Destra di Popolo.net

SE INCURIA C’E’ STATA, IL CONDONISTA CHE RIDE SI RIVOLGA A ZAIA, E’ LA LEGA CHE AMMINISTRA DA VENTI ANNI IL VENETO

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

SALVINI USA L’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA DELL’AMBIENTALISMO DA SALOTTO COME CAUSA DEI DISASTRI, SEMMAI E’ OPPOSTO, SONO I POTERI FORTI CHE LUI RAPPRESENTA CHE HANNO DANNEGGIATO L’AMBIENTE

L’ennesima tragedia provocata dal maltempo, ma anche dal dissesto idrogeologico. Come sempre, in queste ore, la politica torna a parlare di cura del territorio. Troppo tardi, forse. Troppo poco.
Salvini sceglie di prendersela con l’ambientalismo da salotto. Con il Pd che replica: “Taccia chi ha fatto il condono”.
Il ministro dell’Interno – dopo le polemiche per il tweet con foto sorridente in mattinata – va nel Bellunese, con il governatore Zaia, a visitare le zone colpite dal maltempo dei giorni scorsi.
E qui annuncia che il governo chiederà  l’attivazione del Fondo europeo di solidarietà , in questo l’Europa viene bene.
Poi se la prende con il cosiddetto “ambientalismo da solotto” per nascondere le responsabilità  del suo partito che a livello nazionale ha votato i peggiori condoni e a livello locale governa il Veneto da 20 anni.
Per Salvini quello che sta accadendo non è frutto della scarsa attenzione all’ambiente, di condoni e abusi, ma “di troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’albero nell’alveo”.
La replica più dura alle parole di Salvini arriva dal segretario uscente del Partito democratico, Maurizio Martina: “Chi ha votato pochi giorni fa l’ultimo scandaloso condono edilizio anzichè parlare di “ambientalismo da salotto” dovrebbe tacere. Davanti all’emergenza si lavori per aiutare chi è colpito e basta”.
E Angelo Bonelli, dei Verdi: “Mai tanta ignoranza cinica era andata al potere. Il ministro Salvini omette di parlare della drammaticità  rappresentata dalla folle cementificazione che ha portato a costruire ovunque dalle sponde dei fiumi. Salvini e la sua Lega sono responsabili della cementificazione del nord che ha portato la Lombardia e il Veneto ad essere le regioni con il più alto consumo di suolo d’Italia”.

(da agenzie)

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TRAGEDIA IN SICILIA, VILLA ABUSIVA, C’ERA L’ORDINE DI DEMOLIZIONE

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

LA POLIZIA IN COMUNE PER ACQUISIRE GLI ATTI DOPO LA DENUNCIA DEL SINDACO… MA LE RUSPE I POLITICI LE USANO SOLO PER I CAMPI ROM?

“La casa travolta dal fiume era abusiva e dal 2008 pendeva un ordine di demolizione del Comune che è stato impugnato dai proprietari dell’immobile davanti al Tar. Da quanto ci risulta ancora il tribunale amministrativo non ha provveduto, per cui la demolizione non è stata possibile”.
Mentre la Procura indaga, è il sindaco di Casteldaccia, Giovanni Di Giacinto, a fare chiarezza sull’immobile travolto dalla piena del fiume in cui sono morte nove persone. Le vittime erano solo affittuarie.
“La zona in cui è esondato il fiume Milicia è ad altissimo rischio, non solo per le condizioni dell’alveo che va ripulito, ma per l’enorme numero di case abusive costruite”.
Dopo la tragedia di stanotte il sindaco di Altavilla Milicia, Giuseppe Virga, punta l’indice contro l’abusivismo che colpisce la costa a ridosso di Palermo: “Da anni denunciamo una situazione gravissima. L’ultimo esposto, un anno fa, firmato con l’ex sindaco di Casteldaccia”.
Proprio a Casteldaccia, nella notte, hanno perso la vita 9 persone: Rachele Giordano, un anno; Federico Giordano, 15; la madre Stefania Catanzaro, 32; il nonno Antonino Giordano, 65, e la moglie Matilde Comito di 57; il figlio Marco Giordano, 32, e la sorella Monia Giordano, 40; Francesco Rughoo, 3 anni, Nunzia Flamia 65 anni. La famiglia aveva preso la casa in affitto da un paio d’anni.
Proprio per i mancati allarmi si dispera Giuseppe Giordano, che ha perso moglie e figli: “Se sapevano del rischio – dice alla camera mortuaria del Policlinico, dove ci sono i suoi nove parenti morti nella notte – perchè non ci hanno avvertiti?”.
Ora, c’e’ un’indagine della procura di Termini Imerese su quanto accaduto.
“È ancora tutto da valutare – dice il procuratore capo Ambrogio Cartosio dopo il sopralluogo nella villetta travolta dalle acque. Stiamo accertando se gli edifici interessati dalla piena del fiume Milicia siano stati costruiti nel rispetto delle leggi e con le concessioni necessarie. Da primissime valutazioni, però, fatte sorvolando la zona, alcune costruzioni sembra siano molto più vicina all’alveo dei 150 metri di rispetto imposti dalle norme”.
Il magistrato ha inviato i poliziotti del commissariato di Bagheria al Comune di Casteldaccia, per acquisire gli atti sull’abusivismo nella zona della tragedia.
“L’ex sindaco del Comune di Casteldaccia – annotano fra l’altro i verdi Angelo Bonelli e Claudia Mannino – è stato citato a giudizio dalla Procura Regionale della Corte dei conti siciliana per non aver rispettato le norme sull’abusivismo edilizio. Un nostro esposto alla Procura di Palermo è pronto per chiedere di valutare eventuali responsabilità  dell’ex amministratore”.
Quel tratto di costa, quello che da Palermo va verso Messina, del resto è da anni al centro delle polemiche sull’abusivismo, fra strizzate d’occhio della politica, anche sull'”abusivismo di indispensabilità ” che negli anni ha ricevuto aperture trasversali dai partiti, e continui allarmi sul numero di edifici non in regola.
Solo l’anno scorso, nei primi sette mesi dell’anno, la Regione ha censito 607 nuovi casi di abusivismo, per un totale di 134.301 metri cubi di cemento non in regola con le licenze.
Per tradurlo in un’immagine, se gli abusi fossero tutti concentrati l’uno a un passo dall’altro, in sette mesi sarebbe nato un quartiere con dieci palazzi di dieci piani e quattro appartamenti per piano.
Ogni venti giorni un condominio nuovo. Un’edificazione incontrollata, anche a ridosso dei fiumi. Anche a rischio di provocare tragedie.

(da “La Repubblica”)

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QUELLA FOTO DI SALVINI SORRIDENTE E DIVERTITO IN PARTENZA PER BELLUNO INDIGNA I SOCIAL: “PENSA A FARE SELFIE DI FRONTE A UNA TRAGEDIA”

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

MENTRE SI CONTAVANO ANCORA MORTI E DANNI, QUALCUNO SEMBRAVA PARTISSE PER LA GITA

Il solito diluvio di tweet e foto di Matteo Salvini. In ore drammaticamente eccezionali. Mentre si aggiornava il numero dei morti provocati dal maltempo – con una vera e propria tragedia in Sicilia – il ministro dell’Interno ha deciso di informare il Paese sui suoi spostamenti.
Ma stavolta la scelta dello staff di comunicazione del numero uno della Lega non risulta impeccabile. Almeno a giudicare dai commenti in rete.
Perchè si fa immortalare mentre è su un’imbarcazione a Venezia – dove ha trascorso le ultime ore, documentate accuratamente sui social – con il sorriso tipico dei selfie in vacanza. “Tuta della Protezione Civile e si parte direzione Belluno, per visitare le zone colpite da frane e alluvioni e portare i primi aiuti concreti del Governo”, scrive su Twitter. Poi l’immancabile chiosa: “Chi si ferma è perduto”.
Non si risparmia neppure l’emoticon, con la faccina che strizza l’occhio. Tutto questo mentre le agenzie avevano già  battuto la notizia dei dieci morti in Sicilia, numero poi salito nelle ore successive.
Nonostante la grande popolarità  del ministro sui social, stavolta i commenti sono in gran parte indignati.
“Dieci morti e il primo pensiero di Salvini è il selfie da dare in pasto ai fan”, scrive qualcuno. “È una tragedia, non una gita”, aggiunge un altro. Un’altra utente: “Porti rispetto per i morti di stanotte in Sicilia”. E c’è chi chiede conto dei fondi europei per il dissesto idrogeologico.
Salvini torna a twittare dal Bellunese, mentre sorvola le zone martoriate dal maltempo in elicottero con il governatore veneto Zaia. Ma stavolta smette di sorridere.
Forse qualcuno l’ha avvisato.

(da agenzie)

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TUTTI GLI STIPENDI DEL SONTUOSO STAFF DI LUIGI DI MAIO: IL “CERCHIO VESUVIANO”

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

COME AI TEMPI DI DE MITA, IL GRANDE RITORNO DEI CAMPANI, A BOTTE DI 100.000 EURO DI STIPENDIO

Il grande ritorno dei campani (come ai tempi di De Mita)
Dev’essere difficile avere tre cariche, specialmente nel MoVimento che ha combattuto il cumulo di cariche.
Per questo Luigi Di Maio ha bisogno di uno staff adeguato per la vicepresidenza del Consiglio che ha accettato con spirito di servizio per risollevare le sorti (e soprattutto lo spread) del Paese, così come per il ministero dello Sviluppo e per quello del Lavoro.
E oggi Il Fatto Quotidiano ci racconta il triplo incarico di Di Maio con conseguente triplicazione delle poltrone degli staff, e ci spiega di come Giggetto “recluta la sua classe dirigente tra gli ex collaboratori in Parlamento, l’orbita di Casaleggio, gli amici di Pomigliano d’Arco (Napoli) e dintorni. Nei palazzi romani del potere c’è il ritorno dei campani come in epoca democristiana con gli irpini di Ciriaco De Mita”.
Questa è la stagione del “cerchio vesuviano”: trattandosi di incarichi fiduciari, niente concorsi. Per la meritocrazia sarà  buona la prossima volta.
Tommaso Rodano e Carlo Tecce ci spiegano che a Di Maio manca il capo di gabinetto a Palazzo Chigi, ma intanto nella squadra ci sono Massimo Bugani e Pietro Dettori, che portano a casa rispettivamente 80mila e 130mila euro in quanto vicecapo della segreteria particolare e stratega della comunicazione.
Certo, c’è il piccolo dettaglio che in questo momento Bugani ha un doppio incarico, visto che è ancora consigliere comunale a Bologna, e il numero arriva a tre se si considera che è anche consigliere di Rousseau: ma in realtà  non è vero niente, vi spiegherebbe un attivista 5 Stelle, perchè il doppio incarico dipende dalla supercazzola prematurata con scappellamento a destra e quindi è tutto in regola.
Con loro c’è Marco Bellezza, consigliere giuridico con compenso da 100mila euro l’anno, e proviene dallo studio Portolano Cavallo, citato come esempio di lungimiranza per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in un rapporto della Casaleggio Associati.
Il superiore di Bugani è Dario De Falco (100.000 euro), che ha studiato con Di Maio — in classe diversa, lui è dell’84 e Luigi dell’86 — al liceo classico “Imbriani” di Pomigliano d’Arco. Sara Mangieri (100.000), invece, è l’addetto stampa.
Poi c’è anche Alessio Festa, funzionario di Montecitorio, prima distaccato presso lo staff del premier Giuseppe Conte (che neanche lo conosceva) e adesso nella formazione di Luigi.
Al ministero dello Sviluppo c’è invece Vito Cozzoli, che era capo di gabinetto di Federica Guidi prima di essere mandato via da Carlo Calenda.
Con lui, scrive ancora il Fatto, ci sono Giancarlo Carmelo Pezzuto (consigliere fuori ruolo della Corte dei Conti). Elena Lorenzini (anche lei Corte dei Conti) e Giorgio Sorial (110.000 euro, ex deputato M5S che ha bucato la rielezione).
Ovviamente non finisce qui.
Sempre al MISE lavora Cristina Belotti (130mila euro di stipendio) che arriva dallo staff M5S al Parlamento Europeo, quello che in tempi recenti è stato protagonista di un’epica figura di palta con Dijsselbloem.
Con lei ci sono Giorgio Chiesa (ancora senza emolumenti) e Luigi Falco al ministero del Lavoro: ex collaboratore di Di Maio, anche lui napoletano.
Vicecapo dell’ufficio legislativo è Enrico Esposito, quello che scriveva tweet sessisti perchè stava recitando il ruolo di un personaggio da lui inventato senza però firmarli con il nome del personaggio, perchè evidentemente è un ragazzo a cui piacciono le sorprese, gli enigmi e le scuse improbabili. 65mila euro di stipendio per lui, e vista la velocità  con cui ha sospeso il profilo Twitter appena è scoppiata la buriana dei tweet c’è da dire che se li merita tutti.
Daniel De Vito è invece capo della segreteria tecnica: anche lui è campano (di Avellino) e porta a casa 130mila euro.
Di Maio ha arruolato al Mise anche Elvira Raviele (36.000), una giovane avvocata, esperta di diritto amministrativo e di contrattualistica pubblica.
E ancora: Carmine America (36.000 euro), anch’egli studente al liceo classico di Pomigliano d’Arco, è consulente per l’estero, Sergio Bramini è consulente a 48mila euro; Francesca Mattiaci (24.000), già  assistente della deputata pentastellata Marta Grande, si occupa dell’agenda del superministro; Salvatore Barca (149.000 euro) — napoletano di Volla —è stato promosso segretario generale del Mise.
La sua fidanzata   Assunta “Assia” Montanino di Pomigliano d’Arco dopo qualche articolo di giornale non è più segretaria particolare al Mise, ma al Lavoro: nel passaggio ci ha guadagnato circa 400 euro all’anno, per un ingaggio totale di 72.881. Infine Giovanni Capizzuto (100.000 euro) è responsabile della segreteria tecnica di Di Maio mentre il professor Pasquale Tridico era nel governo lanciato da Di Maio prima del voto del 4 marzo, al momento è coordina i consulenti economici del pluriministro Luigi con un compenso di 35.000 euro. Anche Francesco Vanin è “esperto del ministro ” per 100.000 euro all’anno.

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGIO IXE’; IL GRADIMENTO DEL GOVERNO E’ SCESO DAL 58% AL 51%

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

IL LAVORO AL PRIMO POSTO DELLE RICHEISTE DEGLI ITALIANI… SICUREZZA, IMMIGRAZIONE E FLAT TAX SCIVOLANO IN CODA

In flessione, la fiducia nel Governo (ora al 51% dopo aver toccato il picco a giugno, con il 59%), che appare sempre più a trazione leghista.
Se già  il ranking delle fiducie nei principali leader politici, rilevate dall’Istituto Ixè, mostra appunto Salvini (48%) appaiato al premier Conte (49%), lasciando sulla scia Di Maio col 42%, gli elettori non mostrano dubbi su chi abbia maggior voce in capitolo nel Governo: il 42% indica la Lega di Salvini e solo il 12% ritiene che siano i 5 Stelle di Di Maio a orientare l’esecutivo.
L’abbraccio tra le due forze di Governo, e tra i rispettivi leader, già  evidenziato dalle analisi dell’Istituto Ixè delle scorse settimane, risulta sempre più sbilanciato. Questo viraggio della maggioranza è più il frutto delle incrinature all’interno della componente gialla, alle prese con un complicato equilibrio tra lotta e governo, che per meriti effettivi della Lega.
Sicurezza e Immigrazione stanno costantemente perdendo di rilevanza tra le priorità  d’azione indicate al Governo dagli italiani, sempre più concentrati su (e preoccupati per) gli aspetti economici.
Inoltre tra gli interventi previsti dalla manovra di bilancio, quelli di più esclusiva impronta salviniana (flat tax e pace fiscale) non raccolgono particolare consenso.

(da “Huffingtonpost”)

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I PESCATORI TUNISINI IN CARCERE PER AVER SOCCORSO UN BARCONE: “GOVERNO ITALIANO RAZZISTA, INDEGNO NON AIIUTARE CHI E’ IN PERICOLO”

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

ARRESTATI IL 30 AGOSTO PER AVER TRAINATO A LAMPEDUSA UN BARCONE IN DIFFICOLTA’, 24 GIORNI DI CARCERE E PESCHERECCIO SEQUESTRATO, MA HANNO SOLO RISPETTATO LA LEGGE (A DIFFERENZA DEI SEQUESTRATORI DI PERSONA)

“Il nostro arresto, il carcere in Italia sono stati un brutto colpo. Adesso molti pescatori hanno paura a salvare i naufraghi, ma continueremo a farlo. Se vai per mare, se sei un essere umano, non puoi girare la testa dal’altra parte”.
Zarzis, sud della Tunisia, città  di mare. Patria di pescatori tenaci, noti per le loro associazioni, per le loro battaglie per fare vivere la pesca artigianale nei confronti di quella industriale.
Abituati a litigare o a collaborare, da decenni, con i loro omologhi italiani, maltesi, libici. Ma noti anche per una lunga storia di salvataggi di migranti in pericolo in mare, e anche di ripescaggi di cadaveri.
Ci ricevono nella loro sede tapezzata di fotografie sulla pesca e su piccoli progetti di cooperazione.
Ad attenderci il loro leader storico Chamseddine Bourassine. Gli altri — Salem Lhiba, Lotfi Lhib,a Ammar Zemzemi, Farhat Tarhouni, Bechir Dib — che sono stati arrestati con lui in Italia, il nuovo presidente Salahdinne Mcharek, la segretaria Imen Bouzoumita.
Sono cortesi e contenti di ricevere un gruppo di italiani, ma ci fanno anche notare che siamo stati preceduti da giornalisti francesi e tedeschi e Chamseddine non ci nasconde l’impressione che l’Italia in questo momento sia il paese più “razzista”, che ostacola i soccorsi.
Non si aspettavano certo di essere arrestati, il 30 agosto, dopo aver accompagnato fino alle acque italiane un barchino rimasto in panne con 14 adolescenti a bordo.
Nè tantomeno di passare 24 giorni nel carcere di Agrigento, e di essere privati , ancora mentre scriviamo, del loro unico mezzo di sostentamento, il loro peschereccio.
I pescatori di Zarzis in generale e Chamseddine Bourassine in particolare hanno una storia in proposito, di cui forse Procura e Gip avrebbero potuto tener conto prima dell’arresto, prima di accusarli di essere scafisti.
Il documentario Strange Fish dedicato dall’italiana Giulia Bertoluzzi proprio a loro, stava già  uscendo,e vari articoli, in varie lingue erano già  stati dedicati alla complessa situazione umanitaria dei pescatori di Zarzis.
Complessa perchè presa spesso in mezzo tra i naufraghi — o comunque i passeggeri a forte rischio — delle partenze dalla vicina Libia, quelli delle partenze dalla Tunisia, e le esigenze pressanti del loro lavoro.
Chamseddine parla di razzisti che combattono i migranti, ma è innanzitutto un piccolo imprenditore della pesca che si sente responsabile del lavoro, cioè della vita delle famiglie, del suo equipaggio.
E così il discorso si sposta alle volte in cui, per non perdere troppo tempo nei salvataggi, hanno tirato su le reti con ancora i naufraghi a bordo, e poi al valore della barca ancora sotto sequestro della magistratura italiana.
Più dei giorni in carcere, pesa l’interruzione per gli ormai oltre due mesi di stop al lavoro. La carcerazione è stata interrotta grazie al gran lavoro degli avvocati   Salvatore Cusumano e Giacomo Larussa che hanno convinto il Tribunale del Riesame di Palermo a rovesciare quasi completamente l’impostazione della Procura e del Gip e a scarcerarli.
Ora non ci sono più “gravi   e univoci indizi di colpevolezza” e i sei pescatori tunisini — attualmente espulsi dall’Italia — potrebbero vedersi archiviati o prosciolti. (Ma per riprendere il peschereccio, di cui dovrebbe essere imminente il dissequestro, devono mandare in Italia un delegato, dato che sono espulsi.)
E i 14 ragazzi che hanno salvato? Sono anche loro tunisini della regione di Zarzis.
Chi è stato rimpatriato dall’ Italia è ripartito di nuovo, pare siano in Francia.
Secondo i sei pescatori hanno tra i 14 e i 18 anni, il tribunale dice che solo tre sono minori. “Siamo contrari a questo tipo di emigrazione, e a questi viaggi pericolosissimi su barchini e Zodiac. Da anni siamo impegnati in progetti per cercare di dare nuove occasioni di lavoro ai giovani a Zarzis. Ma la Guardia Costiera fa più fatica a impedire le partenze proprio perchè sono piccoli gruppi, piccole barche. Se vedi dieci ragazzi su un gommone li puoi bloccare perchè pensi che stanno andando in Italia? Non è cosi facile. E in ogni caso se hanno un’avaria in alto mare li devi salvare. Il problema è che adesso a salvarli ci siamo solo noi, non ci sono più le navi europee”.
A Zarzis ci sono altri grandi testimoni ed attori nel dramma dei viaggi proibiti e pericolosi dei migranti.
Chemsedine Marzouk, ormai ex pescatore, sta girando la Tunisia e i paesi europei alla ricerca di fondi per il suo “cimitero degli sconosciuti”, un pezzo di spiaggia in cui dice di aver sepolto personalmente 400 cadaveri.
Nel quartieri nord della città  un altro personaggio ormai noto, Mohsen Lihidheb   ci mostra il suo “museo dei relitti e degli oggetti restituiti dal mare”.
Nato da una ispirazione ecologica e poetica si sta sempre più caratterizzando sui segni dei naufragi, con scarpe, abiti, oggetti. Moshen è un artista e un poeta, parla dell’empatia irresistibile che lo spinge a inscenare piccole cerimonie con gli abiti delle vittime del mare.
Ma ha una mentalità  pragmatica: “L’ Europa ha troppa paura di questi giovani, che invece attraversano il mare con delle ambizioni pacifiche semplici. Da una parte bisogna aiutarli a costruire possibilità  nel nostro Paese e in quelli africani. Dall’altro alleggerire la politica dei visti, lasciare che vadano a cercare occasioni.”

(da “il Fatto Quotidiano“)

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I VERI NUMERI DEL REDDITO DI CITTADINANZA CHE NON PIACERANNO AGLI ELETTORI

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

BASTA BALLE: 8 MILIARDI PREVISTI DIVISO 5 MILIONI DI POVERI FA 133 EURO AL MESE DI MEDIA

Un intervento del professor Pasquale Tridico, già  candidato ministro M5S e poi consulente di Di Maio al ministero del Lavoro, sul Corriere della Sera di oggi ci consente di mettere in chiaro i veri numeri del reddito di cittadinanza.
O meglio: ci permette di approssimare al massimo quanto intasca in media la platea degli aventi diritto, ovvero il vero dibattito intorno alla misura e della sua eventuale efficacia.
Tridico scrive al Corriere in base a quello che ha scritto ieri Federico Fubini, che aveva provato a dare stime sulle necessità  di coperture per il reddito di cittadinanza a partire dall’impegno di M5S a «abolire la povertà » integrando fino a 780 euro al mese i redditi di chi non arriva a quella cifra:
Presa alla lettera, quella promessa costa varie volte più delle risorse messe a disposizione. Solo per integrare fino a 780 euro al mese i redditi dei circa tre milioni di italiani con dichiarazioni fiscali fino a mille euro l ‘anno, servirebbero 26 miliardi. Per integrare le entrate degli oltre sette milioni che denunciano al fisco redditi fino a 500 euro al mese, occorrono più di 50 miliardi l’anno.
Si tratta di stime caute, ipotizzando che ciascun contribuente sia sempre al massimo della propria fascia di reddito pubblicata dal Dipartimento delle Finanze.
Il governo, è vero, prevede limitazioni al sussidio per chi ha una casa di proprietà  o ha altri redditi in famiglia. Ma i proprietari di immobili fra il 20% più povero della popolazione sono rari e altri effetti contrari rischiano di aumentare la spesa.
Per esempio oggi circa dieci milioni di adulti, incapienti o quasi, non presentano dichiarazione dei redditi. Saranno invece spinti a farlo nel 2019 se vedono l’opportunità  di qualificarsi per il sussidio.
Tridico risponde oggi sul quotidiano sostenendo che i numeri di Fubini siano errati, e ne dà  degli altri che sono molto interessanti
Solo per fare un confronto ricordo che il Reddito di inclusione (Rei) nel 2018, secondo i dati arrivati al ministero del Lavoro la scorsa settimana, raggiunge meno di 1 milione di persone (266.631 nuclei) per una spesa inferiore agli 1,8 miliardi di euro programmati (poco più di 1,6 miliardi)
Una semplice moltiplicazione per 5 descrive la differenza in termini di spesa e di beneficiari tra il Rei e il Reddito di Cittadinanza: 1,6 x 5 = 8 miliardi (o poco più) che è la spesa annuale destinata alla misura.
La differenza in termini di beneficiari è 1 milione (con il Rei) rispetto a 5 milioni di beneficiari (con il RdC).
Il Movimento ha sempre detto che l’obiettivo minimo era la povertà  assoluta, e l’Istat nel suo ultimo rapporto ci dice che la povertà  assoluta è di 5 milioni di individui o poco più. Ergo: la misura raggiunge anche questo obiettivo.
Se sono infatti cinque milioni i beneficiari e se è di otto miliardi lo stanziamento per i residui nove mesi dell’anno (il rdc partirà  ad aprile, ha annunciato a più riprese il M5S) la media del pollo di Trilussa ci dice che il cittadino povero in media prenderà  (8 miliardi diviso 5 milioni) 1600 euro in totale nei nove mesi del 2019 in cui la misura funzionerà  (da aprile a dicembre), ovvero 177 euro al mese in media. Se invece la misura fosse stanziata annualmente in media ognuno prenderà  (1600 / 12) 133 euro in media.
Ovviamente questa è la media del pollo, e quindi ci sarà  sicuramente chi prenderà  di più. Ma ci sarà  anche sicuramente chi prenderà  di meno, perchè altrimenti che media del pollo sarebbe?
Ma torniamo alla replica di Tridico:
Fa specie però continuare a leggere interventi come quello di Federico Fubini del 2 novembre sul «Corriere», secondo cui la spesa del Reddito di Cittadinanza dovrebbe essere di circa 50 miliardi (stime così inverosimili erano già  apparse in campagna elettorale), quando invece si è affermato più volte che la soglia del Reddito di Cittadinanza, sufficiente ad aggredire la povertà  assoluta, in linea con la soglia di povertà  europea e nazionale, è stata stabilita prendendo come riferimento una soglia Isee di 9360 euro.
Ecco controreplica di Fubini:
Il professor Tridico non risponde nel merito dei dubbi espressi. I dati sui redditi messi a disposizione dal Dipartimento delle Finanze permettono di calcolare che servirebbero 28 miliardi per mantenere la promessa dell’integrazione a 9.360 euro l’anno per i circa tre milioni di redditi fino a mille euro l’anno.
Senza parlare dei dieci milioni di italiani che oggi non presentano dichiarazioni e nel 2019 potrebbero farlo per avere il sussidio. Il governo ha certo annunciato limitazioni, ma dovranno davvero essere enormi per far tornare i conti.
Fa bene Fubini a far notare che Tridico ha risposto a modo suo, infatti ciò che dice il professore è quanti saranno i beneficiari e quale sia lo stanziamento, mentre il giornalista del Corriere non considera che la promessa non è di integrare tutti i tre milioni di redditi l’anno, ma quelli che con quel reddito sono sotto la soglia di povertà  (nessuno ci dice che lo siano perchè ci sono altre variabili come la casa ad alzare la soglia ISEE).
È quindi indubbio che alla fine i conti torneranno, come dice Tridico. Ma, e questo Tridico non lo dice, quando i conti del governo torneranno benissimo e i cittadini che avevano capito una cosa e in tasca si troveranno una cifra molto diversa da quella scritta nei bannerini su Facebook la giornata del legislatore diventerà  molto movimentata.
Per non parlare di quella dell’elettore, non appena avrà  la possibilità  di esprimersi sulla differenza tra promesse e realtà .

(da “NextQuotidiano”)

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I “NUOVI ITALIANI” FANNO INCASSARE ALLO STATO 1,7 MILIARDI DI EURO L’ANNO

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

L’ANALISI COSTI-BENEFICI REALIZZATO DAL CENTRO DI RICERCHE IDOS

«Prima gli italiani!». Sui costi dell’immigrazione si gioca buona parte della campagna elettorale permanente che caratterizza il nostro Paese.
In un periodo prolungato di crisi economica, infatti, le risorse spese in accoglienza dei migranti diventano inevitabile terreno di scontro politico.
Per questo è utile un’analisi dettagliata del rapporto tra costi e benefici del pianeta immigrazione, anche per disinnescare facili slogan e false notizie. Ebbene numeri alla mano, emerge come i “nuovi italiani” fanno incassare allo Stato (al netto delle spese a loro favore) un minimo di 1,7 miliardi di euro l’anno.
I conti del pianeta immigrazione. A fare i conti è il Dossier statistico immigrazione 2018, realizzato dal centro studi e ricerche Idos, con il centro studi Confronti e in collaborazione con l’Unar, in 480 pagine fitte di analisi e tabelle. Si parte dalla forte differenza di reddito tra migranti e autoctoni: nel 2016, quello dichiarato da cittadini stranieri è stato complessivamente di 27,2 miliardi, pari a una media annua pro-capite di 12.000 euro, inferiore di quasi 10.000 euro a quella degli italiani (circa 21.600 euro).
Il che si spiega col fatto che dei 2.423.000 occupati stranieri, ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie.
Costi-benefici dei “nuovi italiani”.
Il Dossier analizza l’anno 2016, caratterizzato oltretutto da un numero record di sbarchi, per evidenziare voce per voce, come il saldo tra entrate e uscite risulti positivo soprattutto a causa della bassa età  media degli immigrati e della tendenza della spesa pubblica a concentrarsi verso la popolazione anziana.
Come evidenzia anche la Fondazione Leone Moressa, sui loro redditi i contribuenti stranieri hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro, che sommati ad altre voci di entrata, riconducibili a cittadini stranieri (tra cui 320 milioni solo per i rilasci e rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), assicurano un introito nelle casse dello Stato pari a 19,2 miliardi di euro, che paragonati con i 17,5 miliardi di spesa pubblica dedicata agli immigrati (divisa in varie voci: sanità , istruzione, casa…), rendono il bilancio statale tra entrate e uscite imputabili all’immigrazione positivo di 1,7 miliardi di euro.

(da agenzie)

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NOVARA, VIETARE GLI ABITI “SUCCINTI” NON E’ TUTELA DEL DECORO CITTADINO, E’ LO SFOGO DEI REPRESSI

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

UOMINI IN CANOTTIERA E PANTALONCINI CORTI CHISSA’ PERCHE’ NON VENGONO MAI MULTATI

Ho cugine italo saudite che mi hanno raccontato come gli imam controllino che le donne, quando sono in pubblico, siano coperte adeguatamente con il velo e le bastonino in caso di parti scoperte.
A Novara dall’inizio di novembre è in vigore un regolamento che prevede multe da 100 a 500 euro nel caso si indossino abiti che turbano il ‘comune senso del pudore’ ovvero ‘succinti’.
La regola è stata inserita in un documento volto a tutelare il decoro cittadino che vieta anche di sostare davanti a locali, a meno che non si stia in ‘appositi spazi’, di vendere bevande in contenitori di vetro, etc.
La misura ha fatto infuriare i gestori dei locali pubblici e dei negozi, che rischiano di perdere la clientela ma anche le latterie, che non potranno più vendere il latte nelle bottiglie di vetro e dovranno reperire altri contenitori.
Il documento è stato voluto dall’assessore alla sicurezza Mario Paganini che, d’accordo con la polizia municipale, lo ha presentato come il “necessario aggiornamento del vecchio regolamento”.
Il precedente, infatti, risaliva agli anni ’30 anche se con l’aggiornamento pare non si sia andati oltre il 1931.
Il primo cittadino di Novara è noto per aver negato il patrocinio al gay pride lo scorso aprile dopo aver vietato corsi in piscina per i migranti. Quando si attraversa un momento di arretramento civile e culturale si colpiscono sempre donne, neri e omosessuali, e altri soggetti portatori di ‘negritudine’
Dubito infatti che multeranno uomini in canottiera e calzoncini dato che il bigottismo è soprattutto a sesso unico e il corpo che suscita ‘peccato e tentazione’ nell’ossessione sessuofobica dei patriarchi, il corpo da controllare, terreno su cui si gioca la repressione che poi coinvolge altri soggetti, è quello femminile.
Chissà  come la polizia municipale decreterà  lo standard del codice di abbigliamento novarese.
Circoleranno per le strade con un metro da sarta misurando, novelli imam, la lunghezza delle gonne, lo scavo delle scollature e si consulteranno se un abito fascia troppo per capire se c’è violazione del regolamento municipale?
Intimeranno ‘copriti’ alle donne scostumate come avviene per le strade di Ryad?
E a quale comune senso del pudore dovrebbero fare riferimento?
A quello del sindaco Alessandro Canelli (sostenuto, durante la sua corsa alla poltrona di primo cittadino, da Fratelli d’Italia), o a quello dell’assessore Paganini o ancora a quello dei vigili chiamati a censurare gonne e shorts?
Queste ordinanze però non riguardano solo Novara o la Lega.
Per capire di più sarebbe utile leggere Contro il decoro — L’uso politico della pubblica decenza di Tamar Pitch, filosofa e sociologa femminista, che analizza le ordinanze dei sindaci sceriffo che negli ultimi anni, nel nostro Paese, hanno fatto regolamenti a tutela del ‘decoro cittadino’ per limitare comportamenti che non hanno rilevanza penale. Comportamenti che riguardano soprattutto: donne, immigrati, nomadi, lavavetri, prostitute, senza tetto, giovani che formano gruppi in strada dove socializzano o semplicemente perdono tempo.
“I ricchi e i potenti — spiega Pitch — non hanno bisogno di imporsi regole di decoro. Anzi, il loro valore si manifesta nell’ostentazione non solo di beni costosi, ma di uno stile di vita che a sua volta esibisce l’assoluta noncuranza verso i limiti imposti a tutti gli altri. Dove l”indecenza’ è ciò che conviene ai molto ricchi, il decoro è ciò che viene proposto e imposto a un ceto medio impoverito e impaurito e a tutti coloro i cui desideri e passioni non sono facilmente incanalabili verso il consumo di merci. Il decoro giustifica politiche nazionali e locali volte a tenere a bada i giovani, le donne, i migranti, e a indirizzare paure e scontento”.
La funzione del ‘decoro’ è simile a quella   del tappeto sotto cui si nasconde la polvere: quella polvere sa di paura, controllo, dominio e repressione.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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