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NAUFRAGIO LAMPEDUSA: SUI SOCIAL LA FOGNA RAZZISTA FESTEGGIA PER LE DONNE E I BAMBINI ANNEGATI

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

QUANDO UNA MATTINA LEGGEREMO CHE DECINE DI CRIMINALI SONO STATI ARRESTATI PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO E CONDANNATI A DIECI ANNI DI CARCERE DURO FORSE VORRA’ DIRE CHE SIAMO TORNATI AD ESSERE UN PAESE CIVILE

La notizia delle vittime del naufragio a sei miglia dalle coste di Lampedusa è un qualcosa che provoca rabbia e dolore. Ma non in tutti.
Da quando esistono i social, infatti, è stato creato un ibrido dalle sembianze umane, le dita da leone e il cuore freddo di chi pensa che ironizzare su una tragedia sia necessario tanto quanto insultare la memoria delle vittime di stragi come queste.
E il naufragio Lampedusa (come altri casi) non si distingue dai precedenti. Ed ecco che su Facebook si è scatenata la marmaglia dei commentatori seriali che non hanno contezza di quanto siano ridicoli i loro giudizi.
Capita di leggere questo vergognoso schifo. Basta avere un profilo Facebook e seguire le pagine social dei principali quotidiani italiani.
Ed ecco che tra i commenti spunta l’indicibile che, al tempo della rete ovunque e perennemente connessa, diventa detto.
Facendo una rapida scorsa sulle notizie presenti in rete, troviamo molti che ribadiscono il concetto (alcuni con un italiano abbastanza rivedibile) secondo cui «se non fossero partiti non sarebbero morti».
La classica semplificazione di chi non conosce le condizioni socio-politiche dei Paesi nordafricani che tutti dicono di voler aiutare (per aiutarli a casa loro), ma che tutti si dimenticano. Sempre.
L’italiano non deve essere il forte di quest’uomo delle strada che ha le risposte a tutti i perchè del mondo. Ma tra i commenti che abbiamo trovato oggi in rete, questo è uno dei più soft e più razionale (immaginate gli altri).
Il resto dei commenti sui social (oltre ad alcuni che sono veramente rammaricati per l’ennesima tragedia del mare) è un misto tra povertà  intellettuale e voglia di fare sensazionalismo.
C’è chi allude che con i porti aperti anche le pompe funebri avranno più lavoro, chi paragona le vittime del naufragio Lampedusa al dominicano che ha ucciso i due poliziotti a Trieste e chi ironizza sull’assenza di Carola Rackete nei salvataggi
Alla fine arriva il fenomeno. Una donna che vuole fare ironia. La più becera possibile sulle vittime che hanno perso la vita cercando di arrivare in un mondo migliore del loro. Ma che non ce l’hanno fatta.
Un qualcosa di violento e orrendo. Ma la immaginiamo a rimirarsi davanti allo specchio e darsi le pacche sulle spalle per una battuta che neanche il peggior teatrino da avanspettacolo avrebbe mai scritturato. Ma sui social, ormai, vale tutto.
Perchè lo schifo è gratuito.

(da Giornalettismo)

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E’ STATO LICENZIATO IL PORTAVOCE DELL’ASSESSORE LEGHISTA CHE PREGAVA SULLA TOMBA DI MUSSOLINI

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

COME SEMPRE I SEDICENTI FASCISTI “USATI” E POI SCARICATI DALLE LEGA

Andrea Lorusso, portavoce dell’assessora regionale leghista alle Politiche Sociali del Piemonte Chiara Caucino, che ha pubblicato una foto inginocchiato davanti alla tomba del Duce con la frase “io non ho tradito”, è stato licenziato.
Groucho Marx diceva: “Guardate quest’uomo: sembra un deficiente e parla come un deficiente, ma non lasciatevi ingannare: è veramente deficiente!”.
Allo stesso modo, nonostante lui dicesse di non essere fascista ma soltanto anticonformista (LOL), evidentemente la pubblicazione della foto con il motto chiaramente riferito al Duce così come la condivisione — secondo la sua versione “involontaria”… — della frase   “La donna deve obbedire, non deve contare” alla fine hanno avuto un qualche peso.
Lorusso dopo la bufera aveva pubblicato un post su facebook in cui sosteneva che la sua fosse una “Goliardata da ragazzo” e di aver “pubblicato sempre foto irriverenti, citazioni scomode” perchè la sua era “pura e semplice provocazione intellettuale, un andare controcorrente”, mentre lo “mortifica il massacro mediatico a cui sono stato sottoposto”.
Ad annunciare il licenziamento è proprio l’assessora: “Oggi non sono a Torino per altri impegni, ma sto prendendo questo provvedimento che firmerò domani”.
E pensare che proprio lei aveva minacciato: “Le sue parole non mi rappresentano, ma querelerò chiunque colleghi la mia immagine a una visione fascista del mondo” aveva detto.
Duro è stato anche l’intervento sul caso del governatore del Piemonte, Alberto Cirio. “Posizioni e parole di questo tipo sono inaccettabili — ha detto il presidente della Regione — Verificherò direttamente la situazione, perchè il rapporto tra gli assessori e il proprio staff è di carattere fiduciario”.
Un breve commento:
1) Ognuno è libero di pregare per chi gli pare, ma dovrebbe essere un atto privato, non è necessario pubblicare una foto in posa se non si è imbecilli o esibizionisti.
2) Il portavoce ha potuto apprezzare la solidarietà  del suo referente leghista: i sedicenti fascisti da avanspettacolo vengono “usati” e poi, in caso di mala parata, scaricati come rifiuti ingrombanti. Vale per Lorusso come per tutti i fessi che non hanno capito che la Lega con la destra non c’entra una mazza.
3) Lorusso poi non ha avuto neanche il coraggio e la coerenza di confermare la sua scelta, facendo il “pentito” per convenienza, parlando di goliardata e dichiarando di essere lontano da quella ideologia, forse sperando in uno sconto di pena (e questo sarebbe “quello che non ha tradito”?)
Giusto il licenziamento per mancata dignità  (che sia di destra o di sinistra ha poca rilevanza)

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CINEMA AMERICA, LE ACCUSE CONTRO I TRE MILITANTI DI CASAPOUND

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

GLI ARRESTATI SONO TRE, MA GLI INDAGATI SONO SEI: COSA DICONO GLI ATTI

Ne hanno arrestati tre ma ne cercano in tutto nove. Perchè tanti erano gli aggressori dei ragazzi del cinema America la sera del 16 giugno scorso. Picchiati perchè   avevano quel simbolo, la maglietta bordeaux.
Uno degli attivisti in particolare, David Habib è stato costretto a «togliersi di dosso una maglia di colore bordeaux, recante la scritta cinema America, ritenuta dagli aggressori essere un simbolo antifascista», si legge negli atti.
Gli arrestati si chiamano Stefano Borgese (38 anni), Matteo Vargiu (23 anni) e Marco Ciurleo, (23 anni).
Tutti e tre sono militanti di Casapound e sono stati riconosciuti in modo difficilmente controvertibile: alle accuse delle vittime dell’aggressione — David Habib e Valerio Colantoni — si sono sommate le immagini delle telecamere di sicurezza della zona.
I fatti
Quello che è accaduto la sera del 16 giugno è cosa nota, ma l’ordinanza di oggi — 7 ottobre — ricostruisce i fatti alla luce delle testimonianze. Un gruppetto di ragazzi del Cinema America, organizzazione indipendente che a Trastevere e ormai in varie zone di Roma proietta i classici del cinema mondiale, si è appena allontanato dalla piazza che ormai è il loro simbolo, San Cosimato. Sono le 3.20 e verso di loro arriva un gruppo di nove, ben riconoscibili, teste rasate e tatuaggi.
Quello che sembra il più grande, Stefano Borgese lancia l’ordine: «Te che c’hai la maglietta del cinema America, te la devi levà  e te ne devi andà  da qua, fidati è meglio per te, levati quella maglietta». Non si rivolge solo alle vittime: il messaggio arriva con chiarezza soprattutto agli attivisti che sono con lui. David Habib non fa neppure in tempo a replicare che parte l’aggressione: lui prende una testata (che poi risulta in una frattura al setto con prognosi di 20 giorni) e Colantoni riceve una bottigliata in pieno volto.
Poi il gruppo di aggressori scappa ma, appunto, le telecamere della zona hanno ripreso tutto.
Chi sono gli indagati
E riconoscere di chi si parla non è stato poi così difficile, per il pm Eugenio Albamonte (che si occupa da anni della destra radicale romana) e per gli agenti della Digos. Sono tutti volti noti
Ciurleo è un habituè delle manifestazioni della destra romana, esponente del Blocco studentesco, oltre che di Casapound ed era tra gli occupanti di una storica sede dell’organizzazione, in via del Colosseo;
Vargiu ha sì e no lo stesso profilo, ma è stato denunciato anche per resistenza a pubblico ufficiale;
Borgese è meno noto agli atti della polizia anche se in questa vicenda ha svolto il ruolo di leader.
In ogni caso, per tutti e tre, scrive la gip Forleo, quello che preoccupa è che l’aggressione sia scattata per «l’apparente appartenenza ad un contesto sociale e politico di ideologia opposta a quella degli autori del reato» delle vittime.

(da Open)

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ELEZIONI PORTOGALLO, I RISULTATI DEFINITIVI: SOCIALISTI 36,7%, CENTRODESTRA 28,1%, BLOCCO DI SINISTRA 9,6%, COALIZIONE DI SINISTRA 6,3%, POPOLARI DI DESTRA 4,2%, AMBIENTALISTI 3,3%

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

CONFERMATA LA FIDUCIA AL GOVERNO CHE HA RISOLLEVATO IL PAESE DALLA CRISI ECONOMICA

Il partito socialista del premier Antonio Costa ha vinto le elezioni in Portogallo, ma senza raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento. Con il 100% delle schede scrutinate, i socialisti hanno ottenuto il 36,7% dei voti (pari a 95 seggi su 230) seguiti dal Psd (partito socialdemocratico di centrodestra) al 28,1% (70 seggi).
Terzo il Blocco di sinistra con il 9,6% dei voti (16 seggi), seguito dalla coalizione di sinistra al 6,3% (9), i popolari di destra al 4,2% (4 deputati) e gli ambientalisti di Pan al 3,3% (2 seggi).
Antonio Costa era il grande favorito delle elezioni legislative: al governo dal 2015 con il sostegno di sinistra radicale e comunisti, grazie al suo buon bilancio economico in un Paese ancora segnato dagli anni dell’austerità ,
Con la riconferma dell’ex sindaco di Lisbona, il Portogallo si conferma uno dei pochi Paesi d’Europa in cui i socialisti hanno il vento in poppa e l’estrema destra populista è assente dal panorama politico.
Costa, tuttavia, non ha una maggioranza assoluta, quindi dovrà  cercare nuovamente alleati. La tornata elettorale è stata caratterizzata da una partecipazione bassa.
Gli alleati di Costa dal 2015, il Blocco di sinistra (cioè appunto la sinistra radicale) e i comunisti del PC, con cui potrebbe stringere una nuova intesa, hanno raccolto circa il 16% dei voti, una percentuale inferiore rispetto al voto del 2015.

(da agenzie)

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IL GIORNALE PROVA A INCOLPARE LAMORGESE PER LE FONDINE DELLA POLIZIA, MA SI DIMENTICA CHE MINISTRO ERA SALVINI

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

I SERVI SOVRANISTI RIBALTANO LA REALTA’: AMMESSO CHE LE FONDINE NON SIANO ADATTE, LA DENUNCIA DEL SAP ERA DI DICEMBRE, NON DI AGOSTO…. OTTO MESI SENZA CHE SALVINI FACESSE UNA MAZZA

La storia del difetto nelle fondine dei due poliziotti uccisi in Questura a Trieste va a incrociarsi con la cronica mancanza di equipaggiamento che da tempo denunciano i sindacati di polizia.
Eppure c’è chi, come Il Giornale di Salvini (ultimamente Sallusti si sta leggermente sbilanciando in favore del Capitano negli equilibri del centrodestra…) cerca di incolpare il ministero dell’Interno presieduto da Luciana Lamorgese oggi che il leader della Lega non è più inquilino.
Fausto Biloslavo oggi infatti riprende la denuncia del SAP e la postdata al 15 agosto scorso (quando, d’altro canto, Salvini era ancora in carica) e fa sapere che le fondine erano state denunciate come difettose e da cambiare ma la risposta del ministero è arrivata “solo due giorni prima del delitto” ed è stata interlocutoria.
Poi, in un classico della comicità  involontaria, il testo dell’articolo smentisce il titolo:
“Il secondo agente ucciso, Matteo Demenego, portava una fondina in polimero, ma ad hoc fatta apposta per lui che era mancino. Il killer dopo avergli sparato non è riuscito ad estrarre la pistola, ma ha strappato a forza la fondina dal cinturone e sparato lo stesso.«Sorgono evidenti dubbi sulla sicurezza delle fondine. E’ lecito che un sindacato di polizia si ponga il problema di cosa sia effettivamente successo nell’omicidio dei due colleghi» sottolinea al Giornale, Lorenzo Tamaro, segretario provinciale nel capoluogo giuliano del Sindacato autonomo di polizia.
Il Sap sta conducendo dallo scorso dicembre una battaglia sulle nuove fondine difettose, che si rompono con facilità .
E il 2 ottobre, 48 ore prima della tragedia di Trieste, il ministero dell’Interno ha risposto alle «segnalazioni concernenti scarsa qualità » delle fondine rotanti ammettendo che «sono in corso attività  di verifica interna volte all’individuazione della migliore soluzione da poter adottare al fine di superare le criticità ».
Posto quindi che quanto raccontato sia vero — il dipartimento di pubblica sicurezza ha smentito la denuncia del sindacato che fu di Gianni Tonelli, oggi parlamentare della Lega — l’allarme risale al dicembre scorso e non a ferragosto.
Insomma, a parte il titolone tutto quello che c’è nell’articolo uscito oggi era già  conosciuto venerdì scorso.
E se proprio c’è uno con cui bisogna prendersela, è chi ha ricevuto le denunce già  a dicembre ma se ne è dimenticato.
Eppure a dicembre il Papeete è chiuso…

(da “NextQuotidiano”)

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COME IL DECRETO SICUREZZA DI SALVINI AIUTA IL BUSINESS DELLA PROSTITUZIONE

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

CACCIANDO DAI CENTRI DI ASSISTENZA MIGLIAIA DI DONNE VITTIME DELLA TRATTA, IL GOVERNO LE HA RESTITUITE ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Francesca De Masi della cooperativa “Be Free”, impegnata da anni nella lotta contro la tratta e nell’assistenza alle vittime, spiega che il Decreto Sicurezza aiuta il business della prostituzione in Italia:
«Innanzitutto perchè viene cancellata la protezione umanitaria. Secondo i dati dell’Unhcr, nel 2016, il 27,58% delle donne nigeriane che ne hanno fatto richiesta hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Sono 990 donne. Che fine faranno quelle che avranno subito le stesse violenze e che avrebbero lo stesso diritto a una protezione? Aumenteranno le donne senza permesso di soggiorno, che finiranno in circuiti irregolari e quindi vittime della criminalità  organizzata».
I decreti prevedono un ridimensionamento dei servizi di assistenza nei centri
«Lo smantellamento trasforma i centri in semplici buchi spazio-temporali dove le donne non possono più ricevere assistenza. Non ci sono più psicologi, nè corsi di italiano, nè persone in grado di costruire, come accadeva in passato, i necessari rapporti di fiducia. Le donne diventano invisibili e sono ancora più criminalizzate».
Che cosa accade ora alle donne fermate in strada e trovate senza documenti?
«In questi casi scatta l’espulsione. Per le donne trattenute in un Centro permanenza per i rimpatri, o nella fase di esecuzione di un provvedimento di espulsione, è praticamente impossibile accedere alla richiesta di protezione reiterata: è prevista automaticamente l’inammissibilità . Significa che le donne sopravvissute alla tratta, che in un primo momento non hanno parlato della loro situazione proprio a causa della costrizione subita da parte dei trafficanti sono pertanto quelle più a rischio di deportazione nel proprio Paese di origine, con gravissime ripercussioni sulla loro incolumità  personale».

(da agenzie)

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SALVINI HA PERSO LA LINGUA: NON RISPONDE A LAMORGESE SUI RIMPATRI DI QUANDO ERA LUI AL VIMINALE

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

GILETTI NON AFFONDA, MA SE AVESSE CITATO I DATI UFFICIALI IL LEGHISTA SAREBBE USCITO DISTRUTTO… ORMAI VIVE SOLO DI PALLE MEDIATICHE

Matteo Salvini continua a raccontare che quelli che sono al governo ora non stanno facendo niente. Anzi: stanno peggiorando le cose e “smontando” le tante cose buone fatte quando era ministro dell’Interno. Una su tutti: l’aumento degli sbarchi.
Eppure il Conte bis non ha messo mano ai due decreti sicurezza che quindi sono ancora in vigore. Nè risulta siano aumentati in modo esponenziale gli sbarchi da navi delle ONG, che erano gli unici che Salvini era in grado di “controllare” (per qualche giorno).
Ieri sera a Non è l’Arena il capo della Lega ha parlato di nuovo di immigrazione. Di aumento degli sbarchi o della bufala della redistribuzione interna (che si faceva anche quando era ministro).
Non ha però saputo rispondere su un punto importante: quello dei rimpatri. Quando Giletti gli chiede timidamente conto del lavoro fatto durante il suo mandato sui rimpatri Salvini nicchia, non risponde.
I numeri ci dicono che con Salvini al Viminale i rimpatri non sono aumentati, anzi sono rimasti esattamente gli stessi di quando al governo c’era la sinistra nel 2107.
Salvini non può nemmeno rispondere sul punto della redistribuzione e dei ricollocamenti a livello europeo.
Perchè anche lì i numeri dimostrano che quando era al governo i migranti da ricollocare in altri stati membri alla fine sono rimasti in Italia.
E al contrario del suo predecessore il ministro Lamorgese quantomeno è riuscita a trovare un accordo (minimo) con altri tre paesi europei per la redistribuzione volontaria dei migranti che sbarcano dalle navi delle ONG o da altre imbarcazioni che non siano i barchini degli scafisti.
Ma cosa ha fatto davvero Salvini per i rimpatri?
Quell’accordo per Salvini è «una sòla, una fregatura» perchè lui avrebbe fatto altrimenti. Eppure quando era al governo non è riuscito a fare nulla di più dell’accordo di Malta, anzi: non è riuscito a fare nulla. E
sui rimpatri di coloro che non hanno diritto a stare in Italia? Di Maio ha annunciato nuovi accordi per velocizzarli, perchè quando c’era Salvini gli immigrati rimandati a casa non sono stati tanti quanto quelli promessi. Ricordiamo che in campagna elettorale la Lega parlava di 600 mila irregolari da rimpatriare e che nel famoso contratto di governo si parlava di almeno 500 mila cittadini stranieri che dovevano essere rispediti indietro.
I dati resi noti dal ministro Lamorgese però mostrano la differenza tra le promesse della Lega e la realtà : «i rimpatri effettuati dal nostro Paese nel 2017 sono stati 6.514 quelli forzati e 869 quelli volontari e assistiti, per un totale di 7.383. Nel 2018, i rimpatri forzati sono stati 6.820 e quelli volontari 1.161 per un numero complessivo di 7.981 mentre nel 2019, al 22 settembre, abbiamo rimpatriato forzatamente 5.044 immigrati e disposto 200 rimpatri volontari e assistiti per un totale di 5.244 persone».
Siamo davvero molto distanti dai numeri che un elettore della Lega era legittimamente autorizzato ad aspettarsi.
Cosa ha fatto Salvini sui rimpatri? La classica non-risposta del sedicente Capitano inizia con il ricordare che lui è un papà : «Ma guardi io sono ottimista per natura e poi sono un cittadino italiano. Sono un padre di famiglia che è andato coi bimbi a giocare sui gonfiabili e che prende i mezzi pubblici a Roma» (ma che c’entra?) e prosegue spiegando che se ne fai entrare troppi è difficile rimpatriarne altrettanti.
«Prima chiudi il rubinetto e poi chiami l’idraulico», spiega Salvini con una di quelle metafore da massaia con cui è solito semplificare i termini delle domande che gli vengono poste.
Ma allora com’è che quando lui ha chiuso “il rubinetto” dell’immigrazione i rimpatri non sono affatto aumentati? E cosa impedisce di lavorare contemporaneamente su più fronti? «Se me ne arrivano 140 mila in meno posso dedicarmi con più attenzione a rimandare indietro quelli che ho già  qua», insiste Salvini che invece che spiegare come mai non è riuscito a fare nulla sui rimpatri continua a sventolare le «decine e decine» (in realtà  sono trenta) di migranti che verranno trasferiti dalla Sicilia a Terni.
Dimenticando di quando (forse per fare un favore al Presidente Fedriga) ne ha fatti spostare duemila dal Friuli-Venezia Giulia in altre regioni italiane.
Salvini dice che ha lavorato tantissimo per chiudere accordi sui rimpatri con la Tunisia e con la Libia. Ma non dice che gli accordi con la Tunisia c’erano già  e che alla sua richiesta di “aumentare” i trasferimenti Tunisi ha risposto di no.
Non dice che in Libia c’è la guerra quindi nessuno può essere rimpatriato. E non dice che quando andò in Libia (con grande produzione di selfie sul volo militare) i libici declinarono l’offerta di diventare il campo profughi dell’Europa.
Giletti a quanto pare si accontenta delle risposte di Salvini e non ritiene necessario fare altre domande.

(da “NextQuotidiano”)

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AGGRESSIONE AI RAGAZZI DI CINEMA AMERICA: TRE ARRESTI

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

SONO APPARTENENTI O VICINI A CASAPOUND

Dopo quasi quattro mesi si è arrivati a un primo passo contro i protagonisti dell’aggressione Cinema America del 16 giugno scorso a Trastevere, in pieno centro a Roma.
Tre persone, tutte vicine a movimenti dell’estrema e dell’ultra-destra capitolina, sono finite agli arresti domiciliari per quel vergognoso episodio di violenza che non ha giustificazione dietro gli ideali politici.
Un atto criminale deliberato e gratuito nei confronti di alcuni ragazzi che, nei pressi di piazza San Cosimato, sono stati colpiti a calci, pugni e testate solamente perchè indossavano la maglietta del Piccolo Cinema America.
Era lo scorso 16 giugno quando quattro ragazzi stavano concludendo la loro serata dopo aver assistito alla proiezione di un film organizzata proprio dal Piccolo Cinema America. Uno di loro indossava anche la maglietta con scritta e logo dell’associazione e questo, secondo le indagini, avrebbe scatenato la violenza ingiustificata delle tre persone finite questa mattina ai domiciliari per l’aggressione Cinema America.
La Digos, che ha provveduto agli arresti, ha individuato i responsabili di quella barbara violenza incrociando le immagini delle telecamere di sicurezza della zona.
Arrivando, dopo quasi quattro mesi, a dare un volto ufficiale e un’identità  alle tre persone che si sarebbero rese protagoniste di questo vile gesto nella notte romana. Utili per l’identificazione sono stati anche i racconti dei testimoni e dei ragazzi rimasti vittime di questa aggressione.
Come evidenziato già  dalle prime ore dopo l’aggressione Cinema America, il movente sarebbe politico. I tre agli arresti domiciliari, infatti, sarebbero tutti giovani appartenenti (o vicini) a movimenti dell’estrema destra capitolina, dal Blocco Studentesco a CasaPound.
E la violenza, dunque, sarebbe avvenuta per quell’odio provocato dalla maglietta del Piccolo Cinema America indossato da uno dei quattro ragazzi aggrediti. Il giorno seguente, come ricorda la cronaca, fu aggredita sempre in quella zona anche l’ex fidanzata del presidente dell’associazione.

(da agenzie)

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UN MANICHINO DI GRETA RITROVATO APPESO A UN PONTE: SDEGNO E VERGOGNA

Ottobre 7th, 2019 Riccardo Fucile

IL FANTOCCIO RITROVATO SUL PONTE NEWTON A ROMA… E’ QUELLO CHE SUCCEDE QUANDO SI PERMETTONO A DELINQUENTI SERIALI DI ISTIGARE ALL’ ODIO SUI SOCIAL SENZA FARLI MARCIRE IN GALERA

Deve essere l’invidia nei confronti di una 16enne che ha smosso mondi e coscienze. Non ci possono essere altri motivi per cercare di razionalizzare ciò che non ha quasi nulla di razionale, come gli insulti e le minacce di morte a una ragazza poco più che adolescente.
E accade che dopo le parole, a Roma qualche improvvido sprovveduto abbia ben pensato di realizzare un fantoccio con le treccine: un manichino Greta Thunberg che poi è stato appeso, a mo’ di impiccagione, su un ponte della capitale che collega la città  a Fiumicino.
Un punto dove passano tantissime persone, ogni giorno. Ogni ora. Una scelta per non passare inosservati. Quel manichino Greta, con tanto di treccine, portava con se anche un cartello con su scritto: «Greta it’s your God».
Sul posto, in via Isacco Newton, sono intervenuti i vigili del fuoco e i poliziotti del commissariato San Paolo che hanno rimosso quel fantoccio appeso dal ponte.
La sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha denunciato sui social l’accaduto, chiedendo perdono ai familiari della giovanissima attivista svedese e alla stessa 16enne.
Ha poi tenuto a ribadire come atti come questo non possano far altro che far mantenere ancor più alta l’attenzione sul clima. Non basta un manichino Greta appeso su un ponte per bloccare la mobilitazione mondiale.
«Vergognoso il manichino di Greta Thunberg ritrovato appeso a un ponte nella nostra città . A lei e alla sua famiglia la mia solidarietà  e quella di tutta Roma. Il nostro impegno sul clima non si ferma».

(da agenzie)

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