Destra di Popolo.net

LA CONFESSIONE DELL’AUTISTA: “HO FATTO TUTTO DA SOLO, NON VOLEVO FARE MALE A NESSUNO, VOLEVO ARRIVARE A LINATE E PRENDERE UN AEREO PER TORNARE IN SENEGAL”

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

LA POLIZIA: “NON ERA ARMATO, NON HA LEGATO I RAGAZZI, NON AVEVA PRECEDENTI PER VIOLENZA SESSUALE, NON AVEVA CONTATTI CON IL TERRORISMO ISLAMICO, HA AGITO PERCHE’ ESASPERATO DALLA POLITICA MIGRATORIA DEL GOVERNO”

Ha sequestrato un autobus con a bordo 51 studenti della scuola media Vailati di Crema che stavano andando in palestra e ha imboccato la strada che porta a Linate.
“Nessuno”, spiegano dal 118, è ferito. Tutto è durato circa 40 minuti e Ousseynou non avrebbe fatto alcuna invocazione all’Islam. I carabinieri sono ancora a lavoro per capire se Sy volesse davvero uccidere   i presenti.
Ousseynou Sy “ha ammesso la premeditazione cioè di aver ponderato da giorni” il gesto compiuto oggi, come ha spiegato in conferenza stampa il responsabile dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili precisando che “ha detto di aver fatto tutto da solo, non ha ricevuto nessuna direttiva e non ha consultato nessuno, ma ha agito in un momento di esasperazione contro la attuale situazione migratoria”.
Il pubblico ministero ha poi aggiunto: “Aveva già  registrato un video che aveva diffuso tra amici vari, anche in Senegal, per dire ‘Africa sollevati’ e chiedere ai suoi connazionali di non venire più in Europa”.
Ousseynou Sy ha spiegato che “non voleva fare male a nessuno e voleva arrivare a Linate e da lì prendere un aereo e scappare in Senegal. esasperato dall’attuale situazione migratoria“
”È stata una mia scelta personale, non ne potevo più di vedere bambini sbranati da squali nel Mediterraneo, donne incinte e uomini che fuggivano dall’Africa”: sono alcune delle parole che l’uomo ha detto ai pm nel corso dell’interrogatorio da cui è emerso anche che non è legato all’Isis nè ad altre organizzazioni terroristiche di matrice islamica.
Sposato e poi separato con un donna italiana, regolare cittadinanza italiana dal 2004, due figli di 12 e 18 anni, Sy aveva qualche precedente penale del 2007 e del 2011: di sicuro guida in stato di ebbrezza, ma non — come emerso in un primo momento — violenza sessuale su minori. L’uomo ora si trova in stato di fermo all’ospedale di San Donato, dove è stato trasferito dopo un primo ricovero al San Paolo: i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione in cui viveva da solo.
Le forze dell’ordine, tuttavia, hanno smentito che Ousseynou Sy fosse armato e che avesse legato i ragazzini. “La cosa importante è la felice risoluzione di un evento, che poteva portare a un epilogo tragico, grazie al coraggio dei ragazzi che sono stati veramente bravi”: ha detto Luca De Marchis, comandante provinciale dei Carabinieri di Milano.

(da agenzie)

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ORBAN SI FA BEFFE DEL PPE CHE NON HA LE PALLE DI ESPELLERLO: PER LUI SOLO UNA SOSPENSIONE, POI DOPO LE EUROPEE SE NE ANDRA’ CON IL MIGLIOR OFFERENTE

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

SOLO DEI FESSI POTEVANO SCEGLIERE DI SOPPORTARE ANCORA UN RAZZISTA NEL PPE

“Il Ppe sono io: siete voi che vi siete allontanati dai nostri valori cristiani e fate i liberali. Ma i valori liberali sono dell’Alde, non del Ppe”. E’ la lezione di Vktor Orban all’assemblea dei Popolari all’Europarlamento a Bruxelles, riunita per discutere la richiesta di espulsione per il premier ungherese avanzata dai paesi nordici ma anche da Grecia e Portogallo.
Orban punta i piedi. Alla fine vince la mediazione, avanzata da Germania e Austria in prima istanza, fatta propria dalla presidenza: Orban viene sospeso, non espulso. E solo per qualche mese, fino alle europee.
Nel frattempo su di lui vigileranno tre tutor: il belga Herman Van Rompuy, ex presidente del Consiglio europeo, il tedesco Hans-Gert Pottering, l’austriaco Wolfgang Shcussel. Proposta che passa quasi all’unanimità : 190 sì contro 3 no.
Alla fine di oltre tre ore di discussione “intensa, dura”, come dirà  lo Spitzenkandidat del Ppe Manfred Weber, Orban sfoggia il risultato in conferenza stampa: è riuscito a restare nel Ppe, si sente vittorioso. La discussione è stata “noiosa”, si permette di scherzare in ascensore.
Può permetterselo. Ha battuto una fronda che sembrava invincibile fino alla scorsa settimana. Quella dei finlandesi, lussemburghesi, olandesi, belgi, svedesi, greci, portoghesi per espellerlo: hanno perso, eppure da statuto avevano la maggioranza per riuscire nell’intento.
Ma grazie al supporto dei partiti amici, da Forza Italia agli austriaci e tutti i paesi dell’est, Orban è riuscito a restare nel Ppe, anche dopo la campagna di manifesti contro il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e contro il miliardario statunitense, George Soros, accusati da Budapest di voler favorire l’immigrazione verso l’Europa.
E’ così tronfio del risultato che in conferenza stampa ha l’ardire di affermare che “quella non era una campagna contro qualcuno, ma solo una campagna informativa per gli ungheresi circa le intenzioni dell’Europa sull’immigrazione”. La bugia è così plateale che si scatenano risate in sala. “Ma ora la campagna informativa è finita – continua lui, impassibile – ad aprile, come stabilisce la legge ungherese, inizieremo la campagna elettorale del Ppe: tutti uniti per sconfiggere i socialisti”.
“Unità ” è la parola chiave della conferenza stampa, un modo furbo per sottolineare che il Ppe è ancora casa sua dopo tutte le polemiche. “Tredici partiti di ispirazione liberale avevano proposto la mia espulsione. Alla fine abbiamo assicurato l’unità  del Ppe”.
Del resto, aggiunge sornione, “noi abbiamo preso il 57 per cento alle elezioni: come si può escludere una performance di queste dimensioni?”.
Fa promesse, vaghe. A proposito della Central european university, la Ceu fondata da George Soros nel 1991 e chiusa a Budapest, “parleremo con la Baviera”, il governo di provenienza della Ceu. Ma oggi è la sua forza che vuole sottolineare: nel Ppe e nelle tendenze politiche europee del momento: a destra.
“Rispettiamo la figura chiave del governo italiano – dice a proposito di Matteo Salvini – Ha dimostrato che si può bloccare l’immigrazione per mare. Noi lo abbiamo fatto a terra, lui l’ha fatto sul mare”.
Ma Orban non cade nella trappola di dire ora che vorrebbe allearsi con Salvini dopo le elezioni. Lo pensa, perchè è chiara l’unità  di intenti con il leader leghista quando sottolinea “vogliamo che l’Europa blocchi l’immigrazione e ora abbiamo le prove che si può, a differenza di quanto dicono sinistra e liberali”. Lo pensa ma non lo dice per non rovinare l’unità  del Ppe.
E infatti quando noi di Huffpost Italia gli rivolgiamo una domanda proprio su questo, sulle alleanze post-voto nell’Europarlamento, Orban risponde: “E’ la domanda delle domande, tutti si chiedono se andremo a destra o a sinistra ma noi non possiamo dirlo prima di vedere il voto del popolo. Quindi, in nome dell’unità  del Ppe, non posso rispondere alla sua domanda”. Emblematico.
A distanza di quasi vent’anni, il Ppe si ritrova per le mani un altro caso di sospensione dal partito.
Successe nel 2000 con l’allora Cancelliere austriaco Schussel, proprio lui che ora dovrà  vigilare su Orban insieme agli altri due tutor.
Il Ppe contestò la sua scelta di allearsi con l’estremista di destra Haider. Il Partito popolare austriaco fu sospeso da aprile a giugno. E poi basta.
E’ un precedente che piace a Orban, non a caso lo cita nella conferenza stampa quando racconta di come si è arrivati alla mediazione. “Non poteva che passare una via austriaca, anche perchè Schussel è membro del comitato di tutor”, dice indicandolo in platea, l’ex Cancelliere è seduto in prima fila.
Di nuovo risate in sala. Perchè Orban oggi è più spavaldo che mai. E ancora con domande aperte: “La giornata di oggi – ammette l’ungherese – lascia aperta la domanda sulle alleanze”. Appuntamento a dopo il voto, con tutte le incognite del caso.

(da “Huffingtonpost”)

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TRA GLI 007 EUROPEI E’ ALLARME ROSSO SUL TERRORISMO NEONAZISTA

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

I SERVIZI SEGRETI DEI PRINCIPALI STATI EUROPEI HANNO AVVERTITO SUI RISCHI DI AZIONI DI ESTREMISTI SOVRANISTI

Allarme rosso per il terrorismo “bianco”. Un attacco in stile neozelandese potrebbe avvenire anche in Europa.
Una Europa dove l’estremismo radicale di destra, islomofobo, suprematista, è in costante crescita. A confermarlo è un documentato report di Associated Press.
I servizi di intelligence europei hanno da anni aumentato la sorveglianza dei gruppi di estrema destra che sono visti come una minaccia crescente e in grado di attuare attacchi simili a quelli che hanno provocato 50 morti in due moschee a Christchurch in Nuova Zelanda.
I servizi di sicurezza in Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia hanno ripetutamente avvertito dei rischi associati alle crescenti tensioni all’interno delle società  occidentali rispetto all’immigrazione e agli attacchi islamici.
“L’Europa è in grave pericolo: l’estremismo sta crescendo ovunque e noi, i servizi segreti, siamo impegnati a canalizzare le risorse verso l’estrema destra”, aveva affermato nel maggio 2016 Patrick Calvar, l’allora direttore del controspionaggio francese.
“Dobbiamo anticipare e fermare tutti questi gruppi che, prima o poi, vorrebbero scatenare scontri tra comunità “, aveva aggiunto.
Gli anni a seguire hanno rafforzato queste allarmanti considerazioni.
Peter Neumann, capo del Centro internazionale per lo studio della radicalizzazione con sede a Londra, ha detto oggi alla Cnn che “in tutti i Paesi occidentali abbiamo visto un aumento negli ultimi quattro-cinque anni nel numero di crimini di odio e anche nella violenza terroristica di destra. “Attribuisco questo a un approfondimento della polarizzazione che ha aumentato l’estremismo non solo dal lato jihadista ma anche dal lato dell’estrema destra”, ha aggiunto.
Brenton Tarrant, il terrorista “suprematista” autore della strage di Christchurch, ha scritto nel suo manifesto online di aver agito anche per vendicare Ebba Akerlund, una ragazza uccisa in un attacco jihadista in Svezia nel 2017.
In Europa i suprematisti bianchi che si rifanno all’ideologia “ariana”, con idee e programmi islamofobi e in molti casi antisemiti, contano ormai su oltre un migliaio di siti web che incitano non solo alla “caccia all’islamico” ma anche alla battaglia contro l’aborto e alle politiche sociali di aiuto a profughi e immigrati.
Il pensiero suprematista viene da lontano ma poggia le sue basi anche sulle tesi della cosiddetta Grande Sostituzione, (“Grand Remplacement” è il titolo del manifesto ideologico-terrorista di Tarrant) che il sociologo francese Renaud Camus teorizzò nel 2011 in un libro omonimo; ovvero la tesi che, a causa della riduzione drammatica della natalità  della “razza bianca”, quest’ultima verrà  sostituita da un’altra razza “immigrata”.
Per quanto riguarda l’Italia, La “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza”, inviata al Parlamento nel febbraio scorso, nel capitolo dedicato a “Eversione e estremismi”, evidenzia “il dinamismo della destra radicale”, il cui “attivismo, di impronta marcatamente razzista e xenofoba, si è accompagnato ad una narrazione dagli accenti di forte intolleranza nei confronti degli stranieri”. In proposito viene anche evidenziata “la spiccata proiezione internazionale delle principali formazioni d’area (della destra radicale – ndr), con assidui e stretti rapporti con i maggiori gruppi stranieri dell’ultradestra, funzionali all’affermazione di un ‘fronte identitario paneuropeo’, a difesa delle radici etnico-culturali dell’Europa…”.
Nel rapporto Global Terrorism Index, pubblicato l’anno scorso dall’Institute for Economics and Peace (Iep) è evidenziato che l’aumento d’attentati della “destra estrema” è stato drastico. Se nel 2013 il numero di morti in Europa e Nord America per attentati rivendicati dall’estrema destra era stato pari a zero, nel 2017 le vittime sono state 17.
Il Paese europeo che ha visto più attentati della “destra estrema” è il Regno Unito, con 12 episodi. A seguire la Svezia, con sei, e poi Grecia e Francia, con due attentati subiti ciascuno. Secondo lo studio, la maggior parte degli attacchi è stata compiuta da “lupi solitari che sono d’estrema destra, anti-musulmani e suprematisti bianchi”.
In Europa accanto ai movimenti razzisti legati al misticismo nazista o al cosiddetto “separatismo bianco”, è cresciuto negli anni ’90 il movimento del “nazionalismo bianco”, distinto dai gruppi razzisti o neo-nazisti perchè non afferma una superiorità  della razza bianca ma enfatizza il timore che i cambiamenti demografici in provocheranno la sostituzione della cultura bianca con altre culture ritenute inferiori.
“I più ampi driver contestuali della violenza di estrema destra nel Regno Unito, in particolare in relazione agli attori solitari, sembrano derivare, almeno in parte, da un processo di radicalizzazione reciproca”, annota Graham Macklin, dell’Università  di Oslo, in un articolo scritto a gennaio per CTC Sentinel, una pubblicazione militare statunitense.
L’ultra-destra, che è stata responsabile di numerosi episodi di violenza negli anni ’80, è ora saldamente tornata sugli schermi radar per i servizi di sicurezza.
Secondo gli analisti del Jane’s Terrorism and Insurgency Center (JTIC), le operazioni antiterrorismo legate all’estremismo di destra o ai crimini di odio sono aumentate dell’88% tra il 2016 e il 2017.
E il ministro della Sicurezza britannico Ben Wallace ha affermato oggi in una intervista alla Bbc che quasi il 50% delle persone inserite in un programma sostenuto dal governo per combattere la radicalizzazione sono stati coinvolti nell’estremismo di destra.
Il Governo sta ora cercando di aumentare il budget per il programma, noto come Prevent, dal suo attuale livello di 45 milioni di sterline) in risposta all’attacco terroristico in Nuova Zelanda, ha annunciato Wallace. Un attacco in stile neozelandese “assolutamente potrebbe accadere in Gran Bretagna”, ha aggiunto.
In Germania, le agenzie di intelligence incrementeranno, nel 2019, del 50% il personale impegnato nella lotta contro i gruppi di destra, ha anticipato l’anno scorso il capo dell’intelligence interna Thomas Haldenwang.
Un significativo numero di gruppi neo-nazisti è stato smantellato negli ultimi anni in Germania. L’operazione più recente contro di loro ha comportato la detenzione di sette membri del cosiddetto gruppo “Revolution Chemnitz” che avrebbe pianificato un attacco legato alle celebrazioni del 3 ottobre dello scorso anno.
E mentre molti gruppi di destra sono profondamente nazionalisti, alcuni, come l’Azione nazionale britannica (NA), hanno cercato di accrescere i legami in tutta Europa per guadagnare forza. “Gli attivisti di NA hanno coltivato legami con i militanti in Germania, nei Paesi Baltici e in Scandinavia”, secondo Macklin. “Ci sono anche prove di attivisti di NA che hanno operato nel battaglione di Azov, in passato una milizia di estrema destra che combatteva le forze russe, in Ucraina”, ha aggiunto.
Il terrorismo suprematista bianco negli ultimi anni è cresciuto a dismisura.
Il numero totale dei morti in attentati terroristici nel 2017 è diminuito del 27% passando da 25.774 a 18.814 (-44% rispetto al 2014, anno in cui c’è stato un picco). Calano sia gli attentati che i morti, ma sembra essere cresciuto proprio quello delle vittime di attentati di “estrema destra”. In particolare nel Nord ed Est Europa.
Un esempio, sono i “Soldati di Odino”, un gruppo di estremisti di destra che pattuglia le strade della Finlandia con l’obiettivo di “proteggere gli abitanti del posto dagli immigrati”: una pratica che si sta iniziando a diffondere in altre nazioni scandinave e baltiche, suscitando preoccupazione nelle autorità .
Questi autoproclamati “patrioti”, che prendono il proprio nome dal re degli dei della mitologia nordica, aspirano a diventare “gli occhi e le orecchie” dei poliziotti, i quali – secondo loro – farebbero oggi sempre più fatica a portare a termine i compiti assegnati.
Nel Regno Unito, l’estrema destra (suprematista, razzista, isolazionista, anti-migranti) fa proseliti e ha un seguito crescente.
Materiale estremista è disponibile ovunque sulla Rete. Un gruppo come National Action, quello che è nato per “celebrare” la morte della deputata laburista Jo Cox, conta su un centinaio di militanti, ma i suoi video su YouTube hanno quasi 2800 adepti.
Proclamano una “White Jihad”, una guerra santa bianca, che significa rendere omogenea e aderente “ai valori tradizionali inglesi” questa terra che oggi invece ospita persone provenienti da ogni angolo del mondo ed è un crogiolo di culture.
“I rifugiati non sono i benvenuti” si legge in uno dei loro proclami che va di pari passo alla proclamazione che “Hitler aveva ragione, i rifugiati devono tornare a casa”. Thomas Mair, 54 anni, l’assassino di Jo Cox era legato al gruppo suprematista bianco Springbok Club, visceralmente ostile all’Europa e simpatizzante del vecchio apartheid sudafricano. Le prove emerse al processo, conclusosi con la condanna all’ergastolo dell’assassino della quarantunenne deputata laburista, hanno dimostrato che Mair ha ucciso Jo Cox sulla spinta di un’ideologia neonazista, razzista e suprematista bianca. La polizia aveva trovato nella sua abitazione simboli e libri sul Terzo Reich, sul Sudafrica dell’apartheid e su movimenti razzisti di altri Paesi.
Dal Regno Unito alla Germania. Qui è nato il movimento “Pegida” i “patrioti europei contro l’islamizzazione dei Paesi occidentali” (Patriotische Europà¤er gegen die Islamisierung des Abendlandes), movimento che sta catalizzando l’attenzione di tutti i discorsi riguardanti l’islamismo e l’anti-islamismo in Germania.
Nel febbraio 2015, “Pegida” ha reintegrato nel suo comitato di direzione il leader del gruppo Lutz Bachmann, che si era dimesso il 21 gennaio dello stesso anno dopo che il giornale tedesco Bild aveva pubblicato una sua foto in cui mostrava un taglio di capelli e di baffi che ricordava quello di Hitler.
“Gli estremisti di destra — si legge nel rapporto — hanno scoperto come condurre la loro guerra via Internet, come usare la “elecronic warfare”. Simili tattiche hanno indotto le autorità  di alcuni Stati a mettere in guardia contro le derive terroristiche dello spettro dell’estrema destra. In più la potenziale violenza è coltivata dai peggior tipi di giochi elettronici, diventati arma politica vera e propria utilizzata abilmente dai neo-nazi.
Questi siti hanno un pubblico fedele e ampio, costituito non di semplici curiosi, ma di persone che sull’odio hanno costruito il proprio rapporto col mondo e usano Internet per ritrovarsi, scambiarsi informazioni, infiammarsi reciprocamente, creare steccati, alzare barriere, scavare fossati. E oggi, assaltare moschee.

(da “Huffingtonpost”)

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DOPO MLADIC ERGASTOLO ALL’EX PRESIDENTE SERBO KARADZIC PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

PRIMA O POI TOCCA A TUTTI I BOIA RAZZISTI, ITALIANI AVVISATI

Il massacro di Srebrenica, l’assedio di Sarajevo, i crimini contro l’umanità . Radovan Karadžić è colpevole di tutti i capi d’accusa che gli sono stati imputati in primo grado ma, al contrario della prima sentenza, la pena viene innalzata all’ergastolo.
L’Aja si è espressa in appello per riprendere il processo che tre anni fa aveva condannato il primo presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina a 40 anni di carcere.
In aula Karadzic è impassibile. Abito scuro e cravatta bordò. Davanti al tribunale invece, i familiari delle vittime hanno sistemato uno striscione poco prima del processo: “Radovan Karadzic – genocidio, Adolf Hitler – Olocausto”, si leggeva. Paragonando i massacri di cui è accusato il presidente bosniaco alla shoah
Il nome di Radovan Karadžić era tornato sulle pagine dei giornali proprio recentemente, quasi per caso.
Brenton Tarrant, suprematista autore dell’attentato in Nuova Zelanda, ascoltava, prima delle stragi nelle moschee, Serbia Strong. La canzone era un inno dedicato al leader dei serbi di Bosnia, che incitava Karadžić a “guidare i suoi serbi senza paura” contro Ustascia e Turchi, un riferimento ai fascisti croati e a chiunque fosse di religione musulmana.
Nel cuore dell’Europa, tra il ’92 e il ’95 infuriò una guerra violenta che Kofi Annan definì: “Una guerra mondiale nascosta”. Le stime dicono 100mila morti e due milioni di profughi in tre anni in un conflitto che vedeva opposti serbi, croati e bosgnacchi fino al giorno prima uniti sotto la bandiera panslavista di Tito e dell’ex-jugoslavia. Una guerra etnica e religiosa.
“In Bosnia fummo costretti a una «guerra santa» contro i fondamentalisti che volevano trasformare il Paese in una Repubblica islamica” disse a proposito del conflitto. In questa visione si inserisce una delle atrocità  per cui lo psichiatra di Petnjica (oggi Montenegro) si macchiò durante la guerra: il massacro di Srebrenica.
8 mila musulmani della Bosnia massacrati in un territorio che in quel momento era zona protetta delle Nazioni Unite sotto la bandiera di un contingente olandese della forza di protezione dell’ONU (UNPROFOR).
Così, l’11 luglio del 1995, i serbi di Bosnia entrarono nella città  dopo giorni di assedio e separarono i maschi dalle donne, dai bambini e dagli anziani per “essere interrogati”. Furono uccisi e gettati nelle fosse comuni.
Gli olandesi, che dovevano difendere la città , guardarono dall’altra parte consegnando di fatto i musulmani nelle mani dei loro futuri aguzzini, senza considerare la possibilità  che le truppe di Ratko Mladic avrebbero finito per massacrarli.
Mladic, noto come il ‘Boia di Srebrenica’ è stato condannato in primo grado all’ergastolo nel novembre 2017, è rinchiuso nel carcere dell’Aja a Scheveningen in attesa della sentenza definitiva.
Altri sono gli orrori perpetrati durante l’assedio di Sarajevo. La capitale bosniaca fu ostaggio del fuoco e delle fiamme serbe per quattro anni in cui cambio anche la toponomastica della città . La strada che collegava parte dell’area industriale della capitale con la città  vecchia fu denominata “Viale dei cecchini” per la grande quantità  di tiratori scelti appostati tra i palazzi. Delle 225 persone uccise nella sola strada 60 erano bambini. Si parla di 12mila morti in totale, di tutte le etnie.
Srebrenica, come i bombardamenti sul mercato della capitale, passati alla storia come strage di Markale, furono secondo Karadzic un mito, “un falso storico” orchestrato dagli stessi Bosgnacchi per dare la colpa ai Serbi di Bosnia.
Oggi Radovan Karadzic ha 73 anni, psichiatra di formazione, fu arrestato a Belgrado il 21 luglio 2008 al termine di una lunga e rocambolesca latitanza condotta in Serbia sotto falso nome e favorita da appoggi, coperture e protezioni.
Si faceva passare per il dottor Dragan Dabic, una sorta di santone specialista in medicina alternativa e, da una fredda e anonima casa di Belgrado, andava a lavorare per due ospedali privati della capitale Serba con una lunga barba bianca e un cappello a falde larghe, un cittadino comune nel cuore di quell’Europa devastata dai conflitti intestini.

(da agenzie)

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L’AMMIRAGLIO DELLA MARINA: “DIRETTIVA DI SALVINI E’ ILLEGITTIMA, UN ABUSO DI POTERE COME NELLE DITTATURE”

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

“LE NOSTRE LEGGI NON ASSEGNANO AL MINISTERO DEGLI INTERNI LA COMPETENZA SUI SOCCORSI IN MARE”… “INAUDITO L’LORDINE DELLA GDF ALLA MARE JONIO DI FERMARE LE MACCHINE, SI SAREBBE RISCHIATA UNA STRAGE”

«Il provvedimento di chiusura del mare territoriale firmato dal ministro Salvini sospinge definitivamente il soccorso in mare nella pura strumentalizzazione politica con il rischio di creare, nella realtà  operativa, situazioni ingestibili di confusione e di pericolo».
Il contrammiraglio Vittorio Alessandro non nasconde la preoccupazione, specie dopo aver letto la direttiva di Salvini per fermare le Ong.
«Un testo anomalo, chiaramente illegittimo e viziato di abuso di potere», dice l’ufficiale, ora in congedo.
Temi che Alessandro conosce anche per essere stato a guida del reparto ambientale marino della Guardia Costiera e per 3 anni a capo dell’ufficio relazioni esterne del comando generale, dal 2010 al 2013, gli anni delle primavere arabe e delle migliaia di sbarchi a Lampedusa.
Cosa non la convince?
La premessa della direttiva sta nella paventata ipotesi di “strumentalizzazione” delle convenzioni per la salvaguardia della vita umana in mare al fine di eludere le norme in materia di immigrazione clandestina. Una premessa del genere non vale a sospendere o a ridurre l’obbligo del soccorso (che si conclude con l’assegnazione di un porto sicuro), in quanto ogni principio a tutela dei diritti fondamentali (quello della libertà , per esempio, o il diritto alla salute) può essere strumentalizzato a fini illeciti, ma non per questo può essere ristretto.
Quindi si tratta di un’escamotage per scopi politici?
Tanto più quando, come nel nostro caso, il paventato rischio di un pregiudizio alla «pace, buon ordine, e sicurezza dello Stato costiero» è solo una lontana ipotesi mai constatata, e comunque perfettamente affrontabile allorchè i naufraghi siano giunti a terra.
Perchè ritiene che la direttiva non possa superare l’esame di un eventuale ricorso giudiziario?
Perchè il provvedimento, per i suoi aspetti formali, è illegittimo. L’articolo 83 del codice della navigazione prevede, infatti, l’ipotesi della chiusura del mare territoriale (assai remota in un ordinamento che considera tali spazi aperti alla sosta e al transito inoffensivi delle navi) assegnandola alla esclusiva attribuzione del ministro delle Infrastrutture.
Invece cosa prevedono le nuove indicazioni degli Interni?
Il Viminale si interpone fra il vertice istituzionale dell’organizzazione marittima e del soccorso e la competenza operativa delle Capitanerie di Porto. Non, come giusto, con una missiva al ministro competente, ma con un proprio provvedimento indirizzato alle Forze di polizia e a una Forza armata, come negli stati autoritari.
Però si tratta di ipotesi che dovranno poi misurarsi con la realtà .
Ma è già  successo proprio nel caso della Mare Jonio. La Guardia di Finanza ha ordinato, infatti, alla nave italiana di «fermare le macchine» in mezzo al mare agitato. Un ordine inaudito, sotto il profilo nautico: le macchine non servono soltanto a navigare, ma anche a difendersi dal moto ondoso, a mantenere a galla il natante. Non a caso la Guardia Costiera ha subito provveduto ad assegnare alla nave un punto di ancoraggio a ridosso di Lampedusa.

(da “Avvenire“)

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L’AUTISTA CHE INCENDIA IL BUS DI STUDENTI IN UN MOMENTO DI LUCIDITA’ HA DETTO “I MORTI IN MARE COLPA DI SALVINI E DI MAIO”

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

ACCUSATO DI SEQUESTRO DI PERSONA: POTEVA FARSI ELEGGERE IN PARLAMENTO E AVREBBE GODUTO DI IMPUNITA’…I COLLEGHI: “PERSONA TRANQUILLA, MAI DATO PROBLEMI”

È durato 40 minuti il viaggio del terrore di 51 ragazzini a bordo di un bus dirottato nel Milanese dall’autista, che poi ha dato fuoco al mezzo.
A impedire un disastro l’intervento dei carabinieri avvertiti da uno dei giovani a bordo. Sono riusciti a intercettare il pullman e a bloccarlo, facendo scendere gli studenti
Ousseynou Sy, 47 anni, origini senegalesi e nato in Francia ma con cittadinanza italiana, denunciato in passato per guida in stato di ebbrezza (da molestie sessuali era stato assolto), è stato arrestato.
«Ci ha ammanettati e ci minacciava. Diceva che se ci muovevamo, versava la benzina e accendeva il fuoco. Continuava a dire che le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini. Poi i carabinieri ci hanno salvati» è la testimonianza di una ragazzina che era sul bus
È successo sulla Provinciale 44 Paullese, nel Milanese, all’altezza dello svincolo per Peschiera Borromeo.
L’autista ha costretto le insegnanti a legare i polsi dei ragazzini di due classi della scuola media Vailati di Crema con delle fascette da elettricista. La donna ha però stretto i legacci in maniera molto blanda, consentendo agli allievi di liberarsi.
Un dodicenne è riuscito a recuperare uno dei cellulari sequestrati, caduto per terra, e ad avvertire il 112.
I carabinieri, con due pattuglie, hanno individuato il bus e lo hanno speronato per fermarlo. Un militare ha rotto un vetro e la porta posteriore e gli studenti sono riusciti a scappare. Nessuno è rimasto ferito, solo qualche lieve intossicato o contuso. Immediato l’intervento del 118 con un elicottero, 14 ambulanze e automediche. Dodici ragazzi e due adulti sono stati portati per precauzione in ospedale. Altri sono assistiti da uno psicologo.
Tutte le ipotesi sul possibile movente del gesto sono aperte.
L’indagine è coordinata dal pm di turno di Milano Luca Poniz, sul posto per i primi rilievi. Collabora anche il capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili che definito «concretamente ipotizzabile l’aggravante della finalità  di terrorismo».
Gli investigatori, che hanno perquisito la sua casa a Crema, stanno scandagliando la sua vita e il suo passato, proprio per risalire alle cause del folle gesto
Greco ha precisato che Ousseynou Sy è stato fermato per strage e sequestro di persona aggravato e rischia fino a 15 anni di carcere.
Ousseynou Sy   ha un’ex moglie italiana e due figli. Uno di 12 e uno di 18 anni.
Stamattina era “tranquillissimo” quando è entrato nel bar della stazione di Crema. Racconta il barista che ha semplicemente detto: “Porto i ragazzi in palestra e torno”. Per i colleghi è “inimmaginabile”. Sy è nato in Francia e risiede a Crema da tempo. Era sposato con una donna italiana da cui aveva divorziato ed ha la cittadinanza italiana.
I colleghi aiutano a far luce sui precedenti penali, perchè qualcuno ha tirato in mezzo la storia di una possibile violenza sessuale: “Era stato denunciato da una ragazza per molestie – raccontano – ma era stato assolto con formula piena, tanto che aveva chiesto dei danni ma non aveva mai visto un euro perchè quella ragazza non aveva niente”
Sy, di origine senegalese, era a Milano da almeno 15 anni. Dal 2004 alla guida delle vetture Autoguidovie e italiano a tutti gli effetti dal 2002, quando, fanno sapere in azienda aveva iniziato a “collaborare” con la società .
Dalla società  parlano di un uomo che “non aveva mai dato segnali di squilibrio. Mai nessun reclamo sulla sua condotta come autista”.

(da agenzie)

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IL M5S CHE CACCIA DE VITO (CONTRO LE SUE REGOLE) E SALVA SALVINI (CONTRO LE SUE REGOLE)

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

SU POLITICA E MORALITA’ IL M5S HA LA FACCIA COME IL CULO

Oggi il Senato ha votato sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini in merito alla questione del sequestro di persona dei migranti trattenuti a bordo di Nave Diciotti.   Salvini è stato salvato   non perchè ha agito per l’interesse dello Stato come ritiene il ministro Bonafede ma perchè ai 5 Stelle fa comodo concedere l’immunità  ad un collega di governo.
Eppure proprio oggi il MoVimento 5 Stelle avrebbe dovuto votare a favore per l’autorizzazione a procedere contro la richiesta della Giunta per le immunità  e le autorizzazioni a procedere, non fosse altro perchè ha una disperata necessità  di affermare (e mostrare all’elettorato) che i valori fondanti del partito sono ancora alla base dell’agire politico dei pentastellati.
Perchè oggi è stato arrestato il Presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito, “mister preferenze” alle elezioni del 2016 e uno dei duri e puri del M5S.
Luigi Di Maio ha rapidamente risolto la questione espellendo De Vito dal partito.
Sul Blog delle Stelle il Capo Politico parla di anticorpi del MoVimento 5 Stelle: «De Vito non lo caccio io, lo caccia la nostra anima, lo cacciano i nostri principi morali, i nostri anticorpi» e mette al bando tutto il garantismo spiegando che «è una questione di responsabilità  politica e morale: è evidente che anche solo essere arrivati a questo, essersi presumibilmente avvicinati a certe dinamiche, per un eletto del MoVimento, è inaccettabile».
D’accordo, Salvini non è un eletto del MoVimento. Ma è un politico con cui il M5S ha stretto un’alleanza, fatto quello che fino all’anno scorso si sarebbe chiamato inciucio, firmato un contratto.
E nel famoso contratto di governo non c’è scritto che il ministro dell’Interno (o il governo) potevano chiudere i porti (senza alcun ordine formale da parte del Viminale) o sequestrare dei migranti.
Eppure Di Maio non parla di responsabilità  politiche o morali del Senatore Salvini, anzi.
Il governo, dal premier Conte in giù è corso a difendere il ministro dell’Interno spiegando che quella di vietare lo sbarco è stata una decisione presa collegialmente (durante un Consiglio dei Ministri che nessuno è mai stato in grado di indicare).
Non spetta al MoVimento 5 Stelle decidere se Salvini è innocente o meno.
Così come non spetta al M5S stabilire la colpevolezza di Marcello De Vito, che benchè agli arresti è ancora solo un indagato e quindi è innocente fino a prova contraria.
Ma la durezza della decisione pentastellata su De Vito stride con i toni accomodanti e la difesa d’ufficio nei confronti di Salvini.
I reati sono diversi ma nella loro diversità  sono ugualmente gravi. Da una parte c’è l’accusa di corruzione e traffico di influenze dall’altra quella di sequestro di persona aggravato, un reato punibile con la detenzione fino a quindici anni.
Oggi più che mai il partito di Di Maio dovrebbe affermare in Aula a Palazzo Madama quello che lo stesso vicepremier scrive su Facebook: «Ciò che ha sempre distinto il MoVimento dagli altri partiti è la reazione di fronte a casi del genere. De Vito potrà  e dovrà  infatti difendersi in ogni sede, nelle forme previste dalla legge, ma lo farà  lontano dal MoVimento 5 Stelle».
Anche Salvini — se fosse stata data l’autorizzazione a procedere — avrebbe potuto e dovuto difendersi in ogni sede.
E fino a qualche tempo era lo stesso leader della Lega a chiedere di essere processato nei video dove si appuntava l’ordinanza del Tribunale al petto dicendo che “era una medaglietta”.
E invece no, Salvini non andrà  a processo e il M5S continuerà  a sostenere le scelte “politiche” del ministro.
Questa è l’ipocrisia del M5S: prendere le distanze da un uomo accusato (ma non condannato e nemmeno rinviato a giudizio) per corruzione e stare a fianco di un uomo accusato di sequestro di persona. §
E chissà  che cosa succederà  alle senatrici Paola Nugnes e Elena Fattori che hanno già  annunciato di votare a favore della richiesta di autorizzazione a procedere.
Saranno espulse un attimo dopo aver votato (il voto è segreto) in maniera difforme dalle indicazioni del partito?
Se dovessero essere salvate si aprirebbe un’altra crepa, perchè il regolamento del M5S prevede l’espulsionie per «tutte le condotte che vìolino, del tutto o in parte, la linea politica dell’Associazione “MoVimento 5 Stelle”».
E la linea del M5S è concedere l’immunità  a Salvini. In netto contrasto con tutto quanto detto in passato contro l’immunità  per i parlamentari.

(da “NextQuotidiano”)

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COME HANNO PRESO I GRILLINI L’ARRESTO DI DE VITO

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

IL SENSO DEI PENTASTELLATI PER L’ONESTA’ (CHE ANDRA’ DI MODA)

«Non abituiamoci mai ai ladri» così scriveva   il Presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito in un post su Facebook del 2015.
Ed è su Facebook che i simpatizzanti e gli attivisti del M5S commentano la notizia dell’arresto di De Vito con l’accusa di corruzione.
Lo fanno soprattutto nei commenti all’ultimo post pubblicato dal consigliere comunale pentastellato, che con una certa ironia della sorte, è una foto con un cesto di arance.
Ma come hanno preso i grillini la notizia dell’arresto di De Vito?
Come è noto i 5 Stelle hanno generalmente due reazioni pavloviane quando ad essere indagato o arrestato è uno dei loro.
La prima è quella garantista di “leggere le carte”. La seconda è quella di chiedere “la testa” del traditore. Non si è fatta attendere la reazione dei vertici del MoVimento 5 Stelle che hanno prontamente scaricato De Vito.
Vittorio Di Battista ha definito su Facebook “una coltellata” la notizia dell’arresto. Il Capo Politico del M5S Luigi Di Maio invece ha già  fatto sapere che il presidente dell’Assemblea Capitolina “è fuori dal M5S“. La vicenda quindi è chiusa, dal momento che De Vito non fa più parte del partito anche oggi le “mele marce” sono state allontanate dal cesto e gli honesti possono dormire sonni tranquilli.
L’allontanamento dell’indagato o dell’arrestato di turno funziona anche come meccanismo di rimozione psicologica perchè consente di poter dire fregnacce come: «noi quando ci accorgiamo che uno dei nostri è corrotto lo cacciamo».
Peccato che ad accorgersene non siano stati i vertici e i meccanismi di controllo interni al MoVimento, e nemmeno gli altri eletti o gli attivisti. Ad accorgersene è stata la magistratura.
In attesa di vedere se De Vito sarà  processato ed eventualmente condannato in modo da diventare il primo pentastellato ad essere giudicato in base allo Spazzacorrotti va in scena lo psicodramma grillino.
Di Maio ha già  emesso la condanna, anzi forse è convito che lo abbia già  fatto la magistratura. La sindaca di Roma Virginia Raggi invece ricorre ancora alla vecchia formula di rito dei 5 Stelle e fa sapere di avere “piena fiducia nella magistratura e nel lavoro dei giudici”.
Curiosamente nessuno dei due aggiunge cose come siamo certi dell’innocenza di Marcello. Che brutta fine.
L’onestà  viene prima di tutto, dicevamo. Ma il problema principale sembra essere un altro: il famigerato danno d’immagine per il MoVimento.
Certo, i famosi anticorpi anticorruzione sono entrati in funzione alla perfezione (anche se dopo l’arresto e non prima) ma molti sono preoccupati della guerra mediatica contro il M5S.
Un’altra colpa sul capo di De Vito. Le accuse di corruzione diventano un dettaglio. Proprio oggi che il M5S si appresta a salvare Salvini per la seconda volta? Non ci voleva proprio.
E così mentre Di Maio nel rispetto dei meccanismi della democrazia diretta caccia De Vito senza passare per i probiviri le truppe cercano di tappare il buco.
E scatta subito il “e allora il PD???” d’ordinanza. Quello di chi è sempre pronto a guardare nel campo avversario per sentirsi migliore. E del resto De Vito non è mica del MoVimento 5 Stelle, perchè dovrebbero preoccuparsi? Si capisce quindi la naturale preoccupazione degli onesti per i disonesti altrui.
Eccoli qui, tutti ben allineati e coperti a lamentarsi per i problemi che questa vicenda causerà  al MoVimento (quelli per i cittadini di Roma passano rapidamente in secondo piano) e a rivendicare la giusta scelta di Di Maio e a spiegare che “il M5S le mele marce li eliminano, gli altri fanno carriera con questo curriculum”.
Ma oltre al fatto che al momento De Vito è innocente (sempre se vogliamo essere garantisti) non si può dimenticare che De Vito di carriera ne ha fatta.
E ne hanno fatta anche la moglie e la sorella. Vi ricordate cosa è stato detto di quando la moglie di Renzi vinse il concorso per diventare insegnante di ruolo? Ve lo ricordiamo noi.
Ma il problema naturalmente sono i media, i giornaloni (maledetti vi toglieremo i finanziamenti pubblici) che ora non faranno altro che parlare di De Vito.
Involontariamente qualcuno che dice la verità  c’è: la differenza tra il M5S e gli altri partiti politici non è l’assenza di corrotti (stupidi noi che pensavamo fosse così) ma il fatto che non appena vengono arrestati dei presunti corrotti il Capo Politico li caccia dopo un paio d’ore.
Ma quindi qual è il vero crimine di De Vito, la corruzione o l’aver sporcato l’immagine del MoVimento?
I grillini hanno le idee chiare, è la seconda.
Scrive un utente sulla pagina di Di Maio che il presidente dell’Assemblea Capitolina «Poteva scegliere la lega il pd o forza Italia invece ha tradito il Movimento ed è per questo che va punito duramente… Come capo politico devi chiedere i danni a questo soggetto».
«Sicuramente farà  parte del PD, come quella merda di Pizzarotti.. solo lì possono fare strada le mele marce» scrive un altro grillino mentre fa tintinnare le manette.
Sono passate poche ore e già  De Vito viene accusato di essere un infiltrato. Perchè è sempre meglio negare l’evidenza che essere onesti e affrontare le conseguenze.

(da “NextQuotidiano”)

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“UNA BOTTA PAZZESCA”: IL M5S SCONVOLTO DALL’ARRESTO DI DE VITO, DI MAIO LO ESPELLE PER DIRETTISSIMA

Marzo 20th, 2019 Riccardo Fucile

NESSUNO LO DIFENDE, NEL MOVIMENTO C’E’ CHI RICORDA MAFIA CAPITALE

“Per noi è una botta pazzesca”. Le parole “arresto” e “tangenti” piombano sul Campidoglio come un fulmine a ciel sereno.
Alle sette del mattino il presidente dell’Assemblea Marcello De Vito, il numero due di palazzo Senatorio, viene arrestato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge anche il nuovo stadio della Roma, accusato di essere “a disposizione del gruppo Parnasi”.
Nessuno tra i consiglieri e i parlamentari ci può credere. I cellulari impazziscono. Fin dall’alba la war room di Luigi Di Maio tiene un filo diretto con il Campidoglio.
I contatti con il mondo esterno per qualche decina di minuti vengono interrotti. È la prima volta che il Movimento 5 Stelle fa i conti con una bomba giudiziaria di tale portata. Passano poche ore.
Sono in corso le perquisizioni nell’abitazione di De Vito, nei sui uffici in Campidoglio, in quelli di Acea, Italpol e della SIlvano Toti Holding Spa.
Tra i 5 stelle non si può che prendere atto che qualcosa di grosso, molto grosso stia succedendo. Ed ecco “la botta pazzesca”, così definita da un parlamentare di primo piano, talmente trafelato che dà  come l’impressione di averla subita fisicamente. Nessuno lo nega. Primo lo shock, poi la reazione. Luigi Di Maio corre ai ripari: “Mi assumo io la responsabilità , De Vito è fuori dal Movimento”.
Una mossa, quella del capo politico M5s, che prova a stroncare sul nascere la vicenda affinchè si trascini il meno possibile nel tempo. La speranza, ovviamente, è che non si allarghi e rimanga circoscritta al solo De Vito.
Il vicepremier grillino agisce subito, comunicando la sua decisione ai probiviri quando ancora rimbombano le parole pronunciate solo ieri da una carrellata di esponenti M5s contro il segretario del Pd Nicola Zingaretti indagato per finanziamento illecito. “Abbiamo fatto una cagnara infinita per un’indagine. E adesso? Che cosa diciamo per uno di noi che viene arrestato?”, confida a taccuini chiusi un senatore pentastellato che porta su di sè tutto il carico di questa umiliazione subita dall’intero Movimento che in un attimo di vede ritorcere contro anni e anni di battaglie. “Tangenti? Così si torna a Mafia Capitale?”, è l’associazione di idee che fanno in molti.
Il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra è il primo a metterci la faccia: “Non si può rimanere in silenzio. I fatti contestati a De Vito sono gravissimi”. Per questo Di Maio, con l’espulsione di De Vito, prova a mettere una pezza, dentro e fuori il Movimento.
Anche perchè dal Campidoglio sarebbe stato rassicurato: nessuno si aspetta che l’indagine si allarghi, la prima cittadina sarebbe totalmente estranea alla vicenda.
“Per me Marcello De Vito è fuori dal M5S, potrà  difendersi come vuole, ma lo deve fare a km di distanza dal M5S – ribadisce Di Maio – noi come forza politica non abbiamo mai pensato di cambiare l’anima delle persone ma sicuramente reagiamo in 30 secondi e sbattiamo fuori chi si macchia di questi atti e questa è la cosa che mi rende anche orgoglioso di stare nel Movimento. Questa persona è fuori, deve stare a km di distanza dal Movimento e mi sono preso la responsabilità  io, senza neanche passare dai probiviri, di cancellarlo dal M5S per sempre”.
Virginia Raggi si chiude in ufficio con i suoi più stretti collaboratori. Prima il silenzio e la riflessione. Poi la telefonata con Di Maio.
Il capo politico va come un treno, subito dopo il sindaco scrive: “Nessuno sconto. A Roma non c’è spazio per la corruzione”. Nessuno difende De Vito. Roberta Lombardi, il cui nome veniva soprattutto associato a De Vito in quanto suo fedelissimo, si dice “assolutamente sconvolta”. E chiede che venga fatta subito chiarezza.
Ma nel principale comune a 5 stelle i primi veleni scorrono già  tra le fessure degli antichi marmi. “Come l’ha presa la sindaca? Non lo so, starà  festeggiando”, dice tra i serio e il faceto un uomo che conosce bene i corridoi che guardano al Marco Aurelio.
Perchè nel 2016 la corsa alla fascia tricolore di De Vito fu bloccata da un dossieraggio interno, fatto dai suoi compagni di partito.
Gli si contestava un eccesso di disinvoltura, fino a spingersi a segnalare un reato negli anni di opposizione in comune. L’esposto che ne seguì finì in un’archiviazione. Una storiaccia mai chiarita fino in fondo, che gli costò qualunque tipo di chance di correre come sindaco e spalancò le porte alla Raggi. Ferita in qualche modo sanata nel corso degli anni, ma che ha lasciato cicatrici su cui oggi si versa del sale. Perchè in fondo De Vito non si è mai scrollato di dosso l’etichetta di lombardiano. E tra la capogruppo in regione Lazio e il sindaco, si sa, non è mai corso buon sangue.
E il caos interno potrebbe essere alimentato man mano che si chiariranno meglio i contorni dell’inchiesta, ancora tutti da definire.
Insieme al presidente dell’assemblea capitolina finisce in carcere anche Camillo Mezzocapo. Un avvocato vicino al presidente dell’Assemblea capitolina: molti dicono di non averlo visto mai visto nelle stanze del Campidoglio, tanti dicono di sapere perfettamente di chi si stia parlando. C’è chi lo descrive come una persona che “si muoveva in modo molto disinvolto, talvolta spregiudicato. Hai presente Lanzalone no? Ecco…”.
È lui che in una telefonata del 4 febbraio scorso ha detto a De Vito: “Questa congiunzione astrale … è tipo l’allineamento della cometa di Halley, hai capito? Cioè è difficile secondo me che si riverifichi così …. e allora noi, Marcè, dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioè guarda…ci rimangono due anni”. Sfruttare quindi il Movimento 5 Stelle al governo, parole, una volta lette, che mandano Di Maio su tutte le furie: “E’ vergognoso quanto emerge, non lo possiamo accettare”.
Questa intercettazione tra Camillo Mezzacapo e Marcello De Vito sarebbe la dimostrazione del “valore commerciale” che l’incarico pubblico di De Vito “ha assunto in relazione – scrive il gip Maria Paola Tomaselli – alle responsabilità  di governo che il M5S ha sia a livello comunale che nazionale”.
Mezzacapo, secondo gli investigatori, è l’avvocato che percepisce le tangenti, che poi spartisce con De Vito, sotto forma di consulenze fittizzie da parte degli imprenditori. Mentre De Vito in Campidoglio si adopera per sbloccare gli iter amministrativi.
Questo è il cuore dell’inchiesta.
Secondo la gip, Marcello De Vito avrebbe messo “a disposizione la sua pubblica funzione di Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità  e correttezza, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi”.Gli aiuti all’imprenditore Luca Parnasi, che secondo le accuse si sarebbe poi ‘sdebitato’ con delle consulenze, erano legati in particolare al progetto relativo alla realizzazione del Nuovo Stadio della Roma e all’intervento urbanistico da eseguirsi presso i terreni dell’ex Fiera di Roma. Nella stessa conversazione viene spiegato che il prezzo delle corruzioni viene custodito per poi essere diviso. Quindi De Vito dice: “Va beh ma diatribuiamoceli questi”. E Mezzacapo risponde: “Ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì. Quando tu finisci il mandato, se vuoi non ci mettiamo altro sopra”.
Non solo. De Vito e Mezzacapo sono indagati anche per traffico di influenze illecite per la riqualificazione degli ex mercati generali di Ostiense, si parla di 110mila euro in cambio per il via libera, e per il rilascio del permesso di costruire un edificio in viale Trastevere.
Fatti che avvalorano ancora di più la decisione di Di Maio dal momento che l’indagine non riguarda solo lo Stadio, attorno a cui ruotano inchieste e pressioni, ma interessi che coinvolgono singole vicende di cui con ogni probabilità  si occupava De Vito per facilitare le pratiche in cambio di denaro. E così M5S si scopre vulnerabile come non mai.

(da “Huffingtonpost”)

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