Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
L’ACCONTO PROPOSTO DI 72 CENTESIMI (IVA INCLUSA) E’ UN INSULTO ALL’INTELLIGENZA … IL GOVERNO FA SOLO MARCHETTE AGLI SPECULATORI… LA PROTESTA SI ESTENDE ANCHE IN SICILIA
Non c’è tregua in Sardegna. I blitz sulle strade non sono finiti. 
La lotta continua proprio mentre Matteo Salvini sbarca sull’isola de La Maddalena per iniziare un tour elettorale di tre giorni convinto che “le posizioni tra pastori e industriali ora siano più vicine”, come dice al suo arrivo.
E invece negli stessi minuti una cisterna che trasporta latte viene bloccata nella zona di Oristano. I pastori aprono il rubinetto e la strada si imbianca di rabbia ancora una volta.
Le rassicurazioni del ministro dell’Agricoltura Gianmarco Centinaio sono servite a poco.
I 72 centesimi a litro come acconto non convincono il variegato mondo dei pastori e non è sufficiente per bloccare le proteste.
La bozza di intesa, con la quale è stato chiuso il vertice di ieri sera in Prefettura tra pastori, industriali, cooperative e presidente della Sardegna Francesco Pigliaru, vacilla già quando manca appena una settimana al voto regionale del 24 febbraio.
Al telefono risponde Felice Floris, portavoce del movimento storico dei pastori sardi: “Sto preparando il formaggio per me. Certo che le proteste continuano. Non ci possono prendere in giro, quell’accordo se lo sono scritto da soli”.
Nel presidio permanente di Thiesi, quello di fronte al caseificio Pinna, bloccato ormai da una settimana i pastori stanno per riunirsi.
Qui Gianuario Falchi, che ha partecipato sia all’incontro al Viminale sia sabato a quello in Prefettura, racconterà le novità , ma l’aria è quella di rivolta.
Novità che per Coldiretti non sono tali. “Siamo tornati indietro di diversi mesi. Adesso chiediamo almeno clausola di garanzia. Devono garantirci che il latte sarà pagato a un prezzo più alto, che comunque non può essere di 72 centesimi. Non c’è nessun accordo”.
Il tempo è poco e scorre veloce. Il tour elettorale di Salvini è appena iniziato.
Se troverà una strada bloccata lungo il suo percorso a causa dello sversamento di latte non è dato saperlo. Ma la tensione sale.
Ieri è stato comunicato ai pastori che le proteste non saranno più tollerate, essendoci anche il ministro dell’Interno sull’isola. Luigi Di Maio per adesso sta alla larga consapevole che il clima è rovente ed è meglio non correre il rischio di incassare proteste.
Proteste che, seppur in ordine sparso, non sono finite.
E la protesta si estende anche in Sicilia dove 600 allevatori della provincia di Enna che manifestano nei pressi dell’Outlet Sicilia Village, nell’area industriale del Dittaino hanno sversato 2000 litri di latte.
Si sono dati appuntamento stamani aderendo alla protesta dei colleghi sardi per chiedere che sia rivisto il prezzo del latte.
“Aderiamo alla protesta dei colleghi sardi che è anche la nostra protesta – dice Carmelo Galati, dell’Unione allevatori Sicilia – E’ inconcepibile che in questo momento il prezzo del latte sia inferiore a quello delle acque minerali”.
Già due giorni fa gli allevatori avevano manifestato a Regalbuto, bloccando la galleria di accesso al paese.
(da “Huffingtonpost”).
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
LA MINISTRA GRILLO TACEVA PERCHE’ DI MAIO LE AVEVA IMPOSTO IL SILENZIO, MENTRE IL SEQUESTRATORE DI PERSONE CONTINUAVA IL SUO SPORCO GIOCO SULLA PELLE DEI DISPERATI
I documenti del ministero della Salute. I tormenti della Grillo e il silenzio dei colleghi in chat. Il no di Di Maio a un intervento umanitario. Documenti riservati e testimonianze raccolte nel ministero della Salute raccontano una storia finora nascosta sul caso Diciotti.
La nave della Guardia costiera, con a bordo 177 migranti raccolti il 16 agosto, attracca nel porto di Catania alle 23,49 del 20 agosto.
Per i successivi due giorni, recita un report interno, il ministero s’informa “esclusivamente attraverso i media”. A bordo due medici volontari dell’Ordine di Malta. A terra quelli dell’Ufficio sanitario marittimo, che danno “reperibilità H24”, ma a cui è preclusa ogni attività .
La mattina del 22 agosto la capitaneria comunica ai medici “l’assenza di novità di carattere sanitario”. E il comandante della Diciotti rassicura: “Situazione tranquilla”.
Ma alle 11 lo stesso Kothmeir scende dalla nave, si precipita nel presidio sanitario e chiede di essere visitato “dovendo conferire con il procuratore di Agrigento” Luigi Patronaggio, che sfidando l’assenza di nulla osta sanitario è in arrivo per un’ispezione.
Alle 14 la capitaneria dà il nulla osta “per urgenti motivi di indagine”, predisponendo “un percorso protetto” per il procuratore.
Per la prima volta, a quasi otto giorni dal naufragio, qualcuno sale a bordo per sincerarsi delle condizioni sanitarie. Non è un medico, ma un magistrato. I migranti vivono giorno e notte all’aperto, dormono per terra, dispongono di 2 water e 2 docce per tutti.
Il procuratore minorile di Catania, Caterina Ajello, chiede lo sbarco dei 27 minori non accompagnati. Ferite e malattie Alle 20 la prefettura allerta telefonicamente i medici a terra. In quattro arrivano al molo di Levante, in attesa dell’autorizzazione che Salvini dà via Facebook. Alle 22,40 comincia lo sbarco dei minori: 25 uomini e 2 donne di nazionalità somala ed eritrea, visitati per oltre un’ora. Due hanno ferite da arma da fuoco. Diciotto su 27 “segni e sintomi di scabbia”.
All’esito di “un’accurata anamnesi”, i medici registrano che “in nessun caso la durata del viaggio dal Paese di origine risulta inferiore a due mesi”. Sulla banchina, ai malati vengono somministrati i primi farmaci anti scabbia e cambiati gli abiti. Quelli vecchi saranno bruciati in un luogo appartato. Di notte vengono portati nei centri di accoglienza dove si attiva il protocollo per “escludere l’incubazione di malattie infettive”.
Per scongiurare un’epidemia, i medici prescrivono anche “la sanificazione della nave e del tratto di banchina” dov’è avvenuto lo sbarco, “nonchè dei mezzi utilizzati per il trasporto dei migranti”. I timori maggiori sono per i migranti rimasti a bordo: 75 su 150 “presentano scabbia; cinque in stato avanzato”. Il primo trattamento medico “viene eseguito a bordo”. “Seguiranno aggiornamenti”, recita il rapporto del ministero.
La sera del 22 agosto cambia anche il tenore delle comunicazioni tra la ministra della Salute e i suoi collaboratori, ai quali chiede: “Abbiamo mandato ispettori a bordo?”. “No, al momento non risultano necessità di evacuazione”. L’indomani la Grillo parla con Palazzo Chigi. Le dicono di “comunicare che la situazione sanitaria è sotto controllo”. Quindi “nessuna emergenza”. La ministra chiede aggiornamenti periodici. Ne riceve ogni 6/8 ore.
“Purtroppo scabbia e pediculosi sono quasi la norma in situazioni così precarie”, le spiegano. Nessuna attività da parte del ministero per altri due giorni, sebbene il 23 il comandante della nave dica a Riccardo Magi, deputato di +Europa salito a bordo: “Siamo già oltre il tempo massimo”. Il 24 i migranti cominciano lo sciopero della fame e della sete.
Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè porta a bordo biancheria intima per le donne, “che non si cambiano da due settimane”. Undici gli raccontano di aver subito violenze in Libia. A Roma è un giorno agitato.
La Grillo si chiede se aprire un fronte umanitario nel governo. Nella chat dei ministri parla delle donne, vorrebbe farle scendere.
Nessuna risposta. Si ferma. “Manca copertura politica”: Di Maio vuole tenere la linea dura. Anche per un comunicato stampa serve l’autorizzazione a Palazzo Chigi.
La verità è che “siamo stati scarsamente coinvolti e poco informati dai ministero dell’Interno e delle Infrastrutture”. La Grillo vuole cautelarsi. Ordina alla sua segreteria di raccogliere tutta la documentazione, “perchè finora non è chiaro chi ha fatto cosa”.
Chiede dello sciopero della fame e se il trattamento antiscabbia sia somministrato a tutti. Assolutamente sì, le dicono, “è fondamentale in situazione di tale promiscuità oltre al cambio abiti e alla disinfestazione dei locali”.
Il comandante Kothmeir, che in pubblico spiega che “la condizione dei migranti è più che soddisfacente”, la mattina del 25 chiede riservatamente per iscritto un sopralluogo “in relazione al perdurare della permanenza a bordo e tenuto conto del mutevole quadro meteo”.
Teme per la “popolazione ospite” e per l’equipaggio. Si attiva il reparto regionale patologie infettive. Otto tra medici e infermieri salgono a bordo. E scrivono: i migranti 101 e 182 hanno scabbia e sospetta tubercolosi; i migranti 82, 120 e 179 scabbia e sospetta polmonite; il 97 fistola uretrale infettata.
“Necessari ulteriori urgenti accertamenti clinici ed esami di laboratorio” che sulla nave “è impossibile eseguire”. Inoltre “viene segnalato il caso di 11 donne, di cui 3 affette da scabbia, per le quali si sospetta una pregressa violenza sessuale” e si chiede di attivare il codice rosa “previo accertamento clinico ostetrico-ginecologico”.
Tutte queste “ulteriori operazioni sanitarie”, concludono, “si ritiene debbano essere attivate nel più breve tempo possibile stante l’evolutività delle patologie, la promiscuità attuale e l’eventuale diffusione ai membri dell’equipaggio”.
È il primo report sanitario analitico del ministero. A dieci giorni dal soccorso. Viene inviato agli altri ministeri. A questo punto tutti sanno. Il contrammiraglio Sergio Liardo, sentito dalla Procura, mette a verbale: “La situazione a bordo resta sempre precaria e tende ad aggravarsi”.
Il comandante della Diciotti allestisce sul ponte tende da campo. Al ministero aumenta la fibrillazione. Da Palazzo Chigi arriva l’ok per un comunicato stampa, mentre il dipartimento prevenzione si attrezza “per lo sbarco dei migranti fragili con trasferimento al reparto infettivologico dell’ospedale Garibaldi”.
La Grillo parla con il medico a capo del presidio di Catania. Si attendono “i test di laboratorio per eventuali quarantene a bordo”.
Chi sta peggio deve scendere, a costo di fare una forzatura. Nel pomeriggio sbarcano “sei migranti che necessitano di urgenti accertamenti clinici ed esami di laboratorio”. Poi la Grillo viene rassicurata da Palazzo Chigi: la vicenda è in via di soluzione.
A mezzanotte il Viminale autorizza lo sbarco. “Abbiamo costantemente assicurato ogni necessaria assistenza ai migranti sempre privilegiando la salvaguardia delle vite umane e della dignità delle persone”. Così il premier Conte in Senato, il 12 settembre.
Ma in quei giorni, al ministero della Salute, non ne erano così certi.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
“COME SI FA AD ACCETTARE UN POSTO A CENTINAIA DI CHILOMETRI DA DOVE UNO LAVORA?”… 133 POSTI SU 2000 LAVORATORI SAREBBERO UNA SOLUZIONE O SOLO UNA PRESA PER IL CULO ?
“Avevamo messo a disposizione 133 posti nei progetti Sprar. Hanno aderito solo in otto (otto!) e
anche gli altri immigrati, che potevano accedere ai Cara e ai Cas, hanno preferito rimanere nella baraccopoli. Basta abusi e illegalità ”.
E’ il post con cui Matteo Salvini ha commentato su Twitter e Facebook il rogo scoppiato nella baraccopoli di San Ferdinando, che ha ucciso il 28enne senegalese Al Ba Moussa.
Dalle parole del ministro dell’Interno sembra che i migranti si concedano il lusso di rifiutare un posto “offerto” in qualche Sprar e preferiscano vivere, senz’acqua nè luce, all’interno del ghetto che si trova alle spalle del porto di Gioia Tauro.
La realtà però è diversa. A partire dai numeri.
Dopo il fallimento di un protocollo di intesa firmato nel 2016 e non rispettato dai Comuni che dovevano organizzare i progetti di accoglienza diffusa, sono settimane che dal cilindro della prefettura di Reggio Calabria è uscita l’ipotesi che le condizioni disumane, in cui i migranti vivono nella baraccopoli di San Ferdinando, possono essere superate con il trasferimento dei lavoratori stagionali nei centri di accoglienza gestiti dal Servizio centrale del Sistema di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo.
Ora, se anche tutti i “133 posti nei progetti Sprar” messi a disposizione dal ministero dell’Interno fossero stati accettati dai migranti stagionali, il problema della baraccopoli di San Ferdinando non si sarebbe risolto.
In quell’inferno, infatti, nel periodo della raccolta delle arance ci sono circa 2mila lavoratori africani e, nella migliore delle ipotesi, sarebbero rimasti quasi 1900 migranti che il ministro Salvini non ha spiegato dove sarebbero dovuti andare.
Risultato: ghetto era e ghetto sarebbe rimasto.
Ma dove sono i “133 posti nei progetti Sprar” offerti ai migranti stagionali che raccolgono le arance nella Piana di Gioia Tauro?
Lo spiega il sindacalista dell’Usb Peppe Marra, che segue da anni le vicende di San Ferdinando: “La disponibilità era non solo in Calabria ma anche fuori dalla Calabria. Oggi (ieri, ndr) 10 migranti sono stati trasferiti a Gioiosa Jonica, a 50 chilometri di distanza. Come fanno a lavorare se sono lontani dalla Piana di Gioia Tauro?”.
È impensabile, infatti, che un migrante impegnato per la stagione della raccolta nelle campagne di Rosarno possa vivere nella Locride e la mattina all’alba essere già negli agrumeti a lavorare.
“Queste sono persone che cercano lavoro e molti di loro hanno già fatto il percorso dello Sprar. Che li mandi a fare lì? Per stare bene due o tre mesi? — si domanda Marra — Qui c’è gente che da anni si trova in Italia. Molti di loro lavorano e pagano i contributi. Che senso ha mandarli in uno Sprar per parcheggiarli alcuni mesi? È chiaro che poi non ci vogliono stare appena capiscono qual è la situazione. Loro vogliono lavorare. Negli Sprar puoi fare tre mesi di borsa lavoro (e non è neanche sicuro) ma è una cosa temporanea”.
“Se una persona non conosce i termini della questione, — conclude il sindacalista — dal tweet di Salvini può sembrare che la prefettura gli ha offerto la soluzione e i migranti sono talmente cretini da rifiutare. E invece non è una soluzione ma una proposta per prendere tempo. Loro sono già passati dai circuiti dello Sprar, sanno cosa significa e preferiscono stare qui e cercare un lavoro. Adesso al ministero dell’Interno vanno bene gli Sprar e quando li chiuderanno il problema si ricreerà ”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
“NOTTE DI GUERRIGLIA A FERRARA, CARABINIERI MINACCIATI E ACCERCHIATI”… SOLO UNA PROTESTA DOPO CHE UN RAGAZZO NIGERIANO ERA STATO INVESTITO… I CARABINIERI: “NESSUN LANCIO DI BOTTIGLIE O ACCERCHIAMENTO, NESSUN CONTATTO, PROTESTA RIENTRATA QUANDO SONO STATI INFORMATI CHE IL RAGAZZO NON ERA MORTO, MA SOLO FERITO”
Nella notte alcuni cittadini stranieri hanno protestato in seguito all’investimento di un ragazzo nigeriano di 28 anni dopo un controllo dei Carabinieri a Ferrara.
Matteo Salvini ha prontamente “denunciato” l’accaduto su Facebook, parlando di guerriglia urbana e di accerchiamento dei carabinieri da parte del gruppo di nigeriani.
La versione raccontata da Salvini è stata smentita dai carabinieri di Ferrara, smentendo sia l’accerchiamento che il lancio di bottiglie, come spiega il quotidiano online Fanpage.it.
Come sono andate le cose
Intorno alle 20.30 del 16 febbraio un ragazzo nigeriano di 28 anni è stato investito durante un controllo da parte dei carabinieri. Inizialmente si era diffusa la voce che il ragazzo fosse morto, ma invece era solo ferito.
L’inseguimento è avvenuto in zona Gad, nei pressi della stazione, zona nota per episodi di spaccio e criminalità . Alla notizia dell’investimento circa 40 persone sono scese in strada, rovesciando una campana della raccolta del vetro, protestando contro i Carabinieri.
“Video pazzesco, roba da matti! Notte di guerriglia a Ferrara: bande di nigeriani hanno rovesciato cassonetti, creato disordini, minacciato e accerchiato i Carabinieri. Grazie alle Forze dell’Ordine per la professionalità dimostrata, che ha evitato il peggio. Sarò presto in città per mettere un po’ di cose a posto”, ha scritto il ministro degli Interni Matteo Salvini.
Come hanno spiegato i Carabinieri però non c’è stato alcun contatto tra contestatori e forze dell’ordine, nè il lancio di bottiglie di vetro. I cocci che si vedono nel video, spiega ancora Fanpage citando i carabinieri, sono quelli della campana del vetro rovesciata.
La situazione si è subito placata dopo che un mediatore culturale ha spiegato che il ragazzo non era morto, ma solo ferito.
(da “TPI”)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
COSA INSEGNA L’ESPERIENZA SVIZZERA DOVE VOGLIONO VIETARLO… E ALTRI PAESI LO HANNO GIA’ FATTO
Il sistema di votazioni in internet usato dal Movimento 5 stelle è la vera “democrazia diretta”?
Oppure le votazioni in internet possono imbrogliare e per questo vanno vietate?
La risposta “sì” alla seconda domanda viene dalla Svizzera, la patria della democrazia diretta.
Venerdì, infatti, un comitato referendario autorevole ha lanciato l’iniziativa popolare “Per una democrazia sicura e credibile (E-Voting-Moratorium)”. Essa chiede al popolo di introdurre nella Costituzione il seguente articolo: “L’uso di sistemi elettronici di votazione è proibito” (e-voto come opzione aggiuntiva, non sostitutiva del voto su carta, ndr). Secondo gli inizianti le votazioni in internet non sono “democrazia diretta” perchè esse sono intrinsecamente insicure, non credibili, e manipolabili. Per questo — essi affermano – l’e-voto (votazione in internet) mette in pericolo la democrazia diretta che il popolo svizzero pratica da secoli, e che lo chiama a votare su schede di carta tre o quattro volte all’anno.
L’iniziativa popolare è stata lanciata in seguito alla constatazione della facilità di manipolare le votazioni in internet dall’interno e dall’esterno.
Il comitato referendario espone come segue gli argomenti contro l’e-voto.
Quasi tutte le istituzioni che ci hanno provato hanno fatto brutte esperienze e molte hanno abbandonato l’esperimento.
In Svizzera il Cantone di Ginevra, all’avanguardia nel voto politico sperimentale in internet, lo ha abbandonato in seguito a manipolazioni.
Lo stesso hanno fatto diversi tra quei cantoni che sperimentano l’e-voto (ovviamente, in aggiunta al diritto di voto su carta).
L’Inghilterra, la Germania, la Finlandia, la Francia e la Norvegia hanno riconosciuto i gravi rischi dell’e-voto e hanno abbandonato le sperimentazioni in corso e i progetti per farne di nuove.
Al “Def Con” del 2017, il maggiore congresso mondiale di hacker, questi sono penetrati in due ore in sistemi locali sperimentali di e-voto degli USA dichiarati assolutamente sicuri.
La RUAG, l’azienda statale d’armamenti elvetica, ha subìto un grave spionaggio informatico, scoperto però solo dopo due anni.
In Svizzera — ricorda un presidente di partito – vi sono aziende private che offrono sistemi e-voto e sussiste la minaccia della loro privatizzazione. Pochi mesi fa un giovanotto tedesco ha violato col suo computer di casa i sistemi informatici di decine di politici e personaggi famosi, compresa la cancelliera Merkel, e ne ha pubblicato i dati privati.
Garanzie impossibili
La proposta di modificare la Costituzione elvetica prevede che il Parlamento possa revocare il divieto dell’e-voto (non prima di cinque anni) solo se saranno garantite le seguenti condizioni.
L’eventuale sistema di e-voto deve essere altrettanto sicuro del voto scritto a mano su carta. Le fasi essenziali del voto elettronico devono poter essere verificate dagli elettori, senza particolari competenze.
I risultati parziali devono poter essere determinati in modo chiaro e imparziale e, se necessario, verificati in modo attendibile e da persone senza particolari competenze. Secondo diversi esperti, è praticamente impossibile che ogni voto sia controllato, validato ed eventualmente ricontato più tardi da scrutatori di partiti concorrenti, come avviene per il voto su carta.
Non esistono inoltre sistemi per garantire che chi vota dal computer sia proprio la persona che ne ha diritto. Se essi esistessero inficerebbero l’anonimato (l’e-banking per esempio, si basa sulla identificazione dell’utente).
Il comitato referendario
La categoria più rappresentata nel comitato promotore è quella dei giovani esperti informatici (docenti, ingegneri, tecnici, imprenditori) e dei professionisti della sicurezza digitale.
Tra questi spicca Renè Droz, per decenni uno dei responsabili della difesa digitale dell’esercito svizzero. Fanno parte del comitato referendario anche tre associazioni di informatici libertari e indipendenti dal potere: la Società Digitale, il Partito pirata, il Chaos Computer Club. Altri inizianti sono politici di tutti i partiti.
In maggioranza essi sono membri delle federazioni giovanili dei partiti, ossia di una generazione particolarmente competente nelle tecniche e nei rischi digitali. Non mancano però anche politici di primo rango, tra i quali il presidente del Partito Verde Svizzero e il co-presidente del Partito pirata internazionale.
La “democrazia diretta” in internet è la negazione della democrazia diretta
Che lezioni possiamo trarre dall’iniziativa svizzera “Per una democrazia sicura e credibile (E-Voting-Moratorium)”?
Primo. Le votazioni in internet sono democratiche solo se si aggiungono al voto su carta, non se lo sostituiscono. Quando la votazione in internet è l’unica possibile, essa nega il diritto elettorale a tutti coloro che per povertà , età , scarsa istruzione e insufficiente competenza non possono o non vogliono votare in internet. In Italia essi sono quasi metà degli adulti, e in particolare i più poveri, deboli, anziani e residenti nel Sud.
Secondo. L’iniziativa svizzera per difendere la democrazia diretta sgombra il campo dalla mistificazione di chi chiama l’e-voto “democrazia diretta”. L’e-voto, infatti, è proprio il contrario della democrazia diretta, perchè esclude decine di milioni di elettori, e perchè allo stato attuale della tecnica non è sicuro, nè affidabile, nè trasparente.
Lo Stato chieda garanzie sulla validità della votazione su Salvini
Alla vigilia di una votazione privata in internet dalla quale può dipendere l’immunità del senatore Matteo Salvini e la tenuta o la caduta dell’intero governo è indispensabile che le massime cariche dello Stato richiedano la prova inconfutabile e indipendente della credibilità dei risultati di tale votazione.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
“QUANDO LA NAVE AFFONDA CHI E’ SENZA SCRUPOLI SCAPPA”
“La decisione sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti è rimessa a poche migliaia di iscritti alla piattaforma Rousseau. Ma attenzione, perchè il Ministro della Mala Vita venga processato, sulla piattaforma Rousseau si dovrà votare “no” e non “sì”. Magnifico, vero? Un trucco da trastolari (leggi: imbroglioni) diremmo a Napoli, attraverso cui rendere meno comprensibili i termini di una decisione cruciale. Che vile attaccamento alla poltrona!”, queste le parole usate su Facebook da Roberto Saviano.
Vincitore dell’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura al Festival Cinematografico di Berlino solo ieri con ‘La paranza dei bambini’ di Claudio Giovannesi, lo scrittore e giornalista critica il “referendum” indetto dal Movimento 5 Stelle tra gli iscritti della piattaforma Rousseau in merito ll’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini.
“Ma quando la nave affonda, ed è questo che sta accadendo al M5s, chi è senza scrupoli scappa, venendo meno agli impegni presi non a caso il Movimento dei disinvolti si è liberato della figura troppo ingombrante, sul piano morale, di Gregorio De Falco”, ha aggiunto Saviano.
“Solo a me sembra evidente che Mario Michele Giarrusso – principale alfiere del “no” all’autorizzazione a procedere – aspira a diventare il plenipotenziario della Lega in Sicilia? Ma per farlo bisogna prima affondare definitivamente il Movimento – prosegue lo scrittore – portandone lo scalpo a Salvini: il voto sulla Diciotti sarà l’occasione. E senza il Comandante De Falco a fare da incomodo, nessuno avrà la forza e il rigore di urlare ai vertici del M5S: ‘Tornate a bordo, cazzo!'”, conclude.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
E’ DOVUTA INTERVENIRE LA DIGOS PER RIPORTARE LA CALMA
“Traditori, vergogna, siete morti a Taranto!”. Dura contestazione da parte di un gruppo di cittadini
e ambientalisti a Taranto nei confronti di alcuni deputati del M5S, impegnati – domenica 17 febbraio – in un dibattito su reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, quota 100 e altre misure varate dal governo.
Al tavolo erano presenti i deputati tarantini Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese e Anna Macina, portavoce del M5S alla Camera e Membro della I Commissione (Affari costituzionali).
È intervenuta la Digos per riportare la calma. I contestatori hanno manifestato la loro delusione soprattutto per la questione Ilva, ricordando che i candidati al Parlamento in campagna elettorale avevano fatto il pieno di voti promettendo la chiusura del Siderurgico e la riconversione.
“Ci avere preso in giro tutti – hanno urlato i manifestanti – Siete venuti a parlare di chiusura davanti alla fabbrica. Poi vi siete alleati con Salvini e dite che è colpa del Pd se la fabbrica continua a produrre. Siete spariti da Taranto e ora sparirete anche da Roma”.
Alla contestazione hanno partecipato anche esponenti del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, che avevano espresso, candidandosi con i Cinque Stelle, due consiglieri comunali nel 2017.
Uno di questi, Massimo Battista, operaio Ilva, l’11 settembre scorso ha lasciato il movimento dichiarandosi indipendente in polemica con Luigi Di Maio sulla questione Ilva. L’altro consigliere eletto, Francesco Nevoli, che fu candidato sindaco, nei giorni scorsi si è dimesso dalla carica di consigliere comunale e dal movimento. Sarà sostituito da Rita Corvace, altra esponente del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, da tempo in rotta con i Cinque Stelle.
Se, come sembra, Corvace si dichiarerà indipendente, il M5S non avrà più alcun rappresentante nel Consiglio comunale di Taranto, pur esprimendo cinque parlamentari e un’eurodeputata.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
FINKIELKRAUT E’ FIGLIO DI EBREI POLACCHI SCAMPATI AD AUSCHWITZ… IDENTIFICATO UN SOSPETTO
“Non sono nè una vittima, nè un eroe”, ha detto il filosofo a proposito degli insulti antisemiti ricevuti ieri in strada a Parigi da alcuni Gilet gialli, anche se si è reso conto che molti di quelli che lo offendevano erano pronti a picchiarlo.
“Ho sentito l’odio assoluto – ha detto l’intellettuale a Le Journal du Dimanche – e purtroppo non è la prima volta. Avrei avuto paura se non ci fosse stata la polizia, per fortuna erano là “.
Uno degli individui coinvolti nell’aggressione è stato identificato. Lo ha scritto su Twitter il ministro dell’Interno Christophe Castaner. “Un sospetto, riconosciuto come il principale autore degli insulti, è stato identificato dai nostri servizi”, si legge nel post.
Alain Finkielkraut era in strada sul boulevard Montparnasse quando alcune persone del corteo dei Gilet gialli passando, lo ha riconosciuto.
Immediatamente è stato ricoperto di insulti antisemiti: “Sporco ebreo, vattene”. Aiutato dalla polizia, è stato portato via da agenti in borghese. La scena è stata filmata da alcuni passanti
La procura di Parigi ha annunciato oggi di aver aperto un’inchiesta sulle offese all’opinionista francese, a margine della manifestazione dei Gilet gialli a Parigi, anche se il diretto interessato ha dichiarato oggi alla tv di non voler sporgere denuncia.
L’inchiesta è stata aperta per “offesa pubblica per origine, etnia, nazione, razza o religione”.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2019 Riccardo Fucile
PUBBLICATO DA DON NARDINO CAPOVILLA CHE GESTISCE LA CASA PER RIFUGIATI DI MARGHERA
“Saliamo sui tetti! Coraggiosamente Papa Francesco non perde occasione, taglia corto con le
esortazioni scontate. Si concede una foto che rilancia quell’APRIAMO I PORTI che sta unendo cittadini dal nord al sud del Paese e che per i cristiani è obbligo evangelico per essere liberi dalla paura”.
Inizia così il post pubblicato su Facebook da don Nandino Capovilla, che gestisce la casa per giovani rifugiati ‘Amadou’ di Marghera (Venezia), accompagnato da una fotografia in cui è ritratto assieme a Papa Francesco
Nell’immagine Bergoglio ha in mano una spilla con la scritta ‘Apriamo i porti’.
Don Nandino Capovilla scrive ancora: “Da questo titolo del meeting nazionale della Chiesa italiana Francesco è partito per denunciare e rilanciare: ‘La paura è l’origine di ogni schiavitù e di ogni dittatura’. Sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori. Noi rinunciamo all’incontro con l’altro per erigere barriere: questo non è umano – conclude il post -. Chi ha avuto la forza di vincere la paura oggi è invitato a salire sui tetti e invitare gli altri a fare altrettanto”.
La foto ha suscitato un ampio dibattito sui social, dividendo il popolo del web tra quanti lo elogiano per le sue parole in favore dell’accoglienza e i soliti dementi razzisti, futuri ospiti dei campi di rieducazione.
(da agenzie)
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