Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
NESSUNO DEI DUE SUPERA IL 50%
E’ testa a testa tra Nicola e Zingaretti e Marco Minniti, secondo l’ultimo sondaggio di Bimedia, sulle
primarie del Pd.
In base ai dati raccolti i candidati sono sempre sotto il 50%. Il Presidente della regione Lazio, in campo da quasi 5 mesi, raccoglie il 40% dei voti, registrando un calo del 4% rispetto al mese di ottobre.
L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti lo segue con il 38% dei consensi con un aumento del 9% rispetto alla precedente rilevazione, quando non era ancora ufficialmente candidato alle primarie.
In terza posizione, ma lontano dalla coppia di testa, debutta Maurizio Martina. L’ultimo segretario del Pd si attesta al 9% dei voti, subito davanti a Matteo Richetti che raccoglie l’8% (-6% rispetto ad ottobre).
Nel prossimo sondaggio – informa la nota di Bimedia – si capirà se la rinuncia di Richetti alla corsa per la segreteria del partito in favore del ticket con Martina favorirà quest’ultimo nella risalita.
Più distaccati gli altri tre sfidanti. Cesare Damiano è al 2% dei consensi (-1% da ottobre), stesso valore per Francesco Boccia.
Chiude la rosa dei candidati Dario Corallo che perde il 3% rispetto al mese scorso e si ferma all’1% dei voti. Non è stata sondata Maria Saladino, in quanto ha confermato la propria candidatura solo dopo la chiusura del sondaggio.
(da agenzie)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
TRASFERITA LA TRENTENNE DELLA STAZIONE DI TALENTI PER ALCUNI SCATTI FINITI IN RETE NON SI SA IN BASE A QUALE REATO O COLPA
È stata trasferita F.G. la trentenne marescialla dei Carabinieri della stazione romana di Talenti protagonista di alcuni scatti “sexy” finiti in Rete nei giorni scorsi.
L’Arma ha deciso per il trasferimento d’urgenza in altra sede. Non è chiaro in base a quale reato, ammesso che ce ne sia uno, o se per proteggerla dal momento che hanno iniziato a circolare anche informazioni personali come il suo stato di servizio.
Quelle foto non sono state messe intenzionalmente online dalla marescialla ma da qualcuno che ne era in possesso e che ha tradito la sua fiducia.
Purtroppo non è la prima volta che succede che foto che avrebbero dovuto rimanere private diventano di dominio pubblico attraverso scambi via WhatsApp e altro.
I Carabinieri avrebbero aperto un’indagine per fare chiarezza. Non si sa se sulla diffusione illecita delle foto (e quindi per violazione della privacy della marescialla) oppure per eventuali violazioni del codice di condotta.
In questo secondo caso addirittura la carabiniera potrebbe essere sospesa dal servizio. E per cosa? Per alcune fotografie che, a detta di chi le ha viste, non ledono l’onore dell’Arma.
Sono foto private dove la donna non è certo ritratta in pose da educanda ma non ha addosso la divisa. Qualcuno però nel condividere quegli scatti “hot” avrebbe poi inviato anche foto prese direttamente dal profilo Facebook della donna. Ma è tutto lì. Semmai andrebbe punito colui (o coloro) che le ha diffuse, violando la privacy della marescialla.
Nelle foto la marescialla è ritratta assieme ad un’amica, Samantha Brega.
La carabiniera dello “scandalo” a Libero spiega che «Samantha è un’amica che ho conosciuto in palestra, non abbiamo fatto nulla di male. Quei selfie? Uno scherzo tra noi. Non so come siano usciti» e ha già sporto denuncia.
Di certo però non si capisce come possano quegli scatti mettere in imbarazzo l’Arma al punto di trasferire altrove la trentenne. Dal Comando generale dei Carabinieri fanno sapere che nulla verrà lasciato di intentato per accertare le eventuali responsabilità sullo “scandalo”.
Su Facebook c’è chi commenta “incredulo” per la tempestività dell’azione dell’Arma, ricordando che nel caso dello stupro nei confronti delle due studentesse americane a Firenze i vertici si erano comportati diversamente. Non è vero però, perchè al termine di un’indagine disciplinare i due vennero destituiti (in seguito uno dei due è stato condannato a 4 anni e 8 mesi con il rito abbreviato).
Diverso invece è il caso dei Carabinieri coinvolti nel pestaggio e nell’omicidio di Stefano Cucchi. Per loro per anni non è stato preso alcun provvedimento disciplinare nè è stato stabilito di procedere al trasferimento.
Solo qualche settimana fa Giovanni Nistri, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, ha promesso che i responsabili della morte di Stefano Cucchi non indosseranno mai più la divisa.
Ma tutto è accaduto perchè nel frattempo Riccardo Casamassima, l’appuntato che con la sua testimonianza aveva fatto riaprire il processo, aveva deciso di denunciare l’Arma raccontando in un video di aver subito «trasferimenti, punizioni e vessazioni per aver testimoniato nel caso Cucchi». Questione di priorità .
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 28th, 2018 Riccardo Fucile
GLI STRUMENTI DI CONTRASTO NON HANNO PORTATO I RISULTATI SPERATI
Donne, anziani over 75, separati o vedovi, ex artigiani e casalinghe e coloro che percepiscono una
pensione di invalidità , sociale, reversibile o un’indennità di accompagnamento.
Sono le persone più a rischio di vivere in una condizione di “povertà energetica” ovvero di difficoltà nell’acquistare servizi energetici (elettricità , riscaldamento, acqua calda sanitaria, raffrescamento) con effetti sullo standard di vita e sulla salute.
È quanto emerge dall’indagine realizzata dalla Fondazione Di Vittorio insieme allo Spi Cgil che ha coinvolto 979 persone in Liguria, Toscana, Puglia e Calabria.
Dallo studio 184 persone (il 19,1% del totale) risultano “poveri” ovvero persone che negli ultimi 12 mesi hanno usufruito del bonus per la fornitura di energia elettrica e gas oppure hanno redditi familiari bassi o non riescono a far fronte ai bisogni primari (le stime della Commissione europea sul nostro Paese parlano di poco più di 9 milioni di famiglie in povertà energetica ovvero il 15% del totale).
Il 15,2% degli intervistati (146 persone) sono “vulnerabili” quindi potrebbero trovarsi in futuro in una condizione di povertà energetica poichè vivono in abitazioni energeticamente inefficienti, per la loro condizione economica, per l’alto consumo di energia. Gli altri 632 (il 65,7%) non sono nè poveri nè vulnerabili.
Dal Rapporto emerge anche che gli strumenti di contrasto alla povertà energetica, come il bonus sociale energia elettrica e gas introdotto tra il 2008 e il 2009, non hanno portato i risultati sperati.
“Molte famiglie che oggi hanno diritto ai bonus in base al valore Isee non ne fanno richiesta — si legge nel Report — ma se anche tutte le famiglie che oggi hanno diritto al bonus lo ricevessero, in base all’attuale architettura della misura, resterebbe comunque fuori una parte rilevante di famiglie che di fatto si trova in povertà energetica”. Per quanto riguarda le misure volte ad accrescere l’efficienza energetica delle abitazioni, ci sono alcuni fattori che limitano la pratica di questi interventi, in particolare tra i più anziani: hanno un costo tendenzialmente elevato soprattutto per chi è in condizioni di disagio economico e sono interventi che producono efficientamento a lungo termine che non incoraggiano gli anziani a utilizzarle.
Le donne sono lievemente sovrarappresentate tra i poveri.
Il disagio energetico tende a essere più diffuso con l’avanzare dell’età . Rispetto alle 4 regioni coinvolte nell’indagine, la quota più sostanziosa di poveri energetici è in Calabria (45,4%), mentre il dato più basso è stato registrato in Toscana (6,8%). L’incidenza della povertà è doppia per separati, divorziati e vedovi, supera il 30% per nubili e celibi, ed è più accentuata nelle famiglie mononucleari. La quota di poveri invece decresce all’aumentare del livello di istruzione.
Se si considera l’occupazione prima del pensionamento, i poveri sono sovrarappresentati tra ex artigiani e casalinghe e in misura meno accentuata tra gli operai: al contrario gli “altri” ovvero coloro che sono nè poveri nè vulnerabili saturano il gruppo di intervistati che svolgevano professioni impiegatizie (84,6%).
La povertà incide maggiormente tra coloro che non percepiscono una pensione da lavoro e tra coloro che beneficiano di pensione di invalidità , indennità di accompagnamento, pensione sociale e reversibilità e sono, pertanto, in una condizione di fragilità economica e di salute.
La salute va male solo per il 2,8% di chi non è in condizione di disagio ma raddoppia (5,5%) per i vulnerabili e supera l’11% trai poveri.
All’opposto poco più della metà dei poveri di stare bene o molto bene, valore che cresce al 73,3% nel caso dei vulnerabili e all’83,4% per gli altri.
Le condizioni dell’abitazione incidono sulla possibilità di mantenere una temperatura confortevole in casa nei periodi più freddi o più caldi: 6 poveri su 10 vivono in una situazione che non è confortevole con temperature domestiche troppo alte o troppo basse.
Dall’indagine emerge che la necessità di pagare un affitto o comunque l’assenza di una casa di proprietà è associata al disagio energetico: il 27,9% dei poveri e il 22,6% dei vulnerabili vive in affito, contro il 16,1% degli altri.
I poveri fanno meno lavori di ristrutturazione rispetto ai vulnerabili e a chi non è in nessuna di queste due categorie.
Povertà e vulnerabilità si associano anche a dimensioni ridotte dell’abitazione: il 35,9% dei poveri vive in case di 41-60 metri quadrati e il 10,9% in case ancora più piccole (fino a 40 metri quadrati).
La dotazione di riscaldamento autonomo è più frequente tra chi non è in condizione di difficoltà o disagio (75,1%), rispetto ai vulnerabili (63%) e ai poveri (48,9%). Il 18% dei vulnerabili e il 30% dei poveri energetici vivono in un’abitazione sprovvista di impianto di riscaldamento.
Dall’indagine emerge una tendenza più accentuata da parte dei poveri energetici (73,8%) e dei vulnerabili (68,3%) ad accendere i riscaldamenti solo se strettamente necessario rispetto a chi non vive in condizioni di difficoltà o disagio. In particolare, poveri e vulnerabili adottano comportamenti di limitazione dei consumi che producono un risparmio immediato, mentre gli altri investono in comportamenti che riducono il fabbisogno di energia senza mutare i consumi, come l’acquisto di tecnologie più efficienti che portano un risparmio nel medio-lungo periodo.
“Servono politiche di intervento integrate, energetiche e sociali”.
Le proposte da parte di Fondazione Di Vittorio e Spi per rafforzare i bonus sono: allargare la platea degli aventi diritto (sono circa 700 mila i percettori su circa 2,2 milioni di aventi diritto), aumentare l’importo dei bonus per una maggiore copertura della spesa, semplificare l’iter amministrativo per ridurre i costi di gestione.
Per incentivare gli interventi di efficientamento energetico si propone di calibrare la quota di spesa da portare in detrazione al valore dell’Isee, riconoscendo una percentuale maggiore ai meno abbienti (fino al 90% per gli incapienti) e incrementando i fondi a disposizione. Inoltre, vanno diffuse informazioni sulle buone pratiche in ambito domestico e sulle modalità di accesso alle agevolazioni fiscali e alle diverse soluzioni di efficientamento.
(da “il Redattore sociale”)
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