Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
IL POOL SULLA SUA PAGINA FB SI RIVELA UN BOOMERANG, RENZI 88%, BANFI 12%
Un sondaggio su Facebook per testare il “sentiment” della rete sulla nomina di Lino Banfi a rappresentante dell’Italia all’Unesco.
Carlo Sibilia usa lo strumento del “pool” ma, a quanto pare, la mossa si trasforma in un boomerang.
“Lino Banfi alla commissione UNESCO in un’Italia con il Reddito di cittadinanza o Renzi presidente del consiglio? Con uno sapete già come è finita…”.
Con una scelta semplice, tra due opzioni: Lino Banfi e Renzi.
E il risultato al momento (il sondaggio si chiuderà alle 19), è diverso da quanto evidentemente si aspettava il deputato del Movimento 5 Stelle.
88% per Renzi, 12% per Banfi.
Un plebiscito che “punisce” l’iniziativa dal chiaro intento propagandistico di Sibilia. Già in passato il Movimento 5 Stelle aveva usato il sondaggio con scopi simili. Il risultato, frutto anche dell’azione scherzosa ma intenzionale di alcune pagine anti-grilline, era stato simile.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
LA LEGA LI AVEVA ESCLUSI DALLA QUERELA NEL PROCESSO… BELSITO UNICO CAPRO ESPIATORIO: “QUANDO SONO ANDATO VIA E’ PROVATO CHE IN CASSA CI FOSSERO 49 MILIONI”
Umberto Bossi e il figlio Renzo escono dal processo sui fondi della Lega spesi per fini
personali e non di partito.
Lo ha deciso la Corte d’appello di Milano che ha pronunciato per i due una sentenza di “non doversi procedere”.
Il tutto è dovuto a Matteo Salvini che aveva deciso di querelare Francesco Belsito, ex tesoriere del Carroccio, ma non per Bossi padre e figlio.
“Grazie a Salvini – è stato il commento di Renzo Bossi – e alla Lega ”
Era di diverso avviso l’accusa rappresentata dal sostituto procuratore generale Maria Pia Gualtiere la quale sosteneva: “Va estesa anche a Umberto Bossi e suo figlio Renzo” in quanto c’è “un unico disegno criminale” e “si estende a tutti gli imputati al di là delle intenzioni del querelante”, ovvero Salvini.
Per tutti e tre, dunque, il sostituto procuratore generale chiedeva la conferma delle condanne inflitte in primo grado.
La condanna, dunque, è stata decisa per il solo Belsito: la Corte ha rideterminato la condanna a 1 anno e 8 mesi . In primo grado, invece, era stata di 2 anni e mezzo.
Per quanto riguarda la posizione di Belsito, l’avvocato Silvio Romanelli aveva concluso la sua arringa dicendo che l’ex tesoriere “prima di andarsene ha lasciato nelle casse della Lega la bellezza di 49 milioni di euro. Perchè non era solo impegnato a sottrarre fondi, come vorrebbero i giudici che lo hanno condannato in primo grado, ma ha fatto anche del buon governo: non ha lasciato la cassa vuota e ha fatto una serie di investimenti proficui”.
L’ex tesoriere, fuori dall’aula ha tenuto a precisare che “dopo le mie dimissioni, con le elezioni del 2008, sono entrati nelle casse della Lega altri 19 milioni”.
L’accusa sosteneva che tra il 2009 e il 2011 il Senatur avrebbe speso oltre 208mila euro con i fondi del partito, Renzo Bossi più di 145mila euro, tra cui diverse migliaia di euro in multe, 3 mila euro di assicurazione auto, 48mila euro per comprare un’auto, una Audi A6, e 77mila euro per la “laurea albanese”.
La pg Gualtieri aveva spiegato che la “peculiarità ” di questo processo è che era iniziato con la procedibilità di ufficio e poi, tra il primo e secondo grado era intervenuta la nuova norma secondo la quale era necessario presentare la querela per il reato di appropriazione indebita.
Querela presentata, tramite i suoi legali, dal leader del Carroccio Salvini, lo scorso 27 novembre, poco prima della scadenza dei termini, solo nei confronti di Belsito.
Per il pg, invece, l’articolo 123 del codice penale “dice che la querela si estende a tutti i compartecipanti del reato anche contro la volontà del querelante in quanto unica è la condotta e unico è il disegno criminoso” e, oltre a chiedere ai giudici di respingerei i motivi dell’appello presentate, ha sottolineato che la sentenza di primo grado, di cui chiede la conferma, è “solida”.
Per il difensore, “Belsito è l’anello debole della catena”, ma “non possiamo ritenere che tutto quello che manca lo abbia preso lui”. Con queste motivazioni l’avvocato Romanelli aveva chiesto l’assoluzione del suo assistito.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE SU UN RICORSO DI UN MIGRANTE DEL BANGLADESH ORA INFLUIRA’ SUI PERMESSI DI 150.000 RICHIEDENTI ASILO
Arriva dalla Procura generale della Cassazione il primo colpo giudiziario al decreto sicurezza, fiore all’occhiello del ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Secondo i magistrati le nuove e restrittive regole sulla concessione dei permessi umanitari ai migranti non sono applicabili alle domande presentate prima dell’entrata in vigore del decreto e non ancora decise con sentenze definitive.
Questo orientamento emerge da una requisitoria appena depositata, di cui “La Stampa” è in grado di rivelare il contenuto.
Se consolidato, ridurrebbe la portata del decreto Salvini ai migranti arrivati non prima della fine del 2018.
E quindi ai 359 sbarcati nel dicembre 2018 ma non ai 2.327 del dicembre 2017 e agli 8.428 del dicembre 2016.
Insomma a una minoranza di casi, dato il crollo di sbarchi registrato l’anno scorso.
Il caso riguarda il migrante R. M, arrivato dal Bangladesh. Dice che il suo Paese, come certificato da un rapporto di Amnesty International del 2013, “è altamente insicuro” e “non sono garantiti i diritti fondamentali dell’individuo”, per cui se rimpatriato “si troverebbe in condizioni di particolare vulnerabilità “.
La Corte di Appello di Firenze gli concede il permesso di soggiorno per motivi umanitari, valorizzando il fatto che R. M. ha trovato un lavoro durante il processo e pertanto “è inserito nel contesto sociale”.
Il ministero dell’Interno fa ricorso contestando la motivazione. La Procura generale ricostruisce la materia alla luce del decreto Salvini, che “ha eliminato la clausola generale contenente i presupposti per il rilascio della protezione umanitaria” riducendola a casi tassativi e limitati: sfruttamento sul lavoro, motivi sanitari particolarmente gravi, eccezionali calamità , atti di speciale valore civile.
Dunque la questione è se al migrante R. M. – e a tutti quelli nelle sue condizioni, arrivati in Italia prima del decreto Salvini – si applichino le vecchie o le nuove regole. Secondo la Procura generale, il diritto alla protezione umanitaria ha una base costituzionale nell’articolo 10 terzo comma, che lo colloca tra i “diritti umani inviolabili”: preesiste alla legge, che può solo riconoscerlo in capo a una persona, ma non crearlo o distruggerlo.
Questa ricostruzione porta la Procura generale a concludere per la “non applicabilità della nuova disciplina alle vicende umane sorte nel vigore della legge antecedente” e ancora pendenti. In quei casi, il migrante “può e deve contare sul corredo normativo esistente al momento della presentazione della domanda”.
Nel senso della irretroattività del decreto Salvini militano anche diverse sentenze della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo e della Corte costituzionale. Tanto più, scrive la Procura generale, di fronte a “dolorose vicende umane”.
Diversamente argomentando, si discriminerebbero i migranti in base alla lungaggine e all’imprevedibilità della giustizia italiana, un fattore “puramente casuale e legato a fattori imponderabili”.
Il che contrasterebbe con la Costituzione. Il documento della Procura generale si muove nella direzione di confermare una posizione decisamente garantista sul diritto d’asilo, maturata dalla Suprema Corte negli ultimi anni.
Oltre alle intrinseche ragioni giuridiche, vanno considerate le inevitabili conseguenze politiche della decisione.
L’arrivo di Salvini al Viminale ha già comportato una svolta nell’orientamento delle commissioni amministrative che a livello provinciale decidono sulle domande dei migranti, grazie a una direttiva del 4 luglio 2018 che ha anticipato il decreto sicurezza.
L’effetto è stato un crollo dei permessi concessi: dal 42% al 18%. In particolare quelli per ragioni umanitarie, su cui si deve pronunciare ora la Cassazione, sono calati dal 25% al 3%.
Se la prima sezione della Suprema Corte condividerà la tesi della Procura generale, oltre a R. M. restituirà la possibilità di ottenere un permesso umanitario ad almeno 150 mila migranti secondo una stima dell’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.
(da “La Stampa“)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
DAI VIGILI DEL FUOCO AGLI ALPINI, CIVILI E MILITARI CONTESTANO IL TRAVESTITO CHE INFANGA LE DIVISE DELLE NOSTRE FORZE DELL’ORDINE SENZA CHE NESSUN MAGISTRATO GLI CONTESTI IL CODICE PENALE
Le uniche divise che non ha ancora indossato sono quelle della Guardia di Finanza e della
Guardia Costiera: forse perchè non dipendono dal suo ministero.
O magari, chissà , perchè con i due corpi ci sono state delle complicazioni, diciamo così, indirette (la Finanza indaga sui 49 milioni di fondi pubblici sottratti dalla Lega; la Guardia costiera salva i migranti in mare).
Ma di Matteo Salvini si può ben dire che si è guadagnato sul campo il soprannome di “ministro delle divise”.
Statistiche ufficiali non ce ne sono, eppure da quando il “Capitano” è a capo del Viminale a occhio le uscite pubbliche in cui indossa uniformi e giacconi d’ordinanza delle forze dell’ordine superano ormai quelle in cui il ministro è “in borghese”. Un’abitudine, quella dell’outfit di Stato, di cui Salvini va fiero nonostante le critiche (“me ne frego!”, ha replicato anche la scorsa settimana). E che però ultimamente gli sta creando qualche scocciatura: perchè l’irritazione e le bacchettate per l’uso improprio e disinvolto delle divise non arrivano solo da avversari politici e opinionisti. Ma direttamente da chi quelle divise le indossa, per lavoro, ogni giorno.
L’ultimo stop – ultimo in ordine di tempo – è arrivato dalla Sardegna: a Riccardo Paddeu, comandante di Alghero della compagnia dei barracelli, il corpo tipico della Regione autonoma, non è affatto piaciuto lo sfoggio della divisa (con i gradi del comandante) da parte del ministro dell’Interno.
A regalargliela era stato Michele Pais, rappresentante del sindacato autonomo dei barracelli e candidato leghista al Consiglio regionale.
“Un gesto dal quale mi dissocio fermamente – ha tuonato Paddeu – Perchè il sottoscritto e gli altri colleghi non utilizzano la divisa e il ruolo istituzionale per fare politica”.
In pratica: l’esatto contrario di ciò che fa non soltanto Pais, ma lo stesso Salvini. Per il quale da tempo, dall’inizio del suo mandato, indossare i giacconi delle forze dell’ordine e dei corpi militari è diventata una delle cifre “estetiche” della sua propaganda.
In particolare porta abitualmente il giubbotto della polizia (in diverse declinazioni). Ma lo stesso ha fatto con il “marchio” dei carabinieri, dei vigili del fuoco, della Marina militare – preferenze per la Brigata San Marco.
Una polo della Brigata il ministro dell’Interno la indossò fiero, in vacanza al mare, a fine luglio, per spegnere le polemiche legate a una fotografia (postata sulla sua pagina facebook) che lo ritraeva con addosso una t shirt diffusa tra gli ultrà naziskin (marchio “Offence best defence”).
Una seconda uscita discutibile dopo quella del 9 maggio in tribuna d’onore allo stadio Olimpico di Roma: lì Salvini si presentò con il giubbotto d’ordinanza dei “fascisti del terzo millennio” di CasaPound Italia (marchio Pivert).
Un po’ imbarazzante per il ministro della Polizia che alterna le divise delle forze dell’ordine.
Tra i primi a protestare per il pret-à -porter salviniano è stato il sindacato Usb dei Vigili del fuoco: codice penale alla mano, il rappresentante Costantino Saporito scrisse una lettera di denuncia indirizzata al ministro, al prefetto Bruno Frattasi capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, e al responsabile dell’ufficio Garanzia dei diritti sindacali.
Si imputava a Salvini un uso illegittimo della divisa dei pompieri (l’articolo 498 del Codice Penale stabilisce che “chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, va punito con una multa che varia da 154 euro a 929 euro).
Infastiditi per i look del capo del Viminale erano stati anche gli alpini: la polemica risale alla fine di agosto. Salvini aveva sfoggiato pubblicamente la maglietta ufficiale dell’Associazione alpini in due occasioni (a Milano e a Pinzolo).
Il presidente della sezione milanese dell’associazione lo criticò: “Ne va della nostra credibilità , della nostra autonomia, della nostra serietà . Una volta per tutte diciamolo forte: non siamo noi Associazione Nazionale Alpini a seguire la Lega, ma caso mai Salvini che furbescamente cavalca il sentire sincero e senza altri falsi scopi di noi Alpini”.
Immediata era arrivata anche la presa di posizione dell’Associazione nazionale con un post su Facebook: “A seguito delle recenti vicende relative all’utilizzo di nostri marchi e simboli da parte di persone esterne all’Associazione Nazionale Alpini e che a volte rivestono ruoli istituzionali, politici o comunque pubblici, l’ANA ribadisce e riafferma quanto è indicato all’art. 2 del nostro Statuto, ossia che l’Associazione è apartitica. Si afferma pertanto che ogni eventuale accostamento dei nostri simboli a situazioni politiche, personaggi politici o altro non è assolutamente promosso nè voluto dall’ANA”.
Da allora a oggi Salvini ha continuato a esibire divise e uniformi: per presenziare a eventi pubblici, in occasioni ufficiali, in momenti di relax e addirittura per fare jogging nel centro storico di Roma. Con il giubbotto della polizia il ministro si è presentato, a favore di telecamere, anche all’arrivo a Ciampino del terrorista Cesare Battisti. Il giorno dopo il collega titolare della Giustizia, Bonafede, che era con lui, per non essere da meno lo ha imitato infilando il giubbino della Polizia penitenziaria.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
“IN ITALIA ABBIAMO 112 AMBULATORI MOBILI E FISSI, IN 12 ANNI ABBIAMO ASSISTITO 365.000 PERSONE GRATUITAMENTE, ABBIAMO SPESO 20 MILIONI DI EURO IN ITALIA FINANZIATI ESCLUSIVAMENTE DAI CITTADINI”… LO SCONCIO DI CHI GUIDA UN PARTITO CHE HA RUBATO 49 MILIONI E SI PERMETTE DI DIFFAMARE GLI ONESTI
Matteo Salvini contro le Ong, ancora una volta.
A rispondere al vicepremier questa volta arriva uno dei volti simbolo delle organizzazioni non governative: Gino Strada, storico fondatore di Emergency.
Queste le parole scritte nelle scorse ore il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Twitter, commentando una card in cui appare il suo volto e la didascalia: “Lo sai perchè Salvini ha tutti contro? Perchè ha fermato la mangiatoia dell’immigrazione”.
A controbattere giunge Strada sempre attraverso i social, con un post Facebook in cui specifica:
Emergency non partecipa e non ha mai partecipato a nessuna “mangiatoia”, come ha insinuato il ministro dell’Interno.
I progetti che attualmente EMERGENCY ha in Italia — 11 tra ambulatori mobili e fissi da nord a sud — sono completamente finanziati dai cittadini che vogliono garantire il diritto alla salute agli ultimi, stranieri o italiani che siano, e hanno dato il mandato a EMERGENCY di farlo.
Dal 2006, data di inizio dei nostri progetti in Italia, a oggi abbiamo speso oltre 20 milioni di euro nel nostro Paese per un totale di 365 mila prestazioni offerte gratuitamente, sempre in accordo con le istituzioni presenti sul territorio di riferimento.
Anche per il 2019, continueremo a lavorare nei nostri progetti di assistenza sanitaria di base e specialistica, orientamento socio-sanitario, assistenza psicologica, dalla periferia di Marghera alle zone colpite dal terremoto in Italia centrale. Spenderemo 3 milioni e 50 mila euro. E non prenderemo un euro dal Governo italiano per farlo.
I nostri bilanci sono da sempre consultabili online: sempre meglio sapere di che cosa si parla prima di parlare.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
“INAUDITO CHE L’AUTISTA DEL BUS NON SAPPIA NEMMENO DOVE DOVEVA ANDARE”… “QUESTE PERSONE QUA ERANO INTEGRATE, LAVORAVANO, I BAMBINI ANDAVANO A SCUOLA”
“Ho parlato con un gruppo di donne vittime di tratta, ospiti nel Cara di Castelnuovo del
Porto. Erano spaventate, preoccupate per quello che le aspetta. Non sapevano dove sarebbero state trasferite e temevano anche per la loro sicurezza”.
Rossella Muroni, deputata di LeU, è davanti alla struttura che accoglieva 320 persone e che in queste ore sta chiudendo i battenti.
Nella mattinata ha deciso di bloccare il primo dei tre autobus in partenza dalla struttura: “Mi hanno detto che le persone a bordo non sapevano dove sarebbero state portate. Ho chiesto alla prefettura di far avere informazioni sulla loro destinazione. Ho chiesto semplicemente di dare delle garanzie a persone con nome e cognome, che hanno diritto di sapere cosa le aspetta”, racconta ad HuffPost.
Le risposte sono arrivate dopo circa un’ora: gli autobus in partenza dal Comune in provincia di Roma erano condotti a Teramo, a Campobasso e a Montemarciano, in provincia di Ancona.
I migranti, però, non sono stati avvertiti individualmente: “Non c’è nessuno della prefettura qui. Questo lo trovo incredibile. Manca del tutto un’informazione a livello individuale su qual è il proprio destino. In uno stato di diritto questa cosa non va consentita – continua Muroni – stiamo parlando di persone e non di animali”.
Nonostante l’attesa e l’agitazione nessuno degli ospiti ha mostrato resistenza quando gli è stato chiesto di salire sugli autobus: “Le persone che sono in procinto di essere trasferite si stanno fidando completamente. Non c’è nessun problema di ordine pubblico o di resistenza”.
A fianco degli ospiti della struttura, il sindaco di Castelnuovo, il parroco, le associazioni, i cittadini: “C’è un’attenzione molto forte del territorio. Gli ospiti erano integrati, alcuni avevano un lavoro. C’erano anche bambini che andavano a scuola. Quello che chiediamo è che sia assicurato loro ciò che è stato garantito finora”, conclude Muroni.
Dopo la partenze dell’ultimo dei tre pullman della mattinata nella struttura ci sono ancora circa 200 persone. Mentre la comunità si mobilita per loro, attendono di sapere quale sarà il loro futuro.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
CITTADINI CHE PORTANO VESTITI PESANTI, PARLAMENTARE CHE BLOCCA UN BUS, SCATTA LA RIVOLTA CONTRO GLI INFAMI
Notte insonne al Cara di Castelnuovo di Porto. I migranti del centro di accoglienza alle porte di Roma, risparmiati dallo sfratto di ieri, non sono riusciti a chiudere occhio in attesa di essere convocati per una nuova adunata e un altro smistamento, fino alla chiusura definitiva della struttura prevista entro fine mese.
Stamattina doveva cominciare a partire un gruppo di altre 75 persone, anche questa volta non si sa verso quale destinazione.
Ma dalle prime ore è stato un continuo via vai di cittadini italiani e anche rumeni, che arrivano portando borse, valige piene di vestiti pesanti visto che alcuni migranti verranno infatti trasferiti anche in luoghi molto più freddi del Lazio.
Non solo, la parlamentare del Leu Rossella Muroni si è messa davanti, attaccata al pullman in partenza chiedendo indicazioni precise del luogo dove i migranti venivano portati. Il tutto tra gli applausi dei presenti.
Non ricevendo risposta si è rifiutata di spostarsi. Risultato: Il pullman ha fatto marcia indietro, per ora tutto sospeso.
Sul profilo twitter della parlamentare, è pubblicata una foto che la ritrae davanti al mezzo appena fuori dal cancello. “Bambini, donne, uomini, vogliamo solo sapere dove vanno e che condizioni troveranno. Restiamo umani per favore”, è scritto sul post.
La rabbia si fonde con l’incredulità in questo centro modello che nel marzo 2016 papa Francesco scelse per la celebrazione della lavanda dei piedi del giovedì santo, inchinandosi per il rito davanti a 12 profughi.
Il Cara di Castelnuovo di Porto ospitava 500 migranti ed è il primo centro di accoglienza per richiedenti asilo nella lista di quelli che dovranno chiudere i battenti, a poco più di un mese dalla conversione in legge del decreto sicurezza.
Nessuna riconoscenza per il comune di Castelnuovo che ha fronteggiato l’emergenza nazionale per 10 anni, con il secondo centro di accoglienza più grande del Paese.
Con l’avvio dei trasferimenti dei migranti è scattata la polemica e la preoccupazione. “Siamo dispiaciuti e preoccupati. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame”, ha detto il parroco della vicina chiesa di Santa Lucia, padre Josè Manuel Torres. “Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno”: hanno affermato, citando il vangelo di Luca, i frati di Assisi in un tweet indirizzato ai vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio e al premier Giuseppe Conte.
Si possono cambiare” le politiche di gestione dell’immigrazione, “ma non si possono sbattere le persone sulla strada”. Dice il sindaco di Castelnuovo di Porto, Riccardo Travaglini, “Io non ho interessi, non entro nel merito politico del decreto sicurezza ma da sindaco chiamato a dare riposte immediate ai bisogni dei cittadini ribadisco che non è possibile mettere persone in mezzo alla strada da un giorno all’altro.”
A Castelnuovo ne avremo 20 in queste condizioni, ho dovuto attivare i servizi socio assistenziali, ho dovuto fare un ordinanza di protezione civile e allestire un presidio lì per le prime necessità di questi ragazzi. Mouna, 25 anni, una ragazza somala adesso è a casa mia, ha la protezione umanitaria fino al 2020 ma non ha più diritto all’accoglienza: per lei presenteremo ricorso alla Corte europea”.
Il centro di Castelnuovo di Porto, attivo da oltre 10 anni, è arrivato ad ospitare fino a mille migranti. E si è distinto per i progetti di integrazione che ha portato avanti, come ricorda lo stesso Comune. Ieri è scattato il trasferimento dei primi 30 ospiti in centri della Basilicata e della Campania. Altri, invece, hanno lasciato la struttura da soli. Diversi sono stati avvistati alle fermate degli autobus diretti a Roma. Portandosi dietro le loro povere cose. Tra loro anche una ragazza somala di 25 anni che non sapeva dove andare.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
DURISSIMA DICHIARAZIONE DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE: “NON E’ UN OBBLIGO FIRMARE LE AUTORIZZAZIONI”
“Sono per il no alle trivelle, le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale, e io
non le firmo. Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei Carabinieri, lo dico con franchezza”.
Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, intervenendo a un evento a Pescara con il candidato alla presidenza della Regione Abruzzo per il M5s alle elezioni del 10 febbraio prossimo, Sara Marcozzi. Costa lo ha detto parlando della riforma della Commissione Via, il cui parere va sul tavolo politico.
“La Via arriva da una commissione autonoma che rilascia un parere che va su un tavolo politico. Le trivelle, dunque, arrivano sul mio tavolo con la Via: io non le firmo” argomenta il ministro.
La vicenda trivelle è esplosa dopo l’annuncio di nuove ricerche autorizzate nel mar Ionio. Il governo aveva reagisto annunciando un decreto con una moratoria per le autorizzazioni.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2019 Riccardo Fucile
LA MINISTRA DEGLI AFFARI EUROPEI LOISEAU LIQUIDA GLI ATTACCHI DELIRANTI DEI DUE FUORICORSO
“Non vogliamo giocare al concorso di chi è più stupido. Con l’Italia abbiamo molte cose da fare e vogliamo continuare a farle”. Mi recherò in Italia quando il clima si sarà calmato”: la ministra per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, al termine del consiglio dei ministri a Parigi, ha risposto così a chi chiedeva se la Francia fosse pronta ad adottare eventuali ritorsioni contro l’Italia, ad esempio, sul caso Stx-Fincantieri o sul dossier Alitalia, in seguito agli attacchi dei vicepremier italiani Luigi Di Maio e Matteo Salvini contro il governo Macron.
“In Francia si dice che tutto ciò che è eccessivo è insignificante. Quando le dichiarazioni diventano eccessive per toni e quantità , diventano dunque insignificanti”, continua Loiseau, che ha definito “inutili” gli attacchi del governo gialloverde al suo Paese.
E si è chiesta: “Cosa ci guadagnano gli italiani? Contribuiscono forse al benessere del popolo italiano, che è generalmente l’obiettivo di ogni governo? Non penso”.
(da agenzie)
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