Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
MA NON VUOLE RIVELARE I DETTAGLI DEGLI INCONTRI A PORTE CHIUSE CON FUNZIONARI DEL VIMINALE SUI FLUSSI MIGRATORI
«Sono stato offeso. Per venire da voi ho avuto un visto regolare, con documenti autentici. Dire che ho
nascosto la mia identità è una menzogna».
Abd al-Rahaman al-Milad non ha preso bene l’inchiesta di Avvenire sulla sua controversa missione in Italia nel 2017, «per discutere — è la sua versione — di come fermare i flussi migratori».
Ma il «comandante Bija», come adora essere chiamato, è anche arrabbiato con il governo che aveva parlato di documenti «probabilmente falsi» presentati dal libico per arrivare in Sicilia e a Roma in occasione di alcuni incontri a porte chiuse.
Tra l’ambiguo e l’intimidatorio, Milad lancia accuse a chi lo descrive come un criminale
Inutile fargli domande scomode. «Bugie», risponde senza mai aggiungere altro.
L’Onu lo accusa d’essere un signore della guerra tra i principali boss del traffico di esseri umani.
Nel 2018 il Consiglio di sicurezza ha ordinato il congelamento dei suoi beni e decretato il divieto d’espatrio. Il governo del premier Sarraj ha più volte assicurato che Bija è stato estromesso da ogni incarico.
Ma ad Avvenire lui assicura di «continuare a lavorare per la patria», beninteso dalla parte del governo Sarraj sostenuto da quella stessa Onu che contro Milad ha varato sanzioni.
Quanto ai guardacoste di Zawyah, sostiene di non avere mai smesso di «contrastare l’immigrazione illegale», secondo «gli accordi con l’Italia del 2008», stretti tra Berlusconi e Gheddafi e «validi ancora adesso».
Più abile che astuto, sfugge agli interrogativi scivolosi lanciandosi in proclami a sfondo religioso.
All’occorrenza si fa perentorio: «Hai scritto menzogne, apriremo un caso e ti processeremo», scrive in uno dei messaggi forse alludendo a una procedura giudiziaria. Come a voler mostrare dentro e fuori la Libia d’essere un intoccabile, in piena notte rende pubbliche su uno dei suoi molti profili sui social network alcune delle nostre domande: quasi un trofeo (la conquistata visibilità internazionale) da esibire e da irridere. Bija, però, vuole far capire di non aver dimenticato.
Così ci recapita la foto di una giovane donna, della quale fornisce dettagli professionali e familiari che solo in pochi possono conoscere. Non ne indica il nome, ma la accusa: «Ha raccontato menzogne su di me».
È forse uno dei passaggi più inquietanti. Si tratta di Nancy Porsia, giornalista freelance italiana tra le prime a documentare già dal 2016 l’ascesa dell’allora sconosciuto «comandante Bija».
«L’Italia e l’Unione Europea pagano questo genere di criminali», osserva un giornalista libico da tempo nascosto in Europa e su cui pendono le promesse di morte di diverse fazioni, inclusa la brigata al-Nasr, di cui Milad è uno dei capi.
«In questo modo l’Italia si sta rendendo responsabile del terribile destino di migliaia di persone lasciate in balia dei trafficanti», aggiunge il reporter che collabora per il sito “AlMasrsad”.
Tra i personaggi su cui il Consiglio di sicurezza ha emesso una serie di interdizioni vi è Mohammed Kachlaf, figura di primo piano indicato come sodale e complice di Bija. «La sua milizia controlla la raffineria di Zawiyah, fulcro centrale delle operazioni per il traffico di migranti», si legge nell’atto con cui vengono stabilite le sanzioni.
Alla fine della scorsa settimana Kachlaf ha inaugurato un moderno centro medico privato (convenzionato con il governo libico) costruito con proventi propri. Per gli investigatori Onu è chiaro da dove vengano quei soldi.
Di questo Bija non vuol parlare. Piuttosto vuole farci sapere che non è solo la stampa a tenere d’occhio lui. Ma anche il contrario.
Lascia la conversazione inviando un ritaglio da Avvenire del giugno scorso, quando una motovedetta di Zawyah prelevava il motore di un gommone dei trafficanti: «Anche questa è una bugia».
Già , tutto è «bugia».
(da “Avvenire“)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
BIJA E’ ANCHE IL CAPO DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA DI ZAWYAH, FINANZIATO DALL’ITALIA… IL TRAFFICANTE CONFERMA: “SONO STATO INVITATO DAL VIMINALE E NON AVEVO DOCUMENTI FALSI”
Bija è stato universalmente riconosciuto come il re degli scafisti.
Per presentarlo, nulla è più efficace di un episodio raccontato da Nello Scavo, giornalista di Avvenire.
Quando l’uomo si presentò al tavolo con i funzionari del Viminale al Cara di Mineo nel 2017, un migrante che lo aveva avvistato si era messo a gridare «mafia Libia, mafia Libia».
Bija, al secolo Abd al-Rahaman al-Milad, è regolarmente attivo sui social network, attraverso più account. È uno che conosce il mondo e che legge i giornali italiani.
È a conoscenza di quanto sta scrivendo Avvenire, il quotidiano che si sta occupando dell’inchiesta sulla sua presenza al tavolo delle trattative con il Viminale, quando il ministro dell’Interno era Marco Minniti.
Per questo ha accettato di scambiare alcuni messaggi con Nello Scavo. Messaggi che hanno un tono tutt’altro che collaborativo.
Secondo il trafficante, quanto scritto in questi giorni sui giornali italiani non è altro che una «bugia». Bugia sembra essere la sua parola preferita: lo è, secondo Bija, l’accusa dell’Onu di essere un signore della guerra, lo sarebbe anche la fotografia di un gruppo di scafisti che prelevano il motore di un gommone con i migranti a bordo.
Poi, dopo aver sottolineato il fatto di essere arrivato in Italia con documenti regolari e non sotto falso nome per trattare con i funzionari del Viminale per fermare i flussi migratori verso il nostro Paese, passa alle minacce dei giornalisti.
Si rivolge direttamente a Nello Scavo, con fare intimidatorio: «Hai scritto menzogne: apriremo un caso e ti processeremo».
Poi invia la fotografia di una giornalista freelance, Nancy Porsia, che, in passato, aveva scritto di lui e delle sue azioni nei porti della Libia: la accusa pure senza indicare il suo nome e cognome «di aver scritto menzogne» su di lui.
Toni inaccettabili per quello che è considerato un vero e proprio gestore della tratta, con il quale — a quanto pare — l’Italia si è messa allo stesso tavolo per trattare.
Dopo quegli incontri, avvenne la famosa contrazione delle partenze che ha caratterizzato la tratta Libia-Italia nel 2018 e nel 2019.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
E CON QUESTA FECCIA SI DOVREBBE ANCORA DISCUTERE? NO GRAZIE, PULIZIA ETICA SENZA PIETA’…E SE NON BASTANO LE CELLE TUTTI SUI BARCONI E LASCIARLI AL LARGO DELLA LIBIA DOPO AVER BUCATO LO SCAFO
I sommozzatori della Guardia Costiera hanno individuato il relitto del barchino affondato il 7 ottobre al
largo di Lampedusa. Si trova a sessanta metri di profondità e all’interno sono stati trovati i cadaveri di dodici persone, fino ad oggi ritenute disperse. Tra loro sono stati trovati anche il corpo di una giovane donna, una mamma, ancora abbracciata al figlio di pochi mesi.
Ma per i sovranisti votati al Cuore Immacolato di Maria la madonna con il bambino di Lampedusa non fa alcun effetto.
Forse ci dovremmo abituare alle reazioni rabbiose e disumane dei nostri connazionali. Forse dovremmo iniziare a pensarla come quella candidata di Fratelli d’Italia che ha scritto che non bisogna pagare per le bare dei migranti morti in mare.
Perchè se alla notizia dell naufragio i nostri bravi patridioti hanno fatto spallucce ora che vengono posti per l’ennesima volta di fronte al fatto che in mare si muore quando non c’è nessuno a salvarti dicono che la colpa è dei migranti.
In poche parole se quel bambino è morto è colpa di sua mamma, non nostra.
E di chi è la colpa? Del PD e dei buonisti che vogliono i porti aperti, ripetono in coro. «Più partenze uguale più morti», spiegano, ignorando forse che anche con i porti chiusi di Salvini di morti ce ne sono stati 200 in più di prima e il 7,1% di incremento delle vittime in mare.
Ma anche dei paesi che “permettono l’esodo”, vale a dire quei paesi da cui i migranti scappano. Stati che dovrebbero diventare delle enormi prigioni, in modo da consentire ai bravi cittadini italiani di poter andare in giro con la coscienza pulita.
Ma c’è pure quello che dice queste persone (i morti annegati e assiderati) «non vanno compatite, queste persone sono responsabili delle loro azioni». Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Anzi, smettetela di morire per intimorirci e impietosirci!
Dobbiamo chiudere i porti non per salvare le vite umane ma perchè «le bare ci costano» e non possiamo nemmeno usare i migranti per farci qualcosa.
Da vivi magari potevano tornare buoni se fossero stati salvati da una nave delle ONG per fare la solita pantomima del divieto di sbarco.
E una volta sbarcati magari potevamo mandarli a raccogliere pomodori per pochi euro. «Non sono certo io che organizzo i viaggi» scrive uno che dà indistintamente la colpa a scafisti e ONG dimenticando che quel barchino è arrivato da solo, non grazie alle navi umanitarie.
Un altro invece è più rassegnato, la morte è ineluttabile quando non riesci a resistere alla «tentazione di venire in Italia per farsi mantenere per tutta la vita dalle nostre tasse».
Come a dire: colpa vostra se siete morti, potevate essere più forti e resistere alla fame a casa vostra. Sareste morti lo stesso ma almeno non ne avremmo saputo nulla.
Non manca il tizio che ci spiega che sono gli stessi migranti a buttare a mare donne e bambini quando le cose si mettono male, ma basta leggere l’articolo per capire che quella mamma e quel bambino si trovavano sulla nave.
E il fatalista-complottista commenta: «il piano Kalergi si deve fare, costi quel che costi». Come una teoria complottista sia entrata a far parte del linguaggio mainstream della politica lo sappiamo: è grazie a gente come Giorga Meloni, Matteo Salvini e Gianluigi Paragone.
C’è poi il “debunker” quello che ci spiega che è impossibile che dopo dieci giorni madre e figlio siano ancora abbracciati. «Un corpo molla la presa» scrive una, «vorrei proprio vedere queste riprese» scrive un’altra. Ci vogliono impietosire con questa storia della mamma morta col bambino «ma a tutto c’è un limite».
E con “tutto” si intende ovviamente la propaganda buonista e immigrazionista, non la strage continua di persone nel Mediterraneo. Quella può andare avanti.
E sappiamo come finirà quando i cadaveri li vedranno davvero: diranno che sono bambolotti, diranno che i buonisti li stanno strumentalizzando e spiegheranno che anche in Italia i bambini muoiono ma non fanno certo notizia.
Qualcuno va ancora più indietro e si lamenta che «per le migliaia di soldati e marinai italiani morti nel Mediterraneo dal 1940 al 1943 non è andato neanche un pescatore con la canna per recuperarli».
Cosa c’entra? Nulla. Non è una gara a chi ha più morti da “raccattare”.
Insomma prima i morti italiani, poi pensiamo gli altri. E perchè nessuno parla dei soldati romani morti nelle guerre contro Cartagine???
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA MOBILITAZIONE DELLA PAGINA SALVINI-PREMIER PER INFLUENZARE UN SONDAGGIO SU VIRGILIO CHE LASCIA IL TEMPO CHE TROVA, NON AVENDO ALCUN VALORE
In Italia la situazione è grave, ma non seria.
Per questo la pagina facebook della Lega — Salvini Premier sta cercando di influenzare un sondaggio online pubblicato su Virgilio Notizie che chiede agli utenti di dire chi secondo loro ha vinto il confronto tv tra Matteo Renzi e il Capitano.
Il “sondaggio” online non ha ovviamente alcuna rilevanza perchè, appunto, non è un sondaggio (perchè non ha un campione) e in teoria dovrebbe riguardare soltanto gli utenti di Virgilio.
Questo tipo di rilevazioni poi di solito è facilmente taroccabile (basta cambiare browser per votare più volte, basta svuotare la cache del browser per continuare a farlo)
Ed evidentemente siccome dalle parti della macchina di propaganda di Salvini in questo momento sono a corto di soddisfazioni online, ecco che anche un sondaggio su Virgilio diventa qualcosa da spingere e taroccare.
Sic transit gloria mundi.
Il bello è che però gli utenti della pagina non sembrano aver capito che devono votare sul link e non sulla pagina
La prossima volta chiamate un insegnante di sostegno.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
RENZI LO ATTACCA E LA DIFESA DI SALVINI FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI… COSA VUOL DIRE UN SENATORE “IN MISSIONE” E QUINDI GIUSTIFICATO
Ieri sera durante il “duello” a Porta a Porta Matteo Renzi ha rinfacciato a Matteo Salvini di non aver
lavorato per gli italiani. In che modo? Il leader di Italia Viva ha detto che quando era Ministro Salvini è andato una sola volta ai vertici europei dei ministri degli interni. E di aver partecipato in Senato solo a settanta votazioni e su oltre cinquemila votazioni elettroniche.
Renzi ha anche ricordato che durante l’ultimo mandato di Salvini come consigliere comunale a Milano il suo tasso di presenze era pari all’1,3%.
Ad un certo punto è tornato fuori il Papeete.
Salvini ha sempre detto che era in vacanza con suo figlio (quello che si faceva il giretto sulla moto d’acqua della Polizia) e che era un suo diritto farlo.
Renzi gli contesta proprio quel punto: «lei avrebbe fatto migliore figura se il 30 luglio, il 31 luglio e il 1 agosto quando era in ferie a Milano Marittima non si fosse messo in missione al Senato».
Perchè proprio quelle date? Perchè in quei giorni si riuniva l’assemblea di Palazzo Madama. E qui c’è il primo problema: il Senato (istituzione della quale Salvini è membro) era al lavoro, il ministro era in vacanza al mare.
Salvini però contesta all’ex Presidente del Consiglio l’uso del termine: «i ministri sono sempre in missione per regolamento del Senato che lei conosce».
In buona sostanza dopo aver spiegato che quelle erano le sue vacanze l’ex ministro dice che non c’è nulla di male se il Senato lo conteggiava come “in missione” perchè è così che stabilisce il regolamento. Chi ha ragione?
Cosa dice il regolamento del Senato sui ministri in missione
Partiamo dall’inizio: cose significa che un senatore è “in missione”? Secondo il sito di Palazzo Madama si tratta di un «termine di uso corrente per indicare i Senatori assenti per incarico avuto dal Senato, i quali pertanto non vengono computati ai fini della determinazione del numero legale, così come i Senatori in congedo».
Ora il punto è quello di definire la posizione del senatore che non partecipa ai lavori dell’Aula (e che quindi è “assente”) ma che lo fa per un giustificato motivo.
In questo modo il senatore “assente” perchè in missione (dal punto di vista formale non è un’assenza) non concorre al numero legale, vale a dire al «numero di senatori presenti che è richiesto affinchè l’Assemblea o le Commissioni possano validamente deliberare».
È richiesta la presenza della metà più uno dei senatori ma da quel calcolo vengono esclusi i senatori in congedo e quelli assenti per incarico avuto dal Senato o in ragione della loro carica di Ministro vale a dire del loro ruolo istituzionale.
Un ministro che non partecipa ai lavori dell’Assemblea o della Commissione non è assente ma è in missione. E questo a prescindere da cosa stia facendo in quanto ministro ma in virtù del semplice fatto che quel senatore è stato nominato Ministro.
A stabilirlo è il comma 2 dell’articolo 108 del Regolamento del Senato. Allo stesso tempo il Regolamento non precisa la necessità di spiegare in che cosa consista la “missione” del parlamentare assente giustificato. Ma per Salvini, almeno fino al 4 settembre, la spiegazione era ovvia: era il ministro dell’Interno.
Quindi in base al Regolamento Salvini ha ragione. Renzi però voleva dire un’altra cosa. Ed infatti poco
ribatte che «se fai il ministro stai nelle istituzioni» e all’obiezione di Salvini sul regolamento ribadisce che «quando lei mi dice che lei stava a Milano Marittima in vacanza con suo figlio io le contesto che lei era in missione come le contesto che lei non è mai andato ai vertici europei».
Ed è questo il punto. Formalmente Salvini ha ragione, in quanto ministro era in missione perchè un ministro è sempre in missione rispetto al ramo del Parlamento in cui è stato eletto.
Ma al tempo stesso Salvini era “in vacanza” come ha detto lui stesso, in un periodo in cui però il Senato era ancora al lavoro.
In tutto questo naturalmente quello che nessuno ha capito è che genere di attività istituzionale stesse svolgendo in quei giorni Salvini al Papeete (e ricordiamo che è in “missione” anche quando partecipa a comizi del suo partito).
Se era in vacanza va benissimo, ma anche i senatori e i ministri in ferie non è che ci possono andare quando vogliono ma lo fanno quando lo decide il Parlamento (per la precisione il Senato ha chiuso “per ferie” l’8 agosto).
Se formalmente Salvini ha ragione la sua difesa fa decisamente pena (e acqua da tutte le parti).
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO INDAGATO E LA FAIDA TRA CORRENTI ALL’INTERNO DEL PARTITO IN CAMPANIA RISCHIANO DI PREGIUDICARE LE ELEZIONI REGIONALI… QUANDO IMBARCHI CANI E PORCI PER OTTENERE CONSENSI, QUESTA E’ LA FINE
Matteo Salvini è molto arrabbiato per Avellino. L’inchiesta sul clan Partenio che ha portato all’indagine nei confronti del segretario provinciale della Lega Sabino Morano ha mandato su tutte le furie il segretario del Carroccio, racconta oggi il Mattino:
La rabbia del «Capitano» è dettata da quanto accaduto ad Avellino, dove il coordinatore provinciale del Carroccio, Sabino Morano, è finito indagato in un’inchiesta sul clan Partenio per scambio elettorale politico mafioso. L’esponente avellinese si è autosospeso dalla Lega per chiarire la sua posizione con i magistrati, ma gli strascichi nel partito campano restano. Nessuno dei big nazionali e campani vuole commentare l’inchiesta: bocche cucite.
Un colpo forte per la Lega che proprio in Campania voleva marcare un profilo di discontinuità rispetto agli altri partiti
Già a Ferragosto nel partito erano cominciati i malumori. L’allora ministro dell’Interno aveva deciso infatti di tenere a Castelvolturno il consueto appuntamento ferragostano in cui il Viminale diffonde le statistiche relative alla sicurezza:
A margine del Comitato di sicurezza pubblica era previsto anche un tour sulle spiagge del Casertano che però fu suggerito a Salvini di rimandare proprio per non venire a contatto con esponenti malavitosi della zona. Da un lato cautele necessarie, dall’altro polemiche strumentali interne al partito per accrescere il proprio potere di influenza verso il capo del Carroccio.
Il partito in Campania è infatti dilaniato da guerre intestine tra chi punta anche a farsi candidare alla presidenza in vista delle prossime regionali per Palazzo Santa Lucia. Proprio per evitare ulteriori strascichi, Salvini negli ultimi mesi sta ricercando personaggi della società civile da buttare nella mischia in vista delle elezioni, tra questi cresce sempre più il profilo del direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano.
Il Carroccio è come se non avesse le ruote. Fermo, per paura di commettere altri errori.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
CHISSA’ SE STAVOLTA I SOVRANISTI SE LA PRENDERANNO CON GLI IMMIGRATI (ITALIANI)
Sono stati condannati per stupro nel Regno Unito due ragazzi italiani, un bolognese di 26 anni e un
napoletano di 25, accusati di aver abusato di una 23enne visibilmente ubriaca, e che non si reggeva in piedi, all’interno di uno stanzino di un night club di Soho, a Londra, nel febbraio 2017. Lo riferiscono i media britannici.
Durante il processo, è stato proiettato il video di una camera di sorveglianza ripreso dopo l’accaduto che mostra i due ridere, congratularsi a vicenda e darsi il cinque. L’indicazione della pena detentiva per i due è attesa a giorni.
I due giovani italiani erano in Inghilterra per motivi di studio. Sarebbero rimasti chiusi un quarto d’ora chiusi con la ragazza in uno sgabuzzino del locale, poi, stando a quanto ripreso dalle telecamere di sorveglianza del locale, si sarebbero dati alla fuga e poi abbracciati e dati il cinque, congratulandosi a vicenda.
Fermati dalla polizia a marzo dell’anno successivo, hanno ammesso di avere avuto un rapporto sessuale con la giovane, sostenendo che fosse consensuale.
La giovane invece li ha denunciati a Scotland Yard: in ospedale aveva avuto bisogno di un intervento chirurgico per le ferite riportate. «Quel giorno avevo iniziato a bere alle 11 di mattina, perchè era il compleanno di un amico — rivelò la vittima —. Ero molto ubriaca, sono persino caduta varie volte». Dunque, per l’accusa non poteva essere in grado di acconsentire al rapporto.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
ACCANTONATA L’AUDIZIONE DI SALVINI SUI RUBLI RUSSI CON LA SCUSA CHE STA INDAGANDO LA MAGISTRATURA… COSI’ IL NUOVO PRESIDENTE LEGHISTA DIMOSTRA DI ESSERE “SUPER PARTES”
L’elezione del leghista Raffaele Volpi al Copasir produce il primo risultato tangibile per il Carroccio: non si parlerà di Moscopoli e della storia della tangente trattata da uomini vicini alla Lega nell’incontro all’hotel Metropol di Mosca.
Racconta Giovanna Vitale su Repubblica:
Ieri, nella riunione convocata per stabilire il calendario dei lavori, il caso Moscopoli – ovvero, la tangente da 65 milioni trattata da uomini vicini al leader del Carroccio per finanziare la campagna elettorale delle Europee – è stato accantonato perchè «c’è un’indagine della magistratura in corso» ha fatto muro Volpi.
Respingendo la richiesta avanzata da Pd e M5S con l’obbiettivo di ascoltare la versione di Salvini, sollecitata per mesi dal Parlamento, cui lui si è sempre sottratto. Tant’è che il 24 luglio, nel tentativo di placare la bufera, fu il premier Giuseppe Conte a presentarsi in sua vece al Senato, pur senza risparmiare critiche e accuse di reticenza al ministro dell’Interno di allora.
In compenso, a finire sul banco degli “imputati” del Copasir sarà proprio il capo del governo: chiamato, probabilmente mercoledì, a chiarire il ruolo giocato nella contro-inchiesta sul Russiagate che ha coinvolto i nostri 007 per smascherare il presunto complotto ordito ai danni di Donald Trump.
Conte, in particolare, dovrà fornire spiegazioni sui colloqui da lui autorizzati tra il ministro della Giustizia statunitense William Barr e i capi dei servizi, avvenuti a Roma il 15 agosto (con il direttore del Dis Gennaro Vecchione) e il 27 settembre (anche con i direttori di Aise e Aisi Luciano Carta e Mario Parente)
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2019 Riccardo Fucile
UN GRUPPO WHATSAPP TITOLATO “THE SHOAH PARTY”, VENTICINQUE INDAGATI
The Shoah Party: video terribili a sfondo nazista scambiati sui cellulari tra minorenni
Video terribili di una violenza inaudita a sfondo nazista e anche pedopornografico: se li mandavano ragazzini minorenni, appena tredicenni o poco più, che avevano creato un gruppo su whatsapp dal nome terrificante: “the Shoah party”.
Venticinque le perquisizioni che i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale hanno eseguito questa mattina: otto di questi sono tra Torino e Rivoli.
Qui vivevano anche i due amministratori del gruppo, un ragazzino minorenne e un maggiorenne. Tra loro anche uno studente iscritto al primo anno del Politecnico. Tutti figli di famiglie per bene, ignare di quello che stava accadendo.
L’indagine è partita da Siena dai carabinieri del nucleo provinciale dopo la denuncia di una mamma che ha scoperto i video sul cellulare di suo figlio e ha sporto denuncia. Tanti ragazzini nel tempo sono entrati e usciti dal gruppo ma nessuno ha avuto la coscienza di denunciare. Secondo gli investigatori per loro era quasi una prova di maturità vedere immagini raccapriccianti.
Dopo mesi d’indagini si è poi risaliti agli amministratori del gruppo, quelli che lo hanno creato e alimentato, minorenni e maggiorenni, tutti residenti nella zona di Rivoli, le immagini e i video postati sono stati attribuiti singolarmente alla responsabilità di qualcuno, e alla fine ne è venuta fuori una ben documentata informativa di reato che è finita sul tavolo dei magistrati operanti.
Questi hanno ritenuto necessario interrompere da subito l’attività delittuosa. I carabinieri avevano ricostruito tutto.
Maggiori elementi potevano emergere solo dalle perquisizioni. Sono stati così emessi 25 decreti di perquisizione a carico degli indagati, 19 a carico di minorenni e 6 a carico di maggiorenni, eseguiti nella nottata di ieri in 13 Provincie d’Italia. Sui sei 13enni coinvolti non era possibile procedere, essendo non imputabili per la legge italiana. Venticinque gli indagati anche per razzismo.
(da agenzie)
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