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LA BREXIT COSTERA’ A LONDRA 7.000 POSTI DI LAVORO E 600 MILIARDI DI INTROITI

Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEL FINANCIAL TIMES

La Brexit costerà  a Londra 7mila posti di lavoro e 600 miliardi di introiti.
Lo riporta un’analisi pubblicata sul quotidiano economico Financial Times.
Secondo l’ultimo studio dei consulenti EY, i gruppi di servizi finanziari hanno attivato piani di emergenza che trasferiranno 7.000 posti di lavoro, dal Regno Unito all’Europa.
Non importa che ci siano ancora otto giorni interi prima che la Gran Bretagna lasci l’UE senza un accordo di ritiro e nessun accordo sul commercio futuro di beni e servizi.
EY calcola che i 7000 che si trasferiranno in Europa attualmente contribuiscono con 600 milioni di imposte dirette sul lavoro nel Regno Unito.
Ciò suggerisce uno stipendio medio di circa 200.000 sterline – ma, conoscendoli, probabilmente è più.

(da agenzie)

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“PICCHIATE SUL BUS DA UNA DONNA CHE CI HA STRAPPATO IL VELO E CHIAMATE TERRORISTE”

Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile

TORINO, LA DENUNCIA DI FATIMA… I PASSEGGERI SI SCHIERANO CON LE VITTIME DELL’AGGRESSIONE RAZZISTA: “L’ITALIA SIAMO NOI” E BLOCCANO LA RAZZISTA, INTERVIENE LA POLIZIA

Tre amiche, ragazze che indossano l’hijab e ieri sera stavano tornando a casa dal centro di Torino, sono state aggredite a bordo del bus 59 barrato.
Un’aggressione a sfondo razzista, come spiega una di loro: “Siamo state prese a calci e pugni e a una delle mie amiche una donna ha strappato il velo”.
Lo racconta Fatima Zahara Lafram, giovane torinese, cittadina italiana di origine marocchina così come le amiche. La ragazza ha denunciato quello che è successo su Facebook postando un video dal pronto soccorso dove è stata portata dopo l’aggressione insieme a due sue amiche.
“E’ successo tutto perchè una di noi si è spaventata per un cane che era a bordo e si è spostata –   racconta Samira, che è anche esponente dei “Giovani musulmani d’Italia” –   Una passeggera ha iniziato a urlare dicendoci: ‘Avete paura di un cane ma non di farvi saltare in aria negli attentatì “.
Poi la ragazza, una ventenne italiana come hanno stabilito più tardi i poliziotti del commisssariato San Donato che l’hanno identificata, si è lanciata sulle tre amiche. “Ci ha riempito di pugni e ha strappato il velo di Nouhaila lasciandola con la testa scoperta”.
Tutto il bus, racconta Fatima, si è ribellato a quella scena. “E’ stato bellissimo sentire tutto il bus che diceva: ragazze l’Italia siamo noi. Si sono schierati dalla nostra parte”. La donna che ha aggredito le ragazze è stata isolata, e il bus si è fermato in via San Donato angolo via Saccarelli. “Abbiamo chiamato la polizia.   Ora ci hanno detto che abbiamo 90 giorni di tempo per formalizzare una denuncia”, racconta la ragazza sui social. Le tre amiche sono state portate al pronto soccorso, medicate e dimesse in serata.
“Non è la prima volta che io o le mie amiche siamo vittime di gesti e parole razzisti, ma minacciarci di accoltellarci e aggredirci, questo no, non era mai successo. Quella ragazza ha sfidato anche la polizia”.
E Fatima aggiunge: “Con il velo della mia amica quella donna ha strappato anche tutti i valori su cui è fondata l’Europa. Per tutti quelli che pensano che l’islamofobia   e il razzismo non siano reali, questa è la dimostrazione che lo sono eccome. E’ la prima volta che le prendo ed è stato umiliante, questo è il clima politico in cui viviamo. Non è questa l’Italia in cui vorrei far crescere il miei figli”.
Immediata la solidarietà  dell’assessora regionale alle Pari opportunità , Monica Cerutti: “Mentre eravamo alla moschea Taiba per manifestare solidarietà  alle vittime di razzismo in Nuova Zelanda ho sentito che anche nella nostra città  delle ragazze italiane di origine marocchina sono state aggredite su un autobus. Questo mi dispiace e come Regione mettiamo a loro disposizione il fondo regionale che sostiene le spese legali di chi è vittima di discriminazione. Siamo loro vicini e condanniamo duramente questo genere di episodi’

(da agenzie)

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DE VITO, IL PASSEPARTOUT: COSI’ I PALAZZINARI SONO ARRIVATI AI GRILLINI

Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile

I CONTATTI CON PARNASI, LE PRESSIONI SIU FRONGIA E FERRARA E ORA ANCHE ACEA NEL MIRINO DEI GIUDICI

“Una conoscenza al Comune, sai, fa sempre comodo, non si nega a nessuno “. Era questo lo slogan con quale Camillo Mezzacapo procacciava clienti, per lo più costruttori, ai quali offrire l’assistenza di Marcello De Vito.
I due sono stati arrestati ieri per corruzione. E quell’amico in Comune era proprio il presidente dell’Assemblea capitolina, uno che, stando alle carte, in cambio di soldi era disposto a spostare l’ago della bilancia per favorire chi foraggiava, chi metteva mano al portafoglio.
Il sistema, sempre lo stesso, una serie di consulenze allo studio legale di Mezzacapo, quello dove lavorava anche De Vito prima di entrare in Campidoglio. E da quella posizione, a accordo raggiunto con i corruttori ( Parnasi, Statuto e Toti), il presidente del Consiglio comunale contattava chiunque servisse per aiutare gli “amici”. D’altronde, come diceva Mezzacapo: ” I politici ce li abbiamo”.
L’assessore Montuori
Nel mirino di De Vito, ovviamente, c’è l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, che è un personaggio strategico per i suoi “clienti” costruttori. Non a caso i pm lo hanno interrogato ieri pomeriggio come persona informata sui fatti.
La ricostruzione dei carabinieri di via In Selci, coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo e dai sostituti Luigia Spinelli e Barbara Zuin, spiega come De Vito lo avvicini in più occasioni.
Lo fa di sicuro, si legge nell’ordinanza, a proposito dell’ex stazione di Trastevere dove il gruppo Statuto voleva costruire un albergo.
De Vito si dà  parecchio da fare e, tramite il capo segreteria di Montuori, Gabriella Raggi, cerca di condizionare il via libera a costruire.
Non è l’unico episodio che coinvolge il componente della Giunta e il suo entourage. Il 29 maggio 2017, ad esempio, Davide Bordoni e Marcello De Vito vanno a pranzo in un ristorante vista Colosseo insieme a Davide Zanchi, amministratore di varie società  che si occupano della gestione di centri commerciali.
Quest’ultimo, come i Toti, è interessato alla questione degli Ex Mercati Generali. Durante il pranzo, registrano i carabinieri, alle 13.38 De Vito chiama Montuori. Chiosa il gip Maria Paola Tomaselli: ” Appare opportuno evidenziare che De Vito dal 30 settembre 2016 a quel momento, ha avuto solo 5 contatti telefonici con l’assessore ” . Per il giudice è una prova, l’ennesima, che De Vito traffica in tutti i modi per aiutare i Toti (a fronte di una consulenza da 110 mila euro allo studio Mezzacapo).
L’ex capogruppo Ferrara
La rete intessuta da “mister preferenze” arriva anche altrove nel Movimento Cinquestelle, in particolare all’ex capogruppo Paolo Ferrara e all’ex vicesindaco, oggi assessore allo Sport Daniele Frongia. E così se Parnasi, a proposito della Fiera di Roma dice: “Insomma, io questa operazione la voglio fare se ho la copertura politica della città ! L’ho anche accennato a Paolo che ho incontrato ” , Frongia è una delle persone che Parnasi contatta per i suoi interessi. Con Ferrara parla anche De Vito a proposito degli Ex Mercati generali, tema di interesse dei Toti.
Ancora un volta Acea
Come già  accaduto nella prima inchiesta sullo stadio (durante la quale fu arrestato il presidente Luca Lanzalone), Acea è centrale anche in questo spin- off. Parnasi parla spesso del contenzioso con l’azienda che ha forse dato il via al suo sistema corruttivo. Non a caso ieri, i carabinieri di via In Selci hanno perquisito la sede della società  e anche l’abitazione dell’amministratore delegato Antonio Donnarumma.
Secondo gli inquirenti, non solo era uomo molto vicino a De Vito, ma avrebbe avuto un ruolo nel trasloco della sede dell’azienda nel Business Center di Tor di Valle.

(da “La Repubblica”)

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SONDAGGIO TECNE’: LA LEGA PERDE DUE PUNTI, IL M5S PURE, IL PD NE GUADAGNA QUATTRO IN UN MESE

Marzo 21st, 2019 Riccardo Fucile

LEGA SCENDE AL 31,2%, M5S AL 21,8%, PD SALE AL 20,4%, FORZA ITALIA CALA ALL’11,9%, FDI AL 4,4%

L’ultimo sondaggio elettorale realizzato da Tecnè per Quarta Repubblica rivela come il Pd sia ormai sempre più vicino ai Cinque Stelle.
Quello che il sondaggio mostra senza ombra di dubbio è che il Pd ha guadagnato ben 4 punti in quest’ultimo mese, mentre il M5S ne ha persi due. Ma analizziamo le percentuali, facendo un confronto con le intenzioni di voto di febbraio.
La Lega di Salvini, sempre primo partito, sempre aver rallentato un po’ il passo: se prima galoppava al 33,0% oggi si ferma al 31,2%.
I pentastallati, come dicevamo sopra, sono sempre più in difficoltà : sono passati dal 23,2% dello scorso febbraio, al 21,8%.
La distanza tra loro e i dem si assottiglia sempre di più: ormai al Pd manca solo da colmare una differenza di 1,4 punti per raggiungere gli avversari. Il Pd è dato infatti al 20,4%, un ottimo risultato, se consideriamo che un mese fa il partito, prima delle primarie, era al 16,9%.
Silvio Berlusconi non può certo tirare un sospiro di sollievo: debole la performance di Forza Italia, in leggero calo. Gli azzurri passano infatti da, 12,0% all’11,9%. Fratelli d’Italia guadagna qualcosa: rispetto a un mese fa sale appena dello 0,2%: sostanzialmente si attesta al 4,4%.
Gli altri partiti nel complesso arrivano al 10,3%

(da Fanpage)

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IL GIORNO DELLA PERDITA DELL’ANIMA: ORMAI IL M5S E’ FINITO

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

LA CORRUZIONE ENTRA NEL CUORE DEGLI EX LEGALITARI ED EX “HONESTI”… E ORMAI FINIRE SOTTO LA SOGLIA DEL 20% E’ VICINO

Dicono tutto “i volti dell’onestà ” tirati, le parole imbarazzate, la logica che si fa intermittente, nel grande cortocircuito politico-morale tra lo scudo concesso a Salvini, in nome della ragion di governo, e l’espulsione di Marcello De Vito, perchè “quel che conta è la reazione”, nell’ansia di urlare che la “diversità ” non si è persa nelle manette scattate all’alba su un uomo forte del Movimento a Roma.
E che, in questo caso, vale quella fiducia nella magistratura che sulla Diciotti invece non vale.
La sintesi, in questo giorno della vergogna per i Cinque Stelle, è in poche istantanee.
A metà  mattinata, ecco il povero Nicola Morra che attraversa la Sala Garibaldi al Senato, uno dei pochi cinque stelle che sfida l’imbarazzo, forse perchè, da quelle parti, è un po’ una Cassandra inascoltata.
Ma su questo torneremo tra un po’, sul suo “io l’avevo detto”.
In Aula ha appena finito di parlare Michele Giarrusso. Proverbiale la sua prosa da azzeccacarbugli meridionale, pomposa, roboante, eccessiva come il gesto delle manette che, qualche tempo fa, riservò ai senatori del Pd, quando i genitori di Renzi finirono ai domiciliari: “Nessuno può dubitare — dice con enfasi — che il cuore della democrazia si sta confrontando con se stessa e con i propri limiti. Il Movimento voterà  no con orgoglio”.
Proprio così, “orgoglio” per aver consentito – assieme a Forza Italia – che il ministro dell’Interno fuggisse dal processo.
E orgoglio magari anche per aver stabilito che, in nome di un non ben precisato interesse nazionale stabilito dal Potere di turno, si possono tenere ostaggi migranti ed equipaggio su una nave dalla Marina Militare italiana.
Altra istantanea, di quelle che fanno titolo. Matteo Salvini si alza dai banchi del governo. E si avvicina per una calorosa, vibrante, stretta di mano.
Dicevamo, ecco Morra, uno dei pochi che si ferma, mentre altri senatori accelerano il passo perchè “siamo scioccati, è come se ti svegli la mattina con uno schiaffo e non sai perchè”.
Si immola, di fronte al plotone di esecuzione delle domande: “Ribadiamo la nostra fiducia nella magistratura. La Diciotti? C’è stata una riflessione. Ho accettato le decisioni della maggioranza”. È il primo a sapere che ci sono dei giorni in cui un uomo politico è costretto a fare a cazzotti con l’evidenza, consapevole che la valanga dei fatti travolge ogni appiglio.
Perchè qui non è questione solo di garantismo a corrente alternata, di giustizialismo a intermittenza, della più classica delle doppie morali per cui la corruzione degli altri è un “sistema” e quella propria “è un caso isolato”.
Qui è una questione più profonda. Che riguarda l’identità  e la perdita dell’anima.
È questa perdita il filo che dà  coerenza al tutto, la ragion di governo sulla Diciotti e la corruzione in Campidoglio, dove a metà  mattinata sono ancora in atto le perquisizioni, come ai tempi di Mafia Capitale o dell’arresto di Raffaele Marra, altro snodo cruciale della catena di comando dell’amministrazione Raggi travolto da un’inchiesta per corruzione.
Almeno stavolta l’asfissiante propaganda pentastellata ha risparmiato la solita litania del “ci critica chi rimpiange quelli di prima”, di cui evidentemente sono stati assorbiti metodi e peccati, in una città  eternamente uguale a se stessa, con i palazzinari che tengono la politica al “guinzaglio corto”.
Non ha risparmiato invece la solita immagine di un sindaco eternamente estranea agli scandali che si perpetuano a “a sua insaputa”, parte lesa per definizione, come se il “sistema” non fosse frutto di una mancanza di controllo e di capacità  di governo.
E dunque, delle due l’una: o è una incapace o è politicamente complice di quel che accade nella sua amministrazione ove la complicità  è anche tolleranza e far finta di non vedere. Incapace di prevenire, vedere, controllare, selezionare, appunto governare, perchè il primo antidoto alla corruzione è la capacità  di governo, per cui occorre solo un buon sindaco e non un pubblico “ispettore” di polizia o chissà  quali e quanti agenti provocatori infiltrati in assessorati e ministeri.
Torniamo a Morra, la Cassandra, da sempre voce critica.
Ci dice: “È agli atti. Io una volta dissi che non basta cantarsi da soli ‘onestà  onestà ‘, semmai bisogna dire ‘umiltà , umiltà ‘. All’opposizione è tutto facile, ma è quando sei al governo che l’onestà  la devi dimostrare, quando cioè hai la possibilità  di rubare e non lo fai. E ora noi siamo al governo. Vediamo che succede alle Europee ma così è una emorragia”.
C’è poco da fare. La catastrofe politica e — perchè no — la bancarotta morale del Movimento a Roma è tutta qui, in un sistema che si scopre permeabile e vulnerabile nel suo cuore pulsante.
Il “salto di qualità ” è nel grado di coinvolgimento rispetto ai precedenti scandali, legati ai “tecnici”, come Romeo e Marra a cui il Movimento aveva delegato il compito di governare e amministrare.
In questo caso si configura un sistema che ha un perno politico in un uomo forte del Movimento come De Vito, nel ruolo grande facilitatore di delibere per agevolare un sistema d’affari.
È proprio questo sistema ad alimentare nei Cinque Stelle il terrore sugli sviluppi dell’inchiesta: il grado di coinvolgimento della macchina amministrativa o della giunta, l’eventuale complicità  di altri pezzi di governo che attesterebbe la totale assenza di anticorpi.
Ed è questa assenza di governo (e di anticorpi) che proietta l’instabilità  del caso Roma a livello nazionale dove una classe dirigente, presentatasi come il San Giorgio contro il Drago dell’immoralità  collettiva e di un Sistema marcio precipita nel baratro tra le aspettative suscitate e la perdita della propria identità , in un gorgo di cui non si vede la via d’uscita oltre il governismo più stantio.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI IMPUNITO GRAZIE AI SERVI TRADITORI DELLA DESTRA BERLUSCONI E MELONI: SERVIVANO 163 VOTI, IL GOVERNO SI E’ FERMATO A 157

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

TRA CONTRARI E ASSENTI LA MAGGIORANZA NON ERA AUTOSUFFICIENTE… NEL M5S TRE VOTI CONTRO IL SEQUESTRATORE DI PERSONE E SETTE ASSENZE DIPLOMATICHE … E A TORINO DUE CONSIGLIERE M5S: “CACCIATE I SERVI, NON LE RIBELLI”

Per il Movimento 5 Stelle è il giorno più nero. La giornata inizia con l’arresto del presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito e finisce con la presa d’atto che i dissidenti ammontano a un numero tale da poter condizionare le sorti del governo.
I più intransigenti hanno mostrato i muscoli in Aula alla prova dei fatti.
Non più tweet e post su Facebook, la ribellione diventa sempre più dura. E infatti Matteo Salvini non andrà  davanti ai giudici del tribunale dei ministri di Catania che lo ha accusato di sequestro dei migranti a bordo della nave Diciotti, ma la richiesta è stata respinta grazie al soccorso di Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Fosse dipeso dalla sola maggioranza di governo, il ministro dell’Interno verrebbe processato.
Il conto è presto fatto.
La maggioranza assoluta, quella da raggiungere in questa votazione, era di 161 senatori.
La maggioranza gialloverde si è fermata a quota 157.
Hanno votato per non concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro 97 senatori M5s (3 i senatori M5s contrari e 7 non hanno partecipato al voto) e 56 leghisti (2 assenti).
In più hanno votato 6 senatori del gruppo misto: gli ex M5s Buccarella, Martelli e De Bonis, e poi Nicola Calandrini, Cario Adriano, Ricardo Merlo.
Ma di questi solo 4 sono organici alla maggioranza di governo. Calandrini non lo è essendo appena subentrato al neopresidente abruzzese Marsilio, di FdI.
Cario, senatore eletto in America del Sud, ha invece già  votato la fiducia al governo insieme a Ricardo Merlo, sottosegretario del governo Conte.
Gli ex M5s Buccarella e Martelli hanno votato la fiducia a Conte.
Mentre non lo ha fatto sul decreto sicurezza Saverio De Bonis che è stato espulso dal Movimento. Oggi però ha votato per salvare Salvini.
Sono da considerarsi invece estranei alla maggioranza tre senatori delle autonomie che pure hanno votato a favore di Salvini e cioè Pierferdinando Casini, Meinhard Durnwalder e Dieter Steger.
Pallottoliere alla mano, nonostante gli annunci del capogruppo M5s Stefano Patuanelli, la maggioranza non è autosufficiente.
Ciò apre uno psicodramma nel mondo pentastellato.
Paola Nugnes, Elena Fattori e Virginia La Mura si autodenunciano. Il capogruppo si mostra intransigente: “Parte la segnalazione ai probiviri”. E sui tempi per la decisione “c’è un termine ordinatorio e non perentorio di 90 giorni. I tempi possono essere più rapidi o più lunghi, non dipende da me”.
Sta di fatto che, se le tre senatrici venissero cacciate dal Movimento, i numeri del governo verrebbero davvero ridotti al minimo.
Non solo. Il dissenso delle senatrici M5s incontra il favore di due consigliere pentastellate di Torino, Daniela Albano e Maura Paoli, scottate dal caso Tav. “Io sto con Paola Nugnes. Cacciate i servi, non le ribelli”, scrive infatti su Facebook la prima.
Mentre l’altra esprime “solidarietà  a Nugnes e Fattori. Il voto di oggi è una vergogna”.
Il clima è questo e dà  gioco facile al Pd per attaccare.
Ecco Andrea Marcucci: “A difendere Salvini dai giudici scendono in campo Renato Schifani, l’uomo che Berlusconi ha voluto alla guida del Senato, e Michele Giarrusso, quelle delle manette”.
Pietro Grasso, in rappresentanza di LeU, ha rimarcato che “come tutti i cittadini, anche i ministri, nell’esercizio delle loro funzioni, commettono dei reati e devono risponderne davanti alla giustizia”.
Gregorio De Falco, ex M5s oggi confluito nel gruppo Misto, si è rivolto ai colleghi del Movimento invitandoli a votare “da donne e uomini liberi”.
La tensione nei corridoi, in casa M5s, è evidente. L’incrocio del caso De Vito e di quello Diciotti è fatale. “Avevamo capito che il voto sulla Diciotti avrebbe segnato una brutta giornata, ma non ci aspettavamo tutto questo”, ammette un senatore.
La Lega porta a casa il risultato, il Movimento ne esce ammaccato.

(da “Huffingtonpost”)

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IL VIGILE DEL FUOCO CHE DA DUE GIORNI OCCUPA IL VIMINALE: “DORMO E VIVO QUI FIN QUANDO NON CI ASCOLTANO. SALVINI HA TRADITO LE PROMESSE”

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

DA DUE GIORNI PROTESTA CONTRO LA MANCATA CONVOCAZIONE DELL’USB AL TAVOLO PER IL NUOVO CONTRATTO: “NON ABBIAMO L’INAIL, NON ABBIAMO UN’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI”

“Sono qui e non andrò via, costi quel che costi, ma resterò fino a quando non verrà  steso un contratto decente per la nostra categoria”.
Raggiungiamo telefonicamente Costantino Saporito che ci risponde direttamente dalla sede del ministero dell’Interno. È lì che il portavoce del sindacato Usb dei Vigili del Fuoco si è barricato per protestare contro la mancata convocazione dell’Unione sindacale di Base (Usb) al tavolo di trattattiva per il nuovo contratto.
L’uomo ha infatti occupato il Viminale ritrovandosi denunciato, seduto in mezzo a poliziotti per ore e deciso a restare lì ad oltranza facendo lo sciopero della fame a rotazione con altri colleghi.
“Cinque giorni fa abbiamo fatto la nostra prima “irruzione” al Viminale per una riunione che c’era stata al dipartimento, poi saltata, e era tutto finito nel dimenticatoio”, spiega a TPI.
Per cosa sta protestando?
La legge di bilancio parla chiaro e dice che dall’inizio di questo mese parte la riapertura dei contratti, tra cui quello dei Vigili del Fuoco. A febbraio è stato stilato un contratto che possiamo definire “monco” , c’è solo un contratto di tipo economico ma non abbiamo diritti. Parliamo di pochi soldini. Per fare un esempio non abbiamo l’Inail, non abbiamo un’assicurazione infortunistica. Non abbiamo una previdenza degna di questo nome. Il Governo non sta facendo nulla. Da ieri siamo venuti qui al Viminale, come prima delegazione, per portare avanti uno sciopero della fame. Sono in qualche modo agli arresti.
È agli arresti, cosa significa?
In qualche modo lo sono. Dal momento che questo è il Viminale,   è facile immaginare cosa può accadere a chi può esprimere dissenso all’interno di questo palazzo — senza contare che la 146 e l’83 del 2000 sono due leggi che limitano il diritto di sciopero. Se fai qualcosa che va fuori dai loro canoni, vieni segnalato e denunciato.
Le è stato notificato qualcosa?
Aspettano che esca da qui. Appena metterò piede fuori dal tornello del Viminale ci sarà  tutto l’incartamento. Fin quando sono qui dentro non succede nulla. Veniamo segnalati in continuazione mentre protestiamo per i nostri diritti.
In passato lei ha denunciato il vicepremier Salvini per uso improprio delle divise, protesta anche per quello?
Protesto per tutto. Per me il ministro può anche indossarle, ma che le onori veramente. Che onori le promesse che ha fatto sul contratto di governo e sulla legge di bilancio. Perchè non lo fa?
Quali sono i piani adesso?
Semplici: io da qui non mi sposto, non ho intenzione di mangiare fin quando non ci riapriranno il contratto. Siamo determinati.
È solo?
Siamo in due attualmente, ma stiamo organizzando per fare una manifestazione fuori. Io però da qui non mi muovo.
Come si è organizzato?
Dormo seduto a terra davanti la porta della sala riunione. In bagno vado qui, per il resto non ho bisogno di niente, anche perchè non sto mangiando. È una questione mentale, di abitudine, sono nato orfano, con il digiuno ci sono nato.
Chi passa nei corridoi le dice qualcosa?
Qui sono tutti presenti. Ho 8 poliziotti di sopra. C’è anche la Digos. La notte ho la polizia accanto a me. Stanno qui in continuazione. Credono di prendermi per stanchezza, ma non hanno capito nulla. Faccio il pompiere, la resistenza ce l’ho.

(da TPI)

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IL RACCONTO DEI GIOVANI VOLONTARI A BORDO DELLA MARE IONIO: “MIGRANTI SPAVENTATI QUANDO LI ABBIAMO SALVATI, TEMEVANO CHE FOSSIMO DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA”

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

“LA GUARDIA COSTIERA LIBICA E’ COLLUSA CON GLI SCAFISTI, LI RICONSEGNA A LORO”

Si è parlato molto del capo missione Luca Casarini ma poco dei volontari a bordo, tutti molto giovani. Tra questi c’è Mario, studente di giurisprudenza di 24 anni, che ha preso parte al soccorso su un dei due gommoni.
Mario, chi vi ha avvertito della presenza del gommone?
Ci ha avvertito Moonbird, l’aereo di Sea Watch che viene pilotato dai “Piloti Volontari” e che quasi ogni giorno pattuglia quel tratto di mare. Sappiamo che quel giorno c’erano 3 “target”, quello che abbiamo soccorso noi, uno che è stato intercettato dai libici e uno che è affondato.
Com’è andato il soccorso?
Quando siamo arrivati i migranti erano molto agitati, pensavano che fossimo della Guardia Costiera Libica. Alcuni di loro avevano provato la traversata diverse volte, ma erano stati sempre riportati indietro e mandati di nuovo nei campi di detenzione. Ci abbiamo parlato, hanno capito che non eravamo libici ma una nave da soccorso.
Però poi la Guardia Costiera Libica è arrivata davvero, cos’è successo a quel punto?
È arrivata una motovedetta, era vicina a noi e si sono agitati nuovamente. Erano molto nervosi, pensavano che li avremmo consegnati a loro. Abbiamo continuato a parlarci, a spiegare che eravamo europei, a quel punto hanno fatto il dito medio alla motovedetta libica.
Per loro, e questo ce lo hanno raccontato una volta a bordo, gli scafisti che pagavano per partire e la Guardia Costiera sono sempre d’accordo. Paghi gli scafisti per partire e se non muori, la Guardia Costiera ti soccorre ti riporta a terra per riconsegnarti a loro.
Giulia è un’altra volontaria. Studentessa di filosofia e anche lei ventiquattrenne. Lei era sulla ponte e si occupava dell’accoglienza dei migranti a bordo.
Ci puoi raccontare le condizioni in cui erano le 49 persone?
Erano abbastanza provati dal viaggio, la loro navigazione è durata circa 10 ore. Soprattutto però, vengono da anni in Libia dove sono stati torturati. Alcuni di loro venivano usati nell’edilizia e sottoposti a giornate infinite di lavoro, senza sosta. Gli davano degli antidolorifici per farli lavorare di più. Diciamo che complessivamente erano molto stanchi e provati ma non c’erano casi specifici tranne un caso di polmonite che è stato evacuato non appena siamo arrivati a Lampedusa.
C’erano minori con loro?
Si, 14 minori, tutti tra i 15 e i 16 anni. Tutti non accompagnati.
Dopo il soccorso com’è andata la gestione a bordo?
Poche ore dopo il soccorso sono arrivate onde di 3 metri e la notte è stata un inferno. Le persone soccorse sono state male. Alle 6 del mattino siamo arrivati a Lampedusa scortati dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera. All’inizio pensavano fosse normale aspettare fuori dal porto poi hanno iniziato a sospettare qualcosa.
A quel punto avete parlato con loro e spiegato la situazione?
Avevamo la Guardia di Finanza a bordo, era chiaro che ci fossero dei problemi. Gli abbiamo spiegato che eravamo in stallo e in loro ha preso il sopravvento la frustrazione. Dopo 3, 4 o 5 anni in Libia, 10 ore di navigazione e una notte in mezzo alle onde di 3 metri, era assurdo che fossero bloccati a pochi metri da un porto europeo. Hanno preso coscienza, si sono perfettamente resi conto di tutto. Se non fossero sbarcati subito, sarebbe stato un problema e credo che avrebbero protestato. Sarebbe stato davvero troppo frustrante.
Quando avete dato la notizia come hanno reagito?
È stato bellissimo, un’esultanza pazzesca…sono esplosi di felicità . Tutto molto genuino.
E ora?
Ora siamo a Lampedusa e siamo in attesa di capire quello che succederà  con la nave.

(da TPI)

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RAPIMENTO SILVIA ROMANO, GRANDE EFFICIENZA DELLO STATO, CONTE AMMETTE: “NON NE VENIAMO A CAPO”

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

CAPACI SOLO DI FARE I BULLI CON I DISPERATI, POI SI CALANO LE BRAGHE CON AL SISI E NON CONCLUDONO UNA MAZZA CON CHI RAPISCE UNA NOSTRA CONNAZIONALE

Che dire se non speriamo bene? I rapitori di Silvia Romano in Kenya “sono gruppi che abbiamo individuato, ne conosciamo la collocazione territoriale, ma non siamo ancora venuti a capo e non abbiamo quel risultato cui stiamo lavorando da mesi”
Lo ha ammesso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rispondendo alla domanda di uno studente della Luiss.
“Questo caso lo stiamo seguendo dal primo giorno, attraverso canali di discrezione in particolare più che canali diplomatici, è la nostra intelligence che ci sta lavorando. Nella discrezione che debbo mantenere, c’è stato un attimo che sono stato confidente che avessimo risultato nuovo a portata di mano. Sarei il più felice del ritorno a casa di Silvia Romano – ha concluso sul punto Conte – ma purtroppo a tutt’oggi ancora non abbiamo questo risultato”.
Silvia Romano è stata rapita il 20 novembre 2018 mentre era in Africa come volontaria.
Nulla su Regeni, nulla su Silvia Romano, grande efficienza del governo.

(da agenzie)

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