Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
OLTRE 700.000 HANNO UNA PENSIONE LIQUIDATA DA ALMENO 35 ANNI
Sono quasi mezzo, per la precisione, 471.545 i pensionati italiani che ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità contributiva o ai superstiti da oltre 37 anni, ovvero con una decorrenza antecedente rispetto al 1980.
Il dato arriva dagli osservatori statistici dell’Inps che calcolano invece in oltre 700.000 le persone che hanno una pensione liquidata da almeno 35 anni (dal 1982 o negli anni precedenti).
Non si includono naturalmente in questi numeri i trattamenti di invalidità e le pensioni sociali. Le pensioni private antecedenti il 1980 sono 413.157 mentre le pubbliche sono 58.388.
L’età alla decorrenza delle pensioni liquidate prima del 1980 è di 49,9 anni per la vecchiaia e di 46,4 per l’anzianità , mentre per i superstiti da assicurato è di 41,5 anni (45,7 per i superstiti da pensionato).
Il dato chiaramente risente del fatto che le persone rimanenti con pensioni così “vecchie” sono quelle che sono andate a riposo prima e dopo 37 anni sono ancora in vita.
Per i pensionati del settore privato l’età è un po’ più alta per i trattamenti di vecchiaia (compresa l’anzianità ) con 54,7 anni, mentre è più bassa per i superstiti con appena 40,7 anni al momento della liquidazione della pensione.
Il dato dei pubblici risente chiaramente delle pensioni “baby” e quindi delle uscite dal lavoro con 20 anni di contributi o meno (14 anni sei mesi e un giorno per le donne con figli).
Se per le pensioni del settore privato l’importo medio degli assegni liquidati prima del 1980 è largamente inferiore a mille euro al mese (807 euro mensili i trattamenti di vecchiaia, 526 euro quelli ai superstiti) per le pensioni dei pubblici l’importo medio supera i 1.660 euro al mese nel caso della vecchiaia e i 1.465 in quello dell’anzianità . Superiore ai mille euro anche le pensioni ai superstiti erogate da prima del 1980 per il settore pubblico con 1.125 euro per i superstiti da assicurato (ovvero da persona morta mentre ancora lavorava) e 1.190 euro per i superstiti da pensionato.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIAIA DI FOTO ON LINE, ALCUNE SOTTRATTE DA APPARECCHI DI RIPARAZIONE, ALTRE RUBATE DA PROFILI PRIVATI … MA IN QUESTO CASO NESSUNO “PERCEPISCE” IL PERICOLO DEL DIFFONDERSI DI QUESTA ABITUDINE DEI BENPENSANTI
Tre persone arrestate, 33 denunciate, 37 perquisizioni. 
La Procura di Salerno ha dato il via a una grossa operazione contro la pedopornografia online. L’indagine, condotta dalla Polizia postale di Salerno è cominciata con una segnalazione e ha portato a scoprire ingente materiale pedopornografico conservato in un archivio digitale nascosto nel deepweb (le directory di internet che sfuggono alle normali ricerche) denominato Labibbia 3.0.
L’archivio contiene migliaia di file di fotografie e video che ritraggono donne, prevalentemente adolescenti nude e in pose provocanti.
Ogni cartella dell’archivio ha un titolo per agevolare la consultazione. Una catalogazione minuziosa che parte da ‘Bagascia con nome e cognome’ fino a ‘Bagascia senza nome’, Instacagne’, ‘Non sapevo che fossi minorenne’. In molti casi sono riportati elementi utili per l’identificazione della persona ritratta, persino il numero di telefono, l’indirizzo email e la citta’ di residenza; in altri invece non ci sono informazioni private; in alcuni casi le foto sono stati acquisiti dai social come instagram.
A conclusione delle indagini è stato possibile ricostruire l’apporto dato all’archivio informatico dai partecipanti alla chat, identificando chi inviava le foto dell’ex fidanzata, o della sorella minore di 12 anni.
Immagini sottratte da telefoni e computer in riparazione, e foto di ragazze minorenni rubate da profili pubblici.
Dei tre arrestati, due devono rispondere di detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico, uno di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti oltre al sequestro di centinaia di supporti informatici contenenti migliaia di files pedopornografici.
I 33 denunciati devono rispondere del reato di detenzione di materiale pedopornografico. Le perquisizioni di stamani sono state effettuate in 14 regioni (Campania, Lazio, Piemonte,Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Veneto, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige).
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile
CHE STRANO, NESSUNA CHE CHIEDA DI CACCIARE TUTTI I TRAMVIERI
“Basta, lasciami la stanza, voglio andare a dormire”. È l’ultimo messaggio inviato via WhatsApp da Jessica Valentina Faoro al suo assassino, Alessandro Garlaschi. A riportare l’ultima chat è il Corriere della Sera, che scrive:
L’inizio della lite tra Jessica Valentina Faoro e il tranviere assassino Alessandro Garlaschi è rimasta cristallizzata in una chat di WhatsApp. Messaggi che i due si sono scambiati nelle prime ore della notte tra martedì e mercoledì; una comunicazione sui cellulari, nonostante entrambi, in quel momento, fossero nella casa del tranviere, al civico 93 di via Brioschi.
[…] ha ricevuto l’ultimo messaggio di Jessica, una frase arrabbiata, infastidita: «Basta, lasciami la stanza, voglio andare a dormire». Perchè in quel momento il tranviere, che ha 39 anni, occupava il divano letto che aveva offerto in subaffitto alla ragazza, guardava il dvd di un cartone animato, non voleva andarsene in camera sua, e anzi insisteva perchè Jessica, 19 anni, si unisse a lui, in un approccio sessuale maldestro e insistente. La lite prima dell’omicidio è iniziata così.
Questa l’ultima scena ricostruita dagli inquirenti:
Jessica si trova verosimilmente nell’ingresso-cucina dell’appartamento, se ne sta al telefono, chatta con amici; Garlaschi invece è nel piccolo ambiente vicino, seduto sul divano letto subaffittato alla ragazza, e le chiede di avvicinarsi, insiste a starsene sul letto, quella è la sua forma di pressione per l’approccio sessuale.
Una parte di questo “dialogo” avviene anche via WhatsApp, fino a che Jessica, quando manca poco alle 4, perde la pazienza e manda quel messaggio: “Alzati e vattene (nella camera «matrimoniale», ndr) perchè voglio dormire
Poco dopo, l’omicidio.
(da “il Corriere della Sera“)
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