Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
I CREDULONI COMMENTANO E LO FANNO GIRARE SULLE PAGINE FB
Si tratta di uno di quei fenomeni che arricchiscono, in maniera sin troppo variopinta, i
social network e il loro ecosistema.
Non fosse altro perché questo commento – che rapidamente ha fatto il giro di Facebook, ma anche di Instagram e di Twitter – sta circolando insistentemente.
L’immagine proposta è quello di un commento di Facebook, con foto del profilo e nome utente oscurati: «Confermo! – si legge nel commento – Non serve green pass nei fast food come Mc Donald’s Burger King Starbucks ecc…sono considerati territorio americano».
Lo screenshot ha già avuto migliaia di condivisioni e sta diventando un fenomeno di discussione in rete. Anche se i toni della condivisione sono per lo più ironici, per evitare che qualcuno possa credere che effettivamente al Mc Donald’s o in altri fast food non venga chiesto il green pass per questa stravagante ragione, è bene sgomberare il campo e affermare che si tratta di una affermazione priva di ogni fondamento.
Mc Donald’s, in particolar modo, sembra essere diventato uno dei bersagli preferiti dai no-green pass: soltanto nel week-end si era diffusa la bufala del bollino rosso sui segnaposti per indicare gli utenti sprovvisti della certificazione verde e, in questo modo, discriminarli nel servizio.
Si trattava, anche in questo caso, di una informazione scorretta.
Ora i no green pass sono stati presi per i fondelli proprio su un loro obiettivo.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
LA DIREZIONE DEL SANT’ORSOLA: “COME LEI TANTI GIOVANI NON VACCINATI”
Continuano i ricoveri in terapia intensiva al Sant’Orsola di Bologna, e aumentano quelli dei 20enni non vaccinati. A rivelarlo è Chiara Gibertoni, direttrice dell’ospedale, che ha illustrato la situazione alle testate locali.
“Abbiamo ricoverato in terapia intensiva una ragazza di 23 anni. Non ha nessun’altra patologia apparente, né malattie pregresse ma non è vaccinata”, ha dichiarato, confermando quanto già denunciato nelle scorse ore da Andrea Zanoni, che dirige la Covid Intensive Care, la terapia intensiva Covid al padiglione 25 del Sant’Orsola.
“La ragazza ha un quadro di Covid grave, una polmonite bilaterale tipica del virus ed è intubata. Due giorni fa il Sant’Orsola ha dimesso un 23enne dopo un ricovero di 15 giorni, compresa la terapia intensiva e nemmeno lui era vaccinato” ha aggiunto Gibertoni
“In terapia intensiva, dove ci sono 10 persone, sono praticamente tutti non vaccinati. In degenza ordinari, dove ne abbiamo 42, metà sono vaccinati, ultra 80enni e sono entrati per altre patologie, l’altra metà non è vaccinata e ha la malattia” ha continuato la direttrice.
Alcuni dicono di non aver fatto in tempo a prenotarsi per il vaccino, altri che hanno paura per il poco tempo in cui è stato sperimentato il vaccino.
Qualcuno ammette che se tornasse indietro si vaccinerebbe, spiega Gibertoni
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
“CHI NON INDOSSA LA MASCHERINA E’ UNO STUPIDO”
Dopo essersi vaccinato contro il Covid in diretta social Arnold Schwarzenegger,
durante un incontro in live streaming con Alexander Vindman (definito dall’attore «uno dei miei eroi») e la giornalista della CNN Bianna Golodryga, è tornato sull’argomento e, parlando delle misure messe in atto per contrastare l’avanzamento della pandemia, non è andato troppo per il sottile: «Penso che la gente dovrebbe sapere che c’è un virus qui, che uccide le persone e l’unico modo per prevenirlo è vaccinarsi, indossare la mascherina, rispettare il distanziamento sociale e curare l’igiene delle mani. Pensare che queste misure siano un danno alla libertà è sbagliato. Al diavolo la libertà. Con la libertà derivano obblighi e responsabilità».
L’ex governatore della California ha spiegato che le persone non hanno il diritto di fare quello che vogliono se le loro azioni rischiano di metterne in pericolo altre: «Dobbiamo unirci piuttosto che litigare e dire sempre: “Secondo i miei principi questo è un paese libero e io ho la libertà di non indossare la mascherina”. Sì, hai la libertà di non indossare la mascherina, ma sai una cosa? Sei uno stupido se non la indossi». Schwarzenegger ha poi concluso il suo intervento invitando a lasciar perdere chi diffonde sui social teorie strampalate e fake news e a fidarsi dei veri esperti: «Ci sono esperti là fuori che hanno studiato tutta la vita. Il dottor Fauci lo ha fatto, perché non credere a queste persone?».
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
NUMERI IN AUMENTO MA GESTIBILI SE SALVINI NON AVESSE SMANTELLATO IL SISTEMA DI ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE
Da gennaio a luglio è stato registrato un aumento di arrivi dei migranti del 96% sulla rotta del Mediterraneo centrale, rispetto allo stesso periodo del 2020.
Sono i dati comunicati dall’agenzia Frontex.
Il numero di arrivi in Europa, nei primi sette mesi del 2021, ha oltrepassato quota 82mila, il 59% in più rispetto al 2020.
A luglio gli arrivi sono stati 17.300, il 33% in più rispetto al luglio 2020.
Tra i migranti che hanno raggiunto l’Europa nell’ultimo mese, quelli che hanno percorso la rotta del Mediterraneo centrale rappresentano la quota più elevata. Con i 7.600 attraversamenti delle frontiere, in linea con i numeri del luglio 2020, il totale dei primi sette mesi arriva a 30.800.
In Italia sono arrivate 28.989 persone dall’inizio dell’anno, Il trend è quindi in crescita, ma siamo ancora molto lontani dai numeri del triennio 2014-2017.
Circa 10.000 sono tunisini e pertanto soggetti al rimpatrio, riducendo a circa 19.000 quelli di provenienza dai paesi sudsahariani e dal Bangladesh.
Quanto al genere e all’età delle persone sbarcate, il 71% delle persone arrivate sulle coste italiane nel 2021 è di sesso maschile, le donne sono il 7%, i minori il 22% – in buona parte minori non accompagnati. Nel 2021 sono in crescita gli arrivi di minori, diminuisce quindi la percentuale di uomini adulti che negli anni precedenti era sempre stata superiore al 75%
In Spagna sono arrivate 16.009 persone nel 2021. La Grecia registra 4.338 arrivi nel 2021.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
CONTROLLO DELLE TV E SHOAH: ORA QUALCUNO SI E’ ACCORTO COSA VUOL DIRE UN GOVERNO SOVRANISTA… IL PREMIER NON HA PIU’ LA MAGGIORANZA
Prima passa in un ramo del Parlamento una legge che prevede che i media polacchi
siano controllati da proprietari nazionali e di fatto limita profondamente la libertà dei media indipendenti in Polonia.
Poi un’altra che limita, fino quasi ad annullare, il diritto di sopravvissuti e discendenti delle vittime della Shoah di chiedere la restituzione dei beni e delle proprietà che furono loro sequestrati dagli occupanti nazisti tedeschi, e dopo il 1945 divennero proprietà della dittatura comunista.
La Polonia è sulla strada per diventare un Paese sempre meno libero, democratico e occidentale e questo sotto gli occhi, stupiti e inermi, di Stati Uniti, Israele ed Unione Europea.
Le due leggi possono però ancora essere bloccate. Il provvedimento della Shoah, per entrare in vigore, attende la firma del presidente nazionalista conservatore Andrzej Duda a cui Usa e Israele chiedono di porre il veto. La legge contro la libertà dei media invece dovrà essere approvata dal Senato, dove l’opposizione però ha una flebile maggioranza: si voterà entro un mese.
Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha detto che entrambe le leggi “contraddicono i valori fondamentali dell’Occidente e della comunità transatlantica“. Le leggi sono state approvate in soli due giorni, tra l’altro, da un parlamento esautorato.
Non esiste infatti più una maggioranza formale dopo il licenziamento del vicepremier Gowin e la rottura tra il suo partito Porozumienie e il resto della destra unita. Per votare le leggi dunque si racimolano voti, in cambio di promesse, da parte di partiti esterni alla maggioranza originaria, dai populisti di Kukiz, all’ultradestra antisemita, a deputati di Gowin che “si sono lasciati convincere“.
Ormai da mesi la coalizione che sostiene il governo polacco, dominata da forze nazionaliste e di estrema destra, si sta sgretolando.
Ma le maggiori tensioni sono nate proprio quando il primo ministro Mateusz Morawiecki, del partito Diritto e Giustizia (PiS, il più importante della coalizione), ha scelto di “licenziare” dalla carica di vice primo ministro Jaroslaw Gowin, leader del partito alleato Accordo. Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e leader di un piccolo partito (PJG) membro della coalizione, Gowin non aveva intenzione di votare la legge sui media insieme ad una decina di colleghi. L’unico modo per il premier Morawiecki di far passare la legge era quindi quello di far dimettere l’ex alleato.
La legge sui media prevede che i mezzi di informazione polacchi siano controllati da proprietari nazionali e costringe quindi il gruppo statunitense Discovery a vendere la sua quota di maggioranza nella rete televisiva privata TVN, il cui canale di notizie TVN24 è molto critico nei confronti del governo.
Secondo la nuova legge (chiamata dalla opposizione “lex anti Tvn”) entro alcuni mesi gli investitori americani di questo canale potranno diventare solo soci minoritari. Una prospettiva già criticata dagli Usa che hanno minacciato il peggioramento degli rapporti bilaterali, finora molto stretti. La legge, approvata con 228 voti favorevoli e 216 contrari, passa ora al Senato dove l’opposizione ha una lieve maggioranza ed ha annunciato battaglia. Martedì migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Polonia contro la legge in quasi 100 città.
Il disegno di legge contro la Shoah afferma invece che le decisioni amministrative non possono più essere impugnate in tribunale dopo una scadenza di 30 anni, impedendo di fatto la restituzione ai superstiti dell’Olocausto delle proprietà sequestrate dalle autorità polacche durante l’era comunista. La legge deve ancora essere firmata dal presidente Andrzej Duda, prima di poter entrare in vigore. La legge sembra però rientrare proprio nelle intenzioni del presidente della Repubblica sovranista di riscrivere la storia della Shoah in chiave di martirio prima del popolo polacco e poi degli ebrei. Originariamente erano previste anche pene detentive per chi menzionava eventualità complicità polacche coi nazisti nell’Olocausto, poi sono state ritirate sotto la pressione internazionale.
Il controverso provvedimento sulla Shoah ha accresciuto le tensioni tra Polonia e Israele, che aveva precedentemente convocato l’ambasciatore polacco in merito alla normativa. “Condanno il provvedimento approvato dal parlamento polacco, che arreca danno tanto alla memoria dell’Olocausto quanto ai diritti delle sue vittime – ha commentato su Twitter il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid – Continuerò ad oppormi a qualsiasi tentativo di riscrivere la storia… La Polonia sa qual è la cosa giusta da fare: abrogare la legge”.
Un’aspra reazione all’approvazione della legge è arrivata anche dal presidente della Knesset. ″In seguito alla approvazione della legge polacca che limita le richieste di risarcimento dei sopravvissuti alla Shoah – ha scritto su twitter Micky Levi – ho deciso che non costituiremo alcun gruppo di amicizia con i parlamentari polacchi. Si tratta di una legge prevaricatrice ed oltraggiosa che colpisce la memoria della Shoah e che danneggia i rapporti fra i nostri Paesi″. ″Faccio appello al presidente Andrzej Duda affinchè opponga il veto a questa legge vergognosa″ ha concluso Levi.
La legge ha anche provocato una grande reazione da parte degli Stati Uniti: il segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che Washington è “turbata” dalla legislazione polacca “che limita gravemente le restituzioni ai sopravvissuti all’Olocausto e ai proprietari di beni confiscati durante l’era comunista”. Anche Blinken ha esortato Duda a non firmare il disegno di legge ed ha sottolineato come – fino a quando “una legge globale sulla risoluzione delle rivendicazioni sulle proprietà confiscate non sarà stata emanata in Polonia, il percorso verso il risarcimento non dovrebbe essere chiuso sui nuovi reclami o sulle decisioni pendenti nei tribunali amministrativi”.
Il segretario di Stato Usa ha espresso la preoccupazione di Washington anche nei confronti dell’altra legge approvata dalla Camera bassa del Parlamento di Varsavia. “Questa bozza di legge indebolirebbe significativamente l’ambiente dei media per cui i cittadini polacchi hanno a lungo lavorato” ha affermato. Secondo Blinken, avere dei media liberi e indipendenti “rende le nostre democrazie più forti, l’Alleanza transatlantica più resiliente ed è fondamentale nei rapporti bilaterali”.
“La Polonia è un importante alleato della Nato e comprende che l’Alleanza transatlantica è basata sugli impegni reciproci ai valori democratici condivisi. Queste leggi vanno contro i principi ed i valori che una nazione moderna e democratica deve rispettare. Invitiamo il governo della Polonia a dimostrare il suo impegno ai valori condivisi non solo a parole, ma anche nei fatti” ha concluso il segretario di Stato Usa.
Sulla legge che limita la libertà dei media sono intervenuti anche diversi organismi europei. “Il progetto di legge polacca sulle trasmissioni invia un segnale negativo. Serve un’iniziativa per la libertà dei media in tutta la Ue per difenderne la libertà e sostenere lo stato di diritto” ha scritto la vicepresidente della Commissione europea responsabile per i Valori dell’Unione, Vera Jourova, su Twitter.
“Il voto di ieri sera sulla legge sui media #lexTVN in Polonia è molto preoccupante. Se la legge entrerà in vigore minaccerà seriamente la televisione indipendente nel Paese. Non ci può essere libertà senza media liberi” ha scritto su Twitter il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. In Polonia “dopo essere andato in minoranza, il governo ha ottenuto un primo sì sulla legge tv che vieta a Discovery di essere azionista dell’unica rete non filogovernativa. Una storia da seguire da vicino. In Europa democrazia è libertà” ha invece twittato il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni.
Intanto il governo polacco è sempre più in bilico. I partiti polacchi dell’opposizione hanno annunciato che faranno ricorso davanti alla Procura nazionale per chiedere le dimissioni della presidente della Camera bassa (Sejm), Elzbieta Witek, proprio a seguito del voto sulla riforma dei media.
Dopo l’approvazione della proposta del leader del Partito popolare polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, per il rinvio del voto al 2 settembre, Witek ha deciso di far tenere un altro voto permettendo l’approvazione della controversa riforma. “Non aveva diritto di riavviare la sessione, che era stata posticipata da Sejm” ha dichiarato il presidente del partito di opposizione Piattaforma civica, Borys Budka. “Tutte le sue azioni successive sono state illegali, in questo senso, ci sarà un ricorso alla Procura” ha aggiunto Budka parlando di violazione dell’articolo 231 del codice penale polacco secondo cui i pubblici ufficiali non possono agire oltre i limiti delle proprie competenze.
Secondo il leader di Piattaforma civica, l’opposizione si sta coordinando per chiedere le dimissioni della presidente della Camera bassa del Parlamento polacco. “Penso che domani o il giorno dopo presenteremo una dichiarazione congiunta. Quello che ha fatto la signora Witek è inaccettabile. Lei ha perso ogni diritto di essere presidente della Camera bassa”, ha concluso Budka.
Nel mezzo di un vero e proprio terremoto del governo, il parlamento polacco approva due proposte di legge che, se entreranno in vigore, farebbero diventare la Polonia sempre meno europea. Sempre più fuori dall’Occidente.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
KABUL POTREBBE CAPITOLARE ENTRO SETTEMBRE: E’ IL FALLIMENTO DI VENTI ANNI DI “NORMALIZZAZIONE” DELLA NATO
Kabul potrebbe cadere sotto il controllo dei talebani nei prossimi trenta giorni, secondo fonti dell’amministrazione americana riportate dal Washington Post.
Se così fosse, il ventesimo anniversario dell’attacco alle Torri gemelle, l’11 settembre, sarebbe segnato da una simbolismo beffardo, oltre che dal fallimento definitivo del lungo e sofferto tentativo di stabilizzare l’Afghanistan.
L’offensiva dei combattenti talebani contro il governo centrale, propiziata dal ritiro delle forze della Nato, era stata prevista, ma l’avanzata ha sorpreso tutti per la rapidità e la facilità con cui gli insorti conquistano, una dopo l’altra, città e centri nevralgici. Dopo le ultime vittorie, nel nord del Paese, a Kundus e Faizabad, gli attacchi si concentrano contro le truppe lealiste a Mazar-e-Sharif e a Herat, già base operativa del contingente militare italiano.
Si susseguono notizie di violenze e brutalità, si valutano possibili crimini di guerra, si moltiplica il numero degli afghani in fuga e degli sfollati: sono già centinaia di migliaia, per ora all’interno del Paese, domani diretti in Europa.
Sarà questo l’epilogo della missione militare occidentale, protrattasi per venti anni con diversi mandati con un pesante costo di vite umane perdute e di risorse finanziarie investite?
Il bilancio rischia di essere disastroso, non soltanto per l’Afghanistan di nuovo soffocato e martoriato da un feroce integralismo islamico che conculca persino i diritti più elementari.
In poco tempo potrebbero ricrearsi le condizioni ideali per lo sviluppo sull’intero territorio di attività illecite, traffici clandestini, migrazioni forzate e santuari per il terrorismo internazionale, sempre interessato a basi condiscendenti per operazioni a largo raggio contro obiettivi occidentali e non solo.
Se le lancette del tempo tornassero indietro di venti anni, a pagarne le conseguenze in termini di sicurezza insieme ai Paesi della Nato potrebbero essere anche i vicini, certo preoccupati di confinare con un focolaio di violenze e tensioni.
Sicché la sorte di quella sperduta terra montagnosa nel cuore dell’Asia non dovrebbe essere materia per pochi specialisti di strategie internazionali a Washington e a Bruxelles.
Almeno nel mondo che non c’è più, si sarebbe potuta immaginare una realistica presa d’atto degli interessi convergenti di Paesi pur se in competizione tra loro.
Uno Stato canaglia, non riconosciuto dalla comunità internazionale, ricettacolo di tagliagole internazionali più o meno artigianali, avrebbe costituito un problema per Stati Uniti e Europa, ma anche per Russia e Cina.
Sarebbe stato plausibile tentare una risposta coordinata a una minaccia comune, unire pragmaticamente risorse diplomatiche e militari per scongiurare implicazioni inquietanti per tutti.
Nei mesi scorsi, al preannuncio degli Stati Uniti del ritiro delle proprie truppe dall’Afghanistan, per molti fu chiaro che il timing della decisione era tutt’altro che felice. Un addestramento adeguato delle forze regolari afghane avrebbe richiesto più tempo ed era chiaro che il ripiegamento americano, inevitabilmente seguito a ruota da quello degli alleati (together in, together out), avrebbe alimentato una forte offensiva talebana e allontanato la prospettiva di un’intesa tra fazioni afghane sul futuro del Paese.
Ma quella era la linea decisa da Biden, in continuità con Trump e Obama, senza margini di manovra per qualche europeo per nulla convinto.
Con il ritiro, la Nato si è riservata di assicurare all’Afghanistan programmi di cooperazione, servizi essenziali e formazione militare. L’avanzata galoppante degli integralisti, vedremo se e quando fino a Kabul, vanifica quegli impegni, che presuppongono un minimo di sicurezza.
Con l’offensiva, i gruppi talebani anche se con mille riserve disponibili al dialogo appaiono scalzati dai combattenti più intransigenti, decisi ad andare avanti fino al controllo dell’intero Paese.
Chissà se prima del possibile crollo, ormai messo in conto, qualcuno oserà giocare un’ultima carta, per una sorta di nuova coalizione di Paesi volenterosi al di là della Nato, disposti a contenere la baldanza degli insorti anche con interventi militari mirati dal cielo e a trascinarli di nuovo al tavolo negoziale per evitare la restaurazione dell’oscurantismo e dei suoi frutti velenosi. Purtroppo oggi è molto difficile e il tempo stringe.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
STUDI PRIMA DI PARLARE A VANVERA, ECCO LA REALTA’ NEGLI ALTRI PAESI
Lo fa ostentando sicurezza, cercando di convincere i suoi interlocutori, ascoltatori ed
elettori di dire la verità, tutta la verità e nient’altro la verità.
Poi, però, a conti fatti alcune dichiarazioni di Giorgia Meloni sul Green Pass si rivelano incomplete e, a tratti, sconfinano nel macro-terreno delle fake news (come sottolineato anche da Silvio Berlusconi).
E anche oggi, nella sua intervista a Il Corriere della Sera, la leader di Fratelli d’Italia offre uno specchio rotto rispetto alla realtà.
Questa la sua dichiarazione a Il Corriere della Sera:
“Io sono contraria all’utilizzo del green pass per accedere alla vita sociale, perché non trovo né utile né giusto che i cittadini siano sottoposti a misure che, lo ricordo, sono in vigore con queste modalità solo in Francia. In Germania, in Spagna, in Grecia non si è mai pensato di impedire di andare al ristorante a chi non avesse una certificazione ad hoc, e non a caso tantissimi turisti – penso solo ai russi vaccinati con Sputnik – hanno scelto destinazioni diverse dall’Italia. Un grave danno”.
Cosa c’è di sbagliato? I dettagli che la leader di Giorgia Meloni definisce come esempi. La realtà, però, è ben diversa.
Cita, infatti, Germania, Spagna e Grecia che per lei sono Paesi in cui non c’è stata un’estensione dell’utilizzo della certificazione verde, come invece accaduto in Francia e in Italia (ma anche in alcuni Paesi Baltici, come Lettonia e Lituania).
Ma è veramente così? La risposta è no.
Come spiega Il Sole 24 Ore, infatti, le dinamiche sono ben differenti.
In Grecia, per esempio, ci sono tre tipologie di ristoranti: i ristoranti che fanno accedere solo persone vaccinate, quelli che accettano anche chi presenta il risultato di un tampone negativo e chi garantisce la vaccinazione di tutti i dipendenti.
In Spagna e in Germania, invece, non c’è stata alcuna normativa da parte del governo centrale: le singole decisioni vengono prese direttamente dalle istituzioni regionali.
In Catalogna, per esempio, il Green Pass serve per accedere a eventi con più di 500 persone (su modello olandese).
E poi ci sono anche altri casi. In Austria è richiesta la certificazione veder a chi vuole entrare in un museo. Stessa procedura in Portogallo, ma per chi vuole soggiornare in albergo.
Anche in Irlanda è richiesta la vaccinazione (o il certificato di avvenuta guarigione) sia per ristoranti che per gli hotel.
E anche in altri Paesi – Croazia, Romania e Danimarca – il qr Code deve essere mostrato per partecipare ad alcuni eventi e accedere ad alcune attività.
(da NextQuotidiano)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
SI PAGA IL FRUTTO DELLA POLITICA XENOFOBA SOVRANISTA: AI GIOVANI ARIANI NON PIACE PIEGARE LA SCHIENA SUI CAMPI, E’ PIU’ FACILE DIRE “PRIMA I PRODOTTI ITALIANI” CHE COGLIERLI DALLA TERRA
Dopo i camionisti, i braccianti per la vendemmia, ogni giorno le imprese suonano un nuovo allarme.
Ieri era stata Anita, l’associazione delle ditte dell’autotrasporto di Confindustria, che ha denunciato la carenza di 17mila guidatori di Tir. Oggi Confagricoltura, che fa capo a sua volta a Confindustria, avvisa: “Dalle strutture territoriali e dalle aziende agricole in tutta Italia, dal Nord al Sud, stiamo ricevendo crescenti segnalazioni di carenza di manodopera, mentre si entra nel vivo della stagione della raccolta e della vendemmia in molti campi, frutteti, oliveti e vigneti”.
La soluzione proposta dalle imprese agricole è la stessa prospettata dagli autotrasportatori: allargare i flussi migratori per fare arrivare più lavoratori stranieri.
A sostegno della sua richiesta Confagricoltura ricorda come l’agricoltura vanti già oggi una quota rilevante di manodopera straniera, con oltre 340 mila lavoratori stranieri; complessivamente rappresentano il 32% del totale degli operai agricoli in Italia.
(da agenzie)
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Agosto 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL TITOLARE DELLA PALESTRA PERO’ LO CONOSCEVA E HA CHIAMATO LA POLIZIA
La furbata, se così la si può definire, gli costa cara: 1.000 euro. Siamo a Milano. Un
giovane italiano di 20 anni, è finito nei guai martedì pomeriggio dopo essersi presentato in una palestra in zona Porta Romana con un green pass evidentemente non suo.
Ad accertare la violazione del Dpcm che stabilisce l’obbligo della certificazione verde per entrare nelle sale d’allenamento sono stati i poliziotti della Questura, che verso le 16.30 sono stati allertati dal titolare – un italiano 46enne – che non riusciva a placare il ragazzo.
Infatti quando il 20enne si è presentato e ha mostrato il “suo” green pass, il gestore – che lo conosceva – non ha potuto fare altro che notare come i dati non corrispondessero e così gli ha chiesto spiegazioni.
A quel punto il giovane ha iniziato ad avere un atteggiamento polemico e aggressivo, tanto che il proprietario della palestra ha chiesto l’intervento della polizia.
Agli agenti, il ragazzo ha ammesso di non essere d’accordo con le decisioni del governo in tema di vaccini e green pass, e anche davanti ai poliziotti ha continuato nel suo show.
I poliziotti hanno infine identificato il giovane, che adesso rischia una multa da 400 a 1000 euro. Accertamenti in corso per verificare se il certificato presentato dal ragazzo fosse totalmente falso o se più “semplicemente” fosse di qualche parente o conoscente.
(da agenzie)
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