche la posizione di un’altra candidatura, quella della Moreno Estate di Ostia, che potrebbe mettere sul piatto un’altra sessantina di alloggi sul litorale, ma il Dipartimento ha chiesto ulteriori approfondimenti sull’agibilità  dello stabile proposto.
In totale, dunque, al massimo un centinaio di appartamenti non certo sufficienti a coprire l’esodo delle famiglie che usciranno dai residence il prossimo 28 febbraio.
Che fare allora? Fonti informali del Campidoglio confermano che l’assessore Rosalba Castiglione sta studiando una soluzione per evitare l’ennesima proroga alle strutture private.
Sul piatto ci sarebbero “trattative ben avviate con enti pubblici”, fra cui alcuni istituti previdenziali, per ottenere degli alloggi a prezzi calmierati e chiudere definitivamente la stagione dei residence.
E’ probabile che questa soluzione possa essere complementare all’assegnazione del bando e che alla Ten Immobiliare vadano comunque garantiti i 510.000 euro l’anno previsti per i 34 alloggi messi a disposizione, più i soldi relativi ai servizi che saranno messi a disposizione, come ad esempio la guardiania.
Le trattative in essere con gli enti pubblici restano dunque l’ultima spiaggia per evitare l’ennesimo flop.
L’uscita dai residence, voluta da Ignazio Marino e iniziata dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, in realtà  si è concretizzata solo in minima parte. In principio, infatti, fu il buono casa, un contributo sull’affitto di 700 euro per 3 anni accolto con grande diffidenza dai proprietari di abitazioni sfitte, che temevano di non avere gli strumenti per rientrare in possesso del proprio immobile una volta terminato l’assegno comunale: su 1400 contributi “potenzialmente erogabili” nel 2015 ne sono stati assegnati 25 e nel 2016 circa 100.
Completamente deserta anche la gara — molto simile a quella firmata da questa Giunta — voluta dall’ex assessora Francesca Danese, la quale poco prima della sfiducia a Marino era alla ricerca di 1020 alloggi.
Una svolta poteva darla la delibera 50/2016 approvata dal commissario Tronca, il quale prevedeva di destinare un terzo del piano della Regione Lazio (65 milioni sui 197 milioni inizialmente stanziati) all’uscita dai Caat, ma dalla Pisana finora sono arrivati solo 40 milioni, complessivi, evidentemente insufficienti allo scopo. Così la delibera commissariale è rimasta inapplicata.
“Se il bando non fosse andato deserto, solo 800 famiglie sulle 1.400 attualmente ospitate dai residence avrebbero trovato posto nei nuovi alloggi”, spiega a IlFattoQuotidiano.it la signora Elisa Ferri, del coordinamento dei residence.
Secondo Ferri — che fra l’altro vive in uno degli immobili della Ten — attualmente “non si conoscono i criteri con cui verranno accettate alcune famiglie piuttosto di altre. Si continua a sprecare denaro pubblico per farci vivere in dei tuguri, quando l’accesso alla casa popolare sarebbe la cosa più sensata per tutti”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BIOTESTAMENTO, FORSE E’ LA VOLTA BUONA: RESPINTA LA MODIFICA SUI TRATTAMENTI DI IDRATAZIONE E NUTRIZIONE

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

NO COL VOTO SEGRETO ALLA MODIFICA PRESENTATA DA QUAGLIARIELLO

Il biotestamento supera il primo grande scoglio. Ultimo ostacolo i voti segreti e poi forse l’Italia, dopo anni di attese e promesse, avrà  una legge che introduce il Biotestamento. Il Senato sta procedendo ad analizzare i vari emendamenti presentati in Aula e per il momento la maggioranza ha superato le prove.
Ad esempio, con 163 voti contrari, 80 a favore e 1 astenuti, è stato respinto una richiesta di modifica da parte di Idea su idratazione e nutrizione.
Un altro emendamento, votato successivamente, è stato respinto con 163 voti contro 76.
Analoga bocciatura si era verificata in precedenza su un’altra proposta. In tutto erano pervenute 23 richieste di voto segreto.
I 5 stelle, che non hanno presentato emendamenti, chiedono che il voto finale sia entro il 14 dicembre. Intorno alle 13 l’Aula del Senato ha concluso la seduta antimeridiana con l’approvazione dell’art.1. I voti a favore sono stati 154, i contrari 36 e 4 gli astenuti. L’esame proseguirà  nel pomeriggio, mentre il voto finale sul provvedimento resta previsto per domani.
In favore si sono espressi anche i senatori del Pd che rappresentano l’ala cattolica, sostenendo che il provvedimento non prevede accanimento terapeutico verso il paziente.
“Voteremo a favore”, hanno dichiarato, “perchè avevamo l’obiettivo di evitare sia l’accanimento terapeutico, sia ogni pratica di suicidio assistito ed eutanasia, e così è. Il fatto che suicidio assistito ed eutanasia non siano esplicitamente escluse è irrilevante, poichè una pratica è consentita solo se espressamente prevista per legge, e ciò non è. Chi vorrà  esprimere le proprie volontà  in materia di trattamenti sanitari potrà  ora farlo, ma si tratta di una facoltà . Verosimilmente non saranno in molti a farlo, ma è giusto consentirlo. Per la grandissima parte delle situazioni, dove le dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) non saranno espresse, continuerà  ad esservi una virtuosa alleanza tra medico, paziente e fiduciario”.
Ieri sul tema si era espresso anche il Consiglio nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci), evidenziando in una nota “grave preoccupazione su alcune parti del provvedimento”.

(da agenzie)

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CASO CONSIP, CREATE PROVE FALSE PER DANNEGGIARE RENZI

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

“COSI I CARABINIERI HANNO MENTITO CREANDO PROVE FALSE”

La parola «complotto» non compare mai, ma da ciò che scrivono il giudice che ha deciso la sospensione dal servizio dei due carabinieri e i pubblici ministeri che l’hanno chiesta, traspare chiaramente l’accusa di aver truccato le carte per danneggiare Tiziano Renzi e – di conseguenza – il figlio Matteo, che era presidente del Consiglio quando la Procura di Napoli affidò l’inchiesta agli investigatori del Noe.
Poi ci fu il passaggio del fascicolo a Roma, la revoca delle indagini a quel reparto dell’Arma e la scoperta – grazie agli accertamenti svolti dai carabinieri del Comando provinciale della capitale – che nell’informativa del Noe c’erano i falsi ora contestati all’ex capitano Scafarto (promosso «addirittura» maggiore, nota il gip Gaspare Sturzo nel suo provvedimento).
Per esempio l’attribuzione all’imprenditore Alfredo Romeo della frase intercettata «Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato», in realtà  pronunciata dall’ex deputato Italo Bocchino.
Scafarto lo sapeva, perchè gliel’avevano detto e confermato i suoi collaboratori dopo aver riascoltato la registrazione, ma ha scritto il contrario: aggiungendo che quelle parole «consentono di inchiodare il Renzi Tiziano alle sue responsabilità ».
Per la Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone, non si trattò di un errore bensì di «un volontario travisamento della verità », com’è provato dai messaggi whatsapp che i sottufficiali avevano inviato al neo-maggiore sulla paternità  della frase.
Scrive il gip: «Occorre condividere le conclusioni dell’accusa sulla coscienza e volontà  di compiere il falso da parte di Scafarto», e cioè che «la falsificazione è frutto di una deliberata decisione dell’indagato».
C’è poi il capitolo del presunto interessamento dei Servizi segreti alle indagini sulla Consip, denunciato sempre nell’informativa sottoscritta da Scafarto che, a tratti in maniera esplicita, chiamava in causa l’ex premier Matteo Renzi.
Sostiene ora la Procura di Roma: «Le attività  di riscontro di dati oggettivi facevano emergere quelle che devono ritenersi omissioni e alterazioni della verità  funzionali all’affermazione di una verità  precostituita; piuttosto che operare una verifica delle pur lecite ipotesi iniziali, si è scelto, in modo volontario e consapevole, di rappresentare maliziosamente quanto accertato».
Nello stesso quadro rientra l’altra accusa di «mistificazione delle evidenze», relativa ancora ad alcune intercettazioni di Romeo per dimostrarne i contatti con un ex generale transitato dai servizi segreti, mentre invece si trattava di tutt’altro personaggio, considerato «un millantatore».
Anche in questo caso, i messaggi whatsapp tra Scafarto e i suoi collaboratori dimostrerebbero che l’ex capitano era a conoscenza della vera identità  dell’interlocutore di Romeo.
Ma «ancora una volta – accusano i pm – al fine di supportare maliziosamente la tesi del coinvolgimento dei Servizi di sicurezza attivati dalla presidenza del Consiglio, inventa il coinvolgimento di un ex alto ufficiale della Guardia di finanza indicato, senza peraltro alcun riscontro, come appartenente ai servizi». E il gip condivide, attribuendo a Scafarto una «condotta cosciente e volontaria nel tentare di accreditare l’ingombrante presenza di presunti servizi segreti».
Le comunicazioni whatsapp tra Sessa e Scafarto (parzialmente recuperate nel telefono di quest’ultimo, ora accusato con Sessa di aver cancellato altre tracce sul telefono del colonnello e depistare l’inchiesta) hanno permesso ai pm di sostenere la tesi dell’inquinamento volontario, ma non solo.
In un messaggio del 9 agosto 2016 al «signor colonnello», l’ex capitano si dice preoccupato per le possibili fughe di notizie sull’inchiesta, che effettivamente ci furono: è il filone d’indagine nel quale sono tuttora inquisiti il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette e l’ex comandante regionale della Toscana Emanuele Saltalamacchia, oltre al ministro Luca Lotti e l’ex consigliere economico di Renzi, Filippo Vannoni.
In un inciso di quel messaggio Scafarto scrive: «Se abbiamo iniziato questa attività  è per accontentare il vice e il dottore».
Riferimento criptico senza nomi, che secondo gli inquirenti potrebbe indicare il colonnello Sergio De Caprio (l’ex capitano Ultimo, già  vice-comandante del Noe) e il pm napoletano Henry John Woodcock, all’epoca titolare dell’indagine.
Il quale aveva delegato al Noe accertamenti sull’imprenditore Romeo (ora di nuovo agli arresti domiciliari), che poi si scoprirà  in contatto con Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi (entrambi tuttora inquisiti per traffico di influenze illecite).
Ma si tratta di profili distinti dal «frammento» che ha portato all’interdizione di Scafarto e Sessa, decisa per evitare che le ulteriori indagini possano essere «danneggiate o forzate per conclusioni non veritiere», considerato il «contesto gravissimo di operazioni di falsi e depistaggio» contestato ai due.

(da “il Corriere della Sera”)

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“E’ GIUSTO CHE I MEDICI CALABRESI SIANO PAGATI MENO PERCHE’ SONO MENO BRAVI”: LA SINDACA LEGHISTA DI CASCINA RISCOPRE L’ODIO PER I TERRONI

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

“LASCIANO I BISTURI NEGLI STOMACI”: LA POVERETTA SI RILEGGA LE CRONACHE DEGLI SCANDALI DELLA MALASANITA’ PADAGNA INVECE CHE SPARARE CAZZATE RAZZISTE

Vuole togliere “Nord” dal simbolo della Lega, fa campagna elettorale da anni tra Puglia, Campania e Sicilia, ha messo il cappello sulla vittoria di Nello Musumeci, sul partito nazionalista anzichè nordista ha litigato di brutto con Umberto Bossi.
Ma la campagna di Matteo Salvini al Sud rischia di finire maluccio se le tesi del Carroccio sono quelle della sindaca di Cascina, Comune medio-piccolo della provincia di Pisa, simbolo dello sfondamento dei leghisti al Centro in direzione Meridione.
Secondo Susanna Ceccardi, infatti, è giusto che i medici calabresi siano pagati meno (molto meno) dei medici dell’Emilia Romagna.
Lo ha detto durante Agorà , il programma di Rai3. “Ho visto i dati della differenza degli stipendi tra i medici calabresi e i medici dell’Emilia Romagna. Ci saremmo tutti stupiti negativamente se gli stipendi dei medici calabresi fossero stati più alti di quelli dell’Emilia Romagna. menomale che non è così” ha detto la sindaca leghista.
A nulla sono servite le obiezioni della conduttrice Serena Bortone e degli altri ospiti in studio, come il sociologo Domenico De Masi e il cronista di Panorama Carlo Puca. “Dovrebbe essere uguale” replica alla sindaca De Masi. E lei: “No, non dovrebbe essere uguale”.
La Bortone cerca di contestualizzare: “Probabilmente lavora in strutture complicate è bravo almeno tanto quanto quello emiliano”.
Ma la Ceccardi non ci sta: “Secondo me no, perchè in Emilia Romagna hanno delle strutture specializzate, hanno delle specializzazioni maggiori“.
E quindi è giusto pagare meno un medico calabrese?, insiste la Bortone. “Bisogna utilizzare il metodo meritocratico” replica la sindaca pisana.
Puca cerca di farla ragionare: “Mi sa che Salvini così i voti al Sud Salvini non li prende se continua così”.
Ma la prima cittadina leghista insiste: “Se i medici fanno bene il loro lavoro, devono essere pagati di più ma questo è normale come dovrebbe essere in tutte le sanità ”.
De Masi prova ancora a capire: “A parità  di lavoro, i calabresi dovrebbero essere pagati di meno?”.
La Ceccardi risponde: “Sto parlando di qualità : scusi ma i casi di malasanità  li ha presenti in Calabria?”.
Il sociologo tenta di spiegare che la qualità  della sanità  non dipende dal singolo lavoratore, ma dall’organizzazione complessiva.
Ma la Ceccardi non ci sente: “Eh però dipenderà  anche dai medici che lasciano i bisturi negli stomaci“.
Contestare questa tesi, per la sindaca, è “fare i buonisti” (“ma lei non capisce niente di organizzazione”, ribatte De Masi).
Bortone e De Masi ci provano una volta per tutte: “Secondo lei è giusto pagare meno un medico calabrese che magari fa lo stesso lavoro di uno di Milano?”.
Alla fine la Ceccardi dice di essere stata fraintesa, rispiega cosa voleva dire. “In Calabria, anche per i casi di malasanità , ci sono medici meno bravi che in Emilia Romagna. Nella media, poi magari ci sono delle eccellenze”.
Forse nel frattempo aveva ricevuto qualche telefonata da un Salvini incazzato perchè gli aveva rotto il giocattolo del voto utile dei terrun?

(da “il Fatto Quotidiano”)

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PER CHI VOTERANNO I NEOMAGGIORENNI, SONDAGGIO CON SORPRESE: IL POLITICO CHE PIACE DI MENO E’ MATTEO SALVINI

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

PD 28,2%, M5S 19,6%, SINISTRA 15,4%, FORZA ITALIA 13,5%, LEGA 7,5%, FDI 6,4%, CASAPOUND 4,7%, RADICALI 2,7%

La rete di WhatsApp si attiva. Il link del sondaggio passa veloce di smartphone in smartphone tramite il meccanismo dell’interconnessione dati. I ragazzi iniziano a compilare le domande.
E c’è chi si arrende davanti alla moltitudine di nomi, perchè «non so votare, è troppo difficile e con gente sconosciuta».
Da nord a sud, attraversando il centro Italia, la Generazione Zero che nel ’18 arriva alla maggiore età  di fronte al primo voto appare disorientata, distratta, lontana, nonostante i politici parlino sempre più come loro: in digitale. Tweet, post Facebook e video su Youtube non lasciano memoria di volti e contenuti. E il distacco non dipende solo dai ragazzi.
Da Trento arriva solo una manciata di voti. «Il sondaggio è stato vietato dalla preside», ammette mortificato uno dei rappresentanti. Un no che aiuta a comprendere come nell’istituzione Scuola la dialettica politica negli ultimi anni sia stata bandita.
«Ci dicono che dobbiamo prima pensare a noi stessi e impegnarci nella realizzazione della carriera professionale», confida un ragazzo che vuole rimanere anonimo perchè schierarsi contro i professori «non è intelligente».
La politica viene vista come qualcosa di sbagliato, a volte anche pericolosa, in ogni caso inutile. Storie di volantini sequestrati perchè politicizzati. Racconti di ragazzi lasciati fuori dall’istituto perchè intenti in qualche campagna.
Nel gruppetto di studenti davanti alla scuola del centro di Roma si allarga e le voci si alzano di tono: «Ci sono professori che ci dicono che i politici fanno tutti schifo». «La scuola ci vuole lontani dalla politica», si intromette un ragazzo con lo zaino calato sulla spalla. Si parla del Virgilio, la storica scuola romana finita in prima pagina dopo la denuncia di preside e professori su scorribande di ragazzini dediti a sistemi mafiosi e uso di droghe.
«Da me è cascato un pezzo di tetto, mi pare ben più peggiore, tutto ‘sto casino nessuno l’ha fatto». «In tutte le scuole durante le occupazioni c’è qualcuno che fa sesso», dice un altro facendo riferimento al fantomatico video hard mai trovato.
Hanno voglia di raccontarsi, di dire cosa pensano e di condividere i loro problemi: «Adesso ad esempio c’è chi si droga con colluttorio e Sprite oppure con gli psicofarmaci». Suona la campanella e il gruppo si dissolve, come si dissolvono gli schieramenti, di destra o di sinistra.
«Credere, obbedire e combattere – Obbedire al nostro superiore, credere negli ideali, rispettare gli orari. E ancora: non presentarsi alle riunioni sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, non tradire i camerati, ascoltare prima di prendere la parola». Le regole sono scritte in un quadretto appeso in un muro scrostato. Bisogna salire una stretta scala di legno per accedere al piccolo soppalco.
L’unica cosa che si volta verso sinistra qui dentro è lo sguardo, per vedere le foto, perfettamente incorniciate, di Giorgio Almirante, Gabriele D’Annunzio, J.R.R. Tolkien e Charles Baudelaire. Tutti uniti in un solo grande mito: il fascismo sdoganato.
«Noi crediamo nella destra identitaria e sociale». Gabriele Sgueglia, 21 anni, iscritto alla facoltà  di Scienze Politiche di Firenze, nella rossissima Pistoia ha raccolto 388 preferenze ed è stato eletto consigliere comunale di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, alle ultime elezioni comunali, quando per la prima volta nella storia repubblicana è stato eletto un sindaco di destra. È lui il giovane leader che guida i ragazzi di Azione Studentesca di Pistoia, il movimento nato nel 1994 dalle ceneri di “Fare Fronte”, l’organizzazione studentesca del Movimento Sociale Italiano.
Non è immune al contagio Firenze, roccaforte delle sinistre vecchie e nuove, madre della Leopolda e culla del renzismo. Qui A.S, insieme a Cassagì, ha conquistato la consulta studentesca con 18mila preferenza, prendendo 18 seggi su 58, e presentando un programma che non lascia spazio a fraintendimenti: «La campagna culturale proposta dal Movimento ha un titolo chiaro: “Tutto per la Patria”. Un segnale forte, che avrà  risonanza nazionale: la destra avanza, si radica e vince».
Nella piccola sede di Pistoia si incontrano una volta a settimana. «Ci confrontiamo e parliamo dei personaggi che hanno fatto la storia», spiega Gabriele tra il consenso dei presenti. Il culto della memoria mescolato alle regole. I piccoli camerati arrivano uno alla volta. Si salutano come legionari con la stretta di mano romana, si siedono a cerchio e parlano di politica, di questa Italia e dei loro avversari: «I moderati di destra e la sinistra che non ci lascia spazio nel dialogo e ci stigmatizza come fascisti».
Ogni componente paga una quota di 10 euro mensile per l’affitto della sede. Poi ci sono le pulizie, il volantinaggio nelle scuole dove si cercano nuovi aderenti e la spesa da portare alle famiglie. «Io dico sempre che prima di parlare devono aspettare un anno perchè bisogna capire».
Gabriele ha la consistenza di un politico di professione: «Noi non crediamo nel fascismo, crediamo nella destra. Il culto di Mussolini appartiene al passato, dobbiamo guardare al futuro». Una piccola pausa: «Io ad esempio sono per i matrimoni gay, per un’accoglienza senza speculazioni e per l’Europa unita e forte». Rifiutano l’uso della violenza, almeno così dicono.
Via Gela, Roma. Liceo Ginnasio Augusto.
Qui Blocco Studentesco, movimento espressione di Casa Pound, ha tentato di conquistare la rappresentanza candidando due ragazze di secondo superiore. Si è conclusa con una manciata di voti alla lista, nonostante in Italia l’avanzata sia iniziata da tempo in modo massiccio a Verona, Varese, Lecce, Noto, Fermo, Chieti, ma anche Isernia e Ascoli Piceno.
Il meccanismo è sempre lo stesso. Blocco Studentesco ha delle tecniche precise. Sistemi di reclutamento, indottrinamento, accesso immediato dentro un gruppo e uso della forza. Puntano su ragazzi deboli, gli emarginati dalla classe.
Offrono in cambio l’identità  del clan e la promessa di essere invincibili. In pochi mesi li cambiano radicalmente. «Iniziano a frequentare i pub e le palestre di Casa Pound. È successo anche nella mia classe», racconta Giacomo Santarelli, ex presidente della consulta studentesca di Roma.
«C’era un ragazzo che non si era integrato, frequentava un po’ noi ma a un certo punto è stato avvicinato da quelli di Blocco, l’ho incontrato alla fine della scuola un mese dopo. Era cambiato, sembrava sicuro di sè».
E ancora: «Scelgono ragazze molto belle da candidare come rappresentanti d’istituto, solitamente fidanzate con qualcuno che milita in quegli ambienti», spiega Samuele Lucidi, rappresentante degli studenti dell’Augusto. Se nel centro di Roma ad aderire sono ancora pochi, nelle periferie romane riescono a conquistare la fiducia di molti. La fascinazione passa attraverso libri scelti che vengono messi sulle mani dei nuovi aderenti.
Dopo sei mesi l’indottrinamento ha attecchito. Non sono gli ideali, il fascismo o la paura del diverso. L’estrema destra vince sui giovani con l’identità .
Il messaggio che arriva ai cittadini del domani è: «Siamo solo noi ad aiutare il prossimo». E lo fanno mandando questi ragazzi a regalare la spesa o spedendoli a “conquistare” condomini “invasi”, a loro dire, da extracomunitari irregolari.
La destra avanza, la sinistra arretra. «Siamo gli ultimi diciottenni a votare per un partito moderato e vicino a esponenti come Massimo D’Alema», dice Damiano Moscardini rappresentante del liceo Russell di Roma.
Una frase che riflette le contraddizioni nazionali. «Gli studenti di primo e secondo superiore si stanno spostando verso movimenti estremisti e populisti». La sinistra ha posato il megafono tra mille sigle studentesche che raccolgono il consenso solo a suon di tessere. Si dividono in correnti, partitini, fazioni, come i loro leader senior.
«Ci sono i Future Dem», spiega Damiano. «Sono quelli che appoggiano Matteo Renzi, ma con il casino dell’Alternanza scuola-lavoro non se la passano bene».
Il rosario continua: Fronte Gioventù Comunista, Giovani Democratici, Federazione degli Studenti e infine i più apartitici, ma comunque schierati, la Rete degli Studenti Medi.
Giammarco Manfreda, il coordinatore nazionale della Rete, fa chiarezza: «Si perdono in scissioni e congressi sanguinari che dividono. Ad esempio i Future Dem adesso parlano solo di Ius Soli. Per loro non ci sono altri argomenti visto che criticare la buona scuola è un compito arduo se appoggi il segretario del Pd».
Il tutto nell’indifferenza della maggior parte degli studenti. La sinistra giovanile, a volte, si desta dal torpore dell’autoreferenziale e scende in piazza per protestare come lo scorso 17 novembre dove ha alzato la voce contro l’alternanza scuola lavoro. Lo fa senza falce e martello, senza Che Guevara di sorta e senza il mito della ribellione del ’68. Bandiere tramontate da tempo, in realtà .
Tra le minoranze di sinistra e di destra, si trovano gli indifferenti.
Il sentimento che meglio caratterizza i nati nel 2000. Non conoscono i partiti, non sanno chi sia il Presidente della Repubblica e guardano il telegiornale perchè imposto dai genitori, se va bene. E la politica studentesca si svuota, inchinandosi alle logiche di mercato.
Lo fa con ScuolaZoo, l’azienda con sede a Milano e fondata da Francesco Nazari Fusetti e Paolo De Nadei.
Due trentenni con uno spiccato senso degli affari che dieci anni fa hanno dato vita a un’impresa che adesso vale sei zeri. Nel sito arruolano giovani studenti, offrono loro il kit del perfetto rappresentante d’istituto con tanto di volantini, adesivi e tutto ciò che serve.
Per candidarsi basta cliccare su R.I.S, si compila un brevissimo questionario dove si scrivono i dati generali e le proprie motivazioni. Dicono di voler rivoluzionare la scuola partendo dal “basso” tralasciando il fatto che guadagnano organizzando feste e viaggi in tutte le scuole dove sono presenti.
Vendono diari personalizzati e dedicano una pagina a «come copiare senza essere scoperti», con tanto di orologio con bigliettino invisibile. Costo 54 euro.
Sul sito lampeggia il banner “il compagno di scuola di 2.700.000 studenti”. Con una cartina dell’Italia pubblicata sul loro sito, in pieno stile Risiko, dicono di avere conquistato un totale di 200 scuole.
La visione che la Generazione Zero ha della “cosa pubblica” e l’importanza della rappresentanza variano da regione a regione.
A Nord la politica non viene vissuta in modo viscerale, Milano e Torino non si scaldano se si parla di politica. Al sud c’è chi invece sfrutta l’impegno nei parlamentini studenteschi per una florida carriera.
È il caso di Luigi Genovese, eletto tra le fila di Forza Italia e recordman di preferenze nelle ultime elezioni regionali in Sicilia con 21mila persone che hanno scritto il suo nome nel segreto dell’urna.
Nel 2013 l’erede di Francantonio conquista la consulta studentesca di Messina appoggiato dalla Federazione degli Studenti, movimento politico espressione del Pd. Inizia a girare la regione con un unico intento: farsi conoscere. Di quel proficuo anno su Facebook non c’è più traccia, fatta eccezione per il 13 dicembre, il giorno della vittoria.
All’epoca alcuni studenti criticarono la gestione dei fondi in mano al piccolo Genovese. Ma la storia si chiuse ben presto e dei bilanci dell’epoca non si chiese più nulla.
«Sono stato picchiato tre volte», dice orgoglioso Alessandro Fusco, il presidente della consulta di Napoli. «I metodi camorristici sono dentro la mente delle persone e per far capire che uno conta bisogna picchiarlo».
È alto un metro e sessanta, la barba non è ancora spuntata sul volto magro e allungato. Appare appassionato, serio e ambizioso: «Sono stato picchiato perchè non riuscivano a prendere più voti di me, non sapevano come fare e hanno deciso di usare la violenza».
A Napoli gli schieramenti non esistono più e la Generazione Zero, se vota, «sceglie Movimento 5 Stelle perchè stanca».
M5S è presente in tutta Italia, pur avendo rifiutato di dar vita a un’associazione partitica all’interno delle scuole, nonostante i suoi fondatori siano nati proprio in questo modo. Nessuna struttura, nessuna organizzazione, ma solo ragazzi che si autogestiscono senza il partito alle spalle. Su Roma esprimono un pugno di candidati, niente di più. I giovani a cinque stelle preferiscono impegnarsi sui municipi, rifiutando l’impegno nell’istituzione Scuola. E nel resto d’Italia la situazione non cambia.
Più che l’antipolitica prevale una vita senza politica. In cui il voto non è più un obiettivo che segna il debutto sul palcoscenico della democrazia. I ragazzi della Generazione Zero condividono, almeno in questo, il distacco dei loro genitori.
E la destra che avanza senza ostacoli, la sinistra che dialoga solo con se stessa, per poi dividersi, gli imprenditori che trasformano il disinteresse in affare.
E il ritorno nelle preferenze di Silvio Berlusconi che diciotto anni fa preparava il suo ritorno al governo, oggi come allora.
Eppure i ragazzi, scettici, disillusi, fanno il suo nome tra i leader da preferire. Nel deserto della politica.

(da “L’Espresso“)

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SI VOTA IL 4 MARZO, IL QUIRINALE HA DECISO

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

IL PARLAMENTO CHIUDERA’ A FINE DICEMBRE

Per le elezioni politiche si andrà  a votare il 4 marzo 2018.
Non ufficialmente, ma la data è stata concordata nei contatti che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intrattiene con le forze politiche e rappresenta il primo giorno utile per la conclusione ordinata della legislatura, con l’approvazione della legge di bilancio che dovrebbe arrivare negli ultimi giorni di dicembre prima dello stop e del voto sul biotestamento.
Poi sarà  tana libera tutti e comincerà  la campagna elettorale più sanguinosa della storia della Seconda Repubblica.
Spiega oggi Claudio Tito su Repubblica che la data è stata in ballottaggio con quella del 18 marzo, che avrebbe dato più giorni a disposizione per le forze che attualmente non sono in Parlamento allo scopo di raccogliere le firme: “Ma a Montecitorio, proprio nella legge di Bilancio, è stato inserito un emendamento che lo dimezza ulteriormente. Una correzione anche questa, giustificabile solo con i tempi ristretti della campagna. E con la stagione invernale in cui si raccoglieranno queste firme”.
I provvedimenti in agenda possono essere approvati in extremis solo in questi giorni che precedono il Natale.
E del resto, a questo punto si tratta di uno scioglimento anticipato delle Camere solo dal punto di vista tecnico. Mattarella avrebbe dovuto aspettare il 15 marzo per chiudere la legislatura a scadenza naturale.
Ma è evidente che non ci sono più le condizioni per tenere in vita artificialmente la Camera e il Senato fino a quella data.

(da agenzie)

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“ROMA E’ RIDOTTA A UNA VERGOGNA E LA RAGGI E’ ETERODIRETTA DA MILANO”

Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile

L’ACCUSA DEL GRILLINO CARLO SGANDURRA, PRESIDENTE DELL’AGENZIA PER IL CONTROLLO DEI SERVIZI DELLA CAPITALE: “IO NON SONO CONDIZIONABILE, IL COMUNE DA’ DIRETTIVE SBAGLIATE E NON SA USARE LA MACCHINA”

Ieri abbiamo parlato del rapporto dell’Agenzia per il controllo della qualità  dei servizi pubblici del Comune di Roma che massacravano i risultati (?) dell’amministrazione grillina, facendo anche notare che il presidente è Carlo Sgandurra, nominato dall’Assemblea Capitolina nel settembre scorso e attivista grillino a Tagliacozzo. Sgandurra in un’intervista rilasciata oggi al Messaggero dice che la Giunta “non sa gestire i servizi” e accusa la Raggi di essere “eterodiretta da Milano“.
Il rapporto certificava la bocciatura nella gestione dei trasporti (responsabilità  dell’assessorato di Linda Meleo) e dei rifiuti (di competenza di Pinuccia Montanari). Nella sua relazione il Presidente dell’Agenzia Sgandurra lo ha detto chiaramente: «i dati degli ultimi diciotto mesi documentano purtroppo una tendenza negativa. Non mancano buoni esempi di gestione (della cultura e dell’estate romana), ma esistono e resistono delle macro aree del disservizio che riguardano soprattutto il settore dell’igiene urbana e dei trasporti»
A ricevere i voti peggiori è il servizio di trasporto pubblico. Nel settore della mobilità  — ha spiegato Sgandurra — i romani hanno perso 2,6 milioni di chilometri/vetture percorsi dagli autobus che sono stati compensati solo in parte da 1,5 milioni di chilometri/vetture in più percorsi dalle nuove metropolitane.
Nell’intervista Sgandurra è ancora più esplicito:
«Non si risolve il problema della mobilità  di Roma chiamandola “città  in movimento” oppure la burocrazia complicata del Campidoglio con la dicitura “città  semplice”».
L’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari ha detto che quelli dell’Agenzia sono «dati irrilevanti».
«La Montanari, prima di parlare, dovrebbe rispondere alla serie di richieste che le sono state fatte dall’Agenzia, a cui non ha risposto. Ha detto che il piano industriale di Ama stava sul sito, invece se lo tengono stretto. Il gioco delle tre scimmiette con me non funziona».
Vuole andare allo scontro.
«No. O lavorano o la smettono di fare gli struzzi e i giocolieri. D’ora in poi ogni capello sarà  messo in evidenza».
Guardi che se continua a dire queste cose la sindaca la caccia.
«La sindaca? Non può mandarmi via: io dipendo dal consiglio comunale. L’Agenzia risponde all’assemblea».
L’attacco a Meleo, Montanari e Raggi
Il grillino Sgandurra ha certificato che nei primi diciotto mesi la Giunta Raggi non ha in alcun modo migliorato i servizi dei romani, e questo nonostante l’incredibile numero di lacchè che, con audacia e sprezzo del ridicolo, si presenta ogni giorno a propagandare l’asfaltatura di una strada o il raccolto di quattro foglie per far vedere che l’amministrazione lavora.
«Qui sicontinua a usare la tecnica dell’emergenza per risolvere i problemi. Vogliamo parlare della pulizia dei tombini affidata a una ditta esterna invece che ad Ama? Sa cosa significa? Che un’amministrazione o è in grado di gestire o non lo è».
Sgandurra, ex dirigente ANAS che lavorò con Alemanno portando molti appalti in procura, è molto esplicito e nell’intervista firmata da Simone Canettieri arriva persino a insinuare che la sindaca sia eterodiretta da Milano:
«I consiglieri rispondono ai romani che li hanno votati ma non hanno responsabilità  politica, quella ce l’hanno gli assessori che però rispondono alla sindaca».
Certo, e quindi?
«La sindaca non ascolta i consiglieri, ma è eterodiretta. Da Milano. Oppure da Livorno o da Genova. Sembra quando gli imperatori provenivano dalle province».
Adesso è diventato grillino.
«Sì, ma non faccio sconti a nessuno. Sono un iscritto certificato al M5S, presentai anche la lista nel comune di Tagliacozzo. Purtroppo non c’è più lo spirito iniziale. Ma non voglio buttarla in politica. Sono un tecnico».
E ora boccia la giunta M5S.
«La città  è ridotta una vergogna. Io non sono condizionabile. Il Comune dà  direttive sbagliate e non sa usare la macchina. Con la voglia di cambiar tutto hanno spazzato tutto con il preconcetto che non potevano fidarsi di nessuno. La sindaca ascolta troppe chimere».
Insomma, dopo l’exploit dell’assessore al commercio Meloni di qualche tempo fa, anche Sgandurra è stato davvero sincero.
Come uno che sta per essere cacciato.

(da “NextQuotidiano”)

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