Agosto 13th, 2021 Riccardo Fucile
“HA SEMPRE PENSATO PRIMA AGLI ALTRI”… IL FONDATORE DI EMERGENCY AVEVA 73 ANNI… IN 27 ANNI DI ATTIVITA’ CON LA SUA ONG HA ASSISTITO GRATUITAMENTE OLTRE 6 MILIONI DI PAZIENTI, DONNE E BAMBINI
E’ morto Gino Strada, il fondatore di Emergency: al momento del decesso si trovava in Normandia. Secondo quanto si è appreso da fonti vicine alla famiglia, soffriva di problemi di cuore. Aveva 73 anni.
Dal 1994 l’ong da lui fondata ha operato in 18 Paesi del mondo assicurando cure mediche e chirurgiche gratuite alle vittime delle guerre e della povertà.
Nei mesi scorsi era stato fatto il suo nome come commissario alla Sanità in Calabria.
Negli anni, il fondatore di Emergency ha spesso assunto toni forti per criticare i governi italiani, la corruzione nella sanità, la gestione dell’immigrazione, l’attività dell’Unione Europea, il commercio delle armi e gli interessi economici dietro le guerre. Nel 1999 pubblicò il libro Pappagalli verdi (il nome di mine antiuomo di produzione sovietica, ndr): cronache di un chirurgo di guerra, una raccolta di memorie relative ai teatri di guerra dove Strada era stato impegnato con i colleghi di Emergency, sono racontate drammatiche storie – in particolare di bimbi e adulti mutilati – avvenute in Iraq, Pakistan, Ruanda, Afghanistan, Perù, Kurdistan, Etiopia, Angola, Cambogia, ex-Jugoslavia e Gibuti.
Il cordoglio del mondo della politica
“Gino Strada, una vita esemplare. Di amore e di lotta. Una grande eredità” ha commentato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni.
“Difendere l’uomo e la sua dignità sempre e dovunque. Questa la lezione più bella di Gino Strada che non dobbiamo dimenticare mai. La mia vicinanza ai suoi cari e a tutta Emergency” ha scritto su Twitter il ministro della Salute Roberto Speranza.
“Se ne è andato un caro amico. Gli volevo bene e lui ne voleva a me. In giugno avevo celebrato il suo matrimonio con la dolce Simonetta, una cerimonia riservata come loro desideravano”. Così lo ricorda il sindaco di Milano Giuseppe Sala. “Di Gino si può pensare quello che si vuole, ma una cosa è certa: ha sempre pensato prima agli altri che non a se stesso. Mi e ci mancherai”.
(da agenzie)
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Agosto 13th, 2021 Riccardo Fucile
SARA’ UN “CLANDESTINO” PURE LUI?
Andrea Santucci a Colleferro è stato capogruppo per la Lega in consiglio comunale. Poi
si è candidato con la Lega. Ora non sarebbe iscritto al partito di Matteo Salvini ma ha appoggiato la proposta di Durigon di intitolare un parco a Latina ad Arnaldo Mussolini rilanciando con un suggerimento ancora più scioccante. Rinominare Piazzale dei Partigiani, a Roma, ad Adolf Hitler.
Così come la piazza gli era stata dedicata nel 1938 in occasione della visita del fuhrer nella Capitale. C’è solo un piccolo particolare. Nel 1938 c’era il regime fascista.
Repubblica Roma ha riportato le parole choc di Andrea Santucci: “Se solo avessi il potere di farlo, anche piazzale dei Partigiani a Roma Ostiense mi piacerebbe che tornasse a chiamarsi Piazzale A. Hitler. Mi hanno insegnato che la storia insegna e nel bene e nel male questa è la nostra storia, credo anche che per la cecità di alcuni perdiamo moltissimo in termini di turismo nel voler nascondere”.
L’ex consigliere della Lega le ha utilizzate non solo per difendere le posizioni di Durigon, che aveva proposto di dedicare il parco di Latina che ora è intitolato a Falcone e Borsellini ad Arnaldo Mussolini, ma per rilanciare ancora più provocatoriamente:
Poco dopo è arrivata la presa di distanza del Carroccio: “Andrea Santucci non è iscritto alla Lega e quindi non parla a nome del partito, né lo rappresenta in alcun modo. Qualsiasi tentativo di coinvolgere la Lega per alcune dichiarazioni di questa persona significa diffondere falsità e costituisce una grave strumentalizzazione politica: siamo pronti a difendere le nostre ragioni e ripristinare la verità nelle sedi appropriate”, ha dichiarato Tony Bruognolo, Coordinatore Lega provincia Roma Sud.
Di certo però Santucci è stato consigliere per la Lega a Colleferro nella consiliatura dal 2015 e poi nel 2020 si è ricandidato con il Carroccio senza essere rieletto.
Nel frattempo è diventato un “clandestino”, ora non lo conoce più nessuno…
(da NextQuotidiano)
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Agosto 13th, 2021 Riccardo Fucile
“SI SONO CHIUSI IN BAGNO E PIAGNUCOLAVANO, CONIGLI”… “ESSERI INSIGNIFICANTI, HO CHIAMATO LA POLIZIA”
“Volevo vederli in faccia. Uno a uno. Si sono chiusi a chiave in bagno. Li sentivo piagnucolare, conigli”. Sono queste le prime parole del padre della ragazza di 18 anni vittima del presunto stupro avvenuto a Lignano Sabbiadoro il 10 agosto, che, dopo aver ascoltato il racconto della figlia, è andato a cercare i cinque giovani, tutti tra i 17 e i 21 anni, ora iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.
Dopo lo stupro, la giovane aveva raggiunto i genitori in spiaggia spiegando loro che, intorno alle tre del pomeriggio, aveva incontrato sul lungomare tre dei cinque ragazzi, accettando l’invito per andare con loro. Qui sarebbe stata abusata dai tre e poi da altri due coinquilini, arrivati più tardi. Dopo aver ascoltato la figlia, l’uomo è quindi andato a cercarli.
“Non ci ho pensato su due volte – ha raccontato l’uomo al Corriere della Sera -. Sono partito come un missile verso quell’appartamento. Non ricordo quel tratto di strada tanta era la rabbia che provavo. Ho bussato, ho suonato. Niente. E allora ho sfondato la porta a spallate. Volevo vederli in faccia. Uno a uno. Si sono chiusi a chiave in una stanza. Li sentivo piagnucolare… Conigli. Poi hanno gridato aiuto, sì, pazzesco, loro chiedevano di essere aiutati dopo quello che avevano fatto a mia figlia. Le loro grida hanno richiamato alcuni condomini. Ho desistito, distrutto, vinto, incredulo”.
Il padre della 18enne ha anche spiegato che non era sua intenzione fare del male ai cinque ragazzi. “Non è nemmeno vero che avrei voluto farmi giustizia da solo – ha detto -. Mia figlia mi aveva raggiunto in spiaggia. Era stravolta. Mi ha raccontato, avrei voluto chiamare la polizia, ma ero senza il cellulare”. L’uomo ora si affida alla giustizia.
(da agenzie)
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Agosto 13th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA IL DIRETTORE DI TERAPIA INTENSIVA DELL’OSPEDALE DI BOLOGNA… MINACCIANO DENUNCIA PERCHE’ VENGONO CURATI? IN GALERA E BUTTATE LA CHIAVE
“Su 10 pazienti, 9 sono no vax. Sono più stanco di questi atteggiamenti che del Covid”.
A parlare, sulle pagine del Corriere della Sera, è il dottor Andrea Zanoni, direttore della terapia intensiva Covid dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Il medico afferma che i pazienti ricoverati nel reparto ora sono cambiati: pochissimi anziani e più ragazzi.
“I ricoveri sono aumentati molto rispetto all’agosto dell’anno scorso… Ancora niente di drammatico sia ben chiaro, ma la situazione è più impegnativa […] Ci sono più pazienti giovani, in terapia intensiva abbiamo avuto anche un ragazzo di 23 anni, senza comorbilità, che è stato intubato e poi estubato. L’età media dunque si è molto abbassata anche nelle degenze ordinarie dove però arrivano forme di malattia più leggere”.
Zanoni afferma che i 9 pazienti attualmente ricoverati con la polmonite “sono tutti non vaccinati, a parte uno”. A chi gli domanda se questa sia un’ulteriore dimostrazione dell’efficacia del vaccino nella battaglia al virus, il medico risponde:
“Se non avessimo i vaccini avremo il triplo dei malati. I vaccini poi non coprono al 100% ma al 98%, per cui c’è sempre quel 2% di possibilità di sviluppare la malattia che però non è una forma lieve, breve, leggera. È vero anche che i vaccinati possono essere contagiosi, ma gli studi mostrano che il tempo di contagiosità si riduce a un quarto, quindi con meno possibilità di far circolare il virus”.
Alla domanda ‘quando un no vax viene ricoverato si pente?’, il direttore della terapia intensiva Covid del Sant’Orsola replica: “In genere quando ti senti dire ti addormentiamo perché ti intubiamo il pentimento viene da sè. A parte una signora che ha detto chiaramente che se la vaccinavamo mentre era sotto anestesia ci avrebbe denunciato… Sono quasi più stanco degli atteggiamenti di chi non vuole vaccinarsi che del Covid in sé, ne sentiamo di tutti i colori”.
Per Zanoni i prossimi mesi dipenderanno dalla campagna vaccinale e dalle decisioni che verranno prese sulla scuola.
(da agenzie)
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Agosto 13th, 2021 Riccardo Fucile
LE NOTTI SENZA REGOLE DI SAN FELICE… MINORENNI UBRIACHI ALLO SBANDO
A San Felice Circeo, meta turistica preferita dai romani in vacanza, non passa notte senza che si verifichino scene di degrado al limite della decenza e, soprattutto, senza che i tanti residenti assistano impotenti alla movida sfrenata a base di alcol che va in scena sotto le loro finestre in pieno centro storico.
I protagonisti, ormai da qualche anno, sono le centinaia di adolescenti in trasferta da Roma, ma non solo, che, con l’aiuto di qualche maggiorenne compiacente, consumano super alcolici a tutto spiano, finendo le loro serate in risse violente e coma etilici a profusione.
Il tutto ripreso, come oggi va tanto di moda, da centinaia di telefonini sempre accesi per fare un video, ma mai abbastanza attivi per chiamare il 112 in cerca di aiuto.
Soccorsi che, c’è da registrarlo, arrivano con ritardi pericolosissimi, come racconta M.S. una romana in vacanza al Circeo che un paio di notti fa ha assistito, dalle finestre del suo appartamento in pieno centro storico, alla terribile scena di un’adolescente in coma etilico, accasciata al suolo mentre intorno la “Covida” continuava indifferente la sua corsa come una ruota del Lunapark senza sostegni che schiaccia e travolge tutto quello che incontra.
“Ho visto una ragazzina, forse di quattordici o quindici anni, svenuta in terra con intorno un gruppetto di coetanei quasi indifferenti, – ha raccontato sui social la testimone dell’evento – qualcuno che riprendeva la scena con il telefonino e allora ho chiamato subito il 112 per chiedere un’ambulanza, perché qui ogni sera è pieno di minorenni ammassati che consumano super alcolici senza controllo. Il mezzo è arrivato dopo più di un’ora da Terracina e ha caricato l’adolescente su una barella.”
Scene ormai abituali nella meta preferita della media borghesia romana che, dopo le restrizioni subite a causa del Covid-19, stanno aumentando esponenzialmente, così come i contagi in provincia di Latina, arrivati ieri a quota 50, dei quali 5 a Sabaudia – a pochi chilometri da San Felice – e uno proprio al Circeo, dove aumentano anche le chiusure, per casi sospetti o accertati di Covid, di bar e ristoranti.
E sotto gli ombrelloni in tanti vociferano che i contagi siano molti di più, ma che, complice il clima di omertà che spinge molti adolescenti e i loro incoscienti genitori a nascondere eventuali positività al virus, non vengano accertati con tamponi per non rovinarsi le ambite vacanze e, addirittura, che in alcuni casi non si segnalino all’ASL gli effettivi contatti per non mettere in quarantena altre persone.
Non sia mai che si rovinino le vacanze a qualcuno, ci ripensiamo al prossimo lockdown, adesso divertiamoci e contagiamoci tutti, del doman non v’è certezza.
E in questo Sabato del Villaggio quotidiano che è il centro del Circeo, ogni notte va in scena la stessa pericolosa Covida: centinaia di giovani, spesso senza mascherina, che affollano il paese, bevendo per affogare la noia di un paese che non ha più niente da offrirgli, se non pizzerie e ristoranti a non finire.
Da anni ormai, infatti, un po’ tutto il litorale laziale ha subito questo processo di chiusura dei locali notturni in favore della ristorazione spiccia e popolare che garantisce il giusto equilibrio tra soddisfazione della richiesta e rispetto della, sempre più suscettibile, quiete pubblica.
E quindi via lo storico pianobar Il Valentino, e via le discoteche sul mare della Bussola, del Nautilus e dello Chez Nina a Puntarossa, anche se il sito del Comune continua tristemente ad indicarne i nomi e i telefoni nella sezione By Night
Di notte i giovani al Circeo possono solo andare a dormire, ma le notti estive, si sa, non sono fatte per dormire; e a diciotto anni la voglia repressa di ridere, ballare e cantare esplode, soprattutto dopo due anni di pandemia, lockdown e DAD, nelle forme che stiamo registrando sempre più frequentemente da Ponza a Gallipoli.
Vacanze spesso a base di alcol, assembramenti e risse quotidiane, impossibili da arginare vista l’esiguità dei controlli e la tanta voglia di salvare l’economia di paesi che vivono di turismo e non possono permettersi chiusure ad agosto.
Un romano, che spesso si ferma al Circeo anche nei mesi invernali, ha spiegato così la penuria di sicurezza: “In paese la sera ci sono dei Vigilantes privati che controllano un po’ e un paio di pattuglie arrivate da Roma. La caserma dei Carabinieri la sera chiude, se c’è un’emergenza devono arrivare da Terracina”.
Ma da Terracina, evidentemente non è arrivato nessuno nemmeno l’altra notte, quando alle 4 qualcuno di questi minorenni ha iniziato a prendere a calci l’edicola in cima al paese, imprecando e finendo per sparare alcuni colpi a salve che hanno terrorizzato gli sfortunati residenti.
E le forze armate impegnate a tenere a bada i villeggianti senza mascherina in pieno Centro storico, spesso non fanno in tempo a correre a Vigna la Corte – la zona a ridosso delle antiche mura romane che prima di mezzanotte accoglie giornalisti e scrittori famosi – per fermare e identificare i tanti ragazzi che intonano cori osceni fino a tarda notte o ingaggiano violente risse che poi finiscono su Telegram nel canale video illegali.
È chiaro che la noia, il disagio e il lassismo di qualche genitore non possono essere la giustificazione a tali comportamenti, ma, forse, qualche domanda dobbiamo iniziare a farcela tutti, perché se queste sono le generazioni che domani gestiranno questo paese e che oggi intonano a Vigna la Corte “Se famo l’incidente muore solo il conducente”, abbiamo un problema. Serio.
(da TPI)
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Agosto 13th, 2021 Riccardo Fucile
L’ANALISTA STEFANO SILVESTRI: “NATO UMILIATA DAGLI USA, FORZE AFGHANE ADDESTRATE MALE”
“L’Occidente deve innanzitutto prendere atto del fatto che per 20 anni abbiamo
condotto una guerra inutile. L’avanzata dei talebani in Afghanistan è una sostanziale sconfitta. Non è un fattore positivo né militarmente, né politicamente”.
Stefano Silvestri, analista, già presidente dell’Istituto affari internazionali e consulente della Presidenza del Consiglio sotto diversi governi, discute con Huffpost dell’offensiva dei talebani nei territori che le truppe dei Paesi Nato hanno lasciato.
In pochi giorni i talebani hanno conquistato una decina di capoluoghi di provincia e, se le cose non cambieranno, nel giro di un mese arriveranno a Kabul. Era prevedibile un’avanzata del genere?
“Da quando erano falliti i negoziati – ci risponde Silvestri – era evidente che avrebbero puntato a una riconquista pura e semplice” che potrebbe avere conseguenze anche per l’Occidente. Anche se, sottolinea l’analista, non nell’immediato.
Quello che, però, da subito deve apparire evidente, afferma con chiarezza, è che “la Nato è stata umiliata, perché ha subito le decisioni americane (gli Usa hanno avviato il graduale ritiro già con l’amministrazione Obama, ndr) contando molto poco. Questo dovrebbe far riflettere sui limiti della garanzia americana, soprattutto in certe aree”.
Dopo l’inizio del ritiro delle truppe occidentali un’avanzata del genere era prevedibile?
Alcuni lo avevano previsto. Ma era evidente già da quando era stato chiaro che i negoziati sarebbero falliti: i talebani puntavano, puntano, a una riconquista pura e semplice. A prendersi il maggior numero di territori possibile. Quanto questo obiettivo fosse raggiungibile dipendeva dalla capacità che avrebbero avuto le forze armate afghane di contrastarlo. Ma oggi possiamo dire che quelle forze non sono adeguatamente addestrate ed equipaggiate, che hanno una direzione politica debole e quindi non si identificano in una causa precisa. Le truppe dell’esercito hanno paura non solo per loro stessi ma anche per le famiglie. In un quadro del genere, è inevitabile che ci siano le defezioni e che i talebani siano la forza maggiore sul campo. Peraltro sono alleati anche con la criminalità e non è un caso se stanno puntando alle zone più ricche di oppio.
Stando a quanto riporta la stampa internazionale, durante i negoziati che sono in corso a Doha la delegazione del governo afghano avrebbe offerto ai talebani un accordo per condividere il potere. Le pare una strada percorribile?
Mi pare una delle tante ipotesi che si prospetteranno in queste ore. Il punto è che i talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare. Le cose potrebbero prendere un’altra direzione solo se cambiassero idea.
Che conseguenze può avere la riconquista di una vasta area del Paese da parte dei Talebani per l’Occidente, e in particolare per l’Europa?
Non vedo, francamente, rischi immediati. L’Occidente deve innanzitutto prendere atto del fatto che per 20 anni abbiamo condotto una guerra inutile. L’avanzata dei talebani in Afghanistan è una sostanziale sconfitta. Non è un fattore positivo né militarmente, né politicamente. Credo che l’Afghanistan resterà un Paese diviso, perché difficilmente i talebani avranno la forza di andare oltre Kabul, nella parte settentrionale, in mano ai signori della guerra.
Potrebbe esserci una recrudescenza del terrorismo?
Il rischio maggiore, per noi ma pure per i talebani stessi, è che ricomincino a offrire protezione ai gruppi terroristici. Ricordiamo che la ragione per cui siamo intervenuti in Afghanistan, subito dopo l’attacco alle Torri gemelle dell′11 settembre 2001, è stata la mancata consegna di Bin Laden da parte loro. Se dovessero garantire la protezione ai terroristi, a quel punto, all’Occidente non resterà che intervenire. Forse non si arriverebbe a una nuova guerra, ma certamente a spedizioni punitive. E per questo anche gli stessi talebani dovrebbero essere prudenti negli eventuali nuovi contatti con i terroristi
L’avanzata sembra molto veloce. È inarrestabile?
Certamente le truppe del governo afghano non bastano. C’è bisogno del contributo delle forze occidentali, che però se ne stanno andando.
Ci sono già tanti sfollati, senza un tetto, cibo e acqua, che stanno cercando di varcare i confini e che potrebbero dirigersi verso l’Europa. Si ripeterà ciò che è successo con la Siria?
Non credo che si raggiungeranno mai i numeri della Siria, ma certamente dobbiamo essere pronti ad accogliere, almeno una parte di chi arriverà. E soprattutto dobbiamo muoverci, per decenza, per far arrivare in Europa i civili afghani che hanno collaborato con noi e che ora sono in pericolo.
Ettore Sequi, segretario generale del ministro degli Esteri, ha detto che l’Italia si sta muovendo in questo senso e che già 228 afghani, che hanno collaborato con il nostro Paese, sono arrivati qui con le famiglie. Anche la Spagna sta facendo un’operazione simile. Sequi oggi ha dichiarato che l’Italia non accetterà prese di potere violente. Ma cosa può fare concretamente Roma rispetto a questa situazione?
Può certamente far sapere quali sono le nostre scelte, qual è la linea rossa che per noi non si può oltrepassare. Ma per una reazione concreta c’è bisogno di altre forze. Degli Usa, ad esempio, ma non solo. Eppure gli Usa hanno iniziato il ritiro e la Nato è stata umiliata perché ha subito questo ritiro, dimostrando di contare molto poco. Scelte come questa, che hanno ovviamente influenzato gli altri Paesi, indeboliscono le alleanze. E dovrebbero far riflettere, tanto la Nato quanto l’Unione europea, sui limiti della garanzia degli Stati Uniti, soprattutto in alcune aree. Se non vogliamo continuare con questi problemi dobbiamo imparare a contare di più sulle nostre forze. E mi riferisco sia all’alleanza atlantica che all’Ue.
Sempre Sequi ha detto che nel Paese asiatico in questi venti anni sono cambiate molte cose, dal ruolo delle donne al rafforzamento delle istituzioni. Ha definito questi cambiamenti irreversibili, è così secondo lei?
Sull’irreversibilità ho qualche dubbio. Chiaramente gli afghani hanno fatto vari passi in avanti perché sono entrati in contatto con il resto del mondo. Ed è anche chiaro che i talebani vogliano riportarli indietro, a logiche tribali, al fanatismo islamico. La società è cambiata, certo, ma bisogna vedere fino a che punto avrà la forza di opporsi ai talebani. Sicuramente i civili saranno ora meno disponibili a credere a tutto ciò che i talebani dicono, ma non so fino a che punto possono avere gli strumenti per creare un modello alternativo.
Il ministro degli Esteri tedesco questa mattina ha affermato che se i talebani non si fermeranno, l’Afghanistan non riceverà più un centesimo degli aiuti allo sviluppo. Può ottenere qualcosa con questa minaccia?
Si tratta di uno dei tentativi di negoziare. È come dire: “Guardate che se continuate ad agire in questo modo, non ricevere i fondi può essere un limite anche per voi”. Avrà qualche effetto? Io mi auguro che ciò basti, ma ho qualche dubbio.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
EVVIVA LA CLASSE DIRIGENTE SOVRANISTA, UNA GARANZIA PER LA DEMOCRAZIA
A quanto pare nella Lega c’è pure chi ammicca ai nazisti. Dopo il caso del sottosegretario Claudio Durigon, che ha detto di voler dedicare nuovamente il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini, cancellando così i nomi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a cui è attualmente intitolato, spunta fuori il leghista Andrea Santucci, di Colleferro, che si dichiara favorevole a chiamare nuovamente piazzale dei Partigiani, a Roma Ostiense, piazzale Adolf Hitler.
Fino a settembre Santucci, un vigile del fuoco, è stato consigliere comunale e capogruppo di Matteo Salvini a Colleferro. Poi, sconfitto alle elezioni, ha proseguito nella militanza. Uno dunque dei colonnelli del Capitano nella provincia romana.
Intervenendo via social nel dibattito su Durigon, di cui il Pd, il Movimento 5 Stelle, Leu e parte della stessa destra chiedono le dimissioni, ecco dunque il leghista Santucci a difesa della storia, che non va “cancellata” o “coperta”.
Lui ha le idee chiare e non spegne il fuoco delle polemiche anzi, sostenendo di essere favorevole a parco Mussolini a Latina, fa il contrario: “Se solo avessi il potere di farlo anche piazzale dei Partigiani a Roma Ostiense mi piacerebbe che tornasse a chiamarsi piazzale Hitler”.
Di più: “Mi hanno insegnato che la storia insegna e nel bene e nel male questa è la nostra storia, credo anche che per la cecità di alcuni perdiamo moltissimo in termini di turismo nel voler nascondere”.
E c’è da immaginarsele le frotte di turisti pronte a mettere le tende fuori dalla stazione ferroviaria di Roma Ostiense se verrà rispolverato il nome del capo del nazismo, dato da Mussolini a quel luogo per omaggiare il leader nazista in visita a Roma.
(da La Repubblica)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
“UNO CHE HA ASSUNTO COME SEGRETARIA PARLAMENTARE LA MOGLIE E HA FATTO UN CONTRATTO PURE ALLA NIPOTE”
L’altro giorno arriva la notizia che il senatore Lucio Malan ha improvvisamente sentito
scattare qualcosa nella propria coscienza politica e che, perciò, non si riconosce più nei valori di Forza Italia. Così, di botto. Dopo un quarto di secolo passato a fare il berlusconiano duro e puro.
Una martellante crisi di coscienza. Un groppo in gola. E poi commozione, incredulità. Anche perché con Fratelli d’Italia avrà la certezza di essere rieletto. Trovalo un partito che a 60 anni suonati ti garantisce ancora un posto in Parlamento.
Ma a lui la capriola è riuscita, ed è lì che atterra: da Giorgia Meloni, che offre, ovviamente, garanzia di scranno quasi certa.
Intendiamoci: per lei, mediaticamente, un colpaccio. Malan s’arrampica invece sugli specchi. «Purtroppo non potevo continuare a sostenere questo governo guidato da Mario Draghi». Grandioso. Mitico.
Detto da uno che difendeva il Cavaliere anche quando volevano farci credere che Ruby Rubacuori, olgettina di origini marocchine, fosse la nipote di Mubarak (314 deputati votarono a favore di questa orrenda bufala).
Va detto che lo Zio Silvio è però sempre stato molto generoso e comprensivo con Malan: prima lo accoglie proveniente dalle file della Lega, poi gli garantisce a ripetizione stipendi da deputato e senatore, e altri incarichi, e prestigio.
Lui ricambia lavorando tanto. Nel 2002, proprio a Palazzo Madama, Malan è addirittura travolto dal sospetto di aver votato, per 4 volte, al posto dei colleghi assenti. Lui dice che non è vero, certe fotografie non dimostrano un bel nulla, scrive dure lettere di smentita e, naturalmente, tutti subito gli crediamo.
Perché poi Malan ha quest’aria da buono, il ciuffo biondo, è esponente della Chiesa valdese: e infatti, a un certo punto, pare impossibile che abbia assunto la seconda moglie come segretaria particolare nel suo ufficio di senatore pdl, e che dopo la moglie abbia fatto un bel contratto pure alla nipote della moglie.
Invece è esattamente così (su YouTube trovate la sua strepitosa intervista a La Zanzara).
Che gran baldoria, per anni, sul carrozzone dello Zio Silvio. Che storie. E che facce. Adesso però saltano giù, in fretta e furia, sperando di farla franca: e no, Malan, perché qui ci ricordiamo tutto di tutti.
(da Il Corriere della Sera)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
“PERCHE’ RIXI E SIRI SI SONO DIMESSI E LUI NO?”
La pressione per le dimissioni del sottosegretario della Lega Claudio Durigon sale di ora in ora. Il fronte giallorosa – Pd, M5S e LeU – chiede il passo indietro immediato o che sia il premier Mario Draghi a ritirargli le deleghe, ma il centrodestra si chiude in un imbarazzato silenzio.
E mentre la petizione lanciata ieri dal Fatto raggiunge le 60mila firme, il premier Mario Draghi continua a tacere sulla vicenda: per il momento non intende intervenire sul sottosegretario – reo di aver proposto di reintitolare il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini invece che a Falcone e Borsellino – per non provocare fratture all’interno del governo.
Lo farà solo se la pressione politica diventerà tale da obbligarlo a una decisione. Così Pd, M5S e LeU hanno già annunciato che a settembre, quando riapriranno le Camere, voteranno una mozione di sfiducia per revocare le deleghe a Durigon.
Dopo Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, nel governo ieri si è fatta sentire la voce di un altro ministro del M5S, Federico D’Incà: “Le parole di Durigon sono gravissime e spiace che a distanza di giorni, non si sia reso conto dell’inopportunità di quelle dichiarazioni – dice al Fatto – Sarebbe auspicabile un passo indietro, senza arrivare alla mozione di sfiducia, oltre che le sue pubbliche scuse”.
L’unico leader degli ex giallorosa che non si è ancora esposto è invece Matteo Renzi che negli ultimi tempi ha più volte condiviso le posizioni di Matteo Salvini: per ora il capo di Italia Viva tace.
Ma Durigon è accerchiato anche all’interno: di fronte al silenzio di Matteo Salvini che spera di far cadere la questione nel vuoto, nella Lega iniziano a emergere le prime voci critiche nei confronti del sottosegretario all’Economia.
E il fronte “nordista” che fa riferimento a Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti non vedrebbe di cattivo occhio la caduta di Durigon, fedelissimo di Salvini e diventato uno dei punti di riferimento nella Lega che si è estesa al centro-sud.
E proprio nel giorno in cui viene ufficializzato l’annullamento delle feste leghiste di Pontida e di Alzano Lombardo (la Berghem Fest), non è passato inosservato il silenzio dei governatori di peso del Carroccio, da Massimiliano Fedriga allo stesso Zaia.
Per non parlare di Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico, che con Durigon ha sempre avuto un pessimo rapporto.
D’altronde a febbraio, quando era uscita la lista dei sottosegretari del governo Draghi, in molti tra i leghisti della prima ora erano rimasti stupiti da quella poltrona da sottosegretario al Tesoro andata a Durigon: “Come si fa a tutelare il mondo produttivo del Nord-Est con un sottosegretario del Lazio?” era la domanda ricorrente tra i leghisti sopra il Po che non hanno mai gradito l’ascesa di Durigon.
Parlamentari di peso come Massimo Bitonci, Raffaele Volpi, Gianpaolo Vallardi, Stefano Candiani ed Edoardo Rixi erano rimasti tagliati fuori.
E sono loro oggi quelli che, secondo i rumors interni, hanno storto la bocca di fronte all’uscita dell’ex sindacalista dell’Ugl di Latina. Ancor di più se si considera che durante il governo Conte 1 proprio gli allora sottosegretari Rixi e Armando Siri avevano dovuto lasciare la propria poltrona su pressione dell’esecutivo gialloverde: “Perché loro sì e invece Durigon è intoccabile?” chiede polemico un big leghista.
E dunque, di fronte al silenzio di Salvini, emergono le prime voci critiche. Nessuno chiede apertamente le dimissioni di Durigon ma diversi parlamentari ed esponenti di peso stanno iniziando a prendere le distanze.
Il primo è il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni che, sebbene molto vicino al segretario, ha spiegato: “Io un parco a Mussolini non lo intitolerei, a Borsellino e Falcone sì”.
Il ligure Rixi, invece, che nel 2019 si dimise dopo una condanna in primo grado a 3 anni e 5 mesi per le “spese pazze” in Liguria spiega che Durigon non si dovrebbe dimettere perché “esiste la libertà di pensiero” e “siamo in campagna elettorale” ma poi attacca il suo compagno di partito: “Ciò detto io non condivido l’uscita di Durigon ed è anche incomprensibile – spiega al Fatto il deputato del Carroccio – io non farei mai una battaglia su questo e tra il ‘parco Mussolini’ e il ‘parco Falcone e Borsellino’ scelgo senza dubbio Falcone e Borsellino”.
Ma anche tra i fedelissimi del segretario l’imbarazzo e l’irritazione ci sono: Durigon, dopo il primo scandalo di maggio (parlando dei 49 milioni della Lega disse: “Quello che indaga lo abbiamo messo noi”), adesso sta diventando ingombrante.
Tant’è che a via Bellerio si fa già un nome per sostituirlo: quel Bitonci che al Mef era già stato da sottosegretario durante il Conte 1. Un modo per placare i brusii interni.
(da Il Fatto Quotidiano)
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