Agosto 11th, 2020 Riccardo Fucile
GAGLIASSO E LEONE HANNO OTTENUTO DUE RATE, PUR GUADAGNANDO IN REGIONE 8.000 EURO AL MESE… ORA DICONO DI AVERLI RESTITUITI
Hanno le insegne della Lega i primi due politici piemontesi finiti nel mirino per aver chiesto e ottenuto il bonus per le partite Iva.
I loro nomi figurano nell’elenco dei duemila amministratori che, insieme con cinque deputati, hanno ricevuto l’assegno dall’Inps. I loro nomi: Claudio Leone, 53 anni, di Rivarolo Canavese e Matteo Gagliasso, 27 anni compiuti da poche settimane, di Alba. Tutti e due sono stati eletti per la prima volta in Consiglio regionale un anno fa in coincidenza con la vittoria del centrodestra che ha portato al governo della Regione Alberto Cirio.
Sia Leone sia Gagliasso sono entrambi detentori di partita Iva perchè nonostante la nomina a consigliere regionale hanno continuato con le rispettive attività professionali. Leone, come spiega nella sua biografia di Palazzo Lascaris “dal 1990 svolge l’attività di commerciante principalmente nei settori dell’abbigliamento e della telefonia. Dal 2002 inizia a occuparsi di sviluppo di reti franchising”.
Gagliasso, ingegnere, si occupa di consulenze in campo immobiliare “per aziende di caratura
nazionale e europea”. Attività che ha proseguito anche durante i mesi della pandemia tanto da registrare “un calo di fatturato”.
Tutti e due, consultatisi con i propri commercialisti, hanno deciso di presentare la richiesta all’Inps perchè a norma di legge, va sottolineato, “tutti i possessori di partita Iva, liberi professionisti e cocopro oltre ad alcune categorie di autonomi” avevano diritto di richiedere l’indennità .
Per ottenerla bastava inviare una domanda telematica. Un semplice automatismo. Così Leone e Gagliasso si sono visti accreditare uno dopo l’altro due assegni da seicento euro ciascuno. Che sono andati ad aggiungersi all’indennità da consigliere regionale (che è di quasi 8mila euro). Tutto regolare.
Ma con un grave effetto sull’immagine, tanto che prima ancora che finissero pubblicamente tra “i furbetti del bonus partita Iva” entrambi assicurano di aver già restituito i soldi all’Inps. Con un altro bonifico. Ma la restituzione non li salva dalla figuraccia. E già c’è chi assicura che l’elenco dei furbetti a Palazzo Lascaris è destinato ad allungarsi nelle prossime giornate.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2020 Riccardo Fucile
UBALDO BOCCI, EX CDA DI AZIMUT, HA UN REDDITO DI 245.000 EURO: “NON NE SAPEVO NULLA, LI HO DATI IN BENEFICIENZA”
Ubaldo Bocci, ex candidato sindaco di Salvini a Firenze e consigliere comunale, ha chiesto il bonus
partite IVA da 600 euro nonostante in consiglio sia l’eletto con il reddito più alto, 254 mila euro di imponibile nel 2018.
In un’intervista con il Corriere della Sera dice che lo aveva già dichiarato a marzo (ma all’epoca il pagamento non era ancora arrivato), che lo ha fatto per dimostrare che il meccanismo era sbagliato e che li ha dati in beneficenza:
«Sì, l’ho preso il bonus da 600 euro. Non lo dico oggi ma lo dissi quando mi sono arrivati, a marzo, in pubblico, agli altri capigruppo, per ribadire che il meccanismo era sbagliato. Li ho versati ad aprile e maggio in beneficenza».
Le pare corretto?
«Alt: non li ho chiesti io. Li ha richiesti il mio commercialista».
A sua insaputa?
«Macchè, è che non mi ricordo neanche se mi aveva avvertito».
Però sono arrivati.
«Quando me lo hanno detto ho preso i primi 600 euro, i successivi di aprile, ho aggiunto altro e li ho donati a un’associazione contro la droga, a un’altra che fa assistenza ai poveri e a un orfanotrofio in India».
Non si chiedono 600 euro se non si hanno problemi economici. A maggior ragione, se si fa politica.
«Ha ragione, ma non mi ricordo come è andata. Lo sa però che, dato che dal 2019 non sono più nel cda di Azimut e il reddito mi è sceso di un terzo, potevo chiedere anche il bonus successivo da mille euro? È una legge sbagliata. Ma quello che sono non lo devo a nessuno”
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 11th, 2020 Riccardo Fucile
“COME HO VISTO IL BONUS HO DETTO “PER CARITA’ DI DIO, NON FARLO PIU'”
Uno dei consiglieri regionali del Veneto che ha preso il bonus 600 euro per le partite Iva è il leghista Riccardo Barbisan. Barbisan ha raccontato di aver preso i soldi alla tv locale Antenna 3 spiegando di aver bonificato tutto il giorno a un’associazione di beneficenza per Covid.
E di non aver mai chiesto il bonus: è stato il commercialista!
Barbisan ha provato anche a spiegare che Zaia, che come avevamo scritto era molto arrabbiato con chi gli aveva fatto fare una figuraccia, non ha confermato che non verrà più candidato come aveva minacciato di fare con i furbetti del consiglio regionale del Veneto che avevano preso il bonus.
Secondo Barbisan solo il 20 agosto si saprà delle liste. Riguardo agli altri due consiglieri che avrebbero fatto la stessa richiesta Barbisan conferma di conoscerli e non smentisce che siano leghisti.
Quando il giornalista di Antenna 3 gli ha chiesto se avesse percepito anche il bonus di mille euro di aprile e di maggio Barbisan ha negato con fermezza per poi aggiungere: “No, perchè ho detto al mio commercialista di non fare altre richieste per il bonus dei mille euro per il quale bisognava avere dei parametri nei quali non so neanche se rientravo…”.
Poi il consigliere ha continuato: “La prima volta che ho visto il bonus ho detto Per carità di Dio, non farlo mai più”.
Al Corriere del Veneto poi Barbisan precisa di aver fatto il bonifico il giorno dopo: «Il 5 maggio ricevo 600 euro dall’Inps. Non capisco cosa siano, chiamo la banca, chiamo il commercialista cui ho affidato da tempo le mie credenziali Inps e lui mi spiega “è il bonus, ho fatto richiesta e te l’hanno concesso”. Esattamente il giorno dopo verso l’intera somma sul conto corrente che in Comune a Treviso — io sono anche consigliere comunale- avevamo aperto per le famiglie in difficoltà . Nelle stesse ore do indicazioni al mio commercialista di non richiedere altri bonus».
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2020 Riccardo Fucile
“SONO STATI I MIEI SOCI, IO NON LO SAPEVO”
Gianluca Forcolin, vicepresidente della Regione Veneto, in un’intervista al Corriere della Sera oggi
spiega che il suo studio di tributaristi ha fatto domanda per il bonus 600 euro Partite IVA ma non li ha mai ricevuti. E sostiene che non ne sapeva nulla, ma sono stati i suoi soci a fare richiesta:
Vicepresidente, cos’è successo?
«Sono socio in uno studio di tributaristi. Quando è esplosa la questione del bonus, in queste ore, ho verificato con la mia socia che, senza che lo sapessi, ha presentato domanda per tutti dove possibile. Avevamo sette dipendenti in cassa integrazione”
Cioè
«La domanda non è stata accettata. Non è arrivato mai nulla. La richiesta rispondeva a ogni criterio di legittimità e quei 600 euro, fossero arrivati, sarebbero rimasti nelle casse dello studio».
Ieri Luca Zaia, dipinto come furioso per la storia, aveva detto che chi ha richiesto il bonus non sarebbe stato ricandidato alle elezioni regionali in Veneto. Oggi (ieri ndr) si chiudevano le liste per le prossime regionali, la sua candidatura a che punto è?
«Resto a disposizione del partito. Voglio augurarmi che 5 anni di integrità e impegno etico e morale non siano messi a repentaglio da una semplice pratica. Che poi…verifichiamo quanti mariti, mogli e parenti hanno usufruito del bonus bebè, incentivi auto e quant’altro. A quel punto, la questione si allargherebbe…».
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2020 Riccardo Fucile
CHI DICE CHE LI HANNO DATI IN BENEFICIENZA E UNO CHE NON L’HA ANCORA RICEVUTO… LA LEGA TRAVOLTA DALLO SCANDALO
Il veneziano Gianluca Forcolin, vice governatore e i consiglieri regionali Riccardo Barbisan (Treviso) e Alessandro Montagnoli (Verona) avrebbero fatto richiesta del bonus a sostegno delle partite Iva di 600 euro.
Qualcuno di loro mostra i bonifici per spiegare che ha dato i soldi in beneficenza
A partire proprio da Forcolin che sintetizza: «Sono socio di uno studio associato tributaristi, tre soci e sette impiegate. Io ovviamente sono con una percentuale ridotta visto l’incarico politico. Nel periodo Covid lo studio ha richiesto, come tutti, di ottenere le risorse previste dal governo per far fronte alle inevitabili spese di gestione
Il sottoscritto non ha ricevuto un solo centesimo, inclusi i famosi 600 euro». Il vicepresidente spiega poi che la richiesta è stata fatta dalla sua socia e che l’ha scoperto solo ora. La domanda comunque sarebbe stata respinta. «Resto a disposizione del partito, spero che questo non azzeri 5 anni di etica e impegno morale».
Poi c’è Barbisan che mostra il bonifico fatto il giorno dopo: «Il 5 maggio ricevo 600 euro dall’Inps. Non capisco cosa siano, chiamo la banca, chiamo il commercialista cui ho affidato da tempo le mie credenziali Inps e lui mi spiega “è il bonus, ho fatto richiesta e te l’hanno concesso”. Esattamente il giorno dopo, ho i bonifici che lo provano, verso l’intera somma sul conto corrente che in Comune a Treviso — io sono anche consigliere comunale- avevamo aperto per le famiglie in difficoltà . Nelle stesse ore do indicazioni al mio commercialista di non richiedere altri bonus».
«Quei 600 euro sono contento di averli “tolti” a Roma e dati a Treviso che era stata penalizzata. Treviso aveva ricevuto molti meno soldi di città simili per popolazione”
Vista la bufera mediatica che si è scatenata, però, qualche dubbio sopraggiunge: «Avrò commesso la leggerezza di non dire al commercialista di non fare richiesta, certo, ma ad essere sincero non pensavo di rientrare fra gli aventi diritto dato che come consigliere regionale sono in una posizione fortunata.. Se qualcuno si è sentito offeso chiedo scusa ma ho recuperato subito».
Anche Montagnoli ha detto di aver donato i 600 euro (senza fornire dettagli)
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 11th, 2020 Riccardo Fucile
CELLULARI STACCATI DA DUE GIORNI… UNO E’ UN DEPUTATO MANTOVANO, L’ALTRA DI PIACENZA, ENTRAMBI FEDELISSIMI DI SALVINI
Sul banco dei sospettati fra i deputati della Lega per aver intascato il bonus Covid da 600 euro
destinato alle partite Iva finiscono Andrea Dara e Elena Murelli.
I loro telefoni risultano spenti da due giorni. E anche oggi, dopo ripetuti tentativi fatti da Repubblica, non hanno risposto. I cellulari restano muti per ordine dei vertici.
Nella Lega infatti si stanno chiedendo chiarimenti, ma il cerchio sembra ristretto a quei due nomi. Il Carroccio ha imposto loro il silenzio sia verso i cronisti che verso i colleghi di partito, in attesa di delucidazioni sulla vicenda.
Ma chi sono Dara e Murelli? Andrea Dara, mantovano, 41 anni, fedelissimo di Matteo Salvini, è un piccolo imprenditore tessile: produce calze a Castiglione delle Stiviere, comune nel quale è stato consigliere comunale della Lega dal 2007 al 2011.
Nel 2011 il “salto” a consigliere provinciale di Mantova, fino al ruolo di vicesindaco ancora a Castiglione delle Stiviere conquistato nel 2016. Nel 2018 infine l’approdo alla Camera, proprio grazie all’aiuto di Salvini.
La biondissima Elena Murelli è invece piacentina, originaria di Podenzano: 45 anni, docente a contratto di informatica e project management per l’Università Cattolica, è entrata nella Lega nel 2001 e dal 2009 è consigliera comunale a Podenzano.
Anche lei è una “peones” del Parlamento, essendo stata eletta nel 2018, inserita nel listino in una posizione nobile (la seconda dietro a Gianluca Vinci nel proporzionale alla Camera).
Murelli, membro della Commissione Lavoro di Montecitorio, è stata protagonista, alcuni giorni fa, di un duro attacco contro la maggioranza sul tema Covid. Nel suo intervento, diffuso anche dai social di Salvini, la deputata inveisce, riferendosi alla politica sui migranti: “Per tenervi le poltrone, importate il virus”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA VICENDA DEL BONUS SI RITORCE CONTRO CHI DI POPULISMO ANTI-CASTA HA PROSPERATO
Morale della favola: ventiquattr’ore dopo, la scoppola fa male soprattutto in casa leghista.
Dove all’ira di Matteo Salvini, che pure ha dovuto passare rapidamente dal “dimissioni, vergogna” all’”immediata sospensione dal gruppo” ha fatto da contrappunto il protagonismo di Luca Zaia, che partendo da se stesso ha esortato eletti e amministratori locali alla trasparenza finanziario-contributiva in un “Me Too al contrario”.
Dallo scarso seguito, però, come gli auspici all’autodenuncia ripetuti dai vertici di via Bellerio. Può darsi che sia stato buon profeta Massimo Garavaglia, che al mattino in tv, aveva avvisato: “La peggiore punizione sarà la gogna mediatica”.
Già : infatti, cercano in tutti i modi di evitarla. Soprattutto in un partito che ha fatto del populismo duro e puro una fucina continua di slogan, e che adesso li intravvede tornare tutti indietro come il più proverbiale dei boomerang.
Tra gli escamotage, anche la suggestione di “disguidi” legati all’operato dei vari commercialisti. Prima ventilata nella chat interna del partito, poi avanzata in chiaro da Claudio Borghi, anche lui deputato nonchè economista: “Saranno stati i commercialisti a richiedere il bonus in modo automatico”. Insomma, una categoria di incapaci se non peggio.
Così, il consigliere economico di Salvini si becca la reprimenda del presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili Matteo De Lise: “Per i nostri politici è sempre e comunque colpa dei commercialisti. Si potrebbe dire: piove, stupido commercialista. Non essendo mai stati invitati ad un tavolo tecnico, non abbiamo potuto spiegare al governo come in realtà gli aiuti a pioggia non servano, proprio perchè si corre il rischio che possano essere usufruiti da chi in realtà non ne ha bisogno”.
Resta, dalle parti della Lega, un imbarazzo palpabile.
Il solitamente loquace Salvini — dopo un’intervista a tutta pagina a “Libero” in cui parla di qualunque cosa tranne che di questo intralcio – si limita a sbrigativi auguri al candidato sindaco di Matera.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
SI LASCIA LORO IL TEMPO DI ORGANIZZARE LA GIUSTIFICAZIONE: SCARICARE SUI COMMERCIALISTI “IL DISGUIDO”… I TRE LEGHISTI IN CONTATTO CON I VERTICI
Continuano ad aggiungersi tasselli al giallo dei cinque deputati che hanno chiesto, nel
corso dei mesi più duri del lockdown, il bonus da 600 euro destinato ai lavoratori autonomi e alle partite iva, elargito dal governo per ovviare all’emergenza anche economica causata dal coronavirus. Oggi arriva anche l’informazione aggiuntiva che soltanto 3 su 5 dei deputati che lo hanno richiesto hanno anche incassato lo stesso bonus. Secondo quanto riportano le fonti, due deputati beneficiari sarebbero della Lega e un altro del Movimento 5 Stelle.
Sembra che i tempi siano praticamente maturi per comunicare all’opinione pubblica i nomi delle persone coinvolte in questa operazione. La sensazione è che si voglia dare loro del tempo per permettere di comunicarlo in prima persona
L’attenzione del partito di via Bellerio si sarebbe concentrata su due deputati, con i quali — spiegano fonti del Carroccio — si sarebbe aperto un confronto a livello di capogruppo.
Aggiungiamo poche considerazione
1) I cinque deputati che hanno fatto la richiesta vanno espulsi dal partito di appartenenza: il fatto che due di loro non abbiano ottenuto il bonus non fa venire meno l’indecenza di averlo chiesto, al pari dei tre che l’avrebbero pure incassato, nessuna differenza.
2) L’Inps avrebbe dovuto fare subito i nomi perchè la delibera Anac 59 del 15 luglio 2013 lo consente in base alle norme anti-corruzione (vi rimandiamo ad articolo specifico sul nostro blog). Non esiste in questo caso violazione della privacy: la pubblicazione dei nomi è vietata solo qualora da tali dati “sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute ovvero alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati”.
3) Tre deputati sono della Lega, uno ciascuno del M5s e di Italia Viva.
Il M5S ha annunciato che ci sarà l’espulsione, la Lega la sospensione (una farsa), Italia Viva nega che sia coinvolto un loro parlamentare “per quanto ci risulta”
Il M5s e Italia Viva non avrebbero ancora individuato il loro rappresentante, nella Lega pare di sì. Resta il fatto che trascorse 30 ore dalla notizia nessuno si è autodenunciato e si continua a coprire i responsabili.
E’ un segnale del degrado della politica italiana e della mancanza di dignità di questi soggetti.
4) Guadagnare tempo a cosa serve? Semplice, a permettere a queste cinque persone di costruire una giustificazione plausibile per gli elettori boccaloni.
L’abbiamo anticipata ieri: sono stati i commercialisti a richiedere il bonus “a loro insaputa”, in quanto, avendone diritto, hanno agito in automatico senza chiedere loro se erano d’accordo.
I poveretti si sono così trovati, sempre a loro insaputa, 600+ 600+ 1.000 euro (per tre mesi) sul conto corrente e non se ne sono accorti, pensando a un regalo anticipato della Befana.
Una bella conferenza stampa, sguardo contrito di chi era all’oscuro di tutto, immediata restituizione degli eurini e tutto finirà a tarallucci e vino.
Solo un “disguido” per dirla alla Salvini.
Anche perchè ognuno ha gli elettori che merita.
Giusto così.
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Agosto 10th, 2020 Riccardo Fucile
PARLAMENTARI E CONSIGLIERI REGIONALI TACCIONO, EPPURE SONO CENTINAIA AD AVER CHIESTO IL BONUS PARTITA IVA
Si ‘autodenunciano’. E non si pentono. Anzi, rivendicano di aver richiesto il bonus dei 600 euro previsto per chi aveva visto il suo introito ridotto a causa del Covid.
Protagonisti di questa storia sono Anita Pirovano, la prima a dichiarare di aver fatto richiesta, Jacopo Zannini, consigliere comunale di Trento e Francesco Rubini, collega ad Ancona.
Non si pentono perchè, spiegano, non vivono di politica – il corrispettivo di un consigliere comunale è, lo ricordiamo, al massimo di 1300 euro per chi riveste l’incarico in una città come Milano e addirittura pari a zero per chi è eletto in paesi con meno di mille abitanti. Alla spicciolata arrivano i loro post su Facebook. Con tanto di motivazione.
La prima, in ordine di tempo, è Anita Pirovano, consigliere comunale a Milano. “Sarei coinvolta – scrive su Facebook – nello scandalo dei ‘furbetti del bonus’ e mi autodenuncio. Non vivo di politica perchè non voglio e non potrei”. E ancora: “Come tanti mi indigno, perchè è surreale che un parlamentare in carica fruisca di ammortizzatori sociali e penso sia paradossale che una misura di sostegno al reddito non preveda nessuna soglia di reddito. Tutto ciò premesso, qualcuno mi spiega perchè da lavoratrice, e la politica non è un lavoro per definizione, non avrei dovuto fare richiesta di una misura di sostegno ai lavoratori perchè faccio anche politica?”.
Pirovano spiega di avere “un reddito annuo dignitoso e nulla di più, ho un mutuo, faccio la spesa, mantengo mia figlia e addirittura ogni tanto mi piace uscire e durante le ferie andare in vacanza”. L’impegno a Palazzo Marino “non mi garantisce nè un’indennità nè i contributi Inps”.
Secondo quanto riportato ieri da ‘Repubblica’, tra i percettori del bonus Inps ci sarebbero anche 2mila tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, presidenti di Regione e sindaci.
“Mi arrabbio ancor più – conclude la consigliera comunale – se penso che tra questi probabilmente sarà stato tirato in causa anche qualche sindaco di un piccolissimo Comune con una grandissima responsabilità pubblica e un’indennità di poche centinaia di euro annue, accomunato ai parlamentari o ai consiglieri regionali dal comune impegno politico ma non dal conto in banca”.
Alle sue parole sono seguite quelle di Jacopo Zannini, di Trento: “Anche io non vivo di sola politica, pago l’affitto ogni mese e per marzo e aprile sono rimasto senza lavoro e ho chiesto come te i 600 euro visto che con i gettoni di presenza non sarei arrivato a fine mese … ed è giusto rivendicarlo”.
Ultimo della lista, per il momento, il consigliere di Ancona. “Ho 29 anni, sono un giovane avvocato precario con una Partita Iva aperta nel 2019 e faccio il Consigliere Comunale nel Comune di Ancona dove percepisco gettoni di presenza (niente stipendio, indennità , rimborsi, benefit etc, etc) per una media di 600/700 euro al mese (ribadisco: 600/700 euro) per gestire commissioni, sedute del consiglio, rapporto con i cittadini, incontri sul territorio e tutto ciò che concerne il ruolo. Ho chiesto e ottenuto il bonus di 600 euro per i liberi professionisti perchè, malgrado una laurea magistrale, un titolo da avvocato, una nobile professione e un ruolo istituzionale in un capoluogo, sono ancora costretto a barcamenarmi per avere un reddito mensile decente. Adesso, cari populisti da strapazzo, odiatori di professione, leoni da tastiera e buffoni vari, venite a prendermi per processarmi in pubblica piazza nella vostra ridicola guerra contro ‘i politici ladri’. Vi aspetto a braccia aperte”.
(da agenzie)
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