Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
IL PARERE DEL MINISTERO: “PREVISTA DEROGA ALL’ABBLIGO DI QUARANTENA PER DEPUTATI E SENATORI “PER PROSEGUIRE IL MANDATO PARLAMENTARE”… MA AL GP DEL BAHREIN RENZI HA FORSE “PROSEGUITO IL SUO MANDATO PARLAMENTARE”?
Il viaggio in Bahrein era per sport. Matteo Renzi rivendica la libertà di poter girare il mondo in pandemia anche solo per guardare la Formula 1.
Di usare una presunta prerogativa dei parlamentari — viaggiare all’estero senza quarantena — per uno svago privato.
Sappiamo grazie al tampone effettuato in aeroporto, reso pubblico dal suo staff, che l’ex premier è arrivato a Manama sabato pomeriggio attorno alle 15, poi è andato al circuito a vedere le qualificazioni.
La trasparenza del viaggio finisce qui: Renzi non vuole rendere pubblici gli incontri e le motivazioni della sua trasferta nel Golfo Persico. Se si accredita la sua versione, quella in Bahrein è stata una vacanza.
Ne ha diritto? I parlamentari possono viaggiare e rientrare anche da Paesi extraeuropei senza doverne rendere conto?
Il tema è stato sciolto da un parere del direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, che ha stabilito la deroga all’obbligo di quarantena per onorevoli e senatori “per proseguire il mandato parlamentare”. Un’esenzione che in origine doveva “sanare” la situazione degli eletti all’estero, costretti a viaggi frequenti. Poi è stata interpretata in modo estensivo.
Sarebbe logico e opportuno che queste missioni quindi siano per l’esercizio delle funzioni parlamentari.
Il concetto volutamente ambiguo “per proseguire il mandato parlamentare” è diventato un modo per sottrarsi alla quarantena.
Renzi è andato in Bahrein in vacanza, secondo la sua versione: cosa c’entra la “prosecuzione del mandato parlamentare” in tutto questo?
Nulla, appunto.
(da agenzie)
argomento: Renzi | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
GLI AMICI DI LINGUA SI STANNO RIVELANDO I SUOI PEGGIORI NEMICI: ANCHE PER QUESTO CALA IL CONSENSO AL PREMIER
Giuro che non ce l’ho con Draghi. Scrivo per il suo bene, alla luce dei sondaggi che lo danno in calo
per colpa non sua (è lì da un mese e mezzo), ma dei suoi amici di lingua che si stanno rivelando i suoi peggiori nemici.
Mi spiego: se tutti scrivono ogni giorno che “accelera sui vaccini” col famoso “cambio di passo” e le inoculazioni traccheggiano, la gente non pensa che sia per le poche dosi e per le solite Regioni: pensa di avere scambiato un freno a mano per un acceleratore, cioè che sia colpa sua.
Se poi qualunque banalità esca dalla sua bocca (quandoque bonus dormitat Homerus, ed era Omero) diventa una frase geniale ed epocale, nessuno si accorgerà di quelle geniali ed epocali.
È l’effetto Brian di Nazareth, il personaggio dei Monty Python scambiato per il Messia da una turba di squilibrati che gridavano al miracolo per qualunque sua banalità , anche se diceva che le bacche di ginepro crescono sui cespugli di ginepro.
Se i media annunciano il “blocco delle esportazioni dei vaccini”, “scoperto il deposito segreto dei vaccini ad Anagni”, “lo schiaffo di Anagni” come se AstraZenaca fosse papa Bonifacio VIII e Draghi fosse Gino Bombaci, la gente pensa di aver risolto il problema: valle a spiegare che le fiale erano ad Anagni perchè dovevano essere ad Anagni e tutto continua come prima.
Se Draghi dice che il Mezzogiorno è importante, sai che novità : lo dicevano già Franchetti e Sonnino nel 1876.
Giusto, per carità , ma aprirci paginoni con titoli roboanti tipo “Draghi, missione Sud: ‘La ripresa dell’Italia passa dal meridione’” (sempre Rep) e “Draghi: spinta per il Mezzogiorno” (Corriere) fa ridere. Se “Letta parla con Draghi” (Foglio) è normale, ci parlano in tanti, mica gli è apparsa la Madonna.
Domenica mi ha affascinato, rapito, paralizzato un’intera pagina del Corriere dal titolo: “Il messaggio di Draghi a (tutti) i partiti: se mi convince un’idea intendo seguirla” (sottinteso: mecojoni!). L’ho letto e riletto, girato e rigirato. Ma — confesso la mia inadeguatezza — non sono proprio riuscito a capire dove fosse il lampo di genio.
Anche a me, nel mio piccolo, capita di seguire le idee che mi convincono e, viceversa, di ignorare quelle che non mi convincono. Anzi, dirò di più: mi parrebbe strano il contrario e mi preoccuperei se il Premier Migliore seguisse idee che non lo convincono. Ma non mi sono mai sognato di candidarmi a Bankitalia, alla Bce o a Palazzo Chigi per così poco.
E ho il vago sospetto che lo stesso atteggiamento mentale che condivido con Draghi ci accomuni ad alcuni miliardi di esseri umani.
Poi, certo, ci sono pure gli spiriti bizzarri che seguono rigorosamente ed esclusivamente le idee che non li convincono.
Ma non si può avere tutto, dalla vita.
(da il Fatto Quotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
CHI E’ L’ACCOMPAGNATORE DI RENZI E IL CRAC IN SVIZZERA
Oltre alle regole fantasiose a destare critiche ci pensano anche gli accompagnatori scelti. Ad affiancare il senatore di Rignano in Bahrein c’era anche Paolo Campinoti (come si vede in foto a fianco), imprenditore di Siena, ex presidente di Confindustria Toscana sud.
Un anno fa era stato proposto per il Cda di Monte dei Paschi. Una nomina poi tramontata. Campinoti è ad della Pramac, parte della Ducati. Tutti i futuri piloti di Borgo Panigale passano dalla Pramac, quelli che Campinoti definisce “i suoi figliuoli”.
Domenica 28 marzo Campinoti invece di seguire il suo team, è volato in Bahrein insieme a Renzi. E probabilmente in questo c’entra anche il legame con Stefano Domenicali, amministratore delegato della società che gestisce il mondiale di Formula 1.
Le quote della Pramac
L’azienda Pramac, che vende elementi elettrici in tutto il mondo, si chiama Pr industrial Srl e la maggioranza è detenuta di un gruppo industriale statunitense. Campinoti controlla il 35 per cento della Pramac e lo fa attraverso la Casole lavorazioni industriali Srl, società di Firenze.
Il crac in Svizzera e i reati ipotizzati
Campinoti nel 2014 si ritrova coinvolto in una vicenda giudiziaria in Svizzera, ovvero il crac della Pramac Swiss Sa. Amministrazione infedele, bancarotta fraudolenta, frode del pignoramento e diminuzione dell’attivo in danno dei creditori: queste i reati ipotizzati in capo a Campinoti e agli altri tre dirigenti.
Da quella vicenda 130 dipendenti ne uscirono senza un lavoro e fu lasciato un debito di 144 milioni di franchi.
(da TPI)
argomento: Costume | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO RENZIANO MARATTIN PRENDE LA MULTA ANTI-COVID
Lui che è il capo, Matteo Renzi, era in Bahrain a gustarsi il Gran premio di Formula 1 accanto a tutti
gli ospiti d’onore della prima gara del Mondiale automobilistico del 2021.
L’altro, il suo fedelissimo, Luigi Marattin, invece è rimasto a casa a Roma, ma gli è costato caro, come a un quisque de populo qualunque: il dì di festa lo ha passato alle prese con i carabinieri che lo hanno multato per aver ricevuto gente sulla sua terrazza a due passi da piazza Barberini.
Vietatissimo per via dei limiti imposti dal Covid, mica come volare al Gran premio.
E così quella appena trascorsa, per il leader di Italia Viva è stata più che una domenica delle Palme, proprio una Pasqua degna del miglior Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un c…o”.
Mentre Marattin, deputato di stretta osservanza renziana, detto anche “lo sgobbone”, pare più Gasperino: pizzicato in castagna, manco fosse il carbonaro. Anche se la Madama proprio non se l’aspettava, come confessa al Fatto. “Sono arrivati i carabinieri avvertiti per via degli schiamazzi e della musica a tutto volume di chi si era riunito nella terrazza di fianco alla nostra. La mia fidanzata aveva invitato cinque amici… Sa, il momento, per via delle restrizioni, è difficile per tutti”.
Tutti tutti no, a guardar Renzi, che come fioretto quaresimale ha scelto il paddock di Manama. Tutt’altro spartito per Marattin costretto a offrire il petto su Facebook dove ha sentito il dovere di scusarsi pubblicamente con un post “sull’importanza di essere umani e quindi imperfetti”.
Eccolo: “Ieri pomeriggio (domenica, ndr) nella mia abitazione a Roma si è registrata una violazione della normativa anti-Covid, nella forma di un pranzo non consentito (non ha alcuna importanza se tale violazione riguardasse o meno il sottoscritto, visto che sono ovviamente responsabile di ciò che accade e di cui sono a conoscenza). Le forze dell’ordine — che erano alla ricerca di una violazione ben più grave in un appartamento della zona, ma che si sono per caso imbattute nella nostra — sono intervenute e hanno irrogato le sanzioni conseguenti”, ha spiegato mortificato. Ringraziando le forze dell’ordine per il loro lavoro e non è tutto: “Chiedo scusa. Un parlamentare ha l’obbligo di dare il buon esempio e certamente così non è stato in questo caso”. Chapeau.
Epperò il web non perdona: c’è chi apprezza il beau geste, chi gliene scrive di tutti i colori. Dicendo peste e corna di lui, dei politici in generale e pure di Renzi.
Altri per la verità lo invitano a darsi una mossa per convincere il governo a mettere fine a zone rosse e lockdown che costringono i ristoranti a rimanere chiusi, anche se poi ci si attrezza come si può: chi in terrazzo, chi in Bahrain.
Marattin incassa e si prepara al salasso per le bisbocce di domenica. “Macchè bisbocce. Io quando sono arrivati i carabinieri ero in camera a lavorare”.
Su quelle sudate carte che maneggia essendo presidente della Commissione Finanze della Camera dove si discute la riforma dell’Irpef che non gli dà tregua. Neppure per il tempo di dare una sbirciatina in tv al Gran premio di automobilismo? “Giuro, io la Formula 1 neppure la seguo: ho smesso di guardarla da quando Michael Schumacher non gira più”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
“BISOGNEREBBE ASCOLTARE DI PIU’ LA VOCE DEGLI OSPEDALI”
A parlare sulle pagine del Corriere della Sera è Gabriele Tomasoni, direttore del Dipartimento di Emergenza degli Spedali Civili di Brescia, città epicentro della prima ondata di Covid e ancora in prima linea nella lotta al virus.
Sulle pagine del quotidiano, il medico racconta la battaglia quotidiana:
“Oggi siamo a 47 su 47. Lo so che sui bollettini c’è scritto 45, ma ieri notte abbiamo avuto un’altra emergenza e abbiamo creato due posti di terapia intensiva in più” […] A differenza dello scorso marzo, oggi abbiamo protocolli di cura, che applichiamo in modo preciso. Ma la risposta al virus continua a essere molto soggettiva, variabile in modo estremo da un organismo all’altro” […] Così, capita di perdere delle vite senza una vera ragione, all’improvviso. Una tragedia che ogni volta fatico ad accettare”.ù
A chi gli domanda se un riacutizzarsi dell’emergenza sarebbe stata evitabile, Tomasoni risponde:
“I cicli erano già stati previsti, anche se molti hanno finto di non sapere. Noi anestesisti ce lo aspettavamo più degli altri. Per questo dico che le restrizioni della seconda e della terza ondata avrebbero dovuto essere anticipate di un mese almeno. Abbiamo perso tempo, continuiamo a perseverare nello stesso errore”.
Per Tomasoni “ci sono tanti fattori” che spiegano il perchè la nuova emergenza:
“Uno è senz’altro l’abbassamento collettivo delle misure precauzionali, che questa estate furono ridotte a zero, creando la premessa per un rilassamento generalizzato che tuttora permane. Siamo stati troppo permissivi”
Il direttore del Dipartimento di Emergenza dell’ospedale bresciano sottolinea che i dati clinici di Brescia e della sua provincia avevano dato un preavviso di quel che sarebbe accaduto, facendo risalire il “punto di rottura” al periodo immediatamente successivo alle festività natalizie:
“Subito dopo le feste, ancora una volta. I contagi hanno preso a salire in modo quasi esponenziale. Anche nella nostra provincia. A febbraio abbiamo avuto 1.200 casi in sole 24 ore. Era chiaro che sarebbero saliti i ricoveri”.
“A giugno – riferisce ancora Tomasoni – avevamo organizzato l’ospedale per poter reggere a un aumento brusco di degenze. Nell’urgenza, sappiamo cosa fare. Per fortuna”. Ma allora perchè siamo di nuovo sotto pressione?
“Forse bisognerebbe ascoltare di più la voce degli ospedali. Noi anestesisti, pneumologi, rianimatori, siamo i canarini nella miniera di questa pandemia. E nessuno ci chiede mai nulla”.
(da Globalist)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
SFRUTTA UN VETTORE VIRALE ED E’ EFFICACE NELL’85% DEI CASI
Semplice da conservare, disponibile in moltissime dosi (se il produttore rispetterà gli impegni) e
soprattutto efficace dopo una sola dose.
Il vaccino di Janssen, compagnia di Johnson&Johnson, fa sperare nella grande svolta della campagna, ormai annunciata da settimane ma mai realmente avvenuta.
Il produttore ha chiuso un contratto con l’Europa per 200 milioni di dosi, all’Italia ne toccheranno 7,3 nel secondo trimestre e 15,9 nel terzo. Le prime consegne sono anunciate per il 19 aprile.
Il vaccino sarà prodotto in Olanda e verrà infialato anche in Italia, dalla multinazionale Catalent. La tecnologia utilizzata è quella basata sul vettore virale, cioè come quello di AstraZeneca.
Si inietta un adenovirus inattivo che viene usato per trasportare una porzione di Dna del coronavirus che, una volta inoculato, spinge le cellule a produrre la proteina spike contro la quale il sistema immunitario si organizza per essere pronto a contrastare il vero patogeno.
Secondo gli studi, il vaccino Janssen protegge nell’85% dei casi dalle forme severe di malattia. E’ stato testato su 43mila volontari e tra questi rappresentano un numero importante (oltre un terzo) le persone anziane, sulle quali quindi ci sono evidenze di efficacia simili a quelle delle classi di età più giovani.
Fondamentale è che basta una sola dose per ogni persona. Significa una raddoppiata capacità di copertura a parità di dosi rispetto agli altri vaccini. Inoltre non ci sono problemi di conservazione, visto che può restare in frigorifero per tre mesi a una temperatura tra 2 e 8 gradi.
Questo lo rende molto maneggevole ad esempio per essere utilizzato negli studi dei medici di famiglia o comunque essere conservato in piccoli ambulatori, farmacie eccetera. Riguardo alla sua capacità di funzionare contro le varianti attualmente più diffuse, dall’azienda spiegano che l’efficacia è documentata anche contro quelle modificazioni. Seppure inferiore, comunque permette di evitare le forme gravi di malattia.
Il quartier generale della multinazionale farmaceutica è a New Brunswick, nello Stato del New Jersey ma il vaccino è nato tra Massachusetts e Europa. I luoghi chiave sono stati il centro di ricerca Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, dove i ricercatori hanno lavorato in collegamento con quelli del centro vaccini Janssen Pharmaceutical di Beerse, in Belgio, e del Centro biologico Janssen di Leiden, in Olanda.
In questo triangolo si sono concentrate le tre fasi obbligatorie di sperimentazioni del vaccino sui volontari. Ma la seconda fase, quella operativa, ha visto l’allargamento della rete di produzione. Per aumentare la produzione l’azienda americana ha stretto dal 2020 una partnership con la Catalent, che ha sede in New Jersey.
L’accordo prevede che una parte della produzione dei vaccini venga fatta in Usa e in Italia, nello stabilimento di Anagni della Catalent, in provincia di Frosinone.
Un altro accordo, per la produzione quinquennale di vaccini, è stato siglato con la Emergent BioSolutions, i cui stabilimenti si trovano in Maryland. La società farmaceutica francese Sanofi ha inoltre offerto a J&J il proprio stabilimento di Marcy l’Etoile per la produzione del vaccino ad un ritmo di 12 milioni di dosi al mese.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
IL CANADA SEGUE LA FRANCIA: VIETA ASTRAZENICA AGLI UNDER 55
La città di Berlino ha deciso di bloccare la vaccinazione con AstraZeneca per gli under 60, citando nuovi dati su sospetti effetti collaterali.
L’ospedale Charitè della capitale tedesca aveva già fermato le vaccinazioni delle sue collaboratrici sotto i 55 anni di età . Lo riferisce la agenzia di stampa tedesca Dpa.
“Questo passo si rende necessario per la Charitè perchè nel frattempo ci sono stati altri casi di trombosi cerebrale di donne in Germania”, ha detto la portavoce della clinica universitaria Manuela Zingl.
Anche il distretto di Euskirchen in Nordreno-Vestfalia ha sospeso la vaccinazione con AstraZeneca alle donne sotto i 55 anni dopo che la settimana scorsa un’altra donna di 47 anni era morta in seguito alla vaccinazione.
Decisioni che vengono prese dopo che il Canada, già ieri, aveva preso questa strada bloccando le vaccinazioni per gli under55.
Il Canada è l’ultimo Paese a frenare l’uso del vaccino AstraZeneca, sospendendo l’uso per le persone con più di 55 anni. La decisione del Comitato nazionale sull’immunizzazione arriva dopo le preoccupazioni per i casi avvenuti soprattutto in Europa di rare forme di coaguli di sangue e trombosi, in particolare sui più giovani e in donne di mezza età .
Pur non essendoci alcun caso simile in Canada, la direttrice del Comitato sull’immunizzazione (Naci) ha spiegato che saranno necessari ulteriori studi per sgombrare il campo da ogni dubbio sulla sicurezza del vaccino sviluppato a Oxford per i soggetti più giovani, così come ha deciso di fare la Francia. Le autorità sanitarie canadesi hanno chiesto ad AstraZeneca maggiori informazioni «nel contesto canadese».
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
LE INTERCETTAZIONI CHE HANNO PORTATO IN CARCERE TRE ALTI DIRIGENTI DELLA REGIONE… L’ASSESSORE RAZZA INDAGATO PER FALSO
“Spalmiamoli un poco”, diceva l’assessore alla Salute Ruggero Razza alla dirigente regionale che
avrebbe dovuto comunicare i dati dei decessi per Covid in Sicilia all’Istituto Superiore di Sanità .
Parlavano delle statistiche del 4 novembre scorso. La dottoressa Letizia Di Liberti faceva riferimento in particolare ai dati allarmanti su Biancavilla, centro della provincia di Catania: “I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?”. Razza chiedeva: “Ma sono veri?”. E lei: “Sì, solo che sono di tre giorni fa”. Ed ecco l’ordine dell’assessore che adesso è indagato per falso: “E spalmiamoli un poco”.
Il 19 marzo, intorno alle 13.20, all’assessorato alla Sanità entrarono invece nel panico. Si erano appena accorti che dall’ospedale Cervello di Palermo non avevano comunicato 228 pazienti positivi, registrati nel corso di alcuni giorni.
Il funzionario Cusimano viene intercettato dai carabinieri mentre riepiloga i numeri del giorno: “61 Agrigento, 75 Caltanissetta, 90 Catania, 508 Palermo…”. La dottoressa Di Liberti urla al telefono: “Ma che dici? Ma che dici? No, scusa non può essere, se sono quelli i dati definitivi, Palermo va in zona rossa subito, subito”. Chiede: “Ma li avete messi i dati del Cervello?”. Risposta di Cusimano: “No, no, no, senza Cervello, senza Cervello”.
Alle 14.45, arriva la soluzione. La dirigente richiama il suo collaboratore e spiega cosa bisogna fare per evitare la zona rossa a Palermo. Eccola: “A questo punto io scenderei sotto i 400 su Palermo. Ho parlato con Ruggero e facciamo il punto domani”.
Chiede Cusimano: “Di queste cose qua?”. Risponde la dirigente generale: “Sì, sì, sì, quindi 506 lo portiamo a 370… che ne so una cosa di queste… sono numeri esageratissimi… E ci aggiungiamo 1.000 tamponi”. E così, quel giorno, i contagiati ufficiali furono “+370”.
Sono determinanti le intercettazioni in questa indagine.
La dirigente Di Liberti svela le sue preoccupazioni ai collaboratori, che sono probabilmente il movente di tutta questa grande impostura. In un giorno di contagi alti, il funzionario Ferdinando Croce, vice capo di gabinetto, chiede: “Ruggero come ti è sembrato? Come lo hai sentito”. Risposta della dirigente: “Ah, seccato. Mi disse: ‘Il fallimento della politica, non siamo stati in grado di tutelarci, i negozi che chiudono, se la possono prendere con noi, non siamo riusciti a fare i posti letto. Ci dissi: ma non è vero. Reggiamo perfettamente. Anche se in realtà , non ti dico, oggi è morta una, perchè l’ambulanza è arrivata dopo due ore ed è arrivata da Lascari. Ed è morta, e qua c’è il magistrato che ha sequestrato le carte… due ore l’ambulanza. Perchè? Perchè sono tutte bloccate nei pronto soccorso. Tutte”.
Un’altra intercettazione, che risale al 7 dicembre. Dice la dirigente regionale Di Liberti: “Ruggero, ti dicevo, in questo modo vengono 868 sono pochi rispetto ai 1000, di solito 1100. Diamo questi e basta, per questo ti ho richiamato”.
Sono i dati dei nuovi contagi. Dice Razza: “Si, però, i 400 che oggi abbiamo messo su Catania, sono quelli della giornata”. La dirigente insiste, cercando di fare capire che i dati sono troppo bassi, questa volta lei vorrebbe incrementare di almeno 50 casi: “I suoi, quelli mettiamoci, mettiamoli tutti.”. Cade la linea. Poi, la dirigente chiama il suo collaboratore e dice: “Niente, almeno 50 mettiamoli perchè altrimenti diventano troppo pochi ok?”.
Il 3 gennaio, la dottoressa Di Liberti sta parlando con l’assessore, dice: “Io più di 300 non ne do oggi, e gli altri a poco a poco durante la settimana, perchè gli ho detto, questi sono i dati di tre giorni che non avete caricato, perchè era chiuso l’istituto Zooprofilattico”. Razza ascolta e non ha nulla da obiettare.
Il 5 novembre 2020, all’indomani del passaggio della Sicilia in zona arancione, l’assessore Razza diceva invece alla dirigente Di Liberti: “Inutile Letizia… c’è stata una gravissima sottovalutazione e il dato finale di questa gravissima sottovalutazione è scritto in quegli indicatori, poi secondo me sono sbagliati perchè mettono sullo stesso piano indicazioni diverse, però come avrai visto ci sono dei dati dove noi comunichiamo zero… E chissà da quanto”. Il gip non usa mezzi termini nella sua ordinanza: “I fatti risultano di straordinaria gravità e la consapevole e volontaria alterazione di elementi conoscitivi rilevanti non può essere revocata in dubbio”.
A volte era il numero dei tamponi che andava gonfiato per mantenere basso il tasso di positività : “Ma mettici 2.000 di rapidi… fregatene”, diceva Di Liberti a un suo collaboratore. Ed ancora: “Quanto sono i morti? Qui li ha scritti, 42…mizzica tanti sono, guarda non li mettere questi, mettiamoli domani”.
(da “La Repubblica”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Marzo 30th, 2021 Riccardo Fucile
TRE ARRESTI, AVVISO DI GARANZIA PER L’ASSESSORE RAZZA
Negli ultimi cinque mesi, in Sicilia, i dati dei contagi sarebbero cresciuti più volte in modo preoccupante, nessuno l’ha mai saputo.
Quei dati allarmanti sarebbero stati nascosti dai vertici dell’assessorato alla Salute. Alterando i numeri dei positivi e dei tamponi, per mantenere l’indice sotto i livelli di guardia. E’ un’accusa pesante quella mossa dalla procura di Trapani: questa mattina, i carabinieri del comando provinciale e del Nas hanno notificato tre provvedimenti di arresti domiciliari, a una dirigente generale della Regione e a due suoi collaboratori.
L’assessore Ruggero Razza ha ricevuto un avviso di garanzia e un invito a comparire, per essere interrogato. Tutti sono accusati di vari episodi di falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico. Sono quaranta gli episodi contestati, l’ultimo risale al 19 marzo.
Ai domiciliari sono andati Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, il braccio destro dell’assessore Razza; Salvatore Cusimano, funzionario regionale, ed Emilio Madonia, dipendente di una ditta che gestisce i flussi informatici dell’assessorato.
A chiedere il provvedimento sono stati il procuratore facente funzione di Trapani Maurizio Agnello e le sostitute Sara Morri e Francesca Urbani.
L’ordinanza di custodia cautelare è del gip di Trapani Caterina Brignone, che ha riconosciuto la fondatezza della ricostruzione dei pm e la necessità di intervenire d’urgenza, ma si è poi dichiarata incompetente – così come segnalato dalla procura – trasmettendo gli atti a Palermo.
Secondo il giudice per le indagini preliminari, ci si trova di fronte a “un disegno politico scellerato a cui sembra estraneo il presidente della Regione Musumeci, che anzi – scrive il gip – pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite”.
Lui dice, nel corso di Omnibus, su La 7: “Bisogna avere rispetto della magistratura, così come ho fiducia nell’assessore Razza che, se dovesse risultare responsabile, naturalmente agirebbe da solo di conseguenza”.
Nell’inchiesta risultano indagati anche il vice capo di gabinetto dell’assessore Razza, Ferdinando Croce e Mario Palermo, direttore del Servizio 4 del Dipartimento retto da Maria Letizia Di Liberti.
L’inchiesta che scuote adesso la Sicilia è nata per caso. L’anno scorso, i carabinieri indagavano su un laboratorio di Alcamo che avrebbe rilasciato centinaia di tamponi errati: negativi invece che positivi.
I pm hanno deciso di fare un approfondimento all’assessorato regionale alla Sanità , attivando alcune intercettazioni. E sono emerse le prime conversazioni sospette in cui si parlava di modificare i dati giornalieri dei contagi e dei tamponi. Conversazioni che si sarebbero ripetute con cadenza preoccupante.
A gestire i dati era Maria Letizia Di Liberti, uno dei volti storici della burocrazia regionale, in servizio dal 1992, stimata dalle varie maggioranze e opposizioni che si sono succedute nel tempo per il suo ruolo di tecnico, unica ombra nella carriera un’inchiesta per peculato nel 2018, per alcune indennità non dovute.
Nei mesi più intensi della pandemia, la dirigente generale Maria Letizia Di Liberti aveva avviato una battaglia per mettere ordine al caos imperante nella raccolta dei dati su contagi e tamponi. A novembre, aveva scritto una nota dai toni perentori a tutte le aziende sanitarie.
Iniziava così: “L’omissione o l’incompleta registrazione dei dati sulla piattaforma informatica da parte dei soggetti coinvolti nel processo di esecuzione e/o analisi dei tamponi, costituisce una grave inadempienza che rischia di compromettere la qualità delle analisi e delle valutazioni sull’andamento dell’epidemia e, conseguentemente, di indurre i decisori ad attuare misure di contenimento non proporzionate al quadro reale epidemiologico”.
E, adesso, è lei accusata di avere omesso e alterato quei dati. Ma perchè l’avrebbe fatto? Per un qualche interesse personale o di carriera? Per compiacere il suo assessore? Per coprire alcune vistose falle nell’organizzazione della sanità siciliana?
Scrive il gip: “Si è cercato di dare un’immagine della tenuta e dell’efficienza del servizio sanitario regionale e della classe politica che amministra migliore di quella reale e di evitare il passaggio dell’intera Regione o di alcune sue aree in zona arancione o rossa, con tutto quel che ne discende anche in termini di perdita di consenso elettorale per chi amministra”.
I magistrati hanno disposto l’acquisizione di telefonini, computer, server dell’assessorato. Naturalmente, una copia. La complessa macchina della sanità non può fermarsi in questo momento di emergenza sanitaria. Ma è necessario capire cosa è accaduto. E, soprattutto, scoprire quali dati sono stati nascosti. L’inchiesta è appena all’inizio. Ci sono anche altre posizioni da vagliare.
Scrive il gip: “Vanno sicuramente meglio definite le posizioni di persone non ancora indagate, ma il cui agire sembra aver contribuito alla falsificazione di dati rilevanti. Ci si riferisce a Roberto Gambino e Giuseppe Rappa, entrambi dipendenti dell’Asp di Palermo, ai quali la Di Liberti suole rivolgersi per ‘correggere’ taluni dati e che si dimostrano assai ‘sensibili’ all’esigenza di intervenire ove necessario per rivedere valori critici; ci si riferisce altresì al commissario emergenza Covid-19 per la provincia di Palermo Renato Costa, consapevole della prassi di “diluire” i dati dei contagi e disposto, a fronte dell’avallo dell’assessore Razza, a concordare con essa, fornendo così un contributo morale decisivo”. Lui replica: “Assurdo, io non decidevo nulla sui numeri”, dice all’agenzia AdnKronos.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »