Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
LA SENATRICE GRILLINA SENTE ODORE DI INCIUCIO E DI IMPUNITA’ PER SALVARE LE POLTRONE
Ormai si è capito. Da un lato i miracolati tra i miracolati, ossia quelli tipo Di Maio, Toninelli, Castelli, Barbara Lezzi, che si sono ritrovati addirittura ad essere ministri.
E loro sono disposti a tutto pur di non perdere la poltrona.
Poi c’è la ‘truppa’ che soffre molto di più la deriva reazionaria e il fatto che i grillini abbiano coperto politicamente per peggiori nefandezze possibili, dal decreto sicurezza alla criminalizzazione dei migranti.
“La questione sul votare a favore o meno al processo al ministro dell’Interno mi sembra assolutamente ovvia. Nessuno può evitare un processo grazie al Parlamento e io non potrei mai acconsentire a una cosa del genere che è palesemente contraria ai miei principi e a quelli del M5S. E non se ne dovrebbe affatto discutere”
Lo scrive su facebook la senatrice M5s Virginia La Mura a proposito della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti all’esame della giunta per le immunità del Senato.
“Devono esserci delle priorità nel dibattito politico – sottolinea La Mura – e tra queste non può certamente esserci il processo a Salvini che, per quanto mi riguarda, è l’ultimo dei problemi da affrontare. Un argomento che sta appiattendo la discussione pubblica oscurando tematiche ben più urgenti e rilevanti: come quella sulle autonomie regionali. Ritengo che le istanze avanzate da una parte di questo governo siano preoccupanti. Non è possibile pensare di spezzare un Paese come il nostro, che tra l’altro unito non lo è stato mai così come dimostrano annualmente i rapporti Svimez. Non è possibile andare ad arricchire ulteriormente Regioni che già vivono condizioni economiche estremamente migliori di altre. Ma ciò che più preoccupa è che andando a finanziare maggiormente Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna seguendo un calcolo che porrà in correlazione fabbisogni standard e gettito fiscale procapite, si distruggeranno istruzione e sanità di territori già penalizzati. Si, perchè non avendo mai definito i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) non esisteranno parametri chiari e precisi che possano garantire a tutti gli italiani la necessaria qualità dei servizi di cui i cittadini hanno bisogno. Occorre prima definire i LEP e solo dopo si potrà parlare di autonomie o autonomie ‘rafforzate’. Ed è di questo che i media e i politici dovrebbero parlare, è questo che dovrebbe essere spiegato. Per quanto concerne la questione sul votare a favore o meno al processo al ministro dell’Interno mi sembra assolutamente ovvia. Nessuno può evitare un processo grazie al Parlamento e io non potrei mai acconsentire a una cosa del genere che è palesemente contraria ai miei principi e a quelli del M5S. E non se ne dovrebbe affatto discutere”.
(da Globalist)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
COME MAI PRETENDEVA “PER STARE ZITTO” UN NUOVO POSTO DI LAVORO E POI L’HA TROVATO COME PORTAVOCE DELLA VICEMINISTRO CASTELLI?
C’è stato un periodo in cui Luca Pasquaretta avrebbe fatto qualunque cosa per difendere la
sindaca Chiara Appendino. E c’è stato un periodo – bruttissimo – in cui l’avrebbe ricattata.
C’è stato un periodo in cui Pasquaretta lo chiamavano il pitbull per la tenacia con cui difendeva le scelte dell’amministrazione a Cinquestelle. E ce n’è stato un altro in cui era molto critico.
E stava già cercando un altro posto dove andare a lavorare: possibilmente a Roma, possibilmente in un ministero «grillino».
Ecco, pare sia in questo periodo che Pasquaretta avrebbe «ricattato» la sindaca. Come? Con quali armi? Con pressioni su aspetti della sua vita.
Il silenzio in Procura
Al quinto piano del palazzo di giustizia non parla nessuno di questa storia. Anche se ormai è chiaro che Luca Pasquaretta è indagato da qualche giorno per reati che vanno dal la turbativa d’asta (reato commesso in Basilicata, la sua terra d’origine) e traffico di influenza illecita (commesso a Torino) .
E poi c’è l’estorsione a Chiara Appendino. È per questo motivo che ieri pomeriggio, per oltre cinque ore, il pubblico ministero Gianfranco Colace ha interrogato l’assessore al commercio Alberto Sacco. Che alle sette di sera fila via senza dire una parola e se potesse negherebbe anche di essere se stesso.
Le perquisizioni
È una storia delicata, anzi delicatissima. Che adesso fa cucire le bocche di tutti. Prima fra tutte quella dell’amministrazione comunale. La sola certezza di oggi è che i carabinieri della pg, l’altra mattina all’alba si sono presentati a casa dell’ex potentissimo portavoce della sindaca Appendino. Con un decreto di perquisizione in mano.
Lo hanno fatto a Torino e a Roma. Cercavano nelle abitazioni a disposizione del «comunicatore» documenti che arricchiscano il fascicolo con le nuove accuse che i magistrati del quinto piano gli hanno appena mosso.
E che nulla avrebbero a che vedere con il vecchio fascicolo aperto contro di lui e che riguardava la consulenza prestata da Pasquaretta al Salone del libro nel 2017, nel periodo in cui era anche portavoce di Appendino.
Pressioni «personali»
Un procedimento che non è ancora giunto alla fine. E che qualcuno ipotizza sia la madre di questo secondo e decisamente più delicato filone di indagine. Ma questa è soltanto una supposizione.
Perchè agli atti ci sarebbe anche una denuncia nella quale si racconterebbero alcuni dettagli di questo terremoto. Che cambia anche la narrazione legata ad un sodalizio che sembrava indissolubile tra primo cittadino e il suo portavoce di fiducia.
Di lui si è detto nel tempo tutto e il suo contrario. Ma non si era mai taciuta la rivalità con Paolo Giordana, l’ «eminenza grigia» del Comune, finito nei guai per aver tentato di far togliere una multa elevata da Gtt ad un passeggero senza biglietto, che però era anche suo amico.
Giordana ora ha ottenuto la messa in prova. Pasquaretta, invece, ha sbattuto il portone di palazzo Civico ed è volato a Roma. Con in tasca l’incarico di portavoce del vice ministro dell’Economia Laura Castelli. E c’era già chi diceva: «Quello cade sempre in piedi». Ora è indagato.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
“SI LEGGA LE CONVENZIONI INTERNAZIONALI PRIMA DI PARLARE”
Lui è stato espulso mentre il senatore Lannutti, quello dei Savi di Sion, sta ancora tra i 5 stelle.
E ora ‘maramaldeggia’ contro l’incompetenza dei ministri del governo, a cominciare tra il più improbabile degli improbabili: Toninelli.
“Quanto affermato dal Ministro Toninelli, in merito al presunto fermo amministrativo della Sea Watch, non corrisponde alla verità , poichè questo atto non è stato effettuato”.
Lo scrive su facebook il senatore Gregorio De falco
Inoltre, aggiunge, “quanto dichiara lo stesso Ministro circa la non utilizzabilità delle navi da diporto di effettuare soccorsi, è una sciocchezza, a mente dell’articolo 98 della Convenzione di Montego Bay, dell’ Articolo 33 Cap.5 della Convenzione Solas e del Cap. 2.1.10 della Convenzione di Amburgo, denominata SAR
Tutte queste norme, infatti, obbligano gli Stati ad esigere dai Comandanti delle proprie navi, di tutte le navi, indipendentemente dallo scopo per cui esse si impiegano, di effettuare soccorsi in mare, quando possibile”.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
ORA LA PROCURA DI SIRACUSA INDAGHI SUL COMPORTAMENTO DI SALVINI, TONINELLI, LA CAPITANERIA DI PORTO E IL PREFETTO DI SIRACUSA CHE HANNO VIETATO UN LEGITTIMO ATTRACCO
Clamoroso al Cibali. In un lungo comunicato il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro,
proprio colui che ha aperto tante inchieste sulle ONG finite in archiviazione ed è stato smentito su Salvini e la Diciotti, ha firmato oggi un lungo comunicato:
Le indagini, affidate allo Sco della polizia di Roma, alla squadra mobile della Questura e alla guardia di finanza di Catania, sono “finalizzate ad individuare i trafficanti libici e gli scafisti che hanno condotto il gommone poi soccorso dalla Sea Watch 3 ed accertare la liceità della condotta tenuta dai responsabili” della nave della Ong.
Ma su quest’ultimo punto, osserva il procuratore Zuccaro, “la situazione di ‘distress’ giustificava il soccorso da parte di Sea Watch 3” che “era dovuta, oltre che alla palese inidoneita’ tecnica del gommone ad affrontare la traversata, alla circostanza, confermata dai migranti escussi, circa il progressivo sgonfiamento dei tubolari del gommone, da cui tutti sentivano fuoriuscire dell’aria, sgonfiamento che avrebbe inesorabilmente portato all’affondamento del natante”
Inoltre, spiega il procuratore di Catania “la questione avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l’intervento di una motovedetta delle autorita’ libiche, responsabili dell’Area Sar in cui stava operando, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica e’ intervenuta in quella zona”.
“Dalle risultanze investigative — conclude il procuratore Zuccaro — non è emerso, pertanto, alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3”.
Chissà se Toninelli, Di Maio e Salvini avranno il coraggio di ammettere di aver detto per giorni fregnacce o continueranno a inventare balle più grosse per coprire quelle precedenti.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
TONINELLI SMENTITO DALLA GUARDIA COSTIERA E DALLA MAGISTRATURA: SE AVESSE UN MINIMO DI DIGNITA’ SI SAREBBE GIA’ DIMESSO DOPO AVER DIFFUSO MENZOGNE
Ieri Danilo Toninelli ha valicato i confini del ridicolo gettando in pasto a Facebook la definizione di yacht di piacere per la Sea Watch 3, subito imitato dal MoVimento 5 Stelle sul Blog delle Stelle a dimostrazione del fatto che toccato il fondo si può cominciare a scavare.
A differenza di quanto affermato dal ministro, come abbiamo spiegato ieri, tutte le imbarcazioni sono “in regola” per effettuare un salvataggio in mare, proprio a causa delle leggi del mare: se qualcuno è in pericolo, tutti quelli che si trovano nelle vicinanze possono ed anzi devono intervenire per salvarlo a prescindere da quale sia l’imbarcazione su cui si trovano (a patto di non mettere a repentaglio la vita dell’equipaggio, ma non è questo il caso).
Ma i pleasure yacht fanno in qualche modo eccezione? No, certo che no: “pleasure yacht” vuol dire semplicemente imbarcazioni da diporto ad uso privato.
In Italia un’imbarcazione da diporto è un qualsiasi vascello compreso tra i 10 e i 24 metri, ma in Olanda è possibile registrare come “pleasure craft” anche navi di dimensioni superiori (come appunto è la Sea Watch 3).
Toninelli ci vuole raccontare che è come se fosse la barca di un milionario, magari con annessi Jacuzzi e tavoli da Black jack, ma appunto non è così.
Ma c’è per caso qualche normativa che impedisca ad un’imbarcazione del genere di navigare in acque italiane? No, perchè se batte bandiera di uno stato comunitario (come appunto l’Olanda) può farlo liberamente nel rispetto delle leggi e convenzioni vigenti.
Ma a parte questo, va segnalato che la Guardia Costiera italiana non ha in alcun modo contestato la definizione di pleasure yacht per la Sea Watch 3 per il provvedimento che impedisce alla nave della ONG di lasciare il porto di Catania. Le contestazioni le riporta oggi Alessandra Ziniti su Repubblica:
Tutto è buono per fermare le navi Ong: sono bastati i bagni non funzionanti a dovere o il verricello dell’ancora sistemato alla buona perchè la Guardia costiera trattenesse nel porto di Catania la Sea Watch 3. Perchè di questo si tratta: nessun “fermo amministrativo”, nessun provvedimento che abbia a che vedere con il fatto che la nave sia registrata come “yacht” e quindi compia illegalmente attività di ricerca e soccorso, come falsamente affermato dal ministro dei Trasporti Toninelli che ha pubblicato su Facebook uno sconcertante post in cui paragonava la vecchia nave commerciale riadattata allo «yacht di un milionario che deve andare per mare per piacere e non per sostituirsi alla Guardia costiera libica». Niente di tutto questo.
Non è tutto così ridicolmente meraviglioso?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
I TRASPORTI TORINESI SONO PIU’ CARI, MA NEANCHE LO SAPEVA
Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha criticato in un post su Facebook, poi rimosso, la
scelta del Comune di Milano e del sindaco, Giuseppe Sala, di aumentare il biglietto del trasporto pubblico, sostenendo che a Torino, città governata dal Movimento 5 Stelle, il prezzo del ticket è più basso.
“Questo è quello che accade quando governa o amministra un 5Stelle. I super esperti ci alzano i prezzi di mezzi pubblici e pedaggi e noi invece li abbassiamo – ha scritto il ministro nel post -. Non me ne voglia il sindaco Sala ma dopo anni di continui aumenti la musica è cambiata”. ù
In realtà a Torino il prezzo del biglietto è più alto rispetto a Milano e anche il sindaco Sala lo ha sottolineato a margine di un evento dedicato a Giulio Regeni, dove ha replicato.
“Non mi pare sia vero che siamo più cari. Comunque non facciamo polemiche, andiamo avanti e speriamo di andare avanti nel modo migliore” – ha commentato Sala.
A Torino l’aumento del bus, è scattato, tra mille polemiche, nel luglio dello scorso anno. Il biglietto ordinario è passato da 1,50 euro a 1,70.
Toninelli ha poi cancellato il post.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
LA MANIFESTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE CHE ASSISTE I MIGRANTI CHE TENTANO LA TRAVERSATA SUI SENTIERI DI MONTAGNA VERSO LA FRANCIA
Al grido “accogliamoli accogliamoli” oltre un migliaio di persone si sono dati la mano in una catena umana che idealmente unisce 300 comuni italiani sotto lo slogan “L’Italia che resiste”.
L’appuntamento in tutti i comuni italiani è stato davanti al municipio della prorpria città .
Una chiamata dal basso, dicono gli organizzatori che sono comuni cittadini e volontari dell’associazione Rainbow4Afria che tra Bardonecchia e Oulx assiste i migranti che tentano la traversata sui sentieri di montagna verso la Francia.
Ci sono le bandiere dei partiti “perchè noi accogliamo anche loro perchè condividano la nostra battaglia” spiega Luisa Maria Orso, una delle organizzatrici insieme a Luisa Mondo, Giovanni Gariglione Michele Angheleddu.
“Non sono importanti i nostri nomi ma in tanti ci chiedevano chi ci fosse dietro questa manifestazione e alla fine abbiamo voluto mettereci la faccia per far capire che la mobilitazione partiva dai cittadini”, dice Orso.
L’idea è nata dopo l’ennesima notte alla saletta di Oulx. “Noi sappiamo che non c’è solo l’Italia di chi sputa odio, quella che urla e insulta. Ci sono quelli che ci portano a Bardonecchia vestiti e minestra calda. È all’Italia che abbiamo voluto portare in piazza”.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
UN MINISTRO CHE DA’ INFORMAZIONI FALSE AL SERVIZIO DI UN SEQUESTRATORE DI PERSONE
Uno «yacht di piacere» titola il Blog delle stelle, sito ufficiale del M5s. Chi firma il post è Danilo
Toninelli, ministro delle infrastrutture, che attacca a muso duro la Ong tedesca Sea Watch, proprietaria della nave attraccata a Catania, dove ha sbarcato 47 migranti salvati nelle acque del Mediterraneo centrale.
Non è una firma qualsiasi, è la massima autorità politica a capo della Guardia costiera e dei porti italiani.
Abbiamo eseguito un fact checking sulle sue affermazioni.
1. Toninelli: “La nostra Guardia Costiera ha effettuato il fermo amministrativo della Sea-Watch 3 per violazioni delle norme in materia di sicurezza della navigazione e di tutela dell’ambiente marino.
Nessun fermo, per ora. La Guardia costiera italiana effettua il servizio di Port State Control, ovvero di ispezione delle navi per verificare la documentazione e la regolarità delle dotazioni. Questo è avvenuto subito dopo lo sbarco dei migranti (o meglio, dei naufraghi salvati). I risultati delle ispezioni sono pubblici e inseriti in un database liberamente accessibile (https://www.parismou.org/inspection-search). Fino alle 19 del 1° febbraio 2019 — ovvero ore dopo il post del ministro — non risulta alcun fermo della Sea-Watch 3.
In ogni caso l’eventuale provvedimento deve essere consegnato al comandante della nave. Secondo la portavoce dell’Ong, Giorgia Linardi, «al momento non è stato notificato alcun atto di fermo amministrativo, ma solo una relazione dell’ispezione con evidenziate alcune piccole irregolarità ».
Inoltre negli ultimi dieci anni la nave è stata ispezionata più di 20 volte in diversi porti del Mediterraneo (dati presenti nel database marittimo Equasis) senza essere mai stata sottoposta a fermo.
E d’altra parte è la stessa Guardia Costiera che dichiara a La Stampa: «E’ stata consegnata nel tardo pomeriggio una nota formale di notifica di deficienze con relativo termine di adempimento».
2. Toninelli: “Stiamo parlando di un’imbarcazione registrata come «pleasure yacht», che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare. E mi pare ovvio, visto che è sostanzialmente uno yacht».
La Sea-Watch 3 è in possesso di due registrazioni. La prima è quella della società Dnv Gl, organizzazione privata olandese che rilascia attestazioni per le navi «non commerciali», definite «pleasure craft».
La seconda è il registro ufficiale dei Paesi Bassi, che le consente di utilizzare la bandiera olandese e di rispondere alla legge di quel Paese (includendo l’eventuale tutela legale). La questione era già stata sollevata a Malta la scorsa estate e una successiva ispezione delle autorità olandesi aveva dato esito favorevole alla Ong. Nessuna irregolarità .
La Sea Watch in realtà fin dal 2017 aveva approfondito con le autorità olandesi la questione.
La Stampa ha visionato la corrispondenza intercorsa tra le autorità governative dei Paesi Bassi e l’Ong tedesca, rilasciata alla fine del 2017 su una richiesta di accesso agli atti e pubblicata integralmente.
Il 18 luglio 2017 la Dnv Gl scriveva a Sea Watch spiegando che era fondamentale ottenere anche il registro navale ufficiale, ritenuto «importante per il lavoro che intendete fare» (ovvero la ricerca e salvataggio di naufraghi).
Aggiungendo alcuni dettagli utili a comprendere bene la situazione: «Noi abbiamo diverse navi di Greenpeace sotto bandiera olandese registrate come “non-commercial yacht”, queste possono presentare una richiesta volontaria di certificazione». Sea Watch ha dunque seguito le indicazioni che furono fornite dalle autorità olandesi, che avevano preso come modello le navi di Greenpeace – che certo non possono essere definite «yacht di piacere» – chiedendo ed ottenendo anche il registro navale ufficiale dei Paesi Bassi.
3. Toninelli: “Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi.”
Anche in questo caso i fatti sono differenti. Al di là della definizione di gita di piacere delle missioni di salvataggio della Ong tedesca, l’intervento di fronte a un naufragio non è sicuramente una sostituzione delle attività della Guardia costiera.
Esiste un obbligo giuridico preciso per tutte le navi — anche quelle non commerciali, anche, eventualmente, gli yacht — che prescrive l’intervento quando c’è una vita in pericolo in mare.
In particolare sono tre i riferimenti ai trattati internazionali sottoscritti dall’Italia: l’articolo 98 della convenzione di Montego Bay, la regola 33 del capitolo quinto della convenzione Solas e il capitolo 2.1.10 della convenzione di Amburgo denominata Sar.
Non intervenire per il salvataggio dei 47 naufraghi recuperati avrebbe comportato una grave violazione delle norme da parte del capitano, con la possibile accusa di omissione di soccorso.
Riepilogando: qualunque nave, commerciale, yacht, da crociera, è obbligata a intervenire in caso di rischio per la vita umana. Non esiste alcuna «autorizzazione» per svolgere questo genere di attività se qualcuno decide di farlo in maniera organizzata.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 1st, 2019 Riccardo Fucile
FA FILTRARE LA NOTIZIA FALSA DI UN BLOCCO PER IRREGOLARITA’, SMENTITO DAI LEGALI DELLA ONG E DALLA STESSA GUARDIA COSTIERA…DE MAGISTRIS SBOTTA: “QUELLO DI TONINELLI E’ UN ATTO INDEGNO”
Bugie, menzogne. Propaganda politica di bassa lega per continuare a criminalizzare le Ong e impedire a chi salva vite umane di poterle salvare ancora..
Così facendo appositamente confusione il Governo e Toninelli hanno scatenato la campagna politico mediatica contro Sea Watch parlando di una nave bloccata dalle autorità italiane perchè non in regola
Non ci è pervenuta alcuna notifica di blocco amministrativo”. Lo ha detto la portavoce di Sea Watch in Italia Giorgia Linardi rispondendo in un video pubblicato su Twitter alle affermazioni di Toninelli.
“Sono state riscontrate piccole attività da fare a bordo per poter ripartire in sicurezza – dice Linardi – Attività che si possono svolgere nelle prossime 24 ore e che sono attività previste in un normale scalo tecnico della nave che non tocca porto dal 14 dicembre”.
Dunque, aggiunge, “non ci sono le basi per un sequestro amministrativo” e “in questo momento la nave non è bloccata”.
Precisamente va operata la sostituzione del verricello dell’ancora e di due bagni chimici, tutto qua.
Per quanto riguarda invece la questione della registrazione della nave, Linardi sottolinea che la Sea Watch 3 “è regolarmente registrata come nave da diporto nel registro reale olandese” ma “il suo uso è quello di nave da soccorso”.
“Per la lunghezza e la stazza della nave – aggiunge – questo non sarebbe possibile in Italia ma per la legislazione olandese, alla quale la nave fa riferimento, questo è assolutamente regolare ed e’ stato accertato recentemente dalle autorità ispettive dello stato di bandiera a Malta” dove la nave è rimasta bloccata 4 mesi
La Ong annuncia che verranno pubblicati tutti i documenti in merito e ribadisce: “la nave è olandese, non si applica la giurisdizione italiana e dunque invitiamo il governo a non fare deliberatamente confusione”.
“Le motivazioni del ministro Toninelli per impedire alla Sea Watch di salpare da Catania per salvare vite umane, unitamente ad altre imbarcazioni di Ong, è un atto indegno che ha l’obiettivo di impedire il salvataggio di persone e non avere testimoni di crimini contro l’umanita’”.
Lo ha scritto in un tweet il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.
(da agenzie)
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