Destra di Popolo.net

I RAGAZZI DEL MONDO DEL VOLONTARIATO: “LI AIUTO A CASA LORO NON A PAROLE, MA CON I FATTI”

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

HANNO LASCIATO FAMIGLIE E AMICI PER DEDICARE LE PROPRIE COMPETENZE ALL’ASSISTENZA DI CHI SOFFRE… GLI IRRESPONSABILI SONO QUELLI CHE SE NE FOTTONO DEL PROSSIMO

“Leggo le critiche sulla scelta di Silvia e mi si stringe il cuore”. Mariarita Ceccaroni è a Piglio, vicino a Frosinone, appena rientrata dallo Yemen e in procinto di partire per la Colombia, e si immedesima nella vicenda della cooperante rapita in Kenya.
“La prima volta che sono partita avevo 22 anni – racconta Ceccaroni, che ora ha 33 anni – per un’esperienza di volontariato in Etiopia con dei missionari laici. È allora che ho capito sarebbe stata la mia strada. Così una volta tornata ho preso una specializzazione in cooperazione internazionale e ho cominciato a lavorare con organizzazioni più grandi”.
Adesso con Save the Children ha appena concluso un periodo in una zona di guerra. “Dormire per sei mesi con l’incubo delle bombe non è piacevole, ma è il mio lavoro e se voglio salvare la vita di altre persone è un rischio che accetto. Save the Children prepara tutto il personale con formazione specifica, in cui per esempio si danno indicazioni su come comportarsi in casi di sparatorie o tentativi di rapimento. Certo, poi la realtà  è un’altra”, ammette.
Ed è una realtà  di cui si accetta tutto: “Una persona che si mette in gioco per salvare gli altri non è mai una persona leggera o irresponsabile – conclude Mariarita – il problema è che ormai si strumentalizza in ogni modo tutto ciò che riguarda il lavoro delle organizzazioni non governative”.
Andrea e Selina, una famiglia in Burundi “ È un progetto, non smania di altruismo”
Aspettano anche un bambino che nascerà  a febbraio, ma questo non li fa desistere dal loro progetto di aiutare un popolo povero. “Staremo qui almeno fino al 2020 perchè io curo un progetto di formazione professionale e inserimento nel mondo del lavoro, mentre mia moglie si occupa di consolidare i percorsi scolastici dei ragazzi – spiega Andrea – Sono interventi a lunga scadenza, per questo dobbiamo stare qui a lungo”. In Burundi lavorano nei quartieri più disagiati della capitale Bujumbura ma questo non li spaventa.
“I giovani che come noi fanno questa vita, non si muovono in base all’emotività  del momento e per una smania di altruismo. Chi è qua, lo fa perchè si mette in gioco personalmente in situazioni complesse e imprevedibili. Ma rispettando sempre le regole di sicurezza per non correre pericoli, avendo presente il rischio inevitabile dell’evento eccezionale”.
La coppia viene da studi in campo europeo sulle migrazioni. “Ma è in Africa che mi sono appassionato a questo lavoro, che ti mette di fronte a un bisogno enorme. Si incontrano volti e storie in cui ti viene chiesto di mettere un po’ di te. E la cosa interessante è che questo è un modo sia di aiutare il prossimo, sia di scoprire una parte di noi stessi”.
Andrea Sovani e Selina Faccin, marito e moglie, 31 e 26 anni, hanno lasciato Roma e Ivrea nel settembre 2017 e sono partiti per il Burundi, per conto di Avsi
Federica, con i medici in Sud Sudan “La prima regola è non spostarsi da soli”
Coordinatrice dei progetti per Medici con l’Africa Cuamm a 29 anni ne ha già  alle spalle 8 di esperienza. Il suo ultimo incarico è stato in Sud Sudan, in una zona dove gli ultimi focolai della guerra civile non si sono spenti.
“Ci danno degli irresponsabili – osserva – ma chi lo fa non ha la minima idea di come lavoriamo. La mia è stata una scelta professionale, avevo studiato da infermiera e poi dopo tre mesi in Brasile ho capito che volevo specializzarmi, così ho studiato per il master in cooperazione internazionale. Ora gestisco e coordino progetti legati alla salute pubblica”.
Osserva che spesso a fare la differenza è la rete sul campo: “I rischi ci sono sempre, ma il Cuamm mi tutela con un’organizzazione e norme da rispettare che influenzano la mia vita: abito in un compound protetto da personale di sicurezza, non mi devo mai spostare da sola, prima di raggiungere avamposti si deve sempre contattare il personale locale”.
Il problema maggiore, però è tenere insieme le due vite, quella del lavoro e quella che rimane a Lurago d’Erba, in provincia di Como, dove ci sono gli amici e la famiglia. “Più vado avanti e più mi sento incompresa – dice Federica – non dagli affetti, ma da chi pensa di conoscere i posti in cui lavoro. Spesso apro i giornali e questa dicotomia è evidente, ma è anche per colmare questo distacco che mi impegno”.

(da “La Repubblica”)

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LE BALLE DI TRAVAGLIO SULLE DEMOLIZIONI DELLE VILLE DEI CASAMONICA E IL DEFILE’ DI RAGGI E SALVINI

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

LO SPOTTONE DELLA SINDACA CHE PERO’ DIMENTICA DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE CONTRO GLI AUTORI DEL RAID AL ROXY BAR…. BUTTANO GIU’ QUATTRO CASE A ROMA IN DIRETTA TV E FANNO IL CONDONO DEGLI ABUSIVI AD ISCHIA

Tre giorni fa seicento uomini della Polizia Locale in tenuta antisommossa hanno circondato il complesso di abitazioni abusive al Quadraro appartenenti ai membri della famiglia Casamonica.
L’operazione è poi proseguita con lo sgombero di otto villini, l’abbattimento proseguirà  nei prossimi giorni.
Noti ai più per il pacchiano funerale con lancio di rose dall’elicottero dell’estate del 2015 i Casamonica sono una famiglia di etnia sinti dedita ad attività  criminali come usura ed estorsione.
Oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio si lamenta di come, proprio a causa delle ruspe «volute dalla Raggi», i Casamonica siano diventati simpatici perchè «i giornaloni la menano sulla “passerella”, lo “spot”, il “dèfilè” di Raggi, Conte e Salvini».
Ora è chiaro anche a un cretino che far notare come l’operazione sia stata anche una grande mossa di propaganda da parte di un’amministrazione comunale bollita non significa stare dalla parte dei Casamonica o degli abusivi.
A meno ovviamente che non sia un reato (lesa maestà ?) quello di criticare la regina di Roma che regna tra monnezza agli angoli della strada e autobus flambè, quando passano.
Soprattutto alla luce del fatto che Conte e Salvini, i due che hanno gioito per le ruspe in diretta televisiva — perchè la buona notizia è stata costruita con maestria — hanno appena fatto passare un provvedimento (il Decreto Genova) che di condoni edilizi per gli abusivi ne contiene ben due (uno per Ischia e uno per i terremotati del Centro Italia).
Questo giusto per mettere le cose in prospettiva.
Riguardo alla storia della Raggi che lotta per restituire la città  ai cittadini onesti, però Travaglio dimentica che poco più di un mese fa è venuto fuori che il Comune di Roma ha “dimenticato” di costituirsi parte civile nel processo a tre dei quattro accusati del raid al Roxy Bar. Gli imputati sono tutti legati al clan Casamonica.
Non si spiega quindi perchè — secondo il Direttore del Fatto Quotidiano — non si possa al tempo stesso raccontare la cronaca dello sgombero e criticare la passerella della Raggi.
Lo si è fatto ogniqualvolta un politico ha utilizzato operazioni del genere per fare propaganda.
C’è poi qualcos’altro che Travaglio dimentica di raccontare.
Ad esempio la “gara” tra Salvini e Raggi a chi avrebbe guidato la ruspa. Era il 21 giugno 2018 quando il ministro dell’Interno si presentò davanti alla villa confiscata nel 2009 al clan dei Casamonica alla Romanina (il loro feudo) assieme alla prefetta di Roma Paola Basilone e al presidente del Lazio Nicola Zingaretti per annunciarne l’abbattimento.
Il titolare del Viminale avrebbe voluto essere il primo a mettere in moto le ruspe. In una diretta dell’11 ottobre aveva infatti dichiarato «È questione di giorni. Entro ottobre guiderò personalmente la ruspa che abbatterà  la villa abusiva dei Casamonica a Roma».
Quella villa — sequestrata dalla Regione in collaborazione collaborazione con l’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) — sarà  abbattuta il 26 novembre e Salvini questa volta riuscirà  ad esserci. La ruspa tira insomma: a destra a sinistra e anche “nè a destra nè a sinistra”.
Travaglio — probabilmente per non annoiare il lettore — non racconta nemmeno degli abbattimenti fatti nel corso negli anni.
Perchè è vero che le contestazioni di abusivismo riguardo a quel complesso di villette risalgono addirittura al 1994 (anno del condono Berlusconi). L’ordine di abbattimento risale invece al 1997.
Ma non è vero che nel corso degli anni non sono state abbattute ville costruite abusivamente e appartenenti ai Casamonica.
Nel 2010 ad esempio a Frascati (non nel comune di Roma) vennero abbattuti tre villini appartenenti al clan.
Altri abbattimenti vennero eseguiti — senza troppo clamore — anche durante le amministrazioni precedenti. Francesco Rutelli ha ricordato che nel dicembre del 1993 fece abbattere alcune costruzioni abusive sulla Casilina e che nel quadrienno 1993-1997 vennero eseguiti 300 ordini di abbattimento.
Un’altra villa sequestrata — affidata alla Regione — sarà  invece ristrutturata e verrà  messa a disposizione di un’associazione benefica.
Quelle otto villette, che senza dubbio non sono comparse dalla sera alla mattina, invece sono sempre rimaste lì negli ultimi vent’anni. Nonostante il sequestro e gli ordini di sgombero.
Perchè? Lo ha spiegato ieri ai microfoni di Radio Cusano Campus l’ex assessore alla Legalità  della giunta Marino Alfonso Sabella.
Le demolizioni infatti costano soldi. In teoria a pagare dovrebbe essere chi ha commesso gli illeciti, ma questo non avviene quasi mai. Motivo per cui le amministrazioni comunali preferiscono dirottare le risorse altrove.
E questo ovviamente è un problema perchè si dà  agli abusivi un senso di impunità . Di ordini di abbattimento fermi nei cassetti — ha detto Sabella — ce ne sono tanti. E non in tutti i casi c’è l’opportunità  politica perchè «salvo non riguardino gruppi invisi alla popolazione come i Casamonica, fanno perdere consensi».
E si torna qui alla questione delle passerelle a bordo delle ruspe.

(da “NextQuotidiano”)

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L’ULTIMA TROVATA DEL GOVERNO: MANOVRA BIS PER CORREGGERE I CONTI SBALLATI, MA SOLO DOPO LE EUROPEE

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

PRIMA I COGLIONI DEVONO VOTARLI, POI CAMBIANO I CONTI E VI TOLGONO QUELLO CHE HANNO PROMESSO

Sfila via dall’aula poco prima di Giuseppe Conte, il ministro Giovanni Tria, e lascia cadere una battuta enigmatica – «le novità  ci saranno quando ci sarà  la trattativa» – che si iscrive nella foto della mano tesa che il governo vuole consegnare a Bruxelles per aprire un tavolo di confronto.
Una di queste novità  sarebbe quella di manifestare la disponibilità  a procedere in estate con una manovra correttiva se le circostanze lo rendessero necessario: ma solo dopo le Europee e chiedendo a Bruxelles di dilatare da tre a sei mesi – e calcolandoli da gennaio – i tempi di verifica della situazione previsti dal complicato processo della procedura di infrazione verso un paese che non rispetta i patti.
Tanto che Conte intende negoziare la procedura di infrazione con «tempi di attuazione molto distesi», come chiarisce alla Camera.
«Questo tempo ci servirà  per consentire alla manovra economica di produrre i suoi effetti sulla crescita e grazie a questo di ridurre il debito pubblico». Poi si vedrà .
Il governo vuole provare a usare il primo semestre come laboratorio, puntando sul volano degli investimenti sbloccati in questi giorni.
Per placare le ire di Bruxelles, al Tesoro pare stiano studiando varie formule, come lo slittamento ad aprile di reddito di cittadinanza e pensioni: che farebbe ridurre di per sè il deficit al 2,1% lasciando immutata la cifra del 2,4 sulla carta per mantenere il punto almeno formalmente.

(da agenzie)

argomento: democratici e progressisti, denuncia | Commenta »

PIAGGIO AEROSPACE, LIBRI IN TRIBUNALE: A RISCHIO 1.200 LAVORATORI

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

RICHIESTA DI AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, PESANTI RESPONSABILITA’ DI DI MAIO: LA COMMESSA SUI DRONI E’ FERMA DA TEMPO NEI CASSETTI DEL MINISTERO

Insolvenza e amministrazione straordinaria. Dopo mesi passati inutilmente ad attendere segnali dal governo, Piaggio Aerospace imbocca una strada quanto mai rischiosa, ma inevitabile visto lo scenario in cui si sta muovendo da tempo.
Sulla richiesta di insolvenza presentata al Tribunale e su quella di amministrazione straordinaria il pronunciamento arriverà  nei prossimi giorni, ma e’ molto probabile che si procederà  in questa direzione, aprendo la delicata fase del commissariamento.
A questo punto, per l’azienda ligure che occupa 1.200 persone nei due poli di Villanova d’Albenga e Genova e su cui pesano 438 milioni di perdite, si aprirà  una nuova pagina che, come primo risultato, porterà  alla cassa integrazione per tutti gli addetti non occupati, circa seicento.
A far precipitare la situazione, probabilmente, l’ennesimo nulla di fatto nell’incontro al ministero dello Sviluppo Economico mercoledì scorso con i sindacati.
I rappresentanti del governo, di fronte al pressing dei rappresentanti dei lavoratori, avevano genericamente parlato di “progetti in campo”, di “interlocuzioni”, di “importanti sviluppi” a breve.
Nulla di concreto, però, per garantire all’azienda di affrontare serenamente il proprio futuro. Nulla sulla commessa da 766 milioni degli aerei a pilotaggio remoto P.1HH per l’Aeronautica Militare, nulla nemmeno sul ruolo, anche societario, che avrebbe potuto svolgere Leonardo.
E’ a questo punto che l’azionista di Piaggio, il fondo sovrano degli Emirati Arabi, ha detto basta, ricordando in una nota di aver “sempre investito in Piaggio ma ora di non essere più in grado di apportare ulteriori risorse in assenza di prospettive concrete”. Amaro anche il commento di Piaggio che ricorda come “le assunzioni fondamentali del piano non si sono concretizzate”. Il riferimento e’ alla mancata cessione dei motori, ma soprattutto al blocco della commessa sui droni, già  decisa dal governo Gentiloni, ma tenuta al palo dall’attuale esecutivo.
In assenza di indicazioni al proposito, infatti, anche le commissioni competenti di Camera e Senato sono sempre rimaste ferme. Fino all’atto finale. Ora si apre uno scenario nuovo, che desta grande preoccupazione e che dovrà  affrontato celermente da enti e istituzioni prima che la situazione precipiti.

(da agenzie)

argomento: Lavoro | Commenta »

PIÙ POVERI DI 145 MILIARDI

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

BANKITALIA: LE TENSIONI SUI MERCATI HANNO RIDOTTO DEL 3,5% IL VALORE DELLA RICCHEZZA FINANZIARIA DELLE FAMIGLIE ITALIANE… LO SPREAD VANIFICA PER IL 2019 UNA PARTE DELLA MANOVRA, CI COSTERA’ 5 MILIARDI

Secondo il Rapporto sulla stabilità  finanziaria delle famiglie “il calo dei prezzi delle attività  ha determinato una riduzione del valore della ricchezza finanziaria delle famiglie che alla fine di giugno era inferiore del 2 per cento (poco meno di 85 miliardi) rispetto alla fine del 2017, nonostante i significativi investimenti netti (oltre 24 miliardi)”.
In particolare, segnala via Nazionale, “negli ultimi mesi il peggioramento dei corsi azionari e obbligazionari si sarebbe riflesso in un’ulteriore perdita di valore di circa l’1,5 per cento (intorno ai 60 miliardi).
Si arriva così al conto finale di 145 miliardi.
Il risparmio finanziario (circa 4mila miliardi) è infatti investito per la metà  in attività  esposte alle tensioni sui mercati (obbligazioni pubbliche e private, azioni, fondi comuni, fondi pensione e alcuni prodotti assicurativi).
Gli investimenti in queste attività “, rilevano ancora i tecnici di Palazzo Koch, “sono più elevati per le famiglie con redditi superiori alla mediana; incidono tuttavia per una frazione non trascurabile (circa il 25 per cento) anche sulla ricchezza dei nuclei con redditi più bassi”.
L’impennata dello spread può costare “oltre 5 miliardi nel 2019”, con i Btp che hanno perso “circa il 9%” del valore dallo scorso maggio.
Così la Banca d’Italia nel suo Rapporto sulla stabilità  finanziaria.
“L’incremento dei tassi all’emissione dei titoli di Stato – spiega via Nazionale – ha determinato negli ultimi sei mesi un’espansione della spesa per interessi di quasi 1,5 miliardi rispetto a quella che si sarebbe avuta con i tassi che i mercati si aspettavano in aprile; costerebbe oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020 se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati”.
Bankitalia evidenzia che “da maggio i rendimenti dei titoli di Stato italiani hanno subito un marcato e persistente rialzo e il valore medio di mercato dei titoli in circolazione si è ridotto di circa il 9 per cento”.

(da “Huffingtonpost”)

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PRIMA GLI ITALIANI: FA PROSTITUIRE I FIGLI DI 3,4 E 7 ANNI, ARRESTATA LA MADRE, UN CARABINIERE E IL CONSUOCERO

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

ORRORE NEL SIRACUSANO, I PICCOLI VIVEVANO IN CONDIZIONI DI DEGRADO E ABBANDONO

Dramma in un comune della provincia di Siracusa, dove una madre avrebbe fatto prostituire i suoi tre figli, due bimbe e un bimbo di 3, 4 e 7 anni, con un carabiniere e con il consuocero.
I piccoli vivevano in condizioni degrado e di abbandono, di malnutrizione, di carenze igienico-sanitarie e per questo le due sorelline furono poi affidate ad una comunità  alloggio per minori, mentre il loro fratellino ad una famiglia.
In quel momento le piccole hanno iniziato a raccontare i fatti alle operatrici, facendo emergere il loro drammatico vissuto caratterizzato da abusi sessuali reiterati.
Gli abusi sarebbero avvenuti dal 2014 al 2016. Il nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale carabinieri di Siracusa ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari in carcere emessa dal gip del tribunale di Catania, su richiesta della procura etnea nei confronti dei tre indagati.
Si tratta della madre, di 43 anni, di un carabiniere di 41 anni in servizio nel   centro abitato in cui si sono svolti i fatti e che è stato allontanato già  all’inizio dell’indagine, e del consuocero della madre dei bambini, di 46 anni.
La complessa attività  investigativa ha preso origine dalla denuncia per maltrattamenti e violenze sessuali aggravate presentata alla procura della repubblica di Siracusa dalle operatrici di una comunità  in cui erano state collocate le due sorelline.
Nel corso delle indagini le tre piccole vittime sono state ascoltate dal pm. Sono state espletate consulenze tecniche, effettuati sopralluoghi e disposta attività  di intercettazione.
Da questo è emerso il triste quadro nel quale la madre in cambio di denaro   faceva prostituire i piccoli. Le violenze sessuali hanno avuto luogo all’interno dell’abitazione della donna e di un garage tra il 2014, epoca in cui le vittime avevano l’ età  di 3, 4 e 7 anni, e il mese di ottobre 2016, momento a partire dal quale i minorenni sono stati sottratti alla potestà  genitoriale della madre.
Alla donna sono stati contestati i reati di induzione alla prostituzione minorile e maltrattamenti contro famigliari, mentre i due uomini sono stati accusati di violenza sessuale aggravata su minorenni.

(da agenzie)

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PRIMA GLI ITALIANI: POLIZIOTTA DA’ DA MANGIARE A UNA CAGNOLONA CHE AVEVA PARTORITO E VIENE PICCHIATA DA UNA 65ENNE

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

E VIENE POI ANCHE RIMPROVERATA DA UN CONSIGLIERE COMUNALE… AGENTE CON 15 GIORNI DI PROGNOSI? BASTA BUONISMO, LA PROSSIMA VOLTA SPARI PER LEGITTIMA DIFESA

Un gesto di solidarietà  punito amaramente.
È successo a Pedara, in provincia di Catania, dove una poliziotta del posto è stata pestata da una donna per aver dato da mangiare a un cane randagio che aveva appena partorito i suoi cuccioli.
Lunedì 19 novembre 2018 un’agente di polizia, in via Dante, è stata presa a calci e pugni da un’anziana di 65 anni.
Il motivo: aver aiutato l’animale. Accompagnata al pronto soccorso da una collega subito dopo l’aggressione, la donna ha ricevuto 15 giorni di prognosi.
L’episodio è stato denunciato dal Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali, che ha condannato quanto successo: “Un fatto inaccettabile e vergognoso, da punire nelle sedi giudiziarie competenti. Siamo vicini alla poliziotta e vogliamo offrirle tutto il supporto necessario”.
Il Noita ha poi aggiunto: “Chiederemo al sindaco di Pedara, comune noto a tutti per gli innumerevoli randagi presenti sul territorio, cosa sta facendo per fermare l’annoso fenomeno del randagismo e contestualmente chiederemo all’Assessorato Regionale competente di intervenire con la propria Asl veterinaria”.
Ma la poliziotta, dopo essere stata aggredita, è stata anche rimproverata da un membro del consiglio comunale di Pedara. L’anziana, infatti, è una familiare di un rappresentante dell’amministrazione comunale

(da agenzie)

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SAVONA VUOLE DIMETTERSI: “NON MI PIACE LA MANOVRA E NEANCHE IL GOVERNO”

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

L’ADDIO A GENNAIO, QUANDO CI SARANNO LE ASTE BTP PIU’ IMPORTANTI, IL MOMENTO PIU’ DELICATO PER L’ITALIA

Le indiscrezioni riportate giovedì dal Corriere della Sera prendono ulteriormente corpo.
Paolo Savona, il ministro più temuto dal Quirinale e dai consessi europei per il suo euroscetticismo manifesto e la cui strada per il dicastero economico fu sbarrata preventivamente, non solo scarica la manovra del governo gialloverde bocciata dall’Ue, ma scende plasticamente dal carro.
Affermando ai colleghi che “a questo punto bisogna cambiare anche il governo, non solo la manovra”.
E la circostanza fa naturalmente scalpore, poichè quello che era considerato l’estensore del piano B sull’uscita dall’euro, il teorico del ‘cigno nero’, l’arma letale per una Brexit in versione tricolore, sembra essersi convinto che i rischi di uno scontro con l’Europa sono superiori alle opportunità .
Tanto da essere il primo ministro del governo Conte ad aver messo sul tavolo nientemeno che l’ipotesi delle dimissioni.
“Credimi, Matteo. Un conto è che certe cose le leggi sui giornali. Altre cose è sentirle dal diretto interessato. Per Savona, insomma, siamo al capolinea”, spiegava l’altro giorno uno dei ministri leghisti a Salvini in uno scambio intercettato e riportato sempre dal Corriere.
E Salvini, gelido: “Lo so, ci ho parlato”.
Chi conosce bene Savona giura che abbia previsto per gennaio, quando ci saranno le aste Btp più importanti, il “momento più delicato” per l’Italia. Ecco, in “quel momento più delicato” lui probabilmente non ci sarà .
E così, mentre da una parte c’è chi — il premier Conte — auspica sanzioni lente dall’UE promettendo in cambio riforme lente, dall’altra c’è chi comincia a prendere cappello, possibilmente prima del disastro.
Persino Libero oggi comincia ad accusarlo di tradimento della causa sovranista perchè nel documento Politeia scrive di essere d’accordo con Habermas e quindi con coloro che vogliono gli Stati Uniti d’Europa.
Savona s’è convinto che i rischi di uno scontro con l’Europa sono superiori alle opportunità .
Un colpo di scena degno dei migliori film.
Savona non è certo l’unico ad aver cambiato idea in questi mesi in cui si è passati dalle dichiarazioni bellicose nei confronti di Bruxelles a un continuo tentativo di appeasement con i burocrati cattivoni, guidato forse più dal terrore delle aziende del Nord che da precisi convincimenti politici.

(da agenzie)

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SPUNTA L’IMMOBILE “FANTASMA” DEL PADRE DI DI MAIO

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

A MARIGLIANELLA COMPRA DUE TERRENI E UN FABBRICATO, PECCATO CHE NON SIA NEANCHE CENSITO DAL CATASTO E NON DICHIARATO COME INTESTATO

Nei giorni scorsi Luigi Di Maio è finito nei guai per la storia del condono edilizio del padre e per la meravigliosa supercazzola che il bisministro e vicepremier ha utilizzato per “spiegare” i fatti, confermando riga per riga il racconto di Conchita Sannino su Repubblica. Della storia parla oggi Pasquale Napolitano sul Giornale:
A Mariglianella, piccolo centro a un tiro di schioppo da Pomigliano d’Arco Antonio Di Maio (padre del ministro del Lavoro) compra due terreni e un fabbricato.
Qual è l’anomalia scoperta dal Giornale? Visionando gli estratti satellitari salta fuori (fotografato) un immobile fantasma. Non censito al catasto. E nemmeno nell’elenco dei fabbricati intestati a Di Maio senior. […]
Nel 2000 Antonio Di Maio, padre del ministro, firma davanti un notaio l’acquisto di due terreni e un fabbricato nel Comune di Mariglianella. Ne acquista però solo il 50 per cento, sia dei terreni che del fabbricato.
Al 18 novembre, Di Maio senior risulterebbe (dagli atti depositati in Conservatoria) ancora proprietario dei terreni. I due appezzamenti ricadono in un’area che il Piano regolatore generale del 1983 del Comune di Mariglianella (ancora vigente) destina alla realizzazione di attrezzature sportive ed edifici scolastici. Al momento del passaggio di proprietà  non risulterebbero immobili realizzati sui due terreni.
Qual è l’anomalia che emergerebbe dai documenti visionati da il Giornale?
Nel database in possesso degli uffici dell’Agenzia del Territorio (ex catasto), Di Maio padre sarebbe titolare solamente delle due particelle di terreno: la n.1309 e n.811.
Sia nei documenti in mano al notaio che in quelli depositati agli uffici dell’ex catasto non emergerebbero immobili o manufatti sui due terreni.
L’immobile già  esisteva al momento del passaggio di proprietà  ma non è stato inserito nell’atto notarile?
In questo caso la legge prevede l’annullamento dell’atto. E dunque l’azzeramento del passaggio di proprietà .
L’immobile, in muratura, sarebbe stato costruito successivamente? Però, in questo caso non risulterebbe nel database dell’Agenzia del territorio. Se il padre del vicepremier avesse costruito dopo l’immobile avrebbe avuto l’obbligo di darne comunicazione all’Agenzia del Territorio.
Perchè il Comune per l’applicazione dei tributi (Imu, tassa sui rifiuti) si aggancia ai dati registrati al catasto.
La seconda presunta anomalia. Per costruire il manufatto, il genitore del ministro avrebbe avuto bisogno di un’autorizzazione edilizia.
E pare che al Comune non risulterebbero licenze edilizie rilasciate negli ultimi anni su quella particella di terreno.
E qualora fosse stata rilasciata una licenza, i paletti sarebbero stati molto ristretti: strutture scolastiche o edifici di interesse sportivo e collettivo.
Ma l’immobile non sarebbe nè una scuola nè una struttura sportiva ma dal rilievo fotografico sembrerebbe un deposito per attrezzi di lavoro. Attrezzi per un’attività  edile.
Potrebbe aver in tasca una pratica di condono in corso? Ma quale?
La Campania non ha aderito all’ultimo condono mentre le altre sanatorie risalgono agli anni antecedenti al passaggio di proprietà  dei terreni.
E quindi, la richiesta di condono pendente andava inserita nell’atto notarile.
Il padre del vicepremier potrebbe essere titolare di una licenza? Licenza che però al momento non risulterebbe nei documenti ufficiali in mano agli uffici del Comune.
Il Giornale sostiene di aver chiesto spiegazioni all’ufficio stampa di Di Maio, senza ricevere risposta.

(da “NextQuotidiano“)

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