GLI EX SPERANO: LE MOSSE DI DI BATTISTA E UNA LISTA PUÒ «COLPIRE» IL CAMPO LARGO
GRILLO ATTACCA CONTE E RIDA’ FIATO AGLI EX MOVIMENTISTI PRONTI A FAFRE UN FAVORE ALLA MELONI
Una galassia inquieta. Il mondo degli ex movimentisti, quelli che non si ritrovano nella svolta contiana e che da tempo aspettano una mossa di Beppe Grillo, ha ripreso voce dopo il post del fondatore.
Grillo è tornato a parlare di «trasformazione antropologica». «I rivoluzionari scoprono i palazzi», ha ironizzato parlando del M5S. Parole che sembrano anzitutto rimarcare una diversità ideologica tra il suo Movimento e il Movimento contiano.
Una mossa da leggere soprattutto in chiave processuale per la causa pendente a Roma su nome e simbolo dei 5 Stelle. Nella sentenza d’appello del Tribunale di Genova del 2021 sulla titolarità di nome e simbolo a favore di Grillo veniva rimarcata appunto una continuità ideologica tra le due associazioni che allora gestivano il M5S. Oggi Grillo sembra, guarda caso, sottolineare una distanza. E Conte, dal suo punto di vista, sembra evidenziare che lo stesso Grillo aveva già modificato i valori dell’associazione.
L’elettorato che ha abbandonato il M5S contiano in buona parte si è rifugiato nell’astensionismo, ma ultimamente una frangia guarda con favore alle battaglie che sta portando avanti Alessandro Di Battista con Schierarsi. L’associazione in realtà, anche se fa perno sull’ex deputato romano, ha al suo interno diverse anime.
Ci sono volti noti come l’ex ministra Barbara Lezzi e l’ex capogruppo stellato Alessio Villarosa. Ci sono anche diversi giovani o professionisti che in passato erano stati vicini al Movimento. Una parte di loro auspica un coinvolgimento diretto in politica, una discesa in campo alle prossime elezioni.
Per questo la raccolta firme per il referendum sull’abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali è stata vista e vissuta come un test. Il quorum delle 500 mila firme non è stato raggiunto, ma le 370 mila firme a sostegno dell’iniziativa sono state interpretate da molti come un segnale confortante. Il ragionamento di fondo è che quel dato rappresenta «una base» e che 370 mila voti nel 2022 sarebbero valsi l’1,4%. Senza fare campagna elettorale. C’è chi pensa che quelle firme, insomma, possano essere uno zoccolo duro e che raggiungere la soglia di sbarramento partendo da una base così consistente non sia una missione impossibile.
Di Battista, però, ha ancora dei dubbi sul prossimo passo.
Dubbi che andranno comunque sciolti entro la fine dell’estate. La presenza di un nuovo soggetto politico, vicino all’elettorato movimentista, potrebbe oltretutto complicare i piani e gli equilibri del Campo largo. Schierarsi, oltre a incassare le preferenze dei potenziali astenuti, potrebbe drenare il bacino elettorale delle forze di centrosinistra, attingendo a quella fetta di indecisi sostenitori fino ad ora di Pd, M5S e Avs.
(da agenzie)
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