Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile
AVEVANO ASSISTITO A ITALIA – SPAGNA IN UN LOCALE, TRENTA POSITIVI
Ce ne pentiremo. Lo avevamo detto un po’ tutti dopo aver visto le scene di euforia
e delirio collettivo seguite alla vittoria italiana ad Euro 2020, e in particolare la parata lungo le vie di Roma del pullman scoperto tra due ali di folla (rigorosamente senza mascherina) con a bordo i freschi campioni azzurri.
Oggi i peggiori timori stanno avendo tristemente conferma nei dati, che parlano di alcuni importanti focolai post-Europei proprio a Roma, proprio nei luoghi in cui si sono consumati i festeggiamenti e i conseguenti assembramenti.
Ad essere più colpita da quella che hanno già definito “variante Europeo” è corso Trieste. La Asl Roma 1 ha, infatti, confermato la positività di una trentina di ragazzi – come riporta “la Repubblica” – oltre ad altri venti che sarebbero sotto stretta osservazione. Cos’hanno in comune? Erano tutti insieme in un locale del corso a vedere la partita la sera della semifinale tra Italia e Spagna, vinta poi ai rigori dagli Azzurri.
Non è bastato neppure il fatto che si sia trattato di uno spazio all’aperto, una sorta di chiosco in cui si sono riversati decine di ragazzi e ragazze, molti dei quali erano anche già vaccinati ma – è il timore degli esperti – forse ancora troppo fresco per risultare efficace.
“Abbiamo voluto far divertire e festeggiare la gente? Ora ne paghiamo le conseguenze” ha detto al quotidiano Fabio Vivaldi, direttore del Sisp della Asl Roma 2, come viene riportato sempre dal quotidiano “la Repubblica”. “Noi siamo preparati all’aumento dei contagi, ma la popolazione non lo è. E ormai tracciare è un inferno, le persone negano, anche davanti all’evidenza, di conoscere i positivi. E s’infastidiscono anche, dicono che non è nostra competenza sapere cosa hanno fatto. Noi non siamo poliziotti, il nostro è un compito sanitario, in tempi di pandemia. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti – conclude Vivaldi – è vero che per quanto riguarda l’aspetto clinico la malattia è sicuramente meno preoccupante, l’aumento dei contagi è davvero troppo elevato. Non giochiamo col virus”.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile
UNO STUDIO SPIEGA LA PERICOLOSITA’ DELLA MUTAZIONE CHE SI STA DIFFONDENDO
La variante Delta si diffonde sempre più velocemente. Grazie ai vaccini i morti e i ricoveri sono contenuti, ma i numeri del contagio stanno conoscendo un incremento un po’ ovunque, anche in Italia. Ma perché? Uno studio su un focolaio in Cina, riportato dal Corriere della Sera, lo spiega:
I ricercatori cinesi del Centro provinciale di Guangdong per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno esaminato in modo rigoroso tutti i dati relativi al primo focolaio di Delta in Cina e hanno scoperto che la Delta può riprodursi più rapidamente (le persone si infettano prima) e le cariche virali rilevate sono almeno 1.000 volte superiori a quelle delle altre varianti.
Cosa significa in concreto è stato spiegato su Twitter da una ricercatrice dell’Università del Saskatchewan. Per avere un’idea della trasmissibilità, dobbiamo immaginare che una persona contagiata emetta una tonnellata di virus in più rispetto ai portatori di altre varianti:
Se le persone emettono 1.000 volte più virus, la probabilità che un contatto stretto sia esposto a una dose infettiva è molto più alta. Se le persone diventano contagiose più rapidamente dopo l’esposizione possono avere maggiori opportunità di infettare gli altri.
C’è poi una particolarità che fa correre ulteriormente la diffusione: il tempo di incubazione del virus mutato è più breve:
I ricercatori hanno osservato che la positività era rilevabile in media dopo 4 giorni (IQR 3-5) dall’esposizione nell’epidemia del 2021 rispetto ai 6 di media (IQR 5-8) del ceppo del 2020.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2021 Riccardo Fucile
LA MELONI DA’ BUCA ALLA PRESENTAZIONE DEL CANDIDATO SINDACO A MILANO… FORZA ITALIA IN ALLARME ROSSO PER IL CLIMA TESO TRA I DUE ALLEATI
Botte da orbi tra Salvini e Meloni, con Forza Italia in allarme rosso per il tasso di
conflittualità dei due alleati. Sullo sfondo dell’imminente semestre bianco e con il timore di ripercussioni sulla scelta della legge elettorale, oltre che sulle amministrative.
Ultima scena a Milano, durante il lancio del candidato di centrodestra alle comunali, il pediatra Luca Bernardo voluto da Salvini dopo una sfilza di no “civici”.
Giacca scura aperta sulla camicia bianca e sorriso ecumenico, sul palco c’è il leader della Lega: “E’ una giornata così bella di unione che non dedico tempo a una sinistra che vorrebbe il centrodestra diviso”.
A pochi metri da lui, l’unione va in diretta: la forzista Licia Ronzulli cerca di togliere il cartello “Fratelli d’Italia” sulla sedia vuota in prima fila – accanto a Tajani, Lupi e al governatore Fontana – che era destinata a Giorgia Meloni assente per “impegni imprevisti”, per sostituirlo con analogo cartello “Lega”.
Ronzulli però sottovaluta i riflessi di La Russa, in seconda fila, che scatta strappandole il foglio dalle mani e replicando alle proteste in modo inequivocabilmente armonioso: “Non me ne fotte un cazzo”.
Sono i postumi dello “sgambetto” sulla Rai fatto dal centrodestra di governo a quello di opposizione, che alla Meloni è costato una casella importante – Giampiero Rossi, potente consigliere della tv pubblica e “watchdog” del pensiero di FdI nei palinsesti – e uno sgarbo pubblico.
Proprio nel giorno in cui il cda ratifica le nomine governative a Viale Mazzini: la presidente Soldi e l’ad Fuortes, che dovranno però avere luce verde in Vigilanza.
È una frattura diventata, sull’onda dei sondaggi che incensano l’ex ministra della Gioventù, una “faglia critica” soprattutto tra Salvini e Meloni. L’ennesimo capitolo di una “conflittualità seriale” che ai piani alti Forza Italia considerano “un problema al momento serio”.
Nonostante il tutto-andrà-bene recitato dall’ex vicepremier, Meloni è furibonda al punto da chiamare in causa il Quirinale.
E’ il sequel del braccio di ferro sul Copasir, dell’esclusione dalle commissioni parlamentari d’inchiesta. A Milano, interrogati sul significato dell’assenza dell’unica leader (c’è stata pure la telefonata di Berlusconi), La Russa e Santanché hanno risposto all’unisono: “Fatevi una domanda e datevi una risposta”.
Ad HuffPost, il cofondatore di Fdi Guido Crosetto è andato giù duro: “Gli schiaffi si restituiscono”.
Spiega il deputato Walter Rizzetto: “Mi pare evidente che lo sgarbo è forte e profondo. Un chiarimento è imprescindibile, e spero avvenga presto”. I gruppi parlamentari, guidati da Ciriani e Lollobrigida, sono sul piede di guerra: “Dovremo far sentire il nostro peso” è l’umore che si registra.
Già: ma come? Di poste sul piatto, al momento ce ne sono poche. La guida della commissione di Vigilanza – peraltro non offerta dagli alleati – non sarebbe considerata una compensazione sufficiente. Meglio una vicedirezione di rete di peso o la direzione di un Tg nella nuova Rai. Ma è una storia tutta da scrivere.
Anche la minaccia – circolata in queste ore – di schierare candidati di partito in Calabria (Ferro contro Occhiuto) e a Napoli (Rastrelli contro Maresca) è caricata a salve, perché gli alleati impallinerebbero Michetti a Roma portando acqua unicamente al mulino degli invisi Pd e M5S.
Va detto che Forza Italia è stata complice dello sgambetto, conquistando Simona Agnes a spese di Rossi, ma qui i meloniani sono più indulgenti: “Noi siamo 36 deputati, Rossi ha avuto 74 voti… Molti sono venuti dai forzisti che non volevano la Agnes. Del resto, lei non ha niente a che fare con la storia di quel partito, è un’amica di famiglia di Gianni Letta”.
Il punto è sempre lo stesso: sul ring ci sono Meloni e Salvini, gli azzurri stanno alla finestra. Come sottolinea Osvaldo Napoli, passato a Coraggio Italia: “Queste fibrillazioni non fanno bene all’unità, i leader dovrebbero sedersi al tavolo prima di prendere decisioni. La conflittualità tra Lega e Fdi è diventata seriale, ma se continua così il centrodestra non ci sarà più”.
Preoccupato è anche Alessandro Cattaneo, deputato forzista ed ex sindaco di Pavia, che si appella a entrambi i leader: “Chi si candida a fare il collante della coalizione si ricordi di come faceva Berlusconi: si comportava da capo dell’alleanza prima che del suo partito facendo anche passi indietro. Non cadiamo nell’errore mortale di dividerci”.
Alle porte c’è il semestre bianco, non certo un toccasana per le tensioni. Al punto che tra i parlamentari di centrodestra c’è chi teme ripercussioni sulla legge elettorale.
Non tanto il ritorno del proporzionale – improbabile – quanto un ritocco al Rosatellum nel senso di sostituire i collegi, che impongono un terzo di candidati comuni, con liste apparentate più premio di maggioranza. Un modo per vincere e contarsi.
“In questa situazione di competizione estrema tra Salvini e Meloni può davvero aprirsi una finestra per liste comuni tra Lega e Fi – ragiona un senatore – Per Matteo sarebbe l’arma finale con cui sbarrare la strada di Palazzo Chigi a Giorgia…”.
(da Huffingtonpost)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI ORA TACCIONO E SOTTOSCRIVONO
Sorpresa! Dal decreto Sostegni bis dei Migliori – mica dai ristori degli incompetenti di prima – spuntano 6 milioni di euro stanziati per le scuole che necessitano di “completare l’acquisizione degli arredi scolastici”.
La norma è generica ma il riferimento ai banchi, a rotelle e non, è intuitivo. Dunque il governo guidato da Mario Draghi, ripesca un argomento con cui fu perseguitata l’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.
Infatti un anno fa il tema dominante il dibattito politico erano i banchi – quelli a rotelle appunto – che dovevano consentire di mantenere la distanza di un metro tra gli alunni, come richiesto dal Cts.
Sulla vicenda si scatenò un vero e proprio putiferio e per mesi l’Azzolina fu fatta bersaglio di scherno e derisioni per avere richiesto i “banchi a rotelle” che all’allora opposizione – e cioè Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – doveva sembrare una proposta particolarmente sgangherata e buffa.
Ma se ora il nuovo governo la fa sua vuol dire che tanto bislacca questa proposta non era, visto che se si deve ricavare spazio -in un ambiente a volume limitato- si può agire solo sui “mobili” e cioè gli arredi scolastici tra cui rientrano a pieno titolo i suddetti banchi.
Questo per dire come ci sia stata una vera e propria persecuzione mediatica e politica sulla ministra Cinque Stelle
Insomma, non c’è bisogno di un logico matematico per capire che dietro ci sia stata una campagna mediatica ben orchestrata per colpire il premier Giuseppe Conte e i suoi ministri.
Ed ora che i “banchi a rotelle” hanno avuto la benedizione di Draghi cosa accadrà? Saranno di fatto sdoganati, torneranno in auge,, ci sarà un po’ di onestà intellettuale se non da parte dei politici almeno da parte dei giornalisti?
(da La Notizia)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
L’EUROPARLAMENTARE DI FRATELLI D’ITALIA “CON UNA DELIBERA FALSA HA PROVOCATO UN ENORME DANNO ALL’IMMAGINE DELLA REGIONE PUGLIA”
Quasi 500mila euro di danni morali. Raffaele Fitto, europarlamentare di Fratelli
d’Italia e l’uomo che doveva permettere al centrodestra di vincere la guida della Regione Puglia alle scorse elezioni, dovrà risarcire la stessa Regione per fatti risalenti a quando era governatore, dal 2000 al 2005.
Lo ha deciso la Corte d’appello di Bari, terza sezione civile, che lo ha ritenuto colpevole di falso ideologico in relazione a una delibera di Giunta del 2004 che affidava a privati la gestione delle Rsa.
In sede penale è stata dichiarata anni fa la prescrizione dei reati e oggi il procedimento si è definito in sede civile.
“La Corte ritiene”, si legge nella sentenza, “che il falso ideologico commesso da Fitto abbia provocato un enorme danno alla credibilità e all’immagine della Regione“.
Lo stesso ente aveva chiesto un risarcimento per danni non patrimoniali pari a 1,5 milioni di euro e patrimoniali pari a oltre 22 milioni. Ma per i giudici Fitto è responsabile dei soli danni morali, e non di quelli materiali.
Nel mirino, appunto, una delibera del 2004, ritenuta quindi falsa, che faceva riferimento all’impossibilità delle Asl di gestire direttamente le 11 Residenze sanitarie per anziani regionali, rendendo così legittimo aprire ai privati con un’apposita gara dal valore di 198 milioni di euro.
La sentenza, si legge, evidenzia “la sussistenza del dolo di Fitto, il quale volle e preparò l’apertura generalizzata al privato nelle Rsa, sollecitando in ogni modo pezze di appoggio dagli uffici competenti”.
Secondo i giudici l’organo di vertice più importante, “un presidente scelto dagli elettori, prese una decisione essenziale in materia di sanità, la più importante sul piano socio-economico tra quelle attribuite all’ente, creando sulla base di falsi presupposti il ‘ponte’ necessario per un successivo processo di privatizzazione delle Rsa” di fatto “sganciato da ogni discussione democratica e collaborazione amministrativa”. Addirittura, “pressando e pretermettendo uffici amministrativi e qualificati dirigenti di Asl e Ares” fino a “prevaricare e travolgere anche gli assessori da lui scelti in virtù di un vincolo di fiducia politica e personale”.
La sentenza, quindi, spiega l’atteggiamento dell’europarlamentare meloniano, all’epoca dei fatti presidente regionale sostenuto dalla coalizione di centrodestra Polo delle libertà, definito “autocratico“.
Un modo di fare “proprio di chi evidentemente considerava soltanto il risultato da perseguire, al di là di procedure, rispetto di regole legali e amministrative, e persino il rispetto personale e politico verso i suoi assessori”.
“L’essere stata la Regione rappresentata da un presidente così radicalmente avulso dalla democrazia e dalla legalità – concludono i giudici – , nonché dal rispetto per le articolazioni locali titolari di proposta, le Asl, ha prodotto un danno che può essere quantificato, secondo equità, nella misura di 350.000 euro, rivalutati a 434.500 dal fatto al momento attuale”, oltre agli interessi legali dall’aprile 2004 ad oggi (che ammontano a circa 90 mila euro).
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
E’ DAL 20 MAGGIO CHE POTEVA FARE IL VACCINO… COSA VUOLE NASCONDERE?
Spopola su Twitter l’hashtag #Salvinivaccinati. Il leader della Lega, Matteo Salvini, potrebbe, infatti, vaccinarsi contro il Covid-19, il suo anno di nascita in Lombardia è stato già chiamato da un po’ – ha compiuto 48 anni -, ma non lo ha ancora fatto.
“Qualcuno dica a #Salvini che il suo turno per vaccinarsi è arrivato da tempo. A Milano da almeno due settimane si stanno vaccinando anche i ragazzi di vent’anni. Invece di aspettare si prenoti, è già in ritardo e non sta dando un bell’esempio. #Salvinivaccinati” scrive, sempre su Twitter, il vice presidente dei senatori del Pd, Franco Mirabelli.
Ma il capitano, una scusa dopo l’altra, rimanda da tempo l’appuntamento con il vaccino.
Il suo turno è scattato il 20 maggio, quando in Lombardia è stata aperta la campagna vaccinale per i nati nel 1973. I primi di maggio aveva detto “aspetto il mio turno”, poi aveva aggiunto di essersi prenotato per il 28 giugno, ma niente da fare perché quel giorno era impegnato in tribunale.
Il giorno successivo, a margine di un comizio a Gallarate, aveva spiegato: “Purtroppo neppure ieri sono riuscito a farlo, ero impegnato per un processo. Mi sono riprenotato, adesso quando mi chiamano vado”.
Qualche giorno prima, il 3 giugno, ospite di Otto e Mezzo, rispondendo a una precisa domanda di Lilli Gruber, che lo incalzava proprio sul vaccino, aveva sviato: “Mi sono prenotato senza scavalcare la coda. Non ho ancora ricevuto la data”.
“In questo momento – gli aveva mandato a dire qualche settimana fa il governatore del Campania, Vincenzo De Luca – vaga per la regione Campania un esponente politico sceso qui da Milano. Noi ogni estate abbiamo la consolazione di doverlo ospitare, siamo una regione ospitale. Il mio invito ovviamente, a questo signore che scende da Milano ogni estate, è quello di vaccinarsi, di non fare lo scapigliato. Vaccinati, amico mio, e mettiti la mascherina”.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
NEI VIDEO DEI CIRCUITI INTERNI ALL’HOTEL CI SAREBBE LA PROVA DI UN COMPORTAMENTO CRIMINALE E GLI ESTREMI DEL REATO DI EPIDEMIA COLPOSA
“Purtroppo mentre eravamo a fare delle escursioni alcuni ragazzi già risultati
positivi e rimasti nel residence sono usciti dalle camere e si sono messi a sputare sui tavoli delle sale comuni, sulle maniglie delle porte, sui tasti dell’ascensore”.
Quando G., uno dei ragazzi in quarantena a Dubai (200 positivi su 270) mi racconta questa storia, rimango perplessa. Gli chiedo come possa sostenere una simile teoria e lui mi risponde: “Ce lo ha detto Giuseppe Diana di Accademia Britannica, esistono dei video della sorveglianza interna del residence in cui alloggiamo. I video sono stati girati alle famiglie dei ragazzi, così ci hanno detto. Io credo siano gli stessi che la sera della vittoria dell’Italia festeggiavano senza mascherine”.
Domando più volte se è sicuro di quello che dice e mi ripete che sì, glielo ha detto il responsabile del viaggio studio. Che lì lo sanno tutti.
Riesco a parlare con un altro ragazzo, A. , il quale mi conferma tutto: “A noi lo hanno detto i nostri group leader, a meno che non ci abbiano mentito per ragioni che non so, la cosa è vera. Ci hanno riferito che sputavano sui tavoli della sala comune. E che si sta procedendo a denunciarli”.
Un’altra ragazza lì in quarantena mi conferma che la voce le è arrivata, ma che non ha nessun altra notizia sulla questione.
Contatto una madre, F., che è qui in Italia e ha la figlia a Dubai in quarantena: “Senta, questa voce la so. La sappiamo tutti nel giro di genitori con cui sono in contatto. Non sono in grado di dirle se è vera”
Controbatto che però qui si parla di video, sarebbe una bugia ingenua. “Che vuole che le dica, nel caso fosse vera sarebbe una cosa bruttissima, ma a noi adesso interessa che i nostri ragazzi vivano questa quarantena con serenità, poi vedremo il resto”.
Già, solo che il resto, nel caso fosse vero, sarebbe gravissimo. Anche perché se venissero denunciati a Dubai, non sarebbe una passeggiata.
Ho ascoltato la testimonianza di un’altra mamma, C., che dice: “Sì, confermo che i video ci sono. Questi ragazzi avrebbero sputato anche nelle cucine”.
Contatto Giuseppe Diana, responsabile dell’operatore turistico e scuola di lingue Accademia Britannica, ora a Dubai con i ragazzi a gestire con l’agenzia GiraMondo una situazione non facile.
Sarebbe stato lui ad informare alcuni ragazzi dell’esistenza del video. Lo chiamo più volte ma non risponde. Gli lascio numerosi messaggi sul telefono chiedendogli se può chiarire questa storia del presunto video che inchioderebbe dei ragazzi italiani a una responsabilità gravissima (potrebbe profilarsi anche il reato di epidemia colposa), ma non è neppure chiaro se la storia sia vera e se gli eventuali colpevoli siano minorenni. Non risponde né alle chiamate né ai messaggi.
Sento Gloria Di Stefano, sempre di Accademia Britannica, la quale mi ringrazia ma si rifiuta di commentare la vicenda. Insomma, di certo c’è solo una cosa: ai ragazzi è stato comunicato dagli adulti che la vicenda è accaduta e che i video esistono. I genitori ne sono a conoscenza.
A questo punto c’è solo da sperare che sia uno scherzo di pessimo gusto, ma, a quanto pare, non sembrerebbe essere affatto così.
(da TPI)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
IRA DELLA MELONI PER LA MANCATA POLTRONA IN RAI… DAI COMUNI AL REFERENDUM, ORA LA COALIZIONE VACILLA
Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei: il proemio dell’Iliade si presta perfettamente a quello che sta succedendo in queste ore nel centrodestra.
A scatenare l’ira di Giorgia Meloni novella Achille contro gli alleati (?) è l’ennesimo sgarbo, dopo l’affaire Copasir che ha tenuto banco per mesi (leggi l’articolo), gli scontri sui candidati a sindaco, punzecchiature e veleni vari che certo non sono mancati da quando i sondaggi incoronano Fratelli d’Italia in perenne ascesa (ad oggi risulta essere il primo partito italiano) è l’accordo tra la Lega e FI che ha portato all’estromissione del meloniano Giampaolo Rossi dal Cda Rai
Per via della Scrofa questa cosa “lascia il segno” dice un peso massimo del partito. Poi è la stessa Meloni a postare sui suoi social un commento inequivocabile: “Eletti i quattro membri del Cda Rai. Intesa anti Meloni nel Centrodestra”.
Non chiara, cristallina. Signa inferre! Se non un grido di battaglia poco ci manca. E ancora: “Quando l’Italia era ancora una Nazione democratica la governance dell’emittente pubblica contemplava la presenza dell’opposizione a cui spettavano la Presidenza e la presenza nel Cda.
Nell’epoca della maggioranza arcobaleno, invece, FdI viene epurata da qualsiasi rappresentanza, così che il servizio pubblico, pagato con i soldi di tutti gli italiani, sia più simile al modello cinese che a quello di una qualsiasi nazione democratica”.
Rincara la dose il vice presidente della Camera Fabio Rampelli, furibondo perché per la prima volta nella storia della Rai non c’è in Cda l’opposizione. Minaccioso pure il commissario in Vigilanza Federico Mollicone che chiede a Draghi di sostituire la presidente designata Marinella Soldi con Rossi, altrimenti sarà lotta dura in Commissione.
Chi spara più in alto di tutti è però Ignazio La Russa che arriva ad invocare l’intervento del capo dello Stato Sergio Mattarella con una sorta di moral suasion e lo stesso premier, che stavolta “Non può fare come Ponzio Pilato: non possiamo aspettarci da un presidente autorevole come Draghi che si lavi le mani”.
A seguire c’è la stoccata per gli alleati, o presunti tali, di Lega e Forza Italia. “Temo che non si possa trattare di cupidigia o bulimia, Dio non voglia che sia per calcolo di chi vuole la rissa nel Centrodestra”.
Alla domanda se si riferisca a Salvini, il senatore di FdI risponde: “A nessuno e a tutti. Ma la prima gallinella che canterà sarà quella che ha fatto l’uovo”. E questo, c’è da giurarci, è solo l’inizio.
IL DISPETTO A URSO
La frattura nella coalizione però è nei fatti. La difficoltà con cui si è arrivati a scegliere i candidati alle amministrative, con la designazione di Bologna tutt’ora sospesa, è stata l’ultima di una serie di spie.
Dal referendum (FdI non raccoglie le firme ed è in dissenso su alcuni quesiti) alla presidenza del Copasir (Salvini non ha ancora designato i due componenti della Lega dopo le dimissioni forzate per sostituire il leghista Volpi con il meloniano Urso), il clima è da guerra civile.
Qualche parlamentare rubato da una parte e dall’altra e il gelo nelle dichiarazioni di tutti i giorni lasciano intuire che la spaccatura non è di circostanza. Giorgia scegliendo di stare all’opposizione sta lucrando consensi a rotta di collo, e Matteo non ha altra scelta che accumulare potere fin quando non si andrà a votare.
Se la data sarà nel 2023 Fratelli d’Italia potrebbe arrivare alle urne logorata e senza tanti supporter che oggi si stringono nel carro in cerca di qualche strapuntino di potere.
IL RINFORZINO
Non è formalmente a destra, ma in molti fatti sì, Matteo Renzi manda un altro segnale all’omonimo leader del Carroccio. Due suoi fedelissimi, i deputati Raffaella Paita ed Ernesto Carbone hanno firmato i referendum proposti da Radicali e leghisti per riformare la Giustizia. Una mossa che serve essenzialmente per rallentare la riforma Cartabia, e che però lega ancora una volta di più i due Mattei.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
NON SOLO PRESCRIZIONE, ANCHE PENE ALTERNATIVE PER ALZARE LA SOGLIA SOTTO FORMA DI “MESSA IN PROVA” PER UN BIENNIO
È un ritorno al passato di quattro anni. Non solo sulla prescrizione, ma anche sulle
misure alternative al carcere per i condannati che ricalca il decreto Orlando del 2017 del governo Gentiloni.
La conseguenza della nuova riforma firmata dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia è questa: quando diventerà legge dello Stato, tanti riusciranno a evitare il carcere, sostituito con i domiciliari o la semilibertà.
Misure alternative cui potranno accedere anche coloro ai quali vengono inflitte condanne pesanti, come a 9 anni di reclusione. Ma come si arriva a questa conclusione?
Partiamo dal principio. La riforma prevede questo: per le condanne fino a 4 anni il giudice può decidere di sostituire “tale pena con quella della semilibertà o della detenzione domiciliare”.
Attualmente invece si possono concedere i domiciliari ai 70enni (per determinati reati) o a chi ha sì una condanna fino a 4 anni, ma a specifiche condizioni, come per le donne incinte o per chi ha problemi di salute particolarmente gravi. E ancora.
La riforma per le condanne fino a tre anni prevede la possibilità di scontare la pena con il lavoro di pubblica utilità. C’è poi il capitolo della sospensione del processo con la messa alla prova: attualmente ciò è possibile solo per i reati fino a quattro anni.
La nuova riforma alza l’asticella, comprendendo le pene fino a 6 anni per “ulteriori specifici reati” oltre quelli già previsti dal codice di procedura penale. Quali, non è chiaro.
Il rischio è che se la riforma diventerà legge, in molti riusciranno a evitare il carcere. E nei fatti in questa categoria rientrano se non tutti, molti reati.
Come corruzione, rapina, associazione a delinquere, concorso esterno e così via. Gli escamotage sono presto fatti.
Facciamo un esempio. Un uomo viene condannato a 9 anni. È incensurato e con le attenuanti generiche la condanna passa a 6. Ma ha anche scelto il rito abbreviato e ottiene un ulteriore sconto di pena di un terzo. Si arriva così a una condanna finale a 4 anni.
Gli emendamenti targati Cartabia, di fatto, estendono la riforma Orlando, che aveva iniziato a mettere mano alla legge Gozzini del 1975 per espandere le misure alternative al carcere. Lo aveva fatto con una delega ottenuta dal Parlamento il 23 giugno 2017 dopo il lavoro degli Stati generali presieduti dal penalista Glauco Giostra.
Il decreto legislativo però era stato varato dal governo il 17 marzo 2018, dopo le elezioni del boom di Lega e M5S: la norma alzava la soglia da 3 a 4 anni per non scontare la pena nei penitenziari, dando discrezionalità al giudice di sorveglianza, ed estendeva la semilibertà a chi (anche se condannato all’ergastolo) aveva usufruito di permessi premio fino a 5 anni.
Una legge che aveva fatto gridare allo “svuota carceri” i vincitori delle elezioni. Alfonso Bonafede parlava di provvedimento “pericoloso” che minava “il principio della certezza della pena”.
Matteo Salvini invece gridava alla “vergogna” perché un governo “bocciato dagli elettori” stava approvando “l’ennesima salva-ladri”: “Appena andremo al governo – prometteva il leghista – cancelleremo questa follia nel nome della certezza della pena: chi sbaglia paga!”.
Il governo Conte-1 così nel 2018 aveva ridimensionato la riforma Orlando sulle pene alternative al carcere. Il 3 agosto l’esecutivo decise di non convertire in legge le misure di Orlando e di approvare tre nuovi decreti. Solo ieri Salvini si è ricordato dei suoi annunci e per la prima volta ha mosso una critica alla riforma Cartabia: “Ragionare su alcune pene alternative ci sta, ragionare sulla formazione professionale ci sta, ma svuotare le carceri con colpi di spugna no”.
La prossima settimana, quando la riforma arriverà in commissione Giustizia, oltre alla diatriba sulla prescrizione su cui il M5S di Giuseppe Conte non transige, Lega e 5S presenteranno emendamenti per modificare le norme sulle misure alternative. Provando a scongiurare un altro colpo di spugna.
(da La Notizia)
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