Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’EPISODIO SI E’ RIPETUTO ANCHE CON LA SORELLINA… L’INDIGNAZIONE DI TUTTI I GENITORI DELLA CLASSE PORTA ALL’APERTURA DI UN’INCHIESTA
Un maestro di una scuola elementare di Foligno ha costretto un bambino nero a voltarsi verso
la finestra additandolo a tutta la classe come “troppo brutto” per essere guardato in viso.
“Un esperimento solciale”, si sarebbe giustificato il maestro mentre l’indignazione dei genitori, a cui i tutti bambini hanno subito raccontato la brutta esperienza, è finita direttamente nello studio di un avvocato.
L’episodio, oltretutto, si sarebbe poi ripetuto con le stesse modalità nella classe di un’altra bimba nera, la sorellina maggiore del piccolo.
La vicenda è avvenuta nei giorni scorsi nella scuola elementare di Monte Corvino, un quartiere di Foligno. “Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia proprio brutto? Girati, così non ti devo guardare”, avrebbe detto il maestro, secondo i racconti riportati dai genitori.
Il maestro, hanno raccontato i bambini, è andato verso la finestra, ha disegnato un segno sui vetri e ha costretto il bambino nero a guardare verso il segno, con le spalle alla cattedra.
“Stiamo facendo tutte le verifiche del caso, che è esploso ieri dopo un post pubblicato su Facebook in cui si raccontava la vicenda”, spiega il sindaco di Foligno, Nando Mismetti.
Ma la vicenda è stata confermata dalla dirigente scolastica, la dottoressa Marconi: “Ho informato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, ritengo molto grave quello che è emerso e preferisco non fare ulteriori dichiarazioni perchè non voglio inficiare un’indagine interna che deve essere rigorosa ed efficace”.
A una prima contestazione informale il docente – assunto con un contratto a termine per tutto l’anno scolastico – si è giustificato parlando di un esperimento sociale ispirato ad altri che si trovano in rete.
Ma al di là della motivazione, il risutato è stato scioccante e ha portato i genitori a denunciare l’episodio sui social e non solo: si sono rivolti anche a un legale, per portare la vicenda in tribunale
Stamattina, comunque, sia i bambini che l’insegnante erano regolarmente in classe. E sono andati a scuola anche i fratellini costretti a guardare la finestra: “L’ambiente è comunque sano e protettivo, le famiglie lo sanno”, spiegano a Monte Corvino.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
RICORSO D’URGENZA DI UNO STUDIO LEGALE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA : TRA 42.000 E 71.000 EURO PER AVER PRIVATO DELLA LIBERTA’ PERSONALE 41 ESSERI UMANI
Cose che capitano a chi prende “decisioni collegiali”.
L’agenzia di stampa ANSA fa sapere che alcuni dei naufraghi che erano a bordo della nave ‘Diciotti’ hanno presentato un ricorso al tribunale civile di Roma per chiedere al governo italiano un risarcimento per essere stati costretti a rimanere a bordo diversi giorni.
Secondo quanto apprende l’ANSA da fonti del Viminale, il ricorso è stato presentato da uno studio legale a nome di 41 migranti, tra cui un minore, che erano a bordo della nave e che ora chiedono al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini un risarcimento tra i 42mila e i 71mila euro.
Sarà interessante sapere cosa faranno Danilo Toninelli e Luigi Di Maio: i due si sono spesi in questi giorni per sostenere che quella sulla Diciotti fosse una decisione collegiale di tutto il governo.
Adesso si presenteranno anche a pagare il conto in caso di condanna?
Proprio ieri la Procura della Repubblica di Catania, dopo aver aperto un nuovo filone d’inchiesta in seguito alla lettera di autodenuncia firmata dal premier Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli che si sono dichiarati corresponsabili delle scelte di Salvini, ha chiesto l’archiviazione per tutti gli esponenti di governo.
Intanto proprio oggi l’ex procuratore Giancarlo Caselli e candidato alle Quirinarie per la presidenza della Repubblica dal M5S, in un’intervista al Corriere della Sera, ha detto che il voto online della base grillina sul caso Diciotti “mi è sembrato una ferita inferta alla funzione legislativa del Parlamento. Oltre che una sfida al potere giudiziario. Non si può, su una questione così complessa, delegare la scelta a qualche migliaio di persone che tra l’altro, non avendo letto le carte, non sono neanche adeguatamente informate. E non si può risolverla con un quiz a risposta secca, sì o no”.
(da agenzie).
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
NORME STRINGENTI CONTRO I REATI D’ODIO ANCHE SUI SOCIAL
Le tv italiane rischiano una multa forte – “da 10 mila fino a 250 mila euro” – ogni volta che un
tg, un programma di approfondimento, uno show dovesse macchiarsi dei “reati dell’odio”.
Dopo tre anni di inutili richiami, dopo aver provato con le buone maniere, il Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) ha pronto un severo regolamento che limiterà i messaggi di discriminazione verso i migranti.
Anche le donne vittime di abusi e violenze saranno più tutelate dalle frasi allusive sui social, dalle insinuazioni di chi dice in televisione “che tanto se la sono cercata”, da immagini scorrette o titoli impropri.
Adottare un regolamento significa che le norme saranno molto più vincolanti e il monitoraggio del Garante sulle trasmissioni tv si farà continuo. Le emittenti – diffidate dal continuare la loro politica dell’intolleranza – alla fine saranno multate se indifferenti ai richiami del Garante. E i nuovi vincoli scatteranno anche “per le piattaforme di condivisione di video”, a partire da YouTube, e per le radio.
Nella parte introduttiva del regolamento – che entrerà in vigore entro giugno del 2019 – il Garante ricorda che i cittadini immigrati sono oggi il 7% della popolazione. Eppure gli italiani sono convinti che abbiano ormai raggiunto la cifra record del 25%.
Gli statistici dell’Ue, nelle loro indagini Eurobarometro, sostengono che gli italiani hanno maturato una percezione non realistica sugli stranieri più che qualsiasi altro popolo dell’Ue.
E questa lente distorta è stata creata sia dalle fake news, cioè dalle bufale che dilagano sui social network, sia anche da alcune trasmissioni tv. Questo è il convincimento del nostro Garante.
Ora, l’Italia ha tanti problemi. L’industria è in grave crisi. Il lavoro non c’è. Le formiche passeggiano sui letti dei pazienti, in certi ospedali. Eppure nell’ultima campagna elettorale, a inizio del 2018, le televisioni hanno parlato soprattutto di immigrazione, degli spari contro lo straniero (a Macerata), di fascismo e anti-fascismo, di sicurezza. Quasi ossessivamente.
Il nostro Garante – che non risparmia critiche alla Rai – calcola che “alcune emittenti private” hanno dedicato a questo “macro-tema” (immigrati, sicurezza, fascismo-antifascismo) fino al 33% dello spazio dei loro tg e dei programmi di approfondimento.
Il regolamento del Garante introdurrà un monitoraggio attento delle trasmissioni. L’osservazione valuterà
– lo stile di conduzione del giornalista o del presentatore
– il titolo dei servizi giornalistici, le immagini a corredo, le scritte in sovraimpressione;
– le dichiarazioni degli ospiti e degli opinionisti in studio;
– le contromisure del giornalista quando un ospite pronuncerà parole di odio;
– le reazioni degli altri ospiti della trasmissione;
– la condotta del pubblico in studio (come applausi o fischi);
– i contenuti degli sms che, eventualmente, lo spettatore spedirà da casa;
– infine la presenza di rappresentanti di migranti o donne, a garanzia del pluralismo.
YouTube e le altre piattaforme di condivisione di video dovranno inviare loro, al Garante, un rapporto sulla loro attività di monitoraggio. Questo, ogni tre mesi.
E dovranno comunicare gli strumenti che hanno messo in campo per individuare e cancellare ogni singolo filmato carico di razzismo o di intolleranza.
Nel caso un programma o un telegiornale si sia macchiato di un “reato dell’odio”, il Garante potrà ordinare la lettura di un messaggio riparatorio. Nel caso l’emittente continui a diffondere messaggi discriminatori, il Garante la diffiderà dal proseguire. Ignorare la diffida porterà a una sanzione fino a 250 mila euro, ogni volta.
Tutte le emittenti e le piattaforme di condivisione sociale dovranno prevedere trasmissioni e che incoraggino alla pacifica convivenza. Obbligo che sarà più stringente per la Rai perchè titolare del servizio pubblico tv.
Da oggi, il regolamento del Garante sarà pubblico. Chiunque potrà inviare al Garante le sue osservazioni e richieste di modifica, entro un mese. A maggio, al più tardi a giugno, il Garante approverà le nuove norme.
(da agenzie)
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Febbraio 21st, 2019 Riccardo Fucile
“E’ ORA DI TRACCIARE UNA LINEA ROSSA CONTRO GRUPPI ANTISEMITI E CHE INCITANO ALL’ODIO RAZZIALE”
Mentre in Italia ci si rimbalza la palla sulla priorità o meno di sgomberare l’immobile di via Napoleone III a Roma occupato da Casapound, eventualità che sembrerebbe non essere in cima all’agenda del nostro governo, Emmanuel Macron si è espresso deciso a favore della dissoluzione di “associazioni o gruppi” razzisti o antisemiti, a cominciare dalle organizzazioni sociali di estrema destra Bastion Social, Blood and Honour, Hexagone e Combat 18.
“La Francia deve tracciare nuove linee rosse “, ha annunciato. Decisione che arriva sulla scia di una serie di atti antisemiti che stanno scuotendo il Paese. L’ultimo, in Alsazia, dove 80 tombe del cimitero ebraico di Quatzenheim sono state profanate.
Bastion Social è il gemello del nostro CasaPound, da cui il gruppo di estrema destra ha tratto ispirazione e strategie.
I metodi sul territorio sono gli stessi: apertura di sedi in tutte le città finanziandosi con attività commerciali .
A Lione per esempio, Steven Bissuel, presidente di BS, possiede la boutique di abbigliamento “Made in England” che non a caso, sorge a pochi passi dallo studio da tatauatore di Daniele Castellani, detto Pasquino, romano trapiantato in Francia, candidato per CasaPound nelle liste del III ° Municipio alle amministrative 2013 e 2016.
“Il nostro Paese – ha detto Macron alla cena annuale del Consiglio di rappresentanza delle organizzazioni ebraiche in Francia (Crif) – come d’altronde tutta l’Europa e quasi tutte le democrazie occidentali, sta affrontando una rinascita dell’antisemitismo senza precedenti dai tempi della seconda guerra mondiale. Ancora una volta, per diversi anni, l’antisemitismo uccide in Francia”.
La Francia nel 2018 ha sperimentato un aumento del 74% degli atti antisemiti. Di fronte a questa esplosione, il capo dello Stato ha dichiarato che è giunto il momento di “fare delle azioni”, ribadendo la promessa fatta martedì visitando Quatzenheim, dove sono stte profanate le tombe del cimitero ebraico.
Il presidente ha annunciato “per il mese di maggio” una proposta di legge per fermare le dichiarazioni razziste e antisemite in Rete e “aumentare la pressione sugli operatori”, un annuncio salutato come “fondamentale” da parte del Presidente del Concistoro Joel Mergui e Gil Taà¯eb vice Presidente di Crif.
(da agenzie)
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