Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
“CONTINUANO AD ARRIVARE DECINE DI PERSONE CON FERITE DA ARMA DA FUOCO”
“L’ospedale Emergency di Kabul oggi è pieno. Continuano ad arrivare decine di persone con ferite da arma da fuoco e da mine antiuomo. Però, dall’osservatorio dei nostri ospedali, non solo di Kabul ma anche nelle altre zone, possiamo dire che la situazione è abbastanza tranquilla. Le donne continuano a venire a lavorare, anche senza burqa. Anche se gli afghani si sentono traditi dagli occidentali per l’abbandono avvenuto in meno di 24 ore”.
A parlare, in una intervista esclusiva è Rossella Miccio, la Presidente di Emergency, che segue da vicino gli sviluppi in Afghanistan dopo la presa dei talebani.
“Stiamo ricevendo dei feriti da Lashkar Gah”, la capitale della provincia di Helmand nel Sud dell’Afghanistan, “prevalentemente persone che vengono ferite da mine e ordigni inesplosi, anche se non si combatte più attivamente. A Kabul la situazione mi sembra abbastanza tranquilla. Abbiamo ricevuto una trentina di pazienti ieri”
I feriti di ieri sono stati colpiti da arma fuoco “perché nel paese ci sono ancora tantissime armi, e uno dei problemi reali è proprio la gestione indiscriminata di queste armi, non si sa chi le detiene o chi le gestisce”
Due giorni fa sono arrivati invece i morti dall’aeroporto di Kabul. Quattro in tutto. Ferite da arma da fuoco, come spiega la presidente Miccio “perché le forze dell’ordine avevano sparato per ripotare la calma”, “da noi non sono arrivati coloro che erano caduti dal carrello dell’aereo militare”.
Ma oggi come è la situazione? “Diciamo di sospensione… – ha risposyo Rossella Miccio – c’è tantissima incertezza, stiamo aspettando di capire come si evolverà la situazione. Perché ci sono ancora delle zone piccole nel paese ma molto importanti, come il Panshir che non sono state ancora prese dai talebani su cui sono puntati tutti gli occhi, in questo momento. Noi ci teniamo pronti per tutte le evenienze”.
Emergency come ha vissuto la presa di Kabul?
“Sicuramente c’era tantissima paura da parte, soprattutto, dello staff afghano, alimentata non solo dal ritiro anticipato delle truppe internazionali ma anche dall’abbandono del Presidente afghano e dall’evacuazione di tutto il personale delle ambasciate occidentali. Le persone erano veramente smarrite, vedevano che tutti quelli che gli avevano promesso di tutelarli sono scappati, e questo ha generato un panico incontrollato”.
Sulla decisione di alcune ambasciate che hanno abbandonato il posto senza neppure avvertire i collaboratori afghani, Rossella Miccio è molto critica: “Davvero faccio fatica a carpirla, mi sembra davvero un venir meno di un impegno preso con la popolazione. Oltre che un’ammissione di sconfitta totale e il non avere capito nulla di cosa fosse questo paese e di come stare vicino alla popolazione e come aiutarla”
La Presidente parla di “tradimento”, come il medico afghano appena arrivato a Roma da Kabul
“L’ultima volta che sono andata a Kabul era a febbraio – ha detto ancora Rossella Miccio – e c’era già tantissima rassegnazione sul fatto che sarebbero andati via i militari ma c’era ancora la speranza che i paesi occidentali restassero vicini alle popolazione. Invece questa fuga con la coda tra le gambe, in meno di 24 ore, ha lasciato tutti senza parole e con tanta disperazione, alimentando le preoccupazioni e le paure, legittime, degli afghani”
“Ma a noi non risulta che sia stato chiesto alle diplomazie occidentali di lasciare l’Afghanistan, né dai talebani né da altri, è stata una scelta autonoma degli occidentali – ha detto – questo peserà molto sul futuro del paese. Un tradimento per un afghano è qualcosa di importante”.
E le donne afghane?
“Nei primi due giorni c’era molta paura – ha spiegato – anche da parte dello staff femminile, soprattutto quelle che lavoravano in Panshir. Per qualche giorno ci hanno chiesto di non venire a lavorare, perché dovevano viaggiare e non si sentivano sicure. Temevano che potesse succedere qualcosa. Ma da un paio di giorni la situazione si sta quasi normalizzando. Lo staff sta tornando in ospedale, anche le donne. Ci dicono che anche lungo la strada da Kabul a Panshir vengono fermati dai check point ma non viene contestato nulla. Ad oggi i timori di un ritorno alle reclusioni dure contro le donne non si sono verificati, anche se non dobbiamo abbassare la guardia”
“I nostri ospedali che curano tutti sono un punto di osservazione privilegiato – ha detto – un segnale di forza e di vicinanza della popolazione afghana. Sanno che non solo soli e che ci siamo sempre battuti che le donne potessero lavorare ed essere curate. Abbiamo scuole di formazione a cui accedono molte donne e vogliamo portarle avanti. Sicuramente poter essere lì e continuare questo dialogo insieme a sostegno delle afghane è un segnale importante per loro”
E sul burqa e il suo utilizzo, Rossella Miccio spiega: “Io ci ho vissuto tanto in Afghanistan, e posso dirvi che il burqa è l’ultimo dei problemi. E’ più un simbolo che noi occidentali utilizziamo per parlare dei diritti delle donne e non il problema reale. Il problema è verificare quanto questa disponibilità dei talebani a garantire i diritti alle donne nella pratica sia realizzabile. Quanto potranno andare a scuola e lavorare eccetera. Noi cercheremo di monitorarlo e fare il possibile affinché venga garantito. Sarebbe importante un impegno grosso della diplomazia occidentale per tutelare i diritti delle donne”.
“Ad oggi anche le nostre colleghe afghane ci hanno detto che nessuno ha chiesto o imposto nulla – ha spiegato – Alcune continuano a venire anche senza burqa, con il velo, che hanno sempre portato in questi anni. Diciamo che non collego il burqa al talebano. Bisogna vedere cosa accadrà nella pratica. Nonostante il Presidente sia scappato ci sono altri esponenti del governo in paese, che sono rimasti al loro posto. Come il ministro della Salute. Diciamo che è una situazione fluida, molto diversa dal 1996, quando sono arrivati i talebani. Per noi la priorità è tutelare la popolazione civile delle afghane e degli afghani”
Come vede Emergency il futuro prossimo in Afghanistan?
“L’area che ci preoccupa di più è quella del Panshir, sappiamo della inimicizia decennale con i talebani. Sappiamo che ci sono in corso discussioni interne nei gruppi afghani. Noi abbiamo lì un ospedale. Conosciamo benissimo la popolazione e i bisogni. E quella zona ci preoccupa di più, perché nel resto del paese i combattimenti sono cessati, c’è una situazione di calma temporanea. E noi siamo lì per stare accanto agli afghani…”.
(da Globalist)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO SALITO SU UN AEREO CON ALTRE 600 PERSONE”
Samin ha 27 anni e la notte del 15 agosto è fuggito dall’Afghanistan a bordo di un
cargo militare Usa. Adesso si trova in un campo profughi allestito dai militari americani in Qatar.
Nato a Kapisa, un paese a un’ora e mezza dalla capitale, negli ultimi sette anni aveva lavorato per la Nato con un contratto del governo afghano: due anni di training come meteorologo e cinque di lavoro nella base militare statunitense, preparando i report per gli aerei. “È stato utile per me: ho imparato un lavoro”, racconta a TPI. Quel lavoro lo ha perso all’improvviso, con l’arrivo dei talebani a Kabul.
Mentre il gruppo jihadista riprendeva il controllo della capitale, Samin si trovava già all’Hamid Karzai International, dove era impiegato con una delle compagnie aeree private del Paese, la Kamir Air, perché nel 2020, con l’arrivo del Covid, aveva smesso di lavorare per la Nato. “Era domenica mattina e in aeroporto tutto sembrava normale, ma quando è arrivato il presidente per volare via (Mohammad Ashraf Ghani, ndr), sempre più persone hanno iniziato ad invadere l’aeroporto. Alcuni avevano delle pistole: i talebani si stavano avvicinando”.
“Le persone erano così spaventate che hanno mandato in tilt ogni controllo di sicurezza per partire senza visto o documenti. Ma nel frattempo tutti gli aerei civili erano stati bloccati”. Allora Samin ha deciso di unirsi alla folla e scappare verso la base militare dell’aeroporto. “Quando ho visto tutte quelle persone mi sono spaventato anche io, avevo paura di quello che stava succedendo e di quello che i talebani potevano fare. Alcuni avevano delle pistole e correvano verso l’aeroporto militare. Ho iniziato anche io a correre”. Così è salito su uno dei tre aerei disposti per l’evacuazione dei soldati americani su cui i militari hanno deciso di imbarcare anche i civili afghani in fuga.
“Gli americani hanno iniziato a farci entrare lentamente. Mi sono ritrovato sul cargo insieme ad altre 600 persone. Ne conoscevo solo alcune, perlopiù colleghi dell’aeroporto. Poi c’erano donne, bambini, e i passeggeri degli aerei civili bloccati. Abbiamo aspettato due ore e mezzo fermi in aereo. Gli americani non avevano previsto voli per noi, ma hanno deciso di aiutarci e di portarci in Qatar. In quelle ore ho avuto tanta paura”. Samin aveva con lui solo la divisa con cui quella mattina si era recato al lavoro, uno zaino e il cellulare
Ma il suo timore principale era quello di essere ucciso. “Mi sono detto: ‘Se esco dall’aeroporto, i talebani mi uccidono‘. Ho lavorato cinque anni con la Nato, se sanno che sono un militare mi uccidono. Ho ancora paura che mi possano ammazzare”, dice con la voce spezzata. Ora si sente depresso e nervoso. “Ho perso il lavoro e sono lontano dalla mia famiglia”.
A Kabul ci sono suo fratello e sua madre, con cui ha parlato ieri, quando finalmente è riuscito a connettersi a internet. Il fratello lavorava per l’esercito afghano, con lui i talebani hanno usato toni civili, e gli hanno chiesto solo di consegnare le armi.
Samin però non crede alle promesse di moderazione degli jihadisti e ha paura. “Non mi fido, in passato hanno ucciso già troppe persone: civili, soldati, donne, bambini, tutti. Hanno una storia troppo violenta in Afghanistan per credergli”. Secondo lui è stata proprio la consapevolezza del loro passato spietato a spingere i militari afghani ad arrendersi così facilmente. “Per i talebani è stato facile prendere il potere perché hanno spaventato tutti: i soldati hanno ceduto loro le armi per rimanere vivi. I talebani dicevano: ‘Se volete sopravvivere arrendetevi, se volete la pace consegnateci le armi’”.
“Molte persone ci hanno creduto e hanno ceduto le armi senza combattere. Conoscono i talebani e hanno paura di loro. Anche il presidente è scappato per questo. Secondo me doveva restare, ma tutti avevano troppa paura“, dice Samin.
Adesso si trova nel campo profughi vicino Doha insieme a circa 640 persone, le stesse con cui è fuggito a bordo del cargo da Kabul, ma non sa molto di quello che lo aspetta. Hanno preso il suo passaporto e gli hanno restituito una fotocopia. Attende di fare l’intervista per la domanda di asilo, in Canada o in America. “Mi sento stanco. Ho dormito poco. Quando sono arrivato non sapevo dove sarei stato mandato, ci hanno portati qui dall’aeroporto. Spero di finire in un posto sicuro“.
(da TPI)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
SOLO IL 33% DEGLI ELETTORI LEGHISTI E’ FAVOREVOLE E UNO SU CINQUE NON APPREZZA PIU’ SALVINI
Partito unico del centrodestra? No, grazie.
L’ipotesi non sembra allettare gli elettori direttamente coinvolti, vale a dire quelli della Lega e di Forza Italia.
Ad evidenziarlo è il recente sondaggio realizzato da AnalisiPolitica per Libero. Come ricorderete, si tratta di una proposta inizialmente avanzata da Matteo Salvini, e poi ripresa da Silvio Berlusconi.
Uno scenario non condiviso dall’altro alleato di centrodestra, secondo molte analisi il più forte al momento, vale a dire Fratelli d’Italia.
Il sondaggio in questione analizza gli umori degli elettori leghisti e forzisti di fronte all’ipotesi di fondere in un unico partito le varie anime del centrodestra.
Tra i sostenitori del Carroccio, secondo la rilevazione pubblicata da Libero, solo il 33% vuole il partito unico. Si tratta di votanti giovani, istruiti e del Sud.
La stragrande maggioranza del campione leghista, vale a dire il 52%, ritiene che sia corretto fare piuttosto un’alleanza elettorale, magari un po’ più solida di quella poco fortunata del 2018, quando a dominare le elezioni furono soprattutto i grillini.
In questo caso si tratta di regioni del Nord, di età matura e livello di istruzione medio-basso.
Interessante anche la risposta del campione alla domanda ” è soddisfatto o no del segretario federale Matteo Salvini?”. Il 29% risponde molto; il 49% abbastanza, ma da sottolineare come ben il 21% ha detto poco.
Veniamo agli elettori di Forza Italia. Il 29% è molto favorevole all’ipotesi di una fusione con la Lega. Il 41% ha risposto abbastanza, mentre un rilevante 23% si è detto poco entusiasta. Si tratta soprattutto di donne adulte, non anziane, non particolarmente istruite, fortemente religiose, sia del Nord che del Sud.
Per quanto riguarda la soddisfazione nel leader storico Silvio Berlusconi, il 42% dell’elettorato di FI ha risposto molto e il 45% abbastanza. Un consenso quasi plebiscitario.
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI CASTEL DI IUDICA: “NON SI PUO’ CRITICARE I SICILIANI E POI CI SI COMPORTA ALLO STESSO MODO”
Mentre la Sicilia si avvia verso la zona gialla, impazza la polemica generata da una
cena che vede il presidente della Regione, Nello Musumeci, a tavola con una ventina di persone. Niente di anormale fino a questo punto se non fosse che il sindaco di Castel di Iudica (CT), Ruggero Strano, ha attaccato il governatore, parlando di “sgarbo istituzionale” e di “modo vergognoso di agire”. Musumeci sarebbe stato seduto a tavola con una ventina di commensali senza mascherina.
La critica del sindaco Strano
Al ristorante La ginestra del piccolo centro del Catanese, Musumeci era seduto come tutti gli altri senza mascherina. Il sindaco, Ruggero Strano, se n’è accorto fra i primi. Ma adesso punta il dito su un altro elemento: “L’articolo 12 della sua stessa ordinanza – attacca il primo cittadino – prevede che per partecipare alle feste sia necessario sottoporsi al tampone se non si è completato il ciclo di vaccinazione. A tutti i commensali è stato chiesto a che punto fossero con l’immunizzazione? Qual è il limite di persone per considerarla una festa? Non si può scaricare la colpa sui siciliani se non ci si comporta allo stesso modo”.
Non solo: nei luoghi affollati, secondo l’ordinanza, è obbligatorio indossare la mascherina anche all’aperto nei luoghi affollati.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
LA SPIEGAZIONE DELLA QUESTURA… SINDACATI DI POLIZIA CONTRO SALVINI E MELONI: “USARE LA TESTA”
In tanti stanno chiedendo lo sgombero immediato del mega rave tuttora in corso sulle rive del lago di Mezzano, provincia di Viterbo. In realtà da ambienti di polizia arrivano indicazioni totalmente contrarie: sgomberare un evento simile è praticamente impossibile per diversi motivi.
Lo ha detto anche il questore di Viterbo, Giancarlo Sant’Elia, che ha scelto di mediare con gli organizzatori dell’evento: “Lo sgombero è impossibile. Ci sono migliaia di partecipanti sparpagliati su un’estensione di 30 ettari e il contesto operativo è quello che è”.
Il terreno è stato occupato da decine di camion e centinaia di camper e sono presenti oltre 5mila giovani e giovanissimi, che da cinque giorni ballano e festeggiano senza sosta. In più il terreno è completamente secco e quindi facilmente infiammabile.
In questo senso, intervenire con lacrimogeni potrebbe essere molto pericoloso e potrebbe innescare un incendio praticamente impossibile da domare.
L’uso della forza in un contesto simile provocherebbe inevitabilmente la fuga di migliaia di persone a piedi, ma anche in macchine e sui camper, che metterebbe a rischio la loro incolumità.
D’accordo con il questore è anche, per esempio, il portavoce dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia, Girolamo Lacquaniti: “Chi oggi grida allo scandalo e sollecita interventi coatti, sappia che sta insistendo su una soluzione dove la possibilità di avere feriti gravi o eventi letali è una concreta probabilità. Per questo, il nostro giudizio sull’operato del questore è assolutamente positivo. Siamo consapevoli che le immagini di Viterbo appaiono uno schiaffo alla situazione che viviamo tutti, ma, sotto il profilo tecnico operativo è giusto sottolineare che altre soluzioni contengono concreti rischi di danni molto peggiori”.
Questa azione di persuasione da parte delle forze dell’ordine, inoltre, avrebbe già portato all’allontanamento dal rave di circa 1500 partecipanti. I contatti tra la questura e gli organizzatori del rave avrebbe consentito di anticipare la data di chiusura dell’evento e anzi, conferma la polizia, molte persone stanno già abbandonando il lago di Mezzano nella giornata di oggi. Le forze dell’ordine, comunque, stanno controllando, ad una ad una, tutte le automobili in uscita dall’area del rave.
Anche Fabio Conestà, segretario generale del Movimento Sindacale Autonomo di Polizia (Mosap), ha dichiarato che “le strategie adottate per far fronte a un evento che non poteva essere previsto, stanno dando buoni risultati senza compromettere l’incolumità di nessuno”.
Le strade, per Conestà, erano due: usare la forza o usare la testa. Il questore “ha scelto di usare la testa e mediare con gli organizzatori del Rave party, non facendo mancare presidi di uomini e mezzi atti a garantire che più nessuno si aggreghi ai luoghi e a scongiurare disordini. Crediamo che quella del questore sia stata una scelta responsabile”.
(da Fanpage)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
UN RAGAZZO MORTO, UNA SECONDA VITTIMA NON CONFERMATA, DUE STUPRI, DIVERSI RAGAZZI RICOVERATI IN COMA ETILICO, UN PARTO… 6.500 GIOVANI PROVENIENTI DA MEZZA EUROPA A DALL’ITALIA CON MILLE AUTO E CAMPER DA GIORNI OCCUPANO ILLEGALMENTE LA ZONA
Il bilancio del rave abusivo nel viterbese si aggrava e mentre le persone iniziano a
defluire, qualche irriducibile dichiara che resterà fino al 23, la data prevista come termine.
Ma c’è un altro lato del raduno illegale al lago di Mezzano. Un racconto che fa inorridire gli stessi partecipanti, arrivati nel viterbese da tutta Italia e da mezza Europa per ritrovarsi sotto cassa.
A tirarlo fuori su uno dei gruppi Facebook più frequentati dagli amanti dei Teknival è una ragazza appena rientrata a casa dopo due giorni di percussioni: “Ho visto cani che giravano da soli e poi li ho rivisti morti sotto al sole, senza acqua e senza cibo. Uno dovrebbe trattarli come figli e invece hanno fatto questa fine qui. Ma che li adottate a fare se non sapete tenerli?”.
Nel gruppo di Facebook aperto a tutti (Seguaci della Tekno) c’è chi descrive come alcuni cani rimangono per ore nelle roulotte o camper sotto il sole, senza acqua e cibo, altri vagano senza sapere dove andare mentre alcuni vengono portati “sotto cassa” dai propri padroni. Un ragazzo ha visto per strada un “raver” colpire il proprio cane con un bastone.
Tra i 10 mila dello Space Travel, così si chiama il party illegale partito con un blitz nelle campagne al confine tra il Lazio e la Toscana nella notte tra il 13 e il 14 agosto, c’è chi ha disertato in anticipo proprio per salvare gli animali al seguito.
Con le scorte alimentari azzerate in fretta, il primo supermercato a una decina di chilometri a piedi e temperature vicine ai 40 gradi, il terreno occupato con decine e decine di tir e roulotte è diventato ben presto inospitale.
Quindi l’immagine dei cani morti raccontata sui social e le accuse ai padroni che, magari sotto effetto di droghe, hanno lasciato che la festa si guastasse ancora un po’. Le forze dell’ordine stanno controllando da ormai 5 giorni la zona a ridosso del terreno per impedire nuovi accessi. In corso una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in Prefettura.
Le vittime del rave
Come se non bastasse il bollettino (in continuo aggiornamento) delle forze dell’ordine: al rave un ragazzo è annegato nel laghetto a due passi dai sound system, un altro avrebbe avuto un infarto, ci sono due ragazze che hanno denunciato di essere state stuprate e almeno tre giovani portati in ospedale in coma etilico. Uno, ricoverato a Grosseto, è pure positivo al Covid. Infine i cani. E un parto, la nascita di una bambina.
La Procura di Viterbo ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla morte del 25enne. Nel fascicolo, coordinato dal procuratore Paolo Auriemma, si procede per morte come conseguenza di altro reato. Il corpo del giovane è stato trovato nelle acque del Mezzano. I magistrati sono in attesa dei risultati dell’autopsia disposta per accertare le cause del decesso.
Partorisce durante l’evento: nata una bimba
“La sera in cui è morto il ragazzo, poco dopo la tragedia all’interno del rave una donna ha partorito e ha dato alla luce una nuova vita”. Ad affermarlo in un bar di Valentano poco distante dal rave, è un ventenne con il sogno di aprire una azienda agricola.
Ha appena lasciato la zona della festa e sta cercando un treno per tornare a Torino, la sua città. La scelta è tra le stazioni di Viterbo, Roma oppure Orte. “È arrivata l’ambulanza – afferma – credo che a essere nata sia stata una bambina”.
All’interno del rave “la situazione è tranquilla. C’è stata paura nei giorni successivi alla morte del ragazzo. Sapevamo che sarebbe stato meglio evitare di fare il bagno nel lago, ci avevano avvisato due giorni prima dell’arrivo. La morte, ovviamente, sconvolge sempre tutti. Le persone dicevano ‘stacchiamo adesso o andiamo avanti anche nel rispetto di chi ha fatto tanti chilometri’, perché c’erano delle persone dalla Finlandia, dalla Repubblica Ceca, dall’Andalusia”.
Lui, con quattro amici, ha lasciato il rave. Gli altri, dice, “stanno smontando un po’ tutto”. Era una sorta di piccola città: “C’erano bar e servizi di qualsiasi tipo. Pizzerie, venditori di collane, bar. Una di queste faceva pizza alla canapa. Ho incontrato anche chi leggeva le carte”.
Il sindaco: “Uccise anche decine di pecore”
Piero Camilli, sindaco di Grotte di Castro e proprietario del campo preso dai raver, aggiunge altri dettagli: “Sono morti i cani? È il minimo. Sono lasciati liberi di vagare dove vogliono, hanno ucciso anche una decina di pecore. Queste persone andrebbero cacciate a bastonate”. Un’opzione impercorribile secondo la questura di Viterbo: “Trattiamo, speriamo che lascino presto il terreno”.
Fare Verde Lazio: “Gravissimi danni all’ambiente”
“Il rave party illegale in atto da giorni nella tuscia sta provocando gravissimi danni all’ambiente e all’agricoltura. Siamo preoccupati per la fauna della zona e il lago di mezzano”, commenta il presidente regionale di Fare Verde, Silvano Olmi. “Sono stati installati sei palchi, alcune cucine da campo e vi sostano un migliaio di camper e roulotte. Inoltre, la musica a tutto volume e la massiccia presenza di automezzi e persone, disturba la fauna e crea gravi problemi al vicino lago di Mezzano dove è annegato un ragazzo”. “Quando se ne andranno – conclude – a noi non resterà altro da fare che contare i danni e spendere soldi pubblici per riparare lo sfregio fatto al territorio e all’ecosistema”.
Questura: “Fine prima del 23, che sarebbe la data prevista”
I contatti tra la questura di Viterbo e gli organizzatori del rave party di Valentano sono costanti: “Il rave, nell’intenzione dei partecipanti, sarebbe dovuto finire lunedì prossimo, ma non li faremo arrivare a quella data. Già da ieri è cominciato il deflusso e diverse persone se ne stanno andando oggi”, dicono fonti della questura di Viterbo. Buona parte dei partecipanti sta abbandonando la zona, ma c’è un zoccolo duro che, invece, sembrerebbe voler restare fino alla fine. Le forze dell’ordine stanno controllando, una a una, tutte le automobili che si avviano all’uscita.
(da La Repubblica)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL SOLE FA UN BRUTTO EFFETTO
Buttati via vent’anni di missione militare in Afghanistan, con annessi 53 morti e un fiume di miliardi, la politica italiana deve decidere che fare dopo il disastro di Kabul. Insieme ai poveri disgraziati che avevano creduto nelle promesse dell’Occidente, e adesso se la vedranno con la vendetta dei talebani, gli Stati Uniti hanno lasciato al loro destino pure la coalizione internazionale, su cui inevitabilmente ricadrà la nuova emergenza umanitaria.
Due le strade prevalenti: autorizzare subito dei corridoi per mettere in salvo i profughi, se possibile concordando le modalità con l’Europa, oppure far finta di essere solidali e limitare il più possibile gli arrivi.
Su questo terreno hanno già cominciato a confrontarsi da una parte il Centrodestra – che per primo mandò le nostre truppe a Herat e ora con Salvini mette già un tetto all’accoglienza – e dall’altra i 5 Stelle, con iniziative generose come quella della Raggi e dei sindaci che hanno offerto tutto ciò di cui dispongono.
E dire che tendere la mano a chi fugge dal nuovo regime (poi vedremo quanto sarà tollerante come promette) al di là del gesto di carità cristiana è l’unico modo per dimostrare a quella parte del mondo ostaggio dei fondamentalismi che i nostri valori e le nostre promesse non sono solenni prese in giro.
A fianco di queste ipotesi, ieri però mi è capitato di sentirne un’altra, promossa dal senatore Maurizio Gasparri, secondo cui dovremmo rispedire i militari lì dove se ne sono appena andati, con un esercito europeo che non c’è e anche senza l’appoggio degli americani.
Vedi a volte il sole che effetti fa.
(da La Notizia)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO SOLO DEI NARCOTRAFFICANTI”
«Non ha vinto l’islamismo in queste ore, dopo vent’anni di guerra. Ha vinto
l’eroina. Errore è chiamarli miliziani islamisti: i talebani sono narcotrafficanti. Oltre il 90% dell’eroina mondiale è prodotta in Afghanistan e negli ultimi dieci anni hanno iniziato ad avere un ruolo importantissimo anche per l’hashish e la marijuana».
Roberto Saviano, dalle pagine del Corriere della Sera, offre una lettura laterale di quello che è stato il ventennale conflitto in Afghanistan delle forze statunitensi e della Nato contro i talebani, e conclusosi con la caduta di Kabul e il ritiro delle truppe Usa, lasciando il Paese nel caos assoluto. Secondo lo scrittore è necessario infatti andare alle radici del conflitto, guardando indietro nella storia.
«Nel 2001 – osserva Saviano – i talebani finsero di proibire la coltivazione di oppio», mentre nel 2002 il generale Tommy Ray Franks, il primo a coordinare l’invasione statunitense nel Paese dopo gli attentati dell’11 settembre, affermò che i soldati americani «Non erano una task force antidroga. Questa non è la nostra missione».
In quell’affermazione, prosegue Saviano, «si invitavano i signori dell’oppio a non stare dalla parte dei talebani, assicurando che gli States ne avrebbero permesso la coltivazione».
Ma la presenza statunitense avrebbe rallentato le operazioni dei narcotrafficanti, mentre i talebani hanno continuato a facilitare e velocizzarne i movimenti, «iniziando peraltro a tassare il doppio i produttori che non lavorano per loro e a coltivare direttamente le proprie piantagioni», divenendo sempre più i padroni della gestione del traffico di droga.
Una produzione che, spiega Saviano, viene successivamente distribuita in tutto mondo, rifornendo «camorra, ’ndrangheta e Cosa nostra, Hamas, i cartelli russi, i cartelli di Johannesburg in Sudafrica, la mafia americana e tutte le organizzazioni di distribuzione negli Usa, a eccezione dei messicani che cercano di rendersi autonomi dall’oppio afgano».
Ma non solo. «L’anno scorso mentre la pandemia di Covid-19 infuriava – prosegue Saviano – la coltivazione del papavero è aumentata del 37%. E i talebani non vendono solo ai cartelli».
«Senza oppio non si possono realizzare farmaci analgesici – continua ancora Saviano – e se le case farmaceutiche comprano oppio da produttori autorizzati, questi sempre più spesso acquistano da società indiane che si approvvigionano dall’Afghanistan».
E poi il ponte con l’Oriente. «I talebani – aggiunge lo scrittore – hanno creato un’asse importantissimo con la mafia di Mumbai, la D Company di Dawood Ibrahim, sovrano dei narcos indiani protetto da Dubai e dal Pakistan e vero distributore dell’oro afgano». Diverso discorso sul fronte orientale, dato che «le mire talebane continuano a guardano a Est – spiega ancora Saviano – e mirano a prendersi Giappone e Filippine, che hanno un mercato florido e da sempre sono in rotta con l’eroina birmana».
Un giro d’affari, quello indotto dalla produzione d’oppio e delle altre droghe in Afghanistan, che nel 2017 ha raggiunto il suo massimo storico, per un giro d’affari di oltre 6,6 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Unodc (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) e che nel tempo, anche a causa della crescente diffusione interna al Paese dell’eroina, «l’Afghanistan si è trasformato in un narcostato».
Il prossimo fronte di scontro dei talebani, a detta di Saviano, sarà con l’Iran: «L’Iran ha bisogno di eroina come di benzina, e quella consumata a Teheran viene tutta dall’Afghanistan. I trafficanti iraniani vogliono poterla controllare direttamente, prendere il posto di turchi, libanesi e kurdi, che oggi sono i mediatori con l’Europa». Ma nel frattempo, chiosa infine Saviano, «con chi mi sta leggendo vorrei fare un patto, chiamiamo i talebani con il loro nome: narcotrafficanti».
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL FRATELLO DEL MAGISTRATO: “DOVREBBE ESSERE SALVINI IL PRIMO AD ALLONTANARLO DAL SUO PARTITO”
E’ stato preteso a gran voce che Claudio Durigon vada via dal Governo. A chiederlo è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992.
Il sottosegretario leghista dovrebbe dimettersi per aver proposto di intitolare il parco di Latina nuovamente ad Arnaldo Mussolini invece che a Falcone e Borsellino, dice.
Poi aggiunge: “In primo luogo dovrebbe essere Salvini ad allontanarlo dal suo partito, altrimenti dovrebbe essere Draghi a cacciarlo: se il sacrificio di Falcone e Borsellino ha un significato, è così che si dimostra”.
Finora il premier non si è espresso e per Salvatore Borsellino “da un Governo che relega all’ultimo posto la lotta alla criminalità organizzata non ci si può aspettare niente di diverso”.
(da agenzie)
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