Destra di Popolo.net

L’ONOREVOLE GRILLINA E I SINDACATI CHE “COSTRINGONO LA GENTE A SCENDERE IN PIAZZA”

Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile

IN PIAZZA A ROMA MOLTI ELETTORI DELUSI DA LEGA E M5S

Per la serie “Tre passi nel disagio” vi presentiamo oggi l’onorevole del MoVimento 5 Stelle Vittoria Baldino che venerdì ad Omnibus ha detto: “Credo che molte persone siano costrette a scendere in quella piazza, io penso che andrò per parlare con la gente”.
Una frase alquanto sibillina che si riferiva alla manifestazione dei sindacati in piazza San Giovanni dal titolo “Futuro al lavoro” convocata da CGIL, CISL e UIL e che ha visto il debutto del neosegretario Maurizio Landini contro la Manovra del Popolo.
Ma non finisce qui. Antonello Caporale sul Fatto ci racconta oggi che in piazza c’erano molti elettori di Lega e M5S, che però non sembrano entusiasti del nuovo governo e minacciano di cambiare partito alle elezioni europee:
La piazza è piena ma promette che le urne, almeno viste da qui, a maggio per le europee resteranno vuote. “Fanno casino, gridano contro, non mi piacciono molto. Mi sembra che non abbiano le idee chiare”, Antonio, metallurgico torinese, astenuto ieri, astenuto domani.
“Io ho votato Lega”, dice Luigi da Ivrea. “Io Lega”, cosi Vittorio da Novi Ligure. “Adesso fottetevi”, ribatte Umberto, la maglietta di Potere al Popolo, new entry a sinistra.
Ma la Baldino non demorde e si presenta lo stesso in piazza nella veste di testimone oculare sul luogo del presunto delitto: «Lei sola. Di Maio, che pure sarebbe ministro del Lavoro e qualche attenzione dovrebbe prestarla a manifestazioni come queste, ha risolto il conflitto, ora silente ma non più inconsapevole, salendo in groppa al cavallo di battaglia del Movimento: tagliare le pensioni d’oro ai sindacalisti», commenta il Fatto.
E cosa scopre, la Baldino? Che non ha avvertito alcun malcontento nei confronti del governo, dice, “come sospettavo”, ribadisce visto che a lei non si può nascondere nulla. E i manifestanti costretti? Su quello nemmeno una parola.
Meglio cambiare discorso inventando, così una figuraccia copre l’altra.

(da “NextQuotidiano”)

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PERCHE’ DI MAIO E SALVINI SONO STATI CONTESTATI A VICENZA

Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile

QUELLO CHE I TG HANNO OSCURATO

«Banca d’Italia e Consob andrebbero azzerati, altro che cambiare una-due persone .Az-ze-ra-ti», sillaba Matteo Salvini. E Luigi Di Maio non è da meno: «Per Bankitalia serve discontinuità . Se pensiamo a tutto quel che è accaduto in questi anni non possiamo pensare di confermare le stesse persone che sono state fino ad oggi nel direttorio di via Nazionale».
I media hanno registrato ieri gli attacchi furiosi dei due leader del governo gialloverde nei confronti delle istituzioni che tutelano il risparmio e il credito, ma nessuno ha spiegato il motivo di un attacco così aperto.
Perchè la verità  è l’esatto contrario: ieri Salvini e Di Maio sono stati in realtà  contestati e hanno parlato di Bankitalia e Consob per rispondere e buttarla in caciara.
Per capire cosa sia successo ieri bisognerebbe prima di tutto segnalare dove si trovavano i due vicepremier, ovvero al centro sportivo Palladio di Vicenza dove erano stati invitati a parlare a un’assemblea che raccoglieva i 1400 ex azionisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.
I due vicepremier si sono incontrati ieri, nel Palasport della cittadina veneta, sciogliendo in un rapido abbraccio i giorni di gelo e di scontro su più di un dossier.
Prima di parlare però erano stati entrambi contestati: Di Maio si è trovato apostrofato con   una serie di «buffone, a casa, vergogna» perchè ha scelto di entrare dall’ingresso principale, Salvini ha schivato la contestazione perchè è entrato da un ingresso secondario e non presidiato.
Ma c’è anche chi ha piantato all’ingresso del Palasport una croce con scritto “Traditori”. Mentre la polizia rimuoveva lo striscione: “Salvini come Zonin. Dove sono i 49 milioni?”.
E perchè i due sono stati contestati?
Perchè Lega e M5S hanno varato un piano per rimborsare i risparmiatori: in manovra il governo ha stanziato 525 milioni l’anno fino al 2021 per indennizzarli: potranno accedervi ex azionisti e detentori di bond subordinati (per i primi il rimborso è al 30%, per i secondi al 95%, entro i 100 mila euro),   ma a quel piano mancano ancora i decreti attuativi.
E mancano perchè   una parte consistente degli azionisti di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza chiedeva da tempo, con forza, che passasse in Parlamento l’indennizzo senza arbitrato, e alla fine è passato.
Ovviamente la Commissione Europea ha ribadito che esistono norme che regolano i rimborsi per i risparmiatori. Salvini e Di Maio hanno dichiarato a più riprese, anche ieri a Vicenza, che procederanno a dispetto dell’Europa. Ma non l’hanno mica fatto.
L’eliminazione dell’arbitrato ha fatto scattare la reazione europea perchè in assenza di un giudice che certifichi il cosiddetto misselling, il rimborso automatico delle azioni potrebbe configurarsi come una violazione delle regole sugli aiuti di Stato.
Occorre ricordare che in circostanze analoghe l’Ue ha dato l’ok all’intervento dello Stato fissando tuttavia una serie di paletti.
Deve esserci prima di tutto il giudizio di un organismo indipendente, tribunale o arbitrato. In secondo luogo, la banca colpevole deve essere fallita e non essere più sul mercato. In terzo luogo, la misura deve riguardare piccoli investitori.
Infine, la compensazione può giungere solo dopo che sono state imposte eventuali misure di burden-sharing o bail-in, ossia di partecipazione alle perdite da parte di azionisti o obbligazionisti.
Per questo Palazzo Chigi sarebbe pronto ad inserire l’obbligo, per chi fa richiesta degli indennizzi, di portare la documentazione bancaria o giudiziale «idonea a comprovare violazioni massive» del Testo unico della Finanza che hanno causato il«danno» da risarcire. E proprio questo ha fatto arrabbiare chi contestava Di Maio e Salvini.
Ecco quindi che la storia si fa molto più completa grazie alla ricostruzione temporale degli eventi.   «Abbiamo stanziato un miliardo e mezzo.
Bruxelles dice che non si può fare, ma chi se ne frega di Bruxelles. Tra qualche mese quei signori non ci saranno più», ha detto Di Maio. La questione però è ben più intricata: andare avanti senza un arbitrato che decida chi ha davvero diritto ai rimborsi e chi no non sarà  affatto semplice.
Così si va avanti a suon di accuse: «Presto sarà  operativa la commissione banche guidata da Gianluigi Paragone — ha annunciato Di Maio — li convocheremo tutti e li faremo cantare».
Alla questione poi Di Maio ha collegato anche la conferma di Luigi Federico Signorini alla vicepresidenza di Bankitalia con posto nel Direttorio,   continuando a chiederne la testa con l’unico motivo di tacitare le contestazioni.
Nemmeno a farlo apposta, Signorini ha voluto citare una frase di Ernesto Rossi presentando un volume sull’economista che è sembrata una risposta indiretta alle polemiche di questi giorni: «Non bastano le buone intenzioni. Ho conosciuto un bambino che credeva di fare il bene d’un pesce rosso tirandolo fuori dalla vasca per asciugarlo col fazzoletto. E molte persone grandi fanno per buon cuore quel che voleva fare il bambino. Credono d’aiutare, e invece fanno del male, perchè non sanno quali sono le conseguenze delle loro azioni. Per saperlo, almeno fin dove è possibile, bisogna studiare…».
La metafora è talmente chiara che non c’è bisogno di spiegarla. E lo scontro a breve entrerà  nel vivo: domani, se non sarà  riconfermato, Signorini decadrà  e il direttorio di Palazzo Koch rimarrà  con un posto vacante. Che il consiglio di Via Nazionale faccia un altro nome cedendo ai diktat della politica è escluso. L’ipotesi più probabile è uno stallo.
D’altro canto Signorini è diventato improvvisamente un nemico del MoVimento 5 Stelle perchè ha osato criticare la manovra gialloverde in audizione segnalando tutte le criticità  che a breve saranno visibili a tutti. Per questo lo odiano. Antonella Baccaro sul Corriere della Sera segnala oggi un altro aneddoto interessante e aggiunge che a breve il Direttorio potrebbe essere esautorato
Sarebbe persino giunta voce che nel dossier preparato a uso dei ministri del M5S su Signorini, gli sarebbe stato attribuito, come nota di demerito, un passato da «comunista». Ma se questo è«colore», l’idea invece che si voglia «condizionare» l’operato di Bankitalia appare così inaccettabile che si preferisce pensare che il governo abbia solo «rinviato» la decisione su Signorini (che comunque scade domani e non è prorogabile).
Un rinvio reso possibile dal fatto che il direttorio di Banca d’Italia, che comprende altri quattro membri, è un organo collegiale comunque in grado di funzionare. Certo, il 10 maggio scadranno altri due membri (Salvatore Rossi e Valeria Sannucci). Se il copione del rinvio si ripetesse, allora sì che il direttorio sarebbe all’impasse. Ipotesi considerata impossibile per i risvolti che avrebbe sui mercati.
Ecco quindi che i contorni della partita si fanno ben definiti. E si capisce che riguardano una partita più complicata in cui ci si gioca l’indipendenza della Banca d’Italia di fronte a una delle macchine di propaganda più ben congegnate della storia. Le conseguenze di una vittoria dei gialloverdi su via Nazionale sono sotto gli occhi di tutti.

(da “NextQuotidiano”)

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L’INTERCETTAZIONE DI PASQUARETTA: “HO PRESO UN AVVISO DI GARANZIA AL POSTO DI APPENDINO”

Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile

“ORA NON POSSO ESSERE ABBANDONATO”

Era l’inchiesta di troppo per Chiara Appendino quella sulla falsa consulenza al Salone del libro di Torino.
Ecco perchè il suo ex portavoce, Luca Pasquaretta, sfogandosi al telefono con gli amici e gli ex colleghi, ha ripetuto più volte, non pensando di essere intercettato: “Mi sono preso gli avvisi di garanzia al posto suo, ora non posso essere abbandonato”.
Pasquaretta, il fedelissimo della sindaca grillina, ha sempre negato che lei fosse a conoscenza di quella paga extra che aveva ricevuto indebitamente.
E le sue parole al telefono sembrano suggerire che è questo il segreto che custodisce.
A luglio 2018, messo con le spalle al muro dalla denuncia dell’opposizione a Palazzo Civico, il “pitbull” di Appendino è scomparso nelle retrovie, ha detto che avrebbe restituito i 5 mila euro che non gli spettavano, e si è preso l’avviso di garanzia per peculato. Ma poi, in privato, ha iniziato con le pressioni. E sempre con maggiore insistenza, affinchè lei gli trovasse un altro incarico.
“Qui succedono cose brutte perchè sto perdendo la pazienza” diceva all’assessore e amico Alberto Sacco a settembre.
Pasquaretta in quei giorni aveva la sensazione che non si occupassero della sua pratica, e sentiva sfumare l’incarico a Roma al ministero dell’Economia o con l’europarlamentare Tiziana Beghin.
Appendino, che è stata sentita come testimone lunedì scorso ha minimizzato, “non mi sono mai sentita minacciata”.
Alberto Sacco, invece, interrogato due volte in pochi giorni, non ha potuto negare. Ma l’indagine per estorsione ha scoperchiato una vecchia vicenda che ora rischia di mettere all’angolo proprio lei.
Perchè non ha denunciato? Si chiedono in molti, compresi i cinquestelle in Comune.
Perchè, di fronte al ricatto, lei ha continuato a frequentarlo invitandolo addirittura un mese fa, alla festa di compleanno della figlia?
Come mai Pasquaretta che l’aveva messa così terribilmente in imbarazzo facendosi dare una consulenza fittizia senza informarla è approdato addirittura allo staff della sottosegretaria Laura Castelli?
Dopo una settimana di interrogatori in procura (il pm Ganfranco Colace ha sentito come persone informate sui fatti Chiara Appendino, la sottosegretaria Laura Castelli e l’europarlamentare Tiziana Beghin) anche Luigi Di Maio ora chiede chiarimenti, forse intuendo che questo piccolo scandalo di provincia nasconde, in realtà , il caso politico che potrebbe indebolire fatalmente la sindaca cinquestelle.
L’assessore Alberto Unia, unico politico nella giunta, l’ex presidente del consiglio comunale, Fabio Versaci, e la capogruppo Valentina Sganga saranno a Roma nei prossimi giorni per confrontarsi direttamente con Di Maio e capire come gestire una possibile crisi se l’inchiesta dovesse coinvolgere anche la loro sindaca più amata.

(da “NextQuotidiano”)

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CARO MAHMOOD, RAGAZZO ITALIANO

Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile

VINCERE CON UNA CANZONE CHE S’INTITOLA “SOLDI”, IL VERO FETICCIO DELL’OCCIDENTE

No, caro Mahmood, non si fa. Non sta bene, vincere la cosa più inoffensiva del mondo (forse dopo il Premio Strega): il festival di Sanremo.
Il carrozzone musical-televisivo che ogni anno si prova a rinnovare, con le sue dirette monumentali, i suoi comici affaticati, la sua parata di ospiti, la sua scelta di canzoni che scontenta sempre qualcuno.
Caro Mahmood, ragazzo italiano. E che brutta cosa, doverlo precisare, come se significasse qualcosa.
Come se essere nato in Italia, parlare italiano, condividere con milioni di ragazzi italiani i gusti e le speranze significasse qualcosa di più, o di meno, rispetto alla tua canzone, alla tua musica che, a sorpresa, è piaciuta a tutti.
Oh, caro Mahmood, che ti doveva capitare: vincere il Festival di Sanremo con una canzone che s’intitola “Soldi” (il vero feticcio dell’Occidente tutto) ed è giusta giusta, tutta dentro i gusti della tua generazione.
Quella dei ragazzi europei, dei ragazzi del mondo che, da che mondo è mondo, si scambiano la musica, la fanno viaggiare da un capo all’altro della Terra, e la sai una cosa, Mahmood? La musica i confini li salta tutti.
Anzi, tu rappresenterai l’Italia — il tuo paese — all’Eurovision Song Contest, che è uno dei luoghi in cui ci si scambia la musica, si canta assieme, alla faccia delle frontiere, delle chiusure, dei muri che risorgono dopo tutta la fatica, e i secoli, che ci sono voluti per tirarli giù.
Eh, però, caro Mahmood, non si fa questo sgarbo, all’Europa miope e meschina dei sovranisti: essere un ragazzo italiano, europeo, del mondo, con la cittadinanza nel Libero Paese della Musica e della condivisione.
Accidenti a te, Mahmood, di madre italiana e padre egiziano, cresciuto in Italia e che di arabo sa poche parole, ma ne conserva tutto il gusto e l’affetto, perchè l’appartenenza è una cosa intima e non un’etichetta.
Accidenti a te, che sei l’esempio perfetto del mondo che verrà , che è già  qui, e chi vuole negarlo o fermarlo, beh, poveretto, forse non ha abbastanza musica, nella sua vita.

(da “Huffingtonpost”)

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LA MAGLIE E IL “GOMPLOTTO” DIETRO LA VITTORIA DI MAHMOOD

Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA SOVRANISTA CON CONTRATTO RAI CHE ACCUSA LA RAI DI AVER FATTO VINCERE “UN METICCIO”

Una giornalista senza paura e senza peli sulla lingua. Anche se a breve partirà  il suo programma in RAI, Maria Giovanna Maglie non ha nessuna remora a denunciare il complotto dietro il Festival di Sanremo, uno dei più grandi business di Viale Mazzini nel quale però sarebbe tutto organizzato a partire dal vincitore Mahmood.
Maria Giovanna Maglie ha un piano Kalergi e nessuna voglia di nasconderlo agli spettatori ignari che ancora credono alle favole della meritocrazia e del “vinca il migliore”.
Il vincitore del festival infatti è “molto annunciato”, scrive su Twitter la prossima conduttrice della striscia tv che fu di Enzo Biagi, perchè si chiama Maometto, ha una frasetta in arabo, il Ramadan e il narghilè “e il meticciato è assicurato“, dice come se fosse appena rimasta incinta del cantante.
Concludendo con un “avete guardato le facce della giuria d’onore?” che è tutto un programma, visto che i giurati erano Mauro Pagani, Elena Sofia Ricci, Claudia Pandolfi, Joe Bastianich, Ferzan Ozpetk, Camila Raznovich, Beppe Servergnini e Serena Dandini, ovvero gente che fa chiaramente parte del complotto demo-pluto-giudaico-massonico che non vi sto a dire perchè mi perdo.
La conduttrice sovranista, che evidentemente tifava per Ultimo come (tu guarda il caso) Salvini, spiega che è stato privilegiato “il meticciato”
Insomma, la Maglie ribadisce: c’è stato chiaramente un complotto nell’organizzazione del Festival fatto dal suo prossimo datore di lavoro.
E lei non ha paura di dirlo, anche se c’è qualcuno che la sfotte: “ma vai a dormire, rosicona”

(da “NextQuotidiano”)

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IL SEQUESTRATORE DI PERSONE VIOLA ANCHE IL SILENZIO ELETTORALE: “ABRUZZESI, ANDATE A VOTARE LEGA”

Febbraio 10th, 2019 Riccardo Fucile

ALTRA PALESE VIOLAZIONE DI LEGGE, OLTRE CHE DEL BUON GUSTO…IL MINISTRO DEGLI INTERNI DOVREBBE DARE L’ESEMPIO DEL RISPETTO DELLA LEGALITA’

Matteo Salvini ha rotto il silenzio elettorale sulle consultazioni regionali in Abruzzo.
Il ministro dell’Interno, all’apertura delle urne, ha invitato su Twitter – per ben tre volte – i cittadini a sostenere la Lega.
Nulla di strano? Tutt’altro: in questo modo il ministro dell’Interno ha violato la legge che impone di non fare campagna elettorale a ridosso delle consultazioni elettorali: “Io ce l’ho messa tutta! Oggi tocca a voi: dalle 7 alle 23, bastano 5 minuti del vostro tempo: una croce sul simbolo LEGA e vinciamo!”, si legge su Twitter.
In un altro tweet, postato all’alba, Salvini – che da ministro dell’Interno dovrebbe vigilare sulla correttezza dello svolgimento delle consultazioni elettorali – scrive: “Oggi in Abruzzo, dalle 7 alle 23, vota Lega! #oggivotolega”.
La scelta di Salvini è stata duramente criticata dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: “Oggi si vota in Abruzzo e il ministro degli Interni Salvini viola la legge elettorale facendo propaganda. Pensano al partito distruggendo l’Italia. L’arroganza e l’incapacità  al potere. Iniziamo a mandarli a casa”, ha scritto
In tema di silenzio elettorale la normativa è chiara: la legge n°130 del 1975 vieta esplicitamente le esternazioni di propaganda a favore di una delle formazioni politiche in corsa “nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni”.
Previsto anche il carcere per chi contravviene a questa regola.
All’ultimo comma dell’articolo 8 si legge: “Chiunque contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa”.
Molti utenti su Twitter hanno fatto notare al ministro dell’Interno lo scivolone: “Ma il silenzio elettorale che fine ha fatto?”, scrive un utente, “hai già  vinto il premio del maestro di travestimenti ….ma dove siamo arrivati il Ministro dell’interno che rompe il silenzio elettorale”, commenta un altro.
Non manca l’ironia: “Mi aspetto che il Ministero Degli Interni intervenga per questa violazione del silenzio elettorale”, scrive un utente, non a caso.
Tra le prerogative del vertice del Viminale in tema di elezioni, infatti, c’è anche quella di vigilare sulla propaganda.
Sul sito del ministero dell’Interno si legge: e’ compito del ministero dell’Interno, ed in particolare della Direzione centrale dei Servizi elettorali — incardinata nel Dipartimento per gli affari interni e territoriali — curare gli adempimenti preparatori ed organizzativi per lo svolgimento di tutte le consultazioni elettorali e referendarie. In particolare, la struttura svolge la funzione di supporto giuridico e tecnico-organizzativo agli uffici elettorali delle prefetture e dei comuni sui procedimenti elettorali, sulla tenuta e revisione delle liste elettorali ed in materia di vigilanza sulla propaganda elettorale.

(da agenzie)

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