Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
IL LEGHISTA AVEVA DETTO: “SARANNO STATI I COMMERCIALISTI A CHIEDERLO IN AUTOMATICO”… LA REPLICA: “I POLITICI SCARICANO SEMPRE LE COLPE SU DI NOI”
“La categoria dei commercialisti ancora sotto attacco da parte della politica. Questa volta è il turno
del deputato leghista Claudio Borghi, per il quale i cinque parlamentari che hanno ricevuto i 600 euro previsti dai decreti Cura Italia e Rilancio e destinati a liberi professionisti e partite Iva come forma di sostegno al reddito, non si sarebbero mossi da soli: ‘Saranno stati i commercialisti a chiedere il bonus in automatico’, ha detto Borghi”. Lo afferma Matteo De Lise, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili.
E spiega: “Ormai ne siamo abituati, per i nostri politici è sempre e comunque colpa dei commercialisti. Parafrasando un vecchio proverbio, si potrebbe dire: piove, stupido commercialista”.
“Questi attacchi ci sembrano francamente ingiustificati. Anche perchè i commercialisti, non essendo mai stati invitati ad un tavolo tecnico, non hanno potuto spiegare al Governo come in realtà gli aiuti a pioggia non servano, proprio perchè si corre il rischio che possano essere usufruiti da chi in realtà non ne ha davvero bisogno, vanificando e sprecando risorse oggi più che mai indispensabili”, evidenzia De Lise.
“Spiace inoltre leggere nello stesso giorno, su una autorevole testata online come Open, diretta da Enrico Mentana, che per ottenere il bonus ad aprile e marzo era sufficiente mandare una mail all’Inps con un numero della partita Iva. Quindi noi commercialisti che abbiamo fatto istanze telematiche, raccolte di Pin per conto dei clienti e un grande lavoro a tutti i livelli, abbiamo completamente sbagliato? O forse ancora una volta chi scrive e commenta il nostro lavoro non ha la più pallida idea di cosa stia parlando? Posso assicurare – conclude De Lise – che difenderemo il nostro onore in ogni sede, per non essere considerati alla stregua di un qualunque Fantozzi”.
(da Open)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA SPERANZA SVANITA DI AMISH… IL DECRETO RILANCIO NON E’ SERVITO A UNA MAZZA PER FAR EMERGERE IL LAVORO NERO… CON I DELINQUENTI ITALIANI CHE SFRUTTANO LA MANODOPERA CI VUOLE LA GALERA
Ha 28 anni, è indiano e lavorava in un campo equestre. Con la norma sull’emersione aveva intravisto la possibilità di un permesso di soggiorno. Il datore di lavoro gli ha detto no e ha cercato di negargli i soldi che gli spettavano.
Antonio Mumolo di Avvocato di Strada Onlus: “La misura ha funzionato per colf e badanti, non nelle piccole imprese. Perchè dovrebbero fare un contratto a chi è molto meno costoso se privato di ogni diritto? Ma almeno una piccola percentuale di immigrati sta ottenendo documenti che possono cambiar loro la vita”
“Ho chiesto al mio boss di farmi un contratto. Ma si è rifiutato e mi ha sbattuto fuori dal campo in cui lavoravo. Posso denunciarlo ai Carabinieri anche se sono un clandestino?”. Amish (nome di fantasia) tempesta di domande gli amici in Italia.
Lo fa dalla scorsa primavera, ossia da quando la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno attraverso un contratto è filtrata sempre più chiaramente dal contenuto del Decreto Rilancio.
Il testo, fortemente voluto dalla ministra dell’agricoltura Bellanova, contiene anche una misura che punta a far emergere il lavoro nero nell’ambito dell’assistenza alla persona, del lavoro domestico e del lavoro agricolo.
Amish, un 28enne che in India ha lasciato i genitori e quattro fratelli che contano sul suo stipendio per vivere più dignitosamente, sperava di poter ottenere dei documenti in virtù dell’impiego che aveva a Roma in un campo equestre.
Tra un turno di 12 ore e l’altro, ha cercato come migliaia di altri irregolari di studiarsi il decreto, per scoprire se ci fosse la possibilità di uscire dalla coltre di illegalità . “Avevo paura di chiedere al mio capo di regolarizzarmi. Infatti non soltanto mi ha detto di no, ma mi ha anche cacciato. Non voleva nemmeno darmi lo stipendio che mi spettava”.
La storia di Amish, dal campo profughi ai respingimenti
Prima di arrivare in Italia dopo 14 respingimenti subiti lungo la frontiera croata, Amish è rimasto per settimane bloccato nel campo profughi bosniaco di Vucjak, dove era conosciuto da tutti per il suo talento canoro. “In India mi capitava di fare delle audizioni. Ma lì, senza conoscenze, è difficile farsi un nome”. L’alternativa al lavoro nei campi del sud è stata per Amish quella del volantinaggio per le grandi catene di supermercati al nord. Oggi, la sua quotidianità è fatta di sveglie alle 5.30 e di distribuzione fino a sera inoltrata di dèpliant che pubblicizzano lavatrici e rasoi a metà prezzo.
Il suo compenso giornaliero è di 30 euro per circa 12 ore di lavoro. “È l’unica alternativa che ho trovato. Della gente mi aveva offerto un contratto fasullo al costo di 5mila euro per farmi regolarizzare. Ma io non ho tutti quei soldi”.
Nel suo racconto fatto in inglese, le uniche parole formulate in italiano cristallino sono “carabinieri” e “questura”.
Ha sfoderato il primo termine per minacciare il datore di lavoro che non voleva dargli i soldi pattuiti. Mentre ha memorizzato il secondo perchè sa bene che l’unica traccia della sua esistenza in Italia è raccolta alla Questura di Trieste, dove si trovano le sue impronte digitali.
Ma un paio di parole non sono un’armatura sufficiente se l’ostacolo da sfidare è il proprio sfruttamento. E dove non arrivano le parole di Amish, provano a giungere quelle di Avvocato di Strada Onlus, una realtà che da circa 20 anni offre assistenza legale a chi non ha una casa.
“La misura del Decreto Rilancio ha funzionato perlopiù in aziende ampie e strutturate. Ma nelle imprese piccole, che nel nostro Paese rappresentano la maggior parte, nessuno ha mai pensato che convenisse mettere in regola i lavoratori. Perchè dovrebbero fare un contratto a chi risulta molto meno costoso se privato di ogni diritto?”, si chiede Antonio Mumolo, presidente dell’Associazione che soltanto l’anno scorso ha portato avanti 4mila cause in difesa di persone senza tutele.
I dati reali e le aspettative del governo
Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno (aggiornati al 31 luglio) le domande legate all’emersione del lavoro nero sono state 148mila, di cui 11mila sono ancora in bozza. A circa due settimane dalla scadenza del 15 agosto, le richieste sono circa 70mila in meno rispetto ai calcoli del governo che, con questa mossa, sperava di strappare all’illegalità almeno 220mila irregolari.
I numeri mostrano un forte squilibrio tra i settori interessati: l’87% delle domande già elaborate si riferisce infatti al lavoro domestico e all’assistenza alla persona, mentre al lavoro subordinato fa riferimento il restante 13%.
“La ragione di questa differenza è che le famiglie che hanno fatto un contratto a colf e badanti non sono datori che puntano a guadagnare sulla negazione dei diritti. Gli imprenditori, invece, sì. Ci sono capitati casi di irregolari che si sono presentati da noi per chiedere aiuto dopo che i capi hanno negato loro il contratto, è uno schema comune purtroppo”.
Nella norma, oltre a non esserci alcun accenno a sanzioni per chi non proceda alla regolarizzazione, si fa uso della formula “possono” invece che “devono”, in riferimento all’adesione alla misura.
Nel testo si legge infatti che “i datori di lavoro […] possono presentare istanza […] per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri […] ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare […]”.
La legge, però, va interpretata. “Il verbo ‘possono’, secondo noi, non è da intendere come se l’adesione alla norma fosse facoltativa — spiega Mumolo — ma con questo verbo si sottolinea il fatto che, mentre prima non era proprio possibile procedere ad alcun tipo di regolarizzazione per chi era senza permesso di soggiorno, ora questa alternativa c’è e va seguita per non essere fuori legge. In certi casi possono essere i singoli lavoratori a muoversi per chiedere la regolarizzazione, ma in tanti temono di uscire allo scoperto e di dover lasciare il Paese se la richiesta non va a buon fine. Credo si potesse fare di più, ma almeno oggi una piccola percentuale di immigrati sta ottenendo documenti che possono cambiar loro la vita”. Per chi invece continua a guardare alla regolarizzazione come a un miraggio, resta l’alternativa di cercare supporto legale in una delle 55 sedi di Avvocato di Strada Onlus. Ma combattere non è una scelta scontata. “Gli irregolari spesso vivono in casolari, lontani dalle città . Devono avere una forte motivazione per uscire allo scoperto, raggiungerci e convincersi che farsi difendere gratuitamente è l’unica alternativa che hanno per un’esistenza migliore”.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
“LE RAGIONI DEL NORD SONO VIVE E NON SONO CAMBIATE”
L’ex leader del Carroccio ha parlato in un’intervista alla Nuova Padania, dichiarando che «le ragioni
del Nord sono vive e non sono cambiate»
«Non bisognava avere paura di continuare a tenere alta la bandiera della questione settentrionale. Anche se poi ti attaccano». Umberto Bossi non cambia idea. Il vecchio leader del Carroccio — di quando la Lega era ancora Lega Nord — è tornato a ribadire la sua posizione, già espressa lo scorso dicembre in un convegno: la deriva nazionalista presa dalla guida di Matteo Salvini è stata un errore.
«Oggi il Nord viene barattato per i voti al Sud», ha detto Bossi in un’intervista alla Nuova Padania anticipata dall’AdnKronos.
«Il Palazzo non ti dà niente, l’autonomia non te la vogliono dare. Ma non è motivo per interrompere la battaglia. Le ragioni del Nord sono vive e non sono cambiate. Il Nord fa ancora paura a Roma, senza la Lombardia e il Veneto l’Italia non è ricevuta da nessuno, non pesa economicamente, politicamente, commercialmente. Dove ci sono Lombardia e Veneto invece si vince».
Il Senatur, guardando il paese di oggi, si oppone anche alle politiche assistenzialiste, soprattutto se indirizzate al Mezzogiorno: «Il lavoro non deve venire dallo Stato che assiste, come accade ancora oggi al Sud. Piuttosto è l’economia che deve essere liberata dai blocchi di una burocrazia arroccata che dispensa favori in cambio di voti».
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
IL CTS DISSE SI’ ALLA CHIUSURA TOTALE DELL’ITALIA, CONVENENDO CON LA SCELTA DEL GOVERNO
Il Comitato tecnico scientifico disse sì alla chiusura totale dell’Italia. Lo riporta un articolo pubblicato sul Corriere della sera
C’è un verbale ancora segreto stilato dal Comitato tecnico scientifico il 10 marzo scorso che approva la scelta del governo di decretare la chiusura totale dell’Italia per la pandemia da coronavirus.
Contiene la relazione dell’Istituto superiore di sanità che dà conto dell’esplosione del numero dei contagi. Adesso dovrà essere palazzo Chigi a decidere se eliminare il vincolo di riservatezza e trasmetterlo al Copasir.
È stata infatti avviata una verifica per accertare che cosa accadde in quella settimana che cambiò l’Italia. Prima la scelta di creare «zone rosse» a Codogno, in 11 Comuni del lodigiano e a Vo’ Euganeo, escludendo invece Alzano Lombardo e Nembro. Poi quella di mandare in lockdown l’intero Paese.
Prima, il 3 marzo, viene inviata al premier una relazione con l’indicazione di chiudere i due Comuni della Val Seriana, ma governo e Regione Lombardia continuano a prendere tempo come accade ormai da una settimana. Poi, il 7 marzo il Cts richiede due diversi livelli di contenimento: uno per “i territori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus” (Lombardia e province del nord più colpite), l’altro per per il resto del Paese. Il provvedimento del Governo arriva alle 3 del mattino dell′8 marzo. Ma in poche ore, alla fine della giornata, arriva la decisione di estendere il lockdown a tutta Italia per l’aggravarsi della situazione.
Il 10 marzo arriva poi il documento del Cts, ancora segreto, che dà il via libera alla linea già decisa dal Governo
Il verbale, ancora riservato, potrebbe essere consegnato al Parlamento nei prossimi giorni. Nel documento il comitato dà conto di aver ricevuto «dall’Istituto superiore di sanità i dati epidemiologici aggiornati». Sottolinea la necessità di «rallentare la diffusione per diminuire l’impatto assistenziale sul Servizio sanitario nazionale oppure diluirlo nel tempo». E infine: «In riferimento alla decisione presa di estendere la chiusura a tutto il territorio nazionale, le misure adottate sono coerenti con il quadro epidemiologico configuratosi. Inoltre potrebbero venirsi a creare situazioni locali in cui possano essere necessarie ulteriori misure di contenimento»
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI 12 GIORNI I CASI IMPORTATI DALL’ESTERO SONO 490 (IL 14%) E DI QUESTI SOLO UN NUMERO ESIGUO RELATIVO AI MIGRANTI
Nino Cartabellotta smonta la fake news sui nuovi casi di Covid importati dalla popolazione migrante
in Italia.
“I numeri ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità dicono ben altro.
Dal 20 luglio al 2 agosto 2020 i casi importati dall’estero sono 490 (14 per cento) e di questi solo un numero esiguo da migranti”, scrive il presidente della fondazione Gimbe in un Tweet, contraddicendo chi ha sostenuto che la maggioranza dei casi di Coronavirus registrati nel nostro Paese nell’ultimo mese sia stato importato dall’estero e esploso nei centri d’accoglienza.
Come si evince dai dati contenuti nell’aggiornamento nazionale sull’epidemia dell’Iss e condivisi da Cartabellotta, dei 3.508 nuovi casi registrati dal 20 luglio al 2 agosto 2020, il 57,7 per cento sono autoctoni e il 14 per cento d’importazione.
Solo 47 persone, inoltre, hanno manifestato sintomi in una Regione diversa da quella in cui risiedono, il restante 27,7 per cento di casi non sono noti.
Nello stesso studio è possibile riscontrare anche la distribuzione geografica dei pazienti risultati positivi nel periodo di tempo preso in esame dall’Iss: la maggior parte (808) risiedono in Lombardia, 574 in Veneto, 563 in Emilia Romagna e 183 in Campania. In Sicilia e nelle Marche, dove si denuncia la presenza dei centri di accoglienza che fungerebbero da “nuovi focolai”, i nuovi casi sono stati tra luglio e agosto rispettivamente 163 e 84.
A diffondere ulteriori dati in contraddizione con la fake news dei migranti “untori” anche il ricercatore dell’Ispi, Matteo Villa: il suo studio è citato dallo stesso Cartabellotta.
Secono quest’ultimo — che rielabora i dati della Protezione Civile e le notizie diffuse dalla stampa — infatti, “negli ultimi 31 giorni sono sbarcati 99 migranti positivi al Covid-19: 3,3 al giorno.
Nello stesso periodo di tempo, i nuovi contagi in Italia sono stati 199 al giorno”. In linea con quanto rilevato anche dall’Iss.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
VACANZE ALL’ESTERO: L’ETA’ MEDIA DEI CONTAGIATI E’ SCESA A 38 ANNI, AUMENTI NELLA FASCIA 13-19 ANNI E 20.29 ANNI
I dati parlano chiaro e all’appello di Conte e di Speranza si aggiunge anche quello di Patrizio Pezzotti, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità . Gli ultimi nuovi focolai di coronavirus nel nostro paese sono stati causati da giovani di ritorno da Grecia, Croazia e Malta.
L’età dei contagiati nel nostro paese è tornata a calare, assestandosi a 38 anni negli ultimi 30 giorni. Ad aumentare particolarmente sono stati i contagi nelle fasce 13-19 anni e 20-29 anni.
I contagi in una settimana sono saliti da 300 a 400 tra i 20-29 anni e da 100 a 200 tra i 13-19 anni. Le ragioni vanno ricercate nel fatto che prima adolescenti e bambini fossero chiusi in casa senza poter andare nemmeno a scuola, quindi i contagi erano per lo più in famiglia.
L’arrivo dell’estate e la possibilità di uscire e di spostarsi ha fatto sì che il numero di adolescenti contagiati salisse in tutto il mondo e — come stiamo vedendo in Italia — buona parte dei nuovi focolai dipende dal rientro di questi ragazzi dall’estero. Fuori dall’Italia, infatti, il virus circola di più e distanziamento sociale e mascherine non sono sempre obbligatori come nel nostro paese.
L’epidemiologo dell’ISS ha confermato: «Il trend di contagi tra i più giovani è in costante crescita dal mese di luglio e questo è un campanello d’allarme, anche in vista delle riapertura delle scuole».
Le ragioni vanno ricercate nel fatto che «i ragazzi hanno una modalità di comportamento più a rischio, si abbracciano, ballano in discoteca, vanno in vacanza dimenticandosi la mascherina mentre oggi le persone più anziane si proteggono di più».
Per i ragazzi che vanno in vacanza e si divertono il messaggio è chiaro: «Il punto è che anche questi giovani dovrebbero aver rispetto per gli altri: genitori, nonni, amici fragili seguendo le regole del distanziamento sociale e indossando le mascherine: in Italia non mancano le regole, ma non sempre sono rispettate».
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
POSITIVI GIOVANI DI RITORNO DALL’ESTERO (GRECIA, CROAZIA, MALTA)
Cresce, negli ultimi giorni, il numero dei contagi in Italia e aumentano i casi nei quali la positività al
Covid 19 viene riscontrata in persone che tornano dall’estero dopo le vacanze. È quello che è accaduto a un gruppo di giovani pugliesi, tornati dalla Grecia.
Si tratta di cinque salentini di 19 anni, componenti di una comitiva di dieci ragazzi partiti tutti insieme dopo aver sostenuto gli esami di maturità . Dei cinque contagiati quattro vivono a Muro Leccese, anche se hanno la residenza in altri comuni del Salento, e il quinto è di Squinzano.
“I ragazzi non contagiati – ha spiegato il sindaco di Muro – comunque sono stati messi in quarantena, come anche tutti i familiari dei contagiati, nonchè le persone che, eventualmente, sono state in contatto”. Un’altra persona, residente sempre in Salento, aveva soggiornato a Malta.
Una storia simile è quella di alcuni ragazzi della Toscana, risultati positivi ieri. Si tratta di giovani che abitano tra a Arezzo e provincia: facevano tutti parte di una comitiva che ha trascorso le vacanze sull’isola graca di Corfù. In totale 11 ragazzi a cui si aggiunge la mamma 50enne di uno di loro.
Dei due nuovi casi di contagio individuati oggi nelle Marche nelle ultime 24 ore, uno riguarda una persona rientrata dall’estero in provincia di Ancona.
Anche nel Lazio si sono registrati casi legati a vacanze fuori dai confini italiani: il 9 agosto la Asl Roma 3 ha comunicato la positività di otto ragazzi tra i 17 e i 19 anni, rientrati il 7 agosto da Malta dove sono stati in vacanza per una settimana. Subito è stato avviato il contact tracing sui contatti stretti che al momento sembrano circoscritti. Nelle ultime 24 ore, poi, sono stati segnalati dalle Asl altri 2 casi di rientro da Ibiza.
Pure l’Emilia Romagna ieri ha fatto registrare un aumento di contagi e 25 riguardano persone tornate da vacanze in Grecia, Croazia e Albania. Tra i giovani rientrati dalla Croazia c’è anche un 19enne calabrese di Corigliano-Rossano (Cosenza). Il ragazzo è stato contattato dall’Asp di Bologna, che ha consigliato l’isolamento perchè venuto in contatto stretto con un amico, anch’egli in vacanza in Croazia e trovato positivo al coronavirus.
Sarebbe partito, poi, da un giovane dominicano di ritorno a Vercelli da Santo Domingo, che avrebbe poi diffuso l’infezione tra alcuni connazionali nel corso di una serata trascorsa in discoteca, il focolaio che negli ultimi giorni ha fatto registrare un’impennata di contagi in Piemonte. I nuovi positivi, tutti giovani e asintomatici, sono stati presi in carico dal Servizio di Igiene e Salute Pubblica dell’Asl di Vercelli.
Nella lista dei nuovi cluster entra l’Umbria con Assisi: dopo che un gruppo di otto francescani novizi sono risultati positivi, oggi è stato completato lo screening sulla comunità del Sacro convento. In totale sono stati trovati positivi al Covid 18 religiosi, 14 novizi appena giunti da diverse parti del mondo, e altri quattro frati.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
C’E’ UN DOCUMENTO DELL’AUTORITA’ ANTICORRUZIONE CHE METTE AL BANDO LA PRIVACY A FAVORE DELLA TRASPARENZA
C’è una delibera dell’Anac, l’Autorità anticorruzione, che impedisce all’Inps di trincerarsi dietro la privacy, obbligandola alla pubblicazione dei nomi dei cinque deputati che durante il lockdown hanno richiesto il bonus da 600 euro previsto per i mesi di marzo e aprile a sostegno di partite Iva, autonomi e Co.co.co.
In modo molto tecnico la delibera 59 del 15 luglio 2013 spiega infatti che è esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche che hanno ricevuto aiuti da parte dello Stato solo qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute ovvero alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati.
Due condizioni che certo non ricorrono nel caso dei sussidi incassati dai cinque deputati.
L’Anac nella sua delibera fornisce l’interpretazione autentica dell’art.26 del Decreto legislativo 33/2013 che riordina “la disciplina riguardate il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità , trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”. Stabilendo la prevalenza della trasparenza sulla privacy quando in ballo ci sono risorse pubbliche erogate mediante sovvenzioni, contributi, sussidi e vantaggi economici di altro tipo. In questo caso tutte le amministrazioni dello Stato, inclusi gli enti pubblici non economici nazionali, categoria alla quale appartiene Inps, sono obbligate a pubblicare i dati. Anche superando gli eventuali regolamenti interni ai singoli enti ed istituti, che lo vietano.
Non solo. C’è anche un’altra obiezione destinata a cadere.
Il decreto legislativo 33 del 2013 di cui si occupa l’Autorità anticorruzione prevede che si debbano rendere noti solo gli elenchi di quanti hanno ricevuto attribuzioni di importo complessivo superiore a mille euro nel corso di uno stesso anno solare.
Qualcuno potrebbe allora sostenere: il bonus partite Iva era di 600 euro. Vero. Ma siccome, in base alle disposizioni del Cura Italia, bastava chiedere l’indennità di marzo per vedersi accreditare in automatico anche quella di aprile, ecco che la somma erogata al medesimo beneficiario “nel corso dell’anno solare” sale a 1.200 euro.
Dunque, la concessione del vantaggio economico supera il tetto che potrebbe fornire all’Inps l’alibi per evitare la pubblicazione.
Le armi in mano al presidente Pasquale Tridico si fanno ogni giorno più spuntate.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
“PER L’ITALIA HO DATO LA VITA” L’ULTIMO CAPOLAVORO SOCIAL DI MORISI SCATENA L’ILARITA’ SUL WEB
Ci sono i fratelli Bandiera, Monti e Tognetti. E poi c’è Matteo Salvini: “Ho difeso l’Orgoglio, la
Dignità , la Sicurezza, e i Confini dell’Italia. Per quello mi pagavate, per quello ho dato la Vita”.
Certo, il Capitano non è l’eroe che ci serviva ma è quello che probabilmente ci meritiamo.
Il Capitano, o Luca Morisi, hanno avuto la bella idea di creare una card da girare al posto del “buongiorno” con il cuore immacolato in 3D che piace tanto a tanti diversamente giovani. E qualcuno inizia a sfottere facendo notare che sembra più un necrologio che un post da social:
“Viva Salvini che ha dato la vita per noi. E pazienza se nell’occasione
l’unica guerra che è riuscito a fare è a dei poveracci che scappano dalla povertà e dalla guerra. Ciascuno si sceglie i nemici che può (e che gli convengono)”
Il tweet di Salvini sta scatenando l’ilarità del web perchè è abbastanza evidente che Salvini non abbia dato la vita. Anzi, è vivo, vegeto e libero di dare fiato alla bocca, anche se questa retorica dell’orgoglio e dell’onore sta cominciando a sfuggirgli un po’ di mano, se arriva a dire scemenze come questa l
E i commenti negativi impazzano:
“E basta con questa cosa che dobbiamo andare insieme in tribunale e mai che ci invitassi una volta ad andare insieme a ritirare il lauto “stipendio” che ti paghiamo da quasi trent’anni”
“Ma quand’è che hai dato la vita che questa me la sono persa? Forse quando hai messo il remix dell’inno italiano al Papeete? Vedo che non hai ancora perso l’abitudine di bere qualche mojito di troppo…”
“È mancato Matteo Salvini. Non fiori ma rate di ammortamento”
(da agenzie)
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