Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
PONZONI, CONDANNATO PER CORRUZIONE, ESCE DAL CARCERE E VA IN PROVA AI SERVIZI SOCIALI IN CLINICA
L’anno nuovo porta l’affidamento ai servizi sociali a Massimo Ponzoni, che esce dal carcere per
andare a lavorare in un centro di medicina estetica e wellness.
Con sede in un immobile oggetto di inchiesta sul presunto malaffare nella pubblica amministrazione a Seregno.
E dove doveva insediarsi una società che gli inquirenti indicavano come riconducibile allo stesso ex golden boy del Pdl in Brianza.
Dal 2 gennaio l’ex assessore regionale lombardo ha lasciato il carcere di Bollate, dove lo scorso febbraio si era costituito per scontare la condanna diventata definitiva di 5 anni e 10 mesi di reclusione per le tangenti sull’urbanistica al Comune di Desio.
Mentre 3 anni sono andati all’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Desio poi vicepresidente della Provincia di Monza Antonino Brambilla e 2 anni e mezzo all’intermediario immobiliare Filippo Duzioni.
Quando è finito dietro le sbarre nel gennaio 2012, Ponzoni ci è rimasto circa sei mesi, poi poco meno agli arresti domiciliari.
Quindi gli rimaneva da scontare meno di un anno di carcere prima di usufruire dei benefici di legge come l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Quel momento è ora arrivato. Il magistrato di sorveglianza ha firmato un provvedimento provvisorio, in attesa che il Tribunale di sorveglianza si riunisca in udienza nei prossimi giorni dopo le feste.
L’affidamento in prova ai servizi sociali per Ponzoni prevede che l’ex coordinatore provinciale del Pdl in Brianza vada a stare dai genitori a Desio e a lavorare alla “Medical resort”, specializzata in “medicina estetica, nutrizione, wellness training – allenamento funzionale”. Un centro dove Ponzoni è già stato visto da molti nei mesi prima dell’ingresso al carcere di Bollate. Forse già inserito a lavorare. Mentre gli inquirenti lo indicavano come amministratore di fatto.
Il centro ha sede nell’immobile all’angolo tra via Colzani e Solferino a Seregno. Un edificio sotto la lente di ingrandimento della Procura di Monza nell’inchiesta sulla multiutility dei servizi pubblici del Comune Aeb-Gelsia.
L’ipotesi dei pm è che sia stato acquistato per trasferirci la farmacia comunale e pagato a caro prezzo all’immobiliarista Giorgio Vendraminetto, già indagato per altre pratiche edilizie sospette insieme all’ex sindaco di Seregno Edoardo Mazza, all’ex vicesindaco Giacinto Mariani e all’imprenditore Antonino Lugarà , da cui è partita la maxinchiesta dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Desio sul presunto voto di scambio sull’area dismessa ex Dell’Orto.
L’operazione farmacia non è andata in porto perchè i locali erano inadeguati, senza parcheggi e scomodi per gli utenti con disabilità motorie fino alla realizzazione di una scala mobile.
Poi accanto a un centro radiologico e uno odontoiatrico, nell’immobile destinato dal Pgt cittadino a servizi sanitari convenzionati, è arrivato il centro di medicina estetica ora scelto da Ponzoni.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
L’ASTRO NASCENTE DELLA POLITICA USA AL CENTRO DELLA MACCHINA DEL FANGO DEI RAZZISTI, MA ANCHE QUESTA VOLTA FANNO CILECCA
L’astro nascente della politica USA Alexandria Ocasio-Cortez non è certo il messia del Partito Democratico ma è senz’altro una delle nuove speranze per il partito dopo la sconfitta della Clinton alle Presidenziali.
Per i Repubblicani e l’Alt-Right statunitense invece è una pericolosa comunista (o socialista, in America c’è parecchia confusione sui termini e sul loro significato).
Da quando è stata eletta al Congresso non passa giorno che qualcuno non trovi un pretesto per mostrare a tutti che non è quello che racconta: ovvero una donna cresciuta nel Bronx ma una ricca privilegiata.
Lei non è certo una che si spaventa, anzi ha dimostrato di avere sempre la battuta pronta per mettere sessisti e razzisti al loro posto.
Ieri Alexandria Ocasio-Cortez ha prestato giuramento in qualità di membro del Congresso. Più meno nelle stesse ore un anonimo account Twitter di nome AnonymousQ ha pubblicato uno spezzone di trenta secondi di un video risalente al 2010.
Il post e l’account sono stati rimossi ma un nuovo utente con lo stesso handle, che fa chiaramente riferimento alla teoria del complotto di QAnon e all’anno della dichiarazione d’indipendenza, ha ripubblicato il video.
L’intento era ovviamente quello di gettare fango sulla neo-deputata per “dimostrare” che la Ocasio-Cortez non è una persona seria. Ma contrariamente a quanto sperato le cose non sono andate come previsto e il video con la performance di AOC in versione studentessa ballerina ha iniziato ad ottenere numerosi commenti positivi finendo così per essere un gigantesco spottone per la deputata Dem.
Molti ex studenti della Boston University hanno colto l’occasione per lasciarsi andare alla nostalgia e farsi una risata pensando ai bei tempi andati.
A quanto pare l’usanza di fare un video con la mascotte dell’Ateneo è una delle tradizioni universitarie.
Addirittura Russel Crowe ha retwittato il tweet dell’anonimo commentando le movenze della Ocasio-Cortez ma soprattutto ha scritto che il video non toglie nulla a quello che AOC è: una vera persona.
E del resto non c’è nulla di cui vergognarsi per aver fatto un balletto sul tetto dell’Università , un video “adorabile” lo ha definito la star di Scrubs Zach Braff.
Nel tentativo di cancellare l’epic fail l’utente ha cencellato tutto per tornare alla carica con un nuovo account senza i commenti adoranti dei tanto odiati socialisti.
Ma ormai aveva perso la battaglia.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
DI FRONTE ALLA MOBILITAZIONE DEI SINDACI E AI DISSENSI INTERNI ALLA LINEA SUCCUBE ALLA LEGA, DI MAIO CERCA DI RECUPERARE UN MINIMO DI DIGNITA’ (E DI VOTI)
Possibile una svolta per le due navi – Sea Watch e Sea Eye – con 49 persone a bordo in balia del
Mediterraneo da due settimane.
Ad annunciarla è il vicepremier, Luigi Di Maio. “Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia. Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera”.
E ancora: “Due navi ai confini dell’Europa. Ancora una volta solo l’Italia viene chiamata in causa. Malta non fa attraccare le imbarcazioni nonostante siano nelle loro acque territoriali a un miglio dalla costa. Tutta l’Europa se ne frega. Non possiamo continuare a cedere a questo ricatto. Ma per me nessun bambino con la sua mamma può continuare a stare in mare ostaggio dell’egoismo di tutti gli Stati europei”.
Due giorni fa le autorità de La Valletta avevano permesso alle due imbarcazioni di ripararsi nelle acque maltesi, ma sempre negando l’approdo in porto.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL DECRETO SICUREZZA E’ UNA FERITA CHE NON SI E’ MAI CHIUSA, IO STO CON CHI SI OPPONE, DI QUALUNQUE COLORE SIA
Il decreto Salvini una ferita che si riapre? Direi piuttosto una ferita che non si è mai chiusa.
La politica dovrebbe essere l’arte di governare la società , dicono, e non dovrebbe piegarsi a mere valutazioni di parte.
Bisognerebbe essere in grado di valutare “proposta per proposta e idea per idea” a prescindere da chi la esprime.
Sul decreto immigrazione e sicurezza io sono con i sindaci che si oppongono, di qualunque colore politico siano e non mi chiedo se abbiano intenti più o meno propagandistici in questo.
Le posizioni delle amministrazioni contrarie al decreto sono tra l’altro alquanto trasversali, sono di colore diverso le città che si ribellano al decreto Salvini, o quelle che aderiscono per obbligo istituzionale ma che hanno espresso il loro dissenso, ricordo anche che le amministrazioni di Roma e di Torino sono state le prime ad approvare una mozione che chiedeva la sospensione del decreto quando era ancora in discussione.
In ogni modo lo avevamo previsto, che sarebbero partiti ricorsi, opposizioni di diversa natura e che si rischia concretamente il ricorso alla Corte Costituzionale.
Era inevitabile e non mi sorprende la sollevazione di molti sindaci. È comprensibile la contrarietà dei primi cittadini perchè sono loro i primi a dover affrontare le conseguenze di questo provvedimento che abbiamo sempre denunciato gravi, non solo per i migranti che sono in attesa di un rinnovo di permesso umanitario o che avendone fatto domanda ora se le vedono negate, ma anche per gli stessi cittadini italiani, per i quali aumenterà la percezione di insicurezza, con l’aumento calcolato e certo di nuovi irregolari sul territorio nazionale.
Gente che è già qui tra noi, ma che non potrà essere iscritta all’anagrafe, che non avrà documenti regolari (vedete l’irruzione della Digos all’anagrafe di oggi a Palermo) che non potrà iscriversi al sistema sanitario nazionale, per curarsi, nè accedere ad un lavoro regolare e quindi ad un regolare contratto di fitto, e che sarà costretta in alloggi di fortuna, novelli fantasmi costretti a vagare nel mare scuro dell’illegalità delle nostre città .
Come dare torto ai sindaci, ai primi cittadini? Sicuramente il decreto aggrava la situazione sul fronte della sicurezza e dell’irregolarità nelle città . Come è stato possibile non vedere il problema in tempo?
Eppure il programma ‘Welcome’, formula nata nel 2014, stava dando dei risultati interessanti proprio perchè consentiva ai sindaci di poter accedere volontariamente ad un programma di gestione dell’affluenza migratoria garantendo una buona integrazione nel tessuto comunitario locale dei migranti. Con corsi di lingua, avviamento al lavoro, conoscenza, cura e sostegno.
Si permetteva ai sindaci di avere un buon controllo di un fenomeno che esiste, piaccia o non piaccia, e finanche di trarre da un “problema” una opportunità , di crescita, arricchimento umano e culturale.
Invece ci troviamo di fronte ad un provvedimento che spezza vite e speranze, che è sicuramente inumano e forse fuori dalla costituzione.
Agli oltre 500mila irregolari sul nostro territorio se ne aggiungeranno – da calcoli riportati in audizione in Commissione – almeno altri 120 mila solo nel 2019 e si perderanno molte opportunità di lavoro, su tutto il territorio si parla di circa 12 mila addetti nel settore dell’accoglienza diffusa, compreso l’indotto.
Speriamo nella mediazione di Conte, con l’ANCI, che si possano trovare anche se tardive soluzioni, anche nella definizione dei decreti attuativi, che siano capaci di mitigare, di porre qualche rimedio, al destino almeno di quanti sono in attesa di un rinnovo del diritto umanitario che hanno qui la famiglia, figli, una vita. Ma non so quanto e come ciò si potrà concretamente fare.
Paola Nugnes
Parlamentare MS5
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
GOVERNI CRIMINALI TENGONO IN OSTAGGIO DA DUE SETTIMANE 32 DISPERATI, FUGGITI DA GUERRE E PERSECUZIONI… PARLAMENTARI E GIORNALISTI ANDRANNO A BORDO PER DOCUMENTARE LA VERGOGNA DEI RESPINGIMENTI AD OPERA DI ISTITUZIONI CRIMINALI
Diplomazia e disperazione. È il 14° giorno in balia del mare per la nave Sea Watch 3, che il 22
dicembre scorso ha salvato nel Mediterraneo centrale 32 persone, tra cui donne e bambini, e che è ancora a largo di Malta, in attesa di un porto sicuro.
Una situazione al limite, che oggi ha spinto un migrante a lanciarsi in acqua dal ponte della nave per cercare di raggiungere a nuoto le coste di Malta: un tentativo che sarebbe andato a finire nel peggiore dei modi per via delle correnti gelide del tratto di mare che circonda l’isola.
L’uomo, però, è stato recuperato con un salvagente e riportato sulla nave.
La notizia è stata riportata dall’edizione online di Repubblica. “Un atto che dà la misura della disperazione delle persone soccorse. La situazione deve essere sbloccata” hanno fatto sapere fonti delle ong.
E mentre la Commissione europea continua il dialogo con gli stati membri per trovare qualcuno disposto a far sbarcare e ad accogliere i 32 migranti, in giornata Sea Watch e Mediterranea, nell’ambito dell’Alleanza United4Med, sono partite da Malta con due imbarcazioni per andare in sostegno della Sea Watch 3.
Questa missione congiunta ha tra i suoi scopi quello di portare supporto logistico e materiale alla nave, consentendo il cambio equipaggio e i rifornimenti.
Ma non solo: sarà anche permesso ai parlamentari tedeschi di rendersi conto della situazione a bordo per potere fare pressione sul governo di Berlino che non ha ancora dato risposta positiva alla richiesta di decine di città tedesche disponibili ad accogliere le persone salvate.
Insieme ai parlamentari ci saranno anche i giornalisti internazionali, tedeschi e italiani affinchè possano ancora una volta raccontare le conseguenze della violazione dello stato di diritto nel Mediterraneo.
Il tutto mentre la diplomazia va avanti.
“La Commissione continua i suoi intensi contatti con gli Stati membri disponibili a trovare una soluzione sullo sbarco rapido delle persone a bordo della Sea Watch 3 e Sea Eye” ha detto la portavoce della Commissione Ue Mina Andreeva, precisando che “ieri il commissario Avramopoulos ha invitato gli Stati membri a dare sostegno e a contribuire a questo sforzo congiunto per sbarcare in sicurezza quanti sono a bordo il prima possibile. Una serie di Stati membri ha espresso disponibilità verso questo sforzo congiunto e a sostenere Malta. I nostri contatti procedono — ha concluso — ma a questo stadio non intendo fare annunci fino a quando non lo faranno gli stessi Stati membri“.
Nel frattempo, prosegue, la disobbedienza della città Napoli contro il Viminale.
“Non c’è alcuna ordinanza che ha chiuso il nostro porto, che è aperto alle navi da crociera, ai pescherecci, ai traghetti e ai bambini che stanno morendo in mare e lo sarà sempre fino a quando sarò sindaco di Napoli — ha detto il sindaco Luigi De Magistris a La7 — Salvini e Toninelli dicono una cosa non vera affermando che i porti sono chiusi”.
In riferimento alla vicenda della nave Sea Watch, de Magistris ha riferito di aver avuto contatti “diretti” con il comandante della nave che starebbe tentando, attraverso l’intermediazione della Germania, un contatto con Malta.
“Altrimenti — ha detto de Magistris — credo che verranno verso Napoli dove troveranno un porto aperto”.
“Io sono un sindaco autonomo e prima ancora che una valutazione politica ho fatto una valutazione etica, umana, di diritto — ha concluso il primo cittadino di Napoli — Sono un uomo libero e non mi interessa se altri sindaci mi seguono in questa battaglia perchè ognuno fa la battaglia che ritiene ma io mi sento con la coscienza a posto”.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL SERVO DI SALVINI HA TIMORE CHE IL BULLO LO BACCHETTI E ALLORA PER GIUSTIFICARE IL RISPETTO DELLA LEGGE IL REDDITO DI CITTADINANZA VA AI LUNGO SOGGIORNANTI, OVVERO AGLI STRANIERI
“La nostra norma sul reddito di cittadinanza è rivolta agli italiani. Alzeremo il tetto di permanenza dei lungo soggiornanti. Quindi, i 5 anni che leggete nella bozza sono da modificare, il tetto sarà più alto”.
Con queste parole pronunciate ad Alleghe in provincia di Belluno il vicepremier e bisministro Luigi Di Maio arriva finalmente ad ammettere anche pubblicamente che il reddito di cittadinanza andrà anche agli stranieri.
Al contrario di quanto ha sostenuto il bisministro per qualche mese, è quindi impossibile escludere gli stranieri residenti dal reddito di cittadinanza come avevano scritto i giornali.
E al contrario di quello che ha sostenuto il vicepremier fino all’altroieri, è vero che nella bozza di decreto legge che circola in questi giorni si prevede che potranno beneficiare gli stranieri che si trovano da almeno cinque anni in Italia.
Nelle frasi del ministro invece ci sono ancora un paio di cose da sottolineare.
La prima è la sostituzione della parola “stranieri” con la locuzione appena inventata “lungo soggiornanti”, che serve a non dire la parola “stranieri” e quindi a non ammettere di aver detto fregnacce per tre mesi.
Certo, sarà un problema se l’ordine di scuderia diventerà di sostituirla ovunque: “Via i lungo soggiornanti dall’Italia!” è uno slogan un po’ complicato da tenere a mente.
La seconda è che si parla di portare il tetto da cinque a dieci anni ma il limite non sembra logico perchè 10 anni è il tempo necessario a uno straniero residente in Italia prima di poter chiedere la cittadinanza italiana.
Quindi porre il limite a dieci anni potrebbe costituire un modo per aggirare la legge. D’altro canto per il bonus bebè, dal quale erano in un primo momento esclusi gli stranieri, andò esattamente così: la norma venne portata davanti al giudice che stabilì l’estensione.
E si sa, la storia torna sempre.
A volte in forma di tragedia, a volte in forma di farsa.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL MONSIGNORE A CAPO DELL’UFFICIO PASTORALE : “QUANDO A GENOVA, GRAZIE A SALVINI, CI TROVEREMO 1200 PERSONE PER STRADA, SARA’ UN PROBLEMA DI TUTTI”
Quando sente della disobbedienza civile minacciata dai sindaci contro il decreto Salvini, l’onda di
dissenso partita da Leoluca Orlando a Palermo e arrivata fino a Milano, con Beppe Sala che chiede di ritirare la legge, don Giacomo Martino sorride. “Non ho mai chiesto pezzi di carta in vita mia a nessuno che avesse bisogno di aiuto. La mia coscienza mi impedisce di trattare le persone in modo diverso nel caso in cui abbiano o non abbiano i documenti. Questa è la mia obiezione”.
Ha sempre rifiutato ogni etichetta, anche quella di simbolo e paladino dell’accoglienza in città , il monsignore a capo dell’Ufficio pastorale Migrantes che si è inventato dal nulla il campus di Coronata, imperniato proprio su quel tipo di integrazione che oggi le nuove norme considerano un lusso da tagliare: sulla collina di Genova, infatti, i “suoi” migranti si dividono tra lezioni di italiano e corsi di formazione, educazione civica e attività sportive.
E adesso?
“Non posso che essere positivo: vado avanti per la mia strada, come posso. È arrivato il momento in cui il volontariato dovrà diventare un vero movimento di popolo e di persone: bisognerà davvero rimboccarci le maniche. Quando ci sono persone che non vengono più messe in condizione di essere curate e assistite, non possiamo restare indifferenti. Dunque, apriremo le chiese e daremo loro un letto e un riparo. Se dovessi essere considerato un favoreggiatore dell’immigrazione clandestina per questo, me lo augurerei”.
Monsignor Giacomo Martino, il ministro dell’Interno Salvini è stato molto duro con i sindaci che hanno dichiarato la loro disobbedienza. Cosa pensa della reazione innescata dal primo cittadino di Palermo?
“A dire il vero, credo che parlare di obiezione civile su una legge siano chiacchiere. La vera, grande obiezione che la Chiesa può e deve attuare è solo su una questione: per noi non è un delinquente una persona che non ha i documenti. In ogni caso, in questo contesto, il grido del governo “Abbiamo eliminato la povertà ” riecheggia in modo ironico anche sulla nostra città . Quante cooperative e onlus potranno sostenere le spese per l’integrazione con le cifre che sembrano profilarsi? Basta fare un rapido calcolo per cogliere tutti i paradossi”.
Prego.
“Pensiamo al reddito di cittadinanza. E paragoniamolo con i fondi che, con questo taglio, verrebbero stanziati per ogni richiedente asilo: invece dei 35 euro al giorno a migrante, sembra che scendano a 21. Moltiplichiamoli allora per trenta giorni: il totale fa 630 euro al mese. Ebbene, in questa cifra dovrebbe essere compreso il lavoro di operatori, i vestiti, il cibo, i corsi di lingua, di formazione professionale, la mediazione culturale. È evidente che è impossibile. E poi, mi chiedo: quando a Genova ci troveremo 1200 persone in mezzo a una strada, questo sarà un problema di tutti oppure no? Ed è un problema di coscienza o di ordine pubblico? Io credo che, prima di tutto, sia un problema di coscienza”.
Sul sito del Viminale è uscito il nuovo capitolato di gara di appalto per la fornitura di beni e servizi relativo alla gestione e al funzionamento dei centri di prima accoglienza. È a partire da questo schema, che le varie prefetture pubblicheranno i bandi locali. Cosa vi aspettate?
“Restiamo tutti a guardare con interesse, ma non è chiaro un bel niente. I bandi attuali sono scaduti il 31 dicembre, ma hanno una previsione di proroga per i prossimi tre mesi, come da prassi. Per ora, però, tutto tace”.
Alcune delle realtà impegnate nell’accoglienza a Genova stanno seriamente riflettendo se non partecipare proprio a questo nuovo tipo di bandi. Voi cosa farete?
“Non posso non accogliere: italiani, stranieri. Al momento non abbiamo assolutamente idea di cosa può prevedere il bando su Genova. Ma vado avanti. Lo farei anche se non avessi un euro. Bisogna però riflettere su un paradosso: come si può pensare di rispettare normative di sicurezza, certificazioni, standard di qualità , a fronte di poche risorse? Quello che fa rabbia, poi, è che si tolgano diritti alle persone: pensiamo alla questione della residenza anagrafica, che ora non si potrà più concedere ai richiedenti asilo. Questo renderà la loro vita più difficile, dall’assistenza sanitaria alla ricerca di un lavoro”.
Cosa rimane da fare, allora?
“Il nostro grosso lavoro sarà sensibilizzare la gente sull’importanza cruciale del volontariato. Per noi la scuola e le lezioni erano, anzi, sono un elemento centrale per l’integrazione. Ebbene, tutto questo deve andare avanti. Anche prima, con i 35 euro al giorno, stavamo appena dentro alle spese. Adesso ci rivolgiamo ai cittadini, chiedendo loro aiuto: è il momento in cui il volontariato potrà fare la differenza. Un movimento di popolo e di persone”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
“CI SONO QUESTIONI CHE RICHIEDONO GIUDIZI DI COSCIENZA”
“Penso che nessuno voglia essere sovversivo, ma ci sono problemi che richiedono giudizi di coscienza”. Così il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei sul dl sicurezza.
I sindaci “dovranno prendere le loro decisioni, verificarle ai livelli giusti. L’obiezione di coscienza è un principio riconosciuto. Ognuno prenderà le proprie decisioni, nel rispetto naturale dell’ordinamento”.
Il decreto è lesivo dei diritti umani? “Mi interessa che chi ha un bisogno vero possa trovare un aiuto”.
“Ci sono delle persone che, in modo onesto e serio, chiedono aiuto perchè fuggono da situazioni disperate”, ha aggiunto il cardinale.
Bagnasco ha ricordato l’esempio del Campus di Genova Coronata che “grazie a chi lo guida, don Giacomo Martino e i suoi collaboratori, ritengo che sia un buon esempio, un esempio virtuoso di integrazione, perchè l’integrazione non è una parola generica, c’è un percorso preciso fatto di borse lavoro, di insegnamento di mestieri, di tirocini. È un esempio a cui ispirarci”
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI AVEVA GARANTITO LA MARCHETTA DI TRASFORMARE I VIGILANTES IN POLIZIA CIVILE… E SPUNTA LA SOLITA FOTO IMBARAZZANTE CON UN INDAGATO PER ESTORSIONE
Questa è la storia di una promessa mancata e di un video galeotto: protagonista, il ministro
dell’Interno Matteo Salvini. La storia riguarda lui e l’Associazione nazionale guardie giurate italiane (A.N.G.G.I.), che rappresenta i 51 mila addetti del settore vigilanza privata.
È il 17 dicembre 2017. In campagna elettorale, Salvini è in un’azienda di Frosinone insieme a Francesco Zicchieri, deputato e coordinatore della Lega nel Lazio, e Andrea Cacciotti.
Chi è costui? È il “comandante” di Security National (guardie giurate e operatori della sicurezza). Una figura controversa: nel 2009 propose alla presidenza del Consiglio (governo Berlusconi) un video che – secondo lui – ritraeva “un europarlamentare e una deputata mentre fanno sesso” (i due soggetti sarebbero stati Roberto Fiore e Alessandra Mussolini).
Cacciotti voleva un milione di euro: fu indagato per tentata estorsione.
L’incontro del 2017 con Salvini è per ottenere un impegno da parte della Lega per il settore della vigilanza privata: in particolare il sostegno a un progetto – “SOS Italia” – per l’uso di guardie giurate nei comparti sicurezza e salute.
A far da cerniera tra Salvini e Cacciotti è Zicchieri. Che conferma l’interesse del “Capitano” per la causa dei vigilantes. I quali non fanno mistero di avere sostenuto la Lega alle elezioni politiche del 4 marzo.
A giugno, appena insediato il governo, Salvini fa un video nel quale promette a “tutte le donne e gli uomini che fanno le guardie giurate – che per ora lo Stato considera un gradino più in basso -, che farò di tutto per portarvi a un livello di serenità e di dignità come tutte le altre forze dell’ordine”.
L’iter allo studio – governo e A.N.G.G.I. – prevedeva la trasformazione delle guardie giurate in una polizia civile.
A ottobre i rappresentanti dell’associazione di categoria vengono ricevuti in Senato dai deputati leghisti Barbara Saltamartini e Zicchieri. Poi, più nulla.
I vigilantes avevano riposto speranze nel recente decreto sicurezza, ma le promesse sono rimaste inevase: nessuna traccia dell’impegno preso da Salvini.
Risultato: Security National e alcuni rappresentanti di A.N.G.G.I. hanno comunicato la “rottura” dell’asse con il capo del Viminale.
(da agenzie)
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