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GLI ATTIVISTI M5S DI SIENA CHIEDONO LA TESTA DEL RESPONSABILE DELLA CANDIDATURA DI CAIATA

Febbraio 24th, 2018 Riccardo Fucile

“AVEVAMO RAGIONE NOI A DENUNCIARE, NON CI AVETE ASCOLTATO”

Indovinate chi saranno i prossimi cacciati dal MoVimento 5 Stelle? Vi regalo un indizio.
Oggi il sito di Siena a 5 Stelle ha pubblicato un comunicato stampa significativamente intitolato “Avevamo ragione noi” (e un vecchio detto recita che è pericoloso avere ragione quando il governo ha torto) e con una bella foto di Beppe Grillo in copertina nel quale si dissociano dalla candidatura di Salvatore Caiata — che, notoriamente, è stata decisa da Luigi Di Maio, capo politico pro tempore del M5S — e in cui confermano di aver inviato ai vertici locali, regionali e nazionali una serie di segnalazioni che riguardavano l’imprenditore potentino ma residente per anni a Siena attualmente indagato.
Ma c’è di più. Quelli del M5S Siena, già  che ci sono, chiedono la testa del responsabile della candidatura, “non importa dove, se in Toscana, in Basilicata o forse addirittura a Roma“.
Non siamo per nulla sorpresi da quello che oggi leggiamo su tutti i giornali: semmai è la tempistica a lasciarci perplessi. Evidentemente i sondaggi — quelli veri — prevedono un successo clamoroso per il Movimento 5 Stelle e questo costringe il “sistema” a sparare adesso tutte le sue cartucce.
Avevamo ragione su tante cose, non solo su questo. I massoni, gli indagati, i candidati scorretti e i “cacciatori di poltrone” che riempiono le liste dei partiti, non possono, non devono far parte delle nostre. Quindi qualcuno ha sbagliato, e qualcuno deve spiegare, assumendosi la responsabilità  dei propri errori.
Per l’onorabilità  del Movimento 5 Stelle, per rispetto dei suoi valori e dei suoi principi fondanti così cari agli attivisti della prima ora, e per tutelare il nostro progetto politico in un momento così delicato, è necessario che chi ha sbagliato faccia un passo indietro. Adesso, non dopo, perchè “onestà ” e “trasparenza” sono i primi fra quei valori.
Chiediamo e ci aspettiamo la rinuncia al ruolo di chi ha deciso e, come in altri casi, ha sbagliato: non importa chi e quanto in alto, non importa dove, se in Toscana, in Basilicata o forse addirittura a Roma. Chi ha sbagliato rinunci alla “carica”, perchè il MoVimento non ha bisogno di “apprendisti stregoni”, arroganti quanto poveri di talento, ma al contrario di umili portavoce capaci di ascoltare la base, obbligati a farlo dal principio della democrazia dal basso, e di mettere a frutto l’intelligenza collettiva di un’intera, grande comunità , valorizzando la capillare conoscenza dei fatti e delle persone da parte dei territori.
Il post è segnalato anche nella pagina Facebook del M5S Siena. Oggi avevamo segnalato come una robusta dose di malcontento riguardo la candidatura di Caiata fosse comparsa anche nei commenti allo status di Di Maio che ne annunciava l’espulsione:
Ma il problema è che questa rumorosa dissociazione alla vigilia delle elezioni politiche non verrà  presa bene nè dalla base del M5S (e fin qui, poco importa visto che le parlamentarie hanno dimostrato che la base non conta nulla), nè soprattutto dal vertice. Ora, i vertici sono i responsabili della candidatura di Caiata.
Mentre gli attivisti hanno coraggiosamente denunciato l’accaduto. Chi saranno i prossimi cacciati dal M5S? Facile intuirlo, vero?

(da “NextQuotidiano”)

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LA TRAGEDIA DEL M5S SU CANDIDATURE E BONIFICI HANNO UN SOLO COLPEVOLE: DI MAIO

Febbraio 24th, 2018 Riccardo Fucile

CAIATA FA SAPERE CHE NON SI RITIRERA’… GLI ATTIVISTI SENESI DEL M5S ACCUSANO I VERTICI: “VI AVEVAMO AVVERTITO SUI RISCHI DELLA SUA CANDIDATURA”

«State tranquilli, non mi ritiro: sono più tosto di prima!»: Salvatore Caiata chiarisce su Facebook le sue intenzioni ieri sera, dopo il classico annuncio della sua espulsione preventiva da parte di Luigi Di Maio.
Un cartellino rosso che non serve a nulla perchè Caiata rimane candidato all’uninominale a Potenza per il MoVimento 5 Stelle, così come tutti gli altri espulsi virtualmente che però vorranno di certo «farsi un giretto al Senato per vedere l’arredamento di lusso», come detto dal candidato Emanuele Dessì al Messaggero qualche giorno fa.
E una volta entrati si troveranno nella stessa trappola d’oro di Giuseppe Vacciano, che ha dato per cinque volte le dimissioni e per cinque volte se l’è viste respingere da Palazzo Madama.
Il Corriere della Sera oggi conta tredici nomi di contestati ed espulsi nel M5S, ma tra i nomi c’è qualcosa che non torna, visto che nell’elenco ci sono alcuni che non sono ricandidati (come Ivan Della Valle) o che si trovano in posizioni che rendono impossibile il loro approdo a Montecitorio o a Palazzo Madama (come Elisa Bulgarelli); manca poi l’autosospesa Giulia Sarti il cui caso è ancora in bilico ma che sicuramente tornerà  alla Camera e quasi sicuramente si troverà  a non potersi iscrivere al gruppo dei grillini: anche lei ha promesso le dimissioni da parlamentare, anche lei rischia di fare la fine di Vacciano.
Eppure il caso Caiata è l’emblema dell’incredibile superficialità  con cui il candidato premier del M5S ha gestito la partita delle candidature all’uninominale: una partita decisiva perchè senza un buon risultato nei collegi è impossibile vincere le elezioni con il Rosatellum.
Di più: nello stesso status in cui Di Maio annunciava l’espulsione per Caiata in tanti hanno cominciato a notare l’incredibile imperizia con cui sono state gestite le Parlamentarie 2018 e lo schiaffo morale dato agli attivisti per i candidati VIP che si sono rivelati un flop.
Non solo: nello stesso status si sono presentati gli attivisti senesi a dire che avevano segnalato Caiata “a più livelli: locale, regionale, nazionale. Ma non ci hanno voluto ascoltare…”.
Luca De Carolis sul Fatto scrive oggi che i 5 Stelle avevano ricevuto segnalazioni su problemi giudiziari per Caiata: “Da ambienti del M5S a Siena, e non solo. E dopo alcune verifiche senza esito, pare su una vicenda diversa da quella per cui ora l’imprenditore è sotto inchiesta”, l’avevano candidato lo stesso.
Questi commenti sono una goccia nel mare di entusiasmo acritico e adorazione nei confronti del capo che oggi, alla vigilia delle elezioni, riceve l’approvazione per qualsiasi cosa faccia.
Chissà  se ci sarà  lo stesso entusiasmo quando, magari, uno degli eletti dei 5 Stelle nel frattempo espulsi voterà  la fiducia al prossimo governo di centrodestra (più probabile) o di larghe intese (improbabile ma non impossibile).
D’altro canto che la selezione all’ingresso sia stata fatta con i piedi lo dimostra il caso dell’ammiraglio Rinaldo Veri, primo presentato tra i “supercompetenti” dallo stesso Di Maio al Tempio di Adriano salvo poi scoprire che era consigliere comunale a Ortona con una lista civica dopo essere stato candidato sindaco del centrosinistra.
Il disastro politico prima ancora elettorale nella gestione Di Maio è però sotto gli occhi di tutti i 5 Stelle dotati di senno, che oggi non parlano per fedeltà  alla linea o per semplice vigliaccheria.
Domani sarà  usato come argomento politico contro lo stesso Di Maio e Davide Casaleggio, ma con le solite — scarse — probabilità  di riuscita in qualsivoglia intento, perchè tanto, come sempre, decide Beppe e fidatevi di lui.
E pazienza se oggi la campagna elettorale del MoVimento 5 Stelle, che doveva convincere non certo i suoi piccoli fà ns più accaniti ma gli indecisi, quelli che di solito non votano e quelli che non si fidavano poi troppo della competenza grillina, a scegliere nel segreto dell’urna Di Maio invece che Berlusconi o Renzi, sta finendo annegata in un mare di massoneria e bonifici annullati, come ricorda Francesco Merlo su Repubblica:
E però la vicenda di Di Maio, e della sua corte di truffatori di scontrini ma paladini antitruffa, dei suoi massoni antimassoni, dei suoi scrocconi antiscrocco, non è solo la riedizione del citrullo per bene. La storia si nutre di destini personali, le idee camminano sulle gambe degli uomini e il declino del vaffa di governo sembra anticipato dall’imprevista e veloce disgregazione di una leadership.
L’antieroe che partiva svantaggiato, outsider e brocchetto del populismo alla sua prima vera prova è diventato Calimero e non fa più paura neppure ai nemici, innanzitutto a Berlusconi che pure aveva detto: “Buca lo schermo, avercene come lui in Forza Italia!”.
Ora lo liquida così: “È un ragazzotto che non ha mai lavorato”. E per avversario gli preferisce Salvini. Anche Renzi preferisce duellare a sinistra con Grasso e D’Alema mentre sui giornali non ci si esercita più nella satira al vetriolo agli strafalconi di Di Maio, che è stato un genere di moda e di successo.
Di Maio infatti è la punta dell’iceberg di una classe dirigente inadeguata: chi ha dubbi si riveda l’allegra incoscienza con cui Alessandro Di Battista a L’Aria che Tira ha detto qualche giorno fa che ad agosto ha segnato come rimborsi per il suo lavoro alla Camera le spese per lui e la compagna nella campagna elettorale del M5S in Sicilia, o la grande capacità  di Roberto Fico di negare l’evidenza degli errori sulle candidature dello stesso Di Maio.
Dopo le elezioni però tanti nodi verranno al pettine: quelli delle cause e quelli politici. E allora per qualcuno ci sarà  un brutto risveglio.

(da “NextQuotidiano”)

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NUOVA TEGOLA SUL M5S, CANDIDATO CONDANNATO, VENDEVA CD TAROCCATI

Febbraio 24th, 2018 Riccardo Fucile

ANTONIO TASSO E’ IN CORSA AL COLLEGIO UNINOMINALE DI MANFREDONIA-CERIGNOLA.. E TRA MASSONI, FURBETTI, INDAGATI E CONDANNATI SIAMO A 14 CANDIDATI GIA’ FUORI

Proprio questa mattina Antonio Tasso ha pubblicato un video su Facebook: “Amici cittadini — dice- per potermi candidare nel Movimento 5 Stelle, oltre al curriculum, ho inviato il casellario giudiziale, il certificato dei carichi pendenti e il certificato ex art. 335(per verificare l’esistenza di denunce o indagini). Tutti questi certificati sono risultati PULITI” (Le maiuscole sono opera sua, ndr).
Tasso, candidato nel collegio Manfredonia Cerignola, tra i prescelti di Luigi Di Maio per gli uninominali, si sta difendendo da un’accusa che gli muove da giorni il suo avversario del Pd, Michele Bordo.
Che Tasso, proprietario del negozio Best Sound a Manfredonia, è stato condannato dieci anni fa per aver venduto cd taroccati e modifiche illegali della Playstation.
Tutto vero, a leggere la sentenza depositata il 19 gennaio 2008 e che la Stampa allega, dove c’è scritto che l’imputato aveva compiuto «un disegno criminoso nella duplicazione abusiva e nella riproduzione a fini di lucro, 308 cd per videogiochi e 75 cd musicali».
Concesse le attenuanti generiche, Tasso è stato condannato a sei mesi di reclusione e duemila euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali.
La pena è stata sospesa e ha ottenuto la non menzione nel casellario giudiziario. La condanna è di primo grado, più tardi è intervenuta la prescrizione.
Motivo per il quale potrebbe aver consegnato allo staff del Movimento il certificato penale lindo. Resta però il dubbio se abbia o meno avvertito il M5S di questa condanna che potrebbe in giornata costare l’espulsione a Tasso e trasformarlo nell’ennesimo candidato grillino che entrerà  in Parlamento per finire al gruppo Misto o ad altri partiti.
A oggi, tra massoni, furbetti del bonifico, indagati e condannati, siamo a 14 candidati già  fuori dal Movimento. Sette-otto di loro hanno l’elezione in tasca.

(da “La Stampa”)

argomento: elezioni | Commenta »

AGGRESSIONE DIRIGENTE FORZA NUOVA PALERMO, SCARCERATI I DUE MILITANTI DI SINISTRA

Febbraio 24th, 2018 Riccardo Fucile

NON REGGE L’ACCUSA DI TENTATO OMICIDIO, SI VA VERSO LA CONTESTAZIONE DEL REATO DI LESIONI GRAVI… IMPOSTO SOLO IL DIVIETO DI DIMORA LONTANO DA PALERMO

Scarcerati Gianmarco Codraro e Carlo Mancuso, i due militanti del centro sociale Anomalia accusati di avere pestato il dirigente di Forza Nuova, Massimo Ursino.
Il giudice per le indagini preliminari Roberto Riggio ha convalidato il fermo chiesto dalla Procura, ma ha imposto ai due indagati il solo divieto di dimora lontano dalla provincia di Palermo, con l’obbligo di presentarsi tre volte alla settimana alla polizia giudiziaria.
Tutto farebbe ipotizzare che davanti al Gip non ha retto l’ipotesi del tentato omicidio che potrebbe essere stato riqualificato in lesioni aggravate.
Le motivazioni del provvedimento si conosceranno nelle prossime ore. Nel frattempo il legale dei due indagati, l’avvocato Giorgio Bisagna, si dice “soddisfatto per una decisione che sta nelle cose”.
Subito dopo l’iniziale fermo lo stesso Bisagna aveva parlato di provvedimento punitivo e sproporzionato rispetto a quanto accaduto.
Del commando che ha picchiato il mitilante di Forza Nuova facevano parte altre sei persone, tra cui una ragazza che è stata denunciata a piede libero insieme ad altri 4. Per loro, secondo gli inquirenti, non si sarebbero indizi tali da richiedere il fermo.
Gli investigatori continuano a indagare: si cercano altri due aggressori ancora non identificati

(da “SiciliaLive”)

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