Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
UNA VITA PER COMBATTERE I TERRORISTI DELL’ISIS E PER I DIRITTI DEL SUO POPOLO… SEMPRE IN PRIMA LINEA, ANCHE QUANDO ERA FERITA… MENTRE L’OCCIDENTE VIGLIACCO NON MUOVE UN DITO
Sehid zin Amara, nome di battaglia Zain Kobani, è stata uccisa nei giorni scorsi dai turchi dopo l’inizio dell’invasione del Rojava.
Era una comandante che lottava per la liberta e i diritti delle donne: “Ha dato un impulso per liberare le donne dall’oppressione patriarcale e ha mostrato a tutte le donne prigioniere di questa mentalità che il mondo è è migliore quando sono libere e attive nella società ”
Sehid era stata una delle più attive combattenti contro i jihadista ex al Qaida di Al Nusra nel 2013, per poi diventare una delle leader della resistenza a Kobane, dove fu ferita e infine protagonista dell’operazione finale contro lo Stato Islamico a Deir Ez Zor
Oggi le autorità curde hanno voluto ricordare una delle loro più importanti comandanti: “Nel 2013, dopo che i gruppi mercenari hanno lanciato la loro offensiva contro il nostro popolo, Zain è stata una delle prime combattenti a prendere parte alle battaglie contro i mercenari dello Stato Islamico e contro i mercenari di Jabhat al -Nusra che occupavano la città di Serekaniya. Poi Zain ha combattuto con coraggio a Kobane, Suluk, Shadadi e Manbij. Durante le battaglie di Kobani e nonostante ferita alla spalla, non ha smesso di combattere. Poi Manbij e infine a Deir-ez -Zor per l’eliminazione dell’Isis che per tanti ha rappresentato realizzazione delle speranze di tutti i martiri”.
Dicono ancora i comandanti curdi: “A nome delle Unità di protezione delle donne Ypj, diciamo che continueremo la lotta finchè il ricordo e le anime dei martiri Habon, Rosyar, Tekoshin, Avesta, Zain vivranno nei nostri cuori e nelle nostre menti. Con ogni martire, le nostre responsabilità verso la libertà dei popoli sono aumentate”.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTE CERTIFICA LA CIFRA IN 1.617.672 EURO, PER LE OPPOSIZIONI SONO 4 MILIARDI… FATTE FIGURARE ENTRATE INESISTENTI, MA IL BUCO C’E’ E LA TESEI NON SPIEGA IL MOTIVO
Qualche giorno fa la senatrice della Lega Donatella Tesei, candidata alla presidenza dell’Umbria
per il centrodestra, è stata intervistata da Umbria24.
La domanda era semplice e diretta e riguardava la decisione del consiglio comunale di Montefalco di rinviare la discussione sul bilancio a dopo le elezioni. Cosa c’entra Donatella Tesei? La senatrice leghista è stata sindaco del comune umbro per dieci anni: dal 2009 al 2019.
Donatella Tesei però ha deciso di non rispondere sul punto dicendo di aver già risposto. Ma non è esattamente così.
Perchè la Tesei, quando ha parlato del buco nel bilancio ha spiegato che il disavanzo della sua amministrazione ammonta a 320 mila euro. Un buco che, ha spiegato, sarebbe in ogni caso coperto. Insomma non c’è per davvero.
Eppure le carte dicono altro. Dicono che questo piccolo comune di poco più di cinquemila abitanti ha un buco pari a 1.617.672,16 euro. Secondo le opposizioni invece il disavanzo sarebbe di addirittura 4 milioni di euro.
I problemi iniziano nel 2017 quando la Corte dei Conti di Perugia è intervenuta su «entrate fittizie per un milione e mezzo» nella gestione del 2014 facendo notare che sarebbero stati messi a bilancio «per fingere che fosse in equilibrio».
Quel milione e mezzo di entrate fittizie, spiegava Repubblica qualche giorno fa, sono 1,4 milioni di euro di tasse locali (TARI, IMU e TASI) inseriti alla voce “residui attivi” ma che non sono mai arrivati nelle casse del Comune.
Secondo l’opposizione la maggioranza ha iscritto a bilancio il gettito teorico totale delle imposte e non quello reale, da qui la differenza tra il gettito reale e quello “previsto” che però non teneva conto della quota di evasione (che mediamente è nota).
Nel 2019 Tesei, eletta a Palazzo Madama con la Lega, lascia il Comune.
Ma quando la nuova amministrazione comunale si appresta a fare una verifica sul bilancio previsionale approvato a marzo di quest’anno dalal giunta Tesei scopre che erano stati iscritti a bilancio altri 400 mila euro di entrate tributarie sovrastimate.
Di nuovo tasse che sulla carta avrebbero dovuto generare un certo introito ma che nella realtà non hanno generato quanto “previsto”.
I consiglieri d’opposizione della lista SìAmo Montefalco parlano del buco di bilancio come del “Rosso di Montefalco”, e non è certo un vino pregiato.
E i guai non finiscono qui perchè l’opposizione ha anche annunciato un esposto all’ANAC perchè sul sito del Comune la sezione “Amministrazione Trasparente”, che per legge dovrebbe essere costantemente aggiornata l’elenco dei consulenti e dei professionisti pagati dal Comune non è aggiornato dal 2014 e pure gli atti relativi ad affidamenti ed appalti pubblici non sarebbero tutti pubblicati.
Ai giornalisti però la candidata del centrodestra non vuole più rispondere, lei sostiene di aver già spiegato che il buco non esiste.
O meglio che c’è un “disavanzo tecnico” da 375 mila euro che sarà coperto con strumenti ordinari mentre quello da 1,6 milioni di euro è coperto in trent’anni, come prevede la legge. Il che non è esattamente dire che il buco non c’è.
Anzi è dire che il buco da quasi due milioni di euro c’è eccome.
La domanda a questo punto rimane, che ha da dire Donatella Tesei sul fatto che questo buco si è creato durante il suo mandato di sindaco di Montefalco?
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
EX MAESTRO VENERABILE DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA DELLA LOGGIA “TIBERI” DI PERUGIA, FA IL COMMERCIALISTA E VIVE DA 37 ANNI IN ITALIA
Si chiama Paul Dongmeza, è originario del Camerun, fa il commercialista a Perugia ed è da 37 anni in Italia. E, racconta oggi il Fatto Quotidiano, oltre a essere candidato con Fratelli d’Italia in Umbria è stato qualche anno fa il primo maestro venerabile nero del Grande Oriente d’Italia, la più grande obbedienza massonica del Paese.
Iscritto alla loggia “Tiberi”di Perugia oggi Dongmeza non è più maestro ma continua a frequentare i lavori della loggia. “Sono camerunense, vengo da una cultura sincretica e iniziatica”. Ma come si concilia tutto ciò con il tradizionalismo dell’estrema destra che vede ovunque complotti demo-pluto-giudaici-massonici? Ha risposto il senatore Franco Zaffini, che è anche coordinatore umbro di FdI: “Non abbiamo preclusioni”.
Fabrizio D’Esposito ricorda i precedenti di Fratelli d’Italia, che in Umbria candida anche chi chiede i voti alle associazioni di malati.
In realtà è da un po’di tempo che il partitino della Meloni — che aspira a scavalcare Forza Italia nel nuovo centrodestra sovranista — dimostra continue affinità con l’universo esoterico dei fratelli in grembiule.
All’ultima Gran Loggia di Rimini, il raduno annuale del Goi, un deputato siculo di FdI, Antonio Catalfamo, ha ricevuto la “Galileo Galilei”, la più alta onorificenza che il Grande Oriente dà ai non massoni.
Il motivo? Catalfamo si è battuto nella sua regione contro la legge Fava, che impone ai componenti dell’Assemblea regionale siciliana (Ars) di dichiarare la loro appartenenza alla massoneria.
Per il partito della Meloni un po’ di contraddizzione con la decisione di Benito Mussolini che nel 1923 si pronunciò per l’incompatibilità tra Pnf e logge.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
L’ANALISI DELLE INTERAZIONI SUI SOCIAL MOSTRA LA NETTA VITTORIA DELL’EX PREMIER
A poco più di un mese dall’insediamento del governo giallo-rosso è già tempo di un primo bilancio
su come i protagonisti di questa fase politica stanno interagendo con l’opinione pubblica digitale. Soprattutto dopo una settimana che ha visto confrontarsi due personaggi molto popolari e influenti sulla rete.
Parliamo ovviamente dei due Mattei della politica italiana. Renzi e Salvini hanno incrociato i guantoni di sfida sia in tv che nelle piazze, dando vita a quello che diventerà un agguerrito derby per il predominio sul web.
Non a caso i due politici sono a capo delle due più grandi commuinities di utenti online. Lo scontro tv andato in scena a Porta a Porta tra i due Matteo è stato il primo round di una sfida social durata per tutta la settimana.
Su twitter #portaaporta, con oltre 20 mila commenti scatenati in poche ore, è stato il programma tv più commentato in rete, superando nettamente #leiene e #dimartedì.
Ma chi si è aggiudicato lo scontro sulla rete?
Renzi appare senza dubbio il vincitore: con oltre 55 mila menzioni su Twitter è stato davanti a Salvini per tutta la durata del dibattito, diventando il secondo trending topic italiano.
Renzi non ha fatto meglio solo per numero di discussioni generate ma anche a livello di contenuti.
Se andiamo ad analizzare le parole chiave più utilizzate dagli italiani per commentare il duello – #portaaporta e #matteovsmatteo — possiamo vedere come tra le frasi più ricorrenti in queste discussioni ci sia “49 milioni”.
Ovvero lo slogan maggiormente usato da Renzi per mettere all’angolo Salvini sui soldi che la Lega deve restituire all’erario italiano.
Anche su Facebook, la piattaforma dove Salvini è ancora il leader più popolare e coinvolgente, si registra una vittoria di Renzi.
Lo spezzone video pubblicato da Renzi per rinfacciare tutti i cambi di bandiera del segretario leghista è risultato più virale (1,3 milionin di visualizzazioni e 13.749 condivisioni) di quello in cui Salvini dà del genio incompreso all’ex premier (412 mila visualizzazioni e 6.003 condivisioni).
Il secondo round tra i due Mattei è avvenuto nelle piazze italiane, mettendo a confronto l’adunata leghista di Roma contro la kermesse della Leopolda. Persino questo confronto registra sui social una vittoria, quasi schiacciante, da parte di Matteo Renzi.
Sabato 19 ottobre #lepolda10 è stato il terzo argomento più discusso nella twitter-sfera italiana, rimanendo nelle tendenze per più di 20 ore.
Per trovare l’hashtag ufficiale della manifestazione di Salvini, #orgoglioitaliano, dobbiamo scendere al 24esimo posto della classifica dei trending topic di Twitter.
Tra l’altro in questa giornata ci sono state delle vere e proprie incursioni social condotte sia dalla community online vicina a Renzi che da quella a sostegno del Movimento 5 Stelle.
Il risultato di questa strana alleanza digitale è stata quella di rovinare la campagna social dei sovranisti. Gli hashtag #iostoconglionesti e la #lademocraziadeiSorciverdi si sono classificati nelle tendenze di twitter rispettivamente al 16esimo e al 26esimo posto.
Durante la settimana appena trascorsa Matteo Renzi, sia durante il dibattito tv che mentre parlava dal palco della Leopolda, ha fatto riferimento ai grandi investimenti economici sostenuti dai sovranisti per la propaganda digitale.
Grazie al gestionale di Facebook abbiamo potuto verificare quanto hanno speso i due politici per i loro messaggi su questo social network.
Nell’ultimo periodo (marzo-ottobre 2019) Matteo Salvini ha speso per la sua propaganda 143.866 euro, di cui 9.952 euro in questa importante settimana di duello con Renzi. Effettivamente gli investimenti per la propaganda dei sovranisti sono stati molto più ingenti di quelli fatti da Renzi che nello stesso periodo ha speso oltre 56mila euro, di cui 5.568 nell’ultima settimana. §
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
QUANDO TROVA UNO CHE GLI TIENE TESTA E SMONTA LE SUE CAZZATE ARRETRA O SCAPPA… IL CASO DICIOTTI: DA “NON VEDO L’ORA DI FARMI PROCESSARE” A “NON PROCESSATEMI, PER CARITA’”
A Che tempo che fa ieri Matteo Renzi ha definito con precisione l’atteggiamento politico principale di Matteo Salvini, che nelle sue apparizioni televisive in solitaria fa degli splendidi monologhi ma va in improvvisa difficoltà quando si trova davanti un competitor.
Gli è successo con Laura Boldrini a Otto e Mezzo durante la campagna elettorale del 2018 e, di nuovo, a Porta a Porta durante il confronto con il leader di Italia Viva: “Dopo il dibattito televisivo con Vespa, Salvini ha scoperto cos’è il coraggio: con me si è presentato tutto zitto, buono, un agnellino, poi in piazza ha detto che Renzi è un ladro di democrazia, Renzi è un pallone gonfiato… mi piacerebbe fare le discussioni con persone che ti guardano negli occhi, non con chi è un codardo: le cose me le dici in faccia…”.
Va detto che più che un codardo Salvini è il tipico Coniglio Mannaro come Arnaldo Forlani, leader DC del secolo scorso: è aggressivo soltanto con chi si trova in una posizione di svantaggio rispetto a lui; quando l’altro si dimostra in grado di tenergli testa tende ad “arretrare”.
Che poi la sua non sia una semplice strategia per i dibattiti televisivi ma la cifra del suo essere politico lo dimostra la faccenda della Diciotti, con la famosa giravolta da “non vedo l’ora di farmi processare” a “non processatemi, per carità ”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
CALO DI INVESTIMENTI NELLA SPESA SOCIALE PER INFANZIA E ISTRUZIONE, ALLARGATE LE DISEGUAGLIANZE… MA I GOVERNI PENSANO SOLO A FARE CONDONI E MARCHETTE AGLI EVASORI
In Italia sono oltre un milione e 260 mila i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta;
negli ultimi dieci anni sono triplicati: passando dal 3,7% del 2008, pari a 375 mila, al 12,5% del 2018. Di questi bambini, 563 mila vivono nel mezzogiorno, 508 mila al nord e 192 mila al centro.
A denunciare la condizione di bimbi e adolescenti in Italia è Save The Children nell’Atlante dell’Infanzia a rischio, diffuso oggi in 10 città in occasione del lancio della campagna ‘Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa.
Si tratta – spiega Save the Children nella pubblicazione curata da Giulio Cederna e dal titolo ‘Il tempo dei bambini’ – di un record negativo tra i Paesi europei che ha visto un peggioramento negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014, quando il tasso dei bambini in povertà assoluta passò dal 5% al 10%.
Stesso trend anche per quei bambini e adolescenti che fanno parte della cosiddetta “povertà relativa”: nel 2008 erano 1.268.000 e a 10 anni di distanza sono aumentati a 2.192.000.
Proprio considerando la povertà relativa si registrano fortissimi divari territoriali: in Emilia Romagna e Liguria poco più di un bambino su 10 vive in famiglie con un livello di spesa molto inferiore rispetto alla media nazionale, mentre la condizione peggiora in regioni del Mezzogiorno con la Campania (37,5%) e la Calabria (43%). Dall’Atlante emerge anche un altro dato inquietante: sono circa 500.000 i bambini e ragazzi sotto i 15 anni che crescono in famiglie dove non si consumano regolarmente pasti proteici e 280.000 sono costretti ad un’alimentazione povera sia di proteine che di verdure. Nel 2018, ben 453.000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno beneficiato di pacchi alimentari.
Se da una parte sono triplicati i minori in povertà assoluta, dall’altra negli ultimi dieci anni si sono ridotti gli investimenti nella spesa sociale per l’infanzia e per l’istruzione allargando le disuguaglianze.
Solo nel 2018, ben 453 mila bambini di età inferiore ai 15 anni hanno dovuto beneficiare di pacchi alimentari.
L’Italia, sottolinea l’organizzazione, resta uno dei Paesi europei che investe meno nell’infanzia, con divari tra le diverse regioni: basti pensare che, a fronte di una spesa sociale media annua per l’area famiglia e minori di 172 euro pro capite per interventi da parte dei comuni, la Calabria si attesta sui 26 euro e l’Emilia Romagna a 316. La crisi economica ha avuto un impatto anche sull’aumento della denatalità . Nel 2008, in Italia i minori erano il 17,1% della popolazione residente, mentre nel 2018 sono ridotti al 16.2%. A compensare solo parzialmente questo fenomeno, la crescita del numero di bambini e ragazzi di origine straniera presenti in Italia: nel 2008 erano poco più di 700.000 e a dieci anni di distanza sono oltre un milione. Oggi più di un residente minorenne su 10 in Italia ha la cittadinanza straniera.
In Italia 1 giovane su 7 ha abbandonato precocemente gli studi: la percentuale nel 2018 è 14,5% e per il secondo anno consecutivo fa registrare “un pericoloso trend” di ripresa della dispersione scolastica; quasi la metà dei bambini e adolescenti non legge un libro oltre quelli scolastici durante l’anno, con profondi divari regionali che vedono Campania (64,1%), Calabria (65,9%) e Sicilia agli ultimi posti (68,7%). Nel 2008 i ‘non lettori’ erano il 44,7%, dopo 10 anni la percentuale è salita al 47,3%.
Dalla ricerca emergono altri dati: a esempio che circa 1 bambino su 5 non fa sport. Cresce invece l’uso di internet: nel 2008 il 23,5% dei minori non lo usava quotidianamente, quota che è scesa nel 2018 a solo 5,3%. Nel dossier viene anche evidenziato che su oltre 40 mila scuole, sono oltre 7.000 quelle vetuste e più di 21 mila quelle senza il certificato di agibilità . Anche per questo Save the Children ha voluto rilanciare una petizione on line per riqualificare gli spazi abbandonati da destinare a bambini e ragazzi e mettere in sicurezza le scuole.
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
LA PUNTATA DI REPORT SULLA LEGA, TRA NEONAZISTI E RUSSOFILIA
La puntata di Report in onda oggi alle 21.20 su Rai 3 racconta nuovi dettagli della saga russofila (e neofascista) della Lega odierna, che si incrocia con il passato “neonazista” di Gianluca Savoini, l’uomo che andava a caccia di rubli al Metropol.
Su Facebook la puntata è stata presentata con un video che racconta la storia delle rune e dei simboli neonazista che si trovavano sul monitor di Savoini quando lavorava alla Padania.
Una storia non del tutto nuova: Stefania Piazzo, ex caporedattrice del giornale, che del presidente dell’Associazione Lombardia-Russia dice «nessun altro come lui aveva quelle pulsioni fascistoidi-naziste». Un altro ex direttore, Gianluca Marchi, dice che Savoini «apparteneva al filone nazionalsocialista».
Deve essere per questo che il 25 agosto Savoini — in qualità di “consigliere politico” della Lega — ha partecipato ad un incontro organizzato dal gruppo parlamentare di Alternative fà¼r Deutschland, il partito di ultradestra tedesco con simpatie naziste che all’Europarlamento fa parte dell’EAPN, il gruppo dei sovranisti europei cui appartiene la Lega (inizialmente invece era all’interno di ECR, il partito dove per l’Italia c’è FdI).
Tema dell’incontro ovviamente i rapporti con la Russia, che come sappiamo è il pallino di Savoini.
Non è ovviamente l’unico punto di contatto tra neonazisti e Lega, visto il racconto di Alessio Hitler Lepore fatto a Piazzapulita. Ma nemmeno quello più divertente, visto quanto racconterà — di nuovo — stasera un ex direttore della Padania:
Il direttore del giornale Gigi Moncalvo chiede due volte il licenziamento di Salvini, accusato di essersi segnato presente senza lavorare per guadagnare di più, e di aver falsificato delle note spese. La coppia Savoini-Salvini si rafforza nel tempo e quando il secondo vince le primarie per succedere a Roberto Maroni alla guida del Carroccio sceglie come suo portavoce proprio Savoini.
La ricerca di contatti con i russi comincia subito, e infatti al congresso di Torino di fine 2013 viene invitato a parlare Konstantin Malofeev, ricco uomo d’affari che già si adoperava per fornire aiuti economici al Front National della famiglia Le Pen. Ma Malofeev non va, al suo posto manda Alexey Komov, altro nome ricorrente nel mondo del tradizionalismo religioso e di ultradestra.
(da “NextQuotidiano“)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
LE ANTICIPAZIONI DELLA PUNTATA IN ONDA QUESTA SERA DOVE SI PARLA DEI FONDI RUSSI ALLA LEGA
C’è un filo comune, sicuramente non rosso, tra Gianluca Savoini e Matteo Salvini. 
I due, infatti, si conoscono dai tempi dei primi vagiti leghisti dell’ex ministro dell’Interno e sono stati fianco a fianco nel lungo percorso politico che ha portato un giovane sbarbato milanese alla guida del partito che, stando alle ultime elezioni europee e ai continui e costanti sondaggi quotidiani, è il preferito dagli italiani. Nonostante l’inchiesta sui fondi russi al Carroccio e alla trattativa del Metropol di Mosca su cui stanno approfondendo la Procura di Milano.
Ma il tutto, il loro rapporto fermo e consolidato nonostante il primo istintivo passo di auto-protezione, è ben certificato.
A raccontare la nascita di quello che poi divenne un rapporto da «compagni di merende» è stato Gigi Moncalvo, ex direttore de La Padania nel periodo in cui Matteo Salvini lavorava come giornalista, a Report (in onda questa sera con una puntata ad hoc, su Rai3).
Nelle sue parole, oltre alla conferma di uno status di assenteista anche quando faceva il cronista, emerge il rapporto tra l’attuale segretario della Lega e quel Gianluca Savoini che sarebbe uno dei promotori di questa presunta (perchè ancora non c’è un processo e una sentenza) trattativa con gli affaristi russi.
E Moncalvo non parla solo del rapporto in redazione a La Padania, ma di quel che è diventato nel corso degli anni.
Si fa riferimento al ruolo di portavoce messo nelle mani di Savoini dopo che Salvini venne proclamato segretario federale della Lega e del perchè avesse scelto proprio lui, quell’uomo che qualche anno dopo sarebbe finito nel mirino della Procura con l’accusa di aver tentato di concludere una trattativa per finanziare il Carroccio con soldi russi attraverso un accordo privato sul petrolio.
«Lo ha scelto perchè gli doveva molto — ha detto Gigi Moncalvo davanti alle telecamere di Report -. Savoini ha impostato Salvini. È una sua creatura, lo ha formato come fosse una massa di argilla».
Una sorta di deus ex machina che ha gestito, facendolo crescere, l’attuale segretario della Lega.
E nell’intervista, l’ex direttore de La Padania non ha lasciato cadere nel vuoto neanche le immagini neonaziste in una delle stanze della sua redazione. E, anche lì, fa riferimento a Savoini e racconta di come salutasse con gli altri nei corridoi: «Batteva i tacchi a terra e salutava con un ‘Camerata’».
(da agenzie)
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Ottobre 21st, 2019 Riccardo Fucile
“GRAZIE, MA STIA TRANQUILLA, SONO STATA OPERATA GIA’ DUE VOLTE ALLA MAMMELLA SINISTRA E SONO ANCORA QUI”
Una utente di Twitter, con il nickname Vanitosa95, ha offeso pesantemente Monica Cirinnà , utilizzando lo schema solito degli haters del web.
L’utente di Twitter aveva scritto sul social network: «Monica Cirinnà , ti auguro un carcinoma polmonare che ti maciulli».
La risposta della senatrice del Partito Democratico, tuttavia, è una vera e propria mortificazione di gentilezza per l’odiatrice del web, di cui viene fatto screenshot, sottoposto poi all’attenzione di tutti i followers della senatrice e non solo.
«Grazie!! ma stia tranquilla sono stata operata già 2 volte alla mammella sinistra e sono ancora qui — ha scritto Monica Cirinnà -. Conosco il dolore e la paura di morire. Piuttosto lei rifletta su quanto odio ha dentro di sè, quello si che può farle del male. Io la ignoro felicemente!».
Il suo messaggio — che ricorda la personale tragedia della lotta contro il cancro da parte della senatrice dem, autrice e prima firmataria della legge sulle unioni civili — è stato molto apprezzato in rete e ha scatenato una vera e propria gara di solidarietà nei suoi confronti, da parte di colleghi di partito e non solo.
La giornalista Marianna Aprile, il blogger Iacopo Melio, l’ex deputata Vladimir Luxuria sono soltanto alcuni dei nomi che hanno voluto esprimere la propria vicinanza per il messaggio ricevuto dall’hater.
Che, al di là di quanto possa sembrare a prima vista, non si limita ai suoi ‘trenta followers su Twitter’, come ha scritto qualcuno. Ma che, sistematicamente, apre e chiude profili per offendere personalità più o meno note, inquinando la rete di commenti terribili.
Le ripetute segnalazioni, dopo il tweet rivolto a Monica Cirinnà , hanno fatto sì che il profilo dal quale ha rivolto l’offesa fosse messo sotto osservazione (il risultato è stato comunicato anche dai Sentinelli di Roma). Tuttavia, l’odio sul web è un fenomeno che è sempre in agguato. E che va combattuto con ogni mezzo.
(da agenzie)
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