Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
LUI: “TENSIONI, MA MAI VIOLENZE”… FINISCE PURE IL MITO DEL NEOACQUISTO GRILLINO
Gregorio De Falco è diventato celebre per aver intimato in modo colorito – il famoso “Salga a bordo c…!” – al capitano della Costa Concordia Francesco Schettino di risalire a bordo.
È tornato agli onori della cronaca per la sua candidatura con il Movimento 5 Stelle al Senato, sia nel collegio uninominale di Livorno, sia come capolista nel collegio plurinominale Toscana 2.
Torna a far parlare di sè per una denuncia sfiorata, ma mai partita della moglie Raffaella, di cui dà notizia oggi il Corriere della Sera:
Raffaella, questo il nome della signora De Falco, si è rivolta alla polizia di Livorno una settimana fa, raccontando agli agenti che, poco prima, il marito aveva alzato le mani contro di lei e sua figlia, appena maggiorenne, durante un pesante diverbio in famiglia. Secondo il racconto della donna, De Falco avrebbe agito in maniera violenta mentre era in uno stato di alterazione, non meglio precisato. E la figlia, dopo essere stata presa per i capelli dal padre, sarebbe fuggita di casa per tornarvi solo dopo molte ore. La signora De Falco, visibilmente scossa per l’accaduto, ha spiegato tutto nei dettagli agli investigatori. E forse soltanto quando ha terminato il proprio racconto si è resa conto della conseguenze e ha preferito non formalizzare la denuncia. Le dichiarazioni della donna rimangono comunque agli atti perchè rese davanti a pubblici ufficiali.
All’Ansa, De Falco sostiene di non essere mai stato “violento”. “È evidente che si tratta di una strumentalizzazione mediatica volta alla denigrazione”, ha detto. “Le difficoltà di trovare un accordo economico tra le parti e la tensione che ne deriva è il motivo scatenante dell’episodio di un recente alterco. Che comunque affermo e ribadirò sempre con onestà , non mi ha visto attore di violenze, ingiustamente attribuite alla mia persona, nei confronti dei miei familiari”, ha aggiunto.
Il segretario del Pd, Matteo Renzi, interviene nella vicenda: “Noi non cavalcheremo la schifezza che abbiamo visto” nel M5S, ma “se c’è qualche candidato che mette le mani addosso alla moglie o alla figlia, su quello tutti insieme si dica no. Sulla violenza non si scherza. Non possiamo rischiare di avere i nostri rappresentanti a quel livello lì. La lotta alla violenza contro le donne deve essere patrimonio di tutti”.
“La denuncia di violenze di De Falco nei confronti della moglie e della figlia, se confermata, sarebbe gravissima”, scrive il deputato del Pd, Michele Anzaldi, su Facebook.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
“ERA IN DIFFICOLTA’ ANCHE PER VERSARE I CONTRIBUTI AI SUOI COLLABORATORI”
Giulia Sarti, capolista del MoVimento 5 Stelle alla Camera per il collegio di Rimini, ieri ha “scoperto”
ufficialmente che dal fondo per il microcredito dove si era impegnata a donare a suo nome mancano bonifici per 19.399 euro.
Lei sostiene sia tutta colpa dell’ex, fidanzato e collaboratore, Bogdan Andrea Tibusche alias Andrea De Girolamo (come si fa chiamare su Facebook).
Per questo l’ha denunciato in procura a Rimini e poi si è autosospesa, chiudendosi nel silenzio fino a ieri, quando in un lungo post su Facebook si è scusata, proclamandosi innocente. «O la questione verrà risolta prima dell’eventuale proclamazione, oppure rassegnerò immediatamente le dimissioni».
La versione di Bogdan Tibusche però è completamente diversa rispetto a quella di Giulia Sarti.
L’ha raccolta oggi Sara Menafra sul Messaggero direttamente da quanto detto dal cittadino romeno e animatore del sito di propaganda a 5 Stelle mascherato da media partecipato Social Tv Network ai magistrati che l’hanno interrogato venerdì sera. Bogdan ha detto di aver gestito i conti di Giulia perchè lei non era capace di farli quadrare: avrebbe, ad esempio, dimenticato di pagare i contributi nelle buste paga dei suoi due collaboratori e di aver finito in alcuni casi i soldi.
Tibusche ha poi ammesso di aver ricevuto denaro per pagare il proprio affitto e alcune cure mediche, ma sempre col consenso della fidanzata. Non, come sostiene Sarti, sottraendo somme al microcredito. E per provarlo ha fornito ai magistrati copie di messaggi, chat, mail e materiale audio.
Alla squadra mobile della polizia di Rimini e al PM Ercolani Tibusche ha raccontato: «Tenevo la contabilità di Giulia ed ero io a dirle che spesso spendeva troppo. Lei era molto generosa. Due dei bonifici al fondo di solidarietà sono tornati indietro perchè il conto era vuoto. Altri quattro li ho annullati con lei accanto, per riorganizzare le spese, ne abbiamo parlato».
Il Messaggero dice che nei confronti di Bogdan tira aria di archiviazione; lui ai magistrati ha raccontato come il rapporto con la parlamentare grillina che ora rischia l’espulsione sia stato fin dal principio basato sull’affidamento della gestione di soldi e cose pratiche:
«Fin dall’inizio del nostro rapporto — dice in sintesi — lei si è mostrata gentile e disponibile, generosa anche economicamente. Mi diceva di pagare coi soldi del suo conto sia l’affitto di Roma, sia quello della casa di Salerno, che ho mantenuto anche durante la convivenza». Molte delle spese, poi, erano dedicata ai due collaboratori parlamentari: «Ne ha presi due, perchè una è una sua ex compagna di corso. Ma non si rendeva conto di quanto costassero, le ho dovuto dire io a fine anno che non aveva pagato i contributi e lei mi ha risposto “trova una soluzione, non possiamo fare questa figura”».
Anche se l’assegno mensile da parlamentare è di circa 12mila euro, si fa presto a finire in rosso: Bogdan affronta delle cure mediche impegnative, due case, lei manda dei soldi alla famiglia per i lavori di ristrutturazione della casa paterna e per l’acquisto di una macchina. «Sapeva che non stavamo versando al fondo, ma poi non si rendeva conto di quanto le spese pesassero. (Il Messaggero
Secondo Tibusche, infine, le accuse nei suoi confronti arrivano perchè il clima intorno al MoVimento 5 Stelle l’ha spinta a giustificarsi in qualche modo o maniera.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
“NEL CODICE ETICO C’E’ SCRITTO AL PRESENTE, NESSUNA RINUNCIA, QUELLA NORMA E’ INCOSTITUZIONALE”
David Zanforlini, candidato M5S: “Io massone? Fatti miei, per farmi rinunciare al seggio devono uccidermi” Avvocato, candidato nell’uninominale a Ravenna, è il quarto massone scovato nelle liste dei 5 Stelle: “Non sono iscritto a nulla. Quindi sono in regola”
“Mi devono uccidere per farmi rinunciare”. David Zanforlini, avvocato di Ferrara, è uno dei quattro candidati M5S in odore di massoneria, inserito nell’uninominale a Ravenna. Come lui anche Catello Vitiello, Bruno Azzerboni e Piero Landi. Zanforlini parla al Corriere della Sera:
“Guardi, sono basito. Ho qui il passaggio preciso del codice etico per i requisiti. Vediamo, dov’è. Ecco. Qui ci sono le frasi in cui si dice che devi essere bello, buono, bravo. Ah ecco qui: il candidato non deve essere iscritto a movimenti massonici. Io non sono iscritto. Quindi sono in regola”.
Dicono però che sia stato un gran maestro, in passato, del Grande Oriente d’Italia e che ora si sia messo in sonno.
“E questi sono fatti miei. Nel codice etico c’è scritto al presente. Le parole sono importanti, scripta manent verba volant. Ma che siamo all’Inquisizione? Se anche io fossi un transessuale di nome Elisabetta che batte in via Stalingrado, non ti devi permettere di chiedermi niente. Questa è gente violenta, vogliono impadronirsi delle nostre vite”
Per Zanforlini i 5 Stelle stanno rischiando una deriva tirannica.
“Platone, nella Repubblica, aveva già detto tutto: quando c’è troppa democrazia, si rischia di finire nella tirannia. Ho paura che ci stiamo arrivando”.
Nessun atto di rinuncia, assicura il candidato.
“Ma quale atto, quello è incostituzionale. Io le leggi le rispetto. L’unica che non avrei mai rispettato è quella sulle leggi razziali. A me i razzisti fanno schifo. E ora capisco come si deve sentire un gay, un nero, un ebreo. Mi sono impegnato con gli elettori e vado avanti, nonostante questa situazione grottesca. Questa gente ormai mi fa paura, è pericolosa”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO L’INCHIESTA SUI RIFIUTI IN CAMPANIA IN CUI E’ INDAGATO PER CORRUZIONE, ROBERTO DE LUCA FA UN PASSO INDIETRO MA GRIDA AL COMPLOTTO
Roberto De Luca, figlio del governatore della Campania, si dimette da assessore al Bilancio del
Comune di Salerno. Lo ha annunciato lui stesso, prendendo a sorpresa la parola durante un convegno nella sua città . Roberto De Luca è indagato per corruzione dalla procura di Napoli in seguito alla videoinchiesta di Fanpage su presunti casi di mazzette nella gestione degli appalti per i rifiuti in Campania.
“Ho ricevuto attestati di stima e solidarietà , anche da tanti avversari politici, dopo la vicenda oscura in cui sono stato coinvolto. E’ chiaro a tutti che è stata messa in piedi una provocazione vergognosa. Non entro nel merito di un’indagine in corso, ma non voglio rappresentare un alibi per nessuno e per tutelare il mio partito, l’istituzione che rappresento e la mia famiglia rimetto il mio mandato nelle mani del sindaco”, ha spiegato De Luca jr. dal palco del Grand Hotel Salerno durante la presentazione dei candidati del Pd alle elezioni politiche.
“È un atto doveroso per consentire il migliore prosieguo della campagna elettorale”, ha aggiunto.
“Scusate il fuori programma – ha aggiunto – ma il clima è quello che è. Penso che tutti voi abbiate visto il video. Io l’ho visto senz’audio, non ho avuto lo stomaco. Spero prima possibile di fare luce sul caso e non posso non ribadire piena fiducia nella magistratura. Ora dobbiamo contrastare l’imbarbarimento della vita pubblica del Paese, quindi occorre mettere in campo ogni energia per vincere la sfida elettorale”.
Dalle colonne del Mattino, il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha commentato così l’inchiesta di Fanpage: “Non mi faccio idee sulle inchieste. Le rispetto. Sono andato spesso a far visita ai ragazzi di Fanpage. Per loro, che hanno ricevuto un avviso di garanzia valgono le mie posizioni garantiste. Rispetto il lavoro della magistratura e non aggiungo altro”.
Sul ruolo di Vincenzo De Luca in Campania, Renzi ha detto:
“Se tutto il Mezzogiorno fosse stato governato come è stata governata Salerno da De Luca sindaco, il Pil del Paese sarebbe ancora più alto. La Campania sta producendo ottimi risultati ottimi. Se mi dite che De Luca ha uno stile istituzionale che non è il mio, mi sembra un giudizio del tutto evidente”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
UNO STUDIO DEL POLITECNICO DI MILANO SEGNALA LE PROFESSIONI CHE GARANTISCONO SBOCCHI LAVORATIVI
Il Corriere della Sera pubblica oggi due infografiche che riepilogano le dieci professioni più richieste secondo uno studio di Adecco, Assologistica e della Scuola di direzione Aziendale del Politecnico di Milano.
Nell’ordine le prime tre riguardano commercio e servizi, attività di ristorazione e attività commerciali qualificate e non qualificate.
Subito dopo ci sono i conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento, gli artigiani, i metalmeccanici specializzati, gli installatori di attrezzature elettriche ed elettroniche.
Seguono gli impiegati in attività organizzative, amministrative, finanziarie e commerciali e gli operai semi-qualificati per la lavorazione in serie e gli operai specializzati dell’industria estrattiva e dell’edilizia.
Sempre secondo lo studio, i lavori più a rischio di automazione sono agricoltura e pesca, commercio e magazzinaggio.
E proprio lo studio segnala un incremento dei piccoli magazzini e della logistica dovuto soprattutto alla crescita del commercio on line.
In questo caso aumentano le offerte di lavoro nel campo: piccoli depositi – sperimentati con successo anche da Amazon e Ikea – che consentono di ridurre «sia la distanza rispetto ai punti di consegna, sia la dimensione minima per saturare il furgoncino predisposto per il servizio».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2018 Riccardo Fucile
L’ODISSEA DI UNA FAMIGLIA ALLA VIGILIA DELL’INCONTRO SUI 500 TAGLI ANNUNCIATI DALLA MULTINAZIONALE… SONO QUESTI I PROBLEMI REALI DELL’ITALIA, LA SICUREZZA DEL LAVORO, NON LE “PERCEZIONI” DA PSICHIATRIA
Che strana, la fabbrica. Un giorno ti regala l’amore, un altro ti getta nell’angoscia di non avere più un
futuro sereno. Andrea e Senes si sono conosciuti alla Embraco: «Lavoravamo già lì da un po’ ma non ci eravamo mai visti L’azienda propose un nuovo orario di 36 ore e finimmo nello stesso turno. Iniziammo a frequentarci. Nel 2002 ci siamo sposati», raccontano.
Lei ha 48 anni e lavora al montaggio, lui ha cinque anni in meno e si occupa dell’involucro esterno dei compressori per frigoriferi.
Entrambi sono in forza allo stabilimento di Riva presso Chieri da oltre 20 anni ed entrambi rischiano il licenziamento. «Da noi ci sono tante coppie nella nostra situazione, anche perchè in quella zona di Chieri la Embraco è l’ultima grande azienda rimasta. Quindi in passato era facile che la gente del posto trovasse lavoro lì».
Ecco perchè tra i 497 lavoratori a rischio (su 537), ci sono decine di famiglie che dipendono esclusivamente dall’azienda e che stanno col fiato sospeso.
«Da un momento all’altro rimarremo entrambi senza un reddito. In questi anni abbiamo acquistato casa, e dobbiamo finire di pagarla, ci siamo comprati la macchina, e abbiamo ancora un anno di rate. Poi ci sono le bollette, il riscaldamento. È una routine che improvvisamente viene messa in discussione. E hai paura di non riuscire più a pagare il mutuo o la mensa della bambina».
Lei si chiama Marta (il nome è di fantasia) e ha otto anni. Sa che mamma e papà stanno passando un brutto momento perchè li vede sempre più nervosi.
«Ha capito la situazione, ascolta i notiziari con noi. Lei però è ottimista, perchè non ha un quadro completo della situazione. Pensa che troveremo un altro lavoro, ma noi sappiamo che non è affatto semplice».
Di sicuro, non lo è in questa fase. Perchè i lavoratori della Embraco sono in un limbo: formalmente hanno ancora un impiego e in effetti continuano ad andare in fabbrica a produrre compressori.
E paradossalmente è anche per questo che oggi fanno fatica non solo a trovare un lavoro ma persino a cercarlo. «Abbiamo provato a guardarci in giro, ma tutti ci dicono di aspettare e di vedere come va a finire. Ci suggeriscono di non licenziarci, perchè rimarremmo senza nulla, mentre se fosse l’azienda ad allontanarci avremmo la Naspi, che se venissimo assunti altrove diventerebbe un incentivo. Questo ci fa sentire come merci: aspettano che valiamo di più per capire se prenderci».
Così Andrea e Senes restano lì, aggrappati a un lavoro che diventa sempre peggio.
«La Embraco ha disdetto il contratto integrativo. Significa che abbiamo 50 centesimi in meno all’ora e che non ci sono nè la mensa nè il contributo alle spese di trasporto». Meno stipendio e stop ai benefit.
Ma la paura più grande è di rimanere senza niente. «Siamo attentissimi alle spese. Non possiamo più permetterci il superfluo e non sprechiamo più nulla. Però vogliamo che la nostra bimba continui ad andare al corso di danza. Sta diventando la sua passione e non vogliamo che la nostra situazione pesi su di lei».
Tutto il resto è un misto di delusione, rabbia e ansia.
«L’azienda era già in difficoltà nel 2004, ma ai tempi la crisi si risolse in fretta. Ora è diverso. A fine ottobre ci hanno detto che il lavoro si sarebbe ridotto e che non potevamo più accedere ai contratti di solidarietà . All’inizio non credevamo che sarebbero arrivati a licenziarci, ma poi vedevamo che ai tavoli sindacali la Embraco non portava mai nulla. Il 10 gennaio la capogruppo Whirlpool ha annunciato i 497 licenziamenti».
Il 25 marzo scadono i 75 giorni previsti dalla legge per scongiurarli. Fino ad allora occorre provare a crederci ancora. Domani a Roma ci sarà un nuovo incontro tra il ministro allo Sviluppo Carlo Calenda, i sindacati e i manager della Embraco: «Vediamo che per altre aziende, come Alcoa e Ideal Standard, sono state trovate soluzioni. Speriamo che quelle dei politici non siano solo chiacchiere e che possano trasformarsi in qualcosa di buono per il futuro. Noi lavoratori ci abbiamo sempre messo il massimo impegno. All’azienda lo abbiamo dimostrato ogni giorno in cui siamo entrati in fabbrica. Ma non è bastato».
(da “La Repubblica”)
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