Luglio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
VITTIMA UNO STUDENTE UNIVERSITARIO OSPITE DI UNA PARROCCHIA DI TORINO… ARRESTATO UNO DEI DUE DELINQUENTI
Ennesimo episodio figlio di questi tempi di odio: “Mi hanno dato del negro di merda”. E’ il racconto
dell’agguato subito a Torino da un rifugiato del Darfur, in Italia dal 2011, nel quartiere Mirafiori Nord, davanti alla chiesa dell’Ascensione.
Il giovane, studente universitario ospite della comunità parrocchiale, è stato preso a calci e pugni da due uomini che lo hanno minacciato con un coltello
Ha raccontato il ragazzo: “L’uomo mi aveva chiesto 50 centesimi. Gli ho detto che non li avevo, mi ha mostrato le banconote nel portafogli e ha detto: non ho bisogno dei tuoi soldi. Poi mi ha dato del negro di m. Ero seduto sul marciapiede e ho provato ad alzarmi, mi ha dato uno schiaffo».
Subito dopo a picchiare e insultare il ragazzo è arrivato un’altro uomo che aveva un grasso cane al guinzaglio e un coltello.
I carabinieri, intervenuti dopo l’allarme, hanno arrestato un italiano di 51 anni. Alla vista dei militari si è scagliato contro di loro. Le accuse nei suoi confronti sono di resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale
Il quotidiano torinese La Stampa ha raccolto altre testimonianze. Uno è Dario Zannolfi, uno dei cuochi dell’osteria della Roccafranca. «Stavo lavorando e sono uscito dopo aver ricevuto la telefonata in cui mi diceva: “È un’emergenza”. Ho visto un signore che lo spintonava, li ho separati. Gli ho detto: “Scappa nel ristorante”». L’aggressore non si rassegna. «Davanti ai clienti esterrefatti ha continuato a ripetere i suoi insulti razzisti. Ci diceva: siete amici dei negri», spiega Zannolfi, che era insieme al suo collega Fabrizio. Si sarebbe rivolto anche ai carabinieri dicendo loro: «Siete italiani ma difendete i negri».
(da Globalist)
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Luglio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
UN ESEMPIO DI INTEGRAZIONE E AMORE PER IL TRICOLORE (A DIFFERENZA DI CHI CON LA NOSTRA BANDIERA SI PULIVA IL CULO E OGGI FA IL SOVRANISTA)
Libania Grenot
Libania Grenot, la più famosa del quartetto. Il papà Francisco è sindacalista, la mamma Olga giornalista. L’ultima apparizione con la maglia rossoblù e la stella è stata quella dei Mondiali di Helsinki 2005. Poi l’avventura italiana propiziata dal matrimonio, nel settembre 2006.
Un anno di inattività praticamente completa, quindi la ripresa con il tecnico Riccardo Pisani a Tivoli. La cittadinanza è arrivata ad aprile 2008 aprendole la strada per il primo miglioramento del record italiano dei 400, da lei portato nel 2009 a 50.30.
Nel 2014 la consacrazione internazionale con la vittoria agli Europei di Zurigo, mentre il 27 maggio 2016 è diventata primatista italiana dei 200 metri (22.56) a Tampa, negli Stati Uniti.
Ha confermato il titolo continentale nel 2016 ad Amsterdam, dove ha conquistato anche il bronzo con la 4×400 azzurra, poi la sua prima finale olimpica individuale a Rio, seguita dal record italiano in staffetta”.
Ayomide Folorunso
Studentessa di medicina e aspirante pediatra: famiglia originaria della Nigeria, è in Italia dal 2004
Ayomide Folorunso, 22 anni. La sua famiglia è originaria del Sud-Ovest della Nigeria, ma “Ayo” dal 2004 si è stabilita con i genitori – la mamma Mariam e il papà Emmanuel, geologo minerario – a Fidenza: qui è stata notata nelle competizioni scolastiche dal tecnico Chittolini e affidata a Maurizio Pratizzoli.
Non è riuscita a vestire l’azzurro nei Mondiali under 18 del 2013 pur avendo ottenuto il minimo in ben cinque specialità , perchè ha ricevuto il passaporto pochi giorni dopo la rassegna iridata.
A giugno del 2015 è stata arruolata in Fiamme Oro, proveniente dal Cus Parma. Nel 2016, agli Assoluti di Rieti, ha stabilito il primato italiano under 23 dei 400 ostacoli in 55.54 migliorando il personale di oltre un secondo, ritoccato a 55.50 con il quarto posto in finale agli Europei di Amsterdam. Semifinalista ai Giochi di Rio, dove ha realizzato il primato italiano con la staffetta 4×400 azzurra, nel 2017 ha conquistato il titolo europeo under 23 e anche l’oro alle Universiadi.
Studentessa di medicina e aspirante pediatra, dimostra una personalità matura anche negli interessi culturali: appassionata di letture fantasy, non manca di approfondire quotidianamente anche le Sacre Scritture nella comunità pentecostale alla quale appartiene”.
Raphaela Lukudo
Studia scienze motorie ma ha frequentato l’istituto d’arte, conservando la passione per “disegno e foto”
Raphaela Lukudo, 24 anni, si viene a sapere che “la famiglia è originaria del Sudan, ma si era stabilita da tempo in Italia: prima nel Casertano e successivamente, quando “Raffaella” aveva appena due anni, a Modena.
Ha scoperto l’atletica nel 2006, con il Mollificio Modenese, per diventare quindi una promessa del giro di pista sotto la guida tecnica di Mario Romano. Nel 2011, dopo aver dimostrato il suo valore ancora allieva ai Mondiali di categoria (semifinalista sul piano nonostante un infortunio alla vigilia della gara), si è trasferita per un paio di anni con la famiglia nei pressi di Londra, rientrando poi in Italia. Dal giugno 2015 si allena con Marta Oliva alla Cecchignola, nel centro sportivo dell’Esercito.
Nella stagione indoor 2018 ha conquistato il suo primo titolo assoluto sui 400 metri per scendere a 53.08, ottava italiana alltime. Studia scienze motorie ma ha frequentato l’istituto d’arte, conservando la passione per “disegno e foto”.
Maria Benedicta Chigbolu
Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto
Maria Benedicta Chigbolu, 29 anni, come si legge nella biografia Fidal (la Federazione italiana di atletica) è “la seconda di sei figli (tre fratelli e tre sorelle) di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine.
Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto e poi è anche diventato presidente della Federatletica nigeriana. Il primo approccio con l’atletica a sedici anni quando un professore dell’Istituto magistrale socio psicopedagogico Vittorio Gassman di Roma, notate le sue notevoli qualità fisiche, l’ha indirizzata al campo romano della Farnesina.
Qui ha cominciato a praticare l’atletica seguita da Fulvio Villa. Reclutata nell’Esercito, è allenata a Rieti da Maria Chiara Milardi e legata sentimentalmente al quattrocentista azzurro Matteo Galvan. Ha vinto il bronzo europeo della 4×400 nel 2016, poi ha realizzato il primato italiano con la staffetta azzurra ai Giochi di Rio. Laureata in scienze dell’educazione e della formazione, in passato ha anche fatto la fotomodella”.
(da agenzie)
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Luglio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
“BRAVE RAGAZZE, L’ITALIA E’ FIERA DI VOI”: SOCIAL IMPAZZITI PER LE ATLETE ITALIANE DELLA 4 X 400 CHE HANNO VINTO L’ORO AI GIOCHI DEL MEDITERRANEO
Non solo hanno vinto una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona, allungando il
medagliere italiano a quota 156 (56 ori, 55 argenti, 45 bronzi), ma sono anche diventate un simbolo grazie ad una foto che le ritrae sorridenti dopo il traguardo.
Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e la campionessa europea Libania Grenot: solo loro le ragazze che dopo aver vinto un difficile oro in 3’03″54 hanno scatenato i social nelle ultime ore.
Migliaia i tweet e i post per celebrare la vittoria di quattro ragazze felici per la vittoria nelle stesse ore in cui a Pontida si rappresentava un’Italia divisa, timorosa dell’altro.
E basta scorrere alcuni di quei post come quello di Oriana Cerbone: “Realtà 1 – #Salvini 0. È davvero il caso di dire #primaleitaliane! Sono fiera di essere rappresentata da queste stupende atlete. La realtà supera la fantasia e spesso sa essere migliore #medagliadoro #4×400 #staffetta #ciaone #Pontida18” per capire quanto il nostro paese abbia ancora voglia di reagire.
Dello stesso tenore anche il tweet di Roberto Saviano che ringrazia le quattro ragazze a aggiunge: “I loro sorrisi sono la risposta all’Italia razzista di Pontida. L’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verrà fermata”
“La notizia più bella di ieri arriva dai Giochi del Mediterraneo, non da Pontida. Vince l’Italia che non ha paura: #PrimeLeItaliane”, è il commento di Matteo Renzi sui suoi profili social
“Sono tutte italiane le ragazze che hanno vinto la staffetta 4×400 ai giochi del Mediterraneo.C’è un’Italia nuova che Salvini e la Lega non vogliono vedere e a cui vorrebbero negare di esistere e di avere diritti. Purtroppo, anche per questo prendono tanti voti. Ma questo è razzismo che noi vogliamo combattere e vincere per dare all’Italia un futuro migliore”, scrive su Facebook Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana ed esponente di Liberi e Uguali.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
CHI HA IMPEDITO L’INTERVENTO DELLE ONG DEVE ESSERE INCRIMINATO PER STRAGE: MINISTRI DI MALTA E ITALIA RESPONSABILI
L’Unhcr in Libia denuncia un’altra tragedia del mare: 63 persone risultano disperse dopo che il barcone su cui viaggiavano si è capovolto.
Altre 41 persone sono state tratte in salvo dalla Guardia costiera a largo di Zwara, riferisce l’agenzia Onu sul suo profilo Twitter.
I sopravvissuti hanno invece riferito che i loro compagni di viaggio sarebbero annegati.
Si tratta della seconda tragedia del mare in due giorni. Il portavoce della Marina di Tripoli, Ayob Amr Ghasem, ha poi confermato che c’è stato un naufragio “sicuramente” con annegamenti al largo delle coste libiche. “Ci sono varie imbarcazioni e una era in condizioni critiche. Sicuramente ci sono dei morti”, ha detto Ghasem.
“E’ successo di nuovo, un altro dannato naufragio. Vogliamo i responsabili”. Lo scrive in un tweet la Ong Proactiva Open Arms pubblicando un video del fondatore Oscar Camps, che si trova a bordo della nave che sta facendo rotta verso Barcellona. “L’Aquarius è a Marsiglia, la Lifeline sequestrata a Malta, Sea Watch non può lasciare Malta, Open Arms sta andando a Barcellona per sbarcare 60 persone. Nel frattempo – dice Camps – oggi sono morte altre 63 persone, più di 170 in 48 ore. E’ una vergogna e spero che vengano individuate le responsabilità “.
Quello che sta accadendo nel Mediterraneo, aggiunge, “è assolutamente illegale e fuori dal diritto marittimo internazionale”.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE CECCHI PAONE: “IN POLITICA E’ PIENO DI GAY”
Alessandro Cecchi Paone, giornalista e conduttore tv, a Un Giorno da Pecora su Rai Radio1 ha rilasciato
dichiarazioni che stanno già facendo discutere: “In politica è pieno di gay. In questo governo ce ne sono: tra i ministri, ce ne sono tre”.
A chi gli domanda perchè le personalità della politica non facciano coming out, risponde: “Se fossero leghisti, direi perchè la loro posizione culturale o ideale non gli porterebbe voti. Ma se fossero grillini dovrebbero dirlo…”.
Dunque, da quanto lasciato intendere, si tratta di due ministri grillini e di un leghista.
Cecchi Paone ha anche specificato che si tratta esclusivamente di uomini.
Qualcuno parla addirittura di lobby gay, ma il giornalista e conduttore non è d’accordo. “Una lobby non credo, sennò dovrebbero fare ulteriori leggi a favore dei diritti”, ha affermato.
“Tanti anni fa, abbiamo avuto non uno ma due premier gay, democristiani e dorotei. Ma non posso fare nomi, non so se la legge sulla privacy riguarda anche le persone defunte”.
Nel 2012, Cecchi Paone disse che il centro-destra era composto da una buona percentuale di politici omosessuali, “tutti nascosti e tutti contro i diritti gay”.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
WEIL, OLIVETTI, LIVATINO E WALT DISNEY FINISCONO NEL PANTHEON RAZZISTA
Simone Weil, Rosario Livatino, Miglio, Olivetti e anche Walt Disney.
Dal palco di Pontida, in occasione della kermesse leghista, Matteo Salvini propone un ‘pantheon’ abbastanza variegato.
Il leader leghista cita la filosofa francese quando “diceva che i doveri vengono prima dei diritti”, punto che fa gioco per ricordare, qui le parole sono del ministro dell’Interno, che si tratta di un concetto “da mettere ben chiaro a chi vive in Italia da tempo e, soprattutto, a chi ci arriva domani mattina”.
Altrettanto a ‘doppio taglio’ la citazione di Rosario Livatino, quel “giudice ragazzino” – come lo definì Francesco Cossiga scatenando a caldo, era il 1990, una furiosa polemica – assassinato dalla mafia.
“A noi fanno schifo la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta e li combatteremo con ogni mezzo necessario, da nord a sud”, ribadisce il ministro dell’Interno che rende omaggio al magistrato che “ha combattuto la mafia non a parole” e promette “farò di tutto perchè la casa in cui ha vissuto diventi la casa e il tempio dell’antimafia”.
Peccato che non abbia spiegato la presenza di boss dell’ndrangheta ai suoi comizi in Calabria e il ruolo determinante di un ex An di quelle parti sotto processo per i suoi rapporti con la malavita organizzata.
Poi la citazione di Adriano Olivetti – causalità , ‘nume’ di riferimento della Ivrea dei Casaleggio – per la sua idea di comunità (che con la Lega non c’entra una mazza)
Infine Salvini ha anche citato il Walt Disney del “se puoi sognarlo, puoi anche farlo”.
Forse si riferiva alla Banda Bassotti che svaligiava i forzieri e non restituiva il bottino.
(da agenzie)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
“LA VIOLENZA DELLE PAROLE DI SALVINI RAFFORZA LA FALSA NARRAZIONE DELL’INVASIONE”
“L’atmosfera si sta facendo sempre più mefitica. Siamo in una situazione di crudeltà volgare e
totalmente gratuita, tanto più allarmante perchè indirizzata dall’alto e fomentata da chi ha responsabilità politiche e di governo. Contro questo imbarbarimento occorre organizzare una rivolta etica, culturale, oltre che politica. La riuscita della ‘tavolata multietnica’ di Milano” come il buon andamento della raccolta di 1 milione di firme a livello europeo per modificare alcuni punti del Regolamento europeo su questi temi, indicano che c’è ancora spazio ed energie per una battaglia di civiltà “.
A sostenerlo, nell’intervista concessa ad HuffPost è Emma Bonino, leader storica radicale, oggi senatrice di “+ Europa”, già ministra degli Esteri e Commissaria europea per gli aiuti umanitari.
Quanto alla “guerra” scatenata dal ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, Bonino non ha dubbi: “Si cerca di allontanare occhi scomodi o comunque non schierati con questo o quel Governo”.
“Vietato salvare”. Così titolava in prima pagine l’Avvenire, dopo la tragedia al largo delle coste libiche, che è costata la vita a più di 100 persone, tra le quali 3 bambini di un anno. Siamo precipitati così in basso?
“Purtroppo è così. Non lo dico io, è la realtà dei fatti a dimostrarlo. In più alla luce, assai fioca, dell’ultimo vertice europeo, ricco di scontri e povero di risultati. Una situazione in cui si torna a blaterare di blocco navale senza sapere di cosa si parla; una situazione nella quale di Centri di accoglienza e identificazione, che doveva essere per l’attuale Governo italiano, il vero punto di svolta da ottenere al Consiglio di Bruxelles, salvo poi ridurre il tutto a una volontarietà che non sarà mai praticata dai ‘blindatori di frontiere’, a cominciare dai Paesi di Visegrad, e così finirà che gli unici Centri resteranno quelli esistenti in Italia e in Grecia. Siamo ben oltre l’affermarsi di una logica ‘sovranista’. Siamo in una situazione di crudeltà volgare e totalmente gratuita, nella quale la violenza delle parole serve a rafforzare una narrazione falsa, quella dell”invasione’, ma che paga a livello elettorale. Siamo alla manipolazione sistematica della realtà . E così, ecco il ministro Salvini visitare in Libia l’unico campo, peraltro non ancora in funzione, dell’Unhcr (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ndr) e dire, senza arrossire dalla vergogna, che sono Centri di ottima qualità , quando esistono centinaia di testimonianze, decine di filmati, rapporti delle più importanti organizzazioni umanitarie, che danno conto dell’inferno di quei campi-lager gestiti dalle autorità libiche. Il ministro Salvini, l’ho detto nel recente dibattito in Senato e lo ribadisco con forza, è in perenne campagna elettorale, ma con gli slogan non si va di nessuna parte e una crisi umanitaria è stata trasformata in una crisi politica per ragioni di consenso”.
Il titolare del Viminale, e di ricaduta anche il premier Conte e l’altro vice premier pentastellato, Di Maio, puntano sull’esternalizzazione delle frontiere a Sud. Una prospettiva rigettata da pressochè tutti i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo interessabili. Perchè questo rifiuto?
“Perchè nessuno ha voglia di ricevere corpi militari di altri Stati sul proprio territorio nazionale. Salvini può dire ciò che vuole, ma chi ha responsabilità di Governo dovrebbe sapere che esistono leggi, convenzioni internazionali, per le quali non vi può essere alcuna imposizione ad uno Stato perchè sia in obbligo a insediare sul proprio territorio un hotspot di altri Stati o entità sovranazionali. Siamo all’abc del Diritto internazionale, oltre che a principi che regolano i rapporti tra Stati. La Libia ha detto ‘no’ alla richiesta italiana, e così hanno fatto la Tunisia, l’Algeria, il Marocco, l’Albania. E a meno che non si pensi di dichiarare guerra a questi ‘negligenti’, ecco che i Centri di identificazione o come li si voglia definire, rimarranno su base volontaria, e dunque in Grecia, Italia e Spagna”.
Quale strada, a suo avviso, andrebbe seguita?
“Quella della sicurezza nella legalità . Quella dell’integrazione degli irregolari nel nostro Paese. Il predecessore di Salvini al Viminale, Minniti ci ha provato e i risultati erano anche molto incoraggianti, se non fosse che su 8mila Comuni solo un migliaio hanno risposto positivamente. Non c’è niente di più sbagliato e di pericoloso che contrapporre sicurezza e legalità . L’esperienza di quei mille Comuni, con l’integrazione di piccoli gruppi di migranti nel tessuto produttivo locale, ha indicato una strada che non va smarrita. Legalità significa, inoltre, moltiplicare i corridoi umanitari, significa superare la Bossi-Fini, riprendere con forza l’iniziativa sullo jus soli, rispetto delle convenzioni internazionali in un sistema condiviso di diritti e di doveri…Sul tavolo vi sono proposte concrete, praticabili, frutto dell’esperienza maturata sul campo da decine e decine di organizzazioni della società civile, molte delle quali hanno dato vita alla campagna ‘Ero straniero-L’umanità che fa bene’. Quella campagna ha portato alla raccolta di oltre 70mila firme per una legge d’iniziativa popolare che non può restare in qualche cassetto del ‘palazzo’ ma deve essere discussa dal Parlamento e fatta vivere nel Paese”.
Un Paese che si sveglia ogni giorno con una idea nuova partorita dal vulcanico ministro dell’Interno e dal fronte, variamente articolato, del sovranismo nazionale…
“Questo fuoco di fila di ‘idee” serve a coprire altre ‘idee’ totalmente irrealizzabili. E così nessuno parla più di rimandare indietro 600mila migranti. Ora si parla di blocco navale. Altro giro, altra ‘sparata’ destinata a fare la fine dei ‘ne rispediremo a casa 600mila’. Il blocco navale è una classica misura di guerra, come sancito dagli articoli 41 e 42 delle Nazioni Unite. Blocco navale significa impedire con la forza l’uscita da porti di qualsiasi nave civile e militare. Si tratta di un atto di aggressione contro uno Stato sovrano. Leggo che qualcuno ha evocato il precedente albanese. Il riferimento è all’accordo Prodi-Berisha del 1997. Allora, da Commissaria Ue per gli Aiuti umanitari (incarico che Emma Bonino ha ricoperto dal 1995 al 15 marzo 1999, ndr), seguìi da vicino quella vicenda. Non si trattò di alcuna forzatura o atto di aggressione da parte italiana, in quanto quel blocco navale fu richiesto dalle autorità di Tirana. C’è da aggiungere, per verità storica, che non andò benissimo, visto che due giorni dopo l’entrata in vigore di quell’accordo bilaterale, un battello albanese fu speronato da una motovedetta italiana a largo delle coste albanesi: un incidente che provocò la morte di 108 persone”.
Intanto continua la “guerra” del ministro dell’Interno, supportato in questo dal suo collega alle Infrastrutture, contro le Ong che operano nel Mediterraneo. Cosa c’è, a suo avviso, alla base di questo scontro infinito?
“Al netto della propaganda ad uso interno, c’è la volontà di togliere di mezzo occhi scomodi. Un discorso che non riguarda solo l’Italia, e non riguarda solo il presente. Per lunga esperienza umanitaria, rafforzatasi negli anni di commissaria europea, so che quando si vuole avere mani libere per operazioni che non contemplano il rispetto delle convenzioni e del diritto internazionali, prima si tolgono di mezzo le Ong umanitarie poi la stampa indipendente. Altro che ‘tassisti del mare”: ciò che si vuole è allontanare occhi scomodi, o comunque non schierati con questo o quel Governo. Rimane comunque il fatto, incontestabile, che di tutte le inchieste aperte dalle varie Procure, a cominciare da quella di Catania, su presunte collusioni tra alcune Ong e gli scafisti, dopo oltre due anni non è emersa uno straccio di prova”.
Lei ha parlato di una atmosfera mefitica. Ma c’è qualche segno in controtendenza che lascia aperto uno spiraglio alla speranza?
“Segnali ce ne sono, sono semi di speranza che andrebbero coltivati ed estesi. Penso, ad esempio, alle migliaia di persone che hanno partecipato alla ‘tavolata multietnica’ organizzata dal Comune di Milano e dal sindaco Sala, una esperienza che andrebbe riprodotta in tanti altri Comuni. E penso anche all’iniziativa che stiamo portando avanti, con esiti incoraggianti, a livello europeo per la raccolta di 1milionedi firme, anche in digitale, per modificare alcuni regolamenti europei su questa materia. Di fronte a questa atmosfera mefitica, occorre avere una grande capacità di resistenza e di proposta. C’è una Italia che non si rassegna a questo andazzo. Diamole spazio e ascolto. Contro i seminatori di odio, la resistenza non è solo un diritto, è un dovere civico”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
LE REGOLE INTERNAZIONALI CHE VANNO RISPETTATE, PENA LA DENUNCIA PER OMISSIONE DI SOCCORSO… SI PUO’ INTERVENIRE ANCHE IN ACQUE LIBICHE
Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha pubblicato nel suo sito in italiano un punto sulla situazione migranti nella forma di 11 domande e risposte per fare chiarezza.
Lo riportiamo per intero:
Si parla molto delle operazioni di salvataggio dei migranti e dei rifugiati in viaggio nel Mediterraneo centrale.
Per fare un po’ di chiarezza su ruolo e dimensioni dei salvataggi in mare, ci siamo fatti qualche domanda e abbiamo provato a rispondere anche attraverso i dati forniti dalla Guardia costiera.
1. Cosa s’intende per “operazioni SAR” nel Mediterraneo?
L’acronimo SAR corrisponde all’inglese “search and rescue” ovvero “ricerca e soccorso” (ma anche “ricerca e salvataggio”). Con questa sigla si indicano tutte le operazioni che hanno come obiettivo quello di salvare persone in difficoltà in vari ambienti (montagna, mare, dopo un terremoto ecc.) effettuate con mezzi navali o aerei.
In particolare negli ultimi anni — con l’aumento del flusso di migranti in arrivo verso l’Europa — questo genere di operazioni hanno messo in salvo decine di migliaia di persone durante la pericolosa traversata del Mar Mediterraneo spesso tentata su imbarcazioni e gommoni fatiscenti.
Alle operazioni SAR partecipano vari attori — non solo militari — coordinati dal Maritime rescue coordination centre (MRCC), rappresentato dal Comando generale della Guardia costiera con base a Roma. Le operazioni di soccorso si svolgono su aree di responsabilità SAR (e non solo su quelle territoriali). L’area di responsabilità italiana coincide con circa un quinto dell’intero Mediterraneo, ovvero 500mila km quadrati
2. Quali sono i mezzi autorizzati al soccorso dei migranti in mare?
Come spiega con chiarezza la Guardia costiera: «I servizi di ricerca e soccorso fanno affidamento su qualsiasi nave per qualsiasi ragione presente nell’area interessata (navi governative, incluse quelle militari, quelle mercantili, ivi compresi i pescherecci, il naviglio da diporto e le navi adibite a servizi speciali — quali sono ad esempio quelle battenti bandiera italiana utilizzate da alcune ong per le loro finalità SAR). In altre parole, su ogni nave che possa utilmente intervenire per il salvataggio delle vite umane in mare».
Chiunque sia in grado di intervenire ha l’obbligo giuridico di farlo e in caso contrario si configurerebbe come omissione di soccorso (secondo gli articoli 1113 e 1158 del codice della navigazione), con le eventuali aggravanti dovute a conseguenze drammatiche, in primo luogo naufragio e omicidio colposi.
3. Perchè le navi italiane possono intervenire fuori dalle acque territoriali?
«Il primo MRCC che riceva notizia di una possibile situazione di emergenza SAR ha la responsabilità di adottare le prime immediate azioni per gestire tale situazione, anche qualora l’evento risulti al di fuori della propria specifica area di responsabilità », che non coincide con le acque territoriali, anzi di norma è ben più ampia. Così ha spiegato il Contrammiraglio Nicola Carlone capo del reparto piani e operazioni della Guardia costiera nell’audizione presso la Commissione parlamentare per l’attuazione dell’accordo di Schengen.
4. Perchè le navi italiane intervengono anche nel Mar Libico?
Libia e Tunisia, malgrado abbiano ratificato la convenzione SAR del 1979, non hanno dichiarato quale sia la loro specifica area di responsabilità SAR.
L’area del Mar Libico a sud di quella maltese e confinante con le acque territoriali della Libia non è posta sotto la responsabilità di alcuno Stato.
È per questa ragione che la prima centrale MRCC contattata dovrà attivarsi per salvare le barche dei migranti e dei rifugiati in pericolo. E, in questo periodo, la stragrande maggioranza di richieste d’aiuto arriva in Italia.
5. Come si definisce “luogo sicuro” dove i migranti devono essere sbarcati dopo il recupero in mare?
Una volta finito il salvataggio in mare, l’operazione SAR non è ancora conclusa. I migranti devono essere condotti in un “luogo sicuro” (dall’inglese place of safety), ovvero un luogo che fornisca le garanzie fondamentali ai naufraghi.
Le persone tratte in salvo devono essere portate dove: 1) la sicurezza e la vita dei naufraghi non è più in pericolo. Per questa ragione, non sono considerati “sicuri” porti di paesi dove vige la pena di morte o dove anche un solo migrante salvato in mare possa essere perseguitato per ragioni politiche, etniche o di religione. Dove 2) le necessità primarie (cibo, alloggio e cure mediche) sono soddisfatte e 3) può essere organizzato il trasporto dei naufraghi verso una destinazione finale.
Un “luogo sicuro” — e questo è un punto importante — deve essere individuato dal MRCC che ha la responsabilità del coordinamento delle operazioni stesse. In altre parole, se è la centrale operativa di Roma a ricevere la richiesta d’aiuto deve anche scegliere il luogo dove portare i naufraghi.
6. È possibile presentare domanda di asilo in mare?
In mare non è possibile una valutazione formale dello status di rifugiato o di richiedente asilo (in virtù del Protocollo di Palermo del 2000 contro la tratta di migranti; Reg. EU 2014/656 per le operazioni Frontex; d.lgs 286/’98 — T.U. immigrazione e discendente DM 14 luglio 2003; ecc.). Tutte le imbarcazioni coinvolte in operazioni SAR hanno come priorità il soccorso e il trasporto in un “luogo sicuro” dei migranti raccolti in mare e le azioni di soccorso prescindono dallo status giuridico delle persone.
(da Globalist)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
UN PHOTOSHOP USATO PURE MALE PER NEGARE L’ANNEGAMENTO DEI TRE BIMBI CAUSATI DAL TARDIVO INTERVENTO DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA E DAL DIVIETO DELL’ITALIA DI FAR OPERARE LA ONG SUL POSTO
Nemmeno di fronte a tre bambini morti si ferma la criminalità razzista. 
Sta circolando in queste ore online un’immagine taroccata volta a dimostrerare come la foto del bambino migrante morto annegato due giorni fa per l’affondamento di un gommone sia in realtà un fotomontaggio, girato in uno studio di posa, con un bambolotto.
Il testo recita: “Ecco svelata la falsa messa in scena delle ONG DI SOROS, una vergogna”. Ovviamente di falso c’è solo il fotomontaggio.
Oltre a vedersi ad occhio nudo che il fotomontaggio è quello sopra – ed è fatto veramente male – quell’immagine non è unica, esiste una serie come dimostrazione che non c’è nessun complotto.
Le foto sono dell’agenzia francese France Presse e raccontano solo quello che è successo e l’Unhcr conferma la tragedia.
Una fake news allucinante, messa in giro artatamente da qualche pendaglio da forca perchè le foto non sorreggono la narrazione razzista.
C’è tutto il campionario della bufala, compresa l’attribuzione a Soros, il finanziere associato alle più svariate teorie complottiste contemporanee – come quella della sostituzione etnica – nemico dei sovranisti di ogni latitudine, entrato nelle cronache politiche recenti italiane anche per uno scontro con Salvini (ha accusato il leader leghista di legami sospetti con Putin)
Attenzione: non conta l’opinione politica in questo caso. Quello che una società non può e non deve accettare è che si passi per falsa una cosa vera, verissima, drammatica.
Nell’era del web e dei social network è un andazzo più che pericoloso
Il primo fotomontaggio è stato fatto (con tanto di firma sulla foto) da un profilo Facebook che ha 1000 account che ne seguono gli aggiornamenti ed è un corollario di complottismo, poteri forti, bufale a sfondo razzista
Il fotomontaggio è firmato da lui, ma di questa bufala sui bambini nella sua pagina non c’è traccia. “È stata cancellata da Facebook”, ci conferma in una chat.
Poi aggiunge. “L’altra foto si vede che è un fotomontaggio. Per il resto pure a me può capitare di inciampare in qualche bufala purtroppo, a tutti può capitare. Quando indago e poi vedo che è un fake di solito elimino, sennò poi perdi pure credibilità “.
E la foto dei bambini? “Se è tutto vero… beh, che chi abbia causato una cosa del genere paghi, ma paghi di brutto”.
Del primo account che invece avrebbe caricato (secondo quanto si riesce a ricostruire attraverso altri account Facebook) il presunto studio fotografico in cui la finta bufala sarebbe stata confezionata preferiamo invece non rivelare il nome fino a quando non saremo certi che l’abbia condivisa davvero e poi cancellata.
Al momento, sull’account di questa persona non c’è traccia di quell’immagine. L’abbiamo poi noi trovata postata pubblicamente da altri due account Facebook (e su un gruppo) oltre che su Twitter. Ma non possiamo sapere se e quanti account privati la stiano condividendo. Alcuni commenti sono allucinanti e ve li risparmiamo.
(da “La Repubblica”)
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