Destra di Popolo.net

ZAIA INVOCA IL ME TOO LEGHISTA E INVITA ALL’AUTODENUNCIA, SALVINI IN DIFFICOLTA’

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

GARAVAGLIA SPERA NELLA “GOGNA MEDIATICA”

Ore convulse nel partito di Matteo Salvini, dove è caccia grossa ai furbastri del bonus per le partite Iva danneggiate dal coronavirus.
Ben tre su cinque deputati che l’hanno intascato nonostante il pingue stipendio sarebbero targati Lega, motivo per cui il furibondo segretario ieri pomeriggio ha virato da “vergogna, dimissioni” all’”immediata sospensione dal gruppo parlamentare”.
Il problema, però, resta trovare i reprobi. Il tam tam della politica ipotizza due uomini e una donna, un lombardo e uno (o una) del Sud, a riprova del fatto che la Lega da nordista è diventata a tutti gli effetti nazionale.
Trascorsa una notte — non del tutto serena per i vertici di via Bellerio — la situazione non è cambiata. Gli accertamenti del caso, che tutti i partiti hanno giurato di avere avviato, non hanno dato esito. Gli inviti all’autodenuncia neanche.
“Come ha detto ieri Salvini — commenta sconsolato il capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari – se li troveremo, saranno sospesi dal nostro gruppo”.
Ma renderete noti i nomi all’opinione pubblica? “Intanto, ci auguriamo vivamente che si auto-denuncino”.
Dietro l’imbarazzo non filtra altro: nessuna dichiarazione ufficiale. Luca Zaia, fortissimo governatore del Veneto, condivide la scelta della sospensione come punizione ma prima ancora invita eletti e amministratori locali a uscire allo scoperto: “Faccio un appello, tutti chiariscano se hanno ricevuto o meno il bonus, in una sorta di Me Too al contrario. Così evitiamo la caccia all’untore. Oggi il sentiment dei cittadini che dicono “fuori i nomi” è forte e va ascoltato, ne va della credibilità  della classe dirigente”.
Massimo Garavaglia, deputato di lungo corso ed ex sottosegretario all’Economia, all’”Aria che tira” su La 7 allarga le braccia: “Stanno facendo gli approfondimenti, i nomi salteranno fuori e Salvini prenderà  i provvedimenti del caso”. Ma i nomi, li direte o vi appellerete anche voi alla fatidica privacy? “La privacy in Italia è una parola grossa, la punizione maggiore per loro sarà  proprio la gogna mediatica”.
Già : la domanda che Salvini si fa, proprio in queste ore, è fino a dove colpiranno gli effetti a cascata della gogna mediatica.
Nel pieno della campagna elettorale per le regionali (in quale regione saranno stati eletti i furbacchioni?), tra i rumors di rimpasto tardo-settembrino, con il partito di Giorgia Meloni in rincorsa sui padani, circondati dagli strali di profonda e diffusa indignazione.
Ecco perchè anche la chat interna che ipotizzava “disguidi dovuti all’erronea richiesta dei commercialisti” è stata silenziata.
In attesa di capire chi, dove, come. E soprattutto a che livello.

(da agenzie)

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ITALIA VIVA SMENTISCE: “NESSUNO DEI NOSTRI HA PRESO IL BONUS”

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

ROSATO: “HO SENTITO TRIDICO E MI HA RASSICURATO”

“Ho sentito Tridico e mi ha rassicurato” che non c’è nessun parlamentare di Italia Iv che ha ricevuto il bonus destinato alle partite Iva.
A parlare è Ettore Rosato, deputato e coordinatore nazionale del partito di Matteo Renzi, che racconta di aver parlato personalmente con il direttore dell’Inps Pasquale Tridico.
Nel corso della telefonata, Tridico ha escluso che tra i furbetti del bonus Iva sia coinvolto anche un renziano, aggiungendo che nell’Inps è stato avviato un audit interno su chi abbia fatto uscire la notizia.
In mattinata Rosato su Facebook aveva invitato l’Inps a smentire pubblicamente la notizia di un coinvolgimento di Iv: “Questo modo di fare servizio pubblico da parte dell’Inps è barbaro. A noi di Italia Viva non risulta che alcun parlamentare appartenente al nostro gruppo abbia chiesto il bonus. Invitiamo formalmente Inps che ha diffuso questa informazione a smentire la notizia del nostro coinvolgimento o a rendere pubblici i nomi”.
Intanto la pressione dei partiti, a cominciare dai 5 stelle, affinche i 5 parlamentari che hanno usfruito del bonus per gli autonomi si autodenuncino è fortissima, una pressione che per il momento può essere solo psicologica ma che da un punto di vista tecnico e legale non consente altri spazi – si spiega in ambienti parlamentari – per via della privacy e visto che non viene contestato alcun reato.
Una soluzione per sbloccare la situazione- si ragiona ancora – potrebbe essere la convocazione formale in commissione parlamentare dei vertici Inps. Convocazione di cui comunque al momento non vi è traccia

(da agenzie)

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CHE STIPENDIO HA UN POLITICO? DAI PIU’ RICCHI AI PIU’ POVERI, LE BUSTE PAGA DEGLI AMMINISTRATORI

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

CIFRE PIU’ ALTE PER I SENATORI, PIU’ BASSE E VARIABILI PER I SINDACI…. CONTE GUADAGNAVA DI PIU’ QUANDO FACEVA L’AVVOCATO

Non tutti a fine mese intascano la stessa cifra. C’è chi supera abbondantemente i 10mila euro, chi riceve invece cifre piuttosto basse.
Certo, dipende dal ruolo che si svolge, ma anche dal posto dove si viene eletti. Solo tenute in considerazione tutte queste variabili si può rispondere alla domanda che – complice il caso dei cinque parlamentari che hanno chiesto il bonus da 600 euro – diventata particolarmente ricorrente in queste ore: quanto guadagna un politico?
Il Corriere della Sera risponde con una sorta di classifica.
Due dati tra tutti: i più ‘ricchi’ sono i senatori, i più ‘poveri’ i sindaci dei Comuni sotto i mille abitanti. Ma vediamo nel dettaglio quanto riporta il quotidiano di via Solferino:
Un senatore, tra indennità  base e vari altre voci di rimborso, riceve fino a 14.634,89 euro lordi al mese. Mentre i deputati, sommando le varie voci, fino a 13.971,35 euro lordi al mese. Va precisato che, tra i vari benefit, i parlamentari non pagano i trasporti su treni e compagnia di bandiera.
I ministri della Repubblica eletti in Parlamento continuano a ricevere solo l’indennità  riferita alla Camera di appartenenza. Mentre i ministri non parlamentari guadagnano circa 4.500 euro netti al mese, oltre ai rimborsi di diverse voci di spesa.
E il premier Conte? Guadagna 114mila euro l’anno, con un taglio del 20% voluto dal M5s prima delle elezioni. Una cosa è certa: il suo stipendio era più quando invece del presidente del Consiglio faceva il professore e l’avvocato.
Secondo il Corriere, infatti, ai tempi dichiarava al fisco un milione e centomila euro.
Per i governatori regionali, invece, è stabilito un tetto massimo di 13.800 euro al mese, mentre quello dei consiglieri regionali è fissato a 11.100 euro.
Situazione ancora diversa per i sindaci. Guadagnano meno degli altri politici e il loro stipendio varia in base al tipo di Comune che amministrano. Nel dettaglio:
Capitolo a parte vale per i Comuni, i cui sindaci percepiscono indennità  stabilite in base al numero di abitanti.
Virginia Raggi, sindaca di Roma capitale, riceve una indennità  lorda di 9.762 euro. I sindaci dei Comuni capoluogo di Provincia percepiscono 5.052 euro al mese netti (2.273 per un vicesindaco e 2.021 per un assessore).
Il primo cittadino di un Comune sopra i 20 mila abitanti percepisce 3.677 euro al mese (1.471 per un vicesindaco e 1.103 per un assessore). Per arrivare agli 893 euro (sempre lordi) per chi amministra un Comune sotto ai mille abitanti, dove un vicesindaco riceve 357 e un assessore 268).
Ultimi della lista i consiglieri comunali
Anche qui con varie differenze:
Ricevono in media 1.200-1.500 lordi euro al mese (a seconda dei gettoni correlati alle presenze) in una grande città  come Milano fino a pochi spiccioli o addirittura niente nei Comuni più piccoli.

(da “Huffingtonpost”)

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LA MELONI CHE OGGI DICE CHE NON SI DOVEVA FARE IL LOCKDOWN NAZIONALE IL 10 MARZO LO CHIEDEVA, INSIEME A SALVINI E TAJANI

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

MA GLI ELETTORI SOVRANISTI SI RENDONO CONTO CHE QUESTI DICONO TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO SENZA ALCUN PUDORE E COERENZA?

In una pregevole intervista rilasciata oggi a La Verità  Giorgia Meloni sostiene che il lockdown del governo Conte era ingiustificato:
ll governo ha diffuso i verbali del Comitato tecnico scientifico sulla gestione dell’epidemia. Ma restano molte ombre.
«Dalla pubblicazione degli atti emerge che il lockdown dell’intera nazione era ingiustificato. Fratelli d’Italia già  lo scorso aprile chiedeva di circoscriverlo alle sole zone rosse e di riaprire le scuole. Non siamo stati ascoltati. E non c’è da stupirsi visto che il premier Conte, a quanto pare, non ascoltava nemmeno gli esperti. Ma c’è un’altra considerazione da fare».
Quale?
«Da quelle carte si comprende che non vi sono evidenze scientifiche per chiedere la proroga dello stato d’emergenza. Giuseppe Conte l’ha fortemente voluta non per tutelare la salute degli italiani, ma per la salute del governo. Cioè per continuare ad avere le mani libere».
Si riferisce, da ultimo, alla proroga dei vertici dei servizi?
«Una decisione folle, presa ancora una volta in solitaria, senza informare nessuno. Evidentemente il governo non vuole rinunciare al potere enorme concesso dallo stato d’emergenza, e forse neanche alla paura che quell’emergenza crea tra i cittadini. Perchè, quando non ci sarà  più la paura a dare una mano a Conte, resterà  solo l’inconcludenza, sua e dei suoi soci. L’ho detto e lo ripeto: ci troviamo di fronte a una deriva liberticida. Siamo gli unici in Europa a prorogare l’emergenza: e pensare che a sinistra se la prendevano con Orbà¡n».
In un video invece Meloni con Matteo Salvini e Antonio Tajani chiede il lockdown totale: «Ci hanno detto — racconta Salvini — vi faremo sapere. Noi stiamo dimostrando responsabilità , voglia di dialogo e compattezza. Non sono contento di quello che ho sentito, non ci sono tempi certi per l’economia e non si rendono conto dell’emergenza sanitaria». E lei faceva sì con la testa.

(da “NextQuotidiano”)

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NELLA CHAT INTERNA DELA LEGA SI CHIEDE AI TRE DI CONFESSARE E DI ATTRIBUIRE LA COLPA AL COMMERCIALISTA PER UN “DISGUIDO” (COME VOLEVASI DIMOSTRARE)

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

SALVINI PASSA DALLE “DIMISSIONI PER I RESPONSABILI” ALLA “SOSPENSIONE” QUANDO HA SAPUTO CHE ERANO COINVOLTI TRE LEGHISTI… SI PARLA DI UN DEPUTATO MANTOVANO E DI UNO MERIDIONALE

Ieri Repubblica ha rivelato che tra i cinque parlamentari che hanno preso il bonus 600 euro per le partite IVA ci sono tre esponenti della Lega, uno del MoVimento 5 Stelle e uno di Italia Viva. E a Matteo Salvini è bastato questo per rovinarsi le vacanze. A botta calda infatti il Capitano aveva chiesto dimissioni un po’ per tutti, come suo costume, e quindi anche per gli eletti che avevano chiesto e ottenuto il sussidio.
Quando poi ha scoperto che nel gruppo c’erano tre del Carroccio però ha cambiato idea, come spesso gli succede.
L’agenzia di stampa ANSA racconta che nella chat di via Bellerio i vertici ieri sera hanno pubblicato un messaggio che recitava: «A seguito della notizia emersa in queste ore in merito al bonus di 600 euro percepito da 5 deputati vi richiediamo di verificare se per un disguido i vostri commercialisti ne hanno fatto richiesta e conseguentemente vi sono stati accreditati. Grazie».
Dopo due giri di orologio il silenzio è assordante. «Non abbiamo riscontri», dice il leghista Lorenzo Fontana. Ma, come vedete, è già  pronta una delle scuse che gli eventuali reprobi utilizzeranno: «È colpa del commercialista!». Un’altra potrebbe essere più raffinata, del tipo: «Volevo controllare che i soldi promessi dal governo arrivassero davvero!».
Di certo c’è che la caccia all’uomo è ormai partita. Secondo Carmelo Lopapa che ne parla su Repubblica i parlamentari leghisti sono due uomini e una donna; un deputato forse mantovano e un meridionale sarebbero nella lista.
E le vacanze di Salvini sono rovinate:
Il segretario non trattiene la rabbia, scopre che i “sospettati” sono in gran parte suoi parlamentari negli stessi minuti in cui il sito di Repubblica ne dà  notizia. Addio: primo giorno di vacanze in Toscana (dopo il comizio mattutino con tanto di contestazione a Viareggio) mandato per aria. «Sono incazzato e deluso, anche se la responsabilità  è dei singoli e non può essere attribuita alla Lega», è sbottato coi suoi al telefono, con epiteti vari affibbiati ai tre. E se la misura immaginata su due piedi non è l’espulsione ma la sospensione è perchè prima, spiegano i suoi, «vogliamo sapere cosa obiettano questi tre». Con la speranza vaga che siano stati i loro commercialisti e non i diretti interessati a presentare istanza.
E la richiesta di dimissioni diventa una più prudente esortazione alla sospensione:
Sulla sua pagina Facebook, proprio in coda a questo post, i commenti già  non si contano. «Che tre dei cinque deputati siano leghisti è la schifosa normalità », gli replica @zucchinadimare, oppure «strano, nessun tuo post a riguardo», gli scrive D.B allegando la notizia che impazza sui siti. «Ha saputo dei parlamentari che hano preso il bonus e sono stati scoperti dall’Inps?», infierisce G.L.

(da “NextQuotidiano”)

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CI SONO DUE O TRE CONSIGLIERI REGIONALI DEL VENETO DELLA LEGA CHE HANNO CHIESTO IL BONUS, ZAIA DEVE RIFARE LE LISTE

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE USCENTE SCAVALCA SALVINI: “NON DEVONO ESSERE RICANDIDATI”… MA NEANCHE LUI PARLA DI ESPULSIONE, MA SOLO DI SOSPENSIONE

Il Gazzettino scrive oggi che tra i duemila amministratori regionali di tutta Italia coinvolti nello scandalo dei “furbetti” del bonus per le partite Iva, ci sarebbero anche consiglieri regionali veneti della Lega. Una, due persone, forse addirittura tre. Amministratori che prendono circa 8mila euro netti al mese dalla Regione Veneto e che avrebbero pure incassato il bonus da 600 euro mensili, poi elevato a 1000, previsto dai decreti Cura Italia e Rilancio per sostenere il reddito di autonomi e partite Iva in difficoltà  durante la crisi del coronavirus.
E mentre le chat interne al partito ribollivano di messaggi, riportando la decisione di Zaia di escludere dalle liste chi avrebbe incassato i soldi dall’Inps, a uscire allo scoperto è stato in serata il deputato e segretario della Liga Veneta Lorenzo   Fontana: «Al momento non abbiamo alcun riscontro — ha detto Fontana -, ma se dovesse emergere che eletti hanno fatto richiesta all’Inps del bonus da 600 euro al mese per le partite Iva, quei nomi non finiranno tra i candidati nelle liste della Lega in Veneto e verranno immediatamente sospesi dal movimento».
E pensare che per tutto il giorno l’attenzione si era focalizzata sui parlamentari. Si sapeva di cinque deputati a livello nazionale, di cui tre della Lega, 1 del M5s e 1 di Italia Viva, che avevano chiesto all’Inps il bonus. E tra i parlamentari leghisti, nel pomeriggio si era sparsa la voce che potesse esserci anche un veneto.
Unico indizio: un deputato con partita Iva, quindi non un dipendente ma un professionista. Solo che in Veneto, che è la terra delle partite Iva, equivale a cercare un ago nel pagliaio. Sono circolati nomi, ci sono state smentite, qualcuno ha richiamato dalla spiaggia il commercialista ventilando la possibilità  che le pratiche di contributo possano procedere in automatico, all’insaputa degli interessati.
Senonchè, in serata, l’attenzione si è spostata sui consiglieri regionali uscenti perchè a prendere il bonus in tutta Italia sarebbero duemila tra assessori regionali, consiglieri, sindaci, addirittura governatori. E da quel che è trapelato, in Veneto ci sarebbero un paio di leghisti di Palazzo Ferro Fini che avrebbero usufruito del bonus.
A questo punto, le liste elettorali che erano di fatto pronte rischiano di saltare per aria: Zaia ha già  detto ai suoi che chi ha preso il bonus non sia ricandidato, Fontana ha confermato e aggiunto pure la sanzione della sospensione dal partito.

(da “NextQuotidiano”)

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MENTRE LA LEGA PARLA DI “DISGUIDO”, ITALIA VIVA INVITA L’INPS A FARE I NOMI

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

PER ADESSO NESSUNO E’ USCITO ALLO SCOPERTO

Il ritornello è sempre lo stesso: è sempre colpa degli altri. In base alla stagione (e allo scandalo) la politica va sempre alla ricerca di terzi responsabili per qualsiasi cosa accada. E anche oggi, parlando del bonus da 600 euro chiesto e ottenuto da cinque deputati, il dito viene puntato su altri obiettivi.
Ovviamente nessun partito ha responsabilità  dirette per quanto accaduto, ma la questione morale non può essere spostata cercando artifizi tecnico-dialettici alla ricerca di una responsabilità  esterna.
Eppure nella chat del Carroccio sul bonus Covid Lega, si parla di ‘disguido’.
Come riportato da Il Corriere della Sera, i vertici del partito di via Bellerio hanno avviato le proprie indagini interne per cercare di risalire all’identità  dei tre deputati che hanno chiesto e ottenuto il bonus Covid da 600 euro. Per il momento, però, il silenzio più totale accompagna quella richiesta di chiarimento interno. Ma in quel messaggio si punta il dito sui commercialisti. Insomma, la classica mozione del ‘a loro insaputa’.
«A seguito della notizia emersa in queste ore in merito al bonus di 600 euro percepito da 5 deputati vi richiediamo di verificare se per un disguido i vostri commercialisti ne hanno fatto richiesta e conseguentemente vi sono stati accreditati. Grazie». Appello inascoltato. Per il momento, infatti, nessun deputato del Carroccio si è fatto avanti per confermare ai vertici ci aver chiesto e ottenuto il bonus Covid Lega.
Nel frattempo, anche Italia Viva ha avviato la propria indagine interna, non ottenendo alcun riscontro rispetto a quanto indicato nella giornata di domenica dall’Inps.
Ettore Rosato ha detto: “A noi di Italia Viva non risulta che alcun parlamentare appartenente al nostro gruppo abbia chiesto il bonus. Invitiamo formalmente INPS che ha diffuso questa informazione a smentire la notizia del nostro coinvolgimento o a rendere pubblici i nomi»

(da agenzie)

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CRIMI: “O ESCE IL NOME DI CHI HA CHIESTO IL BONUS O CHIEDERO’ A TUTTI I NOSTRI DEPUTATI DI RINUNCIARE ALLA PRIVACY”

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

DI MAIO: “I NOMI SIANO RESI PUBBLICI”

»C’è una vicenda che sembra compattare nelle ultime ore maggioranza e opposizione: è la ferma condanna del comportamento dei deputati (secondo indiscrezioni, si tratterebbe di tre leghisti, un grillino e uno di Italia viva) che avrebbero chiesto e ottenuto il bonus da 600 euro stanziato dal governo per aiutare gli autonomi. Mentre la Lega manda messaggi in chat per convincere i suoi tre (probabilmente un mantovano, uno del sud e una donna) ad autodenunciarsi, il capo reggente del M5s, Vito Crimi, lancia una sfida ai suoi.
«Se non dovesse palesarsi spontaneamente chi ha richiesto il bonus, chiederò a tutti i nostri parlamentari di sottoscrivere una dichiarazione per autorizzare l’Inps a fornire i dati di chi ha usufruito del sussidio», ha detto Crimi, secondo quanto riporta AdnKronos.
Per il capo politico del M5s, «un fatto così grave non può passare senza conseguenze. Spero che tutti i partiti si muovano nella stessa direzione, lo dobbiamo a chi sta soffrendo le dure conseguenze di questa pandemia».
Già  ieri, 9 agosto, Crimi aveva chiesto le dimissioni del grillino che sarebbe coinvolto nello scandalo. A fargli eco Luigi Di Maio che, dopo avere chiesto ai cinque di “confessare” e lasciare l’incarico, ha rincarato la dose: «Siamo davanti a fatti di una gravità  assoluta. I nomi devono essere resi pubblici. Gli italiani hanno il diritto di sapere chi ha tradito la loro fiducia. Questa gente non deve più avere l’occasione di rivestire una carica pubblica. Deve essere allontanata dallo Stato, deve essere punita». Ma intanto i nomi rimangono ignoti, coperti appunto dalla legge sulla privacy.
Nelle ultime ore sono emersi nuovi dettagli su chi ha chiesto il bonus dei 600 euro stanziato dal governo: tra chi ha ottenuto il sussidio ci sarebbero 2mila sindaci, governatori di regione, personaggi noti dello spettacolo, attori e un conduttore tv

(da agenzie)

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BONUS PARTITA IVA, I PICCOLI COMUNI NON SI POSSONO EQUIPARARE AI DEPUTATI E CONSIGLIERI REGIONALI

Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile

UN CONTO E’ GUADAGNARE 10.000 EURO AL MESE E UN ALTRO POCHE CENTINAIA DI EURO O NULLA NEL CASO DEI CONSIGLIERI COMUNALI

I piccoli comuni non ci stanno ad essere gettati nel calderone dell’antipolitica. Fra i 2mila i politici coinvolti nel caso dei furbetti del bonus Inva, tra governatori di Regioni, sindaci, consiglieri e assessori regionali e comunali, ci sono anche amministratori di comuni piccoli e piccolissimi, con meno di 1000 abitanti.
Ma l’indennità  mensile del primo cittadino di un piccolo comune non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di un deputato. Si tratta di cifre modeste che variano in base al numero degli abitanti del comune.
In base al decreto fiscale, appena pubblicato in Gazzetta ufficiale il 4 agosto (vedi la tabella sotto), lo stipendio di un sindaco di un paese fino a 3000 abitanti è stato aumentato a 1659,38 lordi (pari a circa 1400 euro netti).
In media un aumento di 3mila euro all’anno lordi rispetto alle tabelle previste dal regolamento attuativo della legge Bassanini sull’indennità  di funzione degli amministratori locali, deciso dal governo per premiare i sindaci delle piccole realtà  locali nelle quali spesso è difficile trovare persino candidati alle elezioni, viste le tante responsabilità  e impegni.
Ma, come spiega Marco Bussone, consigliere di Vallo Torinese (750 abitanti) e presidente di Uncem, l’associazione dei piccoli comuni montani, “l’aumento di stipendio è volontario. Per applicarlo bisogna portare una delibera in giunta e non tutti lo stanno facendo. In alcuni comuni con meno di 1000 abitanti i sindaci non prendono lo stipendio, gli assessori al massimo hanno un rimborso di 150 euro”
Quanto ai consiglieri comunali, hanno diritto a un gettone di presenza per ogni seduta a cui partecipano. Il valore del gettone varia da regione a regione e dipende anche in questo caso dalla grandezza dei comuni. Nei comuni piccolissimi sotto i mille abitanti è stato abolito. In quelli fino a 10mila abitanti corrisponde a 18 euro a seduta, in quelli fino a 30mila abitanti a 22 euro, mentre in quelli fino a 250mila i consiglieri guadagnano 36 euro.
Ma aldilà  delle cifre, quello che preme ribadire ai piccoli amministratori locali è la diversità  di ruoli e di responsabilità  di cui sono investiti rispetto ai parlamentari. “L’abuso d’ufficio è sempre dietro l’angolo anche per cose banalissime – continua Bussone –   nessuna indennità  potrà  mai coprire i rischi e le responsabilità  civili e penali dei sindaci. Equiparare questi piccoli amministratori a deputati e senatori, che hanno tutta una serie di scudi e di tutele, non aiuta a distinguere realtà  e situazioni diverse in contesti diversi. Ben venga se un sindaco di un comune montano o meno, piccolo o grande, ha chiesto il bonus. Evitiamo l’antipolitica che passa sopra a tutto”.

(da agenzie)

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