Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI FERRARA:”NE ABBIAMO ACCOLTI DUE, SALVINI LI HA MANDATI SENZA NEANCHE AVVISARCI, DA PARTE DEL GOVERNO NON C’E’ ALCUNA LOGICA”
Sono le prime immagini inviate da alcuni dei 400 rifugiati del Cara di Castelnuovo di Porto trasferiti giorni fa in diverse strutture individuate dal ministero dell’Interno.
Jennifer Osayande, 27 anni, piange e dice che sta malissimo e che vuole tornare a casa… ha inviato il messaggio disperato a padre Giuseppe: “È una ragazza semplice. Stava facendo molte attività con noi. Mi ha mandato questi videomessaggi dicendo che lì è un inferno e vuole tornare da noi a Castelnuovo di porto. Ora sta a Ferno, vicino a Varese, dice”.
E un secondo video arriva da Rivalta di Torino. “Buongiorno padre… da ieri fino ad ora non abbiamo mangiato e non abbiamo visto nessuno ora beviamo acqua da toilette… non c’è acqua calda per il bagno – spiega la voce di uno degli ex ospiti del Cara rivolgendosi a sacerdote. E lui, padre Giuseppe, non sa cosa fare: “Mi scrivono ma io non so come fare ad aiutarli. Anche se lo vorrei eccome”.
E intanto continuano i trasferimenti dei migranti dal Cara di Castelnuovo di Porto, che chiuderà definitivamente entro dopodomani.
Dopo il trasferimento di 305 persone la scorsa settimana, i restanti 222 ospiti nelle prossime ore verranno portati – secondo le disposizioni della Prefettura – in vari centri e Sprar del Lazio.
Di questi, un centinaio saranno ospitati in diversi centri di accoglienza a Roma e il restante in vari Comuni della provincia di Roma e di tutta la regione, compreso il Centro Mondo Migliore a Rocca di Papa, lo stesso che ospitò per alcune settimane i migranti soccorsi dalla nave Diciotti. In quest’ultimo ne saranno trasferiti sessantuno.
E dal sindaco di Ferrara arrivano le prime proteste sul metodo utilizzato. Arrivano a Ferrara due immigrati, provenienti dal centro laziale di Castelnuovo di Porto, chiuso nei giorni scorsi. Arrivano senza nessun preavviso, “inviati dal ministro Matteo Salvini senza avvisare i sindaci”, denuncia il sindaco Tiziano Tagliani che si chiede “quale sia la logica di questo governo giallo-verde di fuori, ma nero dentro”.
Il sindaco in una nota ripercorre la tempistica: l’arrivo a Ferrara sabato scorso e spiega che “diversamente dal passato questa volta la Lega delle barricate (a Gorino e in città , contro i migranti in arrivo, ndr) non si è vista incatenarsi nè sbandierare”.
Certo, sottolinea il sindaco, “non saranno certo due persone già integrate a Roma a creare problemi alla nostra comunità che, come sempre, si dimostrerà disponibile”. Ma il dubbio del sindaco punta sulla “logica di questo governo giallo-verde di fuori, ma nero dentro”.
Un governo che – elenca il sindaco stesso – “demolisce esperienze positive d’integrazione; ci incolla da giorni alla tv per vedere quanto dureranno in mare quaranta migranti a cinque gradi (esperimento disumano); tace sulle problematiche legate alla rimodulazione degli Spar (oggi Siproimi) smantellando una delle cose che meglio hanno funzionato, cioè il sistema di accoglienza diffusa, aprendo la strada a grandi concentrazioni di migranti: conseguenza che non migliorerà i livelli di sicurezza, ma rischia di diventare una nuova emergenza”.
In crescendo, la denuncia politica di Tagliani, sulla situazione “destinata ulteriormente ed aggravata da un Decreto Sicurezza che non prevede per i richiedenti asilo la possibilità di ottenere l’iscrizione all’anagrafe come residenti, con la conseguenza di non poter ottenere documenti idonei al lavoro e l’apertura di conti correnti – oggi obbligatori – per le retribuzioni, cristallizzando la ‘panchina’ per centinaia d’immigrati ed un futuro nelle città italiane”. E chiudendo rammenta “tutto ciò con buona pace delle promesse elettorali, ma soprattutto con buona pace dei principi di umanità della nostra Costituzione, della coerenza con le nostre leggi, del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della sicurezza effettiva delle nostre comunità “.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
PER ACCEDERE SERVE LA RESIDENZA DA DIECI ANNI, MA SOLO 200 COMUNI SU 8.000 HANNO INDIRIZZI AD HOC DOVE REGISTRARSI… E IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO HA PURE RADDOPPIATO LE PENE PER CHI DORME IN UN CASOLARE ABBANDONATO, MA QUANTO SONO UMANI…
“Abbiamo sconfitto la povertà ” dichiarò Luigi Di Maio facendo riferimento al primo passaggio che
doveva approvare il reddito di cittadinanza.
Eppure, a guardare bene, sono proprio i più poveri i primi esclusi dalla possibilità di avere un reddito minimo.
Parliamo, infatti, dei clochard, dei senzatetto, di coloro che vivono per strada nelle grandi città vivendo di elemosina.
L’ultima versione del decreto sul reddito di cittadinanza, infatti, prevede che anche i clochard possano richiedere l’obolo di Stato, ma a leggere bene la documentazione richiesta per averlo sono proprio i senzatetto i primi esclusi.
Per avere il RdC, infatti, i cittadini devono presentare sia la carta d’identità sia dare la propria residenza. E qui casca l’asino, perchè i clochard non hanno nulla di tutto ciò.
Come ha spiegato Antonio Mumolo, un avvocato giuslavorista, “è assolutamente possibile per i senzatetto richiedere il reddito di cittadinanza, con un enorme scoglio: da un lato potrebbero richiederlo perchè non hanno reddito, ma se finiscono in strada perdono la residenza e la carta d’identità quindi non possono richiederlo. Bisogna quindi risolvere prima il problema della residenza per richiedere il sussidio. Il problema è già risolvibile perchè la normativa sulla residenza c’è, ma c’è una forte resistenza da parte dei sindaci e c’è anche un rapporto con al povertà che non è univoco”.
Non solo, perchè se da un lato i senzatetto fattivamente non potranno accedere al reddito di cittadinanza, dall’altra parte le ultime norme del decreto sicurezza prevedono per i clochard che occupano strutture abbandonate per proteggersi dal freddo pene raddoppiate, e oggi si rischia da 2 a 4 anni di galera.
Poi c’è il reato di accattonaggio per chi chiede l’elemosina, “di cui non se ne sentiva il bisogno perchè già erano previste dalla legge pene per l’accattonaggio molesto e per lo sfruttamento di minori per l’accattonaggio. Queste norme sembrano quasi voler acuire questi problemi di povertà ” come spiega sempre Antonio Mumolo.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
UN RAPPORTO DELLA FONDAZIONE MORESSA DIMOSTRA L’IGNORANZA DI DI MAIO IN MATERIA
Perchè centinaia di migliaia di africani lasciano casa, attraversano chilometri di deserto, si imbarcano e rischiano la vita cercando di raggiungere l’Europa? È davvero anche colpa della Francia e del suo “franco coloniale”?
In verità le cose, come al solito, sono molto più complesse.
Basta vedere i Paesi d’origine dei migranti, il boom demografico in corso in Africa e scoprire come gran parte dei flussi migratori restano tutti interni al continente nero.
Il “franco coloniale” e i migranti.
A fotografare i complessi movimenti di profughi in Africa è uno studio della Fondazione Leone Moressa.
I risultati: le rotte migratorie sono fortemente mutabili.
Nel 2015 la rotta più praticata era quella del Mediterraneo orientale (Turchia-Grecia), di fatto bloccata dopo l’accordo Ue-Turchia del marzo 2016. Da quel momento la rotta più praticata è stata quella del Mediterraneo centrale (verso l’Italia), drasticamente ridotta con gli accordi Italia-Libia del luglio 2017.
Nel 2018, la via più frequentata è quella del Mediterraneo occidentale (Spagna). Non solo. I Paesi d’origine di quanti sono sbarcati nel 2018 in Europa cambiano in base alle tre rotte. I migranti giunti in Spagna sono prevalentemente dell’Africa occidentale e settentrionale: Marocco, Guinea, Mali e Algeria. Tra gli sbarcati in Grecia, i primi cinque Paesi d’origine sono tutti in Asia (Siria, Afghanistan, in testa).
Verso l’Italia c’è invece più frammentazione: in testa i tunisini, seguiti dai migranti provenienti da Eritrea, Iraq, Sudan, Pakistan, Nigeria, Algeria, Costa d’Avorio, Mali, Guinea.
Ebbene quanti di questi Paesi adottano il franco Cfa (valuta di 14 Paesi africani, che stando al vicepremier Luigi Di Maio sarebbe una delle cause di partenza dei migranti)? Solo due, l’ottavo e il nono: Costa d’Avorio e Mali per un totale di soli 1.940 arrivi in Italia nel 2018.
Un continente pronto ad “esplodere”.
Lo studio sottolinea come il problema delle migrazioni africane sia molto più complesso. A partire dai numeri.
La popolazione africana ha superato il miliardo già nel 2010, e nel 2015 si attesta vicino a 1,2 miliardi, più del doppio rispetto a quella dell’Ue. Tra poco più di 10 anni (2030), secondo le previsioni delle Nazioni Unite, sarà già oltre quota 1,7 miliardi. Nel 2050, addirittura, sarà più che raddoppiata rispetto al 2015, superando i 2,5 miliardi
Questa tendenza diventa ancora più significativa se confrontata con l’inverno demografico europeo: circa 500 milioni di cittadini nell’Ue, destinati a diminuire progressivamente. «E’ evidente — scrivono i ricercatori — che questo trend avrà ripercussioni sui fenomeni migratori. La Nigeria, ad esempio, supererà i 400 milioni di abitanti nel 2050. Altri 5 paesi supereranno quota 100 milioni».
Le migrazioni interne all’Africa.
Su 55 Paesi africani, l’80% ha registrato negli ultimi 5 anni un saldo migratorio negativo, ovvero più partenze che arrivi. In particolare, la mappa evidenzia come le aree a maggior intensità migratoria siano la fascia Mediterranea (colpita prima dalle primavere arabe e poi dai flussi di profughi), quella Sub-sahariana (Nigeria, Mali, Senegal) e quella orientale (Somalia ed Eritrea, ma anche Tanzania e Uganda).
Per ogni area territoriale emergono però anche dei Paesi con saldo migratorio positivo, che quindi fanno da polo attrattivo per le aree di crisi limitrofe.
Questa dinamica è particolarmente evidente in Sudan, che registra il saldo migratorio in assoluto più negativo (-589 mila persone), mentre Ciad e Sud Sudan hanno registrato saldi positivi nello stesso periodo (rispettivamente 100 mila e 425 mila). Lo stesso si può dire per Gibuti, Costa d’Avorio e Mauritania, che attraggono parte dei cittadini provenienti dalle aree di crisi vicine.
Nell’Africa meridionale, il Paese maggiormente recettivo è il Sudafrica (+807 mila), ovvero la prima economia del continente. Anche Angola, Botswana e Repubblica Democratica del Congo registrano saldi positivi, compensando le migrazioni dei Paesi dell’area orientale.
Gli slogan semplicistici.
«Il rapporto tra sviluppo e migrazioni torna periodicamente nel dibattito politico, spesso però con toni superficiali o slogan semplicistici (come “aiutiamoli a casa loro”, “è colpa della Francia”).
In realtà — scrivono i ricercatori della Moressa — la situazione è molto complessa: negli ultimi decenni, ad esempio, agli interessi delle tradizionali potenze occidentali si sono aggiunti nuovi attori come Cina e Russia e interessi privati (imprese multinazionali, che spesso hanno fatturati superiori al Pil di interi Paesi). Non solo.
Le migrazioni verso l’Europa sono solo una piccola parte dei flussi dall’Africa, che sono prevalentemente interni. I Paesi africani che attraggono immigrati non sono solo quelli più ricchi (come il Sudafrica): in molti casi i Paesi “riceventi” sono essi stessi poveri, ma vicini ad aree di crisi (Sud Sudan)».
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
E GIU’ INSULTI SULLA PAGINA FB DEL POVERO LUIGI GALLO
Luigi Gallo, deputato del MoVimento 5 Stelle eletto a Torre del Greco e vicino al presidente della
Camera Roberto Fico, ha scritto uno status su Facebook in cui dice che Salvini deve essere processato “perchè la legge è uguale per tutti”.
«Siamo stati e saremo sempre contro i privilegi della Casta, anche quando, e a maggior ragione, quei privilegi possono essere usati dai membri del nostro stesso governo».
Nei commenti al post ovviamente il deputato grillino viene massacrato (e c’è qualcuno che gli scrive “Ma cosa cazzo dici mongolo”). Ma a Gallo non si può certo rimproverare la coerenza visto che lui era anche contrario all’alleanza con la Lega:
E in un commento profeticamente segnalava anche che l’alleanza sarebbe stata un suicidio elettorale: “Perderemo una valanga di voti a vantaggio di Salvini e la Lega che governerà lo scenario nella prossima legislatura. Ci sta utilizzando per acquisire credibilità e voti in tutto il paese”.
Le senatrici Elena Fattori e Paola Nugnes hanno invece rilasciato interviste al Corriere della Sera e al Messaggero per dichiarare di essere favorevoli all’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini: “Se vogliamo essere coerenti con i nostri principi, non possiamo che votare a favore dell’ autorizzazione come abbiamo sempre fatto in passato. Poi come vada come vada”, ha detto la Fattori al quotidiano romano due giorni fa mentre la Nugnes ha annunciato che voterà sì a prescindere.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
“MISURA TEMPORANEA CHE NON PREGIUDICA L’AMMISSIBILITA’ DEL RICORSO E DECISIONI NEL MERITO”… LA CORTE HA INTIMATO ALL’ITALIA DI DARE ASSISTENZA LEGALE AI MINORI E HA PRESO TEMPO SULL’ORDINE DI SBARCO (SPERANDO CHE GLI STATI TROVINO UN ACCORDO)
Sì all’assistenza a bordo, no allo sbarco. Almeno per ora.
È questa la posizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul caso della nave Sea Watch 3, con la Cedu che ha chiesto al governo italiano di “adottare tutte le misure necessarie, il prima possibile, per fornire” ai migranti a bordo della Sea Watch 3 “adeguate cure mediche, cibo, acqua e generi di prima necessità ”, ma “non” accoglie per ora “la richiesta dei ricorrenti di essere sbarcati“.
La presa di posizione proviene da una sezione della Corte, che ha deciso — a maggioranza — di concedere la misura provvisoria richiesta riguardante la nave Sea Watch 3, attualmente ancora al largo di Siracusa.
La nave, continua la Corte, “non è stata autorizzata ad entrare nel porto e i ricorrenti lamentano di essere detenuti a bordo senza base giuridica, di soffrire di trattamenti inumani e degradanti, con il rischio di essere rimandati in Libia senza che sia stata valutata individualmente la loro situazione“.
“Per quanto riguarda i 15 minori non accompagnati, si richiede al governo di fornire adeguata assistenza legale“, continuano i giudici di Strasburgo.
La Corte chiede anche di essere regolarmente informata “della situazione dei richiedenti. La misura è in vigore sino a nuovo ordine”.
Le richieste alla Corte di Strasburgo sono arrivate tra il 25 gennaio (dal capitano della nave ed altri) e ieri (dai 15 minori non accompagnati); misure di questo genere, “che non pregiudicano decisioni sull’ammissibilità del ricorso o eventuali decisioni nel merito”, vengono concesse dalla Corte quando, in assenza di esse, “i richiedenti rischiano di subire danni cui non sarebbe possibile riparare.”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
A PARTE CHE E’ ASSODATO CHE NON C’ERANO, A PARTE CHE IL VIMINALE NON NE AVEVA MAI PARLATO DURANTE I GIORNI DEL BLOCCO, A PARTE CHE SONO DICHIARAZIONE A POSTERIORI DI FUNZIONARI PER SALVARSI IL CULO, SE FOSSE STATO REALE IL PERICOLO UNA RAGIONE IN PIU’ PER FARLI SCENDERE… E INFATTI IL TRIBUNALE DEI MINISTRI SI SARA’ FATTO UNA RISATA
Come dire? Vergognosi azrigogoli per cercare di mascherare la realtà : ossia che il ministro
di Polizia (con la complicità o no del governo, ma ora non conta) ha sempre sbraitato sulla sua linea contro l’immigrazione, l’Europa e quant’altro per giustificare la mano dura.
E adesso, mentre si avvicina l’ipotesi che possa finire alla sbarra per sequestro di persona e aver abusato dei suoi poteri, Salvini la butta sul terrorismo e la criminalità , cercando alibi con l’appoggio dei suoi funzionari, che ovviamente non smentiscono il ‘capo’.
Così l’ufficio marketing che guida la distribuzione delle veline del Viminale ha fatto filtrare una ricostruzione che dovrebbe far ridere se non fosse qualcosa di estremamente preoccupante per la democrazia di questo paese
Che hanno detto quelli dello staff leghista? “A bordo della Diciotti, la nave della Guardia costiera con a bordo 177 persone soccorse lo scorso agosto, c’era la possibilità che ci fossero infiltrazioni terroristiche e/o criminali.”
Lo hanno sostenuto funzionari del Viminale davanti ai magistrati siciliani, nell’inchiesta che vede indagato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, “anche se la ricostruzione del Tribunale dei Ministri non ne ha tenuto conto”. E lo credo, mica sono fessi.
Ovviamente, se fosse minimamente vero quello che è stato detto, ossia che sui i migranti c’erano indizi tali da giustificare che avessero commesso reati o tentavano di commetterli, il Viminale avrebbe semmai dovuto sbarcare subito i poveri rifugiati e trattenere legittimamente i sospetti per 96 ore (48+48) come previsto dal codice di procedura penale. Per questo si ipotizza l’abuso di potere e il sequestro di persona.
Ulteriore dettaglio ridicolo: nei giorni in cui i migranti erano in attesa di sbarcare, di terroristi non ne aveva parlato mai nessuno. La scusa è stata tirata fuori solo davanti ai giudici per salvarsi il culo.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
A ROMA PD E M5S VOGLIONO LO SGOMBERO DI UN CENTRO SOCIALE DI DESTRA, A GENOVA LA LEGA DI UNO DI SINISTRA… I CENTRI SOCIALI, SE RISPETTANO LA LEGALITA’, NON VANNO CRIMINALIZZATI, SONO LUOGHI DI AGGREGAZIONE SOCIALE DELLE MINORANZE… E LE OCCUPAZIONI ABUSIVE HANNNO PORTATO SPESSO ALLA RIQUALIFICAZIONE DI AREE CITTADINE… E PARTITI CHE VIOLANO LE LEGGI NON HANNO TITOLO PER PARLARE DI LEGALITA’
Partiamo da due notizie odierne.
La più nota è la richiesta del consiglio comunale capitolino per lo sgombero di CasaPound-
Una mozione che impegna la sindaca ad “attivarsi presso gli Organi competenti affinchè sia predisposto lo sgombero immediato dello stabile sito in Via Napoleone 111 illegalmente occupato dall’associazione CasaPound”.
Proposta dal consigliere dem Giovanni Zannola, è stata approvata a maggioranza dal consiglio comunale di Roma: a votare a favore, oltre al Pd, anche il Movimento 5 Stelle. Trenta sì contro 4 no, tutti di consiglieri di destra.
“In questi mesi si è usato sul tema degli sgomberi il pugno duro — ha detto in Aula Zannola presentando la mozione — noi chiediamo alla Giunta di fare altrettanto con un edificio di pregio al centro di Roma occupato ormai dal 2003.
La seconda riguarda il più noto centro sociale di Genova, lo Zapata di Sampierdarena.
Il sedicente assessore leghista “alla sicurezza” annuncia che lo Zapata sarà il «primo centro sociale di cui ci occuperemo, visto che i Magazzini del Sale sono interessati dal progetto sulle periferie: quell’edificio sarà destinato ad attività sociali o museali, quindi il primo spazio abusivo che dovrà liberarsi è lo Zapata e subito dopo ci sarà il centro sociale Terra di Nessuno”
Immediata la risposta degli attivisti e di tanti genovesi che nello spazio autogestito di via Sampierdarena hanno assistito a concerti, dibattiti, spettacoli teatrali e hanno partecipato alle attività della palestra popolare: sui social network, in particolare su Facebook e Instagram, è partita la mobilitazione a suon di hashtag #iostoconlozapata.
Da un lato Pd e M5S, dall’altro la Lega, vogliono chiudere centri sociali di diverso orientamento politico.
Tre partiti di potere (nazionale o locale) che non hanno altro a cui pensare che a fare la guerra alle minoranze, se vogliamo andare al dato politico.
Dimenticando, caso della Lega, che nei centri sociali sono passati Salvini e la Borgonzoni, tanto per non fare nomi.
Certo, c’e’ un discorso di legalità , che in verità riguarda più CasaPound che lo Zapata, diverse sono le storie dell’occupazione e del valore dell’immobile.
Oggi CasaPound ha un tessuto di imprese correlate e potrebbe permettersi di pagare un affitto o di sanare una parte del pregresso.
Ma all’interno sono state ricavate abitazioni che non si sa bene a chi siano state assegnate. Se è vero che sono famiglie indigenti, vanno tutelate. Se invece fossero abitate dai vertici del Movimento andrebbero assegnate ad altri, non ci piove, non si può occupare per fini sociali e sistemarvi i parenti.
Lo Zapata invece la ha forma di un luogo di aggregazione aperto al quartiere, è innegabile che abbia una funzione sociale e non risulta coinvolto in vicende illegali.
Perchè il problema di fondo è questo: le minoranza vanno tutelate in una democrazia, non perseguitate.
Se all’interno di questi Centri si dimostra che vengono poste in essere attività illegali, esiste il codice penale e la responsabilità soggettiva.
E se si vogliono legittimamente recuperare immobili si persegua la strada della discussione e della mediazione, non quella degli atti d’imperio, offrendo alternative di immmobili comunali che sono disponibili.
Vale per gli sgomberi dei disperati che dormono in edifici fatiscenti, vale per le minoranze politiche che hanno diritto a manifestare il proprio dissenso.
La soluzione non è una sedicente destra che persegue una sedicente sinistra o viceversa. Chi ha cervello impari ad usarlo.
Anche perchè da un governo che viola le leggi non abbiamo proprio bisogno di lezioni di legalità .
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
“IN NESSUN CASO PUO’ DISPORSI IL RESPINGIMENTO ALLA FRONTIERA DI MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI”… TRATTENERE OTTO MINORI A BORDO DELLA SEA WATCH VUOLE DIRE AVER VIOLATO LA LEGGE (STUPIDAMENTE)
Mentre il ministro dell’Interno cambia idea sull’ipotesi di farsi processare per l’accusa di
sequestro di persona aggravato relativa al caso Diciotti all’orizzonte si profila l’ipotesi di una nuova grana legale per Salvini.
A bordo della nave Sea Watch 3 ci sono 47 migranti (da inizio d’anno ne sono sbarcati in Italia 155) di cui 15 sono minorenni.
Salvini qualche giorno fa durante un comizio ad Avezzano ha dichiarato che a bordo dell’imbarcazione non ci sono bambini, ma naturalmente questa è una mezza verità perchè un minorenne non è necessariamente un bambino. Ed i nuovi guai giudiziari per il vicepremier leghista potrebbero venire proprio da lì
Perchè Salvini sta violando la legge che vieta il respingimento dei minori non accompagnati
L’ex deputata PD Sandra Zampa ricorda come l’articolo 3 della legge 47/2017 recante Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati approvata durante la scorsa legislatura prevede che «in nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati».
L’articolo 3 è andato a modificare l’articolo 19 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il Testo Unico sull’Immigrazione (che a sua volta era stato modificato dalla Bossi-Fini), e vieta il respingimento dei minori non accompagnati.
Una volta accertata l’identità e la condizione dei 15 minorenni a bordo della Sea Watch 3 lo Stato italiano ha l’obbligo di farsi carico di quelle persone.
Dei quindici minorenni a bordo della nave della ONG otto sarebbero non accompagnati. Quei minori quindi, a norma di una legge che anche un ministro dell’Interno come Salvini è tenuto a rispettare, devono essere fatti sbarcare.
Motivo per cui la Procura dei Minori di Catania ha chiesto ufficialmente che venga consentito lo sbarco dei minorenni della Sea Watch 3 al fine di procedere al collocamento nelle apposite strutture per l’accoglienza dei minori.
Secondo il procuratore per i minorenni Caterina Ajello fintanto che rimarranno a bordo dell’imbarcazione al largo di Siracusa i diritti dei minori «vengono elusi a causa della permanenza dei suddetti minori a bordo della nave poichè quantomeno non possono beneficiare di strutture di accoglienza idonee e sono costretti a permanere in una condizione di disagio sino a quando la situazione politica internazionale non sarà risolta, con grave violazione dei loro diritti».
A complicare le cose per il governo c’è il fatto che — ricorda Zampa a Dire — il MoVimento 5 Stelle votò compatto per l’approvazione della legge: «il voto dei parlamentari a 5 Stelle fu unanime.
Tutti hanno votato a favore delle nuove norme lavorando in Commissione sotto la guida della collega Dadone, rieletta nel 2018».
A votare a favore furono anche il concentratissimo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli e il Presidente della Camera Roberto Fico.
Insomma la legge che potrebbe mettere nuovamente nei guai Salvini è stata votata dai suoi alleati di governo, che però oggi sembrano essersene dimenticati e parlano di fantomatiche (e inesistenti) indagini a carico del comandante della Sea Watch per “violazione delle leggi del mare”.
Eppure il governo sa bene cosa è scritto nel Testo Unico sull’Immigrazione perchè non ha chiesto di far tornare i migranti in Libia ma di farli sbarcare in Tunisia (prima) e in Olanda (poi).
La legge infatti prevede che «non sono ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura».
Esattamente quello che succede nei campi di prigionia libici.
Il primo passaggio sarà la richiesta da parte della procura dei minorenni di apertura della pratica a tutela dei minori non accompagnati.
In seguito ci saranno le verifiche previste dalla legge sulle autodichiarazioni fornite dai migranti per accertarne l’identità e l’effettiva età anagrafica.
La Procura dei minori valuterà se denunciare una violazione della legge a causa della mancata tutela dei minori a bordo della Sea Watch e a quel punto la Procura di Catania dovrà stabilire se è stato commesso un abuso e quindi aprire un fascicolo d’indagine a carico di chi ha preso la decisione di lasciare in mare i migranti salvati dalla ONG.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2019 Riccardo Fucile
“IN GIUNTA TROVERANNO IN ACCORDO, MA IL AULA IL RISULTATO POTREBBE ESSERE DIVERSO”
Senatore Gregorio De Falco, membro della giunta per le elezioni e immunità del Senato ed “espulso” dal M5s, che idea si è fatto della retromarcia di Salvini, che oggi chiede di non essere processato per il caso della nave Diciotti?
“Sono rimasto molto meravigliato: il ministro dell’Interno si vanta di essere persona coerente. Mi sembra indecoroso adesso questo cambio di rotta. Sono rimasto deluso”.
E l’atteggiamento vacillante del M5s come lo giudica?
“Fino a ieri la posizione del Movimento era ineccepibile dal punto di vista della coerenza con la sua posizione ideologica, che è quella di concedere sempre l’autorizzazione a procedere. Forse è stato proprio questo a spingere Salvini al clamoroso voltafaccia. Di Maio, però, ha detto che lo stop allo sbarco dei migranti a bordo della Diciotti è un atto condiviso di governo, che di fatto è un atto politico, di per sè insindacabile”.
Lei, in quanto membro della giunta come interpreta l’immunità ?
“Aldilà del fatto che per me è meglio valutare le cose in scienza e coscienza, essendo l’immunità una deroga che sottrae un soggetto al suo giudice naturale, andrebbe interpretata nel modo più ristretto possibile. Tant’è vero che la norma impone che si possa negare l’autorizzazione a procedere soltanto nel caso ci sia la maggioranza assoluta di componenti dell’Aula. L’interpretazione restrittiva è anche a garanzia della separazione dei poteri”.
In questo caso non le sembra invece che ci sia la volontà di creare un conflitto tra poteri dello Stato?
“Mi ha fatto specie una nave militare bloccata in un porto per tanti giorni. È come se si fosse messo a confronto il ministro dell’Interno e la Guardia Costiera come corpo della Marina militare. Mi è dispiaciuto molto non sentire neanche una parola a riguardo da parte del Capo di Stato maggiore della Marina”.
Come andrà a finire?
“I senatori dovranno decidere se lo stop alla Diciotti sia stato un ‘atto politico’ o un ‘atto amministrativo’. Io penso che in giunta si troverà un accordo tra le forze di maggioranza. Ma in Aula il risultato potrebbe essere diverso”.
“Quello sulla Diciotti non è in nessun modo configurabile come un atto politico”. Mentre i suoi (ex) compagni del Movimento 5 stelle si scervellano sul da farsi, il senatore Gregorio De Falco ha già formulato un pensiero preciso sull’autorizzazione a procedere chiesta dal tribunale dei ministri nei confronti di Matteo Salvini. Non un parere qualsiasi.
Perchè l’ex comandante è uno dei componenti della Giunta per le immunità del Senato. Quella che è chiamata a formulare una proposta all’Aula: salvare il soldato Salvini, o spedirlo davanti alla sbarra? E nella quale gli equilibri si possono giocare sul singolo voto.
“Tutti devono essere giudicati dal loro giudice naturale — spiega De Falco — ma la legge stabilisce garanzie precise in caso un individuo ricopra un ruolo da ministro o parlamentare. La maggioranza può sottrarlo al giudizio qualora ritenga che quello per cui è perseguito sia un atto politico”. Un ragionamento che può sembrar partire da lontano, ma in realtà molto lineare. “La necessità è chiarire cosa sia un atto politico. Che a mio avviso ha un livello di responsabilità tale da contemplare un orizzonte di finalità pubbliche”.
Ecco il cuore della vicenda: “L’atto politico ha caratteristiche generali e di astrattezza di indirizzo”.
Si spieghi.
*”Mi spiego. Se io dico tramite un provvedimento che nessuna nave può avvicinarsi al porto, per esempio, di Siracusa per determinate ragioni, faccio una scelta di indirizzo politico generale. Se impedisco lo sbarco di una singola nave dove sta la finalità generale? È una scelta specifica”.
E quindi?
“Quindi quello sulla Diciotti non è mai configurabile come atto politico”.
De Falco sembra anche criticare i suoi ex colleghi M5s quando spiega che la responsabilità di quel che è accaduto non si può estendere all’intero governo, come dicono in queste ore i 5 stelle, Luigi Di Maio in primis: “Una posizione del genere sarebbe ragionevole se ci fosse stata una condivisione su un atto normativo, un provvedimento. Ma anche lì di carattere generale, non nella fattispecie della nave. Cosa che non è avvenuta”.
(da “Huffingtponpost”)
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