Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
A FORZA DI SPUTTANARE SOLDI IN FLAT TAX E REDDITO CITTADINANZA ANDRANNO A RISCHIO I NOSTRI TITOLI DI STATO
Amedeo La Mattina e Ilario Lombardo sulla Stampa di oggi tratteggiano una situazione
ancora difficile per la maggioranza di governo, che fa ancora la guerra al ministro dell’Economia Giovanni Tria e al suo interno non è abbastanza coesa.
Il nodo del contendere è sempre lo stesso: c’è chi vuole accelerare su reddito di cittadinanza e flat tax e chi, invece, guarda maggiormente agli investimenti produttivi per fare crescita.
Ovviamente nel secondo fronte il protagonista è Tria, ma c’è anche qualche suo inaspettato alleato in gioco:
Il pragmatico sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, spesso nei suoi colloqui ricorda di avere imparato, quando studiava economia alla Bocconi, che sono le imprese a creare ricchezza e posti di lavoro. E la sua lunga esperienza parlamentare, sempre alle prese con le manovre economiche, gli ha insegnato che già a settembre è necessario avere chiaro cosa bisogna scrivere nella legge di bilancio da presentare entro il 15 ottobre.
Occorrono messaggi chiari ai mercati, prima ancora che a Bruxelles. Altrimenti sull’Italia si potrebbe abbattere, già dopo la pausa estiva, una scure da parte di chi compra e vende i nostri titoli di Stato. E tutto questo mentre si va verso la fine del quantitative easing della Bce a guida Draghi.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
DIARIO DI BORDO DI UN PARLAMENTARE DELLA REPUBBLICA… E SI SCOPRE CHE LA PROPOSTA ITALIANA DI ACCOGLIERE JOSEFA A CATANIA E’ ARRIVATA SOLO DOPO 10 ORE DALLA RICHIESTA DI SOCCORSO… AI MAGISTRATI SPAGNOLI DECIDERE SE E’ OMISSIONE DI SOCCORSO
L’aereo atterra a Palma di Maiorca con un po’ di ritardo. Uscito dall’aeroporto, intorno alle 16, chiamo Riccardo Gatti, il capo missione. Durante quella precedente, comandava la Astral su cui erano imbarcati Erasmo Palazzotto, Marc Gasol e Annalisa Camilli. Mi spiega come raggiungere la nave. Salgo su un taxi e mi avvio.
Arrivo alla Open Arms intorno alle 16:45.
Il vento alza la polvere sul molo, al Dique de L’Oeste. Salgo a bordo. Mi portano subito a fare un rapido giro della nave che un tempo, tra le altre cose, è stata anche un mezzo dei bomberos (i vigili del fuoco). Il tempo di completare gli ultimi preparativi, degli abbracci con i volontari che sbarcano dopo l’ultima missione, la 47, e poi via. Lasciamo il molo e poco dopo siamo fuori dal porto.
È cominciata la missione 48 della Proactiva Open Arms. Ogni missione è una cosa a se stante. Al ritorno si chiude una pratica e se ne apre un’altra. È necessario per dare ordine al lavoro, per tutelare i membri dell’equipaggio e definire, rispetto alle singole missioni, gli ambiti di eventuali responsabilità . Il Capitano di questa missione è sottoposto a indagine. La guerra contro le Ong la fanno anche così.
Siamo appena partiti e il lavoro procede con un suo ordine. La squadra dei soccorritori mette ordine tra i materiali e distribuisce le dotazioni personali più importanti. La prima è costituita da un giubbotto salvagente molto particolare. Un tubolare leggero che passa intorno al collo e con due cinghie sotto alle gambe e che, mi dicono, si gonfia al contatto con l’acqua. Se cadi in mare ti tiene su. Ma non è ingombrante quando ti devi muovere a bordo come per gli altri giubbotti. Poi la “divisa”: due magliette, due paia di pantaloncini, un frontale. Una lucetta che si fissa sulla fronte con una fascia elastica e che serve a muoversi sulla nave durante la notte. Quando è buio e le luci sono spente.
Comincio a conoscere gli altri. Il personale medico è costituito da due dottoresse. Entrambe italiane. Giovanna e Marina. L’anno scorso hanno passato 8 mesi sulle navi nel Mediterraneo
Marina è stata molte volte in Africa. Tra queste in Sierra Leone per l’ebola. Sono loro che si sono prese cura di Josefa dopo il salvataggio. E sì, le hanno anche messo lo smalto alle unghie. Perchè la cura non è solo medicalizzazione. È anche umanità , affetto, rispetto e relazione. Spiega a me e a Valerio, un free lance romano che lavora per AP, come ci si comporta di fronte alle più frequenti patologie che si incontrano dopo un salvataggio.
E come riconoscerle. Malattie respiratorie (il più delle volte legate al freddo e all’umidità ), le ustioni chimiche che ti portano via la pelle come se fosse un guanto. Si producono quando stai per molto tempo a contatto con i combustibili, nella stiva dei barconi o in acqua dove galleggia la nafta dopo un naufragio. È necessario spogliare subito le persone, lavarle abbondantemente e dotarle di vestiti puliti. O in mancanza di questi, delle coperte termiche. Per capirci quelle che fuori sembrano d’oro. Sono efficaci, a patto che avvolgano un corpo nudo e asciutto.
Mentre parla sorride. Ha un tono e parole rassicuranti. “Quando non è strettamente necessario, cerco di non usare i guanti. Stringere la mano o fare una carezza a mani nude è un’altra cosa. Stabilire un contatto conta molto. Abbiamo a che fare con persone traumatizzate”. Cura. Appunto.
Ora è il momento di stabilire i turni.
Ognuno deve sempre sapere cosa deve fare. Così, se qualcosa non va, sappiamo con chi prendercela mi dice, sorridendo, il capo missione. Ci sono tre squadre di quattro persone. Due formate da tre soccorritori e un giornalista. Oltre a Valerio a bordo c’è Juan, un fotografo della Reuters. 55 anni, di origine Argentina che vive e lavora a Madrid. Poi la mia, con Riccardo Gatti e le due dottoresse. I turni ruotano. Un giorno “limpieza” (pulizia di tutti gli spazi comuni, bagni, corridoi e ponte), quello seguente cucina. Il terzo riposo. Ogni giorno però, sei ore a testa di guardia. A gruppi di tre. Il mio è quello che va dalle 6 alle 9 del mattino e dalle 18 alle 21 della sera.
È arrivata l’ora della cena. La prima a bordo. Riso e un curry di verdure. Alle 22 sono a letto. Si balla e all’inizio fatico a prendere le misure della mia cuccetta. Quella di sopra in un letto a castello.
23 Luglio 2018
Alle sei arrivo sul ponte e Ricardo, l’ufficiale che ha guidato nella notte, mi spiega che abbiamo ballato perchè c’era “mare di fondo” (un onda lunga e vecchia che residua da una situazione di vento precedente).
Mi mostra gli strumenti fondamentali, il radar, la radio, il sistema di navigazione. Guardandolo si capisce che tra dove siamo e il sud della Sardegna ci sono 20 ore di navigazione. Intanto il sole è sorto. E illumina una piccola nave. Piena di umanità . Alle 10:00 Riccardo ha un collegamento con Agorà . Poco prima mi aveva raccontato di essere nato in un piccolo paese lombardo, vicino a Pontida. Ci viene da ridere.
Arriva la telefonata. Lui risponde con calma. Parole semplici. “No guardi, non ci interessa replicare a Salvini”. Il ministro della propaganda e del cinismo ha appena rilanciato il suo carico di insulti e veleno contro ong e “buonisti”, come li chiama lui. Che poi, se noi siamo buonisti e se essere buonisti è un titolo di demerito, evidentemente a lui piace essere un “cattivista”. Riccardo continua: “La nostra non è una battaglia politica. Facciamo solo ciò che abbiamo sempre fatto. Andiamo dove c’è bisogno di noi. A salvare la vita di chi rischia di perderla.”
Niente di più politico. E potente. Quando finisce cominciamo a parlare. C’è Marc, il capitano. Mi arrangio con il mio, quasi inesistente, spagnolo. Marc non è un attivista. Ma stando qui si è fatto un’idea. È lui che mi parla della scelta fatta dopo il salvataggio di Josepha e il ritrovamento dei cadaveri di un bambino e di un’altra donna.
Andare in Spagna, rifiutare la proposta di Catania, avanzata dal governo solo dopo 10 ore. Ore piene di insulti. E di minacce. Le ore della Fake News. Salvini pronuncia quella parola pochi minuti dopo la diffusione delle immagini. Immagini di morte. Le immagini della sua colpa e della colpa del governo Italiano, del suo collega, il cittadino Toninelli. Stanno trascinando nella vergogna un intero Paese. Porti chiusi. Marc (42 anni) lo dice in modo semplice e diretto: “Noi non ci fidiamo. Se cambia la situazione noi torniamo. Se cambiasse la situazione in Libia andremmo anche lì. In fondo, l’obbiettivo finale, è non dover andare più in mare. A fare quello che facciamo. Dovrebbero farlo le istituzioni, gli Stati. Non noi. A noi tocca una supplenza.”
Già . Ha ragione. In fondo è così semplice da capire. L’Italia, il mio Paese, lo faceva. Mare Nostrum si chiamava la missione. Voluta dal governo Letta a cui io facevo opposizione, ma che, su questo punto, ebbe la forza e la dignità di reagire dopo la catastrofe del 3 ottobre 2013 davanti alle coste di Lampedusa.
Poi quella missione è stata cancellata. E Salvini non era ancora arrivato. Poi hanno fatto accordi con la Libia, con un governo che non controlla nemmeno l’intera città di Tripoli. E hanno trasformato gli scafisti in carcerieri. Nel frattempo avevano bombardato i barconi. Ecco perchè ora usano gommoni cinesi che si rompono dopo poche ore. Altro che “Pull Factor” degli aiuti. Poi hanno imposto il “codice di condotta” alle Ong per impedirne sostanzialmente il lavoro ed è cominciata una impressionante campagna di delegittimazione. Su cui è prontamente salito Di Maio. “Le Ong sono Taxi del mare” disse. Una vergogna. Ma anche allora Salvini non c’era. Furono i governi Renzi prima e Gentiloni poi a fare tutto questo. Col ruolo decisivo dell’allora ministro Minniti.
Poi Salvini è arrivato davvero. Gli avevano aperto le porte e steso un tappeto rosso. E ha fatto Salvini. È andato oltre.
Anche per questo sono qui. Perchè la Costituzione ci dice che le funzioni pubbliche vanno esercitate con disciplina e onore. E, allora, di fronte ad un governo che ogni giorno calpesta l’onore di un intero Paese esercitando il potere di lasciar morire persone che potrebbero essere salvate, bisogna pur fare qualcosa.
24 luglio 2018
Durante le guardie si prende nota di ogni comunicazione tra le varie autorità costiere e i natanti, per capire cosa accade e in ogni caso per avere traccia di tutto ciò che succederà e ogni due ore viene inviata una mail alla MRCC di Roma per comunicare data,orario e coordinate. Alla Marina Spagnola la stessa mail viene inviata due volte al giorno. Alle 10 di mattina e alle 22 della sera.
Dopo la guardia c’è il turno di cucina. In realtà non cuciniamo (e la cosa mi dispiace perchè cucinare è una cosa che amo fare), ma è necessario apparecchiare per i due turni di mensa. Attorno al tavolo riescono a mangiare al massimo 11 persone e noi siamo in 19. Alla fine, dopo aver mangiato anche noi è il momento di lavare i piatti e pulire cucina e sala da pranzo. Quello che colpisce è che c’è sempre qualcuno che, pur non avendo alcun obbligo, si offre di aiutare. E nessuno dimentica mai di sorridere e ringraziare. Probabilmente è necessario se si vuole convivere in un ambiente che ti costringe ad una promiscuità continua.
Nel pomeriggio due ore di esercitazioni. Prima una anti incendio. Poi quella di abbandono della barca. Il Capitano ci spiega che è necessario imparare almeno le nozioni fondamentali. Che durante una emergenza possono diventare decisive. Dopo la fine si discute di come è andata mentre i due pompieri provano l’equipaggiamento da indossare in caso di interventi particolari. Sono le 20 e la cena stasera comincia un po’ più tardi.
Da oggi occhi aperti e un clima più teso durante i turni di guardia. Siamo ancora a 200 miglia dalla zona SAR di fronte alla Libia. Ma già qui, di fronte alle coste tunisine non è infrequente incrociare barconi e gommoni di migranti.
A un certo punto vediamo una nave che non è segnalata dagli strumenti. Saliamo sul pennone dove c’è un binocolo più potente. Il marinaio esperto guarda e dice: pescano tonni…intanto ho agganciato le celle telefoniche tunisine. E sono riuscito a chiamare casa, finalmente.
25 Luglio 2018
La mattina comincia con un delfino. Ne vedremo altri nel corso della giornata. Ma il primo, un grosso esemplare ci salta intorno per un bel po’. Attraversa la linea di navigazione da destra a sinistra più volte. Sotto la prua. E Salta. E sembra che si giri in acqua per guardarti e salutare. Corro a fargli una foto per mandarla a mio figlio.
Intorno alle 15 dopo quasi 72 ore di navigazione ininterrotta, siamo arrivati nella zona SAR libica.
Fino ad adesso nessun avvistamento e nessuna comunicazione rilevante intercettata dalla radio. Solo qualche peschereccio e qualche barca di avvoltoi. Mi spiegano che capita spesso di vederne. Sono piccole imbarcazioni che escono per pescare ma cercano, tra una battuta e l’altra, qualche gommone vuoto da rivendere. In fondo, chiosa Riccardo Gatti, si tratta soltanto di poveracci. Altri disperati. Adesso operare qui è più difficile.
Prima era MRRC di Roma a chiamare e inviare le coordinate per orientare le ong. Ora, mi dicono, non accade più. Spetta ai libici,come vuole il governo italiano.
Ma cosa fanno i Libici, come operano e come intendono il soccorso lo abbiamo visto con la vicenda drammatica del salvataggio del 17 luglio. Durante la missione 47 della Open Arms e della Astral, dove era imbarcato Erasmo Palazzotto.
La verità è che i Libici non sono attrezzati e soprattutto che quando intercettano una barca che fugge dalle loro coste, quello che fanno, anche senza lasciar persone in mare, non si chiama salvataggio ma cattura. Qui c’è una questione fondamentale. Chi parla di fermare, azzerare, impedire gli sbarchi, aggiungendo che si tratta del solo modo di evitare la morte in mare, non ha alcun interesse per la vita di chi fugge. Per la loro storia, individuale e unica.
Non per nulla le convenzioni internazionali, proibiscono come un crimine il respingimento collettivo. Ma soprattutto, non fa i conti con una verità semplice da capire, se capire resta un obbiettivo.
Le partenze, almeno quelle che prevedono il rischio molto concreto di perdere la vita propria e di quanto si ha di più caro come un figlio o una figlia, si fermano se si azzerano le ragioni che ti spingono a una scelta tanto disperata.
E quelle ragioni hanno un nome. Che spesso fa rima con Occidente e dunque anche con Italia. Si chiamano guerra (magari combattuta con bombe e armi vendute anche da noi), persecuzione, ma anche fame. Povertà assoluta. Assenza di qualsiasi prospettiva di futuro.
Ci penso mentre ricomincia il mio turno di guardia. Quello serale. Mi hanno insegnato a usare il binocolo per guardare l’orizzonte. E il mare, questo mare nostro, è bellissimo e grande. Di una grandezza che cogli solo se ci stai in questo modo. Pensare di chiuderlo, trasformarlo in un enorme cimitero a cielo aperto, è un crimine contro l’umanità . La storia. Le culture millenarie che lo circondano. Chi è complice, chi non trova il modo di reagire, ne risponderà . Davanti alla Storia.
26 Luglio 2018
Sveglia alle 5:30. Alle 6 comincia il turno di guardia. Salgo sul ponte e mi accorgo che siamo quasi fermi. Ricardo Sandoval mi spiega che andiamo a 3 nodi. È la velocità di pattugliamento. Sul radar abbiamo alla nostra destra un piccolo puntino. Stiamo aspettando per capire se “entra”. Se si dirige verso di noi. Cioè verso nord, verso le coste dell’Europa. Navighiamo poco oltre le 24 miglia. È il limite di sicurezza. Il nuovo limite. 12 miglia sono la distanza che misura le acque territoriali vere e proprie.
Entro le 24 però, lo stato frontaliero può esercitare una serie di diritti, tra cui quello di costringerti a seguire in porto le proprie unità . E con i Libici i rapporti non sono buoni. Prima era tutto diverso. Interventi e salvataggi si svolgevano anche molto più vicino alle coste. Vicino. Se cadi in mare e non sai nuotare, un miglio diventa già una distanza insormontabile.
Difficile, per la verità , anche se sai nuotare. Stiamo discutendo della possibilità di mandare una lancia. Sono gommoni veloci con cui si effettua la fase più immediata e complessa del salvataggio. Arrivano rapidamente nel punto sensibile e, se trovano persone, le riportano a bordo della nave, che, nel frattempo, può avvicinarsi.
Mentre scrivo avvistiamo una nave della guardia costiera libica. Si muove parallelamente a noi…
N. Fratoianni
(da “Huffingtonpost“)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
LE FINTE SOLUZIONI PROPOSTE SONO SOLO PATACCHE, MAI MESSE PER ISCRITTO… INFATTI LE PERSONE SGOMBERATE DALL’EX FIERA DI ROMA ORA SONO PER STRADA
Martedì sono state sgomberate dall’ex Fiera di Roma 36 persone. Tra loro 20 minori, 2
disabili adulti, 4 donne incinta.
Non è stato uno sgombero improvviso: le famiglie si trovavano lì dal 2012, dove erano state collocate dal Comune di Roma durante “l’emergenza neve”, in alcuni container forniti dall’amministrazione comunale unitamente ad alcuni bagni chimici.
Erano state avvertite da tempo dall’amministrazione che avrebbe dovuto restituire l’area libera da “persone e cose”. E così si è avviata una fase di interlocuzione: “proviamo a trovare un’area alternativa” si sono sentiti ripetere le persone, “potremmo fare così; a no c’è quest’altra possibilità , vabbè vedremo…”; ma la conclusione di fondo era sempre la stessa: “state tranquilli, nessuno rimarrà per strada”
In realtà volevano solo ottenere che le famiglie lasciassero “docilmente” il luogo dove avevano vissuto — poveramente, ma dignitosamente — negli ultimi sei anni. E questo è avvenuto: nessuna sceneggiata, nessun giornalista, nessun ricorso.
Le famiglie che preparano le povere cose e l’ennesimo funzionario del Comune che rassicura: “ora uscite da qui, poi venite in ufficio e troviamo una soluzione; potrebbe essere questa… o forse quest’altra…”.
Tutto avviene in tranquillità , le famiglie escono, si recano al Dipartimento Politiche Sociali (sic.!) e dopo rapidi colloqui ne escono con un nulla di fatto: l’unica proposta è quella di dividere le famiglie. Donne e bambini da una parte, uomini dall’altra.
Una proposta che è una non proposta: sarebbe facile dire “da papà ” (va molto di moda…) “non lo farei mai”; ma è una proposta stupida perchè va contro la ragionevolezza e contro il diritto.
E ogni operatore sociale sa, che è una proposta che i Rom non hanno mai accettato: serve solo a poter dire “abbiamo offerto, ma loro non hanno accettato”.
Ciò che il Comune ha puntualmente comunicato via agenzia ieri sera. Ma a che servono “buone soluzioni proposte” se non risolvono le cose? Le soluzioni se non risolvono, non sono buone. Nel caso specifico, sono finte. Serve poi a riproporre un classico: “è colpa loro”.
Ma le famiglie non si dividono, è sempre stata l’unica loro forza: stare insieme.
“Il Comune di Roma non ha strutture di accoglienza per famiglie”, mi è stato detto. E allora non sgomberiamole le famiglie! Soprattutto quando non è necessario.
La perfidia del male è anche questo: l’inganno, la denigrazione e anche l’umiliazione.
Stanotte infatti quelle persone hanno dormito in strada (e chi sa quanto ancora dovranno dormirci), mentre le loro casette erano chiuse dietro a un cancello incatenato.
Perchè per restituire l’area “libera da persone e cose” si è partiti dagli esseri umani? Bambini, anziani, una donna con sindrome di down. Perchè?
Qualcuno oggi o un domani dovrà rispondere.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
“LA RAGGI ORA DEVE DARCI TUTTA LA DOCUMENTAZIONE, FINORA NON CI HA TRASMESSO NEANCHE L’ORDINANZA, POI AGIREMO DI CONSEGUENZA”
Raccontaci che cosa sta succedendo in questo momento
Siamo arrivati questa mattina, lo sgombero stava finendo, c’ erano ancora delle persone che portavano fuori dal campo degli oggetti personali. Ricordiamo che qua c’ era stato un intervento della forza pubblica poco tempo fa molto duro che aveva di fatto distrutto molte delle roulotte e dei container e resi inutilizzabili e distrutte le pareti delle le finestre e gli intern. Uno sgombero molto pesante e la cosa grave di questa azione di questa mattina che è avvenuta nonostante ieri ci fosse stata una pronuncia della Corte europea dei diritti dell’ uomo che aveva chiesto una sospensiva da qualsiasi azione fino al ventisette cioè fino a domani, chiedendo inoltre dei chiarimenti su alcuni casi di alcune persone vulnerabili. Invece deve esserci stata un po’ a sorpresa una ordinanza della Sindaca Raggi che non siamo riusciti ancora a vedere, l’ abbiamo richiesta questa ordinanza, che ha utilizzato i poteri di autorità per motivi sanitari. Risulta veramente difficile capire questi motivi tecnici perchè questa è la condizione di questo campo stabilmente, anche nell’ ultimo anno e sicuramente ora le persone che sono qui fuori non vivono condizioni sanità igienico sanitari migliori di quelle che vivevano stamattina
Il Comune dica di aver offerto delle strutture dell’ amministrazione…
Da quello che noi abbiamo appreso parlando con le persone in realtà c’e’ persino molta incertezza sui numeri: alcuni operatori qui hanno parlato di centotrenta centocinquanta persone presenti stamattina, altri di addirittura duecento trenta duecentocinquanta. In realtà è stata offerta a un numero minimo di loro un’accoglienza in strutture del Comune. A qualcun altro è stata offerta la soluzione della separazione del nucleo familiare quindi donne e bambini da una parte separati rispetto al padre, una soluzione che tra l’ altro non rispetta neanche l’ interesse dei minori.
Adesso bisognerà bene capire quali sono le motivazioni che sono alla base di questa accelerazione: come sapete ieri c’è stato un incontro tra il ministro Salvini e la sindaca Raggi: questo è il risultato del fallimento del piano di superamento dei campi rom della Giunta Raggi che oggi ha deciso di salvinizzarsi e che di fare un intervento i forza pubblica sovrapponendosi alla Corte europea dei diritti dell’ uomo.
Che cosa farete?
L’ operazione è stata gestita a livello comunale, non c’è stato un coinvolgimento diretto della Prefettura, ora vogliamo venire in possesso di tutta la documentazione e quindi dell’ordinanza della sindaca, della risposta che il Comune ha dato in merito alle osservazioni e alla sospensiva della Corte europea dei diritti dell’ uomo, e poi vedere in maniera dettagliata se e quante soluzioni alternative sono state proposte. Poi agiremo di conseguenza.
(da Radio Radicale)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
400 AGENTI MOBILITATI PER UN’OPERAZIONE DI POLIZIA USO MEDIA… NESSUNA PROPOSTA ALTERNATIVA NOTIFICATA PER ISCRITTO
«Ci mancava il buonismo della Corte Europea dei diritti dei Rom» e ancora «Strasburgo
non fermerà la legalità ». Così il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato nei giorni scorsi la decisione della Corte Europea (CEDU) di sospendere lo sgombero dell’insediamento rom Camping River fino a venerdì 27 luglio, sospensione che aveva l’obiettivo di monitorare la situazione del “campo” e garantire che non venissero violati i diritti umani fondamentali delle circa 300 persone rom che risiedono nell’insediamento dal 2005.
Nonostante lo stop di Strasburgo, il Comune di Roma ha iniziato oggi — con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine — le operazioni di sgombero forzato del Camping River.
Alle famiglie residenti non è stata notificata alcuna proposta scritta di soluzione abitativa alternativa e solo a una ristretta minoranza è stato offerto un alloggio alternativo.
Per quanti lo hanno accettato ciò ha comportato la divisione del nucleo famigliare. Un centinaio di persone rimaste escluse si trovano attualmente in prossimità del campo.
Rappresentanti di Associazione 21 luglio seguono da questa mattina le operazioni e si sono recati sul posto in quanto Osservatori dei diritti umani, ma non è stato consentito loro (nè alla stampa) di entrare.
«L’azione di oggi segna un’altra pagina buia dei diritti umani in Italia — ha commentato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio — una gravissima violazione dei diritti, un gesto scellerato che oltretutto offende in maniera sprezzante l’autorità e le funzioni della Corte Europea. Un centinaio di uomini, donne e bambini, già in condizioni di estrema fragilità saranno esposte ad un’ancora maggiore vulnerabilità . Da oggi vivere in Italia, e nella città di Roma, non significa vedersi garantiti i diritti umani fondamentali».
Associazione 21 luglio sta valutando le azioni più opportune per rispondere allo sgombero forzato organizzato in data odierna in deroga alla decisione assunta nei giorni scorsi dalla Corte Europea.
(da Associazione 21 luglio)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
DURA PRESA DI POSIZIONE DELLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO DOPO LE PAROLE RAZZISTE DI SALVINI: “USA LE PAROLE UTILIZZATE CONTRO GLI EBREI”
Duro richiamo della Chiesa a Matteo Salvini.
Dopo l’affondo di ieri di “Famiglia cristiana”, (“vade retro Salvini”), oggi “Avvenire” lo attacca invece sul caso rom: “Nessun uomo è mai un parassita”.
Con questo titolo, il quotidiano della Cei contesta le ultime dichiarazioni del ministro sui rom.
In un editoriale in prima pagina, Marco Impagliazzo, il presidente della Comunità di Sant’Egidio scrive: “Lascia perplessi il linguaggio di un importante ministro della Repubblica a proposito di una minoranza variegata presente in Italia da tempo, quella dei rom: parlare come ha fatto Salvini di 30.000 persone che si ostinano a vivere nella illegalità , definendole sacca parassitaria, suona pregiudiziale verso una intera comunità , oltre che non corrispondente alla realtà “.
Impagliazzo sottolinea che “le parole sono importanti, hanno un valore e un peso. Se si tratta di personaggi pubblici, addirittura di figure istituzionali, l’uso delle parole è ancora più delicato perchè vengono diffuse, amplificate, giungono alle orecchie di un pubblico vasto. Queste parole possono influenzare le opinioni pubbliche e spesso sono dette proprio a questo scopo”.
Il presidente della S.Egidio inoltre ricorda che “la definizione parassiti è stata utilizzata per gli ebrei e chi conosce la Storia sa che da questa e altre definizioni si è passati a emarginare e poi considerare nemica quella minoranza, con le conseguenze tragiche che sappiamo. Dove ci sono problemi di illegalità – osserva Impagliazzo – li si affronti come prevede la legge”.
L’uno due di “Famiglia cristiana” e “Avvenire” non è casuale. Il mondo cattolico alza la voce contro il ministro dell’Interno e la sua politica muscolare contro migranti e rom, dando voce a una malumore già assai diffuso e che si è manifestato nel digiuno di padre Zanotelli e di don Ciotti con le magliette rosse.
(da agenzie)
argomento: Razzismo | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
“NON E’ POSSIBILE CHE UN TALE SPARI DAL BALCONE FERENDO UNA BAMBINA DI UN ANNO”
“L’Italia non può somigliare a un Far West dove un tale compra un fucile e spara dal
balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia del Ventaglio al Quirinale. L’episodio a cui si riferisce Mattarella è avvenuto nei giorni scorsi a Roma.
Molti i temi toccati dal discorso del Capo dello Stato. Vediamo i principali
Profughi, segnali positivi di Paesi Ue. “Sessantacinque milioni di profughi nel mondo danno la misura di un fenomeno epocale. Tante volte l’Italia ha chiesto all’Ue responsabilità e leggiamo finalmente segnali positivi da parte di diversi Paesi dell’Unione. Passo dopo passo serve un piano di interventi dell’Unione per governare il fenomeno e non subirlo”.
Dazi e guerre commerciali. “Dobbiamo esercitare il dovere ineludibile della responsabilità . Si avvertono incrinature nell’ordine internazionale che bisogna sorreggere e non destrutturare. C’è Incertezza e instabilità . Ci sono guerre commerciali che spesso nel tempo hanno condotto ad altri tipi di guerre. Sono seduzioni che sembrano rimuovere le lezioni della storia”.
Responsabilità dei cittadini. “L’Italia non diventerà , non può diventare preda di quel che con grande efficacia descrive Manzoni nei Promessi sposi a proposito degli untori della peste: “il buonsenso c’era ma stava nascosto per paura del senso comune”. La Repubblica vive dell’esercizio della responsabilità di ciascun cittadino”.
Declino Europa. “L’Ue deve esprimere con vigore il suo ruolo su tutti i fronti aperti. Viviamo un periodo di instabilità : o gli europei ritrovano le ragioni del rilancio dell’Unione o è prevedibile il declino del Continente”.
No al Brennero come elemento di separazione. “Grandi conquiste della storia e della civiltà dei rapporti internazionali, come la scomparsa della frontiera tra Francia e Germania, tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord rappresentano patrimonio dell’umanità . Emblematica, a questo riguardo, la trasformazione del Brennero da elemento di separazione ad anello di congiunzione e di vita comune, che improvvide iniziative, paradossalmente a un secolo dalla fine della prima guerra mondiale, rischiano di contraddire”
Imparzialità pubblica amministrazione. “A me compete ricordare, a ciascuno, il rispetto del principio di “concorrere all’ordinato funzionamento degli organi istituzionali”. Le finalità sono tracciate, con chiarezza, nel testo della Costituzione e verso di esse devono convergere le pubbliche amministrazioni, nell’imparzialità della loro funzione, diretta a servizio di tutti i cittadini. Le finalità sono tracciate, con chiarezza, nel testo della Costituzione e verso di esse devono convergere le pubbliche amministrazioni, nell’imparzialità della loro funzione, diretta a servizio di tutti i cittadini. Il limite dell’intervento dello Stato è indicato, limpidamente, laddove è pienamente riconosciuto, alla società civile, di esprimersi in tutte le forme organizzate della vita economica e sociale, senza interferenze da parte delle autorità pubbliche tese a influenzarne l’attività “.
Libertà di stampa. “La libertà di informazione e i diritti che vi sono collegati – e il sostegno, funzionale ad assicurarla in concreto – alimentano il circuito democratico”. “La libera stampa è uno dei elementi che contrassegnano l’Europa e costituisce un suo grande contributo alla civiltà del mondo”, aggiunge. “Voi accompagnate, narrate, analizzate, criticate le vicende della vita politica e istituzionale e, in questo modo, contribuite alla sua qualità e al suo buon livello”, aggiunge. “Una vita politica e istituzionale che fosse priva di questa condizione sarebbe inevitabilmente distorta, e a rischio di involuzioni”.
“L’abbondanza informativa, offerta dal web, è preziosa ma occorre evitare che, con essa, si riduca il livello dell’approfondimento e la capacità di stimolare riflessioni. Insomma, evitare che ne derivi una forma di povertà critica o di rifiuto del confronto con le altrui opinioni. Questo è il compito di quella che chiamiamo libera stampa, che ricomprende, ovviamente, anche l’informazione radio, tv e digitale”.
La reputazione del Paese. “La reputazione di un Paese ordinato, bene amministrato, coeso è un bene comune, collettivo. Indisponibile. Sottratto a interessi di parte perchè costruito, nel tempo, con il contributo del nostro popolo”. “E’ patrimonio di storia, di cultura, di valori che disegna il ruolo dell’Italia nella comunità internazionale. Ovunque si vada, si registra un gran desiderio di collaborazione e di interlocuzione stretta e concreta con l’Italia. Tutto ciò che intacca questo patrimonio ferisce l’intera comunità ”
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
CON IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO ORA LE CONSULTAZIONI SI FANNO A CASA DEL VICEPREMIER?… SANGIULIANO E MATANO A CASA DI MAIO
Chissà come sarà felice Marco Travaglio, che da un paio di giorni accusa Lega e MoVimento 5 Stelle di ingerenze sulle nomine in RAI, di sapere che ieri Luigi Di Maio ha incontrato Gennaro Sangiuliano e Alberto Matano a casa sua.
I due sono rispettivamente candidati alla direzione del TG1 e alla direzione del Tg3, Sangiuliano è considerato il luogotenente di Salvini nella televisione pubblica. Racconta oggi Repubblica:
Sangiuliano è gradito anche a FI, avendo tra i suoi testimoni di nozze Maurizio Gasparri. Di più: secondo fonti di centrodestra, oltre ai padani il giornalista campano avrebbe conosciuto il premier Giuseppe Conte, prima della sua ascesa a Palazzo Chigi. E, secondo alcuni, un contatto ci sarebbe stato in passato anche in ambito accademico.
Il problema è che Di Maio vuole garanzie sul Tg1. Le alternative sono sempre il direttore del Fatto quotidiano on line Peter Gomez, oppure un nome che non piace alla Lega: Antonio Di Bella, attualmente al timone di Rai News 24.
La circostanza raccontata da Repubblica ha fatto arrabbiare il deputato PD Michele Anzaldi: “Davvero, come scrive Repubblica, il ministro Di Maio ha ricevuto i giornalisti del Tg1 Gennaro Sangiuliano e Alberto Matano, peraltro nella sua abitazione privata, in una sorta di consultazioni per la direzione dei telegiornali che non hanno precedenti e violano ogni legge? Sarebbe un caso di ingerenza governativa sull’informazione Rai di gravità inaudita, al livello di conflitti di interesse e editti bulgari del passato
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Luglio 26th, 2018 Riccardo Fucile
VOGLIONO DIFFONDERE ODIO MA QUANDO L’ODIO ESPLODERA’ NESSUNO NE SARA’ IMMUNE… SENZA SOLUZIONE ABITATIVE ALTERNATIVE E’ REATO SGOMBERARE I CAMPI ROM
L’ordinanza di chiusura firmata la scorsa settimana dalla sindaca Raggi parla di motivi
sanitari alla base della chiusura del villaggio.
Lo sgombero del campo, programmato dal Campidoglio per martedi’, e’ slittato inizialmente per un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, inoltrato da tre residenti, con l’organismo di Strasburgo che ha chiesto al governo italiano uno stop delle operazioni fino a domani.
Ieri, durante un vertice tra la sindaca Virginia Raggi e il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il titolare del Viminale ha garantito il supporto del governo all’operazione.
“Stanno sgomberando il Camping River. Senza dire nulla alle famiglie sulle soluzioni alternative, senza un progetto. Senza nulla se non la voglia di prendere voti umiliando i deboli. Questo sono la Raggi e Salvini. Non vogliono risolvere i problemi, vogliono diffondere l’odio”. Così su Twitter Matteo Orfini, presidente del Pd.
“Questa mattina sono venuti per buttarci fuori, ci hanno trattato come animali. C’è stata violenza, hanno spinto le donne e usato lo spray al peperoncino su una signora. Qualcuno è uscito volontariamente, qualcuno è svenuto, le donne strillavano. Io sto andando a prendere la mia roba non so dove andrò”.
Lo racconta Florin, 31 anni, uno dei nomadi del Camping River, campo in via di sgombero nella capitale. A chi glielo ha chiesto Florin ha spiegato che non è stata usata violenza contro i bambini. “Io sapevo che la sospensione dello sgombero è fino a domani e invece non gliene frega niente. Non ce lo aspettavamo, stavamo tutti dentro tranquilli. C’è gente che è svenuta ma non è stata fatta nessuna violenza contro i bambini”, ha concluso.
“Ci troviamo di fronte ad una gravissima violazione del governo italiano di fronte alla Corte per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Un precedente unico e gravissimo”.
Così il presidente dell’Associazione 21 luglio, Carlo Statolla, commenta al telefono con LaPresse la notizia dello sgombero in corso. “Siamo in contatto con la Corte di Strasburgo e ci hanno confermato che non c’è stata alcuna retromarcia”.
Intanto fuori dal campo circa cento residenti, tra cui decine di bambini, dopo essere stati sgomberati dalla struttura ora stazionano di fronte al cancello dell’insediamento. Hanno portato fuori materassi, frigoriferi, sedie e altro mobilio e protestano contro le soluzioni alloggiative proposte dal Campidoglio, che prevederebbero la separazione dei nuclei familiari con donne e bambini in alcune strutture e uomini ricoverati altrove.
Sul portone del Camping lo striscione ‘Virginia Raggi lascia in pace le nostre famiglie’.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »