Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
REAZIONE ISTERICA DEI GRILLINI DI FRONTE A UN MOVIMENTO CHE SA USARE IL CERVELLO
Per il movimento nato durante le ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna, il problema del
Parlamento non è il numero dei parlamentari
Con un lungo post pubblicato su Facebook, la pagina ufficiale delle Sardine si è schierata per il No al Referendum Costituzionale che tra il 20 e il 21 settembre chiederà agli italiani di ridurre di circa un terzo il numero dei rappresentanti eletti alla Camera e al Senato — da 630 a 400 il numero dei deputati, da 315 a 200 quello dei senatori.
Per le Sardine ci sono «quattro motivi» per dire No: il problema legato alla rappresentanza, il risparmio minimo sui conti totali, la necessità di riportare in Parlamento la discussione sulle leggi e le conseguenze sul sistema elettorale.
Feroce la risposta del deputato Stefano Buffagni, uomo forte al Nord del Movimento 5 Stelle. Sempre con un post su Facebook, ha replicato: «Loro amici dei Benetton, noi degli italiani». Buffagni non entra nel merito dei motivi per cui bisognerebbe votare Sì al refendum previsto per settembre (uno dei cavalli di battaglia dei M5s)
Per il movimento nato durante le ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna il rischio principale del taglio ai parlamentari è quello di sminuire ancora il lavoro di Camera e Senato: «In un modello maggiormente orientato alla decisione che alla discussione (come quello cui stiamo andando incontro negli ultimi anni) verrà sminuito uno degli elementi imprescindibili della cosa pubblica».
Troppo basso, sempre secondo le Sardine, il risparmio per i cittadini: «La democrazia non è economica nè a buon mercato. Questa riforma reazionaria porterà un risparmio in termini di impatto sulla spesa pubblica di 1,35€ per ogni cittadino».
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
LE BEGHE LOCALI CONDIZIONANO I RAPPORTI
Giuseppe Conte rilascia oggi una intervista al Fatto Quotidiano per perorare la causa dell’alleanza tra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico nelle Marche e in Puglia.
Presidente Conte, manca un mese alle elezioni regionali e ancora si discute di possibili alleanze fra 5Stelle e centrosinistra in Puglia e nelle Marche. Lei che ne pensa
“Trovo ragionevole che le forze politiche che sostengono il governo provino a dialogare anche a livello regionale. In Puglia e nelle Marche presentarsi divisi espone al rischio di sprecare una grande occasione. Una sinergia anche a livello territoriale può imprimere una forte spinta per realizzare le strategie del Green de al , dell’innovazione digitale, degli investimenti nelle infrastrutture, negli asili nido e nelle scuole. E poi queste elezioni regionali coincidono con un appuntamento storico per l’Italia . Stiamo elaborando un Recovery Plan, finanziato con ingenti fondi europei, che costituisce la più grande opportunità per le nuove generazioni dal secondo dopoguerra a oggi. Le Regioni saranno coinvolte in questi progetti e diventeranno anche dei centri di spesa. Ovviamente il governo non farà distinzioni di colore politico nei confronti dei governi regionali. Ma le forze di maggioranza dovrebbero avere tutto l’interesse a competere al meglio per essere protagoniste in questa partita anche a livello regionale”.
Perchè mai i 5Stelle in Puglia dovrebbero appoggiare Emiliano che hanno combattuto per 5 anni in Regione e, ancora prima, come sindaco di Bari?
È comprensibile che dopo anni vissuti politicamente gli uni contro gli altri armati, si accumulino contrasti e forse anche incomprensioni. Ma la politica impone di mettere sempre il bene dei cittadini al di sopra degli interessi di parte, affrontando le sfide con coraggio e generosità . Bisogna esprimere una visione strategica e guardare ai bisogni delle comunità locali non più con le lenti del passato, ma con il binocolo del futuro.
Emiliano, per la base M5S, è troppo trasformista e incline a strizzare l’occhio a destra.
Non scendo nei giudizi personali e non entro nelle valutazioni delle singole situazioni locali. Sono certo però che, se ci si sedesse intorno a un tavolo, si potrebbero affrontare tutte le questioni e potrebbe nascere un deciso miglioramento delle liste, dei programmi, delle strategie politiche.
Quali punti programmatici potrebbero indurre il M5S pugliese a rivedere la sua corsa solitaria?
Un obiettivo tra i tanti: la transizione energetica, che è un’assoluta priorità per la Puglia. Pensiamo a Taranto.
Anche nelle Marche, centrosinistra e M5S han già lanciato i loro candidati alla presidenza: che dovrebbero fare, secondo lei?
Anche lì, sedersi attorno a un tavolo: dal confronto può scaturire un progetto politico più rafforzato e più competitivo.
A quale candidato pensa?
Non è mio compito dare indicazioni sulle candidature. Ma confido che si possa dialogare senza irrigidimenti.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
AVEVA FIRMATO IL DOCUMENTO DI ZANGRILLO E BASSETTI, ORA CAMBIA INDICAZIONI
Cosa accade quando si sostiene una tesi e poi, qualche settimana dopo, si afferma l’esatto contrario. 
Sembra esserci molta confusione — come lo è stato fin dall’inizio — tra medici, esperti e virologi anche in questa seconda fase dell’emergenza legata al Coronavirus in Italia.
La crescita esponenziale dei nuovi contagi ha messo in evidenza una realtà : il virus non è sparito. E adesso il professore emerito di virologia dell’Università di Padova Giorgio Palù, consigliere del Presidente del Veneto Luca Zaia, sembra aver cambiato idea sulla carica virale. Ma qualche settimana fa aveva firmato il documento insieme a Zangrillo, Bassetti e altri sette medici in cui si affermava il contrario.
«Gli asintomatici possono contribuire a diffondere il coronavirus, che resta dieci volte più letale dell’influenza stagionale — ha detto Giorgio Palù nella sua intervista a Il Corriere Veneto -. Non solo non ha perso virulenza rispetto all’origine, ma ora nel mondo ne circola una variante più aggressiva rispetto a quella isolata a Wuhan. A causa di una mutazione, il virus ha acquisito una maggiore capacità di replicarsi nelle cellule e nei tessuti umani».
Ma cosa aveva sottoscritto Giorgio Palù lo scorso 24 giugno insieme ad Alberto Zangrillo, Massimo Bassetti e altri sette esperti?
“Evidenze cliniche non equivoche da tempo segnalano una marcata riduzione dei casi di Covid-19 con sintomatologia. Il ricorso all’ospedalizzazione per sintomi ascrivibili all’infezione virale è un fenomeno ormai raro e relativo a pazienti asintomatici o paucisintomatici. Le evidenze virologiche, in totale parallelismo, hanno mostrato un costante incremento di casi con bassa o molto bassa carica virale.”
Ora, però, lo stesso Palù sostiene la tesi opposta.
Innanzitutto è evidente, come sottolinea lo stesso docente emerito di Virologia, gli asintomatici sono veicolo di contagio proprio perchè la carica virale continua a essere molto alta. Poi sottolinea come la decisione di chiudere le discoteche sia stata sacrosanta, invitando tutti i cittadini ad avere comportamento consoni.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
IL TENTATIVO DI DIMOSTRARE CHE “QUELLI CHE STANNO MALE” SONO SOLO UNA PICCOLA PERCENTUALE DEI POSITIVI, MA I CONTI NON TORNANO
Lunedì il governatore del Veneto Luca Zaia ha indetto una conferenza stampa per fornire dei dati aggiornati sull’emergenza coronavirus nella Regione.
La tesi portata avanti da Zaia è che la situazione veneta è sotto controllo ma che non bisogna abbassare la guardia.
Il presidente ha sciorinato una sequela di dati che confrontano i numeri dell’epidemia al 18 maggio e quelli attuali: “I tamponi sono 1.380.393, i test rapidi circa 1.200.000. I positivi oggi sono 21.256, rispetto al 18 maggio 2.306 in più. In isolamento al 18 maggio c’erano 3.870 cittadini, oggi 6.394. 541 ricoverati a maggio, oggi 119, gli ospedali si sono svuotati. Dato ancora più significativo: le terapie intensive il 18 maggio erano 51, oggi sono 5 in tutto il Veneto. I morti in totale sono 2.096, rispetto ai 1.803 del 18 maggio. I dimessi sono aumentati a 3.795”.
Per dimostrare che è tutto sotto controllo poi Zaia ha tirato fuori delle statistiche sul numero delle persone in isolamento in Veneto rapportato al numero di positivi al coronavirus:
“1.634 positivi oggi in Veneto, isolati 6.394. Vuol dire che rispetto agli isolati di oggi il 25% è positivo”. Fin qui niente da dire.
Ma poi il governatore si avventura in una spiegazione che va esaminata meglio come ha scoperto Commenti leghisti.
Zaia dice “perchè vi faccio vedere questo dato? Perchè uno si chiede… ma i positivi? Possiamo sapere quanti stanno male di questi positivi? Se abbiam detto che i positivi sono 1.634 quelli che stanno male sono 65”.
Attenzione perchè qui arriva lo sfondone: “E qual è la percentuale? La percentuale dei sintomatici sui positivi è 0,03%”. Ma non è vero.
Basta prendere una calcolatrice per scoprire che 65/1.634*100 non fa 0,03 (dovrebbe in realtà essere arrotondato a 0,04) ma, tenetevi forte, 3.
Ovvero la percentuale dei sintomatici sui positivi è il 3% (in realtà come detto prima 4%). Una piccola, impalpabile, sottilissima differenza.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
UN RESPONSO POSITIVO AL TAMPONE COMPORTA LA PERMANENZA SUL POSTO PER DUE SETTIMANE… MA COSI’ IL PROBLEMA SI TRASFERISCE NELLA CAPITALE
Una grande fuga da Porto Rotondo e dalla Costa Smeralda. La racconta oggi Il Messaggero facendo
sapere che molti dei 40 romani in vacanza in Sardegna a rischio COVID-19 hanno deciso di abbandonare l’isola senza test del tampone, visto che un responso positivo avrebbe comportato la permanenza sul posto.
Per questo, spiega il quotidiano, molti giovani del gruppo di Roma Nord non se la sono sentita di chiedere un ulteriore credito ai genitori, in caso di tampone positivo, per confinarsi in una casa in Sardegna per chissà quanto tempo. E allora meglio imbarcarsi e rientrare nella Capitale.
Testimone di questo esodo è Paolo, romano di 20 anni.
Paolo ha contratto la malattia, ed è un componente dell’ormai famosa comitiva dei 40 di Roma Nord che dal 4 agosto all’undici hanno frequentato tutti i locali più rinomati della costa nord — orientale dell’Isola.
Paolo è anche tra i 6 ragazzi rimasti a Porto Rotondo. Adesso vive isolato in una stanza dell’appartamento di famiglia. Ecco il suo racconto: «Ho la fortuna di avere una casa di proprietà . Quelli che sono fuggiti erano in affitto». «In molti sono letteralmente scappati dalla Costa Smeralda quando si è diffusa la notizia del coronavirus».
«Lo hanno fatto — continua — perchè avevano paura di aver contratto la malattia, erano in affitto per 4 giorni al massimo e non volevano correre il rischio di dover pagare altri soldi per la locazione», spiega Paolo. E aggiunge: «Hanno usato una doppia mascherina però quando sono saliti sull’aereo». Prova a giustificarli.
Poi il 20enne si interroga sulla validità del tampone o la sincerità di alcuni suoi amici che sono rimasti in Costa Smeralda. «Ho fatto il tampone e sono risultato positivo. L’ho detto a dei miei amici (romani in vacanza a Porto Rotondo, ndr). Parlo di ragazzi che hanno bevuto dalla stessa bottiglia da cui ho bevuto io, che hanno fumato la stessa sigaretta. Ebbene mi hanno detto di essere negativi». Paolo si ferma e poi aggiunge perplesso: «Ma è possibile?».
Paolo a volte ha la febbre a 38 e mezzo, che però la sera scende. «Dal 4 all’11 agosto — racconta Luca un altro 20enne del gruppo di Roma Nord — siamo andati in almeno sette locali». Li elenca, a partire dal Billionaire a Porto Cervo.
Ed è di ieri la notizia che un dipendente sardo, di Sassari, del locale è risultato positivo. Intanto, spiega il Corriere della Sera, la Asl romana ieri ha dato conferma di altri sei casi, che si aggiungono agli otto già accertati lunedì.
E sempre dalla Sardegna tornano nella Capitale due giocatori della Primavera della Roma, asintomatici ma positivi. La loro versione è difficile da verificare: «In discoteca? Mai».
Le immagini della festa al Country Club di Porto Rotondo, esclusivo locale che il 9 agosto ospitava l’evento Blackhole, continuano a fare il giro del web, e a far preoccupare chi, in un modo o nell’altro, è entrato in contatto con quel luogo e con chi lo frequentava. Lorenzo Palazzi, uno dei dj di quella serata, ha ammesso di essere risultato positivo al test, effettuato il 15 agosto.
Ma la festa si è tenuta appunto il 9, quindi alcuni giorni prima. Così è scattato il panico. Anche perchè, oltre alla calca in pista, tutti stipati e senza mascherine, tra i ragazzi ci sono state molte altre occasioni d’incontro. Seduti a un tavolo a bordo piscina si sono fotografati Palazzi, Alemanno e Riccardo Carnevale, anche lui tra i dj ospiti dell’evento.
La notizia della positività dell’amico è subito rimbalzata tra chat e social.
Alemanno ieri ha voluto spiegarsi su Instagram: «Appena appreso il rischio del potenziale contagio ho effettuato un primo tampone, risultato negativo, e successivamente un secondo che ha confermato l’esito negativo dopo 5 giorni – racconta il figlio di Gianni Alemanno e Isabella Rauti –. In seguito a quanto accaduto, abbiamo deciso tutti responsabilmente di fare il tampone». Poi l’attacco: «Cercare un episodio zero in Sardegna è assurdo e pretestuoso considerata l’affluenza nei vari locali, spiagge e ristoranti della Costa Smeralda e mi permetto di dire di tutta Italia».
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
CONTINUANO LE RICERCHE DEL PICCOLO GIOELE… LA DONNA AVEVA “FRATTURE COSTALI ANTERIORI E POSTERIORI” CHE MAL SI CONCILIANO CON UNA CADUTA DAL TRALICCIO
«Un certificato dell’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, datato 17 marzo, dice che Viviana aveva paranoia e crisi mistiche. Era stato il marito a rivolgersi all’ospedale Covid, perchè la moglie era agitata durante il lockdown»: ieri l’avvocato Claudio Mondello, cugino del marito di Viviana Parisi, ha chiarito la vicenda della malattia della donna e aggiunto elementi che potrebbero essere decisivi nell’indagine.
Repubblica spiega oggi che quel certificato non ha avuto poi alcun seguito in ospedale. «La famiglia aveva invece una forma di vigilanza su Viviana, tutti le stavano vicino», dice ancora il legale. Quel certificato i poliziotti della Stradale l’hanno trovato nell’auto della donna, ed è stato sequestrato. Dice ancora Claudio Mondello: «Io non credo che possa aver fatto del male al bambino. Era molto protettiva nei suoi confronti»
«Aveva uno sguardo assente quando è fuggita con il bambino oltre il guard rail», ha raccontato il testimone, l’imprenditore lombardo, che si è presentato domenica alla polizia. Altro indizio: le lesioni alla colonna vertebrale e le fratture, che racconterebbero dell’ultimo disperato lancio dal traliccio. Anche se sul traliccio non ci sono impronte, ma la Scientifica ha spiegato che la struttura è realizzata con un materiale particolare sui cui non restano tracce.
Ora, la seconda ipotesi, l’aggressione, che magistrati e investigatori declinano secondo più filoni di approfondimento. Il primo: qualcuno ha tentato di aggredire sessualmente Viviana. Il secondo: l’aggressione è avvenuta per un’altra ragione, magari perchè uno degli animali che circolano liberamente sui terreni in montagna (tutti di privati) ha fatto del male al bambino, e a quel punto va eliminata una testimone scomoda.
L’ipotesi dell’aggressione è alimentata soprattutto da un dato dell’autopsia, che parla di «fratture costali anteriori e posteriori». Un esperto radiologo nominato dalla procura sta approfondendo.
E, intanto, l’ipotesi dell’aggressione viene rilanciata dall’avvocato Venuti, che commenta, mentre si incammina verso la zona del traliccio: «Quassù, probabilmente, qualcuno sa e non parla». C’erano dei raccoglitori di sughero su quel tratto di montagna, e anche dei pastori, sono stati ascoltati dalla polizia. «Possibile che nessuno abbia visto o sentito nulla?», ripete il legale. Il procuratore ha chiesto tutti i tabulati dei cellulari della zona.
Arriverà anche l’esercito per cercare ancora. E questa mattina ci sarà pure il papà del piccolo, Daniele Mondello, che ieri ha lanciato un appello su Facebook: «Vi aspetto alle 7.30, al centro di coordinamento della protezione civile, al distributore Ip di Caronia, sulla statale 113. Tutti insieme cerchiamo Gioele».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNO FAREBBE BENE A NON DARE ALCUN INDENNIZZO ALLA CATEGORIA DOPO IL RICATTO: “RITIRIAMO IL RICORSO IN CAMBIO DI CONTRIBUTI”… BASTA CON UN PAESE SOTTO RICATTO DI MILLE CATEGORIE CHE PENSANO SOLO A SPILLARE QUATTRINI
Il Tar ha detto no alla richiesta di riaprire le discoteche. La decisione di chiudere i locali da ballo,
dopo i contagi avvenuti fra i giovani, era stata presa domenica 16 agosto con un’ordinanza del Ministro della Salute, in tema di misure urgenti per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, che aveva anche introdotto l’obbligo di mascherina nei luoghi pubblici dove c’è il rischio di assembramenti.
Il sindacato Silb-Fipe-Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo il giorno dopo aveva presentato un ricorso al Tar. Oggi il presidente della terza sezione quater del Tar del Lazio, con un decreto monocratico, ha respinto la richiesta di sospensione cautelare urgente del sindacato. Già fissata il 9 settembre l’udienza in camera di consiglio per la valutazione collegiale del ricorso.
La decisione del Tar Lazio è stata depositata stamattina alle 9, a meno di 24 ore dall’istanza del Silb. Si tratta di una decisione cautelare monocratica, in attesa della decisione collegiale già fissata per la prima udienza utile, quella del 9 settembre. Il Tar Lazio respinge la richiesta dei sindacati delle associazioni da ballo, in quanto nel bilanciamento degli interessi la posizione dell’Associazione dei gestori delle sale da ballo “risulta recessiva rispetto all’interesse pubblico alla tutela della salute nel contesto della grave epidemia in atto”.
Il Tar Lazio, nell’ordinanza presidenziale spiega anche che “la natura dei danni ne consente in linea di principio la successiva reintegrazione anche per equivalente, nel caso che il giudizio abbia esito favorevole alla parte ricorrente” e fa cenno anche alla “comune volontà della Conferenza dei presidenti delle regioni e del Ministero dello sviluppo economico di aprire con immediatezza un tavolo di confronto con le Associazioni di categoria, al fine di individuare gli interventi economici di sostegno nazionali al settore”.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
MARIO DRAGHI METTE IN GUARDIA SUL FUTURO COMPROMESSO DEI GIOVANI… I PARTITI APPLAUDONO INERTI E SI PERDONO IN BEGHE ELETTORALI
Sembra di essere tornati a qualche lustro fa, quando il Meeting di Rimini era il centro della politica di fine agosto. Dopo l’appello alla responsabilità di Sergio Mattarella, ecco lo speech di Mario Draghi, che rompe mesi di silenzio per confermarsi più quale riserva aurea della Repubblica che come alternativa a Giuseppe Conte. Sembra di essere tornati a un lustro fa, quando Giorgio Napolitano veniva rieletto e la sua invettiva contro i partiti incapaci di trovargli un’alternativa veniva applaudita da torne di parlamentari in adorazione mentre venivano bastonati.
Quello scenario sgangherato si è andato deteriorando invece di rattopparsi, e l’ex banchiere centrale è volato alto, si è tenuto tanto prudentemente quanto legittimamente lontano dalla tenzone quotidiana, da una politica che si affanna intorno agli accordi elettorali per Pomigliano e per le Marche o per i patti anti-inciucio, e che cicaleggia dai luoghi di vacanza rimandando a settembre il districarsi di nodi che potrebbero strozzare il paese.
C’è una sorta di “Quirinal mind” nel discorso costellato di applausi dell’ex banchiere della Bce. Il suo monito informale lega il tema del debito a quello dei giovani, sprona a una politica economica razionale, diffida del reiterato utilizzo dei sussidi a pioggia, tiene lo sguardo fisso sull’Europa, e su un orizzonte che non si limiti al raggranellare consenso all’interno del caos emergenziale. C’è da che riflettere per tanti, da Palazzo Chigi in giù, con Giuseppe Conte che tace per non dar l’impressione di voler inseguire un concorrente scomodo, nella speranza che qualcuno ascolti. Perchè, senza voler fare l’esegesi del testo, i messaggi lanciati da Draghi sono precisi, e toccano nel vivo la cosa giallorossa, le sue contraddizioni, i suoi rinvii e le sue giravolte. “I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire”, concede l’ex governatore della Banca d’Italia. Poi scarta: “Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuro”.
Per questo “dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada”. E invece “ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire”.
E giù gli applausi, da Italia viva (che chiede subito l’abolizione di Quota 100 e del reddito di cittadinanza perchè altrimenti “sarebbe da ipocriti applaudirlo”) così come dal Partito democratico, mentre i 5 stelle vorrebbero ma non possono, perchè a batter le mani a un esponente di una categoria (i banchieri) da sempre nella lista nera del grillismo ci si rischia di scottare le mani.
“Il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente. Occorre pensarci subito”, dice Draghi, sottolineando che sarà inevitabile gravarsi di ulteriore debito. Con un distinguo fondamentale: “Sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè debito buono”. Tradotto: se il Governo continuerà con i sussidi, con un caos disorganizzato nella programmazione, con la distribuzione dei soldi del Recovery fund, metterà una seria ipoteca sul futuro del paese.
È rivelatrice una coincidenza: nel giorno in cui l’esecutivo si incarta ancora una volta sulla gestione della ripartenza dell’anno scolastico, l’ex governatore della Bce batte il tasto proprio su questo: “Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato – dice alla platea ciellina – dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani”. Un obiettivo tanto concreto quanto “morale, perchè “privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.
La speranza è che, nel calendario fittissimo delle cose rinviate e da affrontare a settembre, qualcuno lo ascolti. Per ora in agenda non c’è neanche una data cerchiata di rosso per discutere e farsi trovare pronti con la lista delle cose da fare all’appuntamento con i fondi europei.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
“RICOSTRUZIONE SOSTANZIALE” BASATA SU ISTRUZIONEM INNOVAZIONE, EQUITA’… “RILANCIO ISTITUZIONALE” CON PROCESSI DECISIONALI SOLIDARISTICI
Nella sua Conferenza di apertura al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini, Mario Draghi, ha
dato una rappresentazione della situazione presente dell’Europa nel contesto internazionale fatta di ideali e realismo, di progettazione e di pragmatismo. Difficile commentare una valutazione così completa e complessa riveniente dalla sua preparazione ed esperienza. Per questo farò alcune scelte radicali, trattando della Europa presente e delle sue urgenze per uscire dalla crisi dovuta alla pandemia.
In premessa notiamo che dell’Italia Draghi non tratta direttamente, ma che si intravede in controluce. Il motivo ispiratore di questa mia valutazione è l’affermazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio al Meeting e cioè “cogliere il cambiamento, di cui l’Unione europea è stata capace nella risposta alla pandemia e nel progettare la ripartenza, è oggi la premessa di un rilancio dell’Italia”.
Considero allora tre temi
– La reazione e le conseguenze della emergenza
– La ricostruzione sostanziale investendo in capitale umano
– Il rilancio Istituzionale europeo.Il tutto letto con una mia libera interpretazione.
La reazione e le conseguenze dell’emergenza.
Draghi rileva che la pragmatica sospensione delle regole che disciplinavano le politiche di bilancio europee è stata necessaria per affrontare la crisi ed evitare che si tramutasse in depressione con costi umani, sociali ed economici incalcolabili. Tuttavia i provvedimenti per fronteggiare l’emergenza non possono durare per sempre.
Rileva anche che la ricostruzione sarà lunga e porterà con sè un debito elevato il cui finanziamento sarà sostenibile, e quindi rinnovato, se verrà impiegato in investimenti, infrastrutture materiali ed immateriali, tra cui il capitale umano e la ricerca. Questo ci sembra essere un avvertimento forte a chi spera in soluzioni di facili sanatorie sul debito.
In linea di principio, buona parte della argomentazione di Draghi è che per tamponare la crisi sociale i sussidi sono stati necessari come una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più stati più colpiti dalla crisi, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. Ma aggiunge che adesso bisogna costruire un futuro durevole.
Le sue indicazioni a questo proposito sono molte e coerenti, ma tra queste ne scelgo due. Quella della “ricostruzione sostanziale” e quella del “rilancio istituzionale” europeo.
Ricostruzione sostanziale: istruzione, innovazione, equità .
Draghi ricorda che il debito creato con la pandemia ricadrà principalmente sulle generazioni future che potranno farvi fronte solo se ci sarà una crescita forte ed innovativa, in cui la visione di lungo periodo deve unirsi all’azione immediata e coerente. Questa connessione virtuosa si trova in prevalenza nell’istruzione e nella ricerca e, più in generale, nell’investimento nei giovani con un massiccio innesto di intelligenza e risorse finanziarie in questo settore.
Due frasi di Draghi segnano per me lo spartiacque tra regresso e progresso. Il regresso si è avuto quando “per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi”, dice l’ex numero uno della Bce. Il progresso si ha con la consapevolezza che “privare giovani del futuro è una delle più gravi forme di diseguaglianza”.
Rilancio istituzionale europeo
Per Draghi la Commissione europea è tornata al centro dell’azione. Questa affermazione viene poi parzialmente attenuata, perchè poi egli rileva che il metodo intergovernativo che ha prevalso per molti anni è ancora molto forte. Si sente qui tutta la convinzione dell’ex presidente della Bce cioè di una istituzione che da sostanziamente “intergovernativa” (con poteri di veto de facto bloccanti) quando egli entro in carica, è diventato federale con la sua Presidenza. Così salvando l’euro e l’eurozona.
Draghi apprezza i molti passi avanti fatti dalla Ue con il Next Generation Eu, il Recovery Plan. Ma auspica anche che i processi decisionali europei diventino più creativamente solidaristici e meno contrattualisticamente intergovernativi. Solo in tal modo si potrà avere un’Europa forte e stabile che abbia un ruolo importante in un mondo che sembra dubitare del sistema di relazioni Internazionali, dal quale invece è venuto il più lungo periodo di pace della nostra storia.
Le riforme istituzionali europee non sono dunque concluse e qui Draghi non cita se stesso, perchè questo non è il suo modo d’essere. Bene è però ricordare che dal 2012 Draghi è stato uno dei principali protagonisti dell’elaborazione del progetto “Completare l’Unione Economica e Monetaria dell’Europa” la cui versione più organica risale al 2015 come elaborato dei “cinque presidenti” – di Commissione europea, Consiglio europeo, Parlamemto europeo, Eurogruppo e Bce.
In conclusione: responsabilità e solidarietà
In fondo la filosofia dell’europeismo progettuale e razionale di Draghi non è mai retorico e questo emerge da una della frasi a mio avviso più importanti della sua relazione. “Nè dobbiamo dimenticare che nell’Europa forte e stabile che tutti vogliamo, la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà . Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale. Allora non si potrà più, come sostenuto da taluni, dire che i mutamenti avvenuti a causa della pandemia sono temporanei. Potremo bensì considerare la ricostruzione delle economie europee veramente come un’impresa condivisa da tutti gli europei, un’occasione per disegnare un futuro comune, come abbiamo fatto tante volte in passato”.
(da “Huffingtonpost”)
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