Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
COSI’ PRENDEREBBE FORMA LA SCISSIONE CONTRO LA GESTIONE DI DI MAIO
Venticinque deputati del MoVimento 5 Stelle meditano di affossare la legge che taglia 345 parlamentari. Lo scrive oggi Ilario Lombardo sulla Stampa, facendo sapere che il numero dei dissidenti potrebbe anche arrivare a trenta. Così prende forma la scissione M5S contro Di Maio:
Per l’ok alla legge servono 316 voti su 630 deputati. Il giorno della fiducia a Giuseppe Conte, la maggioranza giallorossa contava 343 parlamentari a Montecitorio.
Qualche assenza studiata nel Pd, più i grillini ribelli potrebbero comportare un serio problema, sopratutto se i leghisti dovessero abbandonare l’Aula e lasciare la maggioranza a sbrigarsela da sè. Molto dipenderà se qualcuno farà una dichiarazione aperta di dissenso. Verrebbe letto dal centrodestra come uno spiraglio.
Sempre che una capigruppo convocata all’ultimo non decida di rinviare, per evitare la figuraccia a 5 Stelle e governo. Se i numeri non reggeranno all’urto, la legge verrebbe affossata. Ma anche se dovesse passare con la teatrale opposizione di eletti del M5S, si immortalerebbe la plastica rivolta contro Di Maio.
Lo strappo rappresenta un paradosso deflagrante. Perchè proprio nel Movimento che ha trascinato i riottosi alleati dem a dire sì, si alzerebbero le mani di chi voterà contro. Per rovinare la festa al capo politico. E prepararsi a lasciare i 5 Stelle.
Racconta la Stampa che ci sono molti dissidenti, alcuni sono anche usciti allo scoperto come Andrea Colletti, Gianluca Vacca e il medico Giorgio Trizzino. E si andrebbe verso la formazione di un gruppo autonomo:
La ribellione salda malumori di diverso tipo, non tutti coordinati. Tra di loro però c’è un gruppo di almeno 15 deputati che da qui alle prossime settimane si tiene pronto alla scissione.
Con un programma asciutto di pochi punti, tra cui la legge proporzionale e una reale democrazia interna. Farebbero un gruppo autonomo, cercando di diventare a loro volta attrattivi nell’area dei progressisti per spegnere le sirene renziane e puntellare il governo.
Il voto sulla riduzione dei parlamentari è lo “stai sereno” lanciato a Di Maio.
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
“LA RIFORMA DELL’ERGASTOLO OSTATIVO PER I MAFIOSI IRRIDUCIBILI SIGNIFICHEREBBE APRIRE LORO SPAZI DI LIBERTA'”
La “Grande chambre”, respingendo il ricorso del Governo italiano, ha di fatto confermato in via
definitiva quel che la CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo) aveva sentenziato il 13 giugno scorso in tema di “ergastolo ostativo”. Per l’antimafia una brutta pagina.
E’ vero che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, per cui l’ergastolo in generale può essere temperato concedendo alcuni benefici, ma ciò ha un senso solo quando si tratta di condannati che mostrano di volersi reinserire o almeno fanno sperare che prima o poi ci proveranno.
Non è assolutamente il caso dei mafiosi irriducibili, che non si sono pentiti e perciò vengono assoggettati al regime carcerario del 41 bis.
Non lo è ontologicamente, culturalmente e strutturalmente. Perchè quando si tratta di mafiosi non si può prescindere dal fatto incontestabile che essi giurano fedeltà perpetua all’associazione. Nella cosiddetta “punciuta” (la puntura dell’indice con una spina di arancio amaro, con alcune gocce di sangue che colano sull’immaginetta sacra che il nuovo affiliato tiene in mano), costui – mentre viene dato fuoco all’immaginetta – pronunzia la formula “giuro di essere fedele a Cosa nostra; possa la mia carne bruciare come questo santino se non manterrò fede al giuramento”. E tutte le esperienze, sia giudiziarie sia di studio, fanno emergere (come dato storico-culturale inoppugnabile) che chi non si pente conserva lo status di “uomo d’onore” fino alla morte. Con obbligo d’obbedienza sempre e dovunque.
L’identità mafiosa (una specie di DNA caratteriale) si manifesta come dipendenza assoluta del singolo dal clan: entità speciale, forte e coesa, che il mafioso vive come una “cintura di sicurezza” che gli assicura protezione e segretezza.
Una dipendenza che fa del mafioso un “suddito”, nel quale viene inoculata una “filosofia” secondo cui uomini (non a caso “d’onore”) sono solo quelli del clan.
Quelli del mondo esterno sono individui destinati ad essere assoggettati, quasi oggetti disumanizzati che non meritano la dignità di persone, e che possono essere uccisi se creano ostacoli, senza alcun senso di colpa, con totale distacco emotivo da parte dei killer.
Tutte cose che sono all’evidenza assolutamente incompatibili con ogni prospettiva di recupero, salvo che il mafioso — pentendosi — dimostri concretamente di voler disertare dall’organizzazione criminale, cessando di esserne strutturalmente parte.
Ricordare questi dati non significa cedere a logiche vendicative ispirate al “cattivismo”. Sono riflessioni basate sulla realtà . Una realtà che porta a ritenere facile la previsione che per i mafiosi irriducibili al 41 bis, non pentiti, la riforma dell’ergastolo ostativo significherebbe aprire loro spazi di libertà ( permessi, lavoro esterno, misure alternative), dei quali molti saprebbero approfittare per ricominciare in un modo o nell’altro a delinquere. Una falla nell’antimafia . Un lusso che non ci possiamo assolutamente permettere.
L’obiezione che sarà sempre un giudice a decidere caso per caso, a mio avviso è poca cosa. Nel senso che si delega alla magistratura un segmento nevralgico del contrasto alla mafia, caricandola di responsabilità esclusive pesantissime, mentre l’apparato statuale — non per colpa sua – si defila rispetto a temi che si debbono affrontare collettivamente. Un segnale di debolezza che la mafia ( Dio non voglia) potrebbe cogliere per nuove criminali strategie di aggressione.
Pur col rispetto dovuto a tutte le sentenze (anche quelle della giustizia europea) non si può non osservare che la Cedu sembra aver interpretato la legge “in vitro”, come fosse un’astrazione sganciata da quel che accade nel mondo, frutto di una specie di “dimissione dalla realtà ”. Peggio, senza farsi carico di studiare e conoscere la realtà della mafia. Creando di fatto — al di là delle intenzioni —un pericolo concreto per l’Italia e un rischio per l’Europa (stante la crescente penetrazione della mafia ovunque). Quasi a replicare il don Ferrante di Alessandro Manzoni: che negava l’esistenza della peste mentre ne stava morendo.
Gian Carlo Caselli
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
VA MODIFICATA LA NORMA CHE NON CONCEDE BENEFICI DI PENA A CHI NON COLLABORA CON LA GIUSTIZIA
La Corte di Strasburgo chiede all’Italia di riformare la norma che impedisce a terroristi e mafiosi di usufruire di misure alternative alle detenzione e permessi premio se non collaborano con la giustizia La legge sull’ergastolo ostativo dovrà essere cambiata. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo, rifiutando la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal Governo italiano dopo la condanna – che adesso diventa definitiva – emessa il 13 giugno scorso.
Al vaglio della Cedu un articolo della legge sull’ordinamento penitenziario, il 4 bis.
La norma, dall’inizio degli anni 90, stabilisce che i detenuti all’ergastolo che hanno commesso reati particolarmente gravi – non solo di mafia e terrorismo, ma anche quelli che riguardano, per fare solo alcuni esempi, la tratta di esseri umani, la riduzione in schiavitù, la violenza sessuale di gruppo e alcuni delitti – non possono usufruire beneficiare delle misure alternative alla detenzione, di permessi premio o dell’assegnazione al lavoro fuori dalle mura del carcere, a meno che non collaborino con la giustizia.
Si tratta, dunque, di un regime particolarmente duro rispetto a quello scontato da altri detenuti, messo a punto per rescindere nella maniera più drastica possibile il legame tra chi ha commesso crimini efferati – di stampo mafioso e terroristico in particolare – e il contesto territoriale in cui viveva e delinqueva. E per incentivare la collaborazione dei boss con la giustizia.
Per il tribunale di prima istanza della Cedu, che si era espresso il 16 giugno, queste disposizioni sono contrarie alla Convenzione dei diritti dell’uomo, perchè violano il diritto del condannato a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti.
Per molti esperti del settore, però, nel giudizio non si teneva conto della specificità della situazione italiana e della lunga lotta che le istituzioni hanno dovuto, e devono, combattere contro la criminalità organizzata.
Al momento i detenuti al’ergastolo, senza possibilità di uscire dalle sbarre, sono 957. Cosa cambierà ? Nessun automatismo consentirà loro di uscire prima dal carcere, potranno però chiedere al tribunale di sorveglianza di allontanarsi dalla struttura qualche ora, per incontrare i familiari o per lavorare, oppure gli arresti domiciliari.
Il giudice prima di decidere dovrà vagliare le informative delle varie Direzioni distrettuali antimafia o dei loro vertici nazionali.
Qui, però, si potrebbe porre un problema. “Non sempre i tribunali di sorveglianza hanno la possibilità di conoscere a fondo le storie criminali dei singoli soggetti”, ha sostenuto Pietro Grasso al Corriere della Sera.
Un’altra conseguenza del verdetto della Corte è che i mafiosi potranno chiedere allo Stato i danni per ingiusta detenzione.
Dalla politica ad autorevoli esponenti della magistratura, è quasi unanime il coro in difesa di questa disposizione necessaria – si spiega già da giorni da più parti – per un efficace contrasto alla criminalità organizzata.
“Solo il carcere spaventa i mafiosi”, ha detto il pm antimafia Nino Di Matteo in un’intervista al Fatto Quotidiano. La sua non è stata la sola voce a levarsi. Pietro Grasso, dalle colonne del Corriere della Sera, ha ricordato che l’alleggerimento del regime del carcere duro era una delle richieste fatte da Totò Riina allo Stato per porre fine alle stragi
La politica fa la voce grossa contro questa decisione. Il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, lancia una dura accusa: “Oggi poteva essere un giorno bellissimo ma l’Ansa ha battuto una notizia che intristisce chi crede che le mafie vadano combattute con determinazione. La Cedu ha deciso di andare allo scontro con l’Italia: è espressione del Consiglio d’Europa che riunisce 47 Nazioni sovrane. Nell’immediato l’ergastolo ostativo non viene derubricato ma questa sentenza permetterà a tanti altri ergastolani di poter adire le vie legali ottenendo prevedibilmente ragione. Non c’è solo la questione di risarcimenti milionari che potranno chiedere: c’è soprattutto l’offesa che è stata fatta a generazioni di siciliani, italiani, magistrati, uomini delle forze dell’ordine che per difendere lo Stato sono stati sterminati in attentati schifosi. Questi giuristi non comprendono la virulenza di questi soggetti. Lo Stato combatte contro il tritolo lanciando margherite”.
Esprime disaccordo anche Bonafede: “Non condividiamo nella maniera più assoluta questa decisione della Cedu, ne prendiamo atto e faremo valere in tutte le sedi le ragioni del governo italiano e di una scelta che lo Stato ha fatto tanti anni fa: una persona può accedere ai benefici a condizione che collabori con la giustizia”.
A favore dell’abolizione dell’ergastolo ostativo poche voci fuori dal coro. Gian Domenico Caiazza, presidente dei penalisti italiani, lo ha definito incostituzionale. Lo stesso aveva fatto Gherardo Colombo, ex magistrato di Mani Pulite, sul Corriere della Sera. E sulla costituzionalità della misura dovrà esprimersi a breve la Consulta. Il giudizio è previsto il 22 ottobre. In quell’occasione la Corte dovrà decidere se il “fine pena mai” è compatibile o no con la Costituzione che dispone il reinserimento sociale dei detenuti. Di ognuno di loro, al di là della sofferenza causata alle vittime e ai loro familiari. E, soprattutto, indipendentemente dal reato commesso, per quanto grave questo sia.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
LA RUSSA FURIOSO: “LA LEGA SI STA ALLEANDO CON IL M5S PER FAR FUORI IL NOSTRO CANDIDATO”
Ignazio La Russa è furioso sulla presidenza del Copasir. 
L’esponente di Fratelli d’Italia se la prende con la Lega che, a suo modo di vedere, starebbe tramando con il Movimento 5 Stelle per ottenere il ruolo che, tradizionalmente, spetta alle opposizioni.
«Mi rifiuto di credere — ha detto La Russa — che Salvini e la Lega in generale, dopo quanto è successo, possano accordarsi con M5S sulla presidenza del Copasir, a maggior ragione visto che si tratta di un ruolo che spetta all’opposizione e noi abbiamo rifiutato ogni possibile intesa con forze di maggioranza».
Nelle prossime ore, verrà deciso il nome del presidente della commissione parlamentare per il sistema di informazione sulla sicurezza.
Il ruolo è molto ambito dai partiti di opposizione: ma all’interno del centrodestra, a quanto pare, la quadra dovrebbe essere trovata intorno al nome di un esponente di Fratelli d’Italia, nella fattispecie quello di Adolfo Urso, già vicepresidente della commissione.
Ma la Lega, soprattutto con Nicola Molteni, non ha mai rinunciato a quel ruolo, che vede strategico sia per quanto riguarda il presunto coinvolgimento di Giuseppe Conte nei recenti sviluppi del Russiagate, sia per difendersi da eventuali ulteriori ispezioni sullo scandalo del Metropol.
Adesso, Ignazio La Russa teme che la Lega possa inserirsi nella corsa, contrariamente a quanto pattuito in seno alla coalizione di centrodestra.
Una riedizione del governo gialloverde, insomma, ma solo in chiave Copasir e ai danni di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Un modo, se vogliamo, per spaccare l’opposizione.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
“SERVONO CANALI REGOLARI, ITALIA ED EUROPA COLLUSI CON I TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI”
Tredici donne i cui corpi sono ancora avvolti in sacchi di plastica neri e verdi nel salone della Casa della fraternità a Lampedusa. Otto bambini dispersi in un mare ancora agitato.
È l’angosciante quadro dell’ennesima sconfitta. Ancora morti i mare. Ancora disperazione nel Mediterraneo. Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che ha soccorso più di tremila migranti e oggi europarlamentare del Pd, ne parla a TPI.
“Forse sarò diverso dagli altri, mi commuovo, piango, sapendo che stanno morendo dei bambini. E invece c’è gente che se ne sta fregando. Tanto chi sono questi? Sono degli invasori. Otto bambini invasori, mettevano in pericolo la nostra sicurezza, andiamo avanti con decreti sicurezza”.
Tragedie non prevedibili?
Sono tutte prevedibili, chissà quante ancora ce ne sono in previsione. Se l’Italia e l’Europa non prendono provvedimenti, decidendo di ignorare questi decreti sicurezza, ci saranno ancora morti. Non è che se muoiono i neri c’è sicurezza e se muoiono i bianchi non c’è. La sicurezza non deve essere solo per noi, ma anche per loro. Bisogna trovare una soluzione accettabile. E non è impedendo alle Ong o ai pescherecci, alle navi mercantili o alle nostre navi militari di andarli a salvare che ci sarà sicurezza. Bisogna costituire un percorso che sia europeo di salvataggio e soccorso in mare. Al momento ci vuole questo. Ma la via maestra non è neanche questa. Con il maltempo e queste imbarcazioni, anche se si mettono tutte le navi di questo mondo in mare, la gente continuerà a morire. Io credo che il provvedimento che si deve prendere è quello di far arrivare queste persone attraverso dei canali sicuri. Il mare non deve esistere completamente, a meno che non si attraversi con delle navi passeggeri.
E invece continuiamo a farli morire con i barchini sempre più piccoli e tutto questo a vantaggio dei trafficanti di esseri umani. Stiamo foraggiando i trafficanti di esseri umani. Più è pericolosa la rotta, più è difficile arrivare. Più noi non glielo consentiamo, più loro alzano la posta. Facciamo accordi con questi criminali che non hanno nessuno scrupolo.
Secondo l’accordo di Malta, la Libia è un porto sicuro.
La Libia è un paese in guerra e non è mai stato un paese sicuro. I trafficanti di esseri umani si trovano in Libia. Oggi pensare che sia un porto sicuro è da matti. Intanto una delle azioni che in coscienza bisogna fare è andare a liberare quei campi e liberare quelle persone che sono sottoposte a torture e violenze. I bambini e le donne vivono ogni tipo di sofferenza. Abbiamo visto morire 13 donne in mare ieri, già devastate dalla permanenza in Libia. Non si può dormire con questo pensiero.
Torniamo al naufragio dell’altra notte al largo di Lampedusa. Quei migranti erano quasi arrivati.
Sì. Mancava poco alle coste di Lampedusa.
Sono morti perchè in mare non c’è più nessuno? Perchè la Guardia costiera italiana non fa più salvataggi?
Probabilmente le Ong, se fossero state in mare, avrebbero potuto salvarli. Non dico che li avrebbero sicuramente salvati, ma quando ci sono delle navi che stanno lì per salvare persone, e non perchè sono colluse con i trafficanti, si riescono a salvare vite. Forse qualcun altro è colluso con i trafficanti di esseri umani. Vedremo poi cosa emergerà dalle inchieste. Con tutto il rispetto per le nostre forze dell’ordine che erano là , si poteva arrivare prima con un intervento precoce. Si potevano evitare queste morti. Anche una sola persona salvata andava bene. Ma, ripeto, io credo che il sistema non sia quello delle Ong o delle navi da soccorso, quella è una soluzione tampone.
La soluzione è farli arrivare con canali regolari.
Sappiamo quello che succede in quei campi di concentramento e sono cose disumane. Poi, se non li vogliamo, è un’altra cosa. Ma almeno facciamoli arrivare. Ce li abbiamo sulla coscienza. Tutti. Io non so la sera chi può andare a dormire con la coscienza pulita.
C’è chi dice che i maggiori sbarchi sono colpa di un governo che ora ha aperto i porti.
Non è vero. È una bugia così grande, quando mai i porti sono stati chiusi? Aperti sono oggi, aperti erano anche durante il governo con Salvini. Il fatto che i flussi sono diminuiti non dipendeva dal fatto che i porti erano chiusi, ma perchè erano stati fatti questi accordi scellerati con i delinquenti libici che li bloccano dall’altra parte. Ma ogni tanto li fanno partire, perchè devono liberare quei campi. Quindi ci fregano anche i soldi, visto che li paghiamo. Il fatto di dire “meno ne partono, meno ne muoiono” è una bugia perchè ne muoiono molti di più. Adesso li mettono sui barchini. Ora nessuno è lì a poter testimoniare quanti ne muoiono. Prima c’erano le Ong a presidiare. Oggi non si sa più nulla.
(da TPI)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO MESI DI CAMPAGNA DI ODIO PER ELIMINARE TESTIMONI DAL MEDITERRANEO ORA CI SI RICORDA DI LORO PER RECUPERARE I CADAVERI …SE QUALCHE CRIMINALE RAZZISTA NON AVESSE FATTO LORO LA GUERRA FORSE QUEI MIGRANTI SAREBBERO ANCORA VIVI
Da odiate e umiliate a indispensabili per recuperare i sopravvissuti del naufragio di Lampedusa, in cui
domenica notte 13 donne migranti hanno perso la vita e molti sono ancora dispersi.
La Guardia Costiera ha dovuto chiedere aiuto alle Ong, in particolare a Ocean Vikings, ed è giusto riflettere sul post scritto da Cecilia Strada su twitter: “Le autorità oggi hanno chiesto “alle Ong” – le uniche due in mare – di aiutare a cercare i sopravvissuti. E i corpi. Se tutte le altre navi di soccorso non fossero sequestrate, sarebbe forse più facile aiutare le persone quando sono ancora vive”.
Questi sono gli effetti della propaganda salviniana e dei decreti sicurezza, queste le conseguenze della campagna di odio contro chi salvava vite in mare.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
SAVIANO: “IL GOVERNO CHE FACEVA LA GUERRA ALLE ONG POI TRATTAVA CON GLI SCAFISTI”
Il maltempo ostacola le ricerche e le speranze di ritrovare qualcuno in vita sono ormai ridotte al lumicino.
È iniziata la seconda giornata di ricerche dei dispersi del naufragio avvenuto nella notte tra sabato 5 e domenica 6 ottobre a sei miglia da Lampedusa. Sono state salvate 22 persone (13 uomini e 9 donne), mentre sono 13 le salme recuperate, tutte di donne, alcune incinte. Sarebbero almeno 15 i dispersi, tra cui, secondo alcuni sopravvissuti, diversi bambini. Inizialmente si era parlato di 8 bambini dispersi, ora forse – riferiscono gli inquirenti dopo aver ascoltato i superstiti – il bilancio potrebbe scendere a quattro.
Di sicuro non c’è traccia di una bambina di 8 mesi che viaggiava con la mamma, di un bimbo di 2 anni e mezzo e di due ragazze adolescenti.
A riferire dell’annegamento della piccola è Wissen, naufrago 19enne. “Sono caduto in mare e mentre andavo a fondo tenevo gli occhi aperti e ho visto una bimba di pochissimi mesi che stava annegando – racconta tra le lacrime – L’ho afferrata per risalire. Ma all’improvviso mi sono sentito afferrare alle gambe da un africano che chiedeva aiuto. Ma mi tirava giù. E io avevo in braccio la bambina. Così sono stato costretto a slacciarmi i pantaloni. Per poter risalire. Solo che nel frattempo ho perso la presa della piccolina. E l’ho persa. E stato terribile”. Wissen è al centro di accoglienza con altri amici tunisini.
I superstiti hanno anche raccontato la dinamica del naufragio, avvenuto a poche miglia da Lampedusa. La barca, di una decina di metri, proprio poco dopo l’arrivo della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, si è capovolta e le persone sono cadute in mare.
I soccorritori della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera hanno spiegato che, durante il salvataggio dei naufraghi, “i migranti avevano la morte negli occhi, nessuno di loro sapeva nuotare, è stato un miracolo riuscire a salvarli”.
Nella sala adibita a camera ardente sono stati portati solo i superstiti che nel naufragio hanno perso un familiare. La più parte non se la sono sentita di avvicinarsi ai corpi gonfi e deformati e hanno effettuato i riconoscimenti attraverso le foto scattate dalla polizia scientifica.
A benedire le salme questa mattina il cardinale Montenegro di Agrigento, poi le bare verranno portate via con un aereo militare.
Negli uffici della Capitaneria di porto, gli uomini della squadra mobile coordinati dal procuratore di Agrigento Salvatore Vella hanno ripreso gli interrogatori dei superstiti per cercare di ricostruire il viaggio che sembra anomalo perchè l’imbarcazione avrebbe prima fatto salire un gruppo di migranti subsahariani in Libia e poi avrebbe fatto una tappa a Sfax per imbarcare una quindicina di Tunisi.
Secondo alcune testimonianze lo scafista, un tunisino, sarebbe morto nella tragedia. Due dei superstiti che sulla barca hanno parlato a lungo con lui non lo hanno riconosciuto tra nessuno dei sopravvissuti ospitati nell’hotspot di contrada Imbriacola.
Roberto Saviano interviene con un lungo post su Facebook. “Si affronta la morte quando ciò che vivi è peggio della morte – scrive Saviano – Dal Mediterraneo hanno bandito le ong eppure si continua a morire. Anzi, nel Mediterraneo si muore di più, proprio perchè hanno bandito le ong”.
E continua: “Hanno bandito le ong, ma poi le autorità italiane chiedono alla Ocean Viking e a tutte le ong presenti nell’area, con velivoli o imbarcazioni, di aiutare a cercare i superstiti. Hanno bandito le ong chiamandole scafisti, trafficanti di uomini, ma poi a trattare con gli scafisti, con Bija, il noto trafficante di uomini libico, abbiamo visto solo persone che agivano in nome e rappresentanza del governo italiano”.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
NESSUN PROBLEMA, SI DIMETTA DAL PARLAMENTO E RINUNCI ALLO STIPENDIO DI 10.000 EURO: NON E’ OBBLIGATORIO CHE UN LEADER DI PARTITO SIA DEPUTATO, FACCIA PURE IL SEGRETARIO A TEMPO PIENO E A SPESE DEL PARTITO
Il deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli difende a spada tratta la leader del suo partito, Giorgia
Meloni, accusata di assenteismo dalla Camera dei deputati.
La presidente di Fratelli d’Italia si trova addirittura al quinto posto tra i parlamentari più assenteisti dopo Vittoria Brambilla, Antonio Angelucci, Vittorio Sgarbi e Guido Della Frera con la percentuale del 95% di assenze.
“La nostra presidente Giorgia Meloni è stata attaccata in maniera selvaggia e ingenerosa perchè a loro giudizio (del M5s, ndr), sarebbe una persona assente dalle votazioni in parlamento. Ma io voglio ricordare che questa accusa è proprio assurda, perchè chi fa il leader di un partito fa cose molto più importanti, più impegnative, più faticose, dorme meno degli altri e sicuramente più assente in famiglia dei deputati del M5s che se la spassano anche nei weekend e il ruolo di una persona come Giorgia Meloni è quello di andare in giro per l’Italia, di andare in radio, di fare interviste”, ha detto Rampelli.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2019 Riccardo Fucile
NOI AVREMMO AGGIUNTO “A CALCI IN CULO”, COME GESU’ CACCIO’ I MERCANTI DAL TEMPIO
«Assassini», «Rinnegatori della Croce di Cristo», «Via dalla chiesa, non so che farmene di questo tipo di fedeli».
Sono solo alcune delle giuste frasi pronunciate da padre Michele Santoro. È cominciato tutto durante la celebrazione delle 11 nella chiesetta di Montevergine a Caserta: al momento dell’omelia il francescano parla dello «ius culturae».
«Sono assassini e nemici della Croce di Cristo quelli che si oppongono allo ius culturae attacca dall’altare -. Chi, come la Lega, preferisce che bambini nati in Italia e qui cresciuti vengano rimpatriati vuole la loro morte. E chi vuole la morte è un assassino. Non si uccide solo con una pistola, ma anche sconvolgendo la mente delle persone.
Chi condivide le idee di Salvini è preferibile che vada a farsi una passeggiata fuori invece di stare qui. Ancora non mi spiego le percentuali ottenute alle scorse elezioni dalla Lega, specie qui al Sud. Onestamente non so che farmene di questo tipo di fedeli», queste solo alcune delle frasi pronunciate dal parroco.
(da agenzie)
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