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COME DI MAIO HA FREGATO GLI OPERAI COMITAL CON LA PROMESSA DELLA CIG

Dicembre 10th, 2018 Riccardo Fucile

ANCORA DUE GIORNI FA LE SOLITE PROMESSE, MA LA CIRCOLARE ATTUATIVA NON E’ MAI ARRIVATA

«Abbiamo avuto sin da subito attenzione verso la critica situazione che ha interessato i lavoratori Comital. È stata infatti creata una norma ad hoc che garantisse loro l’accesso alla cassa integrazione» così due giorni fa in una nota il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio annunciava di aver trovato una soluzione per i 119 addetti della Comital e della Lamalù di Volpiano, nel Torinese.
Alle promesse però non sono seguiti i fatti.
Oggi scade   la procedura di licenziamento collettivo avviata dai curatori fallimentari e   non è ancora stata   stata avviata la richiesta di cassa integrazione, nonostante gli impegni del governo.
Il motivo? Al decreto, che esclude oneri per le aziende in procedura concorsuale, non è   seguita la circolare attuativa.
I sindacati vanno all’attacco, secondo Julia Vermena e Federico Bellono, della Fiom di Torino «È inaccettabile e incomprensibile che si aprano ulteriori difficoltà , per lavoratori che da giugno sono senza alcuna copertura retributiva e contributiva. E che dopo l’incontro del 31 ottobre in Regione, alla presenza del ministro Di Maio, hanno pensato di aver acquisito una soluzione, per quanto temporanea e parziale, alla propria drammatica situazione».
Lavoratori che sono stati illusi dal governo e dal ministro Di Maio che ha promesso la cassa integrazione che però non è arrivata.
Per i lavoratori di Comital e Lamalù — due aziende specializzate nella laminazione dell’alluminio fallite in primavera —   i curatori fallimentari stanno cercando un acquirente (una prima gara è andata deserta) ma nel frattempo hanno dovuto aprire una procedura di licenziamento collettivo che scade oggi.
Senza la cassa integrazione l’unica alternativa per gli operai è quella di poter accedere alla Naspi (l’indennità  di disoccupazione) tramite il licenziamento.
Ma non era quello che aveva promesso il governo.
A fine ottobre dopo un incontro in Regione Piemonte Di Maio aveva annunciato che tramite un emendamento al Decreto Genova i lavoratori della Comital-Lamalù di Volpiano avrebbero potuto ottenere la cassa integrazione per un anno a partire dal 29 settembre scorso.
Il 31 ottobre Luigi Di Maio ne dava l’annuncio su Facebook spiegando che era tutta colpa del PD e del Jobs Act che aveva tolto la possibilità  di cassa integrazione e sottolineando «l’abbiamo reintrodotta subito, e il risultato è che oggi 140 persone e le loro famiglie possono stare tranquille».
Il problema è proprio la “norma ad hoc” di cui parla il vicepremier.
Secondo i deputati piemontesi di Forza Italia   Claudia Porchietto e Carlo Giacometto «la norma predisposta dall’esecutivo prevede la copertura per il biennio 2020-2021, lasciando quindi fuori le procedure fallimentari in essere, tra cui proprio quella che riguarda i lavoratori degli stabilimenti di Volpiano».
Secondo i deputati di FI saranno i lavoratori a pagare il   «prezzo altissimo di tanta incapacità » dimostrata da parte del governo e del ministro che ora «cerca di scaricare la responsabilità  sulla curatela fallimentare».
Nella nota di venerdì infatti il MISE scriveva che «ora c’è bisogno che lo stesso curatore presenti quanto prima il piano per la cassa integrazione al Tribunale per poter assicurare ai lavoratori l’accesso agli ammortizzatori».
Per Claudio Chiarle, sindacalista della FIM «i lavoratori sono stati presi in giro due volte, la prima da DiMaio e la seconda da chi gli ha detto di fidarsi di DiMaio».
Dario Basso, segretario provinciale di Uilm aggiunge: «Ci pare una vicenda gestita come una campagna elettorale: molti annunci e zero riscontri concreti. Il ministro Di Maio a Torino aveva garantito che la soluzione era stata trovata, esigiamo che le promesse vengano mantenute».
La speranza che per i lavoratori si concretizzi la soluzione promessa e tanto attesa è appesa ad un filo. Oggi alle 15 in Regione è previsto   un nuovo incontro, se la cassa integrazione non arrivasse in extremis per i 119 dipendenti di Comital e Lamalù si aprirà  la strada del licenziamento e della disoccupazione.

(da “NextQuotidiano”)

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RUSPA E PASSERELLA, SGOMBERATA L’EX PENICILLINA A ROMA QUANDO ORMAI NON C’ERA PIU’ NESSUNO: “DOV’ERI PRIMA? L’AMIANTO CE LO LASCI?”

Dicembre 10th, 2018 Riccardo Fucile

UNO SPIEGAMENTO DI AGENTI SUPERIORE A QUANDO E’ STATO ARRESTATO PROVENZANO PER IL SOLITO SPOTTONE DI SALVINI PAGATO DAI CONTRIBUENTI…I RESIDENTI: “IL SOLITO SHOW, ORA DORMIRANNO PER STRADA E NON CAMBIERA’ NULLA”

“Salvini, dove stavi prima? Mo che fai l’amianto ce lo lasci?”. E’ stato   accolto così, il ministro dell’Interno Matteo Salvini al suo arrivo sulla Tiburtina questa mattina a Roma, dove dall’alba si sta svolgendo lo sgombero dello stabile dell’ex Penicillina. “Le istituzioni dovevano intervenire 30 anni fa quando questo posto è stato abbandonato – ha inveito un residente – qui c’è l’amianto in polvere e noi lo respiriamo tutti i giorni. E’ uno sgombero farsa, chi pagherà  per questi veleni che respiriamo”.
“Orgoglioso di questo intervento di legalita’, pulizia e sicurezza atteso da anni” commenta Salvini con telecamere al seguito.
I blindati assieme alle pattuglie della polizia municipale sono arrivati   all’alba per dare il via alle operazioni largamente annunciate nei giorni scorsi. Siamo a San Basilio,   in un una delle periferie più degradate della capitale. VIa Tiburtina è stata chiusa e poi riaperta al traffico, disagi e code in mattinata sul Gra.
Davanti all’ingresso dell’edificio abbandonato si sono schierati blindati di polizia e carabinieri, insieme con alcune squadre dei vigili del fuoco. La macchina della sicurezza è imponente.Due gruppi di agenti in tenuta anti sommossa sono entrati nell’ex fabbrica farmaceutica, occupata da migranti provenienti dall’Africa ma anche da italiani. Le operazioni si sono concluse intorno alle 11.
Contestata anche la presidente del quarto municipio di Roma, Roberta della Casa, che ha raggiunto la struttura durante lo sgombero della struttura. “Sei venuta a fare passerella” hanno urlato i residenti.
Fischi anche per il segretario del romano del Pd Andrea Casu da parte dei militanti di Potere al Popolo “Avete governato per anni ed avete prodotto questa situazione, te ne devi andare via”, le frasi che gli sono state rivolte. Dalla situazione è nato un parapiglia e due persone hanno chiesto a Casu di allontanarsi per placare gli animi.
All’interno dell’ex fabbrica sono state trovate circa 40 persone. L’edificio, abbandonato da anni, era una delle occupazioni storiche della città . All’interno ci vivevano circa 400 persone, principalmente nord africani, ma anche famiglie di italiani. “Sono andati via tutti nei giorni scorsi – racconta un ragazzo senegalese – anche io ho dormito stanotte in strada”.
Stamattina all’alba su via Tiburtina c’erano diversi migranti che camminavano spingendo dei trolley. “Sono andati tutti via nei giorni scorsi” ha raccontato Diob, un senegalese che stamane all’alba si trovava all’esterno del civico 1040 di via Tiburtina.
“Salvini è andato via e non ha parlato con noi. Non sa come viviamo e dove andremo a dormire”. A parlare uno degli extracomunitari sgomberati a roma dall’ex penicillina sulla via tiburtina, a san basilio.
Il ministro dell’interno matteo salvini ha appena lasciato la struttura senza però incontrare gli occupanti: “non sa come viviamo, non sa dove andremo a dormire- ha detto- c’è solo una associazione che ci aiuta”.
Lui è da un anno e 5 mesi che viveva nell’ex fabbrica “e ora non so dove andare. È Un posto che non andava bene neanche per gli animali ma non avevamo altre soluzioni”.
“Guardate quante forze dell’ordine- accusa Chantal, romana, da sei mesi nella ex fabbrica- neanche per Provenzano ce n’erano così tanti”.
Continua Alessandro, un giramondo che si è trovato pure lui nello stabilimento: “ci hanno detto ‘o ve ne andate o ve ne andate’. Sono venuti con i manganelli. Ma se dovevano beccare droga o altro dovevano presentarsi a sorpresa, non annunciare lo sgombero una settimana prima”.
“Bravi, un altro show, lì dentro ormai non c’è più nessuno”, ha detto un’altra residente all’ingresso delle forze dell’ordine nello stabile.
“Ora sono cani sciolti – ha aggiunto un’altra signora – Prima almeno stavano lì dentro. Adesso devono trovargli un posto dove stare”.

(da agenzie)

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RAPPORTO AMNESTY: “IN ITALIA GESTIONE REPRESSIVA DEI MIGRANTI E ATTACCO AI DIRITTI UMANI”

Dicembre 10th, 2018 Riccardo Fucile

L’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE ACCUSA IL GOVERNO CONTE: “RETORICA XENOFOBA”… “VENDE ARMI A PAESI IN GUERRA, VIOLANDO I TRATTATI CHE HA SOTTOSCRITTO”

“Gestione repressiva del fenomeno migratorio”, “erosione dei diritti umani dei richiedenti asilo”, “retorica xenofoba nella politica”, “sgomberi forzati senza alternative”.
Non è un quadro positivo dell’Italia, quello delineato dal rapporto “La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019”, pubblicato da Amnesty International in occasione del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Il governo Conte, scrive la ong, “si è subito distinto per una gestione repressiva del fenomeno migratorio”, in cui “le autorità  hanno ostacolato e continuano a ostacolare lo sbarco in Italia di centinaia di persone salvate in mare, infliggendo loro ulteriori sofferenze e minando il funzionamento complessivo del sistema di ricerca e salvataggio marittimo”.
Parlando del Dl sicurezza, Amnesty afferma che contiene misure che “erodono gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti e avranno l’effetto di fare aumentare il numero di persone in stato di irregolarità  presenti in Italia”.
Amnesty International Italia segnala inoltre il “massiccio ricorso” da parte di alcuni candidati e partiti politici a “stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo per veicolare sentimenti populisti, identitari nel corso della campagna elettorale” di quest’anno.
Nel 2018 gli sgomberi forzati “sono continuati”, colpendo soprattutto famiglie rom e gruppi di rifugiati e migranti, “senza l’offerta di alternative abitative adeguate da parte delle autorità “.
La “linea dura” dettata dal nuovo esecutivo sugli sgomberi “rischia di fare aumentare nel 2019 il numero di persone e famiglie lasciate senza tetto e senza sistemazioni alternative”.
Nel corso del 2018 è proseguita la fornitura di armi a paesi in guerra come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, esportazioni che violano la legge e il Trattato internazionale sul commercio delle armi” ratificato nel 2014.
A settembre è partita la sperimentazione sulle pistole a impulsi elettrici (Taser) in dotazione alle forze di polizia, per le quali l’organizzazione ha espresso preoccupazione sui rischi per la salute”.

(da agenzie)

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L’APPELLO DI BASSETTI AI CATTOLICI: IMPEGNO POLITICO CONTRO GLI ESTREMISTI

Dicembre 10th, 2018 Riccardo Fucile

IN UN’INTERVISTA ALL’AVVENIRE IL PRESIDENTE DELLA CEI CHIEDE ATTIVISMO “PER L’ITALIA E PER UN FUTURO SOLIDALE ED EUROPEO”

Il Presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti esce allo scoperto oggi con un’intervista all’Avvenire.
E lancia “una grande rete per l’Italia e per un futuro solidale ed europeo”.
Una rete civica di laici, impegnati per il bene comune. Una rete, dunque, ma non telematica e virtuale: una rete concreta, fatta di persone, gruppi connessi tra loro, dal basso.
“La Chiesa – ha precisato Bassetti – non è un partito politico, non può stare all’opposizione di alcun governo. Ma oggi come ieri resta voce critica”.
Insomma, il presidente della Cei, dopo mesi e mesi di ribollire di iniziative, ha tratto il dado del rinnovato impegno dei cattolici in politica.
Dove questo dado si fermerà  (a cominciare dalle elezioni europee) e con che numeri è presto per dirlo, ma sicuramente l’uscita del cardinale ( uno degli uomini più vicini a Papa Francesco) è segno di una preoccupazione ecclesiastica, sempre più forte negli ultimi mesi.
Non tanto per il sovranismo della compagine del governo gialloverde, ma perchè il successo delle posizioni più oltranziste (sull’immigrazione, l’accoglienza, il clima, la tutela del lavoro, l’Europa) sta a dimostrare che le prese di posizione del Pontefice e della Chiesa italiana non costituiscono più metro di giudizio per i cattolici quando si parla di solidarietà  e di convivenza sociale e politica, e che prevale una visione umana atomizzata alla rincorsa di un particolare immediato e senza orizzonte. In un clima complessivamente incattivito.
I cattolici “non possono sottrarsi all’impegno sociale e politico”, se “vogliono essere fedeli al Vangelo”, aveva detto a fine novembre il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, rinnovando l’appello per un maggiore impegno in politica in un messaggio indirizzato all’arcivescovo Mario Delpini di Milano in occasione di un incontro dedicato a “Economia e società  per il bene comune. La lezione di Giuseppe Toniolo”, che si è tenuto all’Università  Cattolica di Milano per ricordare la figura del beato, protagonista del movimento cattolico italiano tra il XIX e l’inizio del XX secolo.
Un evento promosso dal Comitato per il Centenario del beato Giuseppe Toniolo, organismo composto, tra gli altri, dall’Azione cattolica, dall’Università  cattolica del Sacro Cuore, dall’Istituto Sturzo, dalle diocesi di Pisa, Treviso e Vittorio Veneto.
A ottobre, il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione dei Santi, ricordando Paolo VI – alla vigilia della canonizzazione – ha sottolineato che Papa Montini aveva esaltato tantissimo l’impegno dei cattolici in politica.
E, parlando dell’attuale situazione, ha aggiunto: “In effetti è impressione comune che i cattolici non siano più protagonisti come un tempo nella gestione pubblica del Paese. Restano sì posizioni individuali, anche apprezzabili, ma si deve riconoscere che manca un contributo organico. Con questo non voglio affatto parlare della riesumazione di un partito unico – ha continuato Becciu – ma della necessità  che si propongano come gruppo fiero di un patrimonio di tutto rispetto di idee, di cultura, di dottrina sociale da mettere a servizio del Paese. Abbiamo bisogno di uomini coraggiosi che sappiano coniugare i valori evangelici in cui credono con i valori democratici e costituzionali. Non dimentichino la frase di Paolo VI: la politica è la forma più alta della carità ».
Accenti preoccupati sulla situazione interna italiana si sono sentiti all’inaugurazione delle celebrazioni per il centenario dell’appello di don Sturzo “Ai liberi e ai forti” ( che ricorrerà  il 18 gennaio 2019) proprio all’Istituto Sturzo, il 29 novembre, da parte del padre Francesco Occhetta, scrittore della Civiltà  cattolica, e “politologo” della Compagnia di Gesù.
Nella sua intervista ad Avvenire, Bassetti ha anche detto che compito della Chiesa è solo quello di annunciare Gesù Cristo, ma che è ” auspicabile un impegno concreto e responsabile dei cattolici in politica (…) è un impegno che spetta senza dubbio ai laici. Laici che, però, non solo devono essere adeguatamente formati nella fede, ma sono chiamati ad assumere come bussola dei loro comportamenti quella ‘visione martiriale’ della politica evocata da papa Francesco. La politica per i cristiani non è il luogo per fare soldi o per avere il potere. È all’opposto il luogo del servizio, di chi non si lascia corrompere e del martirio quotidiano. Come pastore ho il dovere di ricordare e suggerire ai laici di servirsi di quel tesoro prezioso che è la Dottrina sociale della Chiesa. Un tesoro a disposizione dell’umanità  intera, ma che non è ancora stato compreso appieno”.
Dove finirà  il dado cattolico? Becciu ( che per sette anni ne era stato un po’ l’omologo, come “ministro dell’Interno” vaticano) ha partecipato il 6 novembre alla presentazione del libro “Sicurezza e Libertà ” di Marco Minniti che adesso però si è però ritirato dalla corsa alla segreteria del Pd. Mentre Martina rilancia Gentiloni (cattolico) come premier.
Il vice premier Salvini che pure oggi a Mezz’ora in più, ha voluto correggere l’analisi di alcuni commentatori di una svolta moderata della Lega, ha parlato di “buonsenso e concretezza”. Dopo aver citato De Gasperi, a piazza del Popolo, ha cioè usato la “parola”-brand di Giulio Andreotti.

(da “Huffingtonpost”)

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TUTTI I RISCHI DEL REDDITO DI CITTADINANZA TARGATO M5S

Dicembre 10th, 2018 Riccardo Fucile

LA POVERTA’ NON E’ SEMPRE LEGATA AL LAVORO, STATISTICAMENTE SOLO IL 25% TROVA UN’OCCUPAZIONE,   E’ UN DISINCENTIVO AL LAVORO.,NON ESISTE UN UNICO COSTO DELLA VITA IN ITALIA

Il reddito di cittadinanza sarà  la misura di politica economica più costosa della manovra di bilancio, costa circa 6,7 miliardi all’anno, a pari merito con quota 100.
Si tratta di un nuovo strumento contro la povertà  che andrà  a sostituire il reddito di inclusione (Rei), introdotto solo da gennaio di quest’anno e che rappresenta ad oggi il primo sussidio universale contro la povertà  in Italia.
L’obiettivo del governo e in particolare del Movimento 5 Stelle di “abolire la povertà ” tramite il reddito di cittadinanza è complesso e ambizioso, ma giustificato: dall’inizio della crisi il tasso di povertà , sia assoluta che relativa, misurato dall’Istat è aumentato considerevolmente raddoppiando in 10 anni fino a raggiungere rispettivamente il 7 e il 12,3 per cento nel 2017.
La scelta del governo di investire fino a quasi 7 nuovi miliardi di euro (seppur in deficit, e questo pone seri problemi di finanziamento futuro) appare dunque positiva e rappresenta un record per il nostro Paese.
Una scelta che tuttavia presenta anche forti rischi, dovuti alla costruzione del sussidio e all’altissimo capitale politico che è stato speso sul tema.
In particolare, si possono individuare i tre problemi principali nei centri per l’impiego, nel possibile disincentivo al lavoro e nella mancata differenziazione geografica dell’importo.
C’è da sottolineare però che il sussidio non è ancora stato definito nei dettagli: Il Sole 24 Ore ha riportato che l’importo medio del reddito potrebbe essere attorno ai 500 euro (il Rei supera di poco i 300), ci potrebbero essere nuovi requisiti patrimoniali e che si sta pensando a sgravi alle imprese che assumono i partecipanti al progetto.
La nostra analisi non potrà  dunque che basarsi sugli elementi certi fino ad ora, tenendo conto in particolare del disegno di legge presentato dal Movimento 5 Stelle nella scorsa legislatura e del contratto di governo.
Uno strumento fatto male e in fretta?
Il reddito di cittadinanza, nella versione 5 Stelle, ha come obiettivo il reinserimento nel mercato del lavoro, e per questo affida ai centri per l’impiego la gestione del sussidio.
Tuttavia, come ha sottolineato Maria Cecilia Guerra, la povertà  non è sempre e solo legata alla mancanza di lavoro.
Alcuni potenziali beneficiari – attorno al 15 per cento – hanno una o più occupazioni, benchè a basso reddito, e dunque non si comprende come dovrebbero rapportarsi ed essere supportati da un organo il cui principale obiettivo è aiutarli a trovare un lavoro: i centri per l’impiego.
Ovviamente per questi lavoratori non varrebbe il requisito dei tre contratti rifiutati, perchè — appunto — già  lavorano.
Inoltre le esperienze internazionali ci mostrano che appena il 25 per cento dei beneficiari di misure simili trovano un’occupazione stabile.
Dopo aver puntato tutto il capitale politico sull’ingresso dei poveri nel mercato del lavoro, se il risultato sarà  invece sotto le aspettative — come ci si attende — il rischio è che si getti via il bambino con l’acqua sporca e che ogni strumento anti-povertà  venga smantellato.
Va sottolineato inoltre che la deprivazione è un fenomeno multidimensionale: è povertà  educativa, povertà  abitativa, emarginazione sociale, disabilità .
Sarebbe perciò interessante costruire un sussidio che non si ponga il solo obiettivo del reinserimento lavorativo, e che non si limiti ad essere un semplice trasferimento monetario: sarebbe più efficace fornire una serie di servizi integrati (come tra l’altro fa il Rei). Un compito impossibile per i soli centri per l’impiego.
Un disincentivo al lavoro
Come tutti i sussidi anche il futuro reddito di cittadinanza presenterà  un problema di disincentivo al lavoro.
Un disincentivo — gli economisti lo chiamano “trappola della povertà ” — che esiste in quanto ogni avente diritto al Reddito di Cittadinanza percepirà  sempre lo stesso ammontare di reddito (il 60% del reddito mediano), a prescindere dalle ore lavorate. Per evitare che una politica volta a contrastare la povertà  si trasformi in un incentivo all’ozio (o al lavoro in nero), i proponenti hanno deciso di fissare una soglia oltre cui non sarà  più possibile rifiutare offerte di lavoro appropriate, così come accade in Francia.
A differenza di questa, però, la soglia è molto più alta e criteri di identificazione dell’adeguatezza non sono ancora noti: se in Francia è possibile rifiutare solo una (qualsiasi) offerta di lavoro, in Italia sarà  possibile rifiutarne fino a tre (appropriate). In buona parte dei paesi europei, invece, bisogna accettare la prima proposta appropriata pena l’esclusione dal beneficio.
Il sistema, inoltre, risulta essere molto meno stringente di quelli presenti per via dell’assenza di controlli sul lavoro svolto in nero parallelamente alla riscossione del sussidio, controlli che aumenterebbero ulteriormente i costi già  enormi della misura, ma resi necessari dall’incidenza del lavoro nero sulla nostra economia (il sommerso valeva il 11,35% del nostro Pil nel 2016).
Non esiste un unico costo della vita in Italia
È equo o utile che l’importo del reddito di cittadinanza sia lo stesso in tutta la penisola, come sembra essere previsto nel disegno del Governo?
Probabilmente no, se consideriamo che il costo della vita varia drasticamente fra regioni e anche all’interno delle stesse regioni, in base alla dimensione dei centri abitati.
La famiglia mediana (cioè quella nel mezzo esatto della distribuzione delle famiglie, se immaginiamo di metterle in fila in base alla spesa mensile) in Lombardia spende quasi 1000 euro in più rispetto alla famiglia mediana in Calabria, per prendere i due estremi.
Ma le differenze non finiscono qui. Anche le differenze della tipologia del comune di residenza sono significative.
La famiglia mediana che vive in un comune fino a 50mila abitanti (esclusi quelli appartenenti ad aree metropolitane) infatti spende nel 2017 più o meno 250 euro in meno rispetto alla famiglia mediana del centro di una città  metropolitana.
Sembra quindi ragionevole che una misura di supporto al reddito tenga conto del costo della vita locale del ricevente.
L’obiettivo dei 5 Stelle di introdurre il reddito a partire da marzo del prossimo anno rischia di mettere a repentaglio l’intera operazione.
Non ci sarebbero i tempi tecnici per attuare quella riforma dei centri per l’impiego, oggi pochi e sottofinanziati, che Di Maio aveva promesso per formare e seguire i beneficiari.
Se una legge di bilancio che stanzia più di 6 miliardi per la povertà  è un’opportunità  importante per rafforzare il welfare, sarebbe preferibile spendere quei fondi per incrementare la dotazione del Reddito di Inclusione.
O perlomeno dare il tempo al reddito di cittadinanza di essere costruito dal basso, coordinando le varie istituzione coinvolte e riformando per davvero i centri per l’impiego.
Al governo diciamo: fate con calma e nel frattempo investite i soldi nel Rei. Una misura di contrasto alla povertà  è una policy delicata e che può cambiare la vita di persone fragili e in difficoltà .
Proposte raffazzonate provocano solo danni.

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO PREOCCUPATO DAI CAMBI DI CASACCA: “OFFRO IL DOPPIO DI BERLUSCONI”

Dicembre 10th, 2018 Riccardo Fucile

DALL’OSSO REPLICA: “DA FORZA ITALIA HO AVUTO RISPETTO, TU SULLA DISABILITA’ SEI SOLO RIUSCITO A PRONUNCIARE L’INFELICE FRASE SULLA SINDROME DI ASPERGER”

I Cinquestelle si sentono sotto assedio. E vedono in Silvio Berlusconi il grande pericolo. Il manovratore che potrebbe attirare nel gruppo forzista un drappello di parlamentari di un Movimento in crisi nei sondaggi e alle prese con la figura ingombrante di Salvini.
La prova è in un post su Facebook del fondatore Beppe Grillo, che attacca con parole pesanti deputati e senatori tentati dall’addio ai 5S. “Offro il doppio di qualunque cifra possa offrire #Berlusconi (The Muppet) per l’acquisto di parlamentari in saldo”, scive in un un post su Facebook, con evidente riferimento al caso del deputato M5s Matteo Dall’Osso, malato di sclerosi multipla, passato a Forza Italia dopo la bocciatura dei suoi emendamenti per potenziare i fondi per i disabili.
Il nome di Dall’Osso non viene fatto esplicitamente, ma naturalmente il deputato si sente chiamato in causa.
E replica: “Mi dispiace davvero tremendamente che Beppe possa anche solo pensare una cosa del genere. Ma Beppe sappia che il presidente Berlusconi non   mi ha dato nulla, solo rispetto e libertà  e mi spiace che per accendere la luce sulla disabilità  io sia dovuto arrivare ad un gesto così forte (con tutte le pesanti conseguenze che sto subendo!). Mentre lui in tutti questi mesi l’unica cosa che è riuscito a dire sulla disabilità  è stata l’infelice battuta sulla sindrome di Asperger durante la manifestazione ad Italia 5 Stelle dello scorso settembre (la festa nazionale del M5S). Beppe ti voglio bene, ricomprarmi al doppio, ovvero zero centesimi, ma con tutto il cuore del mondo”.
In difesa di Dall’Osso interviene da Forza Italia anche la deputata Jole Santelli, che attacca Grillo: “Le parole di Grillo mostrano la sua vera natura: un uomo senza morale e privo di sensibilità . Un uomo che crede solo al Dio Denaro, che vive nell’oro e che ha utilizzato la polemica politica per arricchirsi con i suoi spettacoli. La maschera di Zorro è ormai stracciata dal viso e mostra tutta la pochezza di uomini senza valori nè principi”.

(da “Huffingtonpost”)

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