Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
SUL BLOG PREVALGONO CRITICHE E DELUSIONI: “INGENUO”, “CI AVETE PRESO PER IL CULO”, “MIOPI”
Qual è la più grande colpa un politico? Qualcuno, spinto da afflati anglosassoni ed esterofili, potrebbe dire “mentire”, ma in Italia (e non solo) non è così.
Non è nemmeno non avere i titoli (di studio o altro) e non essere qualificato per il ruolo che si va a ricoprire.
Il più grande difetto per un politico è essere ingenuo. Detta terra-terra: farsi fregare.
E Luigi Di Maio non fa eccezione.
Perchè se da un lato i 5 Stelle vogliono che i loro portavoce siano onesti e trasparenti dall’altro sognano di andare al governo. E se per andare al governo bisogna giocare con uno dei vecchi partiti (addirittura la Lega è il più “antico” partito politico dell’attuale panorama politico) non ci si può far fregare, anzi, bisogna giocare ad armi pari.
Oggi sul Blog delle Stelle è stata pubblicata la trascrizione di un’intervista dove il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle cerca di correggere il tiro dei toni bellicosi della “chiamata alle armi” dei giorni scorsi.
Di Maio fa numerosi passi indietro dalle minacce di impeachment nei confronti del Capo dello Stato dicendo che la manifestazione del 2 giugno non sarà contro Mattarella (eppure tutti hanno pensato che fosse così).
Anzi, per Di Maio se si parla male di Mattarella è per colpa della polarizzazione mediatica. E non invece delle dichiarazioni fatte da autorevoli pentastellati come ad esempio Alessandro Di Battista.
Il candidato premier del M5S ci tiene anche a ribadire che quella con la Lega non era un allenza ma un “contratto” e che lo scontro non era con il Presidente della Repubblica ma tra la “finanza” (oscuro moloch che agisce sempre per ragioni misteriose..) e la politica, che invece vuole il bene del Paese.
Spulciando i commenti sul Blog, sito ufficiale del M5S dove spesso gli attivisti commentano la linea politica del partito con lodi sperticate si nota che questa volta sono in pochi ad approvare il comportamento del Capo.
C’è chi scrive che “Luigi” sta facendo “dichiarazioni troppo avventate” e il fatto che vengano rettificate ogni volta fa diminuire la credibilità e l’autorevolezza del leader. Altri utenti toccano il nervo scoperto della galassia grillina.
Ad esempio quello che dice: «Di Maio sei un leader affidabile ed onesto, ma in politica non puoi peccare di ingenuità » e avverte Luigi dal rischio di «farti vampirizzare da Salvini permettendogli di erodere il patrimonio del 32% che gli elettori del centro e del sud italia ti hanno affidato».
Segue una salva di commenti dove l’irritazione va sempre più crescendo.
C’è chi accusa i 5 Stelle di “averci presi a tutti per il culo” (ma ringrazia, per educazione) chi dichiara che il sogno è finito e ringrazia “Di Maio e compagni per la vostra macroscopica miopia”.
Il più gentile è quello che dice che “Di Maio ultimamente si è molto ammosciato” mentre un altro utente certificato chiede di lasciare il posto a Di Battista.
Non è più un tempo per i Luigi perchè come spiega un altro utente «seguire i consigli del vecchio democristiano Vincenzo Scotti sostituendo la sua autenticità con l’immagine del piccolo borghese Di Maio per ingraziarsi i mercati, la burocrazia internazionale ed europea, non ha assolutamente portato bene al capo politico grillino, appannando tutta quella forza di rinnovamento e novità corredo naturale del movimento».
In poche parole, la nuova linea politica filo europea, filo Nato e “governativa”non paga. Serve invece un MoVimento più movimentista.
Il paradosso è però che un partito populista antieuro e che vuole uscire dalla NATO come era il M5S qualche mese fa spaventa i mercati. E questo fa salire lo spread.
Ma ovviamente chi crede che sia tutta colpa della Germania non se ne accorge.
Dopo la sbornia del 33% delle politiche ora gli elettori del MoVimento 5 Stelle escono allo scoperto per dire che forse sarebbe stato più utile farsi guidare da un leader più maturo e d’esperienza.
Nessuno però fa nomi e quindi non si capisce chi potrebbe essere colui (o colei) disposto a prendere il posto di Di Maio.
Senza contare che alla farsa delle cliccarie per l’elezione del Capo Politico Luigi ha conquistato oltre il 90% dei voti: su 37.442 votanti Di Maio ha preso 30.936 voti.
Lo stesso si dica per quelli — e sono tanti — che oggi si scoprono raffinati analisti politici spiegano a Luigi che quello di Salvini era un bluff e che Di Maio è stato ingenuo.
Perchè se è vero che i 5 Stelle si sono fatti “fregare” da Salvini com’è che allora quando si è tratto di votare su Rousseau il Contratto per il governo del cambiamento più del 94% dei votanti ha approvato quell’accordo?
Eppure anche solo leggendolo — o in alternativa leggendo i giornali che lo hanno commentato — era evidente quello che Salvini aveva imposto ai 5 Stelle. E come mai ora tutti difendono Mattarella dopo giorni di insulti piovuti quasi tutti da parte dei 5 Stelle?
Magari Luigi Di Maio non è il migliore dei leader politici possibili — e anche qui in molti lo avevano detto, ma erano tutti giornaloni pagati da Soros o quant’altro — ma è sicuramente il Capo Politico che il popolo a 5 Stelle si merita.
Non stupisce che in questo momento di assoluta mancanza di una guida ci sia chi torna a battere le strade già percorse (con scarso risultato) chiedendo di andare da soli e non “entrare nel consiglio dei malvagi, seguendo la via dei peccatori e accompagnandosi agli arroganti”.
E quando è la Bibbia a guidare un partito politico, cosa mai potrà andare storto.
Di sicuro c’è un Salmo anche per lo spread.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
IL MEGAFONO DEI SOVRANISTI SU TWITTER: “CONTRO IL PRESIDENTE UN’AZIONE DIGITALE COORDINATA”… “IN ITALIA ESISTE UNA RETE ORGANIZZATA IN GRADO DI MANIPOLARE EVENTI POLITICI E SOCIALI”
Un network di “account sospetti” su twitter, strutturato e con movenze organizzate, ha prodotto
una forte spinta artificiale a tre hashtag di propaganda (a volte con contenuti anche di propaganda pesante e di minacce) contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nei due giorni più caldi della crisi per la formazione del nuovo governo, di domenica e lunedì scorso.
Sono i giorni in cui il Movimento cinque stelle gridava all’impeachment contro Mattarella, anche se gli account di questo network non presentano evidenze riconducibili a un partito ufficiale.
Gli account non mostrano neanche segni di interferenza straniera, appaiono piuttosto frutto di farm italiane.
La sostanza, comunque inquietante, è che dei network si muovono per attaccare online la presidenza della Repubblica, contribuendo a invelenire e esasperare una situazione politica già molto difficile.
È quanto emerge da un report di due informatici, Andrea Stroppa e Danny di Stefano, che hanno utilizzato un algoritmo per individuare la propaganda digitale (da loro già impiegato – quasi identico – durante il World Economic Forum di Davos 2018) per analizzare tre hashtag: #mattarelladimettiti, #impeachment e #impeachmentmattarella. L’analisi ha individuato 360 account.
È stata condotta dal 27 maggio (alle ore 21.50) al giorno successivo (alle 14.30).
«Non parliamo di bot o troll – scrivono gli autori – ma di “account sospetti”: questo perchè in uno scenario così altamente complesso, indicare un account come bot o troll è difficilmente dimostrabile, in particolar modo in un ecosistema di propaganda digitale molto discusso».
La ragione principale è semplice: «Se indichiamo l’account @marioRossi232323 come bot, perchè le sue caratteristiche del profilo e i suoi contenuti o azioni dimostrano automazioni, chi gestisce il presunto bot, un essere umano, potrebbe prenderne il controllo all’istante e iniziare a usarlo in prima persona, provando quindi a dimostrare l’infondatezza di una ricerca».
Account generati da un software possono poi tranquillamente “animarsi”, ossia essere operati da umani.
I due informatici hanno usato quattro criteri in questa analisi, confermata alla Stampa anche da una terza parte: composizione del nickname e caratteristiche del profilo, proporzione (ratio) tra following e followers, argomenti trattati, analisi di network.
Per esempio, un account normale di solito tende ad avere più follower rispetto ai following, o almeno non in modo sproporzionato.
Il report dunque considera solo gli account che, per ogni follower, hanno invece seguìto almeno 5 persone. Le conclusioni a cui arrivano i due informatici sono queste: è stata in corso contro la presidenza della Repubblica «una azione coordinata di digital propaganda, ben studiata in modo da potersi agevolmente nascondersi in mezzo agli account legittimi. Non ci sono evidenze che questi account appartengano ufficialmente a partiti politici come Lega Nord e M5S». Nè che la campagna provenga dall’estero.
«È però allo stesso modo evidente che in Italia esiste una rete in grado di manipolare eventi politici e sociali, con capacità di poter amplificare fenomeni e farli diventare virali».
L’analisi non si sofferma volutamente su «account importanti» (il numero di follower di per sè non dice granchè, sono molto più interessanti il network, e eventualmente i livelli e il tipo di engagement), ma su quella che è – diciamo così – la loro «base sottostante» di piccoli account sospetti.
Da questo punto di vista, le disinfo ops o le ops di black propaganda stanno lievemente mutando forma, nell’ultima stagione, almeno in Italia, cercando di polverizzarsi e mimetizzarsi il più possibile con account naturali dei social.
Eviteremo quindi di citare gli account del report Stroppa-Di Stefano, ma solo alcuni dei loro contenuti, che vanno dalla satira pesante («Mattarella ha un wà¼rstel al posto del cuore #impeachment») all’insulto («traditore della patria» è il più tenue) o alla violenza verbale («Così #Mattarella butta nel cesso il voto di 15 milioni di italiani. Perchè secondo lui la sovranità in Italia appartiene alla #UE e alla #Merkel e non al popolo italiano»), alla minaccia («Don’t Fear The Reaper» – «non temere la Grande Mietitrice», cioè la morte, e sotto, una foto di Mattarella in camice ospedaliero e la scritta «do not intubate do not reanimate»).
Inutile procedere oltre, era solo per dare una vaga idea. Augurano o minacciano di morte Mattarella.
Il punto centrale – bisogna ripeterlo – è che secondo i due informatici si tratta di un preciso network: il sample analizzato è relativamente piccolo, ma potrebbe essere più largo (i criteri per l’inclusione sono stati molto selettivi, spiegano gli autori). Molti account del network sono sotto «limitazione temporanea» da parte di twitter, o subiscono restrizioni: segno che sono stati oggetti di ripetute segnalazioni, o sono sotto l’attenzone della cybersecurity dell’azienda.
Altri presentano, anche a prima vista, una congiunzione di interessi politici che è poi alla base di alleanze reali attuali, tra sovranismo, ultranazionalismo, tematiche sociali (nazionali e sociali), temi anti-establishment.
Una politica parallela è insomma pronta a essere scatenata e rialzata, se davvero si andasse al voto bisognerà tener d’occhio le reti, dove contenuti sovranisti, fortemente nazionalista e anticasta si sono sposati ormai da tre anni, e invocano con modi brutali la rivoluzione legastellata.
(da “La Stampa”)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
VITTIMA DI UNA CAMPAGNA DI ODIO DA PARTE DI UN ISTIGATORE A DELINQUERE
Non perdona, Elsa Fornero.
A Circo Massimo, su Radio Capital, l’ex ministra, da sempre attaccata dai leghisti, contrattacca mirando al leader del Carroccio: “Non perdonerò mai Matteo Salvini. Anche se diventerà presidente del Consiglio, non avrà mai il mio rispetto. Rispetterò solo l’istituzione. Se è un fascista? Il termine più adatto è squadrista”.
La professoressa aggiunge che “sono stati i leghisti a montare quasi tutte le campagne d’odio, anche se ora cercano di avere un tono più istituzionale. Un partito politico che si ispira a Marine Le Pen sbaglia proprio i presupposti”.
Inutile ricordare che dalle legittime critiche politiche si è arrivati a campagne di odio e minacce, fino a presidi sotto casa, con inviti a “farla piangere”.
Ovviamente senza che nessuno venisse denunciato.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
LA POLIZIA POSTALE SULLE TRACCE DI ALTRI UTENTI CHE HANNO FATTO AFFERMAZIONI GRAVISSIME
Proseguono le indagini sulle offese e le minacce sui social nei confronti del presidente della
Repubblica. Critiche pesanti anche da parte dell’Osservatore Romano, che parla di «attacchi ripugnanti» frutto di un «deterioramento del senso civico».
Al momento la prima a muoversi è stata la procura di Palermo.
All’esame di pm e Digos ci sono le affermazioni di tre persone: Manlio Cassarà , che ha scritto «hanno ucciso il fratello sbagliato» riferendosi all’omicidio di Piersanti Mattarella; Michele Calabrese, autore di un post analogo; Eloisa Zanrosso, che invece ha scritto: «Ti hanno ammazzato il fratello, non ti basta?».
I pm titolari dell’inchiesta, l’aggiunto Marzia Sabella e il sostituto Gery Ferrara, ipotizzano il reato di attentato alla libertà del presidente della Repubblica, offesa all’onore a e al prestigio del presidente della Repubblica, puniti fino a 15 anni di reclusione.
Non si esclude l’ipotesi di istigazione a delinquere.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
E’ NEL CLUB DEI 28 E VORREBBE ADERIRE A SCHENGEN, MA PER L’EUROZONA DEVE ATTENDERE IL 2024
«Quello lì è il Vulturul Negru, il palazzo dell’Aquila Nera. Da poco lo abbiamo rimesso a nuovo e dentro c’è una galleria piena di locali. È ispirata alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano».
Mihai Jurca guida la società incaricata di rimettere a nuovo Oradea, cittadina romena al confine con l’Ungheria che vuole farsi spazio nella rete delle mete turistiche low cost.
Una scalata che sfrutta la pioggia di fondi in arrivo ogni anno da Bruxelles. Mihai gonfia il petto quando ricorda che «nel 2017 il numero di turisti ha superato per la prima volta quello degli abitanti, circa 225 mila arrivi».
Ed è da qui che bisogna partire per raccontare i tentativi di Bucarest di avvicinarsi sempre di più all’Europa.
Perchè la Romania – membro dell’Ue dal 2007 – bussa con insistenza a tutte le porte, ma quelle dell’Eurozona e di Schengen continuano a rimanere chiuse. E le frizioni politiche dovute ai continui scontri tra il presidente Klaus Iohannis e il governo socialdemocratico non aiutano.
I vicini di Visegrad
Nel Paese che 29 anni fa ha rovesciato il regime di Ceausescu, estrema periferia orientale dell’Europa, il bicchiere dell’Ue è considerato mezzo pieno.
Ed è significativo il confronto con i vicini Paesi del gruppo Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia): qui l’Unione è considerata come una grande opportunità , non come un potere esterno che minaccia la sovranità nazionale. «Recentemente però il governo socialdemocratico sta prendendo una direzione sempre più anti-europea» accusa Cristian Parvulescu, noto politologo.
Secondo l’analista le critiche arrivate dalla Commissione europea sul fronte corruzione hanno irrigidito le posizioni del governo di Viorica Dancila e soprattutto del partito socialdemocratico guidato da Liviu Dragnea.
L’à ncora
Ma per la popolazione l’Ue rimane un’à ncora a cui tenersi aggrappati e la Romania si appresta a guidarla nel primo semestre 2019, quello delle prossime elezioni, con l’obiettivo di «rilanciare il dibattito sui valori comuni europei».
Per avere un’idea del clima basta guardare gli ultimi dati di Eurobarometro: il 71% dei rumeni considera positiva l’appartenenza all’Ue (in Italia la percentuale è del 44%) e negli ultimi sei mesi il dato è addirittura cresciuto del 10%.
Un euro-entusiasmo spinto anche da ragioni contabili: il saldo tra i contributi versati al bilancio Ue e i fondi incassati è uno dei più alti, con circa 5-6 miliardi di attivo ogni anno.
I fondi e le bandiere
Per questo città come Oradea sono cantieri aperti: i soldi di Bruxelles hanno permesso di sistemare ponti e strade, restaurare i principali palazzi in stile Art Nouveau e la fortezza medievale che nel diciassettesimo secolo si difese dall’assalto dei turchi grazie al suo fossato che non ghiacciava mai perchè riempito con acque termali.
Negli ultimi anni proprio il circuito di acque termo-minerali, anche grazie ai fondi Ue, ha permesso di creare una piccola oasi: si chiama Baile Felix, una calamita per i turisti che arrivano principalmente da Germania, Israele e Italia per rilassarsi nelle vasche idromassaggio a 40 gradi.
Non stupisce quindi l’infinita serie di bandierine europee appese ai lampioni lungo la strada che da Oradea porta a Cluj-Napoca, città vivace, giovane e cosmopolita in testa alla classifica europea della tolleranza.
Questo è il posto in cui c’è la più alta percentuale di persone che considera la presenza di stranieri un fattore positivo (il 91%).
Ma il fenomeno va visto nel dettaglio: gli immigrati sono praticamente tutti studenti universitari, attratti in particolare dalle facoltà di Medicina e dalle numerose aziende del settore digitale. Del resto nell’intera Romania la percentuale di stranieri extra-Ue non supera lo 0,3%. I flussi più consistenti continuano quindi a essere in uscita: negli ultimi 10 anni 3,4 milioni di cittadini hanno lasciato il Paese. Una cifra seconda soltanto alla Siria.
Però i dati economici dicono che nel 2017 l’economia romena è cresciuta al ritmo più alto di tutta l’Europa (+6,9%), che la disoccupazione è sotto il 5%, anche se negli ultimi mesi è schizzata l’inflazione (4,2% nel 2018).
«L’euro ci aiuterebbe a contenerla e a rafforzare il commercio – ragiona Victor Negrescu, ministro agli Affari Europei ed ex eurodeputato -, la moneta definisce la nostra identità europea e poi è uno scudo. Stare nell’Eurozona ha aiutato i Paesi più colpiti dalla crisi. Per la Grecia sarebbe stato difficile uscirne. Diciamolo: fuori dall’euro si sta peggio».
La scorsa settimana, però, la Commissione ha ribadito che non ci siamo: la Romania soddisfa solo uno dei quattro criteri necessari per meritarsi il posto al sole.
Se ne riparlerà più avanti, non prima del 2024.
(da “La Stampa“)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
PIU’ CHE ABILE LUI, FESSI GLI ALTRI
La trattativa per un governo politico, riapertasi in extremis, è sul punto di saltare. Perchè la
verità è che Matteo Salvini, abile giocatore su tutti i tavoli, in un gioco di bluff e rilanci sta portando tutti dove voleva, sin dal primo minuto, ovvero al voto.
È una convinzione, questa, ormai ben radicata in tutti gli interlocutori: “Continua a proporre — dice una fonte vicina a Di Maio — ‘Savona o morte’, perchè la verità è che non vuole fare il governo. Ha rifiutato all’Economia Giorgetti e qualsiasi altra soluzione, compreso uno spacchettamento del ministero di Savona, per affiancarlo con figure di garanzie per l’Europa”.
Analogo gioco sul tavolo del centrodestra. Dove gli ambasciatori di Forza Italia gli hanno suggerito di tentare la strada dell’incarico al leader della Lega, con l’evidente obiettivo di allontanare le elezioni anticipate. Ipotesi lasciata cadere, perchè, agli occhi di Salvini, non ci sarebbero le condizioni.
Il capo della Lega punta tutto sul voto, forte dei sondaggi che fotografano uno “svuotamento” di Forza Italia a suo favore: “C’è la fila di parlamentari azzurri — sussurrano fonti leghiste per venire con noi, sennò eleggono sì e no 40 parlamentari”. È il completamento dell’Opa ostile, da realizzare anche attraverso il lancio di un listone Lega Italia.
Si legge così la proposta del voto a ottobre, vera novità di oggi con una “non sfiducia tecnica”, da realizzare attraverso un gioco di astensioni o uscita dall’Aula, consentendo — sempre che qualcuno voti la fiducia — al governo di partire e portare il paese al voto a ottobre, in modo ordinato, e non a luglio.
La soluzione apparentemente di buon senso, in realtà è una mossa tattica perfetta, nel caso lo scenario si realizzasse. Perchè, dopo aver fatto saltare il banco di un governo politico, agevola la formazione di un governo rispetto al quale comunque Salvini si terrebbe le mani libere, riservandosi di farne un bersaglio quando inizierà la campagna elettorale.
E nel frattempo consente di intavolare la vera discussione che gli sta a cuore: una riforma della legge elettorale che prevede un premio alla lista che arriva prima o un doppio turno sul modello dei Comuni.
Piano perfetto, per Salvini. Ma che, una volta decifrato, ha alimentato la tensione con i 5 Stelle, ancora orientati per una dichiarazione di sfiducia a Cottarelli.
Il che renderebbe impossibile la nascita del governo, a meno che non lo votino Pd e Forza Italia che, a quel punto, si impiccherebbe al cappio leghista.
Il Quirinale attende. Alle 17 è stato Luigi Di Maio a varcare il cortile del Colle, poi il turno di Giancarlo Giorgetti.
Anche Cottarelli attende. E molto probabilmente salirà al Colle già questa sera.
In questa crisi infinita lo spettro delle urne a fine luglio non si è mai allontanato.
Al momento non c’è nè l’ipotesi di un governo politico nè un modo per far nascere il governo Cottarelli, anche per pochi mesi.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
SCHIACCIATI DA QUEI DIFETTI CHE NON RIUSCIAMO A CORREGGERE E CHE ALTRE NAZIONI CON RAGIONE CI RINFACCIANO
Sono giorni di inquietudine profonda.
Non importa che si stia dalla parte dei 5 stelle e della Lega oppure di Sergio Mattarella. Ti svegli la mattina con un malessere profondo, di quelli che stanno in fondo ai pensieri, sempre pronti a emergere. Non era forse mai successo. Non negli ultimi anni, almeno.
Siamo preoccupati per l’Italia. Soffriamo nel vederla così avvilita. Schiacciata dai difetti che non riusciamo a correggere e che altre nazioni — con arroganza e senza affetto, ma anche con ragione — ci rinfacciano.
Quest’Italia umiliata, sfottuta, senza più voce.
Che peccato! Abbiamo costruito insieme grandi cose: una democrazia, un Paese in fondo giusto, un sistema sanitario pubblico tra i migliori del mondo, una scuola aperta a tutti. Una giustizia lenta ma indipendente dai poteri politici ed economici più di quanto non accada altrove.
Abbiamo, primi al mondo, chiuso i manicomi. Abbiamo accolto i migranti, pur tra tante difficoltà .
Esiste un modo di vivere insieme che è tutto italiano. E sarebbe una terribile perdita — per tutti, non solo per noi — se l’Europa dimenticasse il contributo che possiamo darle. Se la Germania, ricordandoci giustamente i nostri difetti, pretendesse di imporre a tutti il suo modello.
Eppure non riuscendo a rinunciare ai nostri difetti (mafie, corruzione, evasione, piccole e grandi furbizie, mancanza di senso civico), rischiamo di dover rinunciare proprio alle cose belle che abbiamo saputo mettere insieme in secoli e secoli.
Quel modo di sentire la vita, di saper stare insieme che altri Paesi ci invidiano (pure se loro hanno i conti a posto). Ne abbiamo bisogno. Ne ha bisogno l’Europa.
E rischiamo di perderlo. Oggi.
Forse, tra tante amarezze, questi giorni di smarrimento ci hanno portato una scoperta: abbiamo paura per l’Italia. Per noi. Per la prima volta ci siamo accorti di quanto abbiamo costruito. Di chi siamo. Questo ci unisce.
Partiamo da qui, senza autoindulgenza, ma con orgoglio.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
“CHIUNQUE SI ALLEI CON I GRILLINI NON RAPPRESENTA IL CENTRODESTRA, MA SOLO SE STESSO”… “HO OTTENUTO PIU IO CON L’EUROPA TRATTANDO, CHE SALVINI URLANDO”
«Spero che non si vada a votare a luglio. Ve le immaginate la ricadute sull’affluenza? Si rischia
un voto falsato».
Se Cottarelli rinunciasse, circostanza al momento smentita sia dal diretto interessato che dal Colle
«Mettiamola così. Noi abbiamo fiducia nel capo dello Stato. Se Mattarella decide di sciogliere le Camere, allora la mia speranza è che si vada al voto col centrodestra unito».
Se ripartisse in extremis il gioco tra Lega e M5S per formare un governo politico?
«La nostra idea non è cambiata. Non ci opporremmo alla nascita di un governo M5S-Lega, come abbiamo spiegato nelle settimane passate. Ovviamente, non voteremmo la fiducia a quel governo ma ci limiteremmo a sostenere in Parlamento solo i provvedimenti che ci convincono, quelli che stavano nel programma del centrodestra».
Antonio Tajani segue con apprensione da Bruxelles l’evolversi della situazione italiana. Da alto dirigente di Forza Italia, da cui era stato indicato come candidato alla presidenza del Consiglio. E anche da presidente del Parlamento europeo.
Lo spread fa paura? La politica dovrebbe ignorarlo o tenerne conto?
«Ma come si fa a ignorare lo spread che supera quota trecento? Siamo lontani per ora dalle cifre del 2011, questo sì. Ma non dimentichiamo che allora non c’era il quantitative easing».
Sta dicendo che, senza l’ombrello della Bce di Mario Draghi, la nostra condizione oggi sarebbe quella del 2011?
«Io voglio sperare e credere che non sia così. Ma rifinanziare un debito pubblico di 2300 miliardi ci costa 400 miliardi l’anno, più di un miliardo al giorno. Serve un governo che governi, che dia rassicurazioni ai mercati, che tranquillizzi gli investitori. E quel governo non può che essere un governo di centrodestra, su cui noi premevamo, guidato dal leader che tra i nostri aveva preso più voti».
Sta parlando di Salvini, che però continua a tenere sulle spine FI ventilando a più riprese la rottura del centrodestra classico?
«Sì. E sono convinto che il centrodestra esiste ancora».
Ne è convinto anche Salvini, secondo lei?
«Voglio augurarmi che sia così. Non si può prescindere dal centrodestra».
Ha mai preso in considerazione l’ipotesi che la Lega finisca per correre al voto alleata coi Cinquestelle?
«I Cinquestelle non sono il centrodestra. Noi siamo garantisti e loro no, noi siamo liberali e loro no, noi abbiamo una visione della politica e loro un’altra. Chiunque si allea coi M5S non è di centrodestra. Mi auguro che Salvini capisca che il centrodestra, con Di Maio e di Battista, non ha nulla a che vedere».
Per la Lega non si possono prendere ordini dall’Europa, dalla Germania
«Io non prendo ordini da nessuno, è chiaro? Quando è servito ho affrontato Juncker a viso aperto e in diretta tv. Mi sono espresso a favore dello sfondamento del tetto del 3 per cento da vicepresidente della Commissione, ho lavorato per ottenere la flessibilità per pagare i debiti della pubblica Amministrazione con le imprese… Eppure, per queste scelte, nessuno mi ha espulso da niente. Anzi, sono diventato presidente del Parlamento europeo. Segno che le cose, se si vogliono, si possono fare».
Se la Lega vi chiedesse di abbandonare le vostre posizioni europeiste e il Ppe come «pegno» per una nuova alleanza elettorale?
«Forza Italia è nel Ppe da prima che la Merkel diventasse cancelliera. Noi rimaniamo fedeli ai nostri orizzonti culturali e ai nostri valori. Se devo rimangiarmi le cose in cui credo da sempre, allora preferisco cambiare lavoro. Anzi, tornare al mio lavoro, visto che ne avevo uno».
Sedersi al tavolo delle trattative con la Lega, in caso di elezioni anticipate, non sarà facile. La distanza tra voi e loro nei sondaggi è tanta. E la farebbero pesare nella ripartizione delle candidature
«I sondaggi non contano. Li abbiamo utilizzati come metro prima delle elezioni di marzo solo perchè non si votava alle politiche da cinque anni. Ora no, per noi valgono i risultati del 4 marzo».
Si candiderà al Parlamento italiano?
«No, corro alle Europee».
Berlusconi sarà il vostro capo politico e candidato premier
«Senza dubbio».
E l’ipotesi di un Fronte repubblicano con voi e il Pd?
«Al momento non è all’ordine del giorno».
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 30th, 2018 Riccardo Fucile
“PER GUIDARLO C’E’ PAOLO GENTILONI, IO SAREI AL SUO FIANCO”
Ministro, che sta succedendo?
«Sta succedendo che siamo stati riportati, grazie alla totale incapacità e spregiudicatezza di Salvini e Di Maio, nel pieno della tempesta finanziaria – risponde il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda –. Inevitabile, dopo i continui riferimenti all’uscita dall’euro, gli attacchi al Quirinale, le promesse di spese folli. Il risultato è che adesso i risparmi degli italiani sono a rischio».
Savona non sarà ministro dell’Economia, l’incarico di formare il governo è stato dato all’europeista Cottarelli, ma lo spread è salito lo stesso. È la prova, dicono 5 Stelle e Lega che…
«Che si dicono un sacco di stupidaggini. Lo spread alla fine del governo Gentiloni era totalmente sotto controllo e l’economia in ripresa. Lo spread ha cominciato a risalire già con le bozze del programma Salvini-Di Maio, pieno di proposte economicamente insostenibili e richieste assurde come quella alla Bce di cancellare 250 miliardi del nostro debito, che prefiguravano nei fatti l’uscita dall’euro. Rischio poi concretizzatosi con l’indicazione di Savona, conosciuto per aver costruito una proposta di abbandono della moneta unica. A quel punto, non è l’Europa o i poteri forti che hanno reagito, ma i mercati, cioè coloro presso i quali dobbiamo collocare i titoli del debito per mandare avanti lo Stato. Ora la gravità della situazione è evidente».
Che cosa si aspetta?
«Il rischio vero è che se M5S e Lega non abbassano i toni e non votano la fiducia al governo Cottarelli, sia pure fissando una scadenza a breve della legislatura, il Paese non arrivi in piedi alle elezioni. Quando lo spread parte, le sue dinamiche si fermano dove si ferma la speculazione».
Gira voce che se Cottarelli rinunciasse, tornerebbe l’ipotesi di un governo politico.
«Mi sembra fantascienza. Non vedo una ragione valida per la rinuncia di Cottarelli».
Secondo i sondaggi, 5 Stelle e Lega prenderebbero ora il 90% dei collegi.
«Non credo proprio. Le prossime saranno elezioni come quelle del 1948, definiranno cioè se l’Italia vuole restare in Europa o finire in Africa. Serie A o serie C. Gli italiani non consentiranno che tutto quello che è stato costruito nel Dopoguerra venga distrutto. Noi dobbiamo dare una voce e sostanza a questo fronte di resistenza allo sfascio».
Chi, un Pd ridotto ai minimi termini?
«I cittadini che lavorano e producono. Dobbiamo costruire un fronte repubblicano molto ampio, che abbia un unico obiettivo: tenere l’Italia in Occidente e in Europa. Ci vuole una mobilitazione civica sul territorio che, abbandonando ogni interesse di parte e agenda personale, vada in soccorso della Repubblica. Il mio appello è rivolto anche alle associazioni delle imprese, dell’artigianato, del commercio e ai sindacati. Abbiamo poco tempo per bloccare questa situazione. Mobilitatevi scendete insieme in piazza, fate sentire la vostra voce».
Pensa a contromanifestazioni rispetto a quelle di 5 Stelle e Lega?
«Noi faremo già una manifestazione venerdì in difesa delle istituzioni repubblicane. Ma dobbiamo aiutare la costituzione di comitati civici e lanciare una campagna di mobilitazione popolare tra tutti i cittadini che, pur da posizioni diverse, sono uniti nell’obiettivo di difendere la permanenza dell’Italia in Europa e le istituzioni da chi vuole sostituirle con putinismi alla amatriciana e la Casaleggio e associati».
Che ruolo deve avere il Pd?
«Essere promotore del fronte repubblicano per le prossime elezioni».
Presentandosi col proprio nome e simbolo, in alleanza con altri partiti?
«No, con un nome, quello del Fronte repubblicano, un simbolo diverso e una lista unica, coinvolgendo tutte quelle forze della società civile e tutti quei movimenti politici che vogliono unirsi per salvare il Paese dal sovranismo anarcoide di Di Maio e Salvini. Questi non sono nazionalisti, non sanno cos’è il patriottismo. Quando Mattarella va al parlamento europeo e Salvini dichiara “scambierei due Mattarella per mezzo Putin” si capisce che il senso dello Stato e la difesa della nazione non hanno niente a che fare con il loro pensiero».
Lo guiderebbe lei il Fronte repubblicano?
«La guida c’è già , si chiama Paolo Gentiloni. Io certamente mi batterò in prima fila al suo fianco sulle scelte di fondo che gli italiano dovranno fare: vogliamo stare in Europa o scivolare in Africa? Conservare il benessere costruito in settant’anni o distruggerlo? Difendere le istituzioni repubblicane o prendere la deriva di una democrazia populista sul modello di Putin? Avere a fondamento della vita politica la democrazia rappresentativa o i blog e le srl? È una sfida che dobbiamo affrontare con fiducia. L’Italia è più forte di chi la vuole debole».
(da “il Corriere della Sera”)
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