Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
“NON E’ GRADITO NELLA NOSTRA COMUNITA'”
Carlo Verna, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, risponde durissimo agli
insulti di Di Maio in seguito all’assoluzione della Raggi.
“Gli insulti del ministro Di Maio si commentano da soli come è stato già stigmatizzato dai colleghi della Fnsi. Sono giudizi espressi nell’esercizio del suo mandato e per questo non prendo iniziativa di trasmetterli al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Campania cui è iscritto. Ma, mentre da cittadino mi chiedo se sia questo il modo di esercitare un alto mandato, da presidente dei giornalisti gli chiedo di valutare seriamente la possibilità di lasciare spontaneamente la nostra comunità , nella quale ha diritto di stare, ma in cui chi si comporta così non è assolutamente gradito”
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
LA RAGGI NON ERA COSCIENTE DI QUELLO CHE COMBINAVA MARRA
Il Messaggero oggi spiega perchè il giudice Roberto Ranazzi ha assolto Virginia Raggi. Ranazzi, giudice moderato che non è iscritto a correnti della magistratura, ha valutato le prove intorno al reato di falso e il concetto di dolo:
La formula scelta è «il fatto non costituisce reato», così come lo definisce il primo comma dell’articolo 530 del Codice di procedura penale. È un’assoluzione con formula piena che, ironia della sorte, potrebbe aggravare la posizione di Raffaele Marra. Sintetizzando all’estremo: il giudice sembra dire che è possibile che Marra abbia compiuto un abuso d’ufficio avvantaggiando il fratello, facendogli avere una promozione.
Ma visto che il sindaco non era cosciente di quel che combinava Marra i casi sono due: o ha detto quel che sapeva, o sapeva che stava dichiarando cose parzialmente diverse della realtà , ma non era cosciente di coprire un accordo ben più grave.
Per essere considerato tale, il falso ideologico ha bisogno di un «dolo»: la persona che commette il fatto deve essere cosciente che quel che fa danneggia altri.
Falso ideologico, punito penalmente, non è ogni dichiarazione falsa fatta in un atto pubblico da un pubblico ufficiale, ma quella in cui si vuole coscientemente dare una rappresentazione distorta dei fatti, generalmente per coprire altri reati.
L’intero processo si è giocato proprio su questa consapevolezza e sul valore di due presunti elementi di prova.
Il primo sarebbe una mail in cui l’assessore che aveva preso Renato Marra a capo dipartimento ringraziava il braccio destro della Raggi per avergli segnalato il fratello: la sindaca era stata messa in copia.
La sua difesa ha sostenuto che lei non abbia mai letto quel messaggio.
Il secondo è la chat con cui la prima cittadina, quando scoppia la polemica, rimprovera il braccio destro di non averla avvertita dell’aumento di stipendio a Renato.
Per i pm è la prova che lei sapesse che Raffaele ha gestito praticamente tutte le nomine e l’ha coperto. Ma per il giudice, evidentemente, questa tesi non regge.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
PARLA SENZA CONTRADDITTORIO PER CRITICARE I GIORNALI, NON UNA PAROLA SU UNA CITTA’ CHE CADE A PEZZI
Una premessa è doverosa: abbiamo detto a suo tempo peste e corna della Rai
inginocchiata a Berlusconi, dei Porta a Porta con i baciamano e del contratto con gli italiani (a testimonianza che i contratti, come quello attuale, sono delle sonore fregature per i cittadini)
Abbiamo pubblicato decine di articoli per criticare i Tg della Rai servizio pubblico che in ogni edizione e con grande rilievo dovevano dare conto anche della più inutile dichiarazione di Renzi nonostante la guerra in Siria, l’Isis e tantissimi altri accadimenti in anni densi di fatti, misfatti guerre, terrorismo e protesta sociale.
Per questo è difficile non vedere che il Tg1 grillino -alla faccia delle promesse che volevano i partiti fuori dalla Rai – ai suoi esordi ha rifilato ai poveri spettatori un’intervista-spot nella quale Virginia Raggi è stata libera senza contraddittorio di dire sciocchezze ma, soprattutto, sempre senza contraddittorio spiegare quanto lei stia amministrando bene Roma e poteva dare buone notizie ai romani.
Pochi minuti imbarazzanti, immaginiamo innanzitutto per la redazione del Tg1 nella quale ci sono ottimi e stimati professionisti che meriterebbero di poter lavorare senza lacci e laccioli.
Nella breve intervista, dopo essere auto-incensata, la sindaca più scarsa di Roma fin dai tempi dei Visigoti di Alarico (metafora delle nuove invasioni barbariche che si stanno abbattendo sulla civiltà e cultura italiana) prima ha spiegato ai media (sempre senza contraddittorio) come la stampa dovesse fare la stampa.
E poi, quando timidamente le è stato fatto notare che le opposizioni (non i romani esasperati) la criticassero la sindaca ha detto:
Le opposizioni pensassero a lavorare, polemiche sterili io rispondo con i fatti
Abbiamo stanziato i soldi per comprare i nuovi bus
Stiamo o realizzando le corsie preferenziali
Stiamo realizzando lue corsie ciclabili
Ai romani voglio dare buone notizie: abbiamo aggiudicato le gare per il verde e quindi si vedranno dalle prossime settimane i primi risultati, abbiamo già portato la differenziata a oltre 150 mila cittadini e nelle prossime settimane saliremo a oltre 200.
Insomma in politica i risultati si ottengono con la costanza, la perseveranza e soprattutto perseguendo la legalità .
Inutile dire che invece di parlare di quello che (non) ha fatto nei due anni e mezzo precedenti la sindaca si è affidata ai soliti gerundi (realizzando, comprando) e al solito futuro: si vedranno, saliremo.
Non una parola su una città che cade a pezzi, invasa dai rifiuti, allagata dopo ogni mezzo temporale e dove la giunta naviga a vista, quando non fa naufragio.
Quanto alla legalità un giorno Virginia Raggi dovrà politicamente spiegare il ruolo dell’avvocato in quota grillina Luca Lanzalone, il Mr Wolf portato da Di Maio e Bonafede e faceva e disfaceva, impastocchiava, prometteva, prendeva, otteneva. Alla faccia della legalità . Come la storia di Parnasi e dello Stadio della Roma stanno lì a dimostrare.
Ma questo a Virginia Raggi lo chiederà , eventualmente un telegiornale libero.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
NEL TESSUTO PRODUTTIVO DEL POLMONE ELETTORALE LEGHISTA SI MANIFESTA DELUSIONE PER IL “GOVERNO DEL CAMBIAMENTO”
Milano, 18 ottobre 2018. Teatro alla Scala. È nel tempio della lirica che quello che sembrava un’opera impeccabile improvvisamente si spezza. In platea ascoltano un tenore molto particolare. Si chiama Carlo Bonomi, di mestiere, tra le altre cose, fa il presidente di Assolombarda.
Suona uno spartito per qualcuno a Roma cacofonico: “Il governo del cambiamento non ha prodotto una manovra di vero cambiamento. Tutti comprendiamo che il dividendo che si ricerca è quello elettorale, non quello della crescita”. Crack.
Nella capitale drizzano le orecchie.
Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti che si accorgono che è un momento di cesura. L’associazione che raccoglie le imprese di Milano, Lodi e Monza Brianza è considerata una sorta di polmone verde del consenso della Lega nel profondo Nord. Un polmone che sembra ora avviluppato dall’asma.
C’è una narrazione che vede il governo gialloverde come un ente indissolubile, che tra scontri, armistizi e sprazzi di serenità muove le proprie pedine all’unisono nel grande risiko d’Italia.
Ma c’è un secondo livello di lettura, nel quale il Carroccio è pur sempre un prodotto del centrodestra italiano, con una propria specificità territoriale nonostante il dilagare verso il sud del paese, che malgrado il vento in poppa dei sondaggi sta vedendo crescere un blocco coeso di opposizione interna, composto da quegli stessi tessuti produttivi che sono stati il volano del boom elettorale.
“Il ministero dello Sviluppo economico il grosso del lavoro continua a farlo con Confindustria e le grandi imprese. Qui serve un ministero per le piccole e medie imprese, gliel’ho detto a Salvini”.
A parlare è Paolo Agnelli. Non proprio uno qualunque. Guida Confimi, la Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata.
Non vi dice niente? Mettetela così: Rappresenta circa 34 mila imprese per 440 mila dipendenti con un fatturato aggregato di 71 miliardi di euro, il valore di due leggi di bilancio.
Il leader della Lega coccola quello che sa essere un rapporto fondamentale. Lo scorso 15 ottobre è volato all’assemblea generale dell’associazione, delegando a Giorgetti la presenza a un fondamentale vertice a Palazzo Chigi.
Ha incassato le critiche, ha sdrammatizzato: “Io quest’uomo lo amo”. Perchè sa che c’è qualcosa che non va.
“Il 99,5% del mondo produttivo italiano è rappresentato dalle Pmi — spiega Agnelli – fatturano 2mila miliardi all’anno. Non c’è attenzione a tutto quello che le circonda”.
Il grande elefante nel salotto è l’alleanza con il Movimento 5 stelle.
Tra i corridoi di Confindustria lombarda i dirigenti guardavano sbigottiti i flash delle agenzie che battevano la notizia di Luigi Di Maio alla guida del Mise. “Quando vengono a parlare con noi, i 5 stelle ci guardano come marziani — spiega ad Huffpost uno di loro — noi li consideriamo incompetenti. Con la Lega invece si parla lo stesso linguaggio”.
Raccontano che il presidente degli industriali lombardi, Marco Bonometti, si senta tradito: “È furibondo. E dire che lui è sì un uomo di destra, ma è anche molto pragmatico. Matteo Renzi è andato da lui quando gli serviva. Eppure la deriva di politiche economiche e del lavoro che sta mettendo in campo il governo li ha completamente bypassati”.
Il primo scricchiolio è arrivato in autunno, con la lettera dei 600 imprenditori veneti contro il decreto dignità . Ne abbiamo raggiunto uno, è tranchant: “Per due barconi in meno Salvini ci abbandona. Noi da anni facciamo fatica a investire, a innovare, ad andare all’estero. E non arriva nessun investimento per le imprese in difficoltà , mentre i soldi vanno ai disoccupati meridionali”.
Gianluca Tacchella è l’amministratore delegato di Carrera jeans, piedi e radici piantate dagli anni ’60 nella pancia del Veneto.
“L’economia la fanno le aziende, la mettono in moto le aziende, non lo stato. Se mi dici che crei pil facendo debito pubblico, facendo il reddito cittadinanza è una scemenza. I soldi che dai ai milioni di cittadini che prenderanno il reddito poco c’entra con il pil”.
Risponde dalla macchina, mentre solca la nebbiolina serale della padana. Il suo tono è un misto di combattività e rassegnazione: “Non vedo nulla per le aziende. Cosa penso della legge di bilancio? Prendo solo atto che abbiamo perso ulteriore occasione per fare qualcosa per le pmi. Sono molto deluso, ogni volta si fa una manovra e ci trascurano. E ogni anno è tempo che si perde, quindi va sempre peggio”.
Poi mette giù in chiaro una cosa che tanti come lui pensano ma non hanno il coraggio di mettere nero su bianco: “Non voglio dare giudizi politici specifici. Ma come sempre abbiamo chi elettoralmente promette di fare grandi cose e poi non fa niente”.
Quando Giorgetti e il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia tornano nella provincia verde si sentono sempre più spesso dire la stessa cosa: “Vi abbiamo dato fiducia, basta seguire i 5 stelle”.
Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, ha tirato una bordata alla compagine di Luigi Di Maio non più di qualche giorno fa. “Le piccole imprese italiane contro le grandi… Le strutture produttive diffuse sui territori contro i “poteri forti” e i “salotti buoni”… Le fabbrichette contro le multinazionali… — ha scritto su Huffpost – Chi non conosce affatto il tessuto industriale italiano usa questi schemi fuori dalla realtà per provare a riscrivere politiche industriali, come si pensa in ambienti di governo a proposito dei contenuti della manovra a sostegno delle imprese”.
Un imprenditore lombardo spiega la reazione tipo dei vertici leghisti a queste critiche: “Ti allargano le braccia e ti dicono il quadro politico è questo, che possono farci poco. Quando gli dici che ci si augura che duri il meno possibile sorridono”.
La perplessità delle prime settimane si sta trasformando in rabbia e sconcerto. Perchè la Lega sta velocemente dilapidando il patrimonio di stima che quel mondo aveva nei suoi riguardi.
“La parte larga tessuto imprenditoriale in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna ha votato Carroccio — ci spiega un dirigente confindustriale veneto – Forte della considerazione che amministrando sono stati bravi, di una straordinaria concretezza. Della Lega ci si fida, si parlano linguaggi analoghi”.
Da qui nasce l’irritazione: “Ora li vediamo comportarsi diversamente. Devono tornare a fare la Lega dei territori”.
Il patrimonio di credito acquisito si sta erodendo ma non è ancora del tutto evaporato. Spiega uno dei vertici di Confindustria Lombardia: “Con i 5 stelle è diverso. Li riempiamo di carte e documenti, ma numeri e fatti non li riguardano”.
In tanti citano come unica eccezione Stefano Buffagni, sottosegretario lombardo in quota M5s al ministero degli Affari Regionali, un passato al Pirellone. Troppo poco. Per capire qual è la cifra leghista che fa presa da quelle parti basta citare un episodio. Quando Agnelli ha incontrato Salvini gli ha chiesto di poter approfondire il tema in un colloquio a Roma.
Bene, la settimana dopo era in agenda, ha preso un aereo e ha incontrato il vicepremier. È questo che ha reso la Lega benvoluta nel profondo Nord. Questo, insieme al fatto che dgli incontri seguiva un’immediata operatività . Che ora sta venendo a mancare.
Luca Scordamaglia non è solo il presidente di Ferderalimentare, ma anche l’amministratore delegato del gruppo Cremonini, colosso nel campo delle carni, un impero che tra i suoi marchi comprende Manzotin, Chef Express e Roadhouse.
“Non penso che il decreto dignità abbia portato alla creazione di posti di lavoro, ma nemmeno alla loro scomparsa — spiega — Il vero rimprovero è non aver sburocratizzato un sistema in cui vige l’assenza di flessibilità e politiche attive. Le faccio un esempio: il 33% di tecnici specializzati cercati nel nord non si riescono a coprire”.
Il Ceo è tra i pochi a non vedere nero sul reddito di cittadinanza. Ma con dei caveat dirimenti: “Se non si parlerà di limite geografico per l’accettazione delle offerte di lavoro, che francamente non ha senso, se si parlerà di detrazione per chi assume, allora avrà una valenza diversa, avvicinandosi agli strumenti inclusivi che esistono in Germania e nelle socialdemocrazie”.
Il punto cruciale è sugli investimenti: “Quelli pubblici sono fondamentali, 3 miliardi l’anno mi sembrano un po’ pochini. Ben venga per esempio lo sblocco del Tap, fondamentale per la diversificazione nel nostro paese”.
Le grandi opere e le infrastrutture sono un altro nodo dolente. La piazza dei sì-Tav stracolma di gente a Torino è un segnale chiarissimo. Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del lavoro, spiega: “Un imprenditore veneto ha bisogno di una rete viaria funzionante e che lo leghi all’Europa. Così rendiamo paese competitivo e creiamo lavoro. Penso a Tav e alla Pedemontana, per esempio. Se si fermano investimenti e infrastrutture siamo un paese bloccato”.
Un tema che si lega a quello del lavoro. Perchè il già citato decreto dignità , tanto voluto da Di Maio, è un vero e proprio nodo dolente per la Lega e la sua ricerca di consenso in quel mondo.
Agnelli su questo ci va giù durissimo: “Non è la legge che ci fa assumere a tempo indeterminato, ma le commesse che riceviamo. Se non ho lavoro prendo uno per un anno e vediamo come si muovono le cose. A me non interessano i contributi e gli sgravi, chi se ne frega, io voglio il lavoro”.
Flavia Frittelloni, area Politiche del Lavoro e Welfare della Confcommercio di Roma, su questo è stata drammaticamente chiara in un incontro pubblico di qualche giorno fa: “In questo caos normativo e soprattutto dopo il reinserimento delle causali il mio consiglio agli imprenditori che ci chiedono lumi purtroppo è uno solo: fate contratti di soli 12 mesi”.
Due suoi colleghi di due grandi città del nord non vogliono essere citati, ma la risposta è sostanzialmente la stessa: “È la stessa cosa che stiamo facendo noi, non c’è altra soluzione”.
I dirigenti leghisti girano il nord a spiegare che una risposta sarà la riforma della legge Fornero, che ai tanti pensionati corrisponderanno migliaia di nuovi assunti.
Tacchella, che a breve farà i conti con il ricaduto empirico dell’enunciato, è scettico: “Tanti non saranno sostituiti. C’è sicuramente bisogno di ricambio. Ma non sarei sicuro che a un pensionato corrisponderà un giovane. Se oggi avessi bisogno di un modellista non potrei assumerlo, perchè in Italia la professione non esiste più. Stiamo sbalinando. Non trovo uno nel tessile, sono sparite le scuole”.
L’ad di Carrera jeans fa un esempio che più chiaro non si può delle risposte che non stanno arrivando dal partito del “prima gli italiani”: “Zalando sta per aprire a Verona 100mila metri quadri magazzino perchè vuole conquistare il mercato. Darà lavoro a magazzinieri e autisti. E il comune lo glorifica”.
Per lui è una prospettiva distopica: “Per trecento magazzinieri e altrettanti autisti, manodopera di basso livello e di basso costo, non si sa quanti professionisti del settore chiuderanno. Mi dica lei se è un modello di sviluppo”.
La città di Romeo e Giulietta è un paradigma. Lì il centrodestra ufficiale ha sconfitto al ballottaggio il centrodestra alternativo di Flavio Tosi.
Nonostante ciò anche su quei lidi lo scontento sta iniziando ad aver presa. Perchè in manovra per quella galassia ci sono le briciole, mentre servivano soldi veri. Agnelli, bergamasco, mette in fila un po’ di dati: “Per noi il costo energia rispetto a quello europeo è dell’87% in più. Questo ti mette fuori gioco. Il costo del lavoro si attesta sull’11% in più di media, ma mette in mezzo paesi come Romania e Polonia, dove il rapporto è uno a quattro. Così noi non possiamo competere”.
Tanti non si vogliono esporre apertamente, ma il mood che inizia a girare con sempre più insistenza negli ambienti industriali e produttivi dal Rubicone in su si fa sempre più insistente.
E recita più o meno così: Salvini scarichi Di Maio, perchè l’unica speranza per noi è che ritorni un governo di centrodestra. Ma un centrodestra vero.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
SOLO FRANCIA, BELGIO E SVEZIA HANNO VERSATO PIU’ DI NOI
Se nel 2017 avessimo avuto la stessa pressione fiscale della media Ue, ogni italiano
(neonati e ultracentenari compresi) avrebbe risparmiato 598 euro.
Lo rileva la Cgia che ha messo a confronto la pressione fiscale registrata nel 2017 nei principali Paesi europei e, poi, ha calcolato il differenziale di tassazione pro capite esistente tra noi e i cittadini dei principali paesi dell’Unione.
Tra le nazioni più importanti solo in Francia (1.765), in Belgio (1.196) e in Svezia (712) hanno pagato più di noi.
Tranne l’Austria che nel 2017 ha registrato il nostro stesso carico fiscale, tutti gli altri, invece, hanno avuto una pressione fiscale inferiore alla nostra; si tratta di un carico che ha assicurato un risparmio di tassazione pro capite rispetto ai cittadini italiani pari a 541 euro in Germania, a 996 euro in Olanda, a 1.964 euro nel Regno Unito e a 2.164 euro in Spagna.
Rispetto alla media dell’Ue, pertanto, nel 2017 ogni italiano ha ipoteticamente versato al fisco 598 euro in più.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
“SPACCIO DI STUPEFACENTI CHE INDUCONO EFFETTI PSICOTROPI”
Un pusher romano di 36 anni è stato arrestato nella Capitale dagli agenti della squadra mobile nell’ambito delle indagini sull’omicidio della morte di Desiree, la ragazza stuprata e trovata morta alcune settimane fa in un capannone nel quartiere di San Lorenzo a Roma.
L’uomo è stato fermato per spaccio di stupefacenti e psicofarmaci che inducono effetti psicotropi, anche contenenti “quetiapina”, a persone che frequentavano i locali nello stesso quartiere, anche a minorenni.
L’arrestato si chiama Marco Mancini ed è nato il 18/12/1981 e secondo gli inquirenti è ritenuto responsabile “del delitto p.e p. dagli artt.81 c.p., 73 cpmma 1 e 6 ed 80 comma 1 lett. a) del D.P.R. 9.10.1990 perchè, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, illecitamente deteneva e cedeva sostanze stupefacenti, quali cocaina ed eroina e psicofarmaci che inducono effetti psicotropi anche contenenti “quetiapina”, cedendole a persone che a tale fine frequentavano i locali di via Dei Lucani 22 ed anche a D.M., minore di anni 18”.
L’indagato è stato rintracciato presso la fermata metropolitana linea C “Pigneto”. All’atto della controllo, inoltre, il MANCINI è stato sottoposto a perquisizione personale e locale.
L’atto di p.g. ha permesso di rinvenire e sequestrare nr.12 dosi di cocaina e e psicofarmaci di vario genere, motivo per cui lo stesso è stato segnalato all’A.G. per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
L’AZZURRA PROTAGONISTA DI UNA STRAORDINARIA RIMONTA, 14 STOCCATE CONSECUTIVE ED E’ ORO
Una nuova impresa per Bebe Vio: l’azzurra della scherma paralimpica ha condotto l’Italia
alla conquista della Coppa del Mondo a squadre, a Tbilisi, con un’eccezionale rimonta nella semifinale con la Cina, una finale anticipata: all’ultimo incontro azzurre sotto 40-31, Bebe contro la fortissima Bian subisce due stoccate, poi incontro fermato per la ruota della sua carrozzina che si stacca, fortunatamente senza conseguenze.
Alla ripresa, l’azzurra infila 14 stoccate: Italia 45 Cina 44.
In finale con l’Ungheria si completa il trionfo, 45-33 con altre 18 stoccate complessive di Bebe Vio.
“Mi sono divertita così tanto che volevo che quell’assalto non finisse mai”, commenta. “Ero tranquilla a quel punto ho tirato per divertirmi, non guardavo il risultato e tiravo e basta, meglio che potevo. Finchè alla fine… che bella la scherma, soprattutto quando posso condividerla con la mia squadra”.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2018 Riccardo Fucile
LA STOCCATA A TRUMP CHE REAGISCE CON UNA SMORFIA
Un’espressione che fotografa perfettamente la differenza di vedute.
“Il patriottismo è l’esatto contrario del nazionalismo e dell’egoismo”: lo ha detto il presidente della repubblica francese, Emmanuel Macron, nel discorso di poco meno di un quarto d’ora pronunciato davanti a 72 capi di stato e di governo invitati a Parigi per il centenario dell’Armistizio.
In platea il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non è riuscito a contenere la sua reazione, in una smorfia del volto che la dice lunga su quanto l’inquilino della Casa Bianca e il presidente francese la pensino diversamente.
Gli attriti tra Francia e Stati Uniti, d’altronde, sono noti da tempo e a ravvivarli è stata la recente dichiarazione di Macron sulla necessità dell’Europa di dotarsi di una propria forza militare per proteggersi da Cina, Russia e anche dagli Stati Uniti.
“L’11 novembre, esattamente 100 anni fa – ha detto Macron – a Parigi, come ovunque in Francia, fu armistizio. Era la fine di quattro lunghi e terribili anni. Per quattro anni, l’Europa rischiò di suicidarsi”.
“La lezione della Grande Guerra non può essere quella del rancore di un popolo contro gli altri” ha detto ancora Macron nel suo discorso, sotto la pioggia, visibilmente emozionato.
Invocando una maggior cooperazione internazionale, ha stigmatizzato “la chiusura in sè, la violenza e il predominio”.
“Sommiamo insieme le nostre speranze invece di opporre una all’altra le nostre paure”, ha detto rivolto ai capi di stato, concludendo poi con: “viva la pace, viva l’amicizia fra i popoli, viva la Francia”.
Piccolo incidente al passaggio dell’auto di Donald Trump sugli Champs-Elysees, diretta all’Arco di Trionfo per la commemorazione del centenario della firma dell’armistizio: una dimostrante del gruppo Femen ha scavalcato le barriere con un cartello sul quale era scritto “falsi pacificatori” ed è stata subito bloccata dai gendarmi. Contemporaneamente, si sono uditi alcuni fischi dal pubblico dietro le transenne in direzione della Cadillac One del presidente americano.
Le militanti del gruppo Femen fermate dopo il tentativo di manifestazione al passaggio dell’auto di Trump sugli Champs-Elysees sono in tutto tre. Due di loro si sono mostrate a seno nudo con le scritte “Hypocrisy parad” e “Gangsta party”, saltando sopra le transenne.
Una terza, poco più lontana, le ha imitate qualche minuto più tardi.
(da agenzie)
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