Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
DALLA SPALLATA FALLITA AI ROSARI, ORMAI IL GENERALE FIGLIUOLO SEMBRA IL CAPITANO
E niente, alla fine siamo in Italia che comunque è la sede del Vaticano e della Sede Apostolica. Una terra profondamente intrisa di magia e superstizione, come la Tessaglia descritta mirabilmente ne L’Asino D’oro di Apuleio.
E quindi non ci può meravigliare più di tanto che il generale dell’esercito italiano, quindi un uomo delle istituzioni, un uomo del fare, Francesco Paolo Figliuolo, vada in pellegrinaggio a Cascia per chiedere intercessioni divine sulla pandemia: “Ho chiesto a Santa Rita di aiutare l’Italia ad uscire da questa pandemia, far sì che la campagna vaccinale proceda e che tutti gli italiani ne capiscano l’importanza. Confidenti nella scienza ma anche nella spiritualità, auspico che Santa Rita posi la sua santa mano sopra di noi per far in modo che ne usciamo”.
Naturalmente nulla da obiettare per chi crede, ma a patto che non ci si dimentichi che lo Stato è laico. E forse i vecchi democristianoni di una volta lo sapevano molto meglio degli epigoni moderni.
UN SACCO BELLO
Detto questo il fatto non è se il generale Figliuolo sente il bisogno di un aiutino soprannaturale per il suo piano vaccinale quanto il fatto che ultimamente sembra aver perso lo sprint di cui era dotato qualche mese al suo esordio.
La variante delta – che tradotto dal flagello imperante buonista significa semplicemente “indiana” – ci sta facendo capire che ci risiamo.
Basta guardare quello che succede nel Regno Unito per trarre adeguate (e spiacevoli) previsioni di quanto accadrà a breve da noi con l’unica differenza che noi siamo stati forse più furbi degli inglesi e abbiamo utilizzato più il Pfizer che AstraZeneca, che come noto, copre molto meno del vaccino americano.
In ogni caso sembra che i vaccini stiano facendo argine non tanto sui numeri dei contagi, di nuovo astronomici in Gran Bretagna, quanto sulle conseguenze meno gravi sui positivi.
Ma torniamo al buon alpino e alla sua perdita di lucentezza. In effetti sarà il caldo, sarà il considerevole sforzo fatto, Figliuolo sembra il protagonista di un noto film di Carlo Verdone, Un Sacco Bello, e precisamente il prete strabico e mezzo orbo che non riesce a convincere un figlio dei fiori a tornare sulla retta via. Il grande Mario Brega è costretto a chiamare un vicino “professore” perché “…’sto prete me perde colpi!”.
Ecco il generale Figliuolo è come il prete del film. Ormai non convince più, tergiversa, si immammalucca, va per conventi e bacia pile e rosari come un Matteo Salvini qualsiasi in crisi di mistica.
Lo ricordiamo, ad esempio, quando gaio e tosto, affrontava governatori e assessori a suon di sberle, vedi il caso del Lazio con Zingaretti-D’Amato che dovettero cedere ai suoi desiderata vaccinali più volte.
Ora l’alpino gioca in difesa, come se fosse stato trasferito dalle amate montagne ad un mare equatoriale. Ad esempio, nel clamoroso caso degli sconsiderati festeggiamenti con pullman scoperto per la vittoria italiana agli Europei, imposti dal capitano della nazionale Chiellini al governo, la sua voce non si è sentita per niente.
Eppure quello che è successo costerà migliaia e migliaia di contagi e vittime in più. Il Figliuolo pimpante dei primi tempi avrebbe picchiato duro come Jack La Motta–Robert De Niro in Toro scatenato, invece ora lo ritroviamo in meditazione nella santa Umbria di eremiti e mistici. Attenzione, generale, a non perdere la penna perché in un Paese ingrato come il nostro ci vuole poco a perdere le stelle. E a ritrovarsi nelle stalle.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
SE DAVIDE VUOLA AMARE MATTEO CHI SIAMO NOI PER DIRE NO?
Se il senatore italovivo, Davide Faraone, applaude in aula Matteo Salvini, non solo
non c’è nulla di male, ma lo trovo anzi un coraggioso coming out, particolarmente appropriato in un dibattito parlamentare sulla legge Zan.
Per questo la senatrice pd Monica Cirinnà, che ha postato un video con il commovente gesto, invece poi di scusarsi, avrebbe dovuto rivendicare quella trasparenza dei sentimenti, che va oltre ogni discriminazione di genere.
Perché se Davide vuole amare Matteo, e lo dichiara orgogliosamente al mondo, chi siamo noi per dire no, così non si fa? Faraone, del resto, è uomo appassionato, che getta il cuore oltre l’ostacolo, poiché se ama, ama e non è certo tipo da fermarsi davanti a banali richiami alle coerenza.
Lo ricordiamo quando ai tempi del governo Conte, con l’illuminata gagliardia di un martello pneumatico, invocava il Mes, vogliamo il Mes, ci vuole il Mes, Mes, Mes, Mes. Poi, tuttavia, all’arrivo del governo dei Migliori, disse soavemente: “Il nostro Mes è Draghi”, e il Mes divenne un apostrofo rosa tra le parole t’amo.
Lui è fatto così.
In questo spirito di amicizia tra i popoli e le religioni, va segnalato un titolo de LaVerità che, detestando Enrico Letta più degli Hezbollah, coglieva con soddisfazione la “rottura dell’asse Pd-Islam” sul ddl Zan, segnalando che “per Ucoii è legge antireligiosa”.
Si dava conto, infatti, delle dure posizioni espresse sul merito, oltreché dell’Unione delle Comunità islamiche in Italia, da Davide Piccardo, direttore del periodico islamico La Luce, convinto che non si possano condividere “leggi controverse sotto il profilo etico quando non chiaramente antireligiose”.
Sulla medesima linea, il fondatore stesso dell’Ucoii, Roberto Hamza Piccardo, che ha lanciato un diktat “contro i partiti della sinistra che portano avanti il loro progetto gender fin nelle scuole dell’infanzia, per legge”.
Diciamo la verità, non sembrano parole uscite, belle croccanti, dalla bocca di Salvini (e dunque di Faraone)? È un altro miracolo dell’amore: il leader leghista che poteva anche svenire davanti a un kebab, terrorizzato dalla imminente invasione islamica per esorcizzare la quale agitava il rosario come una clava, improvvisamente contro la legge Zan impugna la spada dell’Islam.
Adesso chi lo dice alla senatrice Santanchè (che alla parola fatwa si barrica in casa) che può anche esistere una fatwa buona: l’omotransfobia?
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“RENZI DICE CHE I VOTI IN SENATO NON CI SONO? LA MAGGIORANZA E’ LA STESSA CHE HA APPROVATO LA LEGGE ALLA CAMERA”
La prima settimana parlamentare di discussione generale in Senato del disegno di legge Zan si è conclusa. La prossima si aprirà con il termine per la presentazione degli emendamenti, fissato per martedì.
Per fare un punto della situazione Fanpage.it ha intervistato il deputato del Partito Democratico e primo firmatario della legge, Alessandro Zan, che è intervenuto durante la diretta Youtube di oggi: “Il dibattito che abbiamo sentito al Senato è stato incommentabile”, ha attaccato subito il parlamentare dem. “Ci sono state tre votazioni – ha ricapitolato – una che voleva il ritorno in commissione della legge, su proposta di Ostellari, ed è stata respinta”.
Poi sono state presentate le pregiudiziali di costituzionalità, “usate dall’opposizione per affossare la legge, e sono state tutte respinte”. Terzo voto “una sospensiva votata l’altro ieri”, perché si riteneva che “questo provvedimento non fosse sufficientemente maturo per affrontare l’iter in Aula”. Respinta anche questa. “Il 20 luglio scadrà il termine per presentare gli emendamenti, vedremo chi e quanti ne presenterà – ha continuato Zan – Capiremo chi sta dalla parte della legge contro i crimini d’odio e chi la vuole solo affossare”.
Zan ha spiegato che “ci sono tante fibrillazioni, soprattutto tra alcuni senatori c’è una non conoscenza del tema, molti ne parlano dentro uno scontro politico, ma quasi nessuno affronta i contenuti”.
Fare una mediazione togliendo l’identità di genere perché è un tema divisivo “è come se volessi togliere da una legge la lotta al razzismo, in che senso è divisivo?”. Intorno a questo termine “è stato costruito un dibattito che nulla c’entra con la legge”, anche perché “è un termine già presente nelle nostre leggi”.
Se invece “usiamo altre parole inventate lasciamo scoperte dalle tutele tantissime persone, circa 400mila nel nostro Paese”.
Questo dibattito, secondo il deputato, è “inaccettabile”, perché “parliamo di diritti umani”. Il ddl Zan “è già frutto di una mediazione, che ha tenuto dentro diverse sensibilità”. Non si può mediare “sulla vita della gente, sul futuro di queste persone, perché sarebbe vergognoso e inaccettabile”.
Il deputato si è concentrato anche sul ruolo di Renzi: “Lui dice che i voti in Senato non ci sono, ma conti alla mano i numeri ci sono, con la stessa maggioranza che ha votato alla Camera il disegno di legge”.
La senatrice Masini ieri “ha fatto un bellissimo discorso al Senato, molti dentro Forza Italia la pensano come lei”. Ma attenzione agli altri partiti: “Fare la mediazione con la Lega è come far entrare un lupo in un recinto di pecore – ha avvisato Zan – La Lega non è credibile, perché le loro azioni sono state tutte volte ad ostacolare la legge, se siamo ancora a questo punto è colpa di Lega e Fratelli d’Italia che hanno fatto un ostruzionismo pesantissimo”.
(da Fanpage)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“LA SITUAZIONE TORNA A PEGGIORARE”
Il dato da cui partire per capire cosa succederà nelle prossime settimane è
l’aumento dei contagi, dovuto soprattutto alla variante Delta ad alto tasso di trasmissibilità tra chi non è vaccinato e in alcuni casi anche tra chi ha ricevuto una sola dose.
L’indice Rt, che indica il numero di persone che possono essere contagiate da una persona che ha contratto il Covid, negli ultimi sette giorni è salito da 0,66 a 0,91, tornando a sfiorare l’1, come non succedeva dallo scorso marzo.
Di conseguenza è salita anche l’incidenza settimanale, da 11 casi per centomila abitanti a 19 per centomila. Solo due settimane fa si era sfiorato il punto più basso della discesa, cioè 9 contagiati ogni centomila abitanti.
Tutto ciò accompagnato dal rischio che la campagna vaccinale subisca una battuta d’arresto, soprattutto per quanto riguarda le fasce d’età più basse che dovrebbero essere vaccinate con Pfirzer o Moderna, le cui dose vengono conservate per completare il ciclo vaccinale di chi già ha avuto la prima.
Ad oggi sono 59.966.908 le dosi di vaccino somministrate in Italia. Le persone che hanno completato il ciclo vaccinale sono 25.792.725, il 47,76 % della popolazione over 12.
Si registra una brusca frenata della somministrazione delle prime dosi. Due giorni fa su 552mila dosi, solo 86mila sono state iniettate a persone che hanno iniziato il ciclo vaccinale. Secondo i dati elaborati dalla fondazione Gimbe, siamo passati dai quasi 3 milioni di prime dosi della settimana dal 7 al 13 giugno alle poco più di 800mila della settimana dal 5 all’11 luglio con un calo del 73%.
Una flessione fisiologica legata all’aumento dei richiami, ma ciò che emerge dagli studi degli studi di ricerca è l’ormai mancato utilizzo dei vaccini AstraZeneca e Johnson&Johnson, circa due milioni di dosi sono rimaste in frigo e non possono essere somministrate agli under 60, come deciso a giugno, mese in cui in fretta e furia è stato necessario riprogrammare l’intera campagna vaccinale.
Ne deriva che i più giovani devono aspettare il loro turno per ricevere Pfizer o Moderna e per adesso si sta dando priorità al completamento delle seconde dosi. Per fare un esempio, in Lombardia il primo slot utile per vaccinare la fascia d’età tra i 12 e i 18 anni è il 23 agosto. Tutto ciò aggravato dal fatto che oggi l’Iss ha ricordato come stiano aumentando i contagi proprio fra i giovani, spesso asintomatici.
È facile immaginare chi ne pagherà le conseguenze: le scuole, con il rischio che per il terzo anno continui la didattica a distanza poiché la gran parte degli studenti non sarà vaccinata.
Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in videocollegamento col Web Marketing Festival in corso a Rimini lancia un messaggio: “Il primo appuntamento è settembre. Faccio un appello alla vaccinazione, a tutti i ragazzi e ragazze, e a tutti coloro che sono parte della scuola. Vacciniamoci, facciamolo come atto di responsabilità collettiva”. Se è vero che il 15% degli insegnanti ha rifiutato il vaccino, è anche vero che ancora è difficile stimare il numero di studenti no-vax a causa dei ritardi che si stanno registrando in molte Regioni.
Regioni che vedono il virus diffondersi, in queste ultime settimane, soprattutto tra i giovani, che fanno più vita di gruppo e non sono ancora vaccinati. I contagi, come si è detto, sono in forte aumento. Non si registra invece una pressione sul sistema sanitario. E ciò è diventato motivo di scontro all’interno della maggioranza. Tra chi vorrebbe cambiare i parametri che determinano l’ingresso in determinata fascia di colore e chi invece vuole mantenere quelli stabiliti nei mesi scorsi.
Questa settimana nessun territorio dovrebbe passare in zona gialla, l’Italia quindi resterà bianca. Ma sulla prossima c’è già qualche dubbio che si trasforma in certezza se si pensa alla prima settimana d’agosto e all’aumento costante dei contagi.
Questo aumento dei contagi, non è accompagnato dall’occupazione dei posti letto in ospedale, rischia di decretare chiusure dei ristoranti e coprifuoco proprio nel bel mezzo della stagione estiva. Per adesso il ministro Speranza e gli scienziati non vogliono saperne di un cambio dei parametri ma i partiti, non solo quelli di centrodestra, iniziano a insistere. La palla molto presto passerà a Mario Draghi che dovrà fare i conti con una crisi economica mai finita e con il rischio di un peggioramento se l’Italia tornasse in zona gialla.
(da la Repubblica)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
GIA’ 73 CASI DOPO ITALIA-BELGIO IN UN PUB DI MONTEVERDE, QUASI TUTTI UNDER 25
Abbiamo gioito, alzato le braccia al cielo per esultare, abbiamo guardato con apprensione la nostra Italia di fronte ai megaschermi, tutti insieme, abbracciati, affollati.
Siamo scesi nelle strade sventolando bandiere tricolori piangendo per la gioia. E abbiamo vinto. Tutto vero, ma quale sarà il prezzo da pagare per Euro 2020 lo scopriremo solo nelle prossime settimane.
Emergono i primi dati circa un nuovo focolaio Covid, nato in un pub di via del Casaletto, a Monteverde, nel corso dei quarti di finale tra la nazionale italiana e quella belga.
Qui, a seguito della partita, i contagiati erano 16. Ora, i casi confermati dall’Asl Roma 3 sono saliti a 73 ed altri sono in attesa di scoprire l’esito del tampone. La fascia d’età dei coinvolti nel focolaio va dai 14 ai 60 anni, di cui però la maggior parte maschi e 61 con un’età inferiore ai 25 anni.
Ma la preoccupazione maggiore resta legata ai dati che emergeranno nei prossimi giorni, in relazione ai festeggiamenti per i successi della nazionale: dagli assembramenti di fronte ai megaschermi delle principali città italiane alla folla di centinaia di migliaia di giovani che ha seguito con entusiasmo il pullman degli azzurri, per gran parte non vaccinati e senza mascherine.
Proprio per contrastare il diffondersi del virus e il propagarsi di nuovi focolai è sempre più necessario vaccinarsi, come ribadito dall’assessore alla sanità laziale Alessio D’Amato: «E’ inevitabile un aumento dei contagi nelle prossime settimane. Pagheremo il conto dei festeggiamenti per gli azzurri. Oggi è importante vaccinarsi, dobbiamo arrivare alla prima settimana di agosto al 70% e nelle settimane successive all’80% per cento della popolazione over 12 vaccinata».
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA GUERRA INTERNA HA INDEBOLITO SIA IL MOVIMENTO CHE CONTE
La foto di Giuseppe Conte e Beppe Grillo sorridenti in un ristorante a Marina di
Bibbona che suggella la pace tra i due è stata già rinominata il patto della spigola e secondo i sondaggi politici di Demos per Repubblica la guerra interna al Movimento 5 Stelle ha fatto molto male ai pentastellati ma anche alla popolarità dell’ex presidente del Consiglio. Ci sarà un’inversione di tendenza?
I sondaggi politici illustrati da Ilvo Diamanti vedono la Lega ancora primo partito con il 20,5%, tallonato però da Fratelli d’Italia che insegue a meno di mezzo punto percentuale. Mentre il Partito Democratico è fermo poco sotto quota 20, precisamente al 19,7%, colpisce il trend negativo del Movimento 5 Stelle che secondo la rilevazione di Demos passa rispetto al sondaggio effettuato a maggio perde oltre 2 punti passando dal 17,7% al 15,3. La lunga traversata nel deserto dopo l’annuncio di Conte capo politico ha pesato parecchio:
Tutti gli altri partiti sono più lontani. Compreso il M5S, alleato del PD. Ma oggi in chiara difficoltà. Sul piano interno, anzitutto. Logorato dalle polemiche fra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Il fondatore e l’ex Presidente del Consiglio, oggi “leader in pectore”. Le conseguenze di queste tensioni appaiono evidenti. Anzitutto, nelle stime elettorali, che vedono il M5S in grande calo. Poco sopra il 15%: 2 punti in meno, rispetto agli ultimi mesi. Ma molto più se consideriamo le elezioni politiche del 2018, rispetto alle quali appare più che “dimezzato”.
Altro indizio di come la guerra interna abbia logorato il consenso del Movimento 5 Stelle è la perdita di popolarità di Giuseppe Conte.
Nella rilevazione Demos sull’indice di gradimento dei leader politici infatti Giuseppe Conte è al terzo posto dopo Mario Draghi e Luca Zaia, ma secondo Demos perde quasi dieci punti rispetto a maggio, passando dal 68% al 59.
Un calo che gli è costato il secondo posto, conquistato ora dal presidente della Regione Veneto. Conte deve la sua popolarità quasi esclusivamente all’elettorato grillino, che lo sceglie per il 91%.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LO STATUTO E’ LO STESSO, LA DIARCHIA PURE MA SORRIDONO PER NECESSITA’
“E ora pensiamo al 2050!”. Con queste parole il Garante del M5S Beppe Grillo pubblica sul suo profilo Facebook la foto della “pace” tra lui e Giuseppe Conte, 15 luglio 2021.
Nell’immagine i due sono seduti al tavolo del ristorante di Marina Di Bibbona teatro dell’incontro, mentre parlano sorridenti.
Il Movimento 5 stelle è quel posto dove sono possibili cose impossibili (cit.). Giuseppe Conte si siede a tavola con Beppe Grillo, foto di rito da diffondere alla stampa, sorrisoni e pace fatta, si riparte tutti insieme. Il nuovo capo politico appena due mesi fa era uno che “non ha visione politica, né capacità manageriali, non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”.
Per Grillo un disastro, insomma, ritornato ad essere il tizio preso per strada a caso per governare ma che dio ce ne scampi una seconda volta, guai a dargli il Movimento in mano.
Era il 29 giugno, arrivati a metà luglio tutto risolto, si riparte tutti insieme, si comincia da Marina di Bibbona, dove Conte è arrivato per rimanere lontano da occhi indiscreti, certo, per non rischiare di sottoporre Grillo a Roma alle pressioni dei parlamentari, vero, ma anche per certificare che quella che nasce nel Movimento 5 stelle è una diarchia, due consoli che si sono guardati in cagnesco, che non si fidano più fino in fondo l’uno dell’altro ma che non avevano alcuna convenienza a rompere.
Dice Luigi Di Maio rallegrandosi che “non è sempre necessario scegliere tra due parti”, togliendo il velo all’ipocrisia di chi si vuol convincere che il vertice pentastellato marci unito come un sol uomo.
Rimangono le differenze, rimangono le distanze. Salvo alcuni accorgimenti introdotti dai sette che hanno mediato in questi ultimi giorni, rimane nella sostanza anche lo Statuto su cui tanto si è discusso e tanti schiaffoni sono volati fino a non più di dieci giorni fa. A Conte la linea politica, la comunicazione, le scelte dell’organigramma.
A Grillo la nomina degli organi di garanzia, il Comitato di garanzia che fa applicare le regole interne (dalla concessione del simbolo alle norme per le candidature) e i Probiviri, coloro che hanno potere di espellere e reintegrare, la possibilità di sfiduciare il Presidente con una chiamata al voto del web.
Il primo banco di prova la giustizia. “Pensaci tu, ne sai più di me”, l’investitura di Grillo all’ex premier, la cui contrarietà alla riforma presentata dal ministro della Giustizia Marta Cartabia è nota.
Sarà un battesimo del fuoco, dopo che l’avvocato di Volturara Appula aveva già manovrato per imporre il proprio candidato nel Cda della Rai mentre ha schivato tutti i principali temi dell’agenda. “Ora qualcosa sul ddl Zan lo dovrà dire”, morde il freno un deputato.
Nelle scorse ore è circolato un video del fattoquotidiano.it e di Fanpage che incalzavano Conte sulla legge in discussione al Senato, le chat dei parlamentari si sono rimbalzate le moine e il silenzio offerti in risposta dal nuovo capo. Certo, anche Grillo ne esce ammaccato, con l’opinione generale dei parlamentari incline a pensare che “abbia perso ai rigori”, come dice uno di loro, per aver dato il via libera a uno Statuto molto vicino alla stesura originaria dell’avvocato del popolo.
Fonti vicine al fondatore parlano di un incontro “cordialissimo”, di “piena sintonia”, un gergo che fa tanto Prima Repubblica. Così come dalle liturgie di partito sembrano arrivare le modalità scelte, a pranzo fuori e non in casa, come da chi ormai non ha più paura di farsi notare, anzi, la foto in abiti casual, maglietta nera attillata per Conte, una camicia floreale per Grillo.
A Roma il clima non è dei più sereni. Il rospo dell’imposizione di un candidato in Rai che era stato bocciato dai commissari in Vigilanza ha destato più di qualche malumore, senza contare che Conte si troverà subito a mediare tra chi nei 5 stelle è fautore di un compromesso sulla riforma della giustizia e chi vorrebbe sommergerla di emendamenti, senza curarsi degli appelli di Draghi e della possibilità di un incidente per il governo, nella convinzione che non si possa abdicare su uno dei temi caldi da sempre per il mondo pentastellato.
Intanto tra domani e dopodomani verrà presentato pubblicamente lo Statuto, una sintesi si spera non barocca di quello “seicentesco” di Conte (copyright Grillo) e quello “medievale” di Grillo (copyright Conte). Poi si apriranno le due settimane previste dallo Statuto – quello attuale – prima della votazione che cambierà la carta fondamentale M5s e al contempo formalizzerà l’ascesa al potere dell’ex premier.
Nel mentre il futuro presidente soppeserà con il Cencelli del grillismo la nuova squadra, tra vicepresidenti e segreteria politica. In ballo i nomi dei fedelissimi Lucia Azzolina, Alfonso Bonafede, Mario Turco, ma anche Paola Taverna e Stefano Patuanelli, ma buone possibilità ci sono anche per le sindache uscenti Virginia Raggi e Chiara Appendino, quest’ultima data in pole position per una delle vicepresidenze. Nella margherita sfogliata da Conte anche Vito Crimi, che nell’anno e più di reggenza si è sobbarcato pochi onori e molti oneri, e Di Maio e Roberto Fico, autori della decisione definitiva.
“Adesso gli strumenti per fare bene ci sono tutti e Conte sarà un ottimo direttore d’orchestra”, dice Azzolina rallegrandosi per la pace fatta. Che succederà quando le bacchette a dirigerla saranno due?
(da Huffingtonpost)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
MA IL PROBLEMA E’ LA LEGGE ZAN, VERO?
Nella giornata di ieri la Squadra Mobile della Questura di Milano ha arrestato don Emanuele Tempesta, sacerdote della Diocesi, il quale si trova ora agli arresti domiciliari.
Secondo le prime informazioni raccolte dalla Diocesi – che al momento non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria – don Emanuele Tempesta è accusato di abusi sessuali su minori compiuti nel periodo che va dal febbraio 2020 al maggio 2021.
Nato nel 1992 a Rho, dopo l’ordinazione sacerdotale avvenuta nel giugno 2019 don Emanuele Tempesta ha ricevuto l’incarico di Vicario parrocchiale a Busto Garolfo (MI), nelle parrocchie di Santa Geltrude e dei Santi Salvatore e Margherita.
“La Diocesi di Milano prende atto con stupore e dolore di questa notizia e si impegna sin da subito ad approfondire i fatti, applicando le indicazioni del diritto universale della Chiesa e della Cei e a seguire le indicazioni che le verranno date dalla Santa Sede. Nell’assicurare la più completa disponibilità alla collaborazione con l’autorità giudiziaria per accertare la verità dei fatti, la Diocesi desidera altresì precisare che non è mai giunta alla Curia, al Vicario di zona e al parroco alcuna segnalazione relativa ai fatti oggetto dell’indagine.”
L’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, esprime la propria vicinanza alle comunita’ parrocchiali di Busto Garolfo e in particolare a tutti i soggetti in vario modo coinvolti nella vicenda.
La Diocesi, nel ribadire il suo impegno per garantire la migliore tutela a tutti i minori coinvolti nelle iniziative pastorali, ricorda inoltre che il 23 novembre 2019 è stato costituito il “Referente diocesano per la tutela dei minori” che, seguendo adeguate modalità di contatto, ha la finalità di accogliere le segnalazioni relative a presunti abusi su minori e di raccogliere gli elementi per una prima valutazione dell’Ordinario.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“TROPPE MENZOGNE SUL DDL ZAN, SIAMO UN PAESE CON SACCHE DI ARRETRATEZZA CULTURALE SUI DIRITTI CIVILI”
“Quando capì di me, mia madre mi disse ho paura per te, è comprensibile, i genitori
è normale si preoccupino. Ma non tutti sono costretti ad avere paura per una società immatura”.
Così Barbara Masini, senatrice di Forza Italia, intervenendo in Aula non nasconde la sua commozione, dietro la mascherina, spiegando che “sarebbe un peccato se questa legge non passasse”.
La senatrice azzurra ringrazia poi la sua capogruppo Anna Maria Bernini “per la sensibilità dimostrata nei miei confronti”. Ieri Masini, non ha partecipato al voto che chiedeva la sospensiva della legge in Aula, richiesta appoggiata anche da Fi.
Il ddl Zan “non parla di gestazione per altri, non parla di adozioni e non parla di teoria gender o di altre situazioni che ho sentito nominare in quest’Aula; parla di una cosa molto semplice: come ampliare le fattispecie dei crimini di odio anche alle discriminazioni e agli atti di violenza compiuti in ragione del sesso, del genere, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere di una persona”, ha spiegato Masini.
“Sul tema dell’omo-lesbo-bi-transfobia e di altre discriminazioni il nostro Paese ha sacche di arretratezza gravi e ciò non può essere negato o sminuito – ha aggiunto l’azzurra – . Secondo Eurobarometro l’Italia, tra i Paesi avanzati, è tra quelli in cui la popolazione ha più difficoltà nell’accettare una società paritetica, al punto di ritenere, in gran numero, che gli omosessuali non debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali”.
Per Masini si deve “provare fino all’ultimo perché, comunque la si voglia mettere, un ultimo miglio possibile per un tentativo di incontro c’è ancora. Non sto dicendo che porterà a un risultato – questo non posso saperlo – ma so che è necessario provarci se davvero qui teniamo tutti ai diritti e non alle bandiere”.
(da agenzie)
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