Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
STRAGE DI VIAREGGIO: “LO FACCIO PER RISPETTO ALLE VITTIME E PERCHE’ DIMOSTRERO’ IN AULA CHE SONO INNOCENTE”
La procura generale di Firenze ha chiesto 15 anni e 6 mesi di condanna per Mauro Moretti,
sia come amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana sia come ad di Ferrovie dello Stato (per questa parte fu assolto in primo grado dove fu condannato a 7 anni) in relazione alla strage ferroviaria di Viareggio del 2009 che causò 32 morti.
Chiesti inoltre 14 anni e 6 mesi per Michele Mario Elia (ex ad Rfi) e 7 anni e 6 mesi per Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia). Le richieste considerano 6 mesi di taglio per la prescrizione di alcuni reati.
“Ho preso atto di quello che ha detto il procuratore, sono parecchi anni che si discute in merito alla prescrizione e sono stato spesso portato a bersaglio, per la prescrizione, per i fatti di Viareggio. Rinuncio alla prescrizione, lo faccio per rispetto delle vittime, dei familiari delle vittime e del loro dolore. Lo faccio perchè ritengo di essere innocente”, ha detto Mauro Moretti.
Una lezione di stile a chi invoca l’impunità per sequestro di persona.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
NON BASTA UNA MACCHIETTA DI RIVOLUZIONARIO DELLA DOMENICA PER FAR DIMENTICARE LA DERIVA SOVRANISTA CHE HA MINATO LA TRASVERSALITA’ CHE ERA LA FORZA DEL MOVIMENTO
Lui ce l’ha messa tutta: si è fatto vedere con Sara Marcozzi insieme a Luigi Di Maio per risollevare le sorti alle urne del MoVimento 5 Stelle in una tornata elettorale che lo vedeva partire favorito, come in Sardegna, visto che le elezioni politiche del 4 marzo lo vedevano primo partito in Regione e nel frattempo i grillini avevano governato il paese.
Eppure Alessandro Di Battista non è bastato per vincere le elezioni in Abruzzo e il rischio è che non sia sufficiente nemmeno per la Sardegna, dove le suppletive di Cagliari hanno già dato un segnale forte al MoVimento.
Alessandro Trocino sul Corriere racconta tutti i dubbi scatenati dal voto:
Segnale pessimo, perchè proprio sulla forza dialettica ed emozionale del figliol prodigo descamisado puntava il Movimento per recuperare il terreno perduto. Certo, l’Abruzzo non è l’Italia. Certo, i 5Stelle scontano la testardaggine con la quale si presentano ad elezioni locali con una sola lista e una manciata di candidati contro un esercito di rivali, muniti di amici e parenti. Certo, la Marcozzi non era una campionessa di empatia.
Ma il segnale è grave. Dove è finita la forza propulsiva della rivoluzione anticasta?
Dove sono finiti quei 300mila voti presi alle Politiche (39,85 per cento), meno di un anno fa?
Il dubbio è che il Movimento non sia «geneticamente» predisposto a governare. Che il potere, con tutto il carico di compromessi, ne stia logorando il bacino di consensi, la «purezza» ideale.
Che scimmiottare la deriva sovranista della Lega, spostandosi a destra, abbia eroso quel capitale di trasversalismo che era la forza del Movimento.
Il crollo del Movimento può portare solo a due risultati: un rinnovamento della classe dirigente nazionale o un inasprimento dei toni contro l’alleato.
Non a caso Pierluigi Castagnetti twitta: «O si dimette Di Maio o votano sì all’autorizzazione a procedere per Salvini».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
NELLE COMMUNITY INVETTIVE CONTRO L’ELETTORATO ABRUZZESE
Il tonfo elettorale forse li ha resi meno lucidi. 
I fan della community “Noi che vogliamo un’Italia a 5 Stelle” hanno commentato il risultato deludente del Movimento in Abruzzo con un post sulla loro pagina Facebook.
Una sorta di omaggio alla candidata Sara Marcozzi, per giustificarne la cattiva prestazione. Grande foto dell’aspirante governatrice e poi l’accusa: “Tutto il bene fatto non è servito a niente. La politica del clientelismo e del servilismo, unito a una buona dose di ignoranza, ha avuto la migliore”.
La migliore? L’evidente sgrammaticatura – nello stesso momento in cui si accusa l’elettorato di ignoranza – ha effetti comici.
Certo non si tratta di una pagina ufficiale del Movimento, nè della candidata Sara Marcozzi, ma è comunque una community con quasi 300 mila follower.
E sotto una pioggia di commenti dello stesso tenore. In cui l’epiteto “ignoranti” ricorre accanto a quello di “pecoroni”.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL SENATORE DEL M5S INDAGATO PER IL IL TWETT SUI PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION
ll senatore Elio Lannutti è indagato dalla Procura di Roma per il reato di diffamazione aggravata dall’odio razziale in relazione ad tweet pubblicato alcune settimane fa sui “Protocolli dei sette savi di Sion”.
Il parlamentare faceva suo il documento falso creato nei primi anni dello scorso secolo dalla polizia segreta dello Zar per alimentare l’odio contro gli ebrei, attribuendo loro un complotto per sottomettere il mondo con la massoneria.
A determinare l’apertura di un procedimento penale è stata una denuncia presentata presso gli uffici della Digos della Comunità Ebraica di Roma, rappresentata dalla presidente Ruth Dureghello.
Lannutti si era poi scusato, attraverso un post su Facebook, dicendo di aver pubblicato un link sui banchieri Rothschild, senza alcun commento. “Mai una frase, un pensiero, un’azione contro gli ebrei perseguitati e trucidati dai nazisti. Mai affermato di essere antisemita. Grazie a tutti quelli che conoscono la mia storia e le mie lotte, che non si prestano a dubbi”, aveva poi aggiunto il fondatore di Adusbef.
Lannutti non è nuovo a frasi shock. Come quella pronunciata a giugno 2018 in cui, riferendosi all’odissea dei migranti a bordo della Lifeline, affermava che le “Ong finanziate da Soros vanno affondate”.
A determinare l’apertura di un procedimento penale è stata una denuncia presentata presso gli uffici della Digos della Comunità Ebraica di Roma, rappresentata dalla presidente Ruth Dureghello. La Dureghello aveva annunciato la denuncia al Corriere della Sera, chiedendo al MoVimento 5 Stelle di espellere il senatore.
Il MoVimento 5 Stelle per tutta risposta aveva inventato l’antisemitismo involontario per annunciare che non avrebbe preso provvedimenti nei confronti del senatore.
Il 22 gennaio scorso Lannutti aveva pubblicato su Twitter un articolo dalla prestigiosa fonte informativa Sapere-news che affermava che ci fosse un collegamento tra gli ebrei, la finanza mondiale e i rettiliani. L’articolo è stato successivamente cancellato dal sito internet che lo aveva pubblicato.
Il fascicolo è coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
HA VOTATO SOLO IL 53% DEGLI AVENTI DIRITTO, L’8,5% IN MENO
Sebbene oramai da molto tempo ogni competizione elettorale fa storia a sè in ragione
dell’elevato grado di mobilità elettorale e della declinante identificazione partitica, unita a una crescente disaffezione nei confronti della politica, le elezioni regionali dell’Abruzzo rappresentano certamente un test di valore nazionale, senza ovviamente dimenticare alcune specificità locali.
Si conferma, per esempio, la crescita di una modalità di non voto, ovvero l’astensionista intermittente che si reca ai seggi solamente per le elezioni politiche.
Rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno, infatti, ci sono stati 143.000 votanti in meno, mentre in confronto alle regionali del 2014 (che si svolsero in concomitanza con le elezioni europeo) il calo è stato di 102.000 votanti.
A causa della diversa platea di aventi diritto al voto (negli elenchi degli elettori delle regionali sono iscritti d’ufficio anche gli italiani residenti all’estero che nelle politiche, invece, sono inseriti negli elenchi della circoscrizioni estero) l’unico confronto in percentuale corretto è, quindi, quello tra le regionali 2019 e quelle del 2014: – 8,5% (dal 61,56% al 53,11%).
In un quadro di “smobilitazione” elettorale, più che le percentuali, diventano utili i raffronti dei dati in valore assoluto che sono perfettamente confrontabili, però, soltanto per il livello delle coalizioni dal momento che la legge elettorale per le regionali permette di voto disgiunto o comunque solo per il candidato presidente.
I risultati finali delle regionali 2019 possono essere messi, con qualche accortezza, a confronto con le politiche 2018 e le precedenti regionali del 2014.
Il centro-destra passa dai 202.000 voti del 2014 ai 270.000 del 2018 per arrivare ai 300.000 di domenica scorsa, con un trend di crescita costante e assai consistente se si considera che cinque anni fa la Lega Nord non si era presentata e nello stesso giorno alle europee aveva ottenuto un magro bottino dell’1,5%.
Dal canto suo, il centro-sinistra che aveva vinto le regionali del 2014 con 320.000, era crollato alle politiche 2018 a 154.000 voti (Pd più alleati 134.000 e Leu 20.000) e con Legnini candidato Presidente risale a 195.000 voti, con un aumento di 41.000 consensi.
Il Movimento 5 Stelle, invece, era stato il trionfatore delle politiche dello scorso anno con 303.000 voti. In un anno perde ben oltre la metà dei voti (126.000 nelle regionali 2019 con una perdita di 177.000 consensi) e scende anche sotto il 2014 quando aveva ottenuto 148.000.
In attesa di analisi puntuali sui flussi, è già possibile ipotizzare con questa analisi sui voti assoluti che i 177.000 voti in uscita dal Movimento 5 Stelle siano andati in larga maggioranza verso l’astensione e in quote minori al centro-destra (Lega) e al centro-sinistra (liste civiche).
Nella coalizione di centro-destra all’avanzata della Lega (circa 59.000 voti in più rispetto alle politiche 2018) fa da contro altare il dimezzamento dei consensi a Forza Italia (meno 56.000 circa), mentre Fratelli d’Italia, nonostante il traino del candidato Presidente crescono solo di 1.000 voti.
Confermano i voti anche i centristi dell’Udc (più 500 voti), mentre sono totalmente aggiuntivi rispetto al perimetro della coalizione delle politiche i 19.500 voti della lista “Azione Politica”.
La presenza di una pluralità di liste civiche rende oggettivamente difficile l’analisi del comportamento elettorale all’interno del centro-sinistra
Dall’Abruzzo arriva un segnale positivo per i sostenitori di un centro-sinistra inclusivo e aperto sia al civismo sia alla sinistra oltre il Pd, mentre per quest’ultimo vengono confermati i problemi legati al logoramento del brand che si erano manifestati già lo scorso anno.
L’esperienza di governo, dunque, pare premiare la Lega e penalizzare il Movimento cinque stelle, mentre per la costruzione di un’alternativa progressista la strada appare ancora lunga, anche se qualche segnale al futuro segretario del Pd sulla direzione di marcia da seguire dall’Abruzzo è arrivato.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
SITUAZIONE TESA NEL MOVIMENTO, GESTIONE DI MAIO SOTTO ACCUSA
“Così non si può andare avanti”. Nell’inner circle di Luigi Di Maio i volti sono sbiancati già quando sono iniziati a circolare i primi exit poll riservati a ridosso della chiusura delle urne. E dire che le sensazioni erano buone. “Hai visto gli ultimi sondaggi? Ce la giochiamo”, confidava speranzoso appena venerdì Gianluca Vacca, sottosegretario alla cultura e abruzzese doc. E invece…
E invece è arrivata la doccia gelata di un risultato dimezzato rispetto alle politiche, con la Lega che invece raddoppia. Sara Marcozzi si palesa davanti alle telecamere quasi tre ore dopo le prime proiezioni. Volto tesissimo. Sono stati centottanta minuti a compulsare illusorie sorprese dai dati reali, ma soprattutto attaccata al telefono per capire cosa fare, cosa dire, come uscirne. La linea che alla fine ha prevalso è stata: minimizzare, minimizzare, minimizzare.
Così ecco partire l’ennesima tiritera dei venti candidati contro le armate avversarie, dei portatori di voto degli altri partiti, della peculiarità delle elezioni amministrative, della sostanziale “conferma dei risultati di cinque anni fa”.
Fatto salvo per quest’ultima, argomentazione piuttosto risibile, tutti elementi che hanno contribuito al desolante quadro del day after.
Ma se il massimo a cui si arriva sono le parole di Danilo Toninelli, secondo il quale “certamente c’è un po’ di delusione perchè se avessimo vinto avremmo dato una enorme mano a quella popolazione”, o quelle del senatore abruzzese Gianluca Castaldi (“Grazie anche di aver condiviso con noi la delusione per risultati che ci aspettavamo migliori”) di certo non basta.
Non basta perchè il capo politico si è speso assai per la corsa della sua candidata. Insieme a Alessandro Di Battista e a una larga fetta del gruppo parlamentare. E se l’Abruzzo è un segnale di un qualcosa ma non è il tutto, è pur sempre un indicatore molto preoccupante.
“Così non va bene — commenta un dirigente stellato — al di là delle locali dove andiamo sempre peggio non possiamo non nasconderci dietro un dito”.
Qui la parte più interessante dell’analisi: “Era un voto amministrativo anche per la Lega, e loro hanno raddoppiato i consensi in una Regione dove storicamente non esistevano”.
E quindi il primo effetto che sta maturando nel post voto è un lento ribaltamento del tavolo.
Con Salvini, fino a ieri accreditato come quello che più facilmente avrebbe potuto imboccare la porta d’uscita dagli stipiti gialloverdi a predicare calma e “nessuna conseguenza sul governo”.
E con il M5s ad interrogarsi sul come, se e quanto questo strano ircocervo gli dreni voti, e fino a quando sarà accettabile prestarsi al gioco.
La fibrillazione è alle stelle. Il deputato Giorgio Trizzino dà voce alle perplessità di tanti: “La Lega ha puntato scientificamente fin dal primo momento ad indebolire ideologicamente e politicamente il Movimento 5 stelle, con il chiaro obiettivo di usarlo fino in fondo prima di gettarlo via”.
Al momento nessuno mette in ballo la tenuta del governo. Almeno non fino alle europee, non fino a che la macchina del reddito di cittadinanza avrà faticosamente cominciato a camminare. Ma la riflessione è aperta.
E investirà con tutte le tensioni del caso i due dossier più delicati al momento sul tavolo: Tav e autorizzazione a procedere per Salvini.
Senza dimenticare la delicata questione delle autonomie. La posta verrà alzata al massimo.
Se sul no a mandare il ministro dell’Interno alla sbarra erano persuasi tutti i vertici, che si costruivano con pazienza la strada, oggi filtra molta più incertezza e preoccupazione.
Una situazione totalmente fuori controllo, nella quale il neo-governatore di Fratelli d’Italia Marco Marsilio può tranquillamente dire che “il voto dimostra l’inconcludenza e l’incompetenza del M5s”, pur appoggiandosi su una maggioranza che per quasi i due terzi ne condivide l’esperienza di governo.
“Ora il momento di una seria analisi”, dice Sergio Battelli, presidente della commissione Affari europei di Montecitorio, mentre l’opposizione interna, da Paola Nugnes a Elena Fattori, alza la voce, guarda a Roberto Fico e chiede un netto cambio di passo.
Dall’identificazione dell’analista dipenderà tutto il futuro prossimo delle 5 stelle.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
UNA SERIE DI POST DELIRANTI: DA COLPA DEL PD ALLE LISTE CIVETTA FINO AGLI ABRUZZESI “MAFIOSI”
C’è Mario Improta in arte Marione che dà degli idioti agli elettori abruzzesi e che poi si
lamenta su Facebook perchè gli hanno cancellato la vignetta dando la colpa al PD.
E poi ci sono gli elettori a 5 Stelle che con la classe che li contraddistingue da sempre quando affrontano i risultati elettorali danno la colpa a tutti tranne che ai loro leader. L’analisi della sconfitta nel MoVimento si contraddistingue per alcuni passaggi obbligati sempre uguali.
L’ordine è indifferente, l’importante è non mettere in discussione la leadership del partito. La non-vittoria in Abruzzo non fa eccezione.
Si parte generalmente con una constatazione obbligata: il M5S non ha perso. Anzi: ha vinto perchè è il primo partito.
Non solo, è l’unico vero partito perchè le altre due coalizioni hanno presentato una serie di liste “civetta” e partitini accozzaglia per riuscire a vincere.
A quanto pare ad oggi nessun elettore del M5S è riuscito a spiegare come mai il partito di Casaleggio non scelga di appoggiarsi a liste civiche.
Che non sono un “trucchetto” per barare alle elezioni ma un modo per vincerle. Qualcuno potrebbe pensare che in fondo ai piani alti del MoVimento a pochi interessa vincere davvero.
Ed eccoli quindi tutti in fila a raccontarci che il M5S può ancora guardare tutti dall’alto in basso, a testa alta, perchè senza accozzaglie il MoVimento avrebbe sicuramente vinto grazie al quel 20% contro le percentuali decisamente più basse raccolte dalle tante liste “civetta” delle coalizioni di centrodestra o di centrosinistra.
Ma che civetta non sono visto che il loro appoggio ai rispettivi candidati era dichiarato (come del resto prevede la legge).
I geni della matematica pensano che abolendo le “liste civetta” (a proposito, perchè non lo fanno visto che sono al governo?) il 20% della Marcozzi sarebbe stato sufficiente per trionfare. Forse perchè pensano che gli elettori delle parti avverse scomparirebbero. Ma non è così.
L’apice lo raggiunge Dino Giarrusso che ad Agorà ha detto che la Marcozzi ha conquistato più voti rispetto alle precedenti regionali. Il problema è che non è vero e quando Serena Bortone lo corregge Giarrusso casca dal pero e chiede scusa.
La spiegazione non vi convince? Non vi preoccupate, se non vi piacciono le nostre idee ne abbiamo altre.
Ecco qui che qualcuno dà la colpa al PD (e a chi sennò?). Sono stati gli elettori piddini a far perdere la Marcozzi votando per il candidato di Centrodestra.
Pur di non far vincere un pentastellato gli elettori di centrosinistra hanno deciso di far vincere il candidato di Fratelli d’Italia sostenuto dalla Lega.
Gli analisti di Twitter ci spiegano che invece è proprio la piddinizzazione del MoVimento a causarne la sconfitta e che se il processo dovesse continuare potremmo addirittura assistere alla sparizione del M5S.
Insomma, quando si perde è colpa degli altri, o perchè hanno votato per fare un dispetto o perchè il partito sta “imitando” il PD.
Ma se il M5S continuerà a conservare la sua quota di originalità allora potrà continuare a vincere. Come ha fatto alle politiche del 4 marzo, quando per andare al governo ha dovuto fare un inciucio, pardon “contratto” con la Lega.
C’è però anche chi dà la colpa proprio alla candidata Sara Marcozzi. Alcuni pentastellati si chiedono come mai sia stata candidata per una seconda volta nonostante avesse già perso le ultime regionali.
E viene sollevato così un problema di nepotismo e favoritismi all’interno del MoVimento 5 Stelle. La candidata alle regionali è infatti la compagna del sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Giorgio Sorial.
Ma è solo un attimo.
La linea ufficiale è un’altra e la riassume bene il senatore Gianluigi Paragone che a Radio Cusano Campus ha detto che il voto «ci dice che i cittadini abruzzesi hanno gradito il modo in cui in questi anni sono state gestite le cose e quindi non avevano intenzione di cambiare. Evidentemente gli abruzzesi sono soddisfatti della gestione del centrosinistra e di quella del centrodestra nel recente passato».
Sentite anche voi un poderoso sfregare di denti? Non vi sbagliate perchè Paragone ci tiene a ribadire che «il voto delle amministrative è marginale e si prendono in considerazione aspetti della quotidianità , e’ un voto che riguarda soprattutto la sanità ». Robetta insomma.
La linea di Paragone si traduce in una serie di post di insulti contro gli abruzzesi colpevoli di aver votato per quelli sbagliati.
È noto che per il M5S l’esercizio della democrazia e della sovranità popolare è valido solo quando a vincere sono loro. Quando invece vincono gli altri (sempre senza che il M5S perda, mi raccomando) succede che il voto venga utilizzato per dimostrare che gli abruzzesi “sono solo feccia”, come scrive qualche esaltato sulla pagina Facebook della Marcozzi.
Altri parlano di “tradimento” perchè il M5S aveva donato quattro ambulanze e un macchinario per liberare le strade dalla neve.
Insomma fosse anche solo per riconoscenza gli abruzzesi avrebbero dovuto votare per la Marcozzi.
La prossima volta meglio donare le ambulanze ma senza le ruote, con la promessa di regalarle solo in caso di esito positivo della consultazione elettorale (vedi anche “voto di scambio”).
La reazione è chiara: non bisogna più donare soldi ai terremotati. Esattamente la stessa reazione di quando i terremotati di Mirandola non votarono per il M5S nonostante le donazioni.
«La maggior parte degli italiani sono bastardi e sacchi di merda, è un dato di fatto che molti cornuti crescono figli non loro» commenta un altro elettore a 5 Stelle evidentemente soddisfatto per la non-vittoria in Abruzzo.
Altri invece si consolano augurando agli abruzzesi di rimanere una regione del terzo mondo o spiegando che in Abruzzo preferiscono pregiudicati e ladri all’onestà pentastellata.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
“OCCORRE UNO SCATTO D’ORGOGLIO DEL NOSTRO MONDO PERCHE’ NON ABBIA LA MEGLIO LA PEGGIORE DESTRA SOVRANISTA”
“Purtroppo tradire la propria identità non paga”. Così la senatrice M5S Elena Fattori commenta la debacle del Movimento 5 Stelle alle regionali in Abruzzo.
“Spero fortemente – risponde ad Antonio Atte dell’Adnkronos la parlamentare ‘ribelle’ – che ci sia uno scatto di orgoglio da parte del mondo 5 Stelle prima delle europee per non lasciare che abbiano la meglio le peggiori destre sovraniste. La sovranità che proponeva il Movimento era un approccio diverso”.
“Sicuramente – insiste Fattori – occorre un ripensamento delle modalità usate sin qui che hanno avuto un effetto devastante sulla natura profonda e sulla fiducia nel Movimento. Purtroppo chi lo aveva capito sin dall’inizio non solo non è stato ascoltato ma emarginato nelle azioni politiche reali. Non è ancora troppo tardi ma rischia di essere tardi molto presto”.
Riflessione’ è invece la parola d’ordine di un altro Cinquestelle, il deputato Davide Galantino, che ha commentato l’esito delle elezioni abruzzesi in un post su Facebook: “Questi risultati devono portarci a riflettere tutti! Al di là dei meccanismi delle elezioni regionali abbiamo perso 20 punti rispetto alle ultime politiche nonostante ci fossero meno liste in corsa. Ostentare risultati e alimentare troppe speranze non paga. Bisogna essere sinceri e soprattutto saper chiedere scusa quando non puoi mantenere fede a tutte le promesse fatte in campagna elettorale
“Che ci serva di lezione! Il vero cambiamento arriverà quando ogni cittadino italiano potrà essere orgoglioso dei suoi rappresentanti. Il popolo abruzzese ha scelto e va rispettato per le sue scelte”, rimarca il parlamentare grillino, che aggiunge: “A Sara Marcozzi auguro buon lavoro, sono sicuro che con la carica che ci ha trasmesso in questi giorni saprà ottenere comunque grandi risultati!”.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2019 Riccardo Fucile
DA SIGNORA DEI PRESEPI A BESTEMMIATRICE
Ieri la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva molto da festeggiare, visto che il
suo candidato Marco Marsili ha vinto la corsa a governatore in Abruzzo stracciando M5S e centrosinistra.
Per questo si è presentata raggiante davanti alle telecamere di MaratonaMentana per sottolineare che si tratta di una giornata storica (questo è il primo candidato di FdI a vincere) durante lo speciale del Tg di La7.
Qui però accade l’imponderabile: un giornalista la interrompe mentre sta parlando per chiederle dei risvolti dei risultati del voto sul governo e lei si arrabbia e lo richiama: «Fìo mio, si nun me fai risponne…. vabeh, allora, fermo un attimo, ricominciamo da capo perchè non si fanno le cose così…».
E proprio dopo questa frase la Meloni sembra biascicare a bassa voce, senza l’intenzione di farsi captare dai microfoni, qualcosa che somiglia molto a una bestemmia: «Porca Mad….».
La frase, ancorchè pronunciata a bassa voce, è stata percepita da molti nel video che è stato hostato su Facebook: tra i commenti c’è chi ricorda a Giorgia di essere una convinta presepista e chi la sfotte per la sua “delicatezza”.
E dire che qualche tempo fa la Meloni si vantava di segnalare con il suo staff i bestemmiatori su Facebook.
(da “NextQuotidiano”)
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