Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
AVEVA ADDITATO UN’ASSOCIAZIONE GAY COME “ADESCATORI DI MINORENNI” TAROCCANDO AD ARTE I VOLANTINI, GIOVEDI’ LA SENTENZA
Simone Pillon, senatore della Lega Nord sezione Medioevo, è a processo per omofobia,
trascinato sul banco degli imputati da Omphalos, associazione Lgbt di Perugia affiliata ad Arcigay.
Additati come adescatori di minorenni, si sono rivolti al giudice che ha rinviato a giudizio Pillon e ha fatto sequestrare e cancellare dal web la videoperformance del senatore che ha sostenuto, con tanto di volantini taroccati ad arte, che «quelli di Arcigay vanno nei licei e spiegano ai vostri figli che per fare l’amore bisogna essere o due maschi o due femmine e non si può fare diversamente e…venite a provare da noi, nel nostro welcome group».
L’episodio sul quale giovedi il giudice Matteo Cavedoni dovrà emettere la sentenza ha avuto come teatro il liceo scientifico Alessi di Perugia dove l’associazione Omphalos era stata invitata a tenere un incontro con gli studenti sul tema “Lotta al bullismo omofobico”.
«Spesso veniamo chiamati nelle scuole a dare il nostro contributo nella sensibilizzazione contro le discriminazioni, come riconoscere il bullismo omofobico. Portiamo anche materiale didattico sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e volantini informativi delle nostre iniziative – spiega Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos – Pillon ha distorto i fatti, alterando il nostro materiale, omettendo quello (che ovviamente c’era) sull’amore tra due persone eterosessuali, facendoci passare per adescatori. Il giudice ha accolto la nosstra costituzione di parte civile e ha disposto il sequestro dei video ritenendoli “offensivi e lesivi della reputazione”».
Il testo: «Lei…lei lo sa come si fa l’amore?» (Risate) «Quali sono i due ingredienti che servono?» (Risate) «Un maschio e…?» (Risate) «Una femmina», grida qualcuno dal pubblico. «Allora lei è un bullo omofobico» (Risate fragorose)
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
LO STATO CONFUSIONALE DEL SOVRANISTA ITALIANO DA CUI SI DEDUCE CHE O E’ UN IGNORANTE O UN IMBECILLE
Il pittoresco manifesto che vedete non è opera della “nostra” Lega ma della Lega dei Ticinesi.
Con questo tipo di propaganda il primo partito del Canton Ticino ha condotto la campagna elettorale cantonale sfociata nel voto .
Per la cronaca ha registrato un leggero calo che non avrà ripercussioni sostanziali.
Per i sovranissimi leghisti ticinesi quelli che mettono a rischio la loro identità , che invadono il loro territorio, che rubano il lavoro ai residenti, siamo noi italiani, più precisamente i lavoratori frontalieri lombardi.
Sovranisti nostrani e ticinesi, pur avendo le stesse idee e usando gli stessi rozzi slogan, vengono quindi a trovarsi in disaccordo rivelando tutte le contraddizioni della loro visione del mondo.
Infatti, se fosse vero che i lavoratori stranieri rubano il lavoro degli indigeni e li impoveriscono, noi italiani per coerenza dovremmo rinunciare ad andare a lavorare nel Canton Ticino.
Se in Italia vengono prima gli italiani, perchè non accettare serenamente che in Svizzera vengano prima gli svizzeri?
Senza approfondire la questione piuttosto complessa e specifica dei frontalieri, si può partire da questa per una riflessione più generale sulle incongruenze, contraddizioni e illogicità che caratterizzano il pensiero sovranista, specie quello con il marchio Made in Italy.
Il sovranista italiano vorrebbe il ricollocamento obbligatorio degli immigrati in altri paesi. Benissimo, purtroppo per ottenere questo risultato bisognerebbe che gli altri stati rinunciassero a un po’ della propria sovranità per venirci incontro.
Costruire un’alleanza sovranista (leggi paesi del gruppo di Visegrad) sperando che questi accettino di ridurre la loro sovranità in tema di immigrazione, è un’idea abbastanza singolare. Sarebbe un po’ come proporre una tassa sul petrolio per incentivare le energie rinnovabili a un congresso di petrolieri.
Inoltre il sovranista italiano non sa che dati i flussi del 2018 (immigrazione via mare), Spagna e Grecia avrebbero molti più diritti a ricollocare immigrati in Italia che non il contrario.
Il sovranista italiano vuole aiutare gli immigrati a casa loro, però poi grida allo scandalo se si tolgono i dazi a qualche tonnellata di olio tunisino per aiutare quel paese, negando, tra l’altro, dei vantaggi al consumatore italiano.
Il sovranista italiano vuole più libertà dagli odiosi vincoli europei nei giorni pari, salvo poi lamentarsi nei giorni dispari della scarsa solidarietà europea.
Quando il sovranista italiano usa l’espressione “Europa solidale”, sta in sostanza chiedendo soldi agli altri stati. Si tratti di salario minimo europeo, di welfare comune, di piani d’investimenti straordinari, di fantasiosi meccanismi di condivisione del rischio del debito, alla fine la sostanza è sempre che si sta chiedendo ai cittadini degli altri stati di pagare quello che l’Italia non può permettersi.
Vi faccio un semplice esempio: supponiamo che si crei un grande fondo europeo per un welfare minimo comune per contrastare la povertà , secondo voi quel fondo andrà nelle tasche dei tedeschi, dei francesi o dei danesi che un welfare funzionante ce l’hanno già ?
Voi fareste un reddito di cittadinanza Italo-venezuelano? O avreste il fondato timore che tutti i soldi dei contribuenti italiani vadano ai venezuelani? Se poi uno avanza queste richieste rivendicando nello
stesso tempo più indipendenza e libertà di massacrare i propri conti pubblici, capite bene che si fa presto a essere considerati dei cialtroni da tutti gli altri partner.
Il sovranista italiano ama la libertà e la democrazia più di ogni altra cosa e poi si mette in cameretta la fotografia di Putin e odia la Francia.
Il sovranista italiano è convinto che ci sia un complotto mondiale per boicottare i suoi prodotti, che sarebbero sempre e comunque delle eccellenze mondiali.
Allo stesso tempo, però, rifiuta i trattati commerciali (vedi TTIP e CETA) perchè ha paura di essere invaso da prodotti e servizi esteri.
Non si capisce bene perchè un paese che è il migliore nel produrre eccellenze in ogni campo, dovrebbe avere paura a eliminare le barriere commerciali. Nel meraviglioso universo parallelo del sovranista italiano tutto il mondo dovrebbe tutelare e accettare i prodotti italici senza condizioni di reciprocità .
I dazi (che grazie a Dio non possiamo imporre in quanto materia di competenza UE) sarebbero buoni in quanto tutelano i produttori interni, ma diventerebbero cattivi se messi da altri stati.
Sui dazi la confusione del sovranista italico fa quasi tenerezza: prima festeggia i dazi americani (che avrebbero dovuto spezzare le reni alla cattiva Germania che ci fa concorrenza sleale), poi chiede sottobanco di esserne esentata, infine lamenta che la recessione è stata provocata dalle guerre commerciali che proprio il sovranissimo Trump ha iniziato.
Il sovranista italiano applaude il km zero per poi festeggiare l’esportazione di arance in aereo in Cina. Evidentemente il km zero utile è solo quello italiano, quello che fanno all’estero è sleale.
Il nostro eroe non riesce a capire che i vantaggi del commercio internazionale originano da ben altri meccanismi che il semplice raggiungimento di un surplus commerciale.
Se non fosse così il commercio internazionale non esisterebbe, infatti non potendo commerciare con i marziani è impossibile che tutti gli stati facciano registrare un surplus.
Chi glielo spiega al sovranista italiano che gli USA sono lo stato più ricco del mondo nonostante un deficit commerciale gigantesco? Spoiler: il sovranissimo Trump in ogni caso è riuscito a peggiorarlo nonostante avesse promesso di migliorarlo con un mix di dazi e politica espansiva. Sapete perchè è successo? Perchè Trump è un sovranista e non capisce una cippa di economia.
I sovranisti (italiani e non italiani) non capiscono che gli stati al mondo sono moltissimi. Non si può essere tutti “primi”, nelle questioni internazionali si cercano sempre dei compromessi. Quando tutti scalciano per arrivare primi poi qualcuno inciampa, qualcuno s’incazza, qualcun altro si vendica, fino a che arriva quello che rovescia il tavolo e mette mano alla pistola.
Il sovranista italiano vuole la moneta sovrana perchè crede che la ricchezza si crei stampando banconote e svalutando per avere un vantaggio competitivo nelle esportazioni. Non solo non comprende i meccanismi abbastanza elementari che rendono questa ipotesi molto peregrina, ma non riesce neanche a comprendere che quasi tutti gli stati al di fuori dell’eurozona una moneta sovrana ce l’hanno, eppure non seguono questa semplice strategia. Saranno tutti scemi?
Perchè non assistiamo a una gara mondiale tra stati a chi stampa più moneta e svaluta di più? Gara che, tra l’altro, sarebbe abbastanza ridicola e singolare perchè se tutte le monete svalutassero insieme, i cambi (che esprimono valori relativi) rimarrebbero inalterati. Al sovranista italiano sfugge il semplice fatto che la ricchezza nel lungo periodo si crea solo con l’aumento della produttività , non certo con trucchetti monetari che se funzionassero tutti gli stati del pianeta sarebbero in grado di replicare con irrisoria facilità
Poichè l’Italia vede sempre più diminuire il proprio peso internazionale, il sovranista italiano è convinto che riacquistando la sua libertà da enti o organizzazioni sovranazionali (UE, NATO, ONU, ecc.) potrà contare di più (e magari risparmiare fastidiose “quote associative”) menando per il naso le superpotenze economiche con abili giochi di alleanze a seconda della convenienza del momento.
Un po’ come pensare che sia meglio essere capitano di una barca a remi che un ufficiale di una portaerei.
Qualche inguaribile romantico penserà che la cosa possa avere un certo fascino, peccato che i mari siano sempre più pieni di portaerei. Non so voi, ma se si creano tensioni tra una barca a remi e una portaerei, io preferirei essere a bordo della seconda.
Il sovranista italiano teme che la sua identità e la sua cultura vengano inquinate o messe a rischio dalla globalizzazione, poi però si vanta che la Ferrari, la Pizza e il suo caffè siano conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Evidentemente la cultura degli altri è sacrificabile.
Concludendo il sovranista italiano è irrazionale, contraddittorio e non riesce a vedere un centimetro oltre il suo naso.
Ha un approccio psicologico simile a quello di un bambino piccolo: tutto è suo, le sue azioni non hanno mai conseguenze e gli altri non hanno nessun diritto alla reciprocità .
Inoltre trova perfettamente logico sostenere una cosa e il suo contrario a seconda delle convenienze. Alla fine l’unica cosa indiscutibilmente sovrana è la confusione che regna nella sua testa.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO DEI DISSIDENTI GRILLINI DEFINITO “AVVOCATO SENZA SCRUPOLI” PERCHE’ VINCE TUTTE LE CAUSE… IN PRECEDENZA LE PENOSE SCUSE DI DI MAIO E DI BATTISTA PER EVITARE LA QUERELA
«Prendi qualche avvocato senza scrupoli e i suoi clienti trombati dal loro sogno di far soldi con la
politica, un paio di giornalisti falliti che hanno trovato la gloria calunniando il MoVimento 5 Stelle», inizia così lo sfogo su Facebook di Manlio Di Stefano, deputato del M5S, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e famoso per essere l’esperto di politica estera del partito di Grillo&Casaleggio.
Ma con chi ce l’ha Di Stefano in quel post del 6 aprile?
Con parecchie persone: con l’ordine dei giornalisti della Lombardia, con l’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida che il Sottosegretario definisce “costituzionalista sulla via del tramonto”, con Luciano Capone del Foglio e con l’ex Casaleggio Nicola Biondo e soprattutto con l’avvocato Lorenzo Borrè. Quest’ultimo in particolare è colpevole di essere il legale che ha difeso — con successo — molti ex attivisti del M5S espulsi in maniera illegittima o quantomeno assai dubbia dallo Staff di Grillo e di Rousseau.
Di recente Borrè ha partecipato ad un convegno sul tema della rappresentanza, del vincolo di mandandato e della democrazia interna ai partiti dal titolo “Il caso Movimento 5 Stelle paradossi della democrazia digitale“.
Un argomento delicato per i pentastellati, non solo perchè mette sulla graticola i problemi di trasparenza interna del “Sistema Operativo” Rousseau (a tal proposito i 5 Stelle si sono scagliati nei giorni scorsi contro il Garante della Privacy) ma perchè mette a fuoco le tante contraddizioni su cui si fonda il partito della democrazia diretta (da Casaleggio) e partecipata (quando lo decidono i vertici).
In particolare l’intervento di Borrè era incentrato su un tema che l’avvocato romano conosce bene: la tutela legale di eletti e iscritti al M5S rispetto ai suoi statuti.
Il MoVimento ha infatti un piccolo problema — che più volte ha rischiato di far finire Beppe Grillo in tribunale — che riguarda le espulsioni.
Non si tratta solo delle assurde pretese risarcitorie per “danno d’immagine” che nessuno di chi è stato cacciato o se ne è andato ha mai dovuto pagare. Si tratta di quel complicato sistema di scatole cinesi e associazioni dai nomi tutti uguali che controllano il M5S che rende di fatto il MoVimento un partito tutt’altro che democratico.
In diversi casi gli iscritti espulsi — o a cui era stata improvvisamente tolta la candidatura — sono stati reintegrati e il M5S si è visto costretto a pagare per il danno. Chiamato in causa nei commenti da un utente che sottolineava come la definizione di “avvocato senza scrupoli” potesse essere lesiva della sua reputazione Borrè ha risposto: «difenderò la mia reputazione professionale nelle opportune sedi». Insomma Borrè — come ha confermato anche a NeXt Quotidiano — ha fatto sapere di aver intenzione di querelare il Sottosegretario Di Stefano.
In attesa di sapere quali saranno gli sviluppi giudiziari della vicenda (e magari di scoprire se Di Stefano deciderà di avvalersi dell’immunità parlamentare) vogliamo ricordare come è finita l’ultima volta che il M5S aveva attaccato — offendendolo in pubblico su Facebook — Borrè. Dobbiamo tornare indietro di un paio d’anni, al periodo delle Regionarie per le Regionali siciliane. In alcuni post simili Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista definirono “ricorso da azzeccagarbugli” quello presentato da un attivista, Mauro Giulivi, e patrocinato proprio da Borrè.
Un’affermazione offensiva in primo luogo nei confronti del tribunale, che ha accolto totalmente le motivazioni del ricorso — che quindi non era roba da azzeccagarbugli, altrimenti sarebbe stato respinto — e poi anche nei confronti di chi si stava muovendo nei limiti di legge per far rispettare i propri diritti.
Anche in quel caso Borrè minaccio di sporgere querela e per pura coincidenza a pochi giorni dall’annuncio Di Maio, Di Battista e Cancelleri pubblicarono sulle loro pagine Facebook tre status identici nei quali affermavano che “la competenza professionale di chi ha redatto il ricorso per le regionarie siciliane è fuor di discussione”. Un modo assai furbo (qualcuno direbbe paraculo) di rettificare gli attacchi all’azzeccagarbugli e mettersi così al riparo da eventuali cause per diffamazione.
Chissà se anche Manlio Di Stefano correrà ai ripari alla stessa maniera.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
EMERGENZA DEMOCRATICA? NO, VIOLAZIONE DEL REGOLAMENTO CHE PARLA CHIARO
Gianluca Iannone, Carlotta Chiaraluce, Andrea Bonazza, Maurizio Puglisi Ghizzi, Mario Eufemi, Giorgio Ferret, questi alcuni dei nomi di dirigenti, consiglieri comunali e militanti di CasaPound che in queste ore si sono improvvisamente trovati “bannati” da Facebook con gli account personali disabilitati.
A dirlo sono gli attivisti del partito dei fascisti del terzo millennio che in queste ore denunciano l’emergenza democratica.
Avete letto bene, i militanti di un partito che secondo la nostra Costituzione non dovrebbe nemmeno esistere si lamentano della mancanza di democrazia da parte di un social network di proprietà di un’azienda privata (e addirittura imperialista).
Oggi quelli di CasaPound si appellano all’articolo 21 di quella Costituzione nata dopo la sconfitta del Fascismo
La ragione alla base della decisione dell’antidemocratico Facebook pare essere quella comunicata da Emmanuela Florino, già candidata alla Camera per CasaPound, che ha pubblicato una schermata di Facebook dove vengono elencati i motivi che comportano la sospensione di un account.
Cosucce da nulla come diffondere discorsi inneggianti all’odio o di discriminazione verso le persone per la loro razza, etnia, nazionalità di origine, religione, sesso, orientamento sessuale. Vai te a spiegare a Facebook che c’è del razzismo nei confronti degli italiani.
Secondo la Florino CasaPound è discriminata perchè ha delle idee che non piacciono. Il problema per Facebook è che quelle idee discriminano particolari etnie e categorie di persone. E per queste idee su Facebook non c’è spazio.
Altrove c’è chi parla di un attacco mirato, insomma un complotto da parte di segnalatori occulti (al servizio dei Poteri Forti Sorosiani?) che avrebbero preso di mira gli account degli attivisti di CasaPound. Qualcuno ha già trovato la soluzione: farsi un secondo (o un terzo) profilo di scorta per superare indenne ban e segnalazioni.
Ma i più temerari pensano addirittura ad una class action contro il social di Zuckerberg.
Altri esperti di diritto pensano invece ad un’azione penale nei confronti di Facebook, perchè non può chiudere profili e pagine che — a tutti gli effetti — non sono di proprietà degli utenti ma del social.
Qualcuno evidentemente quando si è iscritto FB non ha letto bene i termini di servizio.
E così come la Costituzione Repubblicana fa comodo quando consente la libertà di parola e il diritto di critica ora fa comodo frignare e chiedere il rispetto della democrazia. Ma non è così che funziona.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL SENATORE SI PREPARA A PARTIRE PER LA PROSSIMA MISSIONE DI SALVATAGGIO
La sua avventura con i cinque stelle si è conclusa con la sua espulsione: troppe volte in rotta con il
vertice politico, troppe volte a voler fare di testa sua.
E quindi ora Gregorio De Falco è libero di tornare alle origini, a bordo di una nave.
Ma stavolta lo fa non solo da comandante, ma da senatore e a bordo di una nave che salva migranti in mare. Uno di quei ‘taxi del mare’, insomma, come li aveva chiamati il suo ormai ex leader Di Maio
E non un ‘taxi’ qualsiasi: nientemento che la Mediterranea Mare Jonio, la stessa che qualche settimana fa era finita sotto sequestro della magistratura agrigentina per aver salvato dei migranti in mare e disobbedito agli ordini della Guardia di Finanza che aveva intimato di spegnere i motori.
Un episodio che aveva tirato fuori tutto il peggior autoritarismo di Matteo Salvini, che invocava l’arresto per comandante ed equipaggio.
Ora il comandante Pietro Marrone e il capomissione Luca Casarini risultano indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e disubbidienza a una nave da guerra, ma la nave è stata dissequestrata; e può darsi che per il prossimo viaggio abbia a bordo anche Gregorio De Falco, che a proposito di tutta la vicenda aveva affermato: “Una direttiva di Salvini non può essere superiore a una legge nè alle convenzioni internazionali che impongono di effettuare l’operazione di soccorso, e quindi far sbarcare chi è a bordo. Il comandante che non faccia il soccorso deve andare in galera. Se Salvini dice che a bordo delle navi ong ci siano terroristi deve portare le prove. Questo è uno stato di diritto, non di polizia”.
(da Globalist)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
UNA VITA ACCANTO AI POVERI E CONTRO IL LORO SFRUTTAMENTO E IL RAZZISMO DEI RICCHI PROPRIETARI TERRIERI… PAPA FRANCESCO HA FIRMATO IL DECRETO
Un gesto che ha un significato religioso ma anche molto terreno, visto quello che sta accadendo: adesso la la Chiesa ha un nuovo beato ed è un sacerdote brasiliano, padre Donizetti Tavares de Lima, che agì nella prima metà del Novecento e fu molto attivo nell’assistenza e nella difesa degli immigrati italiani in Brasile.
Il Pontefice ha firmato l’autorizzazione alla promulgazione del decreto, dopo aver ricevuto in Vaticano il cardinale Angelo Becciu prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
“Un sacerdote in mezzo alla gente”, viene definito da Vatican News il religioso che presto sarà beatificato.
Nato nel 1882 nello stato brasiliano di Bahia e morto nel 1961, padre Donizetti deve il suo nome alla passione di suo padre per la musica. Come parroco, a partire dal 1909 svolse una intensa attività di evangelizzazione, “unendola strettamente a una forte dimensione sociale perchè, come affermava, amore di Dio e amore del prossimo non vanno mai separati”.
Così, “condivise in prima persona i problemi della gente, difese con coraggio i poveri e gli operai dallo sfruttamento dei potenti – ricorda ancora il Vaticano – Realizzò opere assistenziali per malati, anziani, bambini, madri in necessità . E fu vicino agli immigrati italiani sfruttati, giunti in Brasile in cerca di migliori condizioni di vita e che invece trovarono le prepotenze e il razzismo dei ricchi proprietari terrieri”.
(da Globalist)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
IL PATRON DI ALGEBRIS: “CI SONO TANTI SPECULATORI, OCCORREVA VAGLIARE CASO PER CASO”… LA MARCHETTA DEL GOVERNO NON AI TRUFFATI, MA AI TRUFFATORI
“Rimborsare a pioggia indiscriminatamente chi ha perso i soldi nelle banche è una follia”. Ne è
convinto Davide Serra, patron di Algebris, società di gestione del risparmio.
In un’intervista a La Stampa spiega il perchè:
“Se un risparmiatore subisce un torto è giusto che possa far valere i propri diritti di fronte a un arbitro, a una commissione. Ma rimborsare tutti, senza che sia provata un’anomalia nella vendita dei titoli, è aberrante. È populismo puro, significa comprare voti”.
Per Serra è quindi importante che i casi siano valutati singolarmente. Altrimenti si rischia, tra l’altro, di lanciare un messaggio sbagliato ai futuri risparmiatori:
“Ridare i soldi a tutti senza distinzioni significa incentivare il gioco d’azzardo. Come si fa a dire a chi paga le tasse che, con i suoi soldi, si rifonde magari un imprenditore che aveva messo diverse migliaia di euro in una banca perchè rendeva molto? Se rendeva molto è perchè era più rischiosa. In molti casi si tratta di rimborsare scommesse perse. Sono coinvolti migliaia di risparmiatori? Anzichè inutili navigator, il governo assuma gente per vagliare caso per caso.”
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
LEGA 31,8%, PD 22,1%, M5S 22%, FORZA ITALIA 8,9%, FDI 4,9%, +EUROPA 3,1%
L’alleanza gialloverde è ancora maggioranza nel Paese, secondo gli ultimi sondaggi politico-elettorali. Ma lontana dal traguardo del 60 per cento raggiunto nei mesi scorsi. Anzi, ora è sotto la soglia del 54%.
Secondo Swg – che ha eseguito la rilevazione per il telegiornale de La7 – il partito di Salvini si attesta al 31,8 per cento, con un calo dell’1,1 per cento rispetto alla settimana prima.
Una flessione senza precedenti in questi mesi di dominio incontrastato nei sondaggi. Sempre secondo Swg, il Partito democratico fa un balzo in avanti riconquistando la seconda posizione, come era accaduto tre settimane fa: 22,1 per cento, con un incremento dell’1,3 rispetto alla settimana precedente.
Il Movimento 5 Stelle ha un calo dello 0,2 per cento, comunque molto più contenuto dell’alleato leghista, con cui duella quotidianamente su quasi ogni tema e si attesta al 22 per cento.
In quarta posizione Forza Italia, con l’8,9 per cento (meno 0,1 rispetto alla settimana prima). Fratelli d’Italia sale al 4,9 per cento (+0,3). A seguire +Europa con Italia in Comune di Pizzarotti al 3,1 per cento (+0,2), la Sinistra (che riunisce Sinistra italiana e Rifondazione) al 2,9, mentre Potere al popolo perde lo 0,2 per cento, attestandosi all’1,1.
(da agenzie)
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Aprile 9th, 2019 Riccardo Fucile
I DATI AGCOM CONFERMANO PRESENZE DA REGIMI COMUNISTI… L’UNICO SISTEMA PER EVITARE DI ASCOLTARE LE SUE STRONZATE E’ SPEGNERE LA TV, COSI’ CALA LA PUBBLICITA’ E I GIORNALISTI SERVI LO STIPENDIO LO VANNO A PRENDERE IN VIA BELLERIO (SE NON L’HANNO ANCORA PIGNORATA)
Avete la sensazione che Matteo Salvini faccia capolino da ogni schermo tv acceso nel Belpaese? E’
vero.
Lo conferma l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che pubblica i dati sui tempi di parola nei telegiornali e nei programmi bel mese di gennaio 2019.
Il ministro dell’Interno, vicepremier e leader della Lega la fa da padrone un po’ ovunque. Con qualche eccezione.
Si prende il 20,54 dello spazio sul Tg2. Equivalente a 29, minuti e 50 secondi.
Ed è quasi normale, vista la connotazione sovranista assunta da questo telegiornale.
E quando si prende in considerazione l’intera rete Salvini porta a casa il 13,2 per cento. Che equivale a 47 minuti e 51 secondi di Salvini-pensiero.
Poco? No, perchè il secondo è Nicola Zingaretti con il 6,04 per cento. Gli altri sul secondo canale Rai sono lontani. Di Maio parla per 6,67 per cento del tempo. Poco più di 9 minuti. Meglio però del presidente della Repubblica che si ferma a poco meno di 7 minuti. Ultimo Nicola Fratoianni con un 1 minuto e sedici secondi.
Il Tg1, l’ammiraglia di casa Rai, con il direttore incasellato nella quota grillini, concede al leader leghista il 15,55 per cento del tempo di parola. Meno del Tg2. No, perchè in termini di minuti, Salvini sul Tg1 ha parlato per 36,07 minuti.
Essendo però questo tg molto istituzionale e per tradizione filo governativo il secondo posto lo concede al premier Giuseppe Conte con il 12,12 per cento e 28,09 minuti di tempo di parola. DI Maio si posiziona al terzo con 9 minuti e 21 secondi che corrispondono all’8,59 er cento. Sulla Rete però Salvini nel mese di gennaio viene battuto da Alessandro DI Battista che, prima di uscire di scena, ha fatto capolino dallo schermo per un’oretta buona. Il leader leghista solo per 48 minuti.
I risultati e i tempi, i rapporto fra il tempo concesso al leader della Lega e agli altri politici è più o meno uguale sulla terza rete e negli spazi di Rainews24.
E questo spiega il feroce scontro fra grillini e leghisti sul piano industriale della Rai presentato dall’ad Fabrizio Salini. Salvini invece vuole “mangiare” altro spazio agli alleati, allargando la sua presenza nel talkshow e nei programmi di intrattenimento, con gl alleati che cercano di resistere. E un dato interessante è la quasi assenza in queste tabelle di altri dirigenti leghisti. Ulteriore conferma del carattere “personale” e leaderistico che Salvini ha impresso al suo partito.
Dunque i dati Rai sembrano “segnati” dalla forte presenza della politica. Ma se si va a spulciare i report su Sky Tg24 il debordare di Salvini si conferma. Anzi si accentua.
Nel tg Salvini occupa il 21,12 per cento del tempo, pari a 3 ore, 22 minuti e 53 secondi. Di Maio parla solo per un’ora e 27 minuti, Conte per un’ora e 46 minuti. E anche nel quadro più ampio degli altri programmi Salvini è primo con un’ora e 37 minuti. Solo il 4,15 per cento in un panorama però popolato da molte figure.
E La7? Salvini si prende il 15,5 per cento del tempo di parola che corrispondo al quasi 7 minuti. Di Maio parla invece per 4 minuti e 52 secondi. I programmi invece, caratterizzati da una serie di talk show che iniziano la mattina presto e si concludono dopo cena, dicono che Salvini parla per 3 ore, 53 minuti e 22 secondi.
Secondo Di Maio, quasi tre ore. Poi fanno la loro apparizione quelli de Pd: Calenda un’ora e 41 minuti, Cuperlo e Migliore che fanno sentire la loro voce per un’ora e 30 minuti.
Un caso un po’ diverso sono le reti Mediaset. In applicazione della “svolta” voluta da Berlusconi in senso antigrillino, e un po’ anti Salvini dopo il cocente sorpasso della Lega sul Forza Italia, il quadro dei dati è più mosso.
Il Tg4, per esempio, offre a Berlusconi 27 minuti del tempo di parola, Salvini subito dietro parla per 22 minuti. Di Maio per 11 minuti. La rete fa però un po’ fatica a riposizionarsi. E allora concede un’ora e 21 minuti a Vittorio Sgarbi. Ma subito dopo appare Salvini con un’ora e 7 minuti. Seguito da Di Maio con un’ora e un minuto. Il primo forzista in classifica è Antonio Tajani con 39 minuti, mentre il leader Silvio Berlusconi parla per 26 minuti.
A Studio aperto, il tg di Italia 1, Berlsuconi la fa da padrone con 23 minuti di tempo di parola, quasi doppiando Salvini che incassa il 13 minuti. Che racimola un altro minuto e mezzo parlando come leader della Lega. Di Maio si ferma al 7 con Mattarella che parla 6 minuti e batte il premier Conte.
Ma quando si passa al Tg5 Salvini torna in testa nei tg con 35 minuti di parlato. Sono 17 secondi in più di Berlusconi che si vede e si sente per 35 minuti e 7 secondi. Mattarella batte Di Maio che parla per metà del tempo concesso ai due leader del centrodestra. Anche se in coda la tabella registra 2 minuti concessi a Beppe Grillo.
Infine c’è TgCom24. E anche in questo caso Salvini batte Berlusconi. Al primo vanno 3 e 13 minuti al secondo 3 ore e un minuto. Nei programmi non classificabili come il tempo maggiore lo conquista l’europarlamentare leghista Angello Ciocca, quello che si era sfilato una scarpa per calpestare un discorso di Pierre Moscovici.
Dietro il capo dello Stato e altri, fino a Di Maio, 40 minuti, , Salvini 38 minuti e Berlusconi con 26 minuti. Quanto basta per spiegare la difficoltà di Forza Italia nel risalire nei sondaggi
(da agenzie)
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