Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
TERESA CASTALDO CHIAMATA AL QUAY D’ORSEY: “DICHIARAZIONI OSTILI SENZA MOTIVO”
L’ambasciatrice italiana in Francia, Teresa Castaldo, è stata convocata dal ministero degli
Esteri d’Oltralpe. Il motivo? Le parole di Luigi Di Maio sulla “moneta coloniale”. Nel corso di una delle tappe del tour elettorale, ad Avezzano, il ministro dello Sviluppo economico, aveva detto: “Ci sono decine di stati africani in cui la Francia stampa una propria moneta, il franco delle colonie, e con quella moneta si finanzia il debito pubblico francese. Macron prima ci fa la morale e poi continua a finanziare il debito pubblico con i soldi con cui sfrutta i paesi africani”.
In una nota del ministro degli Esteri francese si legge che l’ambasciatrice è stata convocata “in seguito alle frasi ostili e senza motivo visto il partenariato della Francia e l’Italia in seno all’Unione europea. Vanno lette in un cotesto di politica interna italiana”.
È una polemica antica quella sulla presunta tassa “coloniale” fatta pagare dalla Francia ai paesi africani. L’espressione utilizzata da Luigi Di Maio ha cominciato a girare sui social dal 2014 con le tesi di Mawuna Koutonin, autore di diversi articoli poi ripresi anche in un popolare video diffuso nel 2016 dal canale VoxAfrica.
Sul tema c’è una certa confusione che deriva dal sistema del franco Cfa (Franc de la Comunautè franà§ais d’Afrique) creato da De Gaulle nel dopoguerra per quattordici paesi africani a cui si aggiunge il franco delle isole Comore.
Si tratta di una moneta che la Francia ha messo a disposizione di alcune nazioni emergenti per garantire una stabilità finanziaria e la gratuità dei trasferimenti finanziari all’interno del sistema di un unico sistema cambio.
Non è dunque una “tassa coloniale” ma una moneta
La polemica sorge dal fatto che in cambio della parità fissa (prima con il franco e ora con l’euro: un Fca vale circa 0,0015 euro) la Francia chiede un deposito pari al 50% delle riserve di cambio di queste nazioni presso la sua Banca centrale. Queste somme depositate a Parigi (stimate a circa 10 miliardi di euro) non vengono utilizzate dalla Banque de France, ma secondo i detrattori del sistema Fca sarebbe meglio investire questo denaro nello sviluppo dei paesi africani.
Se è vero che non tutti i dirigenti africani sono ormai convinti della bontà del Fca è bene precisare che si tratta di un sistema su base volontaria.
Se si guardano poi i dati delle provenienze dei migranti sbarcati — compresi quindi anche i richiedenti asilo — nel corso del 2018 si scopre che la maggior parte proviene da nazioni dove non viene utilizzato il Franco CFA.
Il che significa che il Franco CFA non è il problema principale, perchè chi emigra lo fa anche da altri paesi africani, alcuni, come ad esempio Eritrea e Etiopia (ma anche Libia) sono ex colonie italiane.
Inoltre i nostri prodi sostenitori dell’emancipazione dei popoli africani “dimenticano” di menzionare che proprio Macron durante un vertice in Mali disse che «Se non si è felici nella zona franco, la si lascia e si crea la propria moneta come hanno fatto la Mauritania e il Madagascar».
Lasciare il Franco CFA è quindi possibile ma bisogna volerlo, e c’è chi, come il presidente del Gabon Casimir Oye Mba (già direttore della Bank of the Central African States) ritiene che i paesi africani abbiano maggiori vantaggi a stare all’interno della zona franco che fuori.
Inutile poi ricordare che un’eventuale fine del Franco CFA non comporterebbe l’uscita delle aziende francesi che operano nelle ex colonie, così come aziende italiane (come ENI) non hanno alcuna difficoltà ad operare in Africa in mancanza di una moneta “italiana”.
Forse prima o poi anche l’esperto di diritti umani Di Battista si accorgerà che semplificare e banalizzare la questione migratoria è solo un altro modo per dire “aiutiamoli a casa loro”, nell’accezione usata dalla Lega Nord che la usava come scusa per giustificare la xenofobia nei confronti di negri, terroni e immigrati vari.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
DOPO L’ESITO DISASTROSO DELLE ELEZIONI A CAGLIARI, UN’ALTRA FIGURA DI MERDA DELL’ESIBIZIONISTA… LA GENTE SI STA ROMPENDO I COGLIONI: SOLO LA MAGISTRATURA DORME
Dopo i vigili del fuoco anche i barracelli sardi bacchettano il ministro dell’Interno per l’uso improprio della loro divisa.
Lo scorso 16 gennaio il leader della Lega è stato in Sardegna per dare manforte alla campagna elettorale delle suppletive finite tragicamente per il centrodestra (solo terzi con un calo del 4%) e per la vicina scadenza delle elezioni regionali.
Le foto lo immortalano ad Alghero, in provincia di Sassari, con l’ennesima divisa, quella della compagnia dei barracelli.
La giacca del corpo tipico della Regione autonoma era stata regalata a Salvini da Michele Pais, rappresentante del sindacato autonomo dei barracelli e candidato leghista al Consiglio regionale.
Secondo La Nuova Sardegna Pais, nel consegnare la divisa a Salvini ha detto: “Matteo, questa è la divisa del più longevo corpo di polizia d’Italia, e la tua personalizzata non poteva che avere i gradi da comandante”.
L’iniziativa del candidato però non è piaciuta al comando dei barracelli, che ieri ha preso le distanze da Pais.
Riccardo Paddeu, comandante della compagnia barracellare di Alghero, ha infatti scritto a Mario Bruno, sindaco della città dal quale la compagnia locale dipende. “Gentile signor sindaco, ho avuto modo di apprendere dagli organi di stampa che al ministro dell’Interno Salvini è stato consegnato un giubbotto dei barracelli – scrive Paddeu – Mi preme fin da subito chiarire, giusto per evitare equivoci di qualsiasi tipo, che nessun capo di vestiario è stato consegnato dalla compagnia barracellare di Alghero”.
Secondo la Nuova non è chiaro se Paddeu abbia dovuto puntualizzare in seguito a una specifica richiesta di chiarimenti o abbia agito per motivazioni personali.
Paddeu chiarisce al sindaco Bruco che ha “notizia che il giubbotto sia stato regalato dai rappresentanti del Sab” e che per sua parte si tratta di “un gesto dal quale mi dissocio fermamente. Mi premeva farle presente quanto sopra perchè il sottoscritto e gli altri colleghi non utilizzano la divisa e il ruolo istituzionale per fare politica”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
STRAGE DI LEGHISTI ALLA SAGRA: TUTTI AL CESSO… LE ONG, SOROS E I BUONISTI AVRANNO UN ALIBI? SALVINI MANDERA’ LA SCIENTIFICA O IL REPARTO MOBILE ANTI-DISSENTERIA?
Una serata tra leghisti si conclude in bagno (letteralmente). 
Come racconta su Ilgazzettino.it Mauro Favaro: “venerdì c’è stata la cena di sezione organizzata dal Carroccio di Zero Branco nello stand della Festa del radicchio. Oltre ai militanti locali, ai tavoli si sono seduti anche esponenti della Lega con incarichi a livello provinciale e regionale, tra cui l’assessore Roberto Marcato, il Presidente della provincia di Treviso Stefano Marcon, i consiglieri regionali Silvia Rizzotto, Nazzareno Gerolimetto e Riccardo Barbisan e gli ex deputati Luciano Dussin e Gianpaolo Dozzo.
In tutto sessanta persone. Doveva essere un momento di festa. E così è stato.
Almeno fino al giorno seguente, quando una cinquantina tra quelli che avevano partecipato alla cena hanno avuto grossi problemi intestinali e sono stati costretti a passare il sabato senza mai perdere di vista il bagno.
Un caso? Tra le altre centinaia di persone che venerdì hanno cenato sotto il capannone con risotto salsiccia radicchio e spezzatino, nessuna ha segnalato problemi simili.
Così tra i militanti e i simpatizzanti della Lega si è fatta largo l’ipotesi che qualcuno possa aver versato dei lassativi nei loro piatti.
Un’idea, va detto subito, che la Pro Loco di Zero Branco, gruppo che organizza la manifestazione, respinge nel modo più netto e categorico”.
(da Globalist)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
“AIUTARE I NAUFRAGHI E’ LEGGE SUPREMA DELL’UMANITA'”
“Chi sbaglia deve pagare e si devono eseguire le sentenze”. Lo ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, rispondendo alla domanda di un giornalista, a margine di una visita al parco di Capodimonte, a Napoli, che gli ha chiesto di commentare la dichiarazione di Alessandro Di Battista.
Secondo l’esponente del M5s la Lega deve restituire i 49 milioni: “Vanno restituiti perchè sono soldi della collettività “, aveva detto nel corso della trasmissione Che Tempo Che Fa.
Un riferimento poi all’attacco contro Roberto Saviano fatto da alcuni sostenitori di Salvini ad Afragola: “Sono state dette frasi intollerabili” da persone che sono in un momento di foga e che si esprimono in modo sbagliato”.
Il presidente della Camera non risparmia un commento sul baciamano fatto al ministro dell’Interno da uno dei simpatizzanti che lo acclamavano ad Afragola: Una brutta immagine che le persone non devono dare e a cui nessun politico, a partire da me stesso, deve mai strizzare l’occhio”.
Sull’ultima tragedia avvenuta nel Mediterraneo dice: “Per me il giorno dei 117 morti, con bambini di 3 mesi, è un giorno di lutto per il nostro stato”.
E chiama in causa l’Unione europea: “Ogni volta che muore una persona nel mediterraneo ci dobbiamo sentire tutti coinvolti. Se siamo nell’Unione europea, la responsabilità deve essere per forza comune”.
All’Ue il presidente della Camera chiede: “Un nuovo progetto per il Mediterraneo. Va bene anche un piano di investimenti, che sia chiaro e trasparente, per l’Africa. Ma, nel frattempo, dobbiamo comprendere che ci sono persone in difficoltà che vanno salvate. L’Europa o decide di fare una politica estera comune, una politica nel mediterraneo comune, oppure è destinata a fallire”.
“L’accoglienza è un valore sempre. È scritto nella nostra Costituzione. La legge suprema dell’umanità ti chiede di aiutare le persone in sofferenza o in naufragio: una regola che va oltre le norme scritte, i governi, i Parlamenti”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO SU FB: “NON CI SCORAGGIAMO”
Ha riaperto con una festa di popolo la pizzeria Sorbillo in via Tribunali dopo la bomba fatta
esplodere la scorsa settimana.
E per festeggiare sono state offerte pizze gratis a quanti si erano dati qui appuntamento e ai turisti di passaggio che non hanno rinunciato a un trancio.
Decine e decine sono le pizze marinare che sono state sfornate e offerte in strada.
“Noi non ci scoraggiamo – ha detto Gino Sorbillo – e oggi festeggiamo con una semplice marinara per i napoletani che tanto amo, che amano fare rete, che amano la normalità e la legalità , che amano le proprie strade in cui si sentono sicuri fatta eccezione per qualche episodio”.
“I napoletani – ha aggiunto – non hanno difficoltà a denunciare perchè solo attraverso la denuncia Napoli si può risollevare e attraverso la bonifica dei vicoletti con luci e telecamere, perchè non devono esistere strade di serie A e B. La rete, denuncia e legalità faranno risollevare Napoli”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE PREVEDE UNA CRESCITA DI APPENA LO 0,6% NEL 2019… IL DELIRIO DI SALVINI: “SONO LORO UNA MINACCIA”, CHIAMATE IL 118 E FATEGLI UN TSO
In perfetta sintonia con quella Banca d’Italia che secondo Luigi Di Maio “sbaglia sempre”, anche il Fondo monetario internazionale taglia le stime di crescita dell’Italia allo 0,6 per cento per l’anno in corso.
Una revisione di quattro decimali rispetto a tre mesi fa e un numero che potrebbe anche peggiorare, se lo spread dovesse rimanere alto. Il “boom economico”, per ora, sembra inghiottito da un orizzonte dove si stanno addensando molte nubi scure.
Oltretutto, la zavorra non viene dall’estero; la zavorra siamo noi.
Ed è la nuova capoeconomista del Fondo, Gita Gopinath, a dirlo a chiare lettere, nella conferenza stampa di presentazione dell’aggiornamento delle stime sull’economia globale: “Il costoso intreccio tra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia”.
Mentre a ottobre era stato il braccio di ferro commerciale tra Stati Uniti e Cina a imbrigliare l’economia globale, da allora l’ulteriore freno al Pil è “in parte” imputabile alla Germania e all’Italia, si legge nel documento.
Nel caso del nostro Paese “le preoccupazioni sui rischi sovrani e finanziari” – tradotto, lo spread alle stelle dei mesi scorsi – “ha schiacciato la domanda interna”.
Argomentazioni che scatenano immediata la risposta del vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini: “Piuttosto è il Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale”
Stando alle previsioni del Fondo, il Pil globale rallenta quest’anno di due decimali al 3,5 per cento, l’area euro dello 0,3 per cento a quota 1,6. La recessione, ha sottolineato il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, “non è ancora dietro l’angolo”, ma i rischi di “un calo repentino” della crescita globale sono aumentati.
Nell’aggiornamento presentato al Forum economico mondiale di Davos del tradizionale ‘outlook’ autunnale, il Fmi rileva inoltre che lo spread italiano è sceso rispetto al periodo più nero dello scontro sulla manovra, ma “che resta alto”.
E aggiunge che “un prolungato periodo di differenziale alto potrebbe mettere sotto pressione le banche italiane, pesare sull’economia e peggiorare la dinamica del debito”.
Pesante anche la revisione per la Germania, che secondo gli economisti di Washington crescerà solo dell’1,3% ne 2019, dunque sei decimali in meno rispetto alle stime d’autunno.
Interessante anche la Francia, meno colpita dalla correzione delle stime (1,5 per cento invece di 1,6) ma dove si può già riconoscere un riflesso negativo “delle proteste di piazza”, insomma un effetto-gilet-jaune.
L’Italia è afflitta invece “dalla debolezza della domanda interna, dagli oneri più alti sul credito dovuti alle pressione ancora alte sui rendimenti dei titoli governativi”, mentre la Germania ha sofferto sia per i consumi e gli investimenti al palo sia per la nota revisione di alcune norme per le emissioni delle auto che hanno messo il freno all’industria trainante.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
DOPO SOROS E LE ONG, ORA TOCCA A MACRON E AL FRANCO AFRICANO… PECCATO CHE LE COSE RACCONTATE SIANO UNA BALLA
Forse gli elettori del governo Conte-Di Maio-Salvini ancora non si sono accorti che per i
migranti la pacchia non è finita come invece va dicendo il ministro dell’Interno dal giorno del suo arrivo al Viminale.
Ma non c’è dubbio che dalle parti dell’esecutivo gialloverde, nonostante i tentativi di ostentare sicurezza e tranquillità facendosi selfie con pasta all’uovo fatta in casa, ci sia un certo nervosismo dopo i due naufragi che hanno causato 170 morti.
Non potendo più dare colpa alle ONG e non potendo accusare i partner libici di non essere intervenuti per tempo come invece avrebbero dovuto fare ecco che Lega e MoVimento 5 Stelle riscoprono il sovranismo africano.
«Il posto dei migranti è in Africa, non in fondo al mare», spiegava Luigi Di Maio qualche giorno fa riprendendo un vecchio slogan già utilizzato da Grillo che anni fa sul Blog scriveva che in Europa tutta l’Africa non ci sta.
La colpa non è più dei taxi del mare — altra spregevole iniziativa propagandistica del M5S volta a screditare l’operato delle ONG — ma dei poteri forti.
Questa volta tocca alla Francia, potenza post-coloniale con molteplici interessi in Africa.
In nome del principio di autodeterminazione dei popoli si vorrebbe così negare il diritto degli individui a cercare una condizione di vita migliore altrove, perchè l’importante non è certo affrancare i paesi africani dalla schiavitù imposta dai paesi occidentali ma semplicemente mettere un “tappo” per bloccare le partenze.
Finchè quel tappo è costituito dai centri di detenzione in Libia in pochi nel governo hanno avuto qualche rimostranza da fare. Ma anche la Libia ha detto chiaramente che non vuole essere il campo profughi dell’Europa e quindi il problema viene scaricato più a Sud.
Ma la diga libica non tiene. Il paese con il quale il governo Conte ha stipulato patti e accordi (in diretta continuità con le politiche del governo precedente) non è in grado di trattenere i migranti che tentano la via del mare per entrare in Europa.
E in Europa il governo ha coraggiosamente deciso di schierarsi a fianco dei paesi del gruppo di Visegrad, quelli che alzano muri, reticolati e si rifiutano categoricamente di fare la loro parte per l’accoglienza dei migranti che sbarcano nel nostro Paese.
Nella narrativa sovranista la Francia è — assieme alla Germania — uno dei paesi che di fatto controllano l’UE (si veda ad esempio la recente critica contro la doppia sede del Parlamento europeo a Strasburgo).
Insomma: è un nemico, e questo governo ha più che mai di nemici “esterni” per compattare il consenso dei patridioti.
Il M5S evidentemente ha letto il libro «L’arma invisibile della Franà§afrique: storia del franco CFA» pubblicato dalla giornalista francese Fanny Pigeaud e dall’economista senegalese Ndongo Samba Sylla.
Il Franco CFA (acronimo di Comunità Finanziaria Africana) è la moneta utilizzata in 14 stati africani, per la maggior parte ex colonie francesi, quali Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad.
Ci sono due distinte “regioni” del Franco CFA e in entrambe non è una “moneta francese” ma una valuta agganciata ad un rapporto di cambio fisso con l’Euro (il che non è necessariamente un male).
Essendo un sistema a cambio fisso la Francia è garante di quel tasso e per questo le banche centrali africane (ebbene sì, esistono) hanno depositato del denaro presso quella francese che viene utilizzato per compensare eventuali fluttuazioni del cambio. Per Di Battista — che evidentemente di economia ne capisce meno di quanto ne capisca di geopolitica — questa “imposizione” è un furto.
Secondo Di Maio «Se oggi la gente parte dall’Africa è perchè alcuni paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare decine di Stati africani» mentre per Alessandro Di Battista il Franco CFA è una “manetta” che impedisce ai paesi che lo utilizzano di raggiungere la piena sovranità monetaria.
Insomma è un po’ come i pentastellati descrivevano l’euro all’epoca in cui volevano un referendum per far uscire l’Italia dalla moneta unica europea per poter fare un po’ più di debito pubblico.
Pare infatti che alla fine il leader africano Matteoh Samba Sillay Salvainy ha dichiarato che resterà nel franco CFA per cambiarlo da dentro, ma pare che il suo esperto di temi economici e Claudio Borgaugaudau non abbia preso bene questo dietrofront. Senza il Franco CFA quei quattordici stati africani sarebbero paesi ricchissimi, o quanto meno sufficientemente ricchi da tenersi in casa tutti gli africani che non vogliamo in Europa.
Ecco quindi l’idea geniale del M5S: insegnare agli elettori che ora non devono più prendersela con i buonisti delle ONG e con Soros ma con i neocolonialisti francesi.
Le menzogne di Di Battista — quello con un master in diritti umani e un passato da cooperante — vengono presto allo scoperto.
Se si guardano infatti i dati delle provenienze dei migranti sbarcati — compresi quindi anche i richiedenti asilo — nel corso del 2018 si scopre che la maggior parte proviene da nazioni dove non viene utilizzato il Franco CFA.
Lo stesso dato emerge anche se si osservano i dati sulle nazionalità dichiarate dai migranti sbarcati nel corso del 2017.
Certo, ci sono anche persone che provengono, ad esempio dalla Costa d’Avorio, ma non sono la componente preponderante dei flussi migratori verso l’Italia. Il che significa che il Franco CFA non è il problema principale, perchè chi emigra lo fa anche da altri paesi africani, alcuni, come ad esempio Eritrea e Etiopia (ma anche Libia) sono ex colonie italiane.
Inoltre i nostri prodi sostenitori dell’emancipazione dei popoli africani “dimenticano” di menzionare che proprio Macron durante un vertice in Mali disse che «Se non si è felici nella zona franco, la si lascia e si crea la propria moneta come hanno fatto la Mauritania e il Madagascar».
Lasciare il Franco CFA è quindi possibile ma bisogna volerlo, e c’è chi, come il presidente del Gabon Casimir Oye Mba (già direttore della Bank of the Central African States) ritiene che i paesi africani abbiano maggiori vantaggi a stare all’interno della zona franco che fuori.
Inutile poi ricordare che un’eventuale fine del Franco CFA non comporterebbe l’uscita delle aziende francesi che operano nelle ex colonie, così come aziende italiane (come ENI) non hanno alcuna difficoltà ad operare in Africa in mancanza di una moneta “italiana”.
Forse prima o poi anche l’esperto di diritti umani Di Battista si accorgerà che semplificare e banalizzare la questione migratoria è solo un altro modo per dire “aiutiamoli a casa loro”, nell’accezione usata dalla Lega Nord che la usava come scusa per giustificare la xenofobia nei confronti di negri, terroni e immigrati vari.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
DIBBA DIMENTICA DI DIRE CHE TONINELLI NON HA ANNUILLATO HGLI AUMENTI DEI PEDAGGI AUTOSTRADALI, LIHA SOLO RINVIATI DI SEI MESI… E CHE SONO SCATTATI SU 660 KM DI STRADE A PAGAMENTO, ALTRO CHE LE BALLE DEL MINISTRO
Alessandro Di Battista a Che tempo che fa con Fabio Fazio ha difeso a spada tratta il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli dagli attacchi ricevuti in questi mesi sostenendo che sì, ha fatto delle gaffe, ma grazie a lui oggi il 90% degli automobilisti non paga gli aumenti al casello autostradale: «Ogni tanto facciamo qualche gaffe comunicativa, penso a Danilo massacrato per aver sbagliato una foto o una consecutio temporum, e poche settimane fa ha bloccato l’aumento dei pedaggi al 90% delle reti autostradali. Danilo è stato massacrato dal sistema mediatico e secondo me — non ho le prove — ci sta la mano dei Benetton dietro, ma questa è la mia opinione e me ne assumo le responsabilità . Deve andare avanti perchè è il miglior ministro che abbiamo insieme a Luigi Di Maio». §
Riguardo i pedaggi va segnalato che gli aumenti non sono annullati ma bensì rimandati di sei mesi fino al 30 giugno 2019, quando i concessionari potranno incrementare i prezzi e anche rivalersi degli incassi non arrivati da gennaio.
Di Battista però dimentica di segnalare che gli aumenti però interesseranno i restanti 660 chilometri di strade a pagamento.
Il conto più salato lo pagheranno gli utenti della Sitaf (Torino-Bardonecchia e traforo del Frejus) le cui tariffe da ieri sono salite del 6,71%. Aumento del 6,32% per la Aosta-Monte Bianco, ma pendolari e residenti dotati di Telepass verranno graziati. E ancora: +2,22% per la Torino-Savona, +2,06% per la tangenziale di Mestre, +1,86% per l’Autocisa, +1,82% per la tangenziale di Napoli, +0,71 per il tronco A10 Autofiori e +0,1% per la Piacenza-Brescia.
Aumenti significativi anche per la Brebemi e le tangenziali milanesi, rispettivamente del 4,19 e 2,2%, ma resteranno sospesi sino al 31 gennaio.
Riguardo la teoria del complotto che vuole i Benetton dietro ogni attività maligna dello scibile umano dai tempi del Serpente di Adamo ed Eva, invece, ha detto lo stesso Dibba che se ne assume le responsabilità .
Così come si assume la responsabilità di farci pensare che è tutto lì il dramma quando dice che Toninelli è il miglior ministro che abbiamo: figuriamoci gli altri, allora.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 21st, 2019 Riccardo Fucile
ATTUALMENTE SU 2,5 MILIONI DI PERSONE CHE SI RIVOLGONO AI 500 CENTRI PER L’IMPIEGO SOLO L’1% TROVA LAVORO… E SOLO L’1,5% DELLE AZIENDE SI RIVOLGE AI CENTRI
Ogni anno oltre 2 milioni e mezzo di persone (disoccupati e inattivi disposti a lavorare) si
mettono pazientemente in fila nelle sedi degli oltre 500 Centri per l’impiego italiani.
Vanno a firmare la Did, la dichiarazione di immediata disponibilità a lavorare, senza la quale non scatta l’indennità di disoccupazione e non si può accedere a riduzioni sui ticket, sconti sui bus, punti in più nella graduatoria delle case popolari.
Attualmente poco più dell’1% di quanti si rivolgono ai Centri, secondo l’Istat, riesce alla fine a trovare lavoro.
E se questa è la situazione di partenza, scrive oggi Repubblica in un articolo di Marco Ruffolo, cosa potrà accadere quando in primavera ciascuno dei circa 8 mila dipendenti dei servizi per l’impiego, invece di prendersi carico, come oggi, di 312 persone a testa, dovrà gestirne 620, da accompagnare per lo più fino al raggiungimento di un impiego
Diversamente che in Francia, Germania e in molti altri Paesi europei, da noi i Centri per l’impiego non dialogano tra loro per via di gelosie regionali, impedendo così l’incrocio tra offerta e domanda di lavoro, soprattutto tra Nord e Sud.
E non dialogano neppure con l’Inps, per cui l’istituto di previdenza, che è tenuto a distribuire il reddito di cittadinanza, potrebbe non venire a sapere che il beneficiario ha nel frattempo trovato lavoro o lo ha rifiutato per tre volte di seguito e non ha più diritto al sussidio.
Consapevoli dell’inefficienza dei Centri, le imprese, dal canto loro, hanno già da tempo rinunciato a comunicare loro i propri fabbisogni di personale.
Secondo Unioncamere, solo l’1,5% delle aziende (quasi tutte al Nord) si affida (e non esclusivamente) ai servizi per l’impiego.
A perfezionare il quadro delle inefficienze — che sul piano tecnico annoverano anche dotazioni informatiche scarse per metà dei Centri (il 72% al Sud) — interviene l’organico, che, secondo l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, non è solo sottodimensionato ma qualitativamente inadeguato.
Mancano orientatori e psicologi (in testa con il 40% delle richieste di personale), ma anche consulenti aziendali, informatici, mediatori culturali. E ovviamente “amministrativi”.
Ma ad aprile sarà tutto pronto. Parola di Di Maio.
(da “NextQuotidiano”)
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