Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile
GLI USA HANNO EVACUATO FINORA 6.000 PERSONE
I talebani celebrano oggi il 122esimo anniversario dell’indipendenza
dell’Afghanistan: “Abbiamo battuto l’arrogante potere del mondo”, dopo avere dichiarato di volere un “governo inclusivo”, con le donne.
Le operazioni di evacuazione sono arrivate al quarto giorno dalla presa di Kabul e si stanno facendo sempre più urgenti e disperate. Il presidente americano Joe Biden si difende in un’intervista alla Abc: “Il caos era inevitabile” e promette di rimanere oltre la scadenza prevista per il 31 agosto. Oggi si riunisce il vertice G7 dei ministri degli Esteri. In arrivo un volo italiano con 103 passeggeri.
Morti e feriti ad Asadabad nella manifestazione per l’indipendenza
Lo riporta Reuters e al Jazeera. Secondo un testimone, diverse persone sono state uccise tra gli spari dei talebani e un fuggi fuggi durante una manifestazione per il giorno dell’indipendenza nella città afghana di Asadabad, nella provincia di Kunar.
La propaganda talebana: video di ragazze a scuola a Herat
Il video lo ha postato il portavoce dell’ufficio politico dei talebani, Muhammad Naeem. Il filmato racconta di una giornata qualsiasi a Herat con ragazze e giovani donne che entrano a scuola.
Pechino: “Segnali positivi dai talebani”
La Cina apprezza i “segnali positivi” provenienti dai talebani dopo la presa di Kabul e ora si attende “azioni specifiche” da parte loro. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, nel corso di un colloquio telefonico con il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu. In particolare, Wang ha espresso apprezzamento per la sicurezza delle ambasciate promessa dai talebani, per l’impegno di stabilire “buone relazioni” all’estero e di non permettere a nessuno di usare il territorio afghano per azioni contro altri Paesi. “Queste dichiarazioni sono benvenute e non vediamo l’ora che vengano tradotte in azioni e politiche specifiche”, ha aggiunto Wang in una nota del Ministero degli Esteri cinese nella quale elogia anche l’impegno dichiarato dai talebani a formare un governo “inclusivo” e a non fare più dell’Afghanistan un centro della coltivazione e del traffico di droga. Anche Mosca due giorni fa aveva sottolineato la presenza di segnali positivi dall’Emirato
Borrell: “È una catastrofe, un incubo”
“Voglio essere chiaro. Questa è una catastrofe: per gli afghani, per la credibilità occidentale, per lo sviluppo delle relazioni internazionali. Era prevedibile? Era prevenibile? In ogni caso adesso è un incubo. Perché anche se i primi 106 membri del personale della delegazione europea sono atterrati a Madrid, non possiamo fare uscire tutti gli afghani dal Paese. La situazione sicuramente peggiorerà”. Così l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, in audizione all’Eurocamera.
Madri disperate lanciano i bambini oltre la recinzione dell’aeroporto
Lo riferisce Sky News. “Un alto ufficiale mi ha detto che non avevano scelta. La situazione era fuori controllo. ‘È stato terribile, le donne gettavano i loro bambini sul filo spinato, chiedendo ai soldati di prenderli. Alcune sono rimaste impigliate nel filo’ mi ha detto. ‘Sono preoccupato per i miei uomini. La scorsa notte piangevano tutti'”. Una donna, abbracciata a suo figlio, ha raccontato al reporter dell’emittente britannica, che suo marito si è unito ai talebani e ha ricominciato a picchiarla. Sono riusciti a farla passare. Ma la garanzia che voli via da Kabul non c’è. Il ministro della Difesa britannico Ben Wallace: “Non possiamo prendere minori non accompagnati”.
Fmi taglia i fondi a Kabul
Il Fondo monetario internazionale ha annunciato ieri che l’Afghanistan non potrà più accedere ai finanziamenti erogati dall’organizzazione, incluso un pagamento di quasi mezzo miliardo di dollari già calendarizzato, a seguito della conquista di Kabul da parte dei talebani.”Al momento manca nella comunità internazionale una chiara visione riguardo il riconoscimento di un nuovo governo in Afghanistan”. Per tale ragione, il Fondo sospenderà l’accesso del Paese ai diritti speciali di prelievo (Dsp) e ad altre tipologie di risorse finanziarie e creditizie. Bbc: “Checkpoint talebani sulla strada per aeroporto. Fermano gli afghani”
Checkpoint dei talebani impediscono agli afghani di raggiungere l’aeroporto di Kabul
Lo riferisce la Bbc spiegando che circa 4.500 soldati statunitensi controllano l’aeroporto ma tutte le strade che portano ai terminal sono sotto il controllo dei talebani. Gli insorti in particolare non consentono agli afghani che non hanno i documenti di raggiungere l’aeroporto, ma spesso bloccano anche chi li possiede.
Prosegue ponte aereo: “Altri 400 verso Roma”
Questa mattina alle 8 é decollato da Kabul un C130 dell’Aeronautica Militare che ha evacuato 99 cittadini afghani. Nella notte un altro velivolo C130 era decollato con a bordo 95 persone. Dopo uno scalo tecnico, tutti saranno trasportati con i KC767 in Italia dove il prossimo volo giungerà nelle prossime ore. Oggi ulteriori 2 C130J decolleranno dal Kuwait per Kabul. Nella tarda mattinata di oggi atterrerà a Fiumicino un KC 767 con a bordo 200 afghani evacuati ieri dalla capitale afghana. Lo fa sapere il ministero della Difesa.
(da La Repubblica)
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Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile
LE CONDIZIONI SONO PEGGIORATE NELLE ULTIME ORE
Diceva di preferire il rosario all’uso della mascherina (e dei dispositivi di protezione individuale) per proteggersi dal contagio da Sars-CoV-2.
Poi è passato dall’essere non solo un no mask, ma anche un no vax rilanciando le bufale dei vaccini anti-Covid realizzati con i feti abortiti e contenenti microchip.
Ora il Cardinal Burke è ricoverato in gravi condizioni – in terapia intensiva – dopo aver contratto il Coronavirus.
È attaccato a un ventilatore e, come riportato dal suo stesso staff, ha già ricevuto i Sacramenti (l’estrema unzione, una prassi che non sempre combacia con l’avvenuto decesso) da parte dei sacerdoti a lui vicini.
Il cardinal Burke aveva annunciato ai suoi fedeli l’infezione da Coronavirus lo scorso 11 agosto. Per farlo aveva utilizzato il suo profilo Twitter.
“A partire dal 17 agosto, Sua Eminenza rimane in serio, ma condizioni stabili . La sua famiglia, che con un’equipe di medici, è responsabile di tutte le decisioni mediche mentre il cardinale rimane sedato e su un ventilatore medico , ha grande fiducia nelle cure che sta ricevendo. Il Cardinale ha ricevuto i Sacramenti da sacerdoti a lui vicini. Ci sono diverse reliquie nella sua stanza”.
Il Cardinale Burke, 73 anni, rimane ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Intubato e con una ventilazione assistita.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE NELLA NOTTE… IL SINDACO: “GRAZIE AL MINISTRO LAMORGESE, HA MANTENUTO LA PAROLA NEL RISPETTO DELLE PERSONE”
“L’area è stata liberata. Non c’è più nessuno all’interno”. A dirlo il sindaco di
Valentano Stefano Bigiotti, in merito alle operazioni nella zona interessata dal maxi rave nel Viterbese andato avanti per giorni.
“Non posso che esprimere soddisfazione – sottolinea -. Il ministro Lamorgese, che ieri pomeriggio mi ha contattato personalmente, ha mantenuto l’impegno preso di liberare l’area entro oggi. Le operazioni si sono svolte nel massimo rispetto delle persone. Ora sono già al lavoro per rimuovere al più presto i rifiuti lasciati nel terreno”.
“Finalmente è stato ripristinato lo Stato di diritto a Valentano – prosegue il sindaco Stefano Bigiotti – Ringrazio tutte le forze dell’ordine per l’impegno costante profuso per tutta la durata del rave abusivo e in particolare per aver consentito di ripristinare la legalità nel nostro territorio, sgomberando l’area occupata già nelle prime ore dell’alba”.
Il sindaco poi aggiunge: “Da subito ho manifestato una enorme preoccupazione per quanto accadeva nel nostro Comune, ma anche per la salute e la sicurezza degli stessi giovani partecipanti al rave, che purtroppo ha avuto un triste epilogo con il decesso di un ragazzo, due denunce per violenza sessuale e altri giovani ricoverati in gravissime condizioni”.
Il sindaco si augura che “criticità del genere non abbiano mai più a ripetersi su tutto il territorio italiano, anche per il dovuto rispetto verso chi opera con grande sacrificio e difficoltà nel rispetto delle regole, della proprietà privata e dell’ambiente”.
Nelle prime ore del mattino, aveva informato la questura viterbese, le forze dell’ordine si sono avvicinate al sito del raduno verificando una ridotta presenza in loco; le persone rimaste vengono identificate ed invitate ad allontanarsi. “La pressante attività di mediazione in corso fin dall’inizio dell’evento, unita ad un monitoraggio incessante delle zone di accesso al sito – viene aggiunto – ha consentito un allontanamento controllato dei partecipanti all’iniziativa”.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEADER SCHOLZ TRAINA IL PARTITO: SE FOSSE UNA SCELTA SOLO SULL’UOMO POLITICO SAREBBE AL 29%, IL CDU LASCHET SOLO AL 12%
I socialdemocratici tedeschi sorpassano i Verdi nel sondaggio Forsa di questa settimana e, a poche settimane dal voto del 26 settembre in Germania, si avvicinano di molto all’Unione (Cdu-Csu).
Stando al rilevamento, il partito di Olaf Scholz ha adesso il 21% (+2) delle preferenze contro il 19% dei Verdi (-1), mentre i conservatori di Armin Laschet restano fermi al 23%.
In questa costellazione Unione e Spd potrebbero nominare il prossimo cancelliere, gli ecologisti no. I liberali si assestano sul 12%, la sinistra della Linke registra un 6% e l’ultradestra di Afd il 10% delle preferenze.
Anche nella cosiddetta “Kanzlergfrage”, nello scenario puramente teorico in cui i tedeschi potessero votare direttamente per il cancelliere, Scholz è ancora in vantaggio con il 29% dei consensi personali, contro il 15% per la verde Annalena Baerbock e il 12 per il leader della Cdu Armin Laschet
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
AUMENTA ANCORA IL VANTAGGIO DI LULA
L’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, ha ottenuto il 40% delle
intenzioni di voto, contro il 24% per l’attuale capo dello Stato, Jair Bolsonaro, in un sondaggio condotto dalla società di consulenza Ipespe in vista delle elezioni presidenziali di ottobre 2022.
Il rilevamento mostra un quadro senza grandi alterazioni, rispetto a un altro realizzato il mese scorso, quando il leader del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) ottenne il 38% e Bolsonaro il 26%.
In quest’ultimo sondaggio, condotto tra l’11 e il 14 agosto, il terzo posto è occupato da Ciro Gomes, del Partito democratico laburista (Pdt, di centrosinistra), con il 10% delle intenzioni di voto, seguito da Sergio Moro,l’ex giudice simbolo dell’inchiesta anti-corruzione ‘Lava Jato’, con il 9%.
In caso di ballottaggio, il rilevamento prevede una vittoria di Lula con il 51% dei voti contro il 32% di Bolsonaro.
L’indagine, commissionata dalla società di consulenza finanziaria XP, ha interpellato un migliaio di persone su tutto il territorio nazionale e ha un margine di errore del 3,2% in più e in meno
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
COSTRETTO A MEZZANOTTE A PERCORRERE VIE SECONDARIE, CORDONE DI DECINE DI AGENTI A PROTEGGERLO FINO ALLA PREMATURA DIPARTITA
C’è chi non dimentica l’atteggiamento della Lega contro il Sud e non si lascia abbindolare e affascinare dal “cambiamento” del partito e del suo segretario.
E così, come accade spesso quando è in visita in alcune città del meridione, Matteo Salvini è stato contestato a Palmi, comune in provincia di Reggio Calabria che si affaccia sulla costa tirrenica. Una “protesta” pacifica fatta di fischi e cartellone nel giorno in cui il senatore del Carroccio ha fatto tappa in città.
Le immagini fanno riferimento alla festa di San Rocco che si è tenuta ieri sera proprio a Palmi. In attesa del concerto di Roy Paci in piazza, molte persone hanno manifestato il loro “benvenuto” a Matteo Salvini brandendo cartelloni che – tra i
tanti – ricordano come il Sud (o almeno non tutto il Sud) non abbia dimenticato i “30 anni d’insulti” che dal Nord colpivano tutte (ma proprio tutte) le città del Meridione. Insomma, la Lega non è ben vista a Palmi (come già accaduto in altre città).
Perché lì, nello stesso luogo in cui si è tenuta l’esibizione di Roy Paci, sarebbe dovuto arrivare anche Matteo Salvini, in compagnia del Presidente (facente funzioni) della Calabria Nino Spirlì e del sindaco della vicina Taurianova.
Ma, una volta venuto a conoscenza delle contestazioni, il leader della Lega avrebbe cambiato il proprio programma, passando per le vie secondarie di Palmi. Ma il suo passaggio non è passato inosservato e, mentre stava gustando una granita celato dietro un cordone di polizia, manda i classici “bacioni” ai contestatori.
Poi il ritorno in auto – sempre scortato dalle forze dell’ordine – e l’allontanamento dal comune calabrese. Insomma, Salvini contestato a Palmi con tanto di granita indigesta.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
GLI USA CONGELANO IL 70% DELLE RISERVE AFGHANE
Ora che i talebani si sono ripresi l’Afghanistan, per gli Stati Uniti e i paesi europei si
pone il dilemma di come rapportarsi a questa nuova realtà.
Dopo i disastri fatti, mentre si moltiplicano le promesse di piani umanitari, uno dei nodi centrali è come l’Occidente sceglierà di agire sul piano diplomatico ed economico con i nuovi padroni di questo crocevia dell’Asia Centrale, su cui convergono gli interessi e le preoccupazioni di molti attori globali e regionali, dalla Cina alla Russia, dal Pakistan all’Iran.
Nell’immediato, una qualche forma di dialogo con i talebani è necessaria per l’evacuazione dei cittadini occidentali e degli afghani che hanno collaborato con le forze occidentali, come ha sottolineato l’alto rappresentante dell’Unione europea Josep Borrell: “come possiamo aprire un passaggio sicuro per l’aeroporto se non parliamo con coloro che hanno preso il controllo di Kabul?”, ha osservato, respingendo le critiche per le sue dichiarazioni di ieri (“i talebani hanno vinto la guerra, è necessario parlare con loro”).
Ma al di là dell’evacuazione e dei prossimi sviluppi, il grande tema che già si pone all’orizzonte riguarda il nodo degli aiuti finanziari all’Afghanistan, un flusso di denaro che nel 2020 – secondo i dati della Banca Mondiale – ha rappresentato quasi il 43% del Pil del paese, che lo scorso anno si è attestato a 19,81 miliardi di dollari.
Le risorse dei talebani, com’è noto, derivano in buona parte da attività criminali, a cominciare dalla coltivazione del papavero da cui si ricava l’oppio e poi l’eroina, e quindi dal traffico di droga.
Un’altra parte di reddito arriva dall’estorsione ai danni di imprese locali e dai riscatti ottenuti dopo i rapimenti; poi ci sono le tasse, che i talebani impongono praticamente su tutto ciò che toccano. A questo bisogna aggiungere i fondi che il gruppo ottiene da sostenitori con sede in Pakistan e nei paesi del Golfo.
Secondo un rapporto del Comitato per le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, pubblicato nel maggio 2020, il reddito dei talebani è stimato tra i 300 milioni di dollari e 1,5 miliardi all’anno; la Nato propende per stime leggermente maggiori, attorno a 1,6 miliardi di dollari. Nella prima conferenza stampa dopo la conquista dei poteri, i talebani hanno dichiarato che l’Afghanistan non sarà più un centro per la coltivazione del papavero da oppio o per il business della droga, il che – a volerli prendere sul serio – apre ulteriori incognite sulle condizioni di vita della popolazione afghana. Per ora, infatti, nonostante i miliardi di dollari spesi negli anni dalla comunità internazionale per (fingere di) debellare il papavero, l’Afghanistan produce oltre l′80% dell’oppio mondiale.
Da esso dipendono centinaia di migliaia di posti di lavoro in un paese devastato dalla disoccupazione dopo quarant’anni di conflitto. Mentre la situazione economica si è ulteriormente deteriorata con la pandemia di Covid-19, gli stessi talebani hanno riconosciuto che il miglioramento dell’economia non potrà realizzarsi senza l’aiuto dall’estero. “Abbiamo avuto scambi con molti paesi. Vogliamo che ci aiutino”, ha detto il portavoce Zabihullah Mujahid.
Il nodo, ora, è chi e come sarà disposto ad aiutare. Alcuni paesi, come la Germania, hanno già annunciato un congelamento del loro sostegno. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale rimangono in silenzio, ma il congelamento dell’assistenza finanziaria al paese appare un passaggio obbligato. L’amministrazione Biden ha già congelato le riserve del governo afghano depositate in banche americane, impedendo ai talebani l’accesso a 9,5 miliardi di dollari.
Secondo il Washington Post, la decisione è stata presa domenica, mentre i talebani prendevano il controllo di Kabul, dalla segretaria al Tesoro Janet L. Yellen e dai funzionari del Foreign Assets Control. Questa del congelamento dei beni è la prima di una serie di decisioni economiche che Washington dovrà prendere nei confronti dell’Afghanistan di nuovo in mano ai talebani, che fanno parte della lista di entità oggetto di sanzioni stilata dal Tesoro Usa.
“Per i paesi occidentali è inevitabile la sospensione degli aiuti allo sviluppo all’Afghanistan. Quando c’è un cambio di regime, si sospendono sempre le politiche precedenti, anche solo come forma di interlocuzione per capire con chi si ha a che fare”, spiega ad HuffPost Dario Fabbri, consigliere scientifico e coordinatore America di Limes, esperto di America e Medio Oriente. “Non so dire se e come in futuro potranno riprendere le vie dello sviluppo di matrice occidentale. Qualche forma di sostegno potrebbe ritornare, mascherata con una narrazione tutta da immaginare, nel momento in cui si creasse il famoso esodo di profughi che dall’Afghanistan potrebbe interessare il nostro continente: allora in quel caso, per tenerli dentro i confini, qualche soldo ai talebani, detto molto crudamente, si potrebbe dare, anche se mi sfugge con quale narrazione possibile. In caso di esodo, credo che sarebbe più probabile che gli Stati più ricchi dell’Ue, tipicamente anti-migranti, acconsentano a dare soldi alla Turchia e in seconda battuta a greci e italiani per gestire l’accoglienza”.
Per Mark Weisbrot, co-direttore del Center for Economic and Policy Research, congelare le riserve di Kabul “è un grande errore per il governo americano: significa dire ai talebani che li si vuole distruggere insieme all’economia del paese”.
D’altra parte – sottolinea il Washington Post – non è la prima volta che Washington sceglie questa politica, già attuata con Venezuela e Libia. Secondo altri analisti, una mossa del genere potrebbe essere usata come leva per spingere i talebani a dare al nuovo regime un volto meno dispotico e oscurantista.
Rispetto al regime precedente (1996-2001), questa volta i talebani sembrano godere della possibilità di un riconoscimento internazionale più ampio. Se in quegli anni gli unici a riconoscere il governo taliban furono Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, adesso la lista dei paesi dialoganti appare più ampia. Russia, Cina e Turchia hanno già accolto con favore le prime dichiarazioni pubbliche dei talebani, e anche l’Iran del neo presidente Ebrahim Raisi ha definito il ritiro delle forze occidentali una occasione per “lavorare nuovamente a una pace duratura”.
“L’idea di riconoscere il regime talebano c’è senza dubbio anche da parte degli attori occidentali”, argomenta Fabbri. “I talebani sono stati investiti del ruolo che si sono presi: l’anno scorso gli americani hanno messo nero su bianco che il programma era di riconsegnare il paese ai talebani. Stesso discorso per pakistani, cinesi, russi, turchi, iraniani: tranne l’India, tutti sono stati d’accordo nell’assegnare ai talebani questo ruolo. Per questo non è da escludere che questo sia un regime che informalmente possa essere riconosciuto. Formalmente per Usa e Ue è molto difficile, c’è da vedere quale operazione cosmetica verrà messa in atto. Informalmente i rapporti dovranno essere stabiliti, anche perché il ricatto migratorio è enorme”.
I paesi occidentali per ora si muovono guardinghi, in cerca di un’unità che mostra già le solite crepe. Se il Canada ha escluso la possibilità di riconoscere il governo dei talebani, il Regno Unito si è impegnato a giudicarli “non dalle loro parole, ma dalle loro azioni”, in primis “sul rispetto dei diritti umani”.
Per Boris Johnson, un eventuale loro riconoscimento al governo di Kabul dovrà avvenire in modo “unitario e concertato” ad opera della comunità internazionale. La Germania è in queste ore impegnata in una maratona diplomatica tra Stati Uniti, Pakistan, Qatar, mentre fonti dei talebani e dell’ex presidente Hamid Karzai citate dalla televisione Tolo News hanno detto che le due parti stanno lavorando per la formazione di un “governo inclusivo” in Afghanistan.
“In queste ore sento narrazioni improbabili di talebani cambiati rispetto al passato”, prosegue Fabbri. “A meno di voler credere che si siano improvvisamente convertiti all’illuminismo di Voltaire, la questione degli aiuti allo sviluppo a un paese gestito da persone che sappiamo benissimo chi sono è quanto meno spinosa. Diverso è il caso della Cina, ad esempio, che ha notevoli interessi anche minerari in Afghanistan (dalle terre rare all’oro). P
echino non vorrebbe mai che l’Afghanistan come problema tralignasse in Pakistan, perché l’Afghanistan è nel corridoio delle Vie della seta che va dal Xinjiang fino al porto di Gwadar, voluto e costruito dai cinesi.
Se l’Afghanistan fosse in procinto di crollare, la Cina, che ha sempre difficoltà nell’erogare fondi ovunque, potrebbe rivedere i suoi piani, come anche la Russia. Non mi aspetto però grandi finanziamenti, più appoggio diplomatico e casomai pressioni militari, che non fondi allo sviluppo”.
Quel che è certo è che il futuro, per il popolo afghano, appare sempre più legato al traffico di droga. “Ciò che probabilmente faranno questi paesi – Pakistan, Cina, Russia, Turchia – è favorire il narcotraffico, lasciar transitare ancora più liberamente l’oppio e l’eroina. I ‘fondi allo sviluppo’ che possono garantire questi paesi hanno la forma di un ulteriore lassismo nel confronti del narcotraffico”, afferma Fabbri, che aggiunge una conclusione amara. “Il dramma vero dell’Afghanistan è che non conta quasi niente. Adesso ne discutiamo molto, ma tra un paio di mesi, fuori dalla pausa ferragostana, dubito che l’Afghanistan sarà ancora al centro delle cronache. Temo che il paese scivolerà lentamente nell’oblio, con un asterisco gigante che è quello dei profughi: se dall’Afghanistan iniziassero a partire centinaia di migliaia di profughi, per altre ragioni tornerebbe di moda”. Certi meccanismi, purtroppo, non cambiano mai.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
AFGHANO NATURALIZZATO VENEZIANO CON IL SUO APPELLO HA OTTENUTO CHE LA SORELLA POTESSE IMBARCARSI PER L’ITALIA
Arrivato in Italia, Hamed Ahmadi, aveva fondato una catena di ristoranti noti come Orient Experience, locali dove in molti casi trovavano lavoro rifugiati politici e richiedenti asilo.
“La gente italiana ha già nel cuore la solidarietà, non serve spiegare loro cosa stia accadendo in Afghanistan”, spiega Hamed che non ha dormito per 72 ore e che ha passato intere giornate al telefono per salvare la sorella Zahra, bloccata a Kabul. “Bisogna che la politica italiana, da destra a sinistra, ci dia una mano”.
Dopo intere giornate trascorse al telefono con il corpo diplomatico italiano, tedesco, inglese, nel pomeriggio di mercoledì 18 agosto, Zahra è riuscita a mettersi in salvo. Lo annuncia lo stesso Hamed dal suo profilo Facebook. “Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato e alla solidarietà del popolo italiano. Ora, non dimenticateci”
Zahra era rimasta lì, a Kabul. Parla con il magone Hamed, “io sono cresciuto con i valori che l’occidente mi ha dato, la libertà, l’università, la democrazia, l’emancipazione delle donne. Ora è come vedere un padre che pugnala il figlio, non mi spiego più niente. I Talebani dicono alla stampa che non faranno niente ma allo stesso tempo stanno stilando una lista di nomi e cognomi di persone scomode. Spero che mia sorella non venga trovata”.
Nessuno sa che cosa accadrà con queste liste. Anche Maria Khurasani, afgana anche lei – lavora nel ristorante di Hamed a Venezia – ha tutta la sua famiglia a Kabul: “le mie sorelle, mia madre i miei nipoti, stanno cercando un posto dove nascondersi in casa. Armadi, sottoscala, pavimento. Le mie nipotine sono disperate per non aver comprato il burqa ed ora sono in serio pericolo”.
L’ultima volta che ha sentito la famiglia è venuta a sapere che i Talebani stavano parlando con il giardiniere del condominio dove vivono e stava indicando ai talebani le specifiche sulle famiglie che vivevano all’interno, “quanti adulti, quante donne, quante bambine, che lavoro svolgono, hanno voluto sapere tutto e poi hanno preso le batterie delle macchine”.
Descrivere a parole l’angoscia di una persona è una cosa impossibile da fare. L’angoscia di Hamed era drammatica. Lo sguardo di Maria perso nel vuoto. È la stessa angoscia che sua sorella e l’intero popolo afgano sta provando in questo momento.
“Ponti umanitari subito per questo popolo”, pensa Hamed Ahmadi, “non facciamo sparire nel nulla un popolo”.
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2021 Riccardo Fucile
NEL MONDO CI SONO 82 MILIONI DI UOMINI E DONNE CHE FUGGONO DA DECINE DI GUERRE, MA FACCIAMO FINTA DI NULLA
Saranno stati quegli uomini caduti come uccelli senza ali dalla carlinga di un aereo
militare degli Stati Uniti in decollo, sarà stata la foto della pancia di quello stesso velivolo in cui si sono strette 640 persone disperate e in fuga come animali sull’Arca o sarà che la paura gocciola dalle voci e dalle immagini ma la caduta dell’Afghanistan in mano ai talebani ha riportato la guerra sugli schermi con una potenza impressionante, riattivando (per fortuna) uno scricchiolante senso di compassione collettivo.
Troppo vero quello scappare disperato per non smuovere un senso di cura che difficilmente avviene per le guerre degli altri, isolati come siamo in un sovranismo delle responsabilità che ci invita quotidianamente ad occuparci dei ristretti cortili personali e delle cose nostre. Così per naturale empatia (sempre dileggiata in questi anni) sono ore in cui è terribilmente trendy affannarsi per mostrarsi preoccupati.
Il rischio però è sempre lo stesso: che la sofferenza diventi combustibile per la narrazione finché tira e che la complessità del mondo rimanga schiacciata in una vicenda totalizzante nei media.
Le telecamere sono puntate sui fuggitivi afghani eppure nel Mediterraneo due navi bollono in mezzo al mare con disperati ripescati tra le onde in attesa di un porto assegnato dal governo italiano; in Libia, nel Sahel, nel Tigray etiope la gente fugge per non finire ammazzata; c’è la guerra de Kashmir, il conflitto interno in Birmania, la storica guerra nella Striscia di Gaza, si spara in Siria, si muore in Somalia e in Donbass, in Yemen, nelle Filippine. Il mondo è peggiore di come lo immaginiamo.
L’ultimo rapporto dell’Agenzia ONU per i Rifugiati parla chiaro: «Nonostante la pandemia, nel 2020 il numero di persone in fuga da guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani è salito a quasi 82,4 milioni». Si tratta di un aumento del 4 per cento rispetto alla cifra record di 79,5 milioni di persone in fuga toccata alla fine del 2019. Oggi, l’1 per cento della popolazione mondiale è in fuga e ci sono il doppio delle persone costrette ad abbandonare le proprie case rispetto al 2011, quando il totale era poco meno di 40 milioni.
E i dolori nonostante parlino lingue diverse e provengano da diverse latitudini sono gli stessi. Sono uguali le cicatrici, sono ugualmente cupe le paure: le persone che fuggono suonano tutte la stessa nota lacerante. E sono quelli a cui noi chiudiamo in faccia le porte, sono quelli che in Europa finiscono nelle discariche umane a cui abbiamo appaltato i confini (come la Turchia e come la Libia). Sono quelli a cui non facciamo caso o che addirittura sentiamo come respingenti. Lo sappiamo vero? Perché prima o poi la narrazione cesserà ma le guerre no.
(da TPI)
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