Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
EMILIA ROMAGNA, BASILICATA, CALABRIA E LAZIO PRONTE AD ACCODARSI, AUMENTA IL FRONTE DEI RIBELLI
Le Regioni faranno ricorso alla Consulta sul decreto Sicurezza. Si tratta dell’Umbria,
Piemonte e Toscana.
Nella seduta della Giunta, che ha approvato la mozione, l’assessore dell’Umbria Antonio Bartolini ha evidenziato come il provvedimento presenti profili di “palese incostituzionalità che vanno ad impattare su tutte le più importanti materie di legislazione regionale quali salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione professionale e politiche attive del lavoro e l’edilizia residenziale pubblica”
Anche la regione Piemonte farà ricorso alla Corte Costituzionale sulla parte del decreto sicurezza che tocca competenze regionali.
Lo ha confermato il presidente Sergio Chiamparino che, intervistato questa mattina da Sky Tg24, ha affermato: “ci rivolgeremo alla Corte: proprio stamattina ho avuto conferma dalla nostra avvocatura – che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della regione Toscana – che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta, visto che il decreto impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari ed assistenziali, di nostra competenza, che la regione ha finora erogato ai migranti interessati”.
“Noi – ha aggiunto Chiamparino – continueremo a fornire le cure necessarie, in base al principio universale che quando una persona sta male deve essere curata, ma sono evidenti le gravi conseguenze che il decreto avrà sul territorio regionale, creando di colpo una massa di ‘invisibili’ di cui in qualche modo la regione e i comuni dovranno comunque occuparsi, nel campo della sanità e delle politiche sociali, con evidenti e paradossali ripercussioni negative prorio sul tema della sicurezza e della convivenza civile”.
Sul decreto Salvini “faremo ricorso alla Consulta a tutela delle prerogative delle Regioni”, ma “non abbiamo intenzione di compiere atti di disobbedienza civile”.
Lo ha affermato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, intervenendo a Omnibus su La7, e sostenendo che il provvedimento “legifera su materie di competenza regionale come l’assistenza sociale”.
Secondo Rossi, “è ovvio che sul decreto Salvini ci sono visioni diverse. Quella nostra dice che questo decreto porterà più insicurezza. Lascerà persone senza diritti, accrescerà il numero di irregolari e ostacola anche funzioni di controllo”.
Emilia Romagna, Calabria, Lazio, Basilicata valutano un passo analogo.
Il governatore Zingaretti, candidato alle primarie del Pd, ha dichiarato: “Il decreto è vergognoso. Incontrerò i sindaci nelle prossime ore per studiare affinchè non abbia effetti immediati. Stiamo valutando il ricorso alla Consulta, che deve essere cogente e preparato nel migliore dei modi per evitare che sicurezza e civiltà siano messe in discussione”.
Ma soprattutto, annuncia Zingaretti, “abbiamo stanziato 1,2 milioni di euro per non far chiudere gli Sprar”.
(da agenzie)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
I DIECI ANNI DI RESIDENZA RICHIESTI PER GLI STRANIERI PENALIZZANO GLI ITALIANI CHE SONO RIENTRATI DALL’ESTERO
La legge sul reddito di cittadinanza si va a infilare in percorsi sempre più a rischio di incostituzionalità .
Nei mesi scorsi Di Maio ha sostenuto la fregnaccia dell’esclusione degli “stranieri” dalla platea di percettori del sussidio di disoccupazione anche di fronte all’evidenza che fosse un metodo (piuttosto miserabile, come spesso accade per le scelte elettorali del M5S) per raccattare consensi.
Quando ha dovuto arrendersi all’evidenza della fregnaccia, ha inventato la categoria dei lungosoggiornanti per non dire in pubblico la parola “stranieri” e salvare la faccia con la regola dei dieci anni di residenza continuativa in Italia per percepire il reddito di cittadinanza.
E proprio qui casca l’asino.
Spiega oggi Ilario Lombardo sulla Stampa che il vincolo dei dieci anni include, calcoli alla mano, 250 mila stranieri residenti (il 5% della platea totale dei beneficiari, che per una curiosa coincidenza corrisponde a quanti sono gli stranieri regolarmente residenti in Italia: sempre 5 milioni, tra comunitari ed extra).
Ma la norma ha un effetto collaterale curioso e interessante: al comma a. dell’articolo 2 che norma i beneficiari si specifica che la residenza deve essere in forma «continuativa» per 10 anni.
Un modo per allontanare i rientri di convenienza. Il che esclude però tanti italiani che hanno vissuto all’estero e cittadini comunitari.
Come evidenzia in una manciata di tweet il professor Andrea Bernardi da Oxford: «E’ una clausola xenofobica. Si dichiara guerra allo straniero anche nelle politiche sociali. È un precedente mostruoso. Immaginiamo se il principio fosse esteso a ospedali e scuole…».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
49 DISPERATI OSTAGGIO DI POLITICI RAZZISTI CRIMINALI
A bordo delle due navi delle Ong Sea Watch e Sea Eye rispettivamente al sedicesimo e all’ottavo
giorno di permanenza in mare senza che nessuno Stato voglia concedere un porto di sbarco la situazione è di estrema tensione.
Da oggi l’acqua è razionata e molti migranti hanno deciso di cominciare uno sciopero della fame e rifiutano il cibo.
L’equipaggio delle due navi ha paura di gesti di autolesionismo dei migranti ormai consapevoli dell’impasse politico di cui sono ostaggi.
La portavoce Giorgia Linardi e il medico di bordo Frank Doerner fanno il quadro di quello che accade a bordo e di quello che potrebbe accadere. Da un momento all’altro. “E’ una situazione che potrebbe degenerare all’improvviso – spiega Linardi – Siamo molto preoccupati, perchè temiamo che da un momento all’altro possa succedere qualcosa. E non possiamo continuare così . Ho parlato stamattina con il dottore a bordo ed è molto preoccupato”.
E infatti il dottor Doerner lo dice chiaramente: “La situazione a bordo sta diventando ogni giorno più instabile”.
Riso e fagioli. Questo il pasto principale a bordo della Sea Watch 3. Una alimentazione che a lungo non è adatta a nessuno, soprattutto ai tre bambini presenti a bordo, uno di un anno e due di sei.
Dice Chris Grodotzki, coordinatore media della Ong, durante una conferenza stampa: “Riso e fagioli vanno bene ma per sostenersi per un paio di giorni. Soprattutto per i bambini, uno è molto piccolo, serve altro, hanno bisogno di mangiare altro”.
È il commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos a chiamare i leader europei per assicurare uno sbarco nelle prossime ore dei migranti fermi al largo dell’isola di Malta.
“Stiamo consumando i telefoni”, dice la portavoce della commissione europea.
Ma al momento con risultati alterni, perchè se Olanda, Germania e Francia hanno confermato la disponibilità a prendere una parte dei migranti, l’Italia resta ferma con il suo no.
Ancora questa mattina il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ribadito la chiusura totale all’arrivo in Italia persino delle donne e dei bambini e dei loro familiari a cui invece hanno aperto il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio.
Sull’esito dei colloqui con i leader europei la commissione Ue informerà nelle prossime ore il Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti dei Paesi membri presso l’Unione. “Serve più solidarietà – ha detto la portavoce – bisogna trovare una soluzione sostenibile per l’arrivo dei migranti nel Mediterraneo”.
(da agenzie)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO AVER MESSO IN MOTO LE RUSPE A USO DEGLI ONANISTI SOVRANISTI, ORA HANNO PAURA A DIRLO: SARANNO 11.000 I ROM CHE AVRANNO DIRITTO ALLA MISURA, DI CUI 5000 DI ORIGINE STRANIERA
Qualche giorno fa il vicepremier Luigi Di Maio si è accorto che nonostante le promesse fatte per rassicurare gli elettori leghisti il Reddito di Cittadinanza andrà anche ai cittadini di origine straniera.
Ieri il Presidente dell’Associazione 21 Luglio Carlo Stasolla in un post su Facebook ha scritto che «saranno circa 11.000 i rom presenti negli insediamenti formali italiani, che avranno i requisiti per accedere al Reddito di cittadinanza».
Di questi almeno 5.000 persone sono cittadini di origine straniera, per la maggior parte provenienti dai paesi della ex Jugoslavia.
La questione è banale: molti Rom e Sinti che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana e in quanto tali, se rispettano i requisiti necessari per aver diritto della misura di sostegno al reddito, è pacifico che avranno diritto come tutti i cittadini italiani nelle stesse condizioni economiche ad accedere al Reddito di Cittadinanza. Nessuno si sognerebbe di dire che un calabrese o un toscano non potranno avere il RdC in quanto tali. Al tempo stesso però sono noti l’odio e il disprezzo di una buona parte dell’elettorato che sostiene il governo Conte nei confronti degli “zingari”, come dimostrano le varie operazioni mediatiche a bordo di ruspe e gli annunci di “superare” i campi Rom.
Dal momento che all’interno degli insediamenti formali, ovvero dai campi Rom autorizzati, vivono anche famiglie con la cittadinanza italiana non c’è da stupirsi se anche loro potranno beneficiare del Reddito di Cittadinanza. Anzi, è perfettamente normale.
Così come è perfettamente normale che le persone di etnia Rom e Sinti possano accedere alle graduatorie per una casa popolare e per un alloggio nell’edilizia residenziale pubblica.
Certo, poi si guarda a Roma dove agli sfollati del Camping River si è preferito offrire un “contributo” per prendere una casa in affitto da privati, proprio per evitare attriti con quella parte della cittadinanza che pensa che tutti gli “zingari” che vivono nelle case popolari siano in realtà milionari in incognito con lussuose macchine di fabbricazione straniera nascoste in garage.
Non è la prima volta che l’eventuale erogazione del RdC ai Rom diventa una “notizia”.
Ad ottobre il ministro del Lavoro Di Maio si era affrettato a dichiarare: «reddito di cittadinanza anche ai rom? No reddito solo a cittadini italiani residenti su suolo da dieci anni, anche avendo acquisito la cittadinanza non basta».
La dimostrazione che il Capo Politico del M5S non sa che esistono anche Rom e Sinti italiani.
E che in quanto tali godono degli stessi diritti di tutti i cittadini italiani.
I Rom e Sinti con la cittadinanza italiana sono all’incirca 90.000, e solo una piccola parte vive nei campi. E chi vive all’interno degli insediamenti autorizzati sicuramente vive in condizioni di povertà e quindi è tra i possibili “percettori” del RdC.
Ci sono poi delle aree del Paese, come a Lamezia Terme e Gioia Tauro, dove cittadini di etnia Rom vivono in condizioni di assoluta povertà all’interno di ghetti o quartieri di edilizia popolare.
Chissà ora cosa dirà Salvini, che sta per scoprire che il Reddito di Cittadinanza non solo andrà ai Rom italiani ma anche a quelli di origine straniera.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
E PER LA LIQUIDAZIONE UNO STATALE DOVRA’ ASPETTARE ANCHE 8 ANNI
A Quota 100 fa molto, molto freddo. 
Mentre si scopre che per avere la liquidazione a cui hanno diritto gli statali dovranno o attendere fino a otto anni o pagare interessi sui loro soldi alle banche, il paradiso in terra che nasce dall’”abolizione” (LOL, non è vero) della legge Fornero promesso da Salvini si fa sempre più definito.
E ci si accorge che visto da vicino non sembra esattamente un paradiso, anzi.
Chi vorrà uscire dal lavoro con il meccanismo sperimentale e provvisorio creato dalla Lega dovrà farsi bene i conti in tasca: nella bozza del decreto è previsto che l’assegno con «quota 100» non sia cumulabile con redditi da lavoro superiori a 5 mila euro l’anno. Il divieto dura fino al momento in cui il pensionato raggiunge l’età di vecchiaia (oggi 67 anni).
Questa norma scoraggerà una parte degli aventi diritto, soprattutto fra quei lavoratori con elevata professionalità che spesso quando vanno in pensione fanno i consulenti.
In più, l’assegno sarà ridotto fino a un terzo.
La normale applicazione dei metodi di calcolo della pensione darà luogo a un assegno alleggerito. Uscendo prima, infatti, si possono far valere meno anni di contributi e il coefficiente di calcolo applicato è più basso per le età più giovani, perchè il montante pensionistico dovrà appunto essere spalmato su più anni di erogazione.
Secondo i calcoli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, il taglio dell’assegno cresce «da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a valori oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
“IN NESSUN PAESE SI EPURANO STUDIOSI ED ESPERTI, DOSSIERAGGIO DA DITTATURA”: OPPOSIZIONI SCATENATE DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA LISTA DI PROSCRIZIONE… FATTORI (M5S) CONTRO LA MINISTRA: “NON ESISTE PAESE AL MONDO DOVE GLI SCIENZIATI SONO VALUTATI IN BASE ALLE IDEE POLITICHE
Corrado Zunino su Repubblica racconta oggi una storia che riguarda la ministra della Salute Giulia Grillo e l’allontanamento dei 30 membri del Consiglio superiore di Sanità , organismo di primo livello scientifico che annovera scienziati di chiara fama come il farmacologo Silvio Garattini, il genetista Bruno Dallapiccola, l’endocrinologo Andrea Lenzi.
La decisione, si viene a sapere oggi, è stata preceduta da un’attività di dossieraggio interna al ministero che doveva servire a indicare gli scienziati più “compromessi” con la politica per allontanarli; poi, siccome non si potevano allontanare soltanto alcuni, la ministra Grillo ha cacciato i trenta.
Il documento è stato richiesto dalla ministra, spiegano a Repubblica due fonti dei Cinque Stelle, direttamente alla capogruppo della commissione Sanità alla Camera, Celeste D’Arrando, diploma di tecnico di laboratorio, tre anni da badante e poi formatrice di venditori di assicurazioni ai call center.
Il testo è stato quindi diffuso, a scioglimento avvenuto, in una chat riservata dei membri pentastellati delle commissioni Affari sociali e Sanità (Camera e Senato).
Il documento, una parziale e raffazzonata inchiesta sui membri del Css, è stato ispirato da fonti aperte (Positanonews, per dire) e ha messo nel mirino sei membri su trenta. Primo bersaglio è stato il vicepresidente del Consiglio superiore, Adelfio Elio Cardinale, professore di Radiologia all’Università di Palermo. Colpevole, sottolinea il testo, di essere sposato «con Magistrato Palma». S’intende Anna Maria Palma, già procuratore a Palermo e Caltanissetta, «precedentemente direttrice dell’Ufficio di gabinetto dell’ex ministro Schifani».
Del professor Francesco Bove, docente di Anatomia Umana alla Sapienza di Roma, la enquiry mette in evidenza come sia iscritto all’Ordine dei giornalisti, elenco pubblicisti: ne viene offerto il numero di tessera segnalando che scrive per Repubblica.
Il professor Bove è stato, piuttosto, un collaboratore di Paese Sera, L’Unità e del Secolo XIX. Negli Anni Settanta.
Ancora, il professor Placido Bramanti, ordinario di Scienze mediche applicate all’Università di Messina, «è stato candidato alle amministrative in Sicilia».
Si legge nel documento: «Inizialmente presentatosi come indipendente apartitico, ha poi rivelato l’appoggio pieno del centrodestra». Rivelato, sì.
C’è un capitoletto riservato al professor Antonio Colombo, luminare della Cardiologia che ha lavorato negli ospedali di Stamford e della Columbia University. «Nessun attivismo politico», s’affretta a spiegare l’indagine, ma il professore di Medicina e Chirurgia ha il torto «di essere uno dei medici che ha operato Berlusconi».
L’epurazione, comunque, alla fine riguarderà tutti e trenta i nominati dal ministro della Salute. Giulia Grillo avrebbe preferito allontanare solo i sei membri con pedigree politico, ma il regolamento non lo ha consentito.
Quei trenta membri – di cui cinque erano stati individuati come vicini al vecchio sistema di centrodestra, uno (erroneamente) era stato schedato come “collaboratore di Repubblica” – lo scorso 3 gennaio sono stati mandati tutti a casa dalla ministra della Salute, Giulia Grillo, che ha sciolto il Consiglio presieduto dalla professoressa Roberta Siliquini scrivendo: “Siamo il governo del cambiamento, ho scelto di aprire le porte ad altre personalità meritevoli”.
Con un testo postato su “Facebook” all’una del pomeriggio, la ministra Giulia Grillo ha cercato di spiegare: “Quel testo non è un dossier, ma costituisce un appunto del tutto informale che ho chiesto in chat ai miei colleghi parlamentari dopo aver sciolto la commissione. Perchè l’ho fatto? Semplicemente nel corso di normali interlocuzioni, ho chiesto ai colleghi se avevano notizie di attività politica da parte degli ormai ex membri.
Alcuni lettori del post commentano in presa diretta: “Ministra, ha pubblicato il documento che avvalora in pieno l’articolo di Repubblica”.
Il Pd sta valutando una mozione di sfiducia nei confronti della ministra e oggi 35 senatori del Pd, a partire dalla vicepresidente Simona Malpezzi, hanno firmato un’interrogazione urgente in cui chiedono se “gli esiti dell’indagine sul Consiglio superiore della Sanità abbiano influenzato la scelta di rimuovere i suoi componenti due anni prima della naturale scadenza”.
La deputata Pd Raffaella Paita chiede apertamente le dimissioni della Grillo: “Ormai siamo alle liste di proscrizione. La schedatura politica degli scienziati membri del Consiglio superiore di Sanità , voluta dalla ministra Giulia Grillo, è un affronto intollerabile al nostro sistema e ai nostri valori democratici. La sua iniziativa non è compatibile con il ruolo che ricopre”.
Chiede le dimissioni anche il senatore di Forza Italia Francesco Giro: “Questa è un’operazione di dossieraggio fascista per procedere all’epurazione politica di almeno sei scienziati di chiarissima fama. La ministra da oggi è incompatibile con il suo ruolo di guida amministrativa e politica di un settore così delicato e complesso come quello della sanità pubblica”.
Critiche si alzano anche all’interno dei Cinque Stelle.
La senatrice Elena Fattori, membro della Commissione Sanità , dice: “Non esiste Paese al mondo dove uno scienziato venga valutato per le sue opinioni politiche. In Italia purtroppo succede da decenni e se non sei affiliato a qualcuno difficilmente riesci a fare carriera in un ente pubblico. La soluzione, però, non è “ora epuriamo quelli della vecchia politica e facciamone entrare dei nuovi a noi fedeli”. La soluzione è molto semplice: valutiamo le competenze e prendiamo i migliori. Nella scienza è più semplice perchè esistono indici di qualità usati in tutto il mondo. Schedare per il passato politico francamente non l’ho visto da nessuna parte e riesco solo a immaginare conseguenze nefaste”.
(da agenzie)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
“QUOTA 100? COSI’ IL SISTEMA PREVIDENZIALE NON REGGE”
In una intervista a La Verità Alberto Brambilla, tra i massimi esperti italiani di welfare, estensore
del programma della Lega sulle pensioni e consulente economico di Palazzo Chigi – ruolo che considera finito -, interrogato sugli effetti della sua lettera scritta prima di Natale alla Presidenza del Consiglio, per denunciare gli eccessi di assistenzialismo, commenta:
Non ho avuto riscontri. Per quanto mi riguarda, considero risolto il mio ruolo di consigliere economico. Nel 2008 lo Stato centrale trasferiva 6o miliardi per assistenza sociale attraverso l’Inps. Oggi siamo a 115 miliardi. A questa cifra dobbiamo aggiungere, sulla base delle indicazioni della Ragioneria di Stato, la spesa assistenziale degli enti locali e lo 0,8% del Pil per il sostegno alla casa. Alla fine il monte spesa totale per l’assistenza sociale sfiora i 13o miliardi, quando la spesa per le pensioni autentiche, cioè quelle sostenute dai contributi, è di 160. Così il sistema non regge.
Brambilla aggiunge:
L’Inps eroga milione di nuove prestazioni all’anno, tra previdenza e assistenza. Dopo il decreto arriveranno circa 300 mila domande per accedere a quota 100. Chi conosce la macchina sa che è impossibile accontentare subito tutti. Ci sarà un tale ingorgo che bisognerà fare delle scelte. Abbiamo una grande quantità di ingabbiati a quota 106-107-108. Gente con 66 anni di età e 42 di contributi. Nel primo quadrimestre la precedenza spetta a loro. Nella seconda parte dell’anno possiamo occuparci dei pensionati fino a quota 103, e l’anno prossimo passeremo agli altri. La quota 100 non può avere un trattamento privilegiato rispetto a situazioni più sfortunate
Sul reddito di cittadinanza afferma:
Il reddito di cittadinanza si può fare, a condizione di avere un’anagrafe dell’assistenza che ci indichi chi davvero ne ha bisogno, la guardia di finanza ha verificato che le dichiarazioni Isee al fine di ottenere l’esenzione del ticket o per accedere agli alloggi popolari sono fasulle in 6 casi su 10. È un criterio che potrà funzionare in Germania, non certo da noi, che abbiamo un livello di evasione e sommerso fuori controllo. Guarda caso, le zone in cui viene registrata più povertà sono quelle dove domina la criminalità organizzata e il lavoro nero.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
LI HA BUTTATI NEL CASSONETTO SBAGLIATO E CON LA FOTO SI E’ FREGATO DA SOLO … NEANCHE CONOSCE IL REGOLAMENTO DEL COMUNE CHE AMMINISTRA
E poi arrivò la multa per il vicesindaco leghista, Paolo Polidori.
Dopo aver buttato via le coperte usate da un clochard per riparsi dal freddo, vantandosene poi sui social e scatenando le proteste (e una gara di solidarietà ) tra i cittadini, la polizia municipale è pronta a sanzionarlo per aver gettato nel cassonetto dell’indifferenziata gli indumenti, un piumino e una bottiglietta di plastica appartenenti al clochard, violando così le norme del Regolamento comunale per la gestione dei rifiuti urbani.
Il numero due del comune di Trieste dovrà pagare fino a 450 euro di multa. E la sanzione sarà comminata proprio dalla Polizia municipale, di cui il vicesindaco è responsabile, avendo nelle proprie mani la delega alla Sicurezza.
Il vicesindaco non sembra dunque conoscere così bene il funzionamento della raccolta differenziata: i materiali tessili integri, infatti, vanno gettati negli appositi cassonetti gialli o conferiti ai centri di raccolta mentre la plastica ha il suo contenitore dedicato.
La mancata osservanza del regolamento prevede una multa che va da 50 a 300 euro, ma se i rifiuti non sono chiusi nel sacco la sanzione va da 25 a 150 euro.
Multe che è sempre molto difficile elevare, non fosse che Polidori ha fotografato e pubblicato sui social l’immagine dell’interno del cassonetto.
Con la prova fotografica a disposizione, sarà difficile chiudere un occhio davanti al trasgressore.
(da agenzie)
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Gennaio 7th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI NON PUO’ INDOSSARE IN PUBBLICO DIVISE, E’ UN REATO… E I VIGILI DEL FUOCO SALVANO VITE SENZA GUARDARE IL COLORE DELLA PELLE, NON FANNO AFFOGARE INNOCENTI
E all’ennesima divisa indossata, il sindacato si arrabbiò. La sUsb dei Vigili del Fuoco ha denunciato
per via amministrativa il ministro dell’Interno per “porto abusivo di divisa”.
Una delle manie di Matteo Salvini, oltre a quella di informare i suoi follower della marca del cibo di cui si nutre (ancora ieri, durante la diretta Facebook dalla sua stanza al Viminale, ha mostrato e bevuto una lattina di Fanta), è infatti indossare pubblicamente le divise e i giacconi di ordinanza dei reparti di Polizia e Vigili del Fuoco.
Cosa che però ha fatto infuriare il coordinatore nazionale Usb dei pompieri, Costantino Saporito.
Codice penale alla mano, il sindacalista ha scritto una lettera di denuncia indirizzata al ministro, al prefetto Bruno Frattasi capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, e al responsabile dell’ufficio Garanzia dei diritti sindacali.
La denuncia dell’Usb è legata all’articolo 498 del Codice Penale, secondo cui “chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato” va punito con una multa che varia da 154 euro a 929 euro.
La ratio del Codice è chiara: chi non è veramente un poliziotto o un pompiere non può indossare in pubblico divise complete di gradi e mostrine, perchè provocherebbe confusione nei cittadini.
Scrive Saporito nella lettera: “Onde evitare che si proseguano atteggiamenti lesivi all’immagine del ministero, bloccate immediatamente questo uso improprio che sta generando azioni estemporanee da parte di chi crede che tutto vale e la legge non vada rispettata”.
Aggiungendo una beffarda chiosa: “Oppure moltiplicate le apparizioni del sig. Ministro, in divisa, per il massimo della sanzione pecuniaria prevista. Ce ne sarebbe per tutto il comparto, per un congruo rinnovo del contratto”.
(da agenzie)
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