Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
TRE ANNI FA DISSE A RENZI: “STAI ATTENTO A CIO’ CHE FAI CON I PENSIONATI”
“Già dalle prossime ore altre personalità potranno accettare la nostra richiesta di darci una mano nella prossima legislatura. Tra queste abbiamo chiesto a Carla Cantone. E lei ha accettato”. È Matteo Renzi ad annunciare alla Direzione del Pd che l’ex numero uno dello Spi-Cigl, ora alla guida del sindacato dei pensionati europei, sarà candidata nelle liste dei dem.
Carla Cantone arriva alla candidatura dopo un rapporto travagliato con Renzi. Nel 2013, l’indicazione che lo Spi-Cgil dà ai suoi iscritti è di votare Gianni Cuperlo alle primarie del Pd a cui parteciparono anche Renzi e Pippo Civati.
Nel 2015, intervistata da Huffpost, Cantone andò giù durissimo contro l’allora premier: “Renzi, stai attento a ciò che fai con i pensionati. Altrimenti risponderemo con le ‘armi’ che sono a nostra disposizione”.
Il sindacato chiedeva risposte sulla restituzione degli arretrati ai pensionati e Cantone accusava Renzi di essere troppo attendista, dando “un colpo al cerchio e uno alla botte”. Poi il disgelo. E ora arriva la candidatura con il Pd.
Perchè il Pd ha scelto di puntare su una rappresentante del mondo dei pensionati?
Un sondaggio di Ixè per Huffpost spiega bene come il Pd registri l’appeal più alto tra gli over-55, mostrando invece una scarsa penetrazione tra gli under 45.
Tra gli over 65 raccoglie addirittura oltre 1/3 degli elettori. I pensionati, dunque, sono un bacino elettorale molto appetibile per il Pd.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
UNO DI LORO INTERCETTATO DICEVA ANCORA ALLA MOGLIE: “GIURO SU NOSTRO FIGLIO CHE NON C’ENTRO NULLA”… LA VIOLENZA ERA STATA PREMEDITATA
Una tecnica collaudata, che in passato aveva permesso loro di farla franca. Questa volta,
però, i tre uomini di 47, 29 e 22 anni autori dello stupro di una donna di 22 anni sono stati scoperti e arrestati.
Il loro modus operandi è stato terribilmente semplice da attuare: l’hanno invitata in un bar di via Crema, il Next, per offrirle da bere. Era la notte tra il 13 e 14 aprile 2017 e il 29enne le offre da bere, versando per ben 3 volte del benzodiazepine nel bicchiere, fino a renderla incosciente.
Lo stupefacente, oltre a rendere la vittima stordita e inerte durante lo stupro, cancella anche i ricordi recenti. Ma la 23enne, a distanza di tempo, è riuscita a ricordare qualcosa, molte delle scene dello stupro consumato in un appartamento di Bellusco, in provincia di Monza e Brianza.
Poche ore dopo il ritorno a casa, la 22enne ha iniziato ad avere dolore fisico e alcuni flash della notte. Alla clinica Mangiagalli hanno confermato la violenza e dalle analisi è emerso che la ragazza aveva un livello di benzodiazepine superiore di oltre quattro volte quello massimo. Dal certificato si legge che erano superiori a 900 a fronte di una positività superiore a 200. Le tracce di dna hanno incastrato il 22enne e il 29enne, il coinvolgimento del terzo è emerso durante delle intercettazioni.
“Ma amore, lo chiedi proprio a me? Io non ho fatto niente… te lo giuro su Dio, te lo giuro sul bambino… te lo giuro… “. Inizia con queste parole l’intercettazione telefonica- riportata dal Corriere della Sera- tra Mario C., l’uomo accusato di aver stuprato la ragazzina di 22 anni la notte del 13 aprile 2017 nel pub milanese “Why Not Next”, e sua moglie.
La donna lo incalza con domande insistenti su cosa abbia fatto quella notte in compagnia di Guido G. e Marco C., anche loro accusati dello stupro di gruppo ai danni della giovane, e se c’entri qualcosa.
“Non è un mio problema, non me ne frega un c…”
L’uomo è poi stato arrestato dai carabinieri insieme ai suoi due amici con l’accusa di violenza sessuale
Questi i dettagli agghiaccianti che emergono sulla terribile vicenda che ha sconvolto il capoluogo lombardo. La ragazzina conosceva il suo “carnefice”, come è emerso successivamente.
La terribile violenza era già stata progettata e il locale era stato scelto come il luogo in cui sarebbe avvenuto. A testimonianza della premeditazione le telecamere all’esterno del bar che hanno ripreso la scena
G. e C. escono e lasciano C. con la vittima. Gli sguardi si incrociano attraverso la vetrina. C. salta per l’esultanza, folle di gioia; G. e C. sorridono, soddisfatti. Quella ragazza, ormai totalmente stordita, è pronta. La accompagnano alla macchina in direzione di un indirizzo che porta fuori Milano, a Bellusco. È un appartamento di proprietà di C.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2018 Riccardo Fucile
IN TRE ANNI 10.000 MEDICI OSPEDALIERI TAGLIATI … NEGLI ULTIMI DIECI ANNI 10.000 POSTI LETTO IN MENO
Non siamo alla mazzetta da duemila euro richiesta a Padova per anticipare i tempi di un’operazione, ma poco ci manca.
Il dato che racconta la situazione è uno: più di un italiano su due, per l’esattezza il 59,2 per cento dei pazienti, preferisce pagare la visita a un medico specialista (ospedaliero o privato) per accorciare poi i tempi di ricoveri, analisi e accertamenti diagnostici.
Che ci sia qualcosa di opaco nel rapporto tra visite a pagamento e gestione delle liste d’attesa lo indica il Rapporto annuale sugli ospedali curato da Ermeneia per conto dell’Aiop, l’associazione delle cliniche private.
Solo nell’ottobre scorso l’Istat ha certificato che il 9,7 per cento delle famiglie, ossia due milioni e 700 assistiti, richiede una visita a pagamento prima affrontare terapie o operazioni chirurgiche.
Un modo per aggirare le liste d’attesa, perchè il medico che fa la visita a pagamento è poi in grado di agevolare gli interventi successivi.
Altrimenti i tempi sono lunghi, specie nei casi di risonanze, tac e mammografie per le quali si supera anche un anno.
Del resto lo stesso “mister anticorruzione”, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, pur sostenendo ieri che «quella delle mazzette non è la prassi», ha additato la scarsa trasparenza nella gestione delle liste d’attesa come una delle principali fonti di corruzione in sanità .
Che pagare in sanità non sia spesso una libera scelta lo dimostra un altro dato del rapporto Aiop: la prima causa, indicata dal 46,5 per cento degli assistiti, dei ben 40 miliardi di spesa sanitaria privata è da far risalire proprio alle attese troppo lunghe.
I manager di asl e ospedali interpellati ammettono che a volte nei reparti i primari conservano qualche letto libero per i propri pazienti privati.
Un po’ come fanno i ristoratori con i tavoli riservati per i loro clienti. Solo che qui parliamo di diritto alla salute, non di primo, secondo e coperto.
I diretti interessati puntano l’indice contro i tagli che hanno dilatato i tempi di attesa, ma ammettono che qualcosa non va.
«L’attività privata non è tutto un malaffare e aggirare le liste d’attesa è un reato, ma capita che un medico dia una mano a un proprio paziente privato trovando una motivazione clinica per accelerare i tempi», afferma Costantino Troise, segretario del principale sindacato dei camici bianchi ospedalieri, l’Anaao.
«Ma è chiaro che la gente si rivolga al privato se il pubblico arretra, perdendo in tre anni 10 mila medici e 70 mila posti letto nell’ultimo decennio».
Per arginare il fenomeno della visita privata “accorcia tempi” qualche regione in realtà s’è mossa.
L’Emilia Romagna non autorizza l’attività a pagamento dei medici ospedalieri quando in reparto non si rispettano i tempi massimi di attesa, che sono di 72 ore per le urgenze, 10 giorni per quelle un po’ meno gravi e rispettivamente di 30 e 60 giorni nel caso delle visite e accertamenti differibili.
Altrettanto ha annunciato di voler fare nel Lazio Nicola Zingaretti.
Una strada aperta dall’ex governatore della Toscana, Enrico Rossi, che con il cambio della guardia in Regione si è interrotta lì. Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato, indica come arma per arginare il fenomeno la gestione trasparente delle liste d’attesa.
«Prima di tutto bisogna porre fine al fenomeno illegale delle liste chiuse che non fanno accettare prenotazioni e che possono celare qualsiasi loro aggiramen
Un’indagine del Tribunale del malato ha poi dimostrato che per gli interventi oncologici non è così nel 13 per delle strutture del Nord, ma quasi nella metà di quelle del Centro e nel 55 in quelle del Sud.
Percentuali tra le quali è più facile far passare la spintarella.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile
AD APRILE LE ILLAZIONI SONO SERVITE PER CRIMINALIZZARE LE ONG E SANTIFICARE I BOIA… DOPO 10 MESI IMBARAZZO DELLA PROCURA E PROVE ZERO… HANNO SOLO CAUSATO UN TAGLIO DELLE DONAZIONI ALLE ONG DEL 20%… IL SERVIZIO DEI SERVIZI
Un interessante e coraggioso servizio del TgLa7 diretto da Enrico Mentana ha poche ore
fa sollevato uno dei casi più vergognosi della politica italiana e dei suoi risvolti giudiziari: l’inchiesta della procura di Trapani che ad aprile 2017 aveva sollevato “la possibilità , anche se non si tratta di reati giuridicamente perseguibili” che alcune Ong agiscano d’intesa con i trafficanti libici di esseri umani.
Affermazioni che scatenarono i Di Maio e i Salvini in uan caccia alle Ong, con relativo supporto sui social della fogna razzista. Vi fu persino una serie di audizioni alla Camera con tante smentite della nostra Guardia Costiera e la retromarcia del procuratore capo di Trapani.
Quelle accuse non suffragate da uno straccio di prova portarono a tre conseguenze:
1) diedero a Minniti l’alibi per allontare di trenta miglia i soccorsi delle Ong dopo la farsa del “codice di condotta” da sottoscrivere, causando l’abbandono da parte di molte di loro.
Con la conseguenza di centinaia di morti sulla coscienza di chi l’ha voluto.
2) Si permise ai trafficanti della Guardia costiera libica di autoproclamare la propria sovranità su un tratto di acque internazionali, in violazione delle norme vigenti (tanto è vero che la Libia ha poi rinunciato a formalizzare la richiesta nelle sedi competenti, come forse molti non sanno).
3) L’Italia permise perfino a una nave razzista di disturbare la navigazione di una nave Ong in zona controllata dalla nostra Guardia costiera senza sequestrarla e arrestare l’equipaggio.
4) come sottolineato dal servizio di Mentana, la diffamazione delle Ong ha causato un calo delle donazioni dal 5% al 20%, a seconda delle varie sigle, diminuendone di fatto l’attività a favore dei profughi.
Mentana quindi ha chiesto al magistrato della procura di Trapani assegnatario delle indagini a che punto siano a distanza di 10 mesi.
La risposa “imbarazzata” del magistrato è stata quella di chiedere al procuratore capo, in quanto lui non era in grado di rispondere.
Procuratore capo che “si è negato al telefono”.
Mentana ha fatto capire che i dubbi sull’inchiesta diventano sempre più pesanti, in mancanza di riscontri.
Suggeriamo a Mentana di approfondire un aspetto dell’inchiesta che è peraltro ben nota a chi l’ha seguita attentamente come noi: l’inchiesta nasce da una “informativa” caso strano di due agenti dei servizi segreti sotto copertura che il governo italiano ha infiltrato su una nave Ong con un mandato ben preciso.
Ma se non esistevano già ad aprile 2017 elementi “giuridicamente rilevanti” nelle loro segnalazioni, per quale ragione è stato dato loro credito?
Uno dei due agenti ha ammesso di essere in contatto con la segreteria di Salvini ( che prima ha negato e poi ha dovuto ammettere).
A chi è giovata l’esternazione “priva di prove”?
Perchè i due agenti sono stati definiti inizialmente “ex poliziotti” salvo poi dover ammettere che erano agenti dei servizi in missione?
Minniti non ne sapeva nulla?
Proprio lui che notoriamente è ritenuto “uomo vicino ai servizi”?
Quali interessi e quale strategia si celano dietro questa torbida operazione?
E’ fin troppo chiaro.
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Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile
HANNO ANCHE DECISO CHE SARA’ RAMPELLI A PERDERE IN LAZIO… SGARBI HA AVUTO IL SEGGIO SICURO, “NOI PER L’ITALIA” ANCORA NO
Il programma firmato era “ampiamente condiviso”, ha spiegato Berlusconi intervistato da Paolo Del Debbio a Quinta Colonna.
Il leader di Forza Italia non ha risparmiato critiche al Movimento 5 Stelle e il suo candidato premier Luigi Di Maio: “E’ assolutamente inaccettabile e impresentabile che un ragazzo dal bel faccino ed eloquio pronto possa avere in mano il governo della nazione, essendo giovanissimo, avendo 31 anni, non essendosi mai laureato e non avendo mai fatto seriamente un lavoro”.
Sul tavolo dell’incontro, oltre al programma elettorale di governo anche la candidatura alla Regione Lazio che, secondo quanto viene riferito, vedrà la coalizione appoggiare il candidato unico Fabio Rampelli.
Resta però da sciogliere il nodo su chi sarà il candidato premier della coalizione: il Cavaliere (in caso di una sentenza a suo favore da parte di Strasburgo) è pronto a rimettersi in gioco in prima persona, ma anche in caso di esito negativo il candidato premier da lui desiderato non sarebbe Matteo Salvini, che Berlusconi preferirebbe per il ruolo di ministro dell’Interno.
Il leader del Carroccio in caso di una percentuale eclatante di voti per la Lega aveva però detto di voler dettare le regole.
Intanto Berlusconi incassa la candidatura tra le file di Forza Italia di Vittorio Sgarbi che, intervistato da La Zanzara ha detto di rinunciare alla propria lista: “Mi ha offerto un seggio sicuro al Senato”.
All’ordine del giorno c’era la messa a punto del programma e, soprattutto, le candidature nei collegi uninominali. Berlusconi, in precedenza, aveva incontrato la delegazione della cosiddetta ‘quarta gamba’, composta da Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa, che hanno definitivo l’incontro “non positivo”, con riferimento in particolare allo spazio nelle candidature per gli esponenti della loro formazione.
Sarà “difficile” aggiungono fonti vicine ai vertici di ‘Noi con l’Italia-Udc’ “trovare un’intesa a queste condizioni”. Non è però rottura, il dialogo è ancora aperto e possibilista, a patto che “anche noi entriamo nella trattativa con pari dignità “.
Berlusconi avrebbe assicurato a Cesa e Fitto che avrebbe portato agli alleati le loro istanze nel vertice di questa sera a palazzo Grazioli. ‘Noi con l’Italia-Udc’ attende il responso e molto probabilmente rivedranno il leader azzurro domani.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile
VENERDI LA CONSEGNA DEL SIMBOLO, POI A PESCARA
Quattro giorni per smantellare le cordate e passare a setaccio i vincitori provvisori delle
parlamentarie M5s, cioè della selezione online dei candidati grillini alla Camera e al Senato.
I vertici pentastellati, quindi Luigi Di Maio, Davide Casaleggio e Beppe Grillo, riuniti all’hotel Forum, si sono presi del tempo prima di comunicare le liste ufficiali, che saranno annunciate solo domenica sera al termine della tre giorni di Pescara dedicata al programma di governo.
Nonostante le rassicurazioni diffuse dal blog (“Il voto si è svolto con regolarità e in sicurezza”) qualcosa è andato storto e ai vertici in queste ore stanno arrivando segnalazioni di comportamenti non in linea con il codice etico pentastellato.
Il caso più eclatante riguarda l’audio pubblicato mercoledì mattina da Marco Canestrari e Nicola Biondo, autori del libro Supernova.
In questo messaggio whatsapp si sente una persona che si rivolge a un tale Enrico e gli chiede di bloccare “chi hai contattato per i click”. Tutto ciò nel linguaggio 5Stelle è sinonimo di cordata, assolutamente vietata dal regolamento.
“L’autore del messaggio vocale — riferisce una fonte M5s di alto livello — sarebbe stato individuato, si tratta di una persona delle provincia di Catania, e lo abbiamo segnalato ai vertici”.
Anche la cordata sarebbe ben chiara e con essa le motivazioni. Ora i vertici stanno decidendo come procedere per evitare anche il rischio di ritrovarsi infiltrati nelle liste per le quali hanno concorso diecimila persone, come ha detto Di Maio.
Infatti, a parlamentarie concluse, sul blog si legge: “Era richiesto attenersi a criteri di lealtà e correttezza nei confronti degli altri iscritti, di mantenere comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi”.
Il post mette in evidenza anche che le regole sono chiare e ricordano che l’ultima parola sulle candidature spetta al capo politico. Per questo si prevedono probabili nuove esclusioni anche perchè sono in corso verifiche sui documenti presentati e sulle fedine penali.
Prima di dare il via al “Villaggio Rousseau”, nei fatti si tratta di una scuola di formazione politica in cui gli iscritti vengono istruiti sul programma ma anche su come si scrive per esempio una proposta di legge, Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Davide Casaleggio andranno al Viminale a depositare il simbolo per le prossime elezioni dopo essersi visti all’hotel Forum, anche per discutere delle parlamentarie.
La presenza del fondatore, che il 22 gennaio staccherà ufficialmente il suo blog dalla gestione della Casaleggio associati, balza all’occhio dopo che in tanti dal Movimento avevano parlato della sua voglia di farsi da parte.
Infatti fino a pochi giorni fa la partecipazione di Grillo a Pescara non era prevista, adesso invece c’è chi non esclude un suo blitz a sorpresa proprio per rassicurare e dare slancio alla campagna elettorale.
A tenere le lezioni saranno i parlamentari ma anche personalità con cui il Movimento è entrato in contatto.
Tra queste il sociologo Derrick de Kerchove, allievo di McLuhan, che parlerà di “Datocrazia”, ovvero di partecipazione all’epoca dei big data, il professore Massimo Di Felice dell’Università di San Paolo e Mario Pireddu, docente dell’Università della Tuscia.
Per ognuna delle tre giornate sono previste 1400 persone ma devono essere rigorosamente iscritte ai panel. Molte di loro sono concorrenti delle parlamentarie, in attesa del responso, che arriverà domenica tra delusioni e proteste.
Le stesse che si sono registrate negli ultimi tre giorni.
(da “Huffingtonnpost”)
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Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO LA POLITICA DI CRIMINALIZZAZIONE DELLE ONG, ORA IL GOVERNO TEME LE ACCUSE PER I MORTI CHE HA SULLA COSCIENZA
SOS servono più navi sulla rotta del Mediterraneo. Quelle impiegate nell’opera di soccorso non bastano.
Da sola, nonostante un impegno straordinario, la Guardia costiera italiana non ce la può fare. Il sostegno dall’Europa non arriva, e allora ecco la pressione “sotterranea” rivolta alle Ong che, per ragioni di sicurezza o perchè non in sintonia con le regole di condotta delineate la scorsa estate dall’Italia, avevano annullato o drasticamente ridotto il proprio impegno.
L’allarme è scattato. I trafficanti di esseri umani stanno diversificando i punti di partenza e le rotte da seguire. I tratti di mare da controllare si fanno sempre più ampi e a rendere ancora più problematica la situazione sono le pessime condizioni atmosferiche che rendono più difficoltose le operazioni di salvataggio.
Nessuna richiesta ufficiale, ma a quanto risulta ad HuffPost, un rinnovato impegno è stato chiesto ad alcune delle Ong che più hanno battuto il Mediterraneo: Medici senza Frontiere, anzitutto, e poi la spagnola Proactiva Open Arms e SOS Mediterranee. “Salvare vite umane è sempre stato il nostro unico obiettivo e se oggi ci viene chiesto di moltiplicare i nostri sforzi senza doversi scontrare con codici non accettabili, il nostro impegno è assicurato”, dice ad HuffPost un dirigente di Proactive Open Arms impegnato nelle operazioni di salvataggio in corso.
La Ong spagnola è tra quelle che alla fine hanno firmato il codice di condotta messo a punto dall’Italia, ma non per questo vengono meno le critiche a certe intese.
Per Oscar Camps, direttore dell’organizzazione umanitaria spagnola, “siamo di fronte a una situazione limite, sono stati utilizzati tutti i tipi di accuse senza prove per attaccare le Ong”.
“Quando – continua Camps alludendo a un reportage della Ap in cui si parla di fondi destinati alla formazione della guardia costiera finiti ai ‘passeurs’ – si parla di 6 milioni di dollari pagati per non far partire barche da Sabrata, noi siamo stati accusati di tutto ma chi negozia e paga i trafficanti è l’Italia”.
“E’ da un mese che non escono barche da Sabrata”, spiega ancora Camps, “questo è un elemento che può far dire all’Italia che funziona il sistema messo in piedi, ma in realtà si stanno accumulando centinaia di migliaia di persone in Libia, la zona della costa è ormai piena e le stanno lasciando nel deserto, a morire”.
Attualmente, sono 5 le Ong rimaste nel Mediterraneo, 5 e dispongono di un paio di grandi navi più 5 imbarcazioni più piccole, tipo pescherecci.
Medici senza Frontiere non c’è più, è l’unica Ong a non aver firmato il “Codice Minniti” e già da tempo ha ritirato la sua nave Prudence: resta uno staff di 11 persone a bordo della nave Aquarius di proprietà dei colleghi di SOS Mediterranee.
Operano a terra però, precisano dall’ufficio centrale. In terra libica: “I nostri medici lavorano a tempo pieno in Libia e prestano servizio in alcuni centri di detenzione tra cui quelli di Tripoli e Misurata”.
Secondo MsF il problema vero sta nei numeri delle imbarcazioni che fanno search and rescue, che rimangono ancora troppo poche, rendendo così problematico anche l’eventuale trasporto delle persone salvate nei porti francesi e spagnoli, qualora i governi di questi Paesi dovessero aprirli, come richiesto dalla Commissione europea.
Intanto l’Acquarius è arrivata a Catania con 513 migranti. L’imbarcazione è una delle poche che si è avventurata in queste ore di tempesta nel Mar Mediterraneo, dove si sta consumando l’ennesima tragedia.
Già due giorni fa, la nave spagnola Proactiva Open Arms aveva lanciato un segnale di allarme e la richiesta di un trasbordo urgente.
La nave umanitaria, che a causa delle proibitive condizioni meteo è stata costretta a navigare nella zona più al riparo dal vento tra le coste tunisine e quelle libiche con centinaia di persone, aveva a bordo un bimbo di tre mesi morente.
Era necessario portare a terra quanto prima il piccolo, che non riusciva ad alimentarsi, e una donna con un parto prematuro.
L’assenza di navi in zona per un possibile soccorso ha però segnato il destino del piccolo, che è morto questa mattina nell’attesa di un trasporto sanitario urgente.
Sullo stesso barcone di Proactiva Open Arms sono stati trovati altri due corpi e la nave fa sapere di non essere in grado di raggiungere nessun porto almeno fino a sabato.
Sono ore davvero concitate per la Guardia costiera, che sta ricevendo numerose chiamate con richieste di aiuto, ma le imbarcazioni da destinare alle emergenze non ci sono. Secondo i dati del Viminale, dall’inizio dell’anno sono sbarcati in Italia circa mille migranti; a questo dato vanno aggiunti gli oltre 1400 salvati ieri.
Il che porterebbe a un numero complessivo di 2470 persone, leggermente superiore a quello del gennaio di un anno fa (furono 2393).
Nel Mediterraneo la rotta più pericolosa è di gran lunga quella del Mediterraneo centrale, che dalla Libia porta alle rive della Sicilia.
Il numero maggiore di morti è stato toccato nel 2016: 5.143 secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim).
Nel corso del terzo quadrimestre del 2017, è fortemente aumentato il numero di migranti arrivati sulle coste italiane partendo dalla Tunisia, dalla Turchia e dall’Algeria. La maggior parte degli arrivi in Europa lungo la rotta del Mediterraneo, spiega un rapporto dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono costituti da persone di nazionalità siriana, marocchina e nigeriana.
“Nei mesi scorsi la rotta via mare verso la Grecia ha guadagnato popolarità , gli arrivi via mare in Italia sono diminuiti e abbiamo assistito ad una crescente diversificazione dei viaggi intrapresi da migranti e rifugiati per raggiungere l’Europa”, rimarca Pascale Moreau, direttrice dell’Ufficio per l’Europa dell’Unhcr.
Circa l’80% degli arrivi via mare in Grecia sono costituiti da siriani, iracheni e afghani, di questi due terzi sono donne e bambini.
Parallelamente, la Spagna ha visto un aumento del 90% degli arrivi via terra e via mare nel terzo quadrimestre del 2017, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La maggior parte di questi — 7.700 persone – arriva da Marocco, Costa d’Avorio e Guinea, ma gli arrivi via terra sono costituiti per la maggior parte da siriani.
Il rapporto evidenzia inoltre la ripresa, nel corso dell’estate, degli arrivi in Romania dalla Turchia, attraverso il Mar Nero (per la prima volta dal febbraio del 2015) così come un massiccio incremento degli arrivi a Cipro dall’inizio dell’anno.
“Nonostante la riduzione degli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, migliaia di persone continuano ad intraprendere viaggi disperati verso l’Europa”, spiega ancora Moreau.
E questa diversificazione delle rotte, unita al peggioramento delle condizioni atmosferiche, spiegano la necessità di un potenziamento della “Flotta della speranza”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile
EUROMEDIA E PIEPOLI CONCORDI: IL GOVERNATORE USCENTE IN NETTO VANTAGGIO
Oggi sono stati resi noti due sondaggi sulle regionali in Lazio, che confermano la linea di
tendenza in atto.
Il primo sondaggio è quello di Euromedia Research (sondaggista di fiducia di Berlusconi) che pone in netto vantaggio il governatore uscente Zingaretti con il valore medio del 44%, seguito da Gasparri al 26%, Lombardi al 19,4%, Pirozzi all’8% e Antonini di CasaPound al 2,6%.
Il secondo sondaggio è più “neutro” ed è di Piepoli, ma per almeno due candidati conferma il primo.
In testa è sempre Zingaretti con il 42%, Gasparri e la Lombardi sono appaiati al 20%, Pirozzi è dato al 16%
Quindi analoghi risultati per il governatore uscente e la Lombardi, calo di Gasparri a vantaggio di Pirozzi nel sondaggio di Piepoli, ma la sostanza cambia di poco.
Emergono quattro elementi:
1) Neanche la somma teorica dei voti di Gasparri e Pirozzi porterebbe il centrodestra alla vittoria su Zingaretti, in quanto si fermerebbe intorno al 35%
2) La Lombardi non sfonda, anzi prende una percentuale inferiore a quella nazionale del M5S
3) Nonostante la crisi del Pd, l’immagine di Zingaretti resta molto popolare e raccoglie consensi molto più elevati della coalizione che lo sostiene.
4) Casapound viene ridimensionata in una Regione dove ha pur radici da molti anni
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Gennaio 18th, 2018 Riccardo Fucile
VISTE LE SUE DICHIARAZIONI DEI REDDITI, NON E’ CHE QUESTO RAGAZZO HA LE MANI BUCATE?
Ieri Matteo Renzi da Nicola Porro a Matrix ha mostrato il suo conto corrente in un bell’intervento nel quale ha sostenuto che per un politico è necessaria la trasparenza: «Il 30 giugno 2014 avevo 21.895€ e oggi ho 15.859€. Chi fa politica non lo deve fare con lo scopo di arricchirsi», ha detto.
Ora, però, c’è qualcosa che non quadra.
Il 30 giugno 2014 Matteo Renzi era presidente del Consiglio da quattro mesi.
Da sindaco di Firenze, nel 2012, ha guadagnato 145.272 euro. Renzi è stato presidente del Consiglio fino al 12 dicembre 2016.
Per il 2014 (periodo d’imposta 2013) Renzi ha dichiarato redditi da lavoro per euro 100mila (lo dice la presidenza del Consiglio dei ministri).
Nel 2015 (periodo d’imposta 2014) ha dichiarato redditi da lavoro per euro 90mila e un reddito complessivo di euro 110mila.
Nel 2016 (periodo d’imposta 2015) Renzi ha dichiarato redditi da lavoro per 104mila euro e un reddito complessivo di 105mila euro.
Nella pagina dedicata a lui sul sito della presidenza del consiglio non sono disponibili altri dati, ma ci bastano questi.
Senza star lì a fare le somme perchè non sarebbe carino e lasciando perdere i redditi 2016 e 2017, come ha fatto Matteo Renzi a trovarsi sul conto corrente solo 15mila euro?
Ma questo ragazzo ha le mani bucate?
Chi scrive è ben consapevole del fatto che se Renzi avesse invece impiegato quei soldi per acquistare — ad esempio — immobili, oppure li avesse — ad esempio messi su un dossier titoli, mostrare il saldo di c/c non avrebbe alcuna valenza informativa (servirebbe un’anagrafe patrimoniale).
E, tecnicamente, nel caso di acquisto di immobili, si sarebbe arricchito.
Ma Renzi ne è consapevole?
(da “NextQuotidiano”)
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