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GRILLO NON VEDE BUCHE A ROMA, MA NON SI ACCORGE CHE E’ SUL RACCORDO ANULARE DOVE LA COMPETENZA E’ DELL’ANAS

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

POVERO BEPPE, COME SI E’ RIDOTTO: A FARE IL COMICO INVOLONTARIO PER GIUSTIFICARE L’INEFFICIENZA DELLA RAGGI

In un video postato sulla sua pagina Facebook Beppe Grillo si dota di un megafono per fare il “moralizzatore” del traffico a Roma e dà  consigli ad automobilisti e motociclisti armato di megafono.
Nel video il Garante M5S, seduto in auto al posto anteriore del passeggero, dirama direttive ai veicoli che lo precedono, ai pedoni, persino — e non senza ragione — al fotoreporter che con una mano guida lo scooter e con l’altra lo riprende con uno smartphone.
Un divertissement che Grillo prosegue — chissà  quanto tra il serio e il faceto — dando conto dello stato ottimale del manto stradale nel tratto di strada percorso, e osservando che in effetti qualche lavoro da fare c’è sul fronte della gestione di verde pubblico ed erbacce, pur in un’area estesa come quella del Comune di Roma.
C’è però un problema.
A parte che proprio quando Beppe nel video dice “neanche una buca” al minuto 00.57, l’auto fa un saltello di quelli che per chi abita a Roma sono proprio inconfondibili, Grillo dice di non trovare buche anche se ammette che “quaranta milioni di metri quadri di verde” sono difficili da gestire, ma non si rende conto che sta girando quella parte della gag su uno svincolo per il Raccordo anulare, esattamente svincolo tra G.R.A. e A24 sulla Circonvallazione Tiburtina .
Dove la gestione è di competenza dell’ANAS.
La prima parte del video è invece girata in via Cavour, ovvero nel primo municipio. Dove governa la piddina (direbbe lui) Sabrina Alfonsi.

(da “NextQuotidiano”)

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LA DENUNCIA DELLA CROCE ROSSA: “TUTTA L’EUROPA E’ RESPONSABILE DI UN MASSACRO”

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE FRANCESCO ROCCA: “NEL 2018 OLTRE 1000 MORTI MENTRE L’EUROPA E’ CIECA E SORDA, TUTTI SANNO CHE LA LIBIA NON E’ UN PAESE CHE RISPETTA I DIRITTI UMANI”

Francesco Rocca, presidente della Federazione Internazionale delle società  Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, non usa giri di parole: “Il massacro nel Mediterraneo è ancora in corso mentre l’Unione Europea non è in grado di mettere in primo piano i principi di umanità  e solidarietà . C’e’ urgente bisogno di una risposta comune europea e invece l’Ue è cieca e sorda di fronte a questa tragedia umanitaria”
“Parlo di massacro” spiega Rocca, “perchè non riesco a trovare un’altra definizione. Più di mille morti solo nel 2018 sono lì per dircelo e le vite perdute reclamano l’urgenza di una reazione”. *
Sulla questione del flusso migratorio bloccato in Libia, principale idea europea sulla questione, Rocca si dice perplesso: “La domanda che pongo a chi sostiene questa strada è la seguente: ci state dicendo che la Libia è un Paese sicuro? Intendo sicuro riguardo al rispetto e alla tutela della dignità  degli esseri umani. perchè allora bisogna essere chiari: la Libia non lo è”.
“Nessuno” ricorda Rocca, “è mai riuscito ad ottenere dalle autorità  di Tripoli nemmeno la firma della Convenzione di Ginevra. Eppure l’Europa insiste a dire che il flusso migratorio deve interrompersi lì e questo dimostra tutta la sua ignavia”.

(da Globalist)

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TROPPI DISSENSI CON SALVINI, ECCO PERCHE’ BOSSI E MARONI NON ERANO A PONTIDA

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

ASSENZA STORICA PER I DUE FONDATORI DELLA LEGA

Umberto Bossi e Roberto Maroni disertano per la prima volta Pontida.
Il fondatore della Lega e l’ex ministro dell’Interno ed ex governatore della Lombardia non si sono visti, quest’anno   sullo storico pratone del tradizionale raduno del Carroccio.
Entrambi avevano detto che ci sarebbero stati anche se, per il secondo anno consecutivo, Bossi non era stato inserito nella scaletta degli interventi.
Che i rapporti tra il Senatùr, Maroni e il neo vice premier e ministro Salvini non fossero particolarmente buoni lo si era capito da alcune loro recenti dichiarazioni.   Maroni in un’intervista a Repubblica aveva criticato Salvini e chiesto al ministro dell’Interno di lasciare il doppio incarico al Viminale e come segretario federale della Lega.
Non contento aveva aggiunto: “Chi guida il Viminale non   deve fare proclami”.
E’ vero che in questa fase Maroni   aveva scelto di restare defilato dopo la sua scelta di non ricandidarsi a governatore della Lombardia, ma è altrettanto vero che non è un mistero che l’ex ministro dell’Interno non condivida la linea del suo segretario.
Quanto a Bossi, anche il Senatùr in una recente intervista a Il Venerdi non aveva lesinato critiche a Salvini quando aveva affermato, tra l’altro: “Prendere voti mica vuol dire che sei nel giusto. Il respingimenti? Solo chiacchiere. La Lega sovranista? Non sarà  così”.
Dall’entourage di Maroni gettano acqua sul fuoco, ma sta di fatto che   è la prima volta che sia Bossi che Salvini mancano l’appuntamento di Pontida.

(da agenzie)

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“NO ALLE POLITICHE DI MORTE DI SALVINI”: LA SINDACA DI BARCELLONA ACCOGLIE LA OPEN ARMS

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

ADA COLAU HA FATTO QUELLO CHE I VIGLIACCHI RAZZISTI IN ITALIA SI SONO RIFIUTATI DI FARE: SALVARE VITE UMANE

La Spagna ha autorizzato la nave della Ong Open Arms ad attraccare al porto di Barcellona, in seguito alla richiesta di sabato pomeriggio inoltrata attraverso il servizio di salvataggio marittimo spagnolo.
Dal salvataggio dei migranti a bordo, la nave era rimasta in attesa dell’autorizzazione per attraccare in un porto europeo e aveva incontrato il fermo rifiuto di Matteo Salvini, che aveva vietato non solo l’attracco e lo sbarco, ma anche la sosta per eventuali rifornimenti: decisione che ha   scatenato la reazione di Ada Colau, sindaca di Barcellona che ha twittato: “Chiediamo a Pedro Sanchez di permetterci di salvare vite umane, non vogliamo essere complici delle politiche di morte di Matteo Salvini”.
Un messaggio che è un’aperta sfida della sindaca al nostro ministro.
Sin dal 2009, Colau è in prima linea con la sua piattaforma Pah (Plataforma de afectados por la hipoteca) che stava al fianco di chi si batte per il diritto alla casa ed è stata promotrice di una legge d’iniziativa popolare per riformare la legge dei mutui in Spagna.
Non è stata una roba da poco: con la crisi, molti spagnoli si sono trovati nelle condizioni di non poter pagare i mutui ipotecari sulla casa e hanno rischiato di perdere la propria abitazione.
Barcellonese di nascita, la sindaca è laureata in filosofia, ha studiato in Italia (alla Bocconi di Milano) con il programma Erasmus e ha due figli.
Nel corso della sua campagna elettorale si è concentrata sulle tematiche di disoccupazione e disuguaglianza sociale, ha dichiarato guerra all’industria del turismo promettendo di impedire il rilascio di nuove licenze alberghiere e di multare le banche che tengono le proprietà  immobiliari sfitte e che contribuiscono a far salire i prezzi delle case in città .
Si è fatta molti nemici Ada Colau, per questo la sua vittoria nel 2015 è stata paragonata a quella di Davide contro Golia.
Sulle Ong, la sua posizione è sempre stata molto chiara: l’aiuto alle navi che salvano vite è essenziale e ha anche più volte riconosciuto che l’Italia è stata lasciata da sola nell’affrontare l’emergenza.
In un’intervista di marzo 2018, ha ribadito come la Spagna debba prendersi carico dei 17.000 migranti concordati e ha detto all’Italia: “potete considerare Barcellona vostra alleata”.
Poi è iniziato il governo del Cambiamento e questo ci porta ad oggi, con l’ultimo tweet rivolto a Matteo Salvini: “Chiediamo a Pedro Sanchez di permetterci di salvare vite, non vogliamo essere complici delle politiche di morte di Matteo Salvini”.

(da Globalist)

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FRATELLI D’ITALIA COME CAINO E ABELE: CONTESTATA LA LINEA DELLA MELONI

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

ESODO DI CONSIGLIERI E DIRIGENTI: IADICICCO VERSO LA LEGA, SANTONI VERSO ALTRI LIDI, POLITI E FIGLIOMENI VERSO IL GRUPPO MISTO, ALTRI 11 CONSIGLIERI MUNICIPALI LI SEGUONO

Federico Iadicicco, storico esponente della destra giovanile di Alleanza Nazionale e figura di punta dell’ambiente pro-life in Fratelli d’Italia, sarebbe in procinto di lasciare il partito di Giorgia Meloni per dirigersi verso la Lega.
La notizia, anticipata dal Tempo qualche giorno fa, sarebbe già  conosciuta dall’ex ministro della Gioventù che avrebbe tentato invano di fargli cambiare idea. E non è l’unico.
Anche Fabrizio Santori, che ha criticato apertamente la linea del partito negli scorsi mesi e d’altro canto proprio sul giornale romano si firma come portavoce del movimento Difendiamo l’Italia, sarebbe in partenza insieme ad altri consiglieri nei territori, anche se l’approdo non dovrebbe essere il Carroccio.
Sotto accusa c’è la gestione del partito da parte di Giorgia Meloni, che avrebbe una linea troppo simile a quella della vecchia AN.
Di certo nelle decisioni dei due hanno anche influito i risultati elettorali: Iadicicco, candidato all’uninominale, ha perso a Roma contro Emma Bonino mentre Santori non è riuscito a farsi eleggere in Regione Lazio.
Stamattina proprio il Tempo scrive che due consiglieri comunali, Maurizio Politi e Francesco Figliomeni, dovrebbero uscire dal gruppo di Fratelli d’Italia in Campidoglio per approdare al misto, insieme ad undici consiglieri municipali: sei del gruppo Santori (Emiliano Corsi, Giusy Guadagno, Giovanni Picone, Marco Giudici, Francesca Grosseto e Daniele Catalano) e cinque del gruppo Iadicicco (Flavia Cerquoni, Fulvio Accorinti, Giuseppe Scicchitano, Sandra Bertucci e Antonio Villino).
Ma se davvero fossero queste le dimensioni dell’esodo, questo assumerebbe la forma di un’ecatombe vera e propria per un partito che soltanto nel 2016 sfiorava il ballottaggio per il sindaco.
D’altro canto è sempre più difficile per FdI differenziarsi dalla Lega al governo, che però è in crescita ed è in grado di fare molto di più da quegli scranni.
L’esodo è naturale, come a Ferragosto.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »

SALVINI NON VUOLE CHE I PROFUGHI SI INTEGRINO E INTENDE TAGLIARE 15 DEI 35 EURO DESTINATI ALL’ACCOGLIENZA

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

COSI’ VIENE ALLO SCOPERTO IL FINE RAZZISTA: TAGLI AI CORSI DI LINGUA ITALIANA, EDUCAZIONE CIVICA E CORSI PROFESSIONALI— PER POI DIRE CHE NON SI VOGLIONO INTEGRARE

Il Messaggero racconta oggi che il ministro dell’Interno Matteo Salvini lavora al taglio delle spese per i richiedenti asilo, con l’obiettivo dichiarato di portare da 35 a 20 euro il conto quotidiano per ciascun migrante, destinato a società  e coop che gestiscono i centri di accoglienza.
Le società  che hanno in appalto la gestione dell’accoglienza, con cifre che oscillano tra i 34 e i 36 euro al giorno per migrante, offrono vitto e alloggio ma anche lezioni di lingua, educazione civica e corsi professionali.
Proprio a questo taglio sta pensando il Viminale: quello dei servizi accessori.
Il progetto potrebbe diventare operativo nel 2020 visto che fino al 2019 ci sono gli esiti delle gare riconosciuti e sarebbe complicato per il governo tornare indietro rispetto ai contratti firmati senza pagare penali.
La parte curiosa della vicenda è che il taglio riguarda quindi i progetti di integrazione che permettono ai richiedenti asilo di comprendere la società  italiana per poterci vivere in maniera più corretta: chissà  qual è il partito che si lamenta spesso della mancata integrazione dei migranti, eh?
In più c’è un’interessante scelta economica che va segnalata: il ministro vuole tagliare costi che sono stipendi di persone che lavorano nelle cooperative (in gran parte italiani) e, in definitiva, sta rinunciando a una parte di spesa pubblica.
Proprio quello che gli chiede di fare Bruxelles.
Ma non erano contro?

(da “NextQuotidiano”)

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IL GENERALE HAFTAR NON VUOLE PRESENZE MILITARI ITALIANE NEL SUD DELLA LIBIA CON IL PRETESTO DELLA LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

L’ULTIMA CAZZATA DI SALVINI FA RISCHIARE UN CONFLITTO: “PRENDEREMO TUTTE LE MISURE NECESSARIE CONTRO CHI OPERA INGERENZE COLONIANI”… E SI RITORNA AL MONITO: “AFFONDEREMO NAVI MILITARI STRANIERE SE ENTRANO NELLA ACQUE LIBICHE”

In Libia gira la voce di una missione di funzionari del governo italiano a Ghat, una cittadina del Sud della Libia.
Da giorni si era sparsa voce di questa missione, legata ai piani anti-immigrazione che l’Italia sostiene in Libia. Prima hanno litigato fra loro le tribù del Sud, divise fra chi vede la presenza italiana come un «aiuto» e chi invece la classifica come «ingerenza coloniale».
Poi dalla Cirenaica è arrivato un comunicato della Libyan National Army, la potente milizia del generale Khalifa Haftar, che è appena riuscito a sconfiggere le ultime resistenze di alcune milizie filo-islamiste a Derna.
L’altro ieri l’ufficio stampa di Haftar aveva scritto di aver ricevuto «informazioni sulla speranza di qualche controparte internazionale di creare una presenza militare nel sud libico col pretesto della lotta contro l’immigrazione clandestina».
Il riferimento è chiaramente all’Italia, con cui Haftar è in polemica da quando il governo di Roma prima ha appoggiato il governo di Fajez Serraj a Tripoli, poi ha riaperto l’ambasciata, ha aperto un ospedale militare a Misurata e infine ha ormeggiato una nave-officina militare a Tripoli.
Al tempo ufficiali di Haftar lanciarono avvertimenti, minacciando di «affondare le navi straniere che entreranno senza autorizzazione nelle acque territoriali libiche». Adesso i nuovi avvertimenti contro la possibile base militare nel Sud: questa rappresenterebbe «un aperto attacco contro lo Stato libico, la LNA prenderà  tutte le misure necessarie per la protezione dello Stato libico».

(da agenzie)

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LA GUARDIA COSTIERA LIBICA SPUTTANA SALVINI: “CI VUOLE REGALARE 12 GOMMONI, ALTRO CHE MOTOVEDETTE, SE LI TENGA”

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

“SALVINI FA SOLO PROPAGANDA, QUEI GOMMONI SONO PIU’ PICCOLI DELLE IMBARCAZIONI CHE USANO I TRAFFICANTI, NON SERVONO A NULLA, L’ITALIA VUOLE SOLO SFRUTTARE IL POPOLO LIBICO”

No grazie, è tutta propaganda.
La Libia respinge l’offerta dell’Italia pronta a donare 12 motovedette per i salvataggi in mare e attacca la mossa del governo italiano che nasconderebbe finalità  poco chiare.
Il portavoce della Guardia costiera di Tripoli, l’ammiraglio Ayoub Qassem, contattato dall’Agi, ha bollato come “propaganda politica” l’invio delle motovedette annunciato nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Matteo Salvini all’indomani del fragile accordo raggiunto dai paesi europeo basato appunto sulla capacità  di soccorso in mare della Libia.
“Si tratta di gommoni che non ci serviranno a nulla e che non useremo: li respingiamo e chiediamo all’Italia di chiarire le sue posizioni e che intenzioni abbia perchè ancora non lo abbiamo capito”, ha dichiarato Qassem.
“Vogliamo sapere quali aiuti darà  il governo italiano alla Libia e si tratterà  di aiuti concreti o solo di pura propaganda, visto che i gommoni annunciati sono più piccoli delle imbarcazioni che usano i trafficanti”.
L’ammiraglio è convinto che “l’Italia voglia fare i propri interessi sfruttando la Libia e il popolo libico”.
Dei mezzi e della formazione agli equipaggi aveva parlato appunto Salvini pochi giorni fa, subito dopo aver chiuso i porti alle navi delle Ong. E mentre i leader europei cercavano definizioni di ruoli e competenze, e Italia e Malta litigavano su chi dovesse farsi carico degli interventi, è arrivato il naufragio che è costato la vita a 100 migranti tra cui tre bambini. Pesanti le accuse della Ong spagnola Open Arms: “I 100 morti colpa della Guardia costiera italiana e libica”.
Nei fatti, mentre le navi umanitarie sono state fatte fuori dal Mediterraneo – ma, vedi ieri, hanno continuato a soccorrere le persone in difficoltà  (59 ora sono dirette a Barcellona) – la Guardia costiera italiana ha ceduto il coordinamento dei soccorsi a Tripoli.
La “flotta” della Guardia costiera libica è però ancora quella: quattro motovedette, classe Bigliani, dismesse dalla Guardia di finanza, donate da Berlusconi a Gheddafi nel 2011, danneggiate durante la guerra, riportate in Italia per riparazioni e ridonate l’anno scorso, prima due e poi altre due, dal governo Gentiloni.
Mezzi vecchi, con pochissime dotazioni di bordo e un numero limitato di personale all’altezza formato nei mesi scorsi in Italia. Nulla a che fare con gli assetti della Guardia costiera italiana che nel pattugliamento nel Mediterraneo ha fin qui schierato due navi, la Diciotti e la Dattilo e sei motovedette d’altura.

(da agenzie)

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RAZZISTI SUL WEB METTONO IN DUBBIO LA MORTE DEI BAMBINI ANNEGATI IN LIBIA

Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile

NON MERITANO COMMENTI, SOLO PORTARLI IN ALTO MARE E AFFONDARE IL GOMMONE, COSI’ VERIFICANO COME AVVIENE L’AFFOGAMENTO

Mentre nella maggioranza Lega-M5S c’è ancora chi ha il barbaro coraggio di nascondersi dietro una foglia di Fico, in rete un discreto numero di sveglioni che sostiene che le fotografie che ritraggono i tre bambini morti nel naufragio di cento persone al largo della Libia sia “un bambolotto, si nota dal pugno chiuso, gambe rigide e capelli finti!!!” e invita a “prendere dei buoni registi ed attori”, la stessa lamentela di chi pretendeva che fossero falsi anche gli attentati di Parigi.
Ovviamente c’è da segnalare che si tratta di utenti dell’internet, mentre la stampa italiana dimostra di avere tutt’altra serietà .
Ecco la prima pagina del Tempo, per farvi capire, ed ecco l’articolo di Pietro Di Leo che accompagna le foto:
“Serviva un morto, al generone progressista. Serviva un morto, magari un altro piccolo Aylan, il bimbo siriano annegato a largo di Bodrum nel 2015. La foto del suo corpo riverso sulla spiaggia fece il giro del mondo e divenne aspersorio della colpa dell’Occidente, di Visegrad, delle “destre”. Serviva una roba così, al Partito della Bontà  in overdose di nuova ideologia dell’immigrazione e in ebbrezza da apnea.
Anche perchè sempre il Tempo in un altro articolo a firma di Tommaso Carta si scrive anche altro:
Fonti dell’intelligence contattate da Il Tempo confermano i timori per il comportamento degli scafisti che potebbero essere interessati a far naufragare di proposito battelli di immigrati per fare pressioni sull’opinione pubblica e soprattutto sul governo italiano così da costringerlo ad allentare la stretta sulle ong. Un’ipotesi già  paventata da esponenti della maggioranza di governo anche se al momento riscontri diretti non ve ne sono.
Insomma, c’è un’ipotesi che fanno misteriose fonti dell’intelligenze e politici che però non ha nessun riscontro ma intanto si butta lì, ‘chè male non fa.
Nel caso dei bambolotti è utile segnalare che nemmeno la normale ragionevolezza sembra riuscire a fare breccia nei cervelli degli ossessionati del complotto del bambolotto
In questo caso poco importa che sia stata la Guardia Costiera libica — quella che è tornata amica dell’Italia di recente — a dare la notizia della morte dei tre bambini.
Poco importa che sia stato l’UNHCR a confermarla. Poco importa che ci siano le foto. Poco importa che ci sia un video che mostra il recupero dei cadaveri. Poco importa un po’ tutto a chi ha il coraggio di definire per ideologia “bambolotti” dei bambini morti.
L’odio razzista non si ferma davanti a nulla.

(da “NextQuotidiano
“)

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