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OBBLIGO VACCINALE, IL GOVERNO PER ORA DICE NO MENTRE NEGLI USA SI PARTE

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

L’OPPOSIZIONE ALLA MISURA DEI SOVRANISTI CHE VOGLIONO AVERE SULLA COSCIENZA ALTRI MORTI

Costituzionalmente fondata , ma politicamente dirompente e divisiva, l’introduzione dell’obbligo vaccinale tout court non è al momento all’ordine del giorno del Governo. Neppure “mitigata” per fasce di età o settori economici particolarmente esposti al pubblico.
Il punto di equilibrio – individuato e ribadito tra Palazzo Chigi e il Ministero della Salute – resta il percorso del green pass attraverso un uso “intelligente ed estensivo” – “massimo” lo ha definito il segretario dem Letta – in modo da convincere chi ancora ha dubbi ad aderire alla campagna vaccinale, del cui andamento sia Draghi che Speranza sono soddisfatti. Dopo la flessione agostana si confida di accelerare nuovamente, colmando il gap specie nelle Regioni più in ritardo.
Mentre il Pd si attesta sulla linea del segretario Letta, per un uso “esteso e ben disciplinato” del green pass, al suo interno ci sono voci dissonanti di peso: gli ex ministri Boccia e De Micheli si schierano apertamente per l’obbligo vaccinale.
Salvini invece lancia un altolà: “Nessuno si permetta di ipotizzare un obbligo generale, men che mai per i bambini”.
Forza Italia, con la capogruppo al Senato Bernini, si colloca nella metà campo opposta: “All’appello delle vaccinazioni mancano solo gli irresponsabili, per evitare un autunno difficile l’obbligo va imposto non solo per i dipendenti pubblici ma erga omnes”.
Fonti governative sottolineano che l’imposizione non esiste in nessun Paese e che gli stessi benefici in termini di salute pubblica si possono ottenere senza quei costi politici e di consenso che una misura così draconiana costerebbe.
Gli Usa tuttavia, dove la Fda oggi ha dato il via libera definitivo al vaccino Pfizer-Biontech – finora approvato, come tutti gli anti-Covid, in via emergenziale – cominciano a muoversi.
Il Pentagono annuncia come imminente l’obbligatorietà per i militari, così come avverrà nelle scuole pubbliche di New York.
Il microbiologo Andrea Crisanti mette l’accento sui possibili effetti di questa approvazione in termini di salute pubblica, anche in Italia: “Sono finiti gli alibi per chi non si voleva vaccinare, il vaccino è sicuro. E giuridicamente la decisione apre le porte a provvedimenti di legge che possono indurre all’obbligo”.
È chiaro che la strategia scelta dall’esecutivo di un approccio “graduale e proporzionale” sarà sottoposta a check periodici sulla base della curva dei contagi e dei risultati della campagna. Laddove la curva dei contagi o il numero dei ricoveri e dell’occupazione delle terapie intensive dovesse peggiorare drasticamente, quell’obbligo fuori dall’orizzonte di settembre potrebbe materializzarsi.
Ma per adesso finisce dopo pochi metri la fuga in avanti del sottosegretario alla Salute Sileri che in un’intervista alla Stampa aveva ipotizzato l’imposizione nel contesto della variante Delta: “È l’ultima chiamata per le vaccinazioni, se entro il 15 settembre non avremo superato la soglia dell’80% di immunizzati dovremo valutare la possibilità di una forma di obbligo… Andrei a proteggere chi ha più di 40 anni”.
Parole contestualizzate dallo stesso Sileri poche ore dopo: “Non credo che servirà l’obbligo con il trend che abbiamo. La vaccinazione va molto bene e arriveremo all′80% auspicato”. E ancora: “Lasciamo aperta per alcune categorie, per alcune fasce d’età la possibilità di una forma di spinta alla vaccinazione”.
A chiarire a HuffPost la linea governativa è Andrea Costa, anche lui sottosegretario alla Salute: “Che senso avrebbe parlare di obbligo oggi quando i cittadini stanno dimostrando grande senso di responsabilità e la campagna vaccinale ha raggiunto numeri importanti? L’obiettivo dell’80% di immunizzati entro fine settembre è perfettamente raggiungibile e bisogna continuare su questa strada dando fiducia agli italiani”. L’obbligo vaccinale resta sullo sfondo come extrema ratio: “Non sono contrario, ma è l’ultima ipotesi da prendere in considerazione. Settembre sarà decisivo”. Costa, invece, estenderebbe subito l’uso del green pass a tribunali e altri uffici pubblici, al trasporto pubblico e nel settore privato ai dipendenti dei supermarket. Di certo Sileri interpreta una corrente di pensiero – quella del “fare di più e farlo in fretta” – che esiste. Ed emerge via via che ci si avvicina alla ripresa di settembre con la riapertura di uffici, scuole, attività parlamentare.
L’obbligo vaccinale lo chiedono dall’inizio dell’estate i presidi negli istituti scolastici. Il presidente dell’Anp Giannelli lo ribadisce: “Gli operatori scolastici andrebbero tutti vaccinati. Ero stato più morbido in passato ma ora credo che serva l’obbligo per questa categoria. 170mila non ancora vaccinati sono troppi”. Tesi rilanciata dall’azzurra Licia Ronzulli, prima firmataria di un disegno di legge depositato al Senato che va in questa direzione. Anche il governatore toscano Giani parla dell’obbligo vaccinale come un’evoluzione “naturale rispetto alle esigenze della comunità”.
Intanto l’America si muove e, in attesa che anche l’Ema dia il suo via libera definitivo, come spesso capita le scelte d’oltre oceano potrebbero avere un impatto anche in Europa.
(da Huffingtonpost)

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“STANCHI E PROVATI, NON HANNO PIU’ NULLA”: FOTO DI GRUPPO DEGLI AFGHANI IN ITALIA

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

IL RACCONTO DELLA CROCE ROSSA, SONO GIA’ PIU’ DI 2.000

I corpi stanchi, provati dagli ultimi giorni a Kabul. I volti segnati da tristezza e della frustrazione per la nuova crisi che il loro Paese sta vivendo.
Ma anche un barlume di speranza, perché l’aereo è atterrato, l’Afghanistan è lontano e davanti c’è la possibilità di una vita nuova.
Come sarà, se sarà difficile ricominciare da capo e con che mezzi, è un problema che non devono essere loro a porsi, almeno non adesso. Appaiono così a chi per primo li incontra all’aeroporto di Fiumicino gli afghani che stanno arrivando in questi giorni in Italia, grazie al ponte aereo per chi ha collaborato con il nostro Paese e per le loro famiglie.
Secondo i dati del ministero della Difesa sono oltre 3.350 i cittadini tratti in salvo da giugno scorso, circa 1.990 quelli già giunti in Italia negli ultimi giorni (di cui 547 donne e 667 bambini) e circa 1.300 quelli presso l’aeroporto di Kabul in attesa di partire.
“Da sabato è attivo un punto di accoglienza presso l’aeroporto e da allora abbiamo già sistemato circa mille persone negli alberghi, ovviamente senza dividere i nuclei familiari” afferma il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti in un video pubblicato su Facebook in cui ringrazia le associazioni di volontariato impegnate nelle operazioni.
Per loro ci sarà la quarantena – che alcuni connazionali arrivati nei giorni scorsi stanno già trascorrendo in varie zone, da Roma a Settimo Torinese, da Sanremo a Edolo, in provincia di Brescia – e poi riceveranno una sistemazione.
Dal Viminale fanno sapere che quasi tutte le Regioni hanno dato la disponibilità ad accogliere, che le persone arrivate saranno sistemate a piccoli gruppi, di 10, 20, 30 al massimo, facendo attenzione a tenere insieme in nuclei familiari.
La logica, insomma, non sarà quella dei centri di accoglienza di grandi dimensioni. Gli afghani che hanno collaborato con gli italiani – e le loro famiglie – vivranno in strutture piccole, sparse per l’Italia, statali o degli enti che hanno dato la disponibilità. In attesa che la quarantena precauzionale per il Covid finisca per chi già è arrivato, ora c’è la macchina della prima accoglienza da gestire, per chi è in procinto di atterrare. Ancora centinaia di persone da assistere, rifocillare. Confortare. Perché se la pelle è salva, l’orrore appena lasciato alle spalle non si cancella in quale ora di volo.
(da Huffingtonpost)

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BORGHI, DA NO EURO A NO VAX

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO LEGHISTA “GIGANTE DELLA CAPRIOLA”

Il leghista Claudio Borghi si conferma un gigante della capriola. Guardate che saperla fare è un’arte. Serve talento puro. E purissima faccia tosta. Perché le capriole di Borghi sono politiche. Così meravigliose da sembrare irrealizzabili. Ma posso testimoniare: è un vero campione.
Una volta ero a un metro, forse meno. Mario Draghi aveva da poche ore ricevuto l’incarico di formare un nuovo governo e il mitico Borghi veniva giù camminando per via degli Uffici del Vicario, la stradina che da Montecitorio scende verso Campo Marzio. Gruppetto di cronisti e cameramen, groviglio di fili e microfoni e lui in mezzo, lo sguardo pensoso (è un trucchetto di molti politici: lo mettono su sperando di dissuaderti).
Com’è, come non è, un cronista la domanda gliela butta sui piedi: gira voce che lei abbia cambiato idea su Draghi, è vero? Allora Borghi alza la testa e, un filo schifato, fa: «Cambiato idea, io?». Lei è un noto nemico della BCe, ha scritto cose terribili sull’Unione Europea e ha sempre considerato Draghi come il male assoluto.
«Veramente per me – ribatte lui – Draghi è come Ronaldo, un fuoriclasse». E lo dice convinto. Con una promessa di sorriso. Avete presente quando il mago Silvan tirava fuori dall’orecchio il dieci di picche e poi, di colpo, compariva una colomba che partiva in volo? Uguale. Però da quel preciso istante è chiaro a tutti che la presenza di Borghi, nella Lega, non ha più alcun senso.
E allora? Che si fa? Borghi ci pensa qualche mese, poi l’ideona: da No Euro divento No Vax. Così inizia un nuovo martellamento. Rilascia interviste, partecipa a un paio di sit-in con una decina di invasati, è contrario al Green Pass e naturalmente polemizza sempre sul generico, parla per slogan, non ci capisce niente di vaccini ma va tranquillo e borioso: tanto in Italia la competenza non è quasi mai richiesta (del resto anche il ministro degli Esteri è convinto che la Francia sia una democrazia millenaria e Pinochet un dittatore venezuelano)
La domanda, a questo punto, è: Borghi non si è vaccinato? Oppure zitto zitto le due salvifiche siringate se le è sparate anche lui e fa bassa propaganda con la salute degli altri? (Per la cronaca: i governatori leghisti Zaffa, Fontana e Fedriga, impegnati sul fronte anti Covid, sono furibondi con il furbacchione).
(da Il Corriere della Sera)

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PERCHE’ SI CHIAMA “LA VERITA'” SE FA DISINFORMAZIONE?

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

IL CASO DELLA MIOCARDITE DEL CALCIATORE OBIANG DIVENTA OCCASIONE PER AMMICCARE AI NO VAX

La Verità è speculare. In due sensi: racconti allo specchio che restituiscono una versione dei fatti al contrario (rispetto ai titoli) e storie (false e smentite dagli stessi contenuti pubblicati e venduti al pubblico) che “speculano” nel tentativo disperato di trovare un pubblico di riferimento.
Il caso Pedro Obiang è l’esatto emblema di come il quotidiano di Maurizio Belpietro vada nella direzione opposta rispetto al nome della testata.
Il calciatore del Sassuolo, infatti, è stato ricoverato per una miocardite. Il giornale sovranista trova – nel titolo – l’immediata correlazione con il vaccino, ma nell’intervista esclusiva pubblicata a corredo del loro stesso articolo arriva la smentita. E parliamo dell’edizione cartacea non di quella online.
Ecco il titolo che compare (in duplice versione) sull’edizione de La Verità venduta in edicola ieri (domenica 22 agosto).
E in prima pagina il taglio è ancora più netto, dando per assodata la correlazione tra l’infezione al miocardio riscontrata sul centrocampista della Guinea Equatoriale che milita nelle file del Sassuolo.
La notizia della miocardite è reale. È stata confermata anche dallo stesso club neroverde. Il 29enne è stato anche ricoverato a Modena e seguito costantemente dai medici del nosocomio emiliano. A raccontarlo è stato lo stesso calciatore che, una settimana fa, ha pubblicato un post Instagram di ringraziamento.
Passiamo alla bufala. A darci una mano in questo (facile) lavoro di debunking – pensate un po’ – è lo stesso giornalista che lavora per il quotidiano di Belpietro. Perché il titolo che ammicca con certezza alla correlazione tra miocardite e vaccino viene smentito dal contenuto dello stesso articolo. A parlare al giornale sovranista, infatti, è un medico che è voluto rimanere anonimo. Ma scopriamo cosa dice.
«Miocardite dovuta al vaccino? Non è sicura, perché comunque aveva un focolaio broncopneumonico e ha fatto anche una terapia antibiotica. Non è facilmente documentabile. Non è che si fa un’indagine istologica e si capisce se è stato il siero. Ormai è stato dimesso». Insomma, lo stesso esperto citato da La Verità per realizzare questo articolo su Pedro Obiang dà una versione che smentisce il titolo allarmistico (e che ammicca ai No Vax) del quotidiano di Belpietro. E se questo non basta, il medico prosegue: «Stiamo parlando di uno che è stato in Africa, a casa sua, dove si è infettato e verosimilmente questa infezione ha causato la miocardite. No, non ha contratto il Coronavirus. Il tampone era negativo ed era vaccinato, ma non credo ci sia una correlazione diretta con questo. Comunque, adesso dovrà osservare un periodo di stop dall’attività agonistica di circa 6 mesi, poi servirà un’ulteriore valutazione». Una versione ben differente. Eppure La Verità continua a speculare. Forse è arrivato il momento di cambiare nome (almeno per coerenza tra i titoli e quel che poi scrive).
(da agenzie)

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E IL CONSOLE ITALIANO A KABUL PORTA IN SALVO UN BAMBINO

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

DA GIORNI E’ IMPEGNATO NELLE OPERAZIONI DI EVACUAZIONE DI CONCITTADINI E AFGHANI

Non si ferma il lavoro del console italiano a Kabul, Tommaso Claudi, che da giorni è impegnato nelle operazioni di evacuazione di concittadini e afghani dal Paese tornato in mano ai talebani.
In alcune foto diventate virali sui social, lo si vede mentre aiuta un bambino, spaventato dalla ressa e in lacrime, a superare un muro nel perimetro interno dell’aeroporto, dove si accalcano le persone in attesa di un volo per fuggire.
Giubbotto antiproiettile ed elmetto a tracolla, Claudi solleva il bambino dell’apparente età di 6-7 anni, prendendolo dalle braccia di un uomo che glielo porge e sottraendolo così alla calca delle persone in attesa – tra cui donne e bambini – sotto lo sguardo vigile di un soldato.
“Grazie Tommaso”, scrive in un tweet il segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi.
(da Avvenire)

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VECCHI RIVALI E NUOVI AMICI: INSIEME NELLA RESISTENZA CONTRO I TALEBANI

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

SU CHI PUO’ CONTARE IL COMANDANTE MASSUD

Ahmad Massud, il figlio del comandante Ahmad Shah, sta guadagnando in popolarità da diversi mesi, sin da prima del collasso della Repubblica Islamica.
Rimane tuttavia un leader non testato, specie sul piano militare. Le sue milizie hanno fatto poco in maggio-agosto, anche perché i talebani non hanno raggiunto il Panshir prima della caduta di Kabul.
In Panshir, Ahmad e i suoi alleati (tra cui l’ex presidente Saleh e l’ex ministro della difesa Mohammadi) possono mobilitare fino a 3.000 seguaci e sfruttare la complessa geografia della provincia per resistere ai talebani. Possono contare anche su vaste scorte di armi e munizioni accumulate nella provincia, originariamente per essere nelle condizioni di resistere ai governi di Karzai e di Ghani.
Ma al contrario di suo padre negli anni ’80 e ’90, Ahmad almeno inizialmente non può contare su molto aiuto delle regioni vicine. La rivolta nei giorni scorsi di alcune milizie in Andarab, una regione confinante con Panshir, gli offre però qualche speranza, specie considerato che gli andarabi sono tradizionali alleati dei panshiri e potrebbero mobilitare migliaia di uomini. Per sopravvivere ed espandere la resistenza, però, Ahmad ed i suoi alleati devono convincere altri gruppi nelle regioni circostanti ad unirsi a loro.
Dato che i talebani non hanno disarmato le varie milizie che dominano gran parte delle aree rurali afghane, una rivolta potrebbe in linea di principio diffondersi rapidamente. Candidati di primo piano ad unirsi ai panshiri sono le milizie di Kapisa, altra provincia confinante col Panshir, specie i nijrabi. Sebbene negli ultimi tempi non siano andati molto d’accordo con i panshiri, i nijrabi in giugno-agosto hanno combattuto i talebani più aspramente di qualsiasi altra milizia. Sono circa 800 uomini.
Decisivo nel lungo periodo sarà comunque l’atteggiamento delle forze di Salahuddin Rabbani nel Nord-est (diverse migliaia) ed altri gruppi minori, tutti tagichi e come i panshiri con radici nella “Jami’at Islami” del padre di Rabbani. Senza queste forze una resistenza non sarà sostenibile. Rabbani, però, è stato uno dei primi a mettersi d’accordo con i talebani ed ha rapporti stretti con gli iraniani, che non vogliono che si allontani da loro.
Gli altri attori di un qualche peso che si sono messi in contatto con Ahmad Massud sono quel che rimane degli Uzbeki del generale Dostum, alcuni dei quali sono riusciti a raggiungere il Panshir, e Alipoor, il comandante hazara che negli anni passati aveva sfidato il governo di Kabul nella regione centrale dell’Hazarajat. Tra gli uomini di Massud e quelli di Rabbani c’è di mezzo la regione di Mazar-i Sharif, in passato controllata da Atta Mohammad Noor, un altro uomo forte della vecchia “Jami’at”, attualmente rifugiato in Uzbekistan. La prestazione di Atta sul campo di battaglia in maggio-agosto è stata deludente, ma lui sostiene di volersi unire alla resistenza. Pochi sono disposti però a fare affidamento su di lui.
Tra gli uomini di Alipoor (un migliaio) e quelli di Massud ci sono i gangster e i comandanti di Parwan, molti dei quali si sono messi d’accordo con i talebani. Anche loro legati alla “Jami’at”, potrebbero considerare la resistenza se rimanessero delusi dal nuovo regime. Potenzialmente, ci sono alcune migliaia di miliziani in Parwan, ma questi gangsters non sono mai andati d’accordo gli uni con gli altri e difficilmente lo faranno in futuro.
Come si vede, far partire una resistenza anche solo tra i non-pashtun (tagiki, hazara ed uzbechi) non è così semplice: gli interessi divergono. A ciò si aggiunge il fatto che ben pochi tra i leader pashtun vogliono avere a che fare con i panshiri e mai accetterebbero di partecipare a un movimento guidato da loro. Dostum e Alipoor sono altre ossessioni (negative) fisse di molti pashtun. Pertanto, un movimento d’opposizione con tali pedigree non potrebbe estendersi all’Est e al Sud.
In realtà, Ahmad Massud è conscio dei problemi che la “seconda resistenza” deve affrontare. Al contrario di Dostum e Saleh, che non hanno nulla da perdere (avendo già perso tutto), Ahmad Massud deve pensare anche agli interessi della sua comunità, la valle del Panshir. Chiaramente, i talebani metterebbero la valle sotto assedio se la resistenza dovesse spiccare il volo. Di recente Ahmad ha accettato la mediazione di Abdullah per trattative con i talebani. Secondo fonti vicine ad Abdullah, negli ultimi giorni i talebani avrebbero accettato di incrementare la loro offerta originaria di un 15% del “bottino” al 30%. I talebani hanno anche “riabilitato” il padre di Ahmad, Ahmad Shah, che fu assassinato da Al Qaeda nel 2001.
Ahmad continua a negoziare, anche se ha rifiutato l’offerta del 30% come insufficiente. Secondo la fonte, ha dato la propria disponibilità ad un accordo se i talebani offriranno una quota del 50% di tutte le posizioni di potere ai vecchi “azionisti” della Repubblica Islamica.
I negoziati formali cominceranno solo ora con l’arrivo di Baradar, capo negoziatore dei talebani a Doha, accreditato come prossimo presidente della Repubblica, a Kabul. Per i talebani, comunque, il 50% è una soglia alta perché devono anche soddisfare tutti i raggruppamenti interni. I talebani dell’Est controllano Kabul e non potranno non ricevere la loro fetta, ma anche i talebani del Nord (Tagiki ed Uzbechi) reclamano a gran voce una rappresentanza.
L’instaurazione di un regime autocratico appare sempre più una chimera per i talebani, che oltretutto hanno bisogno di soldi per riattivare la macchina dello Stato afgano, ed uno spauracchio per i loro avversari. E se guardando al futuro il rischio reale fosse il caos?
(da agenzie)

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IN DIECI MILIONI RISCHIANO LA MORTE: E’ IL “POPOLO” DEI BAMBINI AFGHANI

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

PENSATE AD UN PAESE PIU’ POPOLATO DELLA SVIZZERA, DELL’IRLANDA, DELLA NORVEGIA E DELLA SCOZIA. E PENSATELO POPOLATO SOLO DI BAMBINI

Pensate per un momento a un Paese più popolato della Svizzera, dell’Irlanda, della Finlandia, della Norvegia, della Scozia, del Lussemburgo, della Danimarca, solo per restare in Europa. Pensatelo popolato solo di bambini. Dieci milioni.
E pensate a questo popolo di bambini che non ha assistenza umanitaria per sopravvivere. E’ il popolo dei bambini afghani.
Pensateci un attimo, e poi leggete quanto dichiarato da Henrietta Fiore, Direttore generale dell’Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia.
“Oggi, circa 10 milioni di bambini in Afghanistan hanno bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere. Si stima che un milione di bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave quest’anno e, senza cure, potrebbero morire. Un numero stimato di 4,2 milioni di bambini non vanno a scuola, fra cui oltre 2,2 milioni di bambine. Da gennaio, le Nazioni Unite hanno registrato oltre 2.000 violazioni gravi dei diritti dei bambini. Circa 435.000 bambini e donne sono sfollati interni.
Questa è la dura realtà che i bambini afghani affrontano, e rimane tale indipendentemente dagli sviluppi politici in corso e dai cambiamenti governativi.
I bisogni umanitari dei bambini e delle donne, inoltre, aumenteranno nei prossimi mesi a causa di una forte siccità e della conseguente carenza d’acqua, delle devastanti conseguenze della pandemia da Covid-19 e l’inizio dell’inverno.
Questo è il motivo per cui, dopo 65 anni in Afghanistan lottando per migliorare le vite di bambini e donne, l’Unicef rimarrà sul campo ora e nei giorni a venire. Siamo fermamente impegnati per i bambini del paese e il lavoro da fare per loro è ancora molto.
In milioni continueranno ad avere bisogno di servizi essenziali, fra cui assistenza sanitaria, vaccinazioni salvavita contro polio e morbillo, protezione, alloggio, acqua e servizi igienici. Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi nell’accesso delle ragazze all’istruzione – è vitale che questi risultati vengano preservati e che continuino le azioni di advocacy affinché tutte le ragazze in Afghanistan ricevano un’istruzione di qualità.
Al momento, l’Unicef sta espandendo i suoi programmi salvavita per i bambini e le donne – anche attraverso la fornitura di servizi per la salute, la nutrizione e l’acqua alle famiglie sfollate. Speriamo di espandere queste operazioni in aree che prima non potevano essere raggiunte a causa delle insicurezze.
Esortiamo i Talebani e altre parti ad assicurare che l’Unicef e i nostri partner umanitari abbia accesso sicuro, tempestivo e senza restrizioni per raggiungere i bambini che ne hanno bisogno ovunque si trovino. Inoltre, tutti gli operatori umanitari devono avere lo spazio di operare secondo i principi umanitari di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza. Il nostro impegno verso i bambini dell’Afghanistan è inequivocabile e il nostro obiettivo è fare in modo che i diritti di ognuno di loro vengano realizzati e protetti”, conclude Fiore.
L’allarme di Save the Children
La grave crisi alimentare che coinvolge i bambini afgani in un paese colpito dalla siccità rischia di peggiorare gravemente a causa della sospensione degli aiuti, mettendo a rischio migliaia di vite”. È l’allarme lanciato da Save the Children ricordando che l’Afghanistan, già prima dell’avanzata dei talebani, era il secondo paese a livello globale per numero di persone colpite dall’emergenza fame e malnutrizione. Secondo le stime, entro quest’anno la metà dei bambini al di sotto dei 5 anni nel paese è a rischio di malnutrizione acuta e avrà bisogno di trattamenti specifici per poter sopravvivere. A giugno – ricorda ancora l’organizzazione – è stato dichiarato ufficialmente lo stato di siccità in l’Afghanistan, per la seconda volta in quattro anni in un paese già sprofondato nella fame e nella povertà.
Un rapporto di giugno del Wfp (un) segnalava 14 milioni di persone in Afghanistan – oltre un terzo della popolazione – colpite dalla fame e una carenza di fondi per fornire assistenza adeguata. Tra loro si contavano circa due milioni di bambini dipendenti dagli aiuti alimentari. Il Covid-19, le restrizioni della circolazione, l’impossibilità di lavorare e l’aumento dei prezzi del cibo hanno fatto il resto portando la crisi alimentare nelle aree urbane a livelli senza precedenti. Dall’inizio di giugno più di 80.000 bambini in Afghanistan – secondo i dati Onu – sono fuggiti dalle loro case a causa dell’escalation delle violenze. “Abbiamo un dovere nei confronti del popolo afghano e del lavoro umanitario che deve continuare. I bambini hanno un disperato bisogno di accesso ai servizi essenziali, compreso il supporto nutrizionale per poter sopravvivere.”
Ad affermarlo è Hassan Noor, direttore regionale di Save the Children in Asia aggiungendo: “la comunità internazionale ha l’obbligo assoluto di garantire la loro protezione, i loro diritti e la loro sopravvivenza”. Save the Children opera in Afghanistan dal 1976 con interventi salvavita per i bambini e le loro famiglie in tutto il paese che ha ora dovuto sospendere temporaneamente. L’organizzazione ha fornito servizi sanitari, di accesso all’educazione e protezione dell’infanzia, di nutrizione e sussistenza, raggiungendo oltre 1,6 milioni di afghani nel 2020 e punta a riprendere le attività relative a salute, educazione e protezione dei bambini non appena sarà possibile farlo in sicurezza.
Piccoli “desaparecidos”
Sempre più bambini si stanno perdendo e scompaiono nel caos dell’aeroporto di Kabul, dove proseguono – senza non poche difficoltà – le operazioni di evacuazione di occidentali e afghani. E’ l’allarme lanciato da media locali come l’emittente ‘Ariana’, che ha raccontato la storia di una famiglia di Kabul che si sta prendendo cura di un bambino rimasto incastrato nel filo spinato e che, nonostante gli sforzi, non è ancora riuscita a rintracciare i suoi genitori.
Un bimbo rimasto incastrato nel filo spinato è ancora alla ricerca dei suoi genitori, una famiglia se ne sta prendendo cura. Il bambino, che ha circa 6 anni, ha dichiarato che la sua famiglia si era recata all’aeroporto nel tentativo di fuggire dal Paese. Apparentemente suo padre è caduto tra la folla e da quel momento in poi il bambino ha perso i contatti con entrambi i genitori. Giornalisti locali riferiscono che diverse persone stanno postando foto di bambini scomparsi all’aeroporto.
Non solo aggressioni, intimidazioni, minacce. I talebani in Afghanistan starebbero rapendo i figli di chi partecipa alla resistenza, circa 6.000 ex militari dell’esercito regolare o semplici civili in armi nella regione a nord di Kabul.
Lo riferiscono, spiega Tgcom24, Khair Mohammad Khairkhwa, ex capo dell’intelligence nella provincia di Balkh, Abdul Ahmad Dadgar, altro leader della rivolta, e due funzionari coperti dall’anonimato.
“I combattenti talebani – spiegano i 4 testimoni – hanno attaccato le case, bruciandole, mentre portavano via i bambini” dei partigiani che si riconoscono nella leadership di Ahmad Massoud, figlio del leone del Panjshir.
Solidarietà in divisa
“In questi giorni difficili che tengono tutti noi con il fiato speso per le sorti del popolo afghano, in particolar modo delle sue bambine e dei suoi bambini, desidero rivolgere un grazie commosso alle donne e agli uomini della Polizia di Stato”: lo dichiara Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia. “Siamo davvero orgogliosi delle agenti e degli agenti della Polizia di Stato che all’aeroporto di Fiumicino in queste ore fanno sentire tutta la loro vicinanza, che è anche la nostra, alle tante bambine e bambini afghani arrivati in Italia con i voli da Kabul”, prosegue.
“Impossibile non trattenere le lacrime nel vedere le immagini e i video di queste bambine e questi bambini con i cappellini della Polizia di Stato in testa sorridere felici mentre le agenti e gli agenti improvvisano per loro giochi di prestigio, disegni e intrattenimento di ogni tipo, riempiendoli di amore e attenzione, riuscendo ad interpretare al meglio questo loro difficile momento stando loro accanto con semplice amore, come se fossero figlie e figli loro, piccole umanità purtroppo sradicate improvvisamente dalla terra dove sono nati e cresciuti”.
“A queste donne e questi uomini dico, a nome di tutta la mia organizzazione, che l’Unicef è orgoglioso di voi!”. “Desidero ringraziare inoltre il capo della Polizia Lamberto Giannini, il capo delle Relazioni esterne Mario Viola e tutto lo staff della Polizia di Stato per questo grande atto di umanità dalla parte delle bambine e dei bambini afghani”.
L’appello delle Ong
Un appello firmato da 20 organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani – tra cui WeWorld, Action Aid Italia, Amnesty International Italia, Oxfam Italia, Save the Children – per chiedere al governo italiano e alla comunità internazionale «un’azione immediata in difesa del popolo afghano».
Sono quattro le richieste specifiche. In primis, «esortare tutte le parti in conflitto e adoperarsi in seno alla comunità internazionale per porre fine alla violenza, proteggere l’accesso umanitario e rispettare il diritto umanitario internazionale». Subito dopo arriva l’invito all’apertura rapida di corridoi ed evacuazioni umanitarie verso l’Italia «non solo per chi abbia collaborato con militari, diplomatici italiani e organizzazioni umanitarie, ma per chiunque si trovi in condizioni di vulnerabilità, garantendo loro sicurezza e incolumità, anche su suolo italiano».
Al terzo punto, l’aumento delle quote relative ai reinsediamenti e il sostegno a eventuali canali di ingresso integrativi, anche promossi dalla società civile: «Chiediamo che alle frontiere italiane venga garantito il diritto di asilo e il pieno accesso alle procedure per la sua richiesta e che si monitori affinché non avvengano respingimenti. Ancora, che l’Italia si adoperi in sede Ue affinché nessuno Stato membro attui rimpatri forzati di cittadini afghani”. Quarta richiesta, la tutela e la promozione dei diritti delle donne e dei bambini, vittime di violenze e discriminazioni: «A tal fine, l’Italia dovrebbe sostenere la società civile locale e l’attuazione di programmi di promozione e tutela dei diritti umani».
«L’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani», si legge nella nota congiunta, «siglato a Doha nel febbraio 2020 in vista della proposta di ritiro delle truppe statunitensi, ha rimandato la questione di una soluzione politica in Afghanistan ai colloqui diretti tra rappresentanti del governo afghano da una parte e rappresentanti dei talebani dall’altra. Così sono iniziati i cosiddetti “colloqui intra-afghani” lo scorso settembre a Doha, in Qatar e, a dicembre, le squadre negoziali avevano raggiunto un accordo solo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace”. Ciononostante, sottolineano, durante l’anno il conflitto armato ha continuato a mietere vittime tra i civili e a far crescere il numero di sfollati interni
Le donne e i bambini
La nota riporta i dati resi pubblici dalla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama): tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2.021 sono state censite 5.183 vittime civili: 1.659 uccisi e 3.524 feriti, tra i quali un numero altissimo di ragazze, donne e bambini. “Il numero totale di civili uccisi e feriti è aumentato del 47 per cento rispetto alla prima metà del 2020, invertendo la tendenza degli ultimi quattro anni e, rispetto ai primi sei mesi del 2020, il numero di bambine e donne uccise o ferite è praticamente raddoppiato. I diversi gruppi armati sono stati collettivamente responsabili del deliberato attacco e dell’uccisione di civili, tra cui insegnanti, operatori sanitari, operatori umanitari, giudici, leader tribali e religiosi e dipendenti statali. Gli attacchi si sono manifestati in aperta violazione del diritto internazionale umanitario, prendendo deliberatamente di mira persone e obiettivi civili».
Gli appelli di tutte le più importanti Agenzie dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie si susseguono senza soluzione di continuità. Nessuno può dire: non sapevo. Non ho visto.
Quel popolo di bambini merita rispetto, oltre che assistenza.
(da agenzie)

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INTERVISTA AL PREMIER ALBANESE EDI RAMA: “TRENTA ANNI FA ERAVAMO NOI GLI AFGHANI, ACCOGLIERLI PER NOI E’ UN DOVERE MORALE”

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“C’E’ UN CODICE DI ONORE CHE CI OBBLIGA AD ESSERE OSPITALI, LA CASA DI OGNI ALBANESE E’ DI DIO E DELL’OSPITE”

Presidente Rama, il suo Paese è pronto ad accogliere migliaia di profughi afghani in fuga dai talebani. L’Europa, e anche l’Italia, invece, mi sembra che ancora tentennino…
Quando si parla dell’Italia, purtroppo sono di parte, premette il Primo Ministro d’Albania rispondendo a SprayNews. Io mi sento anche italiano e non sono, quindi, nella posizione di chi può giudicare, anche perché, da fervente osservatore, quale sono, della politica italiana, capisco la complessità del problema. Posso parlare per il mio Paese. Per noi accogliere i profughi afghani è una cosa importantissima, naturale e morale. Trenta anni fa siamo stati noi gli afghani che cercavano ospitalità dall’altra sponda del mare. Noi, che all’epoca per il popolo italiano e per l’opinione pubblica europea sembravano degli alieni, come oggi sembrano gli afghani. Per un altro verso abbiamo una tradizione da onorare. L’Albania è l’unico Paese europeo che, prima e dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha ospitato gli ebrei. E’ un codice d’onore quello che ci obbliga a essere ospitali. Un codice, secondo il quale la casa di ciascun albanese è di Dio e dell’ospite. Credo che dobbiamo continuare a farlo anche per i nostri bambini. Anche loro devono coltivare, come un bene prezioso, questo senso di responsabilità verso l’altro in difficoltà, essendo figli di un popolo che, in vari momenti della sua storia, ha contato sull’ospitalità altrui.
Lei non vuole parlare dell’Italia perché non vuole giudicare un Paese che sente anche suo. Parliamo di Europa. Mi può spiegare i motivi della resistenza europea ad accogliere la vostra richiesta di entrare a far parte dell’Unione Europea. A me sembra che l’Albania abbia tutti i titoli necessari…
Anch’io credo che sarebbe giusto. Purtroppo, non la pensano nello stesso modo alcuni Paesi europei. Noi siamo europei, viviamo in mezzo all’Europa, ma non abbiamo una U davanti. Siamo europei, ma non Unione Europea. L’Unione è una casa che per il momento appartiene ad altri e loro hanno il diritto di decidere se siamo pronti o no. Purtroppo, ormai da anni paghiamo le conseguenze di un’Europa che non riesce a resistere alla pressione dei sondaggi. Una pressione, che si tramuta in un modo di essere della politica non sempre all’altezza dei suoi principi, dei suoi valori e dei suoi ideali.
Sondaggi che vi vogliono fuori dall’Unione Europea?
E’ un problema che non riguarda solo l’Albania. La paura dell’altro è cresciuta molto in questa Europa. Quando noi dei Balcani abbiamo intrapreso questo percorso di avvicinamento, dicevano che era un’iniziativa volta ad arginare i nazionalismi balcanici. Sarà anche vero, ma oggi noi, non solo l’Albania, ma tutti i i Paesi balcanici, siamo paradossalmente ostaggio di nazionalismi, che spingono in una direzione diversa e che purtroppo condizionano le agende politiche, anche quando i loro rappresentanti non sono direttamente al potere.
L’Albania, che ha deciso di ospitare migliaia di profughi afghani, è un piccolo Paese con problemi economici, presumo, acuiti dall’emergenza di una pandemia feroce. Non posso fare a meno di sottolineare che le vostre migliaia di profughi equivalgono, se rapportate all’Italia, ad almeno mezzo milione di persone…
Vede, io penso che non sia giusta la strada che collega la situazione economica e finanziaria di un Paese alla sorte di chi è fra la vita e la morte, se tu puoi fare qualcosa e dare loro una chance di vita e non lasciarli nelle mani della morte. Lei dice che, se si fa un rapporto automatico fra quelli che ospitiamo noi e quelli che dovrebbe ospitare l’Italia, il risultato darebbe per voi mezzo milione di persone. E’ esattamente lo stesso numero dei nostri fratelli del Kossovo, che nel 1999 riuscirono a sfuggire alla pulizia etnica di Slobodan Milosevic, trovando ospitalità e rifugio in Albania. Dal punto di vista economico eravamo, ovviamente, in condizioni molto peggiori di quelle di oggi, che sono certamente difficili, ma neppure paragonabili con quelle di allora. Eppure, non siamo spariti dalla faccia della Terra. Non abbiamo patito le conseguenze che ora si dice un Paese potrebbe patire, se accogliesse decine o magari centinaia di migliaia di profughi. Siamo, anzi, diventati, a mio giudizio, più ricchi moralmente e più forti mentalmente. E, poi, i numeri dicono che soprattutto i Paesi più sviluppati hanno necessità di una forza lavoro che può essere assicurata solo da chi arriva da fuori dei loro confini, perché le nuove generazioni non sono propense ad accettare qualsiasi tipo di lavoro. Noi accoglieremo i profughi afghani a prescindere perché, come le ho detto, gli albanesi conservano la memoria della loro storia. Una storia che ha scritto pagine straordinarie di accoglienza data e ricevuta. Una storia che non possiamo tradire. Assicurare un rifugio sicuro a chi fugge dalla morte talebana è per noi un dovere che supera ogni altra, al confronto insignificante, ragione.
(da Globalist)

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VACCINAZIONI COVID SONO CROLLATE AD AGOSTO: DA 550.000 AL GIORNO A MENO DI 200.000

Agosto 23rd, 2021 Riccardo Fucile

UN TERZO DEGLI ITALIANI NON E’ ANCORA VACCINATO, FANALINO DI CODA LA SICILIA

È già stato definito “il crollo d’agosto” dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Nell’ultimo mese, in effetti, il numero di vaccinazioni contro il Covid eseguite quotidianamente è colato a picco.
Nel mese delle vacanze per eccellenza sempre meno italiani si sono recati agli hub vaccinali per ricevere il vaccino, tanto che la media giornaliera è crollata da 550mila dosi somministrate a meno di 200mila in poche settimane.
Il rapporto tra prime e seconde dosi si è riequilibrato, a differenza di luglio, quando principalmente venivano somministrati i richiami, ma il dato del crollo verticale non può non preoccupare il governo e soprattutto la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo.
Se da un lato due italiani su tre sono stati immunizzati e già si parla di terza dose, c’è ancora il 33% dei cittadini che non è protetto dal virus.
Il grafico pubblicato dal presidente di Gimbe è chiarissimo: dopo il picco massimo raggiunto a inizio giugno, quando quotidianamente venivano somministrate più di 600mila dosi, a luglio il dato si era stabilizzato intorno a 550mila.
Poi, però, il crollo ad agosto: circa 450mila al giorno durante la prima settimana, per scendere a 300mila la seconda. La scorsa settimana la media è stata sotto alle 200mila iniezioni quotidiane.
Tutto ciò nonostante, sempre secondo i dati riportati da Gimbe, il numero di dosi consegnate sia aumentato. Insomma, non è un problema di fornitura. La scorsa settimana ne sono arrivate quasi quattro milioni (tre e mezzo di Pfizer e il resto di Moderna), a fronte di meno di un milione e mezzo di somministrazioni.
Quali Regioni sono più indietro con le vaccinazioni contro il Covid
Secondo i dati pubblicati dalla Fondazione Gimbe e aggiornati a questa mattina, le Regioni che hanno vaccinato di più i propri cittadini sono Molise, Puglia e Lombardia. Questo, però, considerando gli italiani immunizzati con almeno una dose.
Il Lazio, invece, è in testa se si guarda ai cittadini completamente immunizzati: sono il 65,9%, con la Lombardia a 65,7%. Male, in tutti i sensi, Sicilia e Provincia di Bolzano. Sono ultime sia per quanto riguarda la somma tra ciclo completo e prime dosi, sia per i cittadini immunizzati: il 54,4% hanno completato il ciclo in entrambi i territori, in Sicilia l’8,5% ha ricevuto la prima dose, a Bolzano il 7,3%.
I dati cambiano se si guarda all’immunizzazione per fascia d’età: per quanto riguarda gli over 80 la maggior parte delle Regioni sono ampiamente sopra il 90% dei cittadini immunizzati, con in testa Veneto, Umbria e Toscana che sfiorano la totalità.
Male la Calabria (81,2% ciclo completo) e la Sicilia (81,9%). Nella fascia 70-79 vanno particolarmente bene Puglia, Umbria e Lazio. Male, anche in questo caso, la Sicilia (79,9% ciclo completo) e la Provincia di Bolzano (80,4%).
(da agenzie)

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